La stretta sulle compensazioni dei crediti fiscali non è retroattiva – Diario quotidiano dell’8 maggio 2017

Pubblicato il 8 maggio 2017



1) Stretta sulle compensazioni dei crediti fiscali non è retroattiva
2) Corte Ue: obbligo di dichiarare contanti oltre i 10 mila euro; altre decisioni europee
3) Telematizzazione del certificato medico di gravidanza
4) Antiriciclaggio: stop alla segnalazione di operazione sospetta tardiva
5) Arrivano le misure per contrastare la corruzione alle Entrate
6) Entrate tributarie sempre più in rialzo
7) Regolamentazioni delle unioni civili: diritto all’assegno per congedo matrimoniale
8) In arrivo 191.221 mail agli indirizzi Pec dei contribuenti che hanno omesso la dichiarazione Iva del 2016
9) Restrizioni alla detrazione Iva e allargamento splyt payment: preoccupazioni da Assonime
10) Semplificazioni fiscali, il Notariato illustra le sue proposte
diario-quotidiano-articoli-91) La stretta sulle compensazioni dei crediti fiscali non è retroattiva 2) Corte Ue: obbligo di dichiarare contanti oltre i 10 mila euro; altre decisioni europee 3) Telematizzazione del certificato medico di gravidanza 4) Antiriciclaggio: stop alla segnalazione di operazione sospetta tardiva 5) Arrivano le misure per contrastare la corruzione alle Entrate 6) Entrate tributarie sempre più in rialzo 7) Regolamentazioni delle unioni civili: chiarimenti anche sul diritto all’assegno per congedo matrimoniale 8) In arrivo 191.221 mail agli indirizzi Pec dei contribuenti che hanno omesso la dichiarazione Iva del 2016 9) Restrizioni alla detrazione Iva e allargamento splyt payment: preoccupazioni da Assonime 10) Semplificazioni fiscali, il Notariato illustra le sue proposte in Commissione Bicamerale *****

1) La stretta sulle compensazioni dei crediti fiscali non è retroattiva

E' quanto, sostanzialmente, si ricava dopo l’avvenuta emissione della risoluzione n. 57/E/2017 con la quale l’Agenzia delle entrate fa luce su una delle più controverse misure introdotte dal legislatore italiano con la manovra d’aprile. Si tratta, comunque, di interpretazione già ampiamente annunciata nei giorni scorsi, anche alla luce dei principi contenuti nel cd. Statuto dei contribuenti. (L. 212/2000).

Peraltro, la medesima risoluzione viene sintetizzata dalla stessa Agenzia delle entrate con il comunicato n. 105 del 5 maggio 2017.

Visto di conformità e deleghe di pagamento: Risoluzione con i chiarimenti sulla decorrenza delle nuove norme

Nuove regole per compensare i crediti relativi a Iva, imposte dirette, Irap e ritenute alla fonte. Con la suddetta risoluzione vengono, in particolare, forniti chiarimenti sulle novità introdotte dal Dl n. 50/2017 in tema di visto di conformità, utilizzo in compensazione di crediti tributari, utilizzo dei servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate e sull’ambito temporale di applicazione della nuova disciplina.

Nuovo limite per il visto

A seguito della pubblicazione del Dl n. 50/2017, per la compensazione di crediti superiori a 5mila euro è necessario far apporre il visto di conformità sulla dichiarazione da cui emergono i crediti stessi. In caso di inosservanza dell’obbligo, è previsto il recupero delle somme, con relativi interessi e sanzioni, mediante l’emissione di un atto di contestazione. Le somme dovute non possono essere corrisposte tramite compensazione.

Nuovo modo di compensare

I titolari di partita Iva devono utilizzare i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per compensare i crediti d’imposta (Iva, IIDD, Irap, ritenute,…), qualunque sia l’importo compensato.

Decorrenza delle novità

Le nuove norme si applicano a tutti i comportamenti successivi alla loro entrata in vigore e, pertanto, alle dichiarazioni presentate dal 24 aprile 2017. Per le dichiarazioni già presentate entro il 23 aprile prive del visto di conformità restano, invece, applicabili le regole precedenti. Sono ammissibili, dunque, le deleghe di pagamento che, pur presentate successivamente al 24 aprile, utilizzano in compensazione crediti per importi inferiori a 15mila euro emergenti da dichiarazioni senza visto già trasmesse. Sulle dichiarazioni non ancora presentate alla data del 24 aprile o sulle dichiarazioni integrative presentate successivamente a tale data è necessario apporre il visto di conformità se si intende compensare crediti superiori a 5mila euro.

Controllo sull’utilizzo obbligatorio dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate

Visti i tempi tecnici necessari per l’adeguamento delle procedure informatiche, il controllo sull’utilizzo obbligatorio dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate per eseguire le compensazioni non avverrà prima del 1° giugno 2017.

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2) Corte Ue: obbligo di dichiarare contanti oltre i 10 mila euro; altre decisioni europee

Corte Ue: obbligo di dichiarare contanti oltre i 10 mila euro anche nelle zone di transito degli aeroporti.

Secondo la Corte di Giustizia Europea (sentenza del 4 maggio 2017) l’obbligo di dichiarare ogni somma di denaro contante di importo superiore a 10.000 euro si applica nelle zone internazionali di transito degli aeroporti situati nel territorio degli Stati membri dell'Ue.

La Corte di Giustizia Europea spiega come una persona che viaggia da uno Stato non Ue verso un altro Stato non europeo, transitando in un aeroporto situato nel territorio dell’Unione, é soggetta all’obbligo dichiarativo.

L’obbligo di dichiarazione previsto dal regolamento mira a evitare l’introduzione di denaro di provenienza illecita nel sistema finanziario nonché l'investimento di tale denaro previo riciclaggio.

