Diario quotidiano del 26 maggio 2017: introdotte disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio

Pubblicato il 26 maggio 2017



1) Governo: introdotte disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio
2) Approvato in via definitiva il DLgs che introduce la nuova disciplina per l’attività dei 'compro oro'
3) Al via il documento unico di proprietà degli autoveicoli
4) Cartella esattoriale: quando sussiste l’obbligo del contradditorio con il contribuente
5) Cassa forense: contributo minimo legittimo
6) Incentivo “Occupazione SUD”: chiarimenti sulle richieste telematiche
7) Sospensione delle ritenute IRPEF a seguito degli eventi sismici: intervento dell’INPS
8) Ordini dei Commercialisti: obbligo di aderire al sistema PagoPA
9) Nel 2016 il mercato torna positivo per negozi, uffici e capannoni: leasing in crescita nel 1' quadrimestre 2017
10) Liquidazione Iva: invio entro il 12 giugno
11) Premio Forum Pa 2017 10x10
diario-quotidiano-articoli-81) Governo: introdotte disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio 2) Approvato in via definitiva il DLgs che introduce la nuova disciplina per l’attività dei “compro oro” 3) Al via il documento unico di proprietà degli autoveicoli 4) Cartella esattoriale: quando sussiste l’obbligo del contradditorio con il contribuente 5) Cassa forense: contributo minimo legittimo 6) Incentivo “Occupazione SUD”: chiarimenti sulle richieste telematiche 7) Sospensione delle ritenute IRPEF a seguito degli eventi sismici: intervento dell’INPS 8) Ordini dei Commercialisti: obbligo di aderire al sistema PagoPA 9) Nel 2016 il mercato torna positivo per negozi, uffici e capannoni: leasing in crescita nel 1° quadrimestre 2017 10) Liquidazione Iva: invio entro il 12 giugno 11) Premio Forum Pa 2017 10x10 ****

1) Governo: introdotte disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio

Attuata la direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 e che abroga la direttiva 2005/60/CE e la direttiva 2006/70/CE (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che detta disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento delle attività terroristiche.

Il decreto recepisce la direttiva UE 2015/849, che ha introdotto disposizioni volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.

I destinatari della normativa antiriciclaggio sono le persone fisiche e giuridiche che operano in campo finanziario e i professionisti tenuti all’osservanza di specifici obblighi di verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo all’unità di informazione finanziaria (UIF) che provvede alla relativa analisi.

L’approfondimento investigativo delle segnalazioni è effettuato dalla Direzione investiva antimafia (DIA) e dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza (GdF). Il Comitato di sicurezza finanziaria presso il Ministero dell’economia e delle finanze è l’organismo responsabile dell’elaborazione degli indirizzi strategici in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo e dell’analisi nazionale dei relativi rischi.

Accogliendo le indicazioni contenute nei parere parlamentari è stata ampliata la platea dei soggetti qualificati come “persone politicamente esposte” nei confronti delle quali devono essere effettuati controlli più approfonditi: oltre alle alte cariche dello Stato, ai ministri e parlamentari, ai vertici della magistratura, agli assessori e consiglieri regionali, ai parlamentari europei e ai direttori generale delle Asl e delle aziende ospedaliere, rientrano nella nozione anche i sindaci dei comuni con popolazione non inferiore a 15.000 abitanti e i vertici delle società da questi partecipate. Tra le novità introdotte figurano il rafforzamento del ruolo della Direzione antimafia e antiterrorismo e il riordino delle sanzioni amministrative, attraverso un sistema di misure graduato in funzione della gravità delle violazioni. Coerentemente a quanto prescritto dalla direttiva, viene disegnato un sistema sanzionatorio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive, da applicare alle persone fisiche e alle persone giuridiche direttamente responsabili della violazione delle disposizioni dettate in funzione di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. E’ stato inoltre previsto, in coerenza con la direttiva, che le operazioni sospette non possano essere compiute fino a quando non è effettuata la relativa segnalazione, nonché inserito l’obbligo della UIF di dare informazione delle operazioni sospette per motivi di terrorismo anche ai Servizi di sicurezza.

