Liquidazioni periodiche IVA a zero da non inviare? – Diario quotidiano del 29 maggio 2017

Pubblicato il 29 maggio 2017



1) Arrivate le linee guida sulla compliance tra contribuenti/Fisco
2) Accertamento Ires/Iva nullo se manca il nominativo del funzionario delegato
3) Anche dopo la cancellazione della società il Fisco si può rivalere nei confronti dei soci
4) Verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro: presentazione dell’istanza di rinnovo
5) Elenchi aggiornati e definitivi del cinque per mille
6) Liquidazioni periodiche Iva a zero da non inviare
7) Accertamento fiscale: le presunzioni di un reddito
8) Servizi fiscali per il cittadino nei smartphone e tablet; altre notizie in breve
9) Semplificazioni: Modulo Unico e tempi certi per edilizia
10) Novità antiriciclaggio: richieste del Consiglio Nazionale commercialisti non recepite
diario-quotidiano-articoli-91) Arrivate le linee guida sulla compliance tra contribuenti/Fisco 2) Accertamento Ires/Iva nullo se manca il nominativo del funzionario delegato 3) Anche dopo la cancellazione della società il Fisco si può rivalere nei confronti dei soci 4) Verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro: presentazione dell’istanza di rinnovo 5) Elenchi aggiornati e definitivi del cinque per mille 6) Liquidazioni periodiche Iva trimestrali a zero da non inviare 7) Accertamento fiscale: le presunzioni di un reddito surplus riguardano tutti i contribuenti, almeno in relazione ai versamenti 8) Servizi fiscali per il cittadino nei smartphone e tablet; altre notizie in breve 9) Semplificazioni: Modulo Unico e tempi certi per edilizia 10) Novità antiriciclaggio: richieste del consiglio nazionale commercialisti non recepite ****

1) Arrivate le linee guida sulla compliance tra contribuenti/Fisco

Compliance con i contribuenti: arrivate le linee guida dal Fisco. Sull’adempimento collaborativo vengono disciplinate tutte le regole da seguire.

L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 101573 del 26 maggio 2017, ha, dunque, regolato le disposizioni attuative dell’adempimento collaborativo, il cui obiettivo è promuovere e instaurare un rapporto di fiducia tra Amministrazione finanziaria e contribuente, che miri ad un aumento del livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti. Tale finalità è perseguita tramite la comunicazione costante e preventiva con il contribuente su elementi di fatto, inclusa l’anticipazione del controllo, finalizzata ad una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali. Questo regime innovativo comporta l’assunzione di impegni sia per l’Agenzia delle Entrate sia per i contribuenti ammessi, oltre a rispondere ad esigenze di certezza e di stabilità nell’applicazione della norma tributaria e di riduzione del contenzioso. Il neo provvedimento direttoriale fornisce le indicazioni e le linee-guida di un’interlocuzione costante e preventiva tra l’Agenzia delle Entrate e i contribuenti ammessi al regime e declina le competenze per i controlli e per le attività relative al nuovo regime.

Contribuenti interessati

Nel corso della prima fase d’applicazione, al regime di adempimento collaborativo sono ammessi esclusivamente: i soggetti residenti e non residenti il cui volume d’affari o ricavi non sia inferiore a dieci miliardi di euro; i soggetti residenti e non residenti con un volume d’affari o ricavi non inferiore a un miliardo di euro, a patto che abbiano presentato istanza di adesione al Progetto Pilota; le imprese che intendono dare esecuzione alla risposta dell’Agenzia fornita a seguito di istanza d’interpello sui nuovi investimenti - Dlgs n. 147/2015, articolo 2 - indipendentemente dal volume d’affari o di ricavi. Sotto il profilo dei requisiti soggettivi, è estesa la partecipazione al regime anche alle società appartenenti al gruppo del soggetto che ha presentato domanda di ammissione e che svolgono nei confronti di esso funzioni di indirizzo in relazione al sistema di controllo del rischio fiscale.

Trasparenza in cambio di certezza

Riguardo la comunicazione tra contribuenti e Amministrazione, il provvedimento introduce regole procedimentali specifiche che disciplinano l’interlocuzione “preventiva” con l’Agenzia delle Entrate. In particolare, sono previste modalità ad hoc per la formalizzazione delle posizioni assunte al fine di dar sempre evidenza dell’interlocuzione. Tra queste, la sottoscrizione di un “accordo di adempimento collaborativo”, che disciplina il trattamento fiscale delle operazioni, o di un complesso di operazioni, ritenute strategiche dall’impresa, e la redazione, entro il termine di presentazione delle dichiarazioni fiscali, di una “nota di chiusura della procedura”, in cui il contribuente e l’ufficio riepilogano e danno atto di tutte le posizioni assunte nel corso delle interlocuzioni, sia sulle fattispecie comunicate dal contribuente sia su quelle approfondite su iniziativa dell’ufficio, esplicitando, per ogni tema o argomento discusso, se il contribuente condivide la posizione dell’ufficio, se su di essa si è formato un “accordo di adempimento collaborativo”, oppure se il contribuente non condivide la posizione dell’ufficio. In quest’ultimo caso le posizioni, definite “sospese”, saranno oggetto di riesame, anche dopo la chiusura del periodo di imposta, in un’ottica deflattiva del contenzioso.