Anche i dentisti si possono fare pubblicità

Il divieto generale e assoluto di ogni tipo di pubblicità per prestazioni di cura del cavo orale e dei denti è incompatibile con il diritto dell’Unione. Gli obiettivi di tutela della salute e della dignità della professione di dentista possono tuttavia giustificare una disciplina delle forme e delle modalità dei mezzi di comunicazione utilizzati dai dentisti.

Lo sostiene la Corte di giustizia Ue con la sentenza del 4 maggio 2017.

Un dentista stabilito in Belgio ha pubblicizzato prestazioni di cura dei denti. Tra il 2003 e il 2014 egli ha apposto un pannello che constava di tre superfici stampate, indicante il suo nome, la sua qualifica di dentista, il suo sito Internet, nonché il recapito telefonico del suo studio. Ha inoltre creato un sito Internet per informare i pazienti sui diversi tipi di trattamento che egli effettua nel suo studio. Infine, ha inserito alcuni annunci pubblicitari in quotidiani locali.

A seguito di una denuncia presentata da un’associazione professionale di dentisti, nei confronti del dentista sono stati avviati alcuni procedimenti penali. Il diritto belga vieta infatti in modo assoluto ogni tipo di pubblicità per prestazioni di cura del cavo orale e dei denti e stabilisce alcuni requisiti di discrezione per quanto concerne le insegne degli studi dentistici destinate al pubblico.

A sua discolpa, il dentista sostiene che le norme belghe in questione sono contrarie al diritto dell’Unione, in particolare alla direttiva sul commercio elettronico, nonché alla libera prestazione di servizi prevista nel Trattato Fue (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea). Adito della controversia, il tribunale di primo grado di Bruxelles, sezione penale, ha deciso di rivolgersi alla Corte di giustizia a tale riguardo.

La Corte di giustizia Ue conclude che la direttiva sul commercio elettronico osta a una normativa che, come quella belga, vieta ogni forma di comunicazione commerciale per via elettronica volta a promuovere cure del cavo orale e dei denti, compresa quella effettuata mediante un sito Internet creato da un dentista.

Corte Ue: esenti da Iva i servizi di ristorazione a fini didattici

La Corte di giustizia europea, sentenza 4 maggio 2017, causa C-699/15, ha dichiarato che ai sensi dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera i), della direttiva 2006/112/CE, possono essere considerate prestazioni “strettamente connesse” a quella principale di insegnamento, con relativa esenzione dall’Iva, le attività di ristorazione esercitate in circostanze come quelle di cui alla fattispecie principale, allorché tali servizi siano indispensabili ai fini didattici e di formazione e non finalizzati a generare entrate supplementari, mediante lo svolgimento di suddette operazioni in concorrenza diretta con imprese commerciali soggette all’Iva.

Divieto di detrarre l’Iva addebitata per operazioni soggette a reverse charge

L’operazione soggetta a reverse charge che sia resa imponibile dal fornitore con l’addebito dell’Iva in fattura non dà diritto alla detrazione da parte del cliente e la sanzione proporzionale (nella specie, pari al 50% dell’imposta) applicata per l’omesso reverse charge è illegittima in assenza di perdita erariale e di indizi di frode fiscale.

In tal senso si è pronunciata la Corte di giustizia Ue nella causa C-564/17 del 26 aprile 2017, su una controversia relativa alla normativa ungherese, che prevede l’applicazione del meccanismo del reverse charge per le vendite giudiziali al pubblico incanto di beni sia mobili che immobili, in difformità rispetto all’art.199, par. 1, lett. g), della Direttiva n. 2006/112/CE, che limita l’inversione contabile alle sole vendite di beni immobili.

Esenzione Iva solo a certe condizioni

Al centro della controversia esaminata dalla Corte di giustizia Ue del 4 maggio 2017, le disposizioni della direttiva 2006/112 sulle associazioni autonome di persone che il Lussemburgo avrebbe interpretato in modo estensivo.

Nella causa di inadempimento pendente tra Commissione europea e lo Stato del Lussemburgo, la Commissione europea ha chiesto alla Corte Ue di dichiarare che, nel disciplinare il regime dell’Iva relativo alle associazioni autonome di persone, quale definito dalla disciplina nazionale, il Lussemburgo è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in virtù della direttiva Iva 2006/112/CE, in particolare dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera c); dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera f); dell’articolo 1, paragrafo 2, secondo comma; dell’articolo 168, lettera a); dell’articolo 178, lettera a); dell’articolo 14, paragrafo 2, lettera c) e dell’articolo 28 di tale direttiva.

Diritto a detrazione e le condizioni per esercitarlo

Inoltre, discende dall’articolo 178, lettera a), della direttiva 2006/112, in combinato disposto con l’articolo 226, punto 5), e con l’articolo 168, lettera a), della stessa, che, per poter esercitare il diritto alla detrazione, il soggetto passivo deve essere in possesso di una fattura su cui risulti il suo nome quale acquirente o destinatario. Pertanto, nel consentire ai membri di un’AAP di detrarre, dall’IVA di cui essi stessi sono debitori in base ad una fattura emessa a nome dell’associazione, l’IVA fatturata a quest’ultima, la normativa lussemburghese è contraria all’articolo 178, lettera a), della direttiva 2006/112. Conclusioni degli euro giudici

Tutto ciò premesso, la Corte UE perviene alla seguente conclusione: nel disciplinare il regime IVA relativo alle associazioni autonome di persone, come definito dalla disciplina nazionale, lo Stato del Lussemburgo è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in virtù dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera f), dell’articolo 168, lettera a), dell’articolo 178, lettera a), dell’articolo 14, paragrafo 2, lettera c), e dell’articolo 28 della direttiva IVA 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, come modificata dalla direttiva 2010/45/UE del Consiglio, del 13 luglio 2010.

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3) Telematizzazione del certificato medico di gravidanza

I certificati di gravidanza e di interruzione della gravidanza possono essere trasmessi telematicamente esclusivamente da un medico del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato, collegandosi all’apposito servizio presente sul sito dell’Istituto nella sezione riservata ai “Medici certificatori”.

