La stretta sulle compensazioni dei crediti fiscali non è retroattiva – Diario quotidiano dell’8 maggio 2017

Pubblicato il 8 maggio 2017

1) Stretta sulle compensazioni dei crediti fiscali non è retroattiva
2) Corte Ue: obbligo di dichiarare contanti oltre i 10 mila euro; altre decisioni europee
3) Telematizzazione del certificato medico di gravidanza
4) Antiriciclaggio: stop alla segnalazione di operazione sospetta tardiva
5) Arrivano le misure per contrastare la corruzione alle Entrate
6) Entrate tributarie sempre più in rialzo
7) Regolamentazioni delle unioni civili: diritto all’assegno per congedo matrimoniale
8) In arrivo 191.221 mail agli indirizzi Pec dei contribuenti che hanno omesso la dichiarazione Iva del 2016
9) Restrizioni alla detrazione Iva e allargamento splyt payment: preoccupazioni da Assonime
10) Semplificazioni fiscali, il Notariato illustra le sue proposte
diario-quotidiano-articoli-91) La stretta sulle compensazioni dei crediti fiscali non è retroattiva 2) Corte Ue: obbligo di dichiarare contanti oltre i 10 mila euro; altre decisioni europee 3) Telematizzazione del certificato medico di gravidanza 4) Antiriciclaggio: stop alla segnalazione di operazione sospetta tardiva 5) Arrivano le misure per contrastare la corruzione alle Entrate 6) Entrate tributarie sempre più in rialzo 7) Regolamentazioni delle unioni civili: chiarimenti anche sul diritto all’assegno per congedo matrimoniale 8) In arrivo 191.221 mail agli indirizzi Pec dei contribuenti che hanno omesso la dichiarazione Iva del 2016 9) Restrizioni alla detrazione Iva e allargamento splyt payment: preoccupazioni da Assonime 10) Semplificazioni fiscali, il Notariato illustra le sue proposte in Commissione Bicamerale *****

1) La stretta sulle compensazioni dei crediti fiscali non è retroattiva

E' quanto, sostanzialmente, si ricava dopo l’avvenuta emissione della risoluzione n. 57/E/2017 con la quale l’Agenzia delle entrate fa luce su una delle più controverse misure introdotte dal legislatore italiano con la manovra d’aprile. Si tratta, comunque, di interpretazione già ampiamente annunciata nei giorni scorsi, anche alla luce dei principi contenuti nel cd. Statuto dei contribuenti. (L. 212/2000).

Peraltro, la medesima risoluzione viene sintetizzata dalla stessa Agenzia delle entrate con il comunicato n. 105 del 5 maggio 2017.

Visto di conformità e deleghe di pagamento: Risoluzione con i chiarimenti sulla decorrenza delle nuove norme

Nuove regole per compensare i crediti relativi a Iva, imposte dirette, Irap e ritenute alla fonte. Con la suddetta risoluzione vengono, in particolare, forniti chiarimenti sulle novità introdotte dal Dl n. 50/2017 in tema di visto di conformità, utilizzo in compensazione di crediti tributari, utilizzo dei servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate e sull’ambito temporale di applicazione della nuova disciplina.

Nuovo limite per il visto

A seguito della pubblicazione del Dl n. 50/2017, per la compensazione di crediti superiori a 5mila euro è necessario far apporre il visto di conformità sulla dichiarazione da cui emergono i crediti stessi. In caso di inosservanza dell’obbligo, è previsto il recupero delle somme, con relativi interessi e sanzioni, mediante l’emissione di un atto di contestazione. Le somme dovute non possono essere corrisposte tramite compensazione.

Nuovo modo di compensare

I titolari di partita Iva devono utilizzare i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per compensare i crediti d’imposta (Iva, IIDD, Irap, ritenute,…), qualunque sia l’importo compensato.

Decorrenza delle novità

Le nuove norme si applicano a tutti i comportamenti successivi alla loro entrata in vigore e, pertanto, alle dichiarazioni presentate dal 24 aprile 2017. Per le dichiarazioni già presentate entro il 23 aprile prive del visto di conformità restano, invece, applicabili le regole precedenti. Sono ammissibili, dunque, le deleghe di pagamento che, pur presentate successivamente al 24 aprile, utilizzano in compensazione crediti per importi inferiori a 15mila euro emergenti da dichiarazioni senza visto già trasmesse. Sulle dichiarazioni non ancora presentate alla data del 24 aprile o sulle dichiarazioni integrative presentate successivamente a tale data è necessario apporre il visto di conformità se si intende compensare crediti superiori a 5mila euro.

Controllo sull’utilizzo obbligatorio dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate

Visti i tempi tecnici necessari per l’adeguamento delle procedure informatiche, il controllo sull’utilizzo obbligatorio dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate per eseguire le compensazioni non avverrà prima del 1° giugno 2017.