Sui controlli, spazio al nuovo ufficio dedicato alla Cooperative compliance

Il sistema delle competenze per i controlli e le attività relative al regime dell’adempimento collaborativo, nell’ambito della competenza esclusiva dell’Agenzia delle Entrate, è improntato ai seguenti principi:

- centralità del controllo preventivo: la sede naturale per il controllo dei contribuenti in cooperative è costituita dalle interlocuzioni preventive;

-non reiterazione dei controlli su fattispecie già affrontate o in corso di approfondimento nell’ambito delle interlocuzioni preventive: in tale ambito l’istituto del tutoraggio dei grandi contribuenti si intende assorbito nel complesso delle attività e dei controlli, di carattere preventivo, svolti dall’ufficio Cooperative compliance;

- garanzia dell’interfaccia unica per i contribuenti in cooperative: sotto tale profilo il provvedimento, nel rispetto dei criteri di ripartizione delle competenze previsti dalla legge, radica presso l’ufficio Cooperative compliance la competenza, in via esclusiva, per l’esercizio dei poteri istruttori finalizzati all’acquisizione di dati e notizie utili ai fini del controllo sostanziale delle dichiarazioni presentate dai contribuenti ammessi al regime, entro gli ordinari termini di scadenza del controllo.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 125 del 26 maggio 2017)

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2) Accertamento Ires/Iva nullo se manca il nominativo del funzionario delegato

E’ nullo l’accertamento Ires/Iva nullo se risulta mancante del nominativo del funzionario delegato.

Lo afferma la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12960 del 23 maggio 2017, resa sull’accertamento - art. 42 del D.P.R. n. 600 del 1973 - Delega di firma - Indicazione del delegato – Nullità.

Il caso

L'Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti della S. e M. C. srl in liquidazione (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio n. 1039/02/2016, depositata in data 24/02/2016 con la quale - in controversia concernente l'impugnazione di un avviso di accertamento emesso per maggiori IRES, IRAP ed IVA dovute in relazione all'anno d'imposta 2006, a seguito di disconoscimento di costi correlati a fatture emesse da una terza impresa in quanto riferite, secondo l'Ufficio, ad operazioni inesistenti, - è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso della contribuente.

In particolare, i giudici d'appello, nell'accogliere il gravame della contribuente, hanno dichiarato nullo l'atto impositivo in quanto sottoscritto da funzionario della carriera direttiva non specificamente delegato dal Direttore p.t dell'Agenzia delle Entrate, avendo l'Agenzia delle Entrate prodotto, a fronte della contestazione mossa dalla contribuente, un atto di delega non nominativo ovvero “in bianco”.

A seguito di deposito di proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l'adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti; il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Decisione

La suprema Corte ha ricordato che “in tema di accertamento tributario, la delega di firma o di funzioni di cui all'art. 42 del D.P.R. n. 600 del 1973 deve necessariamente indicare il nominativo del delegato, pena la sua nullità, che determina, a sua volta, quella dell'atto impositivo, sicché non può consistere in un ordine di servizio in bianco, che si limiti ad indicare la sola qualifica professionale del delegato senza consentire al contribuente di verificare agevolmente la ricorrenza dei poteri in capo al sottoscrittore”.

Solo in diversi contesti fiscali - quali ad esempio la cartella esattoriale (Cass. n. 13461/12), il diniego di condono (Cass. nn. 11458/12 e 220/14), l'avviso di mora (Cass. n.4283/10), l'attribuzione di rendita (Cass. n. 8248/06) - in mancanza di una sanzione espressa, opera la presunzione generale di riferibilità dell'atto all'organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio esso è adottato; mentre, per i tributi locali, è stata ritenuta valida anche la mera firma stampata, ex L. n. 549 del 1995, art. 3, comma 87 (Cass.. n. 9627/12).

Occorre, in sostanza, una delega “nominativa”, perché solo in tal modo si radica il rapporto di fiducia tra delegante e delegato.