Lo ha precisato l’Inps con la circolare n. 82 del 4 maggio 2017.

Dunque, il medico del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato è tenuto a trasmettere per via telematica sia il certificato di gravidanza che il certificato di interruzione della gravidanza.

E’ previsto un periodo transitorio di tre mesi, dalla data di pubblicazione della presente circolare, durante il quale è riconosciuta la possibilità per il medico di procedere al rilascio cartaceo dei certificati di gravidanza e di interruzione della gravidanza.

La trasmissione del certificato telematico comporta che la donna non sia più tenuta a presentare all’Istituto il certificato di gravidanza o di interruzione della gravidanza in formato cartaceo.

I certificati telematici ricevuti dall’Inps sono messi a disposizione della donna sul sito Internet dell’Istituto, previa identificazione con PIN o CNS.

I datori di lavoro, previa autenticazione con PIN o CNS, ed esclusivamente previo inserimento del codice fiscale della lavoratrice e del numero di protocollo del certificato fornito dalla stessa, potranno accedere in consultazione agli attestati attraverso un’apposita applicazione esposta sul sito dell’Istituto.

I certificati di gravidanza e di interruzione della gravidanza trasmessi telematicamente potranno essere trattati direttamente dall’Istituto ai fini dell’accertamento del diritto a prestazioni economiche erogate dall’Istituto stesso.

Progetti di miglioramento a rilevanza Nazionale ( P.M.R.N.)

L’Inps con la circolare n. 81 del 4 maggio 2017, interviene in materia di:

- Progetto Liste pensioni da verificare

- Progetto per le Lavorazioni afferenti l’implementazione volontaria della posizione assicurativa individuale dei dipendenti pubblici

- Progetto per la lavorazione degli scarti relativi a riscatti e ricongiunzioni Gestione Dipendenti Pubblici

- Progetto Verifica amministrativa: PIATTAFORMA TUTOR

- Sistema di valutazione dei risultati

I Progetti Nazionali e/o Regionali di Miglioramento costituiscono la più efficace leva gestionale per la rimozione dei fattori critici conclamati, che impediscono ad alcuni segmenti di produzione di essere ricondotti a regimi di correntezza ed entro le soglie di giacenza fissate dal Piano della Performance.

Richiamando i requisiti espressi all’articolo 3.1.3.1 del Piano della Performance 2016-2018, approvato con Determinazione presidenziale n. 73 del 24 maggio 2016, i progetti devono essere ispirati a criteri di reale eccezionalità, unicità e ampiezza:

eccezionalità: Piani di azione che interessino lotti di giacenza patologica e persistente, determinati da fattori contingenti e/o imprevisti, la cui gravità non si possa risolvere con gli strumenti gestionali ordinari;

unicità: Piani di intervento che tendano alla rimozione totale o parziale di una specifica sacca critica, grazie ad un’azione drastica e risolutiva, con il fine di riportare il flusso di lavorazione a un regime di correntezza (in questa accezione, il progetto può considerarsi davvero efficace se realizzato una tantum, nell’ambito di una pianificazione annuale o biennale. E’ escluso, invece, che uno stesso progetto possa avere un carattere di ricorrenza o sistematicità);

ampiezza: Progetti connotati dall’ampiezza e dalla trasversalità delle problematiche affrontate, con riferimento ad una scala regionale o metropolitana sia nella diffusione dell’area critica sia nel reperimento delle risorse dedicate (occorre escludere, di conseguenza, gli eventuali deficit di una singola Sede, che si possono risolvere con gli ordinari strumenti della sussidiarietà regionale);

Al fine di facilitare la selezione dei Progetti e il corretto impiego delle risorse loro dedicate, sono state individuate delle situazioni di criticità e disservizio comuni a tutte le Regioni, sulle quali impostare dei progetti di miglioramento con rilevanza nazionale, il cui monitoraggio sarà seguito direttamente dalla Direzione Generale.

Per consentire la programmazione dei PMRN, è stata creata una specifica cartella all’interno del Piano Budget 2017 denominata “2017 PMRN” contenente le schede di programmazione per ciascun progetto.

La compilazione delle schede di programmazione deve essere completata entro il 19 maggio 2017.

Istruttoria e concessione delle integrazioni salariali ordinarie – criteri interpretativi e applicativi – linee guida

L’Inps, sentito il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il messaggio n. 1856 del 3 maggio 2017, fornisce chiarimenti ed indicazioni sia di carattere generale che riferite a particolari causali di richiesta di CIGO.

Una delle più rilevanti novità introdotte dalla riforma delineata dal D.lgs. 148/15 è stata, per quanto riguarda le integrazioni salariali ordinarie, la devoluzione all’INPS della competenza decisoria sulle istanze: ciò in attuazione dei criteri della legge delega (L. 183/14) che prevedeva, per le integrazioni salariali, la semplificazione delle procedure burocratiche e la possibilità di introdurre meccanismi standardizzati a livello nazionale per la concessione dei trattamenti.

Con la soppressione - dal 1.1.2016 - della locali commissioni provinciali e con la definizione delle fattispecie che integrano le causali di CIGO in un decreto ministeriale (95442) si sono poste le basi per la realizzazione di tali importanti obiettivi: la definizione di criteri valutativi conformi alla legge e uniformi su tutto il territorio nazionale che garantiscano un procedimento celere e standardizzato.

Dopo la prima fase di applicazione dei criteri di esame delle domande di concessione del trattamento di integrazione salariale ordinaria, illustrati nella circolare n. 139 del 1.8.2016, è stato possibile analizzare le prassi applicative e rilevare le principali criticità che richiedono chiarimenti e nuovi indirizzi operativi.