Istituito Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e trust

Il decreto istituisce il Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e trust, allo scopo di accrescere la trasparenza e di fornire alle autorità strumenti efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. E’ prevista altresì la centralizzazione, in un’apposita sezione del registro delle imprese, delle informazioni sulla titolarità effettiva dei trust produttivi di effetti fiscali.

Inoltre, il provvedimento razionalizza il complesso degli adempimenti posti a carico degli attori del sistema, eliminando formalità e tecnicismi in ordine alle modalità di conservazione dei dati e dei documenti, ritenuti eccessivi rispetto alle esigenze di uniforme ed omogenea applicazione del diritto comunitario e, come tali, potenzialmente anticompetitivi.

Le nuove disposizioni garantiscono anche un adeguato sistema di controllo degli operatori contrattualizzati dalle società di “money transfer”, attività di rimessa di denaro all’estero che presentano un elevato rischio di infiltrazione criminale.

(Consiglio dei ministri, comunicato n. 31 del 25 maggio 2017)

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2) Approvato in via definitiva il DLgs che introduce la nuova disciplina per l’attività dei “compro oro”

Attività dei “compro oro”: Disposizioni per l’esercizio dell’attività di “compro oro” in attuazione dell’articolo 15, comma 2, lettera l), della legge n.170 del 2016 (decreto legislativo – esame definitivo).

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato in via definitiva, dopo l’esame delle competenti commissioni parlamentari, il decreto legislativo che introduce una nuova disciplina per l’attività dei “compro oro”.

Il decreto delinea una disciplina ad hoc che consente di monitorare il settore dei “compro oro” e di censirne stabilmente il numero e la tipologia. La finalità è quella di contrastare sempre più efficacemente le attività criminali e i rischi di riciclaggio riconducibili alle attività di compravendita di oro e oggetti preziosi non praticate da operatori professionali.

Oggi l’apertura di un esercizio di “compro oro” non è soggetta ad una regolamentazione specifica, poiché è sufficiente ottenere una licenza per il commercio di oggetti preziosi, mentre al privato che vuole vendere oggetti di valore è sufficiente esibire un documento di identità senza dover certificare la provenienza di tali oggetti. La nuova normativa, invece, impone ai titolari delle attività di compro oro precisi obblighi finalizzati a garantire la piena tracciabilità della compravendita e permuta di oggetti preziosi e a prevenirne l’utilizzo illecito, compreso il riciclaggio.

I principali interventi sono:

- l’istituzione di un registro degli operatori compro oro professionali per i quali il possesso della licenza di pubblica sicurezza costituisce requisito indispensabile;

- l’obbligo per gli operatori professionali in oro, diversi dalle banche, di iscrizione nel suddetto registro per lo svolgimento dell’attività;

- la previsione di specifici obblighi di identificazione del cliente e di descrizione, anche mediante documentazione fotografica, dell’oggetto prezioso scambiato;

- la piena tracciabilità delle operazioni di acquisto e vendita dell’oro. I compro oro sono obbligati a dotarsi di un conto corrente dedicato alle transazioni finanziarie eseguite in occasione di tali operazioni;

- la previsione di apposite sanzioni, con particolare riferimento all’esercizio abusivo dell’attività (ad esempio in caso di mancata iscrizione nel suddetto registro).

Accogliendo le indicazioni contenute nei pareri delle Commissioni parlamentari è stata data una definizione più puntuale all’operatore compro oro ed è stata abbassata da 1.000 a 500 euro la soglia per l’uso del contante per le attività del settore, al fine di garantire la tracciabilità delle transazioni. Un’altra novità introdotta dal decreto riguarda l’arricchimento del set di informazioni che il compro oro è tenuto ad acquisire e conservare: l’obbligo di annotare l’eventuale cessione dell’oggetto a fonderie e la conservazione di due fotografie dell’oggetto prezioso che viene acquisito.