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2) Corte Ue: obbligo di dichiarare contanti oltre i 10 mila euro; altre decisioni europee

Corte Ue: obbligo di dichiarare contanti oltre i 10 mila euro anche nelle zone di transito degli aeroporti.

Secondo la Corte di Giustizia Europea (sentenza del 4 maggio 2017) l’obbligo di dichiarare ogni somma di denaro contante di importo superiore a 10.000 euro si applica nelle zone internazionali di transito degli aeroporti situati nel territorio degli Stati membri dell'Ue.

La Corte di Giustizia Europea spiega come una persona che viaggia da uno Stato non Ue verso un altro Stato non europeo, transitando in un aeroporto situato nel territorio dell’Unione, é soggetta all’obbligo dichiarativo.

L’obbligo di dichiarazione previsto dal regolamento mira a evitare l’introduzione di denaro di provenienza illecita nel sistema finanziario nonché l'investimento di tale denaro previo riciclaggio.

Anche i dentisti si possono fare pubblicità

Il divieto generale e assoluto di ogni tipo di pubblicità per prestazioni di cura del cavo orale e dei denti è incompatibile con il diritto dell’Unione. Gli obiettivi di tutela della salute e della dignità della professione di dentista possono tuttavia giustificare una disciplina delle forme e delle modalità dei mezzi di comunicazione utilizzati dai dentisti.

Lo sostiene la Corte di giustizia Ue con la sentenza del 4 maggio 2017.

Un dentista stabilito in Belgio ha pubblicizzato prestazioni di cura dei denti. Tra il 2003 e il 2014 egli ha apposto un pannello che constava di tre superfici stampate, indicante il suo nome, la sua qualifica di dentista, il suo sito Internet, nonché il recapito telefonico del suo studio. Ha inoltre creato un sito Internet per informare i pazienti sui diversi tipi di trattamento che egli effettua nel suo studio. Infine, ha inserito alcuni annunci pubblicitari in quotidiani locali.

A seguito di una denuncia presentata da un’associazione professionale di dentisti, nei confronti del dentista sono stati avviati alcuni procedimenti penali. Il diritto belga vieta infatti in modo assoluto ogni tipo di pubblicità per prestazioni di cura del cavo orale e dei denti e stabilisce alcuni requisiti di discrezione per quanto concerne le insegne degli studi dentistici destinate al pubblico.

A sua discolpa, il dentista sostiene che le norme belghe in questione sono contrarie al diritto dell’Unione, in particolare alla direttiva sul commercio elettronico, nonché alla libera prestazione di servizi prevista nel Trattato Fue (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea). Adito della controversia, il tribunale di primo grado di Bruxelles, sezione penale, ha deciso di rivolgersi alla Corte di giustizia a tale riguardo.

La Corte di giustizia Ue conclude che la direttiva sul commercio elettronico osta a una normativa che, come quella belga, vieta ogni forma di comunicazione commerciale per via elettronica volta a promuovere cure del cavo orale e dei denti, compresa quella effettuata mediante un sito Internet creato da un dentista.

Corte Ue: esenti da Iva i servizi di ristorazione a fini didattici

La Corte di giustizia europea, sentenza 4 maggio 2017, causa C-699/15, ha dichiarato che ai sensi dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera i), della direttiva 2006/112/CE, possono essere considerate prestazioni “strettamente connesse” a quella principale di insegnamento, con relativa esenzione dall’Iva, le attività di ristorazione esercitate in circostanze come quelle di cui alla fattispecie principale, allorché tali servizi siano indispensabili ai fini didattici e di formazione e non finalizzati a generare entrate supplementari, mediante lo svolgimento di suddette operazioni in concorrenza diretta con imprese commerciali soggette all’Iva.

Divieto di detrarre l’Iva addebitata per operazioni soggette a reverse charge

L’operazione soggetta a reverse charge che sia resa imponibile dal fornitore con l’addebito dell’Iva in fattura non dà diritto alla detrazione da parte del cliente e la sanzione proporzionale (nella specie, pari al 50% dell’imposta) applicata per l’omesso reverse charge è illegittima in assenza di perdita erariale e di indizi di frode fiscale.

In tal senso si è pronunciata la Corte di giustizia Ue nella causa C-564/17 del 26 aprile 2017, su una controversia relativa alla normativa ungherese, che prevede l’applicazione del meccanismo del reverse charge per le vendite giudiziali al pubblico incanto di beni sia mobili che immobili, in difformità rispetto all’art.199, par. 1, lett. g), della Direttiva n. 2006/112/CE, che limita l’inversione contabile alle sole vendite di beni immobili.

Esenzione Iva solo a certe condizioni

Al centro della controversia esaminata dalla Corte di giustizia Ue del 4 magg