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4) Antiriciclaggio: stop alla segnalazione di operazione sospetta tardiva

La comunicazione potrà essere inviata oltre i 30 giorni all’Unità di informazione finanziaria. Sanzioni per i professionisti ridotte e rivolte a perseguire la reiterazione e la pericolosità del comportamento.

Sono gli ultimi ritocchi al parere sullo schema di D.Lgs. di recepimento della quarta direttiva antiriciclaggio che ha ottenuto il via libera della Camera. All’appello ora manca solo il parere del Senato.

Allo stesso tempo, però, viene esteso l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette ai reati presupposto associati. Non solo: per ampliare la circolazione delle informazioni i deputati delle commissioni Giustizia e Finanze di Montecitorio chiedono che l’Uif comunichi all’autorità giudiziaria competente informazioni e risultati delle analisi svolte nei casi in cui si possano desumere elementi diversi dal riciclaggio, dai reati presupposti associati e dal finanziamento del terrorismo.

Più in generale, la linea seguita dai deputati è stata quella di ridurre oneri e adempimenti e di rafforzare il sistema sanzionatori sui casi più gravi come quelli di frode, come è giusto che sia.

Anche sul versante delle sanzioni amministrative si punta a introdurre un meccanismo di mitigazione limitando l’applicazione delle penalità più pesanti ai casi di “violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime”. In sostanza per i soggetti diversi da intermediari bancari e finanziari che omettono di effettuare la segnalazione di operazione sospetta la richiesta dei parlamentari è di applicare la sanzione amministrativa pecuniaria da 3mila a 1 milione di euro (con un limite massimo però del 40% del valore dell’operazione sospetta non segnalata) ma solo nelle circostanze più gravi e di recidiva.

Meno vincoli vengono chiesti sulla moneta elettronica. Liberando così dagli obblighi antiriciclaggio soggetti particolari come i tabaccai per le ricariche delle carte di credito prepagate. E, tra le novità dell’ultima ora, i deputati chiedono che venga messo nero su bianco il principio della successione delle leggi nel tempo in base al quale nessuno può essere assoggettato a sanzioni se non in forza di una legge entrata in vigore prima della commissione della violazione e, nel caso in cui un fatto non costituisca secondo una legge posteriore una violazione punibile, nessuno può essere punito per quel fatto, salvo che la sanzione sia già stata irrogata con provvedimento definitivo.

Tra le osservazioni che hanno un peso specifico meno vincolante per il Governo, invece, va sottolineata la necessità di prevedere la gratuità o in alternativa costi standard o importi forfettari per la consultazione del Registro imprese nell’ottica dell’individuazione della titolarità effettiva di persone giuridiche e trust. Sul fronte dei professionisti, si segnala la richiesta di far adeguare il proprio comportamento alle linee guida proposte dai rispettivi organismi di autoregolamentazione entro 12 mesi dall'entrata in vigore delle nuove regole e a seguito dell’approvazione da parte del Comitato di sicurezza finanziaria.

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Srl: statuti cambiati senza notaio

Un decreto delle Sviluppo economico dà il via alla semplificazione mediante la firma digitale. La costituzione delle società innovative modificabile online.

Dal 22 giugno 2017, chiunque potrà modificare un atto costitutivo di una start up innovativa nella forma di Srl direttamente online e senza l'intervento del notaio.

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Accordo Italia-Bermuda per le informazioni fiscali in vigore dal 3 aprile 2017

Sulla Gazzetta Ufficiale del 4 maggio 2017 è stato pubblicato il comunicato del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale con il quale si annuncia che il 3 aprile 2017 è entrato in vigore l’Accordo Italia-Bermuda per lo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Londra il 23 aprile 2012. Si è dunque perfezionato lo scambio delle notifiche previsto.

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Iva: modifiche non retroattive

Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, nel corso dell'audizione parlamentare del 4 maggio 2017, ha affermato che non c’è alcun rischio per il recupero dell'Iva sugli acquisti 2015 e 2016: la restrizione del termine per l'esercizio della detrazione disposta dal D.L. n. 50/2017, in vigore dal 24 aprile, non ha effetto retroattivo, ma si applica a decorrere dalle fatture del 2017.

Rimane quindi possibile, per gli acquisti pregressi, esercitare il diritto nel più ampio termine previsto prima della modifica, ossia entro la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto. Dunque, secondo l'affermazione del direttore, i contribuenti che non avessero ancora operato la detrazione dell’imposta divenuta esigibile nel 2015 e nel 2016, possono ancora farlo, rispettivamente, fino alle dichiarazioni annuali che saranno presentate nel 2018 e nel 2019, in base alla disposizione dell'art. 19, comma 1, del D.P.R. n. 633/72 nella versione anteriore alla modifica apportata dall'art. 2 del D.L. n. 50/2017.

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5) Arrivano le misure per contrastare la corruzione alle Entrate

Prevenire e meglio che curare, il detto popolare si addice benissimo anche per il Fisco.

Difatti, con un corposo comunicato stampa del 5.5.2017 l’Agenzia delle Entrate mette di risalto la lotta per la legalità e contro la corruzione. Queste di seguito sono le misure per prevenire la corruzione e i comportamenti illeciti.

Le Entrate si impegnano con decisione per prevenire e contrastare i casi, numericamente marginali, di comportamenti indebiti realizzati dai dipendenti infedeli. La battaglia culturale dell’Agenzia delle Entrate contro la corruzione e gli illeciti non si ferma. Ma oltre alla reazione e al controllo interno, l’Agenzia lavora sulla prevenzione a più livelli. Per tutelare il buon nome della totalità dei 40mila dipendenti che lavorano quotidianamente con onestà e dedizione al servizio della collettività.

L’Agenzia delle Entrate è da sempre impegnata a favore della legalità, per isolare i dipendenti infedeli. In questi ultimi tre anni, sono stati adottati 822 provvedimenti disciplinari, tra i quali 83 licenziamenti.