La C.T.R. ha fatte dunque applicazione dei suddetti principi di diritto ed ha affermato espressamente che, "alla luce degli atti di causa", l'Agenzia delle Entrate non ha dimostrato l’esercizio del potere sostitutivo da parte del sottoscrittore dell'avviso di accertamento o “la presenza della delega del titolare dell'Ufficio”.

In conclusione, la Cassazione ha respinto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria.

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3) Anche dopo la cancellazione della società il Fisco si può rivalere nei confronti dei soci

Anche dopo la cancellazione della società il Fisco si può rivalere nei confronti dei soci

Secondo la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12953 del 24 maggio 2017, sono validi gli accertamenti IRPEF emessi in attuazione della regola generale di tassazione “per trasparenza” di cui all'art. 5, TUIR, valendo comunque l'ulteriore principio di diritto che “In tema di società in accomandita, la responsabilità del socio accomandatario per le obbligazioni contratte dalla società (nella specie relative ad IVA e IRAP) è illimitata e non circoscritta alle somme conferitegli in base al bilancio finale di liquidazione nonostante l'estinzione della società conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, atteso che tale evento non determina l'estinzione dell'obbligazione sociale, ma solo il suo trasferimento in capo ai soci, i quali ne rispondono secondo lo stesso regime di responsabilità vigente "pendente societate"» (Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 13805 del 06/07/2016, Rv. 640167 - 01).

La Suprema Corte ha, così, accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate.

Viceversa, con sentenza del 24 settembre 2015 la Commissione tributaria regionale del Piemonte aveva respinto l'appello proposto dall'Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 64/2/13 della Commissione tributaria provinciale di Cuneo che aveva accolto i ricorsi di due contribuenti contro gli avvisi di accertamento IRAP, IVA, IRPEF 2007. La CTR osservava in particolare che la sentenza appellata era immune da censure in punto affermazione della nullità degli atti impositivi impugnati in quanto quello riguardante il "reddito societario" -quindi "atto presupposto" di quelli per IRPEF notificati ai due malcapitati soci in attuazione del principio di "trasparenza" di cui all'art. 5, TUIR- riguardava la Sas che si era però estinta in precedenza e quindi non potendo più l'Agenzia delle entrate vantare nei confronti della stessa alcun credito, così pertanto derivandone la nullità degli avvisi di accertamento IRPEF nei confronti dei suoi ex soci.

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4) Verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro: presentazione dell’istanza di rinnovo

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella circolare n. 11 del 17 maggio 2017, riporta le indicazioni per il rinnovo quinquennale dell’iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati all’effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, di cui all’Allegato VII del Decreto legislativo n. 81/2008.

Modalità di presentazione dell’istanza di rinnovo

In attuazione di quanto previsto al punto 4 dell’Allegato III del D.I. 11 aprile 2011, il soggetto abilitato all’effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, alla scadenza del quinquennio di iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati, ove permanga l’interesse a continuare ad operare in tale settore, è tenuto a presentare istanza di rinnovo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro e delle relazioni industriali – divisione III.

Tale istanza, sottoscritta dal legale rappresentante del soggetto abilitato, dovrà essere prodotta completa della documentazione di seguito descritta (anche essa datata, timbrata e firmata dal legale rappresentante), in regola con l’imposta di bollo ai sensi del D.P.R. n. 642/1972 e successive modificazioni. L’istanza di rinnovo dovrà anche riportare il numero di iscrizione alla Camera di Commercio territorialmente competente.

L’istanza dovrà essere trasmessa, completa di tutti gli allegati, esclusivamente mediante posta elettronica ad entrambi i seguenti indirizzi:

PEC: dgtutelalavoro.div3@pec.lavoro.gov.it

verificheperiodiche@lavoro.gov.it

Documentazione da allegare all’istanza di rinnovo

L’istanza di rinnovo deve essere corredata dalla seguente documentazione:

a) fotocopia, pienamente leggibile, del documento di identità in corso di validità del legale rappresentante del soggetto abilitato richiedente;

b) dichiarazione sostitutiva di certificazione, resa ai sensi del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), con la quale i soggetti di cui all’articolo 85 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136) dichiarano la non sussistenza delle cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’articolo 67 del medesimo decreto legislativo;

c) dichiarazione, resa ai sensi del citato d.P.R. n. 445/2000, rilasciata dal legale rappresentante del soggetto richiedente, da cui risulti che permangono le condizioni che hanno consentito il rilascio dell’abilitazione all’effettuazione delle verifiche periodiche, che si intende rinnovare, tra cui il possesso dei requisiti riportati nell’Allegato I al D.I. 11 aprile 2011. In particolare, in calce alla dichiarazione dovrà essere indicato il numero del documento di identità, l’ente che lo ha rilasciato, la data di rilascio e di scadenza;