(Consiglio dei ministri, comunicato n. 31 del 25 maggio 2017)

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3) Al via il documento unico di proprietà degli autoveicoli

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato, in esame definitivo, tre decreti legislativi di attuazione della legge di riforma della pubblica amministrazione (legge 7 agosto 2015, n. 124), tra cui quello che istituisce il documento unico di proprietà degli autoveicoli.

Documento unico di proprietà degli autoveicoli

Razionalizzazione dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, finalizzata al rilascio di un documento unico ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera d), della legge n. 124 del 2015.

Il decreto introduce, dal 1° luglio 2018, il documento unico di circolazione per gli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi. La nuova “carta di circolazione” sostituirà i due documenti attuali: il certificato di proprietà del veicolo, di competenza dell’Aci, e il libretto di circolazione prodotto dalla Motorizzazione civile, come previsto negli altri Paesi europei, e consentirà di ottimizzare i costi di produzione, archiviazione e controllo a carico dell’amministrazione. All’unico documento, inoltre, corrisponderà una tariffa unica, che sostituirà i diritti di Motorizzazione e gli emolumenti per l’iscrizione o la trascrizione di ogni veicolo al Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Manterranno validità le carte di circolazione rilasciate anteriormente all’entrata in vigore del decreto ed anche quelle rilasciate successivamente, fino al 1° luglio 2018.

(Consiglio dei ministri, comunicato n. 31 del 25 maggio 2017)

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4) Cartella esattoriale: quando sussiste l’obbligo del contradditorio con il contribuente

Cartella esattoriale: Su quando sussiste l’obbligo del contradditorio con il contribuente è ora intervenuto il giudice di legittimità.

Difatti, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12954 del 23 maggio 2017, ha stabilito che lo statuto del contribuente (in particolare, l’art. 6, comma 5, della Legge 27 luglio 2000, n. 212) non impone alcun obbligo di contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo; l’obbligo sussiste solo qualora vi siano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione: “situazione, quest’ultima, che non ricorre necessariamente nei casi soggetti alla disposizione appena indicata, la quale implica un controllo di tipo documentale sui dati contabili direttamente riportati in dichiarazione, senza margini di tipo interpretativo”.

E tale obbligo di instaurare la fase del contradditorio si è proprio verificato nel caso analizzato dai massimi giudici. Infatti, l’omesso versamento era causato dalla decisione di modificare la posizione fiscale del contribuente, in merito alle ultime novità normative che avevano disciplinato l’imposta sostitutiva alla quale era afferente il versamento. Pertanto, ha rilevato la Cassazione, nel caso di specie si è verificata quella condizione di incertezza alla quale si riferisce la norma pro contribuente, che implicava la fissazione al contribuente di un termine congruo, comunque non inferiore a 30 giorni dalla richiesta di chiarimenti, con connessa sanzione di nullità dell’atto esattoriale in caso di sua inosservanza.

Anche la CTR aveva ritenuto tempestiva e fondata l’eccezione di invalidità “dell’atto esattivo” impugnato per mancato rispetto della regola di contraddittorio preventivo di cui all’art. 6, comma 5, Legge 212/2000. Per cui, l’Agenzia delle entrate si era vista costretta a ricorrere in Cassazione, che ha, puntualmente, perso.

In particolare, la Corte di legittimità ha osservato che nel caso di specie, diversamente da quanto sostiene l’Amministrazione finanziaria, l’omesso versamento in oggetto era determinato dalla volontà del contribuente di rettificare la propria posizione fiscale in relazione alle modifiche normative intervenute medio tempore a disciplinare l’imposta sostitutiva alla quale il versamento stesso era afferente (rivalutazione delle partecipazioni e dei

terreni).

E’, quindi, risultato chiaro che nel caso di specie si è verificata quella condizione di “incertezza” alla quale si riferisce la “norma statutaria evocata” e che implicava la fissazione al contribuente di un congruo termine, comunque non inferiore a 30 giorni dalla richiesta di chiarimenti, con sanzione di nullità dell’atto per l’inosservanza.