Gli strumenti per contrastare i comportamenti scorretti

L'Agenzia promuove costantemente iniziative formative e comunicazionali allo scopo di contenere concretamente il rischio di irregolarità, frodi interne, sanzioni giudiziarie o amministrative, danni erariali. Tra queste si evidenziano:

- la periodica rotazione negli incarichi sia per i funzionari che per i dirigenti;

- la sensibilizzazione e la formazione del personale sui temi del controllo interno e della corruzione;

- il potenziamento specifico dei presidi antifrode nei processi dell'Agenzia;

- il riscontro sistematico delle possidenze dichiarate dai dirigenti;

- l’obbligo di formazione tecnica per gli addetti al contrasto dei fenomeni corruttivi;

- la formazione sui temi della corruzione per tutti i neoassunti;

- l’approfondita valutazione dell'azione manageriale dei dirigenti per casi corruttivi posti in essere dai propri dipendenti;

- la diffusione dei principi comportamentali e dei valori etici negli uffici;

- l’emanazione di manuali sulla correttezza comportamentale;

- la spinta a una maggiore trasparenza nello svolgimento delle attività istituzionali;

- lo sviluppo di applicazioni informatiche di supporto per il monitoraggio evoluto degli atti dell'Agenzia.

L’Agenzia al fianco degli inquirenti

L’Agenzia delle Entrate collabora costantemente con l’Autorità Giudiziaria fornendo ogni elemento utile ad indagini in corso o con segnalazioni di reato risultanti da inchieste amministrative interne, spesso molto complesse, mirate sia all’individuazione delle responsabilità soggettive che alla ricostruzione delle modalità con cui è stato realizzato l’illecito.

L’attività disciplinare dell’Agenzia

In tre anni sono stati arrestati 27 dipendenti, spesso per aver commesso reati di corruzione e concussione. In questi casi, le Entrate provvedono immediatamente alla sospensione cautelare dal servizio dei dipendenti; nei tempi e con le modalità previste dalla normativa vigente adottano il licenziamento senza preavviso senza attendere la conclusione del procedimento penale. In particolare, nei casi di arresto in flagranza di reato, convalidati dal giudice per le indagini preliminari, l’Agenzia applica la sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso. Agli strumenti disciplinari e sanzionatori si associano le misure risarcitorie per tutelare l’istituzione e la dignità dei dipendenti che operano onestamente e scrupolosamente, giorno dopo giorno.

40mila dipendenti al servizio del Paese

I dati degli ultimi tre anni confermano che i comportamenti illeciti riguardano lo 0,2% del personale dell’Agenzia: un numero marginale rispetto alla totalità delle 40 mila dipendenti. Molto più importante e significativo per l’istituzione è il lavoro delle donne e uomini che lavorano con dedizione all’Agenzia delle Entrate e contribuiscono con il proprio onesto lavoro a promuovere l’adempimento fiscale e il contrasto all’evasione a beneficio dello sviluppo del Paese e della collettività.

Prevenzione e reazione, le due facce della lotta alla corruzione

Da più di due anni l’Agenzia ha introdotto una procedura di whistleblowing per permettere a tutti di fornire il proprio contributo. Con questa procedura, i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate possono segnalare le condotte illecite di cui sono venuti a conoscenza e aiutare gli organi di controllo interno. Da febbraio 2015 a oggi, tramite l’applicativo di whistleblowing sono pervenute 223 segnalazioni. Tutte le segnalazioni sono state analizzate e nei casi più gravi è stata coinvolta l’Autorità giudiziaria competente.

I numeri dell’attività di auditing

Negli ultimi tre anni la direzione Audit dell’Agenzia ha effettuato 474 inchieste amministrative interne sugli uffici e 3.601 ispezioni per verificare situazioni di incompatibilità e cumulo impieghi. Sulla base di queste attività sono state inoltrate 86 informative di reato alla competente Autorità giudiziaria e 25 denunce alla Corte dei Conti, nonché ulteriori segnalazioni per l’avvio di procedimenti disciplinari. A seguito dell’attività di “iniziativa”, nel corso del 2016 la Direzione Centrale Audit ha svolto 27 inchieste amministrative interne dalle quali sono scaturite, tra l’altro, 10 denunce all’Autorità giudiziaria e alcuni licenziamenti di dipendenti.

La nuova organizzazione interna

Dal primo aprile è operativa la nuova articolazione interna della Direzione Centrale Audit, che risponde a esigenze di conformità agli Standard Internazionali. Requisito essenziale dell’internal audit, infatti, è la condizione di indipendenza funzionale e operativa, al fine di evitare situazioni di conflitto di interesse e garantire l’imparzialità del proprio giudizio. Questa indipendenza viene assicurata dal collocamento della funzione alle dirette dipendenze del Direttore dell’Agenzia e dalla completa estraneità alle attività oggetto di verifica.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 107 del 5 maggio 2017)

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6) Entrate tributarie ancora in rialzo

Nel periodo gennaio – marzo 2017 le entrate tributarie erariali mostrano un aumento del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il contributo maggiore proviene dal gettito delle imposte dirette, seguito da quello delle indirette e dai risultati conseguiti attraverso l’attività di accertamento e controllo

Il primo trimestre dell’anno si propone, anche quest’anno, con il segno positivo: nelle casse erariali sono entrati 94.599 milioni di euro , con un incremento di 2.200 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari a +2,4% .

I dettagli dell’andamento delle principali imposte sono stati pubblicati il 5 maggio 2017 sul sito del dipartimento delle Finanze il Bollettino, corredato dalle Appendici statistiche e dalla relativa Nota tecnica che illustra sinteticamente i principali contenuti del documento. E’ disponibile anche il report Entrate erariali F24 aprile 2017 che analizza l’andamento delle entrate tributarie versate con il modello F 24 relativo al periodo gennaio-aprile 2017, fornendo una prima anticipazione dell’andamento delle stesse.