d) copia della polizza di assicurazione per responsabilità civile di cui al punto 1, lettera e), dell’Allegato I al D.I. 11 aprile 2011, in corso di validità e riferita al quinquennio di cui si chiede il rinnovo;

e) prospetto delle attività di aggiornamento del personale dipendente e del personale con rapporto esclusivo di collaborazione, ivi comprese le attività di formazione previste al punto 3 del medesimo Allegato I al D.I. 11 aprile 2011, riferite al quinquennio di abilitazione in corso di rinnovo;

f) matrice delle competenze territoriali e del personale verificatore (da produrre in formato excel) e dichiarazione di avvenuta pubblicazione della stessa sul sito internet del Soggetto Abilitato;

g) documentazione idonea a comprovare che tutte le attrezzature in uso siano state sottoposte a manutenzione e, ove prescritta, a taratura nel quinquennio di abilitazione in corso di rinnovo;

h) elenco analitico delle verifiche effettuate con esito negativo e relativi verbali, con indicazione della procedura adottata per la gestione successiva delle verifiche con esito negativo e modalità di gestione di tali verifiche.

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5) Elenchi aggiornati e definitivi del cinque per mille

Cinque per mille 2017, pronti gli elenchi aggiornati degli iscritti permanenti e gli elenchi definitivi dei nuovi iscritti.

Sono da disponibili dal 25 maggio 2017 gli elenchi del 5 per mille 2017 in rete sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, all’interno della sezione “Documentazione - 5 per mille - 5 per mille anno finanziario 2017”. Infatti sono stati pubblicati gli elenchi degli iscritti permanenti che non hanno più l’onere di presentare tutti gli anni la domanda di iscrizione e la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, aggiornati rispetto a quelli pubblicati lo scorso 31 marzo, arrivando a quota 49.000 candidati.

Inoltre, sono stati pubblicati gli elenchi definitivi dei nuovi iscritti del 2017 degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche, aggiornati e integrati rispetto a quelli provvisori pubblicati lo scorso 11 maggio. Le liste tengono conto delle correzioni di eventuali errori segnalati alla Direzione regionale dell’Agenzia territorialmente competente.

I candidati 2017 - Il totale tra iscritti permanenti e nuovi iscritti sale, con un trend crescente degli aspiranti al 5 per mille, a circa 57.000 nel 2017.

Per i nuovi iscritti 2017 appuntamento al 30 giugno per le “dichiarazioni sostitutive”

La prossima scadenza da fissare in calendario è quella di fine giugno. I legali rappresentanti degli enti del volontariato presenti negli elenchi definitivi, infatti, hanno tempo fino al 30 giugno per presentare alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti i requisiti di ammissione all’elenco. Il modello da utilizzare deve essere conforme a quello pubblicato sul sito. Alla dichiarazione occorre allegare copia del documento di riconoscimento del legale rappresentante che sottoscrive. Gli stessi tempi e le stesse regole valgono anche per le associazioni sportive dilettantistiche, i cui rappresentanti legali però dovranno presentare la documentazione richiesta alla struttura del Coni competente per territorio.

Per i ritardatari, è il 2 ottobre la data ultima per sanare le domande

Per gli enti che presentano la domanda d’iscrizione e/o la documentazione integrativa in ritardo è prevista anche quest’anno una deadline extra per partecipare alla ripartizione delle quote del 5 per mille, purché la domanda e/o la documentazione siano presentate entro il 2 ottobre. In questo caso, per partecipare al riparto delle quote del 5 per mille occorre versare con F24 una sanzione di 250 euro (codice tributo “8115”). Naturalmente, i requisiti per l’accesso al beneficio del 5 per mille 2017 devono comunque essere posseduti alla data di scadenza delle domande d’iscrizione (7 maggio per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche e 30 aprile per gli enti della ricerca scientifica e dell’università e quelli della ricerca sanitaria).

A chi guarda il 5per mille, spazio al sociale e ai beni culturali del Paese

Si ricorda che i contribuenti possono destinare una quota pari al 5 per mille dell’Irpef a sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza. Inoltre, ciascuno può decidere di destinare una quota pari al 5 per mille dell’Irpef al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 122 del 25 maggio 2017)

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6) Liquidazioni periodiche Iva trimestrali a zero da non inviare

Salta l’obbligo di comunicazione per le liquidazioni Iva a zero ad eccezione dei casi in cui sia necessario riportare un credito precedente. Sembra che sia questa la posizione interpretativa che verrà poi ufficializzata dalla Direzione centrale Normativa dell’Agenzia delle entrate in un prossimo documento di prassi.