La Cassazione ha concluso affermando che sulla querelle “la decisione della CTR risulta aver correttamente applicato detto principio di diritto, avendo rilevato che nel caso di specie l’iscrizione a ruolo è avvenuta addirittura prima di aver inviato al contribuente la richiesta di chiarimenti, peraltro riscontrata dal contribuente stesso prima di trenta giorni, essendo poi la cartella esattoriale stata notificata solo tre giorni dopo i chiarimenti del contribuente e quindi senza tenerne alcun conto”. Il ricorso delle Entrate è stato dunque rigettato.

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5) Cassa forense: contributo minimo legittimo

E’ legittimo e, quindi, é dovuto il contributo minimo previsto dalla Cassa forense. Con tale motivazione, il Tribunale di Roma, sezione lavoro, con la sentenza 4805 del 22 maggio 2017, ha respinto il ricorso presentato contro l’articolo 21 della legge di riforma dell'Ordinamento della professione forense (Legge 247/2012), ritenendolo infondato.

Come è noto, prima della riforma dell’ente previdenziale (avvenuta nell’anno 2012) gli avvocati, con un reddito inferiore a 10mila euro l’anno, non erano obbligati ad iscriversi a Cassa forense.

Con la riforma è stato, invece, previsto l’obbligo della iscrizione alla Cassa di previdenza di categoria anche per i professionisti del diritto con redditi annui inferiori alla soglia.

In sede di ricorso, era stata sollevata questione di legittimità costituzionale dell’articolo 21 citato per violazione del principio di legalità ex articoli 23, 97 e 113 della Costruzione, nonché del canone di ragionevolezza della Legge ex articolo 3 e per violazione degli articoli 33 e 41 della medesima Carta costituzionale.

Il professionista interessato, altresì chiesto il rinvio alla Corte di giustizia Ue per asserito conflitto del Regolamento della Cassa forense con il principio comunitario sulla libertà della concorrenza e sul principio di non discriminazione.

Il tutto, ai fini dell’accertamento della non debenza della contribuzione richiestagli dall’Ente di previdenza degli avvocati relativamente agli anni dal 2014 al 2016, in presenza di un reddito basso.

Ma secondo il Tribunale di Roma, la previsione di un contributo minimo a carico di tutti coloro che esercitano la professione forense risponde alle esigenze solidaristiche della categoria ed assicura un trattamento previdenziale minimo anche nel caso di redditi percepiti modesti.

Esentare, pertanto, alcuni professionisti da tale obbligo determinerebbe un ingiustificato slittamento dell’obbligo contributivo solo in capo ad alcuni di essi.

Non è stata pertanto ravvisata alcuna violazione delle disposizioni costituzionali né in tema di uguaglianza, né di violazione del diritto al lavoro, né di iniziativa privata o di esercizio di un’arte o di una scienza, né in materia tributaria.

Anzi, la necessità di assicurare un trattamento pensionistico a tutti gli iscritti impone la correlata esigenza di prescrivere un contributo minimo obbligatorio.

(Tribunale di roma, sentenza n. 4805 del 22 maggio 2017)

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6) Incentivo “Occupazione SUD”: chiarimenti sulle richieste telematiche

Incentivo “Occupazione SUD”: Arrivati i chiarimenti sulle modalità di gestione delle richieste telematiche.

Lo ha fatto l’INPS, con il messaggio n. 2152 del 25 maggio 2017. In precedenza, con la circolare n. 41 del 1° marzo 2017, tale istituto previdenziale aveva fornito le indicazioni per l’applicazione degli incentivi all’assunzione di soggetti disoccupati ai sensi dell’articolo 19 del d.lgs. n. 150/2015 effettuate in Regioni “meno sviluppate” o “in transizione”, previsto dal Decreto Direttoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 367 del 16 novembre 2016 e successive rettifiche.

Come ampiamente illustrato nella suddetta circolare, il bonus spetta per l’assunzione di persone disoccupate ai sensi dell’articolo 19 del d.lgs. n. 150/2015, ossia “i soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro di cui all’articolo 13 del medesimo decreto, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego”.