Imposte dirette sempre in pole position

Anche nei primi tre mesi di quest’anno il primo gradino del podio spetta alle imposte dirette che ammontano complessivamente a 52.931 milioni di euro, facendo registrare un aumento dell’1,7% (+909 milioni di euro) rispetto a gennaio-marzo 2016.

Il contributo maggiore è dato dal gettito dell’Irpef che cresce di 761 milioni di euro (+1,6%) e dell’Ires che registra un incremento di 216 milioni di euro (pari a +27,6%) nei confronti dell’analogo periodo dello scorso anno.

Ulteriore contributo positivo viene dall’introito di 352 milioni di euro (+70 milioni di euro, pari a +24,8%) derivanti dalla voluntary disclosure introdotta nel nostro ordinamento dalla legge 186/2014 per favorire la regolarizzazione dei capitali ancora non dichiarati al Fisco.

Andamento negativo, invece, per le entrate derivanti dalle imposte sostitutive sui redditi da capitale e sulle plusvalenze in diminuzione di 188 milioni di euro (-29,4%) e quelle riguardanti l’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione -9 milioni di euro, pari a -1,3%).

In crescita, infine, le ritenute sugli utili distribuiti alle persone giuridiche che ammontano a +48 milioni di euro pari a +23,4%.

Imposte indirette sul secondo gradino del podio

Con un gettito complessivo di 41.668, in aumento del 3,2% (+1.291 milioni di euro) rispetto al primo trimestre 2016 le imposte indirette contribuiscono al buon andamento delle entrate tributarie di questo periodo.

Sono 24.213 milioni di euro quelli che arrivano dall’Iva, con un incremento di 979 milioni di euro (+4,2%) che derivano sia dalla componente degli scambi interni per 251 milioni di euro (+1,2%) che dal prelievo sulle importazioni per 728 milioni di euro (+26,7%).

Rispetto all’analogo periodo del 2016, si evidenzia una crescita per l’imposta di bollo (+225 milioni di euro) e una diminuzione per l’imposta di registro del 4,1%; anche le entrate dell’accisa sugli oli minerali mostra un lieve decremento pari a-1,5% attestandosi a 5.004 milioni di euro mentre il gettito dell’accisa sul gas metano si attesta a 960 milioni di euro con un incremento dello 0,7%.

Entrate da giochi e da accertamento e controllo anch’esse positive I giochi mostrano una crescita del 3,8% pari a 3.527 milioni di euro. Anche gli introiti derivanti dall’attività di accertamento e controllo, per i soli ruoli dei tributi erariali, segnano un andamento positivo con un gettito di 1.959 milioni di euro pari a un aumento dell’1,4% rispetto al primo trimestre 2016; in questo ambito va segnalato che i ruoli riguardanti le imposte indirette mettono in evidenza un aumento del 3,9%.

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7) Regolamentazioni delle unioni civili: chiarimenti anche sul diritto all’assegno per congedo matrimoniale

Arrivati i chiarimenti sul tema delle regolamentazioni delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze ai sensi della Legge 20 maggio 2016, n.76 - Effetti su prestazioni a sostegno del reddito erogate dall’INPS. Nucleo di riferimento per unioni civili. Assegno per il nucleo familiare ed Assegni Familiari. Assegno per congedo matrimoniale.

In base a quanto disposto dalla legge n. 76/2016 e alle indicazioni fornite con nota del 25/01/2017, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, interpellato sulla questione al fine di individuare il “nucleo” di riferimento alla luce della citata normativa e garantire le vigenti tutele per il sostegno al reddito familiare, adesso l’INPS con la circolare n. 84 del 5 maggio 2017 ha fornito chiarimenti in merito alle seguenti tematiche:

- individuazione del nucleo di riferimento per le unioni civili;

- determinazione del reddito complessivo per i nuclei familiari composti da genitori conviventi;

- diritto all’assegno per congedo matrimoniale.

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Sisma: Proroga delle misure di sostegno al reddito, le istruzioni dell’Inps

L’INPS con la circolare n. 83/2017 ha fornito le prime istruzioni operative sull’erogazione dell'indennità prevista per i lavoratori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017. Si tratta dell’indennità prevista dall’articolo 45, comma 1, del Dl 189/16, convertito con modificazioni dalla Legge 229/16, pari al trattamento massimo di integrazione salariale, con la relativa contribuzione figurativa, della durata di quattro mesi con riferimento ai Comuni di cui all’allegato 1, ovvero dal 26 ottobre 2016, con riferimento ai Comuni di cui all’allegato 2 del predetto decreto e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2016, nel limite di 124,5 milioni per il 2016.

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Bonus Sud, online tre nuove Faq

Nuovi chiarimenti da parte dell'Anpal sull'applicazione del Bonus Sud per l'occupazione di disoccupati, a seguito dell'ultima interlocuzione tra l'Agenzia ed il Consiglio Nazionale. Le tre nuove Faq contenute nell'approfondimento del 4 maggio 2017 della Fondazione studi consulenti del lavoro (n. 17-18-19) fanno seguito a quelle già diramate dalla stessa con il documento pubblicato lo scorso 18 aprile.

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8) In arrivo 191.221 mail agli indirizzi Pec dei contribuenti che hanno omesso la dichiarazione Iva del 2016

Dichiarazione Iva 2017 non presentata o compilata solo in parte. In arrivo oltre 191mila comunicazioni delle Entrate per mettersi in regola.

L’Agenzia sta inviando 191.221 mail agli indirizzi Pec di alcuni contribuenti che presentano eventuali anomalie nella dichiarazione Iva per consentirgli di controllarle e, se necessario, mettersi in regola. E’ un’opportunità per coloro che non hanno presentato la dichiarazione Iva per l’anno d’imposta 2016 o che l’hanno presentata compilando solo in parte il quadro Va che così possono ancora rimediare e pagare sanzioni ridotte senza ricevere controlli.