La comunicazione del 1° trimestre andrà effettuata entro il 12 giugno 2017.

L’obbligo di presentazione della comunicazione trimestrale delle liquidazioni Iva periodiche è stato istituito per la generalità dei soggetti passivi Iva, in applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 21-bis, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 e poi modificato dalla Legge 1° dicembre 2016, n. 22.

Presentazione del modello

Il modello deve essere presentato entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre:

- il primo trimestre della liquidazione Iva (gennaio-febbraio-marzo) si presenta al 31/05/2017; per la prima scadenza il termine è stato prorogato al 12 giugno 2017.

Soggetti interessati

Sono obbligati alla comunicazione delle liquidazioni Iva i soggetti passivi già obbligati alla presentazione della Dichiarazione annuale Iva o all’effettuazione delle liquidazioni periodiche.

Sono esonerati dalla presentazione della comunicazione i soggetti passivi non obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale Iva o all’effettuazione delle liquidazioni periodiche, sempre che, nel corso dell’anno, non vengano meno le predette condizioni di esonero.

In caso di determinazione separata dell’imposta in presenza di più attività, i soggetti passivi presentano una sola comunicazione riepilogativa per ciascun periodo.

Dati da comunicare

I campi rilevanti sono il totale delle operazioni attive e quello delle passive (al netto dell’Iva e senza distinguere quelle imponibili da quelle non imponibili o esenti), l’Iva esigibile, quella detratta e il relativo saldo, a debito o a credito. Vanno riportati, poi, l’eventuale credito del periodo precedente, quello dell’anno precedente (inserimento possibile anche quando si vuole passare dall’utilizzo in liquidazione a quello in F24), gli eventuali crediti d’imposta, gli interessi dovuti per le liquidazioni trimestrali, l’acconto dovuto e l’Iva da versare o a credito.

Si ricorda che l’obbligo riguarda sia le liquidazioni dalle quali emerge un debito sia quelle da cui emerge un credito.

Come anticipato, dunque niente obbligo di comunicazione per le liquidazioni Iva a zero ad eccezione dei casi in cui sia necessario riportare un credito precedente.

Modalità di presentazione

Il modello deve essere presentato esclusivamente in via telematica, apponendo una firma digitale o, in alternativa una firma elettronica basata sui certificati rilasciati dall’Agenzia delle Entrate; solo così è possibile identificare l’autenticità dei soggetti e verificare l’integrità dei documenti sui quali la firma è apposta.

Nella giornata di martedì 16 maggio è stato aggiornato il software di comunicazione e quello di controllo, resi già disponibili a decorrere dal 4 maggio mentre con il comunicato stampa del 10 maggio 2017 è stato reso noto che la comunicazione può essere trasmessa tramite i nuovi servizi e strumenti messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Per adempiere all’obbligo di comunicazione è necessario generare il file in formato Xml, che deve poi essere firmato. Chiarisce l’Agenzia che sui file contenenti la comunicazione può essere apposta una qualsiasi firma, ovvero quella digitale (comunemente utilizzata dagli intermediari), oppure una «firma Entrate» ovvero, una firma che si può apporre tramite la nuova funzionalità disponibile sulle piattaforme «Desktop telematico» e «Entrata multifile». La firma deve essere apposta su ciascuna comunicazione oppure, nel caso di invio di un unico file contenente più comunicazioni, la firma può essere apposta solo una volta sul file compresso e non, invece, sulla singola comunicazione.

Il file firmato deve essere trasmesso utilizzando il servizio «Fatture e corrispettivi» messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate oppure possono accreditare un canale trasmissivo Web Services o «Ftp» per il colloquio con il sistema di interscambio.

L’applicativo «Fatture e corrispettivi» è disponibile per i contribuenti in possesso delle credenziali per accedere ai servizi telematici Entratel o Fisconline oppure al Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e consente di trasmettere singole comunicazioni oppure file compressi (Zip) contenenti le comunicazioni di più contribuenti.

Anche coloro che hanno accreditato un canale web services per il colloquio con il Sistema di interscambio possono trasmettere singoli file oppure file compressi contenenti le comunicazioni di più contribuenti; i soggetti che, invece, hanno accreditato un canale Ftp possono trasmettere attraverso lo stesso canale una o più comunicazioni firmate singolarmente con firma digitale oppure con il certificato emesso dall’agenzia delle Entrate. In questo caso le comunicazioni possono essere inserite in un unico supporto e trasmesse secondo le modalità descritte nel documento Istruzioni per il servizio Sdiftp.