Al fine del riconoscimento dell’agevolazione, l’INPS, mediante i propri sistemi informativi centrali:

- consulta gli archivi informatici dell’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), al fine di conoscere se il soggetto per cui si chiede l’incentivo sia disoccupato;

- calcola l’importo dell’incentivo spettante;

- verifica la disponibilità residua della risorsa;

- informa – esclusivamente in modalità telematica mediante comunicazione all’interno del medesimo modulo di istanza - che è stato prenotato in favore del datore di lavoro l’importo dell’incentivo per l’assunzione del lavoratore indicato nell’istanza preliminare.

Come è noto, a seguito dell’elaborazione delle istanze pervenute relative alla sopra richiamata agevolazione, sono state riscontrate alcune situazioni di ritardo di aggiornamento degli archivi ANPAL concernenti lo stato di disoccupazione del lavoratore, che hanno determinato la reiezione di istanze di assunzioni che invece, presentavano i requisiti di legge. Pertanto, l’Istituto, in accordo con l’ANPAL, ha interrotto il processo di elaborazione delle richieste di agevolazione.

Con il nuovo messaggio, l’INPS comunica che adesso, sulla base delle informazioni fornite dall’ANPAL, ha provveduto a riesaminare le istanze per le quali è stato precedentemente attribuito un esito negativo per mancato riscontro di una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID) da associare al lavoratore.

Le richieste per le quali, a seguito dell’implementazione della banca dati gestita dall’ANPAL, risulta validamente resa una DID, sono state rielaborate centralmente e risultano, ad oggi, nello stato “accolta”.

Viene precisato, in proposito, che, a seguito dell’accoglimento delle istanze, il datore di lavoro, per accedere all’incentivo – entro sette giorni di calendario dall’elaborazione positiva della richiesta da parte dell’Istituto - dovrà, se ancora non lo ha fatto, effettuare l’assunzione.

Entro dieci giorni di calendario dalla elaborazione positiva della richiesta da parte dell’Istituto, il datore di lavoro, inoltre, avrà l’onere di comunicare – a pena di decadenza - l’avvenuta assunzione, chiedendo la conferma della prenotazione effettuata in suo favore.

L’inosservanza del termine di dieci giorni previsti per la presentazione della domanda definitiva di ammissione al beneficio determinerà l’inefficacia della precedente prenotazione delle somme, ferma restando la possibilità per il datore di lavoro di presentare successivamente un’altra domanda.

L’Istituto rende noto, inoltre, che, nelle ipotesi in cui, dall’ulteriore consultazione della banca dati gestita dall’ANPAL, per il lavoratore non risulti presente una DID validamente rilasciata, l’Istituto, in via prudenziale, provvederà ad accantonare preventivamente le risorse finalizzate all’eventuale finanziamento del singolo rapporto di lavoro e a sospendere la definizione della singola richiesta, consultando quotidianamente la banca dati gestita dall’ANPAL in attesa del relativo aggiornamento.

Contestualmente alla rielaborazione delle istanze precedentemente rigettate, l’Istituto provvederà a riprendere l’ordinaria elaborazione delle ulteriori richieste, utilizzando, nel caso in cui non sia stata riscontrata una DID negli archivi centrali dell’ANPAL associata al lavoratore, il medesimo meccanismo di sospensione della richiesta di riconoscimento dell’incentivo sopra descritta.

L’agevolazione, una volta definitivamente autorizzata con il modulo di conferma, potrà essere fruita mediante conguaglio/compensazione operato sulle denunce contributive (UniEmens o DMAG, per gli operai agricoli), secondo le indicazioni già contenute nelle circolare n. 41/2017.

Infine, riguardo all’importo dell’incentivo relativo ai mesi arretrati, ad integrazione di quanto già previsto nella circolare n. 41/2017, l’INPS precisa che i codici di recupero “L463” ed “L465” potranno essere utilizzati per i mesi di competenza gennaio, febbraio, marzo e aprile 2017. La valorizzazione dei predetti elementi potrà essere effettuata esclusivamente nei flussi UniEmens di competenza di maggio e giugno 2017.