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate pubblicato il 5 maggio 2017, vengono definite le modalità con cui il contribuente può richiedere informazioni oppure segnalare alle Entrate eventuali elementi, fatti e circostanze sconosciuti al Fisco che possano giustificare l'anomalia o sanare l'irregolarità avvalendosi del ravvedimento operoso. La comunicazione, oltre alla modalità Pec, è consultabile all’interno del Cassetto fiscale, presente nell’area riservata dei servizi telematici dell’Agenzia.

Cosa fare per mettersi in regola

I contribuenti che hanno omesso di presentare la dichiarazione Iva relativa all’anno di imposta 2016 possono regolarizzare la posizione presentando la dichiarazione entro 90 giorni che decorrono dal 28 febbraio 2017, con il versamento delle sanzioni in misura ridotta.

I contribuenti che invece hanno compilato soltanto il quadro Va della dichiarazione Iva relativa al periodo d’imposta 2016 possono regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commessi, beneficiando della riduzione delle sanzioni applicabili, tramite l’istituto del ravvedimento operoso. Questo comportamento può essere posto in essere a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata oppure che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, di cui i soggetti interessati abbiamo avuto formale conoscenza.

I canali di assistenza dell’Agenzia

Nel caso in cui il contribuente abbia bisogno di informazioni, potrà telefonare al numero 848.800.444 da telefono fisso (tariffa urbana a tempo) oppure al numero 06.96668907 da telefono cellulare (costo in base al piano tariffario applicato dal proprio gestore), dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, selezionando l’opzione “servizi con operatore > comunicazione dalla Direzione Centrale Accertamento”. La richiesta di informazioni può essere presentata anche tramite gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 106 del 5 maggio 2017)

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9) Restrizioni alla detrazione Iva e allargamento splyt payment: preoccupazioni da Assonime

Pubblicate le osservazioni Assonime sul disegno di legge A.C. 4444 di conversione del dl n. 50/2017.

Il 4 maggio 2017 il Direttore Generale di Assonime ha inviato, alla Commissione Bilancio del Senato della Repubblica, alla Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati e per conoscenza al Capo Gabinetto del Ministero delle Finanze, alcune osservazioni sul disegno di legge A.C.4444 "Conversione in legge del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo".

Nella lettera sono evidenziate le più rilevanti problematiche, sorte a seguito dell'entrata in vigore del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, concernenti, in particolare, le disposizioni relative all'ampliamento dell'ambito applicativo dello split payment e quelle che hanno ridotto il termine per operare la detrazione dell'IVA.

L'applicazione, dal 1° luglio prossimo, dello split payment alle operazioni effettuate nei confronti di tutti gli enti ed i soggetti appartenenti alla Pubblica amministrazione, di tutte le società controllate dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali e delle società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana crea notevoli incertezze presso le imprese fornitrici con riguardo alla corretta individuazione di tali soggetti. La situazione è aggravata dal limitatissimo lasso di tempo previsto dalla norma (pubblicata il 24 aprile scorso) per ottemperare alla stessa (dal 1° luglio prossimo).

L'applicazione dello split payment, esigendo la modifica dei sistemi gestionali e contabili attualmente utilizzati dalle imprese fornitrici dei soggetti sopra indicati, comporta, fra l'altro, elevati costi di adeguamento di tali sistemi.

Le disposizioni sullo split payment creano, infine, nelle imprese fornitrici sia considerevoli problemi finanziari – a causa del venir meno della liquidità ordinariamente connessa all'incasso dell'IVA addebitata ai clienti – sia un'ancor più critica posizione creditoria nei confronti dell'Erario, per il considerevole aumento dell'ammontare dei crediti IVA, crediti il cui rimborso è spesso ottenuto in tempi lunghi e la cui compensazione trova non pochi limiti.

Ulteriori preoccupazioni sono sorte nelle imprese a seguito dell'entrata in vigore delle disposizioni che limitano sensibilmente il vigente termine entro il quale è possibile esercitare il diritto alla detrazione dell'IVA: il nuovo termine, troppo ristretto, potrebbe comportare in non pochi casi l'impossibilità di operare la detrazione.

Il problema principale è quello dell’aumento sostanzioso, che verrà probabilmente a determinarsi, dei crediti d’imposta nella liquidazione dell’IVA. È evidente, infatti, che se un’impresa effettua operazioni imponibili nei confronti di soggetti cui non può addebitare l’IVA, l’imposta assolta “a monte” non troverà spazio sufficiente nell’imposta addebitata “a valle”. Queste imprese dovranno, quindi, recuperare tali eccedenze chiedendone il rimborso o mediante altre procedure di recupero (compensazioni, riporto dell’eccedenza). La Commissione Europea ha rilevato questo problema , ma non ha ritenuto che tale problema potesse portare a negare l’autorizzazione perché lo Stato italiano ha assicurato che i rimborsi sono erogati entro tre mesi (v. atto del 7 aprile 2017, COM 2017 169 final). Ora, è esperienza comune che l’Erario eroga i rimborsi entro termini ben più lunghi di tre mesi, fino a casi estremi di due anni. Lo stesso direttore dell’Agenzia delle entrate, nel corso di un’audizione presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria lo scorso 20 luglio, dichiarò che “in riferimento a dati pubblicati e che possiamo ancora pubblicare proprio per effetto della consapevolezza da parte dell'amministrazione della possibilità che l'applicazione di strumenti quale il reverse charge e lo split payment possono portare a una crisi di liquidità, siamo riusciti ad avere un sistema di rimborsi molto più rapido rispetto a quelli del passato, ovvero a due anni”. Non è dato tuttavia ancora sapere quali iniziative saranno avviate dall’Amministrazione finanziaria per garantire l’effettivo rispetto del termine dei tre mesi.

Comunque sia, l’insorgenza di eccedenze di imposta detraibile per effetto di questo regime rende il sistema dell’IVA distorsivo, svantaggiando i soggetti che effettuano cessioni o prestazioni nei confronti di soggetti che rientrano nel perimetro della scissione dei pagamenti.

A tali osservazioni si aggiunga che non è chiaro cosa accade quando un soggetto entra o esce dal novero dei soggetti compresi nel perimetro della scissione dei pagamenti. Sarebbe auspicabile che tali entrate e uscite siano rilevate in un elenco ufficiale e che la permanenza nell’elenco abbia carattere di stabilità. Tuttavia, quale che sarà il sistema che verrà adottato con il decreto ministeriale, le imprese dovranno frequentemente monitorare la natura dei loro clienti, oltre che, ovviamente, la propria, per verificare se, nella veste di committenti, possono ricevere fatture con rivalsa dell’IVA o se devono essi stessi provvedere a versare l’IVA all’Erario, non addebitata dal fornitore e, al contempo, se in veste di fornitore emettere fattura senza IVA. Per l’operatività delle imprese, questo sistema appare quanto mai gravoso, determinando un aumento rilevante dei costi amministrativi che appare in contrasto con il principio basilare dell’IVA secondo cui il sistema del tributo dovrebbe contenere quanto più possibile i costi relativi alla sua applicazione.

Altra misura che sta preoccupando non poco le imprese è quella relativa alle modifiche delle norme che disciplinano la detrazione dell’IVA. In sostanza, è stato ridotto il termine entro il quale i contribuenti possono esercitare il diritto alla detrazione, che in base alla precedente disciplina poteva operarsi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui lo stesso è sorto. Tale termine viene ridotto, prevedendosi che la detrazione può essere attuata, al più tardi, con la dichiarazione relativa all’anno in cui il relativo diritto è sorto. Correlativamente è stato ridotto anche il termine di registrazione degli acquisti: le fatture di acquisto devono essere annotate nell’apposito registro anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta e, comunque, entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno.

Queste modifiche avranno un forte impatto sulle imprese perché la registrazione delle fatture di acquisto viene effettuata solo dopo che le imprese committenti hanno verificato la correttezza delle fatture ricevute e tale operazione, soprattutto per le realtà più strutturate e per le operazioni più complesse, è tutt’altro che agevole. Ciò porterà le imprese a modificare gli attuali schemi operativi e contabili poiché le fatture dovranno essere registrate – e l’IVA detratta – prima dell’anzidetta verifica; con la conseguenza che, in caso di errori o contestazioni, si dovrà procedere a variazioni, con tutti i problemi che ciò comporta relativamente alla gestione di un’ordinata contabilità e alla corretta applicazione del tributo.

Sarebbe auspicabile, quindi, anche tale misura sia rimeditata, considerando, fra l’altro, che essa comporta anche una perdita di gettito dal momento che i contribuenti si vedranno costretti ad anticipare la detrazione.

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10) Semplificazioni fiscali, il Notariato illustra le sue proposte in Commissione Bicamerale

Il 4 maggio scorso il Consiglio Nazionale del Notariato è stato audito in seno alla Commissione Bicamerale per la semplificazione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle semplificazioni possibili nel settore fiscale. L’indagine, in particolare, è stata avviata con lo scopo di individuare soluzioni utili per superare l’attuale complessità del sistema fiscale.

I rappresentanti del CNN hanno, quindi, illustrato ai componenti della Commissione Bicamerale una serie di proposte nella prospettiva di ridurre il numero degli adempimenti a carico dei contribuenti e di migliorare la compliance tra Fisco e cittadini, favorendo lo spontaneo adempimento degli obblighi tributari e l’efficiente funzionamento del sistema di riscossione.

In questa ottica ci si è soffermati in particolare sulla proposta di ampliare le fattispecie impositive del cd. sistema del prezzo-valore, nonché su quella volta ad istituire nel nostro ordinamento l’istituto del certificato di successione.

Il ricorso all’opzione del prezzo-valore, come si legge nel documento, ha determinato notevoli vantaggi nei rapporti tra amministrazione e contribuenti, garantendo alla prima un gettito facilmente controllabile e predeterminabile e sottraendo i secondi all’attività di accertamento. Pertanto, si è proposto di estendere il meccanismo del prezzo-valore ai fabbricati non abitativi ed ai terreni diversi da quelli a destinazione edificatoria, attualmente esclusi senza una motivazione obiettiva dall’opzione.

L’obiettivo di riduzione degli adempimenti fiscali, a parere del Notariato, potrebbe essere perseguito anche regolamentando nel nostro ordinamento l’istituto del certificato di successione, oggi previsto in base alla normativa comunitaria per le successioni di rilievo transnazionale, implementandone il contenuto allo scopo di riunire in un unico documento, redatto dal notaio, l'intero procedimento ereditario: il documento, oltre a fotografare gli elementi della devoluzione del patrimonio ereditario, potrebbe contenere una serie di dichiarazioni negoziali (accettazione, rinuncia all'eredità, conseguimento del legato, integrazione di legittima, eccetera), nonché indicare gli elementi propri della dichiarazione di successione, con riscossione da parte del pubblico ufficiale di tutte le imposte dovute. In sintesi, con un unico documento ereditario si darebbe certezza dei rapporti ereditari, con rilevanza giuridica e fiscale.

Il Notariato ha evidenziato inoltre gli effetti positivi che potrebbero derivare dai seguenti interventi:

a) estensione dell’ambito di applicazione dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze immobiliari anche a fattispecie ulteriori rispetto a quelle oggi vigenti (cioè plusvalenze maturate in seguito a rivendita di fabbricati abitativi) e, in particolare, ai terreni edificabili (I - Modello Unico Informatico e (ulteriori possibili) semplificazioni nella liquidazione di alcune imposte dirette);

b) implementazione e consultazione diretta dell’Anagrafe Immobiliare Integrata da parte dei notai.

(Consiglio nazionale del notariato, comunicato del 5 maggio 2017)

Vincenzo D’Andò