Sanzioni

L’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche è punita con la sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.000. La sanzione è ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza stabilita, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati (art. 11, comma 2-ter, del DLgs 18 dicembre 1997, n. 471).

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7) Accertamento fiscale: le presunzioni di un reddito surplus riguardano tutti i contribuenti, almeno in relazione ai versamenti

Accertamento fiscale: le presunzioni di un maggior reddito, non dichiarato e rinvenibile dagli estratti conto bancari, riguardano tutti i contribuenti, almeno in relazione ai versamenti.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 13074 del 24 maggio 2017, secondo cui, invece, le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa.

Difatti, la Suprema Corte ha ulteriormente affermato che ai fini dell’accertamento sulle imposte sui redditi, la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari (art. 32, comma 1, n. 2, del D.P.R. n. 600 del 1973), non riguarda i soli titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo, ma si estende a tutti i contribuenti, come si evince dal successivo art. 38, riguardante l’accertamento del reddito complessivo delle persone fisiche, che rinvia allo stesso art. 32, comma 1, n. 2; tuttavia, all’esito della sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, mentre quelle di versamento nei confronti di tutti i contribuenti, i quali possono contrastarne l’efficacia dimostrando che le stesse sono già incluse nel reddito soggetto ad imposta o sono irrilevanti. (Cass. Sez. 5 - Sentenza n. 1519 del 20/01/2017 Rv. 642454 - 01).

Pertanto, i versamenti hanno valore presuntivo per tutti i contribuenti. Nel caso di specie, il giudice di legittimità, ribaltando le decisioni dei giudici di merito sottostanti, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate, che aveva impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale (appunto pro contribuente).

In particolare, la CTR aveva confermato la decisione della Commissione Tributaria Provinciale, accogliendo il ricorso di un contribuente contro l’avviso di accertamento per IVA, IRPEF e addizionali regionali emesso dalle Entrate in rettifica della dichiarazione dei redditi accertando un reddito di 133mila euro a fronte di quello dichiarato di appena 27mila euro.

L’Agenzia delle entrate ha dovuto, quindi, ricorrere in cassazione, ove ne è uscita vittoriosa.

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8) Servizi fiscali per il cittadino nei smartphone e tablet e altre notizie in breve

I servizi dell’Agenzia per dispositivi mobili: L’app del Fisco cambia veste e si arricchisce di nuovi contenuti.

Servizi fiscali per il cittadino sempre più a portata di smartphone e tablet. Presentata in occasione dell’edizione 2017 del Forum PA, la nuova versione dell’app “AgenziaEntrate” per dispositivi mobili, che, al restyling dell’interfaccia grafica, resa ancor più intuitiva per gli utenti, unisce un ampliamento dei contenuti, includendo servizi finora disponibili solo in modalità web. Si allarga, dunque, la gamma delle operazioni accessibili direttamente in mobilità.

Tanti contenuti, basta un touch - L’app “AgenziaEntrate”, che dal suo lancio, nel dicembre 2015, ha registrato oltre 119mila download, rappresenta un vero e proprio front-office mobile delle Entrate, aperto 24 ore su 24, che permette di fruire di numerosi servizi direttamente dal proprio smartphone o tablet. Ai contenuti già presenti nella versione finora fruibile (tra cui la consultazione del proprio cassetto fiscale, la richiesta delle credenziali Fisconline ed Entratel, la verifica degli invii telematici effettuati e delle relative ricevute, la prenotazione di un web-ticket per accedere agli sportelli degli uffici territoriali e visualizzare l’andamento della coda nell’ufficio di interesse) si aggiungono, da oggi, nuove funzionalità con l’obiettivo di migliorare e semplificare ulteriormente il rapporto tra Fisco e cittadini.

In particolare, i nuovi servizi permetteranno di:

- consultare lo stato di lavorazione e gli esiti delle richieste di assistenza su comunicazioni e avvisi telematici, cartelle di pagamento e deleghe F24;

- visualizzare messaggi di notifica, relativi ad esempio alla scadenza della password o alla presenza di ricevute da leggere;

- prenotare un appuntamento presso un ufficio dell’Agenzia e visualizzare le prenotazioni effettuate;

- verificare i codici fiscali e le partite Iva;

- verificare il calendario delle scadenze fiscali e i termini entro cui provvedere ai futuri adempimenti;

- visualizzare l’elenco degli avvisi relativi ai Servizi Telematici.

All’interno della Home della “mobile app” sono disponibili anche alcuni link che consentono di accedere ad ulteriori funzionalità, come il sito di assistenza della “Dichiarazione precompilata” e il servizio web “Fatture e Corrispettivi”. Il link “Guide fiscali” permette di accedere alla documentazione relativa ad agevolazioni e altre tematiche fiscali.