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7) Sospensione delle ritenute IRPEF a seguito degli eventi sismici: intervento dell’INPS

Sospensione delle ritenute IRPEF a seguito degli eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016 – Decreto legge 17 ottobre 2016 n.189, convertito nella legge 15 dicembre 2016, n. 229, come modificato dal decreto legge 9 febbraio 2017, n. 8, convertito in legge 7 aprile 2017, n. 45, nonché dal decreto legge 24 aprile 2017, n. 50.

Si fa seguito ai precedenti messaggi nn. 767 e 1093, rispettivamente del 21 febbraio e del 9 marzo 2017, per fornire le seguenti ulteriori precisazioni a seguito della legge n. 7 aprile 2017, n. 45, di conversione del decreto legge 9 febbraio 2017, n. 8, che all’art. 18 – undecies ha introdotto l'allegato 2-bis al decreto-legge n. 189 del 2016 a decorrere dalla sua entrata in vigore (11 aprile 2017).

Ciò tenuto conto dell'aggravarsi delle conseguenze degli eventi sismici verificatisi in data successiva al 30 ottobre 2016 e della necessità di applicare le disposizioni del decreto legge n. 189 del 2016 anche a territori della Regione Abruzzo colpiti dal sisma alla data del 18 gennaio 2017 e non compresi tra i Comuni ivi indicati negli allegati 1 e 2.

In tale ambito il comma 2 del predetto art. 18 – undecies ha previsto testualmente: Il contestuale riferimento agli allegati 1 e 2 al decreto-legge n. 189 del 2016, ovunque contenuto nel medesimo decreto, nel presente decreto e nelle ordinanze commissariali, si intende esteso, per ogni effetto giuridico, anche all'allegato 2-bis, introdotto dalla lettera f) del comma 1 del presente articolo.

Si aggiunge che il decreto legge 24 aprile 2017, n. 50 all’art. 43 ha prorogato il periodo di sospensione dal 30 novembre 2017 al 31 dicembre 2017.

Per quanto sopra il decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189 all’articolo 48, concernente “Proroga e sospensione di termini in materia di adempimenti e versamenti tributari e contributivi, nonché sospensione di termini amministrativi”, comma 1-bis, deve essere letto secondo le seguente nuova formulazione:

1-bis. I sostituti d'imposta, indipendentemente dal domicilio fiscale, a richiesta degli interessati residenti nei comuni di cui agli allegati 1, 2 e 2 bis, non devono operare le ritenute alla fonte a decorrere dal 1° gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2017. La sospensione dei pagamenti delle imposte sui redditi, effettuati mediante ritenuta alla fonte, si applica alle ritenute operate ai sensi degli articoli 23, 24 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e successive modificazioni. Non si fa luogo a rimborso di quanto già versato.

Tutto ciò premesso, per quanto concerne l’allegato 2bis i soggetti interessati, sostituiti dall’INPS, possono inoltrare apposita istanza, tramite procedura web, di cui si allega il modello aggiornato, al fine di dichiarare di avere avuto alla predetta data del 18 gennaio 2017 la residenza nel territorio di uno dei seguenti Comuni colpiti dal sisma della Regione Abruzzo:

1) Barete (AQ);

2) Cagnano Amiterno (AQ);

3) Pizzoli (AQ);

4) Farindola (PE);

5) Castelcastagna (TE);

6) Colledara (TE);

7) Isola del Gran Sasso (TE);

8) Pietracamela (TE);

9) Fano Adriano (TE).

Qualora siano già state presentate alle Strutture territoriali competenti istanze cartacee a seguito della citata legge di conversione n. 45/2017 e prima della pubblicazione del presente messaggio, le stesse devono essere acquisite.

La sospensione verrà effettuata, previa istruttoria delle istanze presentate, con le seguenti modalità:

- a favore del soggetto richiedente direttamente sulla prestazione ovