L'IMU può essere considerata incostituzionale?

Anche se siamo solo a maggio e l’assillante susseguirsi sia delle scadenze sia della dilagante produzione normativa del legislatore fiscale tenda a far perdere di vista ciò che è ancora lontano, anche solo minimamente dall’impegno giornaliero, basta una sola occhiata al calendario per rendersi conto che sta avvicinandosi a grandi passi il momento in cui una buona parte dei contribuenti italiani saranno chiamati a versare la prima rata di IMU e TASI ed i professionisti che, purtroppo per loro, li seguono nel labirinto fiscale italiano, dovranno fare i debiti conti.
Ed è proprio in vista di tale scadenza che può essere di qualche interesse svolgere alcune considerazioni, che anticipiamo subito saranno alquanto critiche, su questi due tributi, IMU e TASI, così simili tra loro e nei loro presupposti impositivi da far pensare che si tratti delle due facce di una stessa medaglia che, purtroppo, dà molto l’idea di rappresentare, al di là di come l’ha voluta proporre il legislatore, semplicemente un mezzo per fare cassa con qualche probabile vizio di incostituzionalità che cercheremo di dimostrare.
L’IMU
Cominciamo la nostra analisi partendo, anche solo per ragioni di stampo puramente cronologico, con il mettere sotto la lente d’ingrandimento l’IMU (conosciuta anche, ma più che altro fra gli addetti ai lavori, come Imposta Municipale Propria).
In questa indagine alla quale ci accingiamo il prima passo può ben essere quello rappresentato da una pura e semplice analisi testuale della lettera di come il legislatore tributario si è espresso nell’ambito dell’articolo 13 del Decreto Legge n. 201/2011, “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”, convertito con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214.
Nell’ambito dell’articolo 13 citato possiamo rinvenire, proprio al suo incipit, la dichiarazione secondo cui la disposizione di cui all’articolo rappresenta una “anticipazione sperimentale dell’imposta municipale propria”, imposta che avrebbe dovuto entrare in vigore a partire solo dal 1° di gennaio dell’anno 2014, così come era stato stabilito dall’articolo 8, comma 1, del Decreto Legislativo 14 marzo 2011, n. 23 con cui l’imposta in parola era stata istituita (“L’imposta municipale propria è istituita, a decorrere dall’anno 2014, e sostituisce, per la componente immobiliare, l’imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari relativi ai beni non locati, l’imposta comunale sugli immobili”). Il tributo, secondo il comma 9 dell’articolo 8 citato, ha quale presupposto impositivo il possesso di immobili, in questo omologandosi in maniera perfetta alla prescrizione dell’articolo 1, comma 2 del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (norma istitutiva dell’ICI), tant’è che, se confrontiamo i due testi, “Presupposto dell’imposta è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa” (ICI) e “L’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ivi compresa l’abitazione principale e le pertinenze della stessa” (IMU) possiamo facilmente notare non solo una strettissima parentela ma addirittura un rimando esplicito della seconda alla prima..
Dopo avere indagato sugli elementi costitutivi dell’IMU possiamo spostare la nostra attenzione sui soggetti passivi della stessa, soggetti che sono chiaramente individuati dall’articolo 9, comma 1, del Decreto Legislativo n. 23/2011, secondo cui: “Soggetti passivi dell’imposta municipale propria sono il proprietario di immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è …

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