Dove scaricare la nuova versione della mobile app – L’app è disponibile sui principali market quali Apple App Store (per iOS), Google Play (per Android) e Microsoft Windows Store (per Windows).

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 123 del 26 maggio 2017)

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- NUOVA CITTADELLA FINANZIARIA A CAGLIARI: EX MAGAZZINI AERONAUTICA DIVENTERANNO SEDE UNICA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Il federal building di Cagliari consentirà di risparmiare circa 4 milioni di euro l’anno,

Questa mattina, il direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, e il Provveditore alle Opere Pubbliche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Vittorio Rapisarda, hanno firmato la convenzione per la progettazione, il coordinamento alla sicurezza e la direzione lavori finalizzata a riqualificare gli ex Magazzini dell’Aeronautica di via Simeto a Cagliari che ospiteranno la nuova Cittadella Finanziaria sul modello del federal building.

A partire dal 2023, saranno infatti accorpati in un’unica sede, di oltre 15 mila metri quadrati, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate dislocati in città, con oltre 600 dipendenti. In particolare, gli uffici che vengono accorpati sono: la Direzione Regionale, la DP di Cagliari con i due uffici territoriali di Ca1e Ca2, l’Ufficio Provinciale Territorio – Cagliari, il CAM e il Centro Operativo di Cagliari.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 124 del 26 maggio 2017)

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- Rapporti di lavoro privati nei Consorzi industriali

Il rapporto di lavoro nei Consorzi industriali è regolato da norme di diritto privato. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro giunge a questa conclusione con l'approfondimento di oggi, nel quale ripercorre le ultime pronunce della Corte di Cassazione sul tema.

Sempre più spesso, infatti, la Pubblica Amministrazione utilizza forme di esternalizzazione per erogare i propri servizi. Da qui il proliferare di società e consorzi, partecipate dallo Stato, per le quali si pone il problema della qualificazione giuridica nonché dell' individuazione della disciplina applicabile alla gestione dei rapporti di lavoro.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, documento della Fondazione studi del 25 maggio 2017)

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- Contributi dovuti dai concedenti per i piccoli coloni e compartecipanti familiari per l’anno 2017

Aliquota contributiva dovuta al fondo pensioni lavoratori dipendenti

Per l’anno 2017, continua a trovare applicazione il disposto dei commi 1 e 2, dell’articolo 3 del Decreto Legislativo n. 146/1997, che prevede l’aumento di 0,20 punti percentuali dell’aliquota dovuta al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti per la generalità delle aziende agricole a carico dei concedenti.

(INPS, circolare n. 92 del 26 maggio 2017)

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9) Semplificazioni: Modulo Unico e tempi certi per edilizia

Via libera all’intesa tra governo, regioni ed enti locali per il modello unico su ristrutturazioni e attività commerciali. Entro il 30 giungo le amministrazioni locali dovranno pubblicare il modulo standard nazionale

Con l'accordo tra Governo, Regioni ed enti locali siglato in Conferenza Unificata è stata raggiunta l’intesa su moduli unificati e standardizzati per comunicazioni e istanze nei settori dell'edilizia e delle attività commerciali. Le amministrazioni pubbliche avranno una sola modulistica valida per l'intero territorio nazionale, sia che si tratti di ristrutturazioni della casa sia dell'apertura di attività commerciali. Le amministrazioni comunali, alle quali sono rivolte domande, segnalazioni e comunicazioni, hanno l'obbligo di pubblicare sul loro sito istituzionale entro e non oltre il 30 giugno 2017 i moduli unificati e standardizzati, adottati con il presente accordo e adattati, ove necessario, dalle Regioni in relazione alle specifiche normative regionali entro il 20 giugno 2017.

Con l’arrivo dei moduli unici nazionali i cittadini e le imprese che vogliono aprire un negozio, un bar, o un esercizio commerciale (comprese le attività di e-commerce e di vendita a domicilio) o avviare interventi edilizi, come i lavori di ristrutturazione della propria casa avranno tempi e regole certi e una riduzione dei costi e degli adempimenti.

Ecco le principali novità: Non potranno più essere richiesti dati e adempimenti che derivano da prassi amministrative, ma non sono espressamente previsti dalla legge. Ad esempio, non è più richiesto il certificato di agibilità dei locali per l’avvio di un’attività commerciale o produttiva. Nella modulistica commerciale il linguaggio è stato semplificato, utilizzando il più possibile termini di uso comune, più comprensibili per chi deve compilare e firmare le dichiarazioni. Così, ad esempio, quello che prima era “un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande” è diventato, più semplicemente, un bar o un ristorante. Sono state eliminate tutte le espressioni del tipo “ai sensi della legge” (i riferimenti normativi si trovano solo in nota o tra parentesi). E’ stato esplicitato il contenuto dei requisiti previsti dalla legge laddove erano previste formule del tipo “dichiaro di essere in possesso dei requisiti di cui all’art. X della legge XX”, che rendevano difficilmente conoscibile per l’impresa il contenuto della dichiarazione da sottoscrivere.

(Confprofessioni, nota del 19 maggio 2017)

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10) Novità antiriciclaggio: richieste del consiglio nazionale commercialisti non recepite

Novità antiriciclaggio: richieste del consiglio nazionale commercialisti non recepite, in tutto o almeno in parte.

Antiriciclaggio, forte disappunto dei commercialisti per le decisioni del Governo su sanzioni e collegio sindacale

Miani: “Accolte alcune nostre richieste, ma grave non aver recepito le condizioni poste dalle Camere per l’approvazione del decreto. Disattese le legittime istanze dei professionisti”.

Con un comunicato stampa del 26 maggio 2017, il Consiglio nazionale commercialisti fa il punto sulla situazione, manifestando le proprie perplessità.

Ecco di seguito il comunicato diramato dal CNDCEC il 26 maggio 2017

Antiriciclaggio: Commercialisti, forte disappunto per decisioni governo

Disattese le istanze dei professionisti su sanzioni e collegio sindacale. Miani: “Accolte alcune nostre richieste, ma grave non aver recepito le condizioni poste dalle Camere per l’approvazione del decreto"

Sul decreto attuativo della quarta direttiva antiriciclaggio, approvato lo scorso mercoledì in via definitiva dal Consiglio dei Ministri, esprimiamo il nostro forte disappunto per le sanzioni previste anche per violazioni meramente formali degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione nonché per l’introduzione degli obblighi anche per le attività degli organi di controllo non incaricati della revisione legale”. E’ quanto afferma il presidente dei commercialisti, Massimo Miani, commentando anticipazioni di stampa di questi giorni.

E’ sicuramente vero – continua Miani - che diverse richieste dei commercialisti dovrebbero essere state accolte. Si va dall’esonero dalla adeguata verifica per gli adempimenti dichiarativi e per quelli in materia di amministrazione del personale alla soppressione della disposizione che, a sorpresa, aveva inserito tra i soggetti obbligati anche i curatori fallimentari e i commissari giudiziali sino all’abolizione del registro antiriciclaggio e la riformulazione delle norme sulla conservazione, con possibilità di adempiere correttamente anche mediante la tenuta di un fascicolo cartaceo”.

Tuttavia - afferma ancora Miani -, laddove dovessero risultare confermate le indiscrezioni circolate in questi giorni, i Commercialisti esprimono il loro grande disappunto in merito al mancato recepimento delle condizioni alle quali le commissioni parlamentari, all’esito dell’esame del testo, avevano subordinato il loro parere favorevole, con particolare riferimento all’impianto sanzionatorio. Il Governo, infatti, non avrebbe reputato di dover limitare le sanzioni antiriciclaggio alle sole violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime, ripristinandone l’applicabilità (seppure con un importo ridotto) anche in relazione a violazioni meramente formali degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione. Genera più di una perplessità anche la logica sottesa alla determinazione degli importi minimi delle sanzioni previste per le violazioni non gravi: 2.000 euro per inadempimenti connessi ad obblighi formali quali l’adeguata verifica e la conservazione, 3.000 euro per l’omissione della segnalazione di operazioni sospette. Ancora una volta l’operato del legislatore ci fa pensare che questa normativa non serva per prevenire e contrastare fenomeni illeciti, ma per imporci onerosi adempimenti e sanzionarne l’inosservanza”.

Altrettanto deludente, per Miani, è la mancata riproposizione dell’esonero dagli obblighi antiriciclaggio attualmente previsto a favore degli organi di controllo non incaricati della revisione legale. “Anche in questo caso – commenta Miani - le legittime istanze dei professionisti risultano disattese. L’esonero ottenuto nel 2009 riguardava tutti gli organi di controllo e non solo quelli delle società obbligate, come oggi si vuol sostenere. Ne è prova evidente la Relazione illustrativa che accompagnava la modifica del d.lgs. 231/2001. Anche su tale versante si è persa, dunque l’ennesima occasione per rendere il sistema di prevenzione realmente equilibrato e coerente al contesto professionale cui si deve applicarsi”.

(CNDCEC, comunicato del 26 maggio 2017)

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Vincenzo D’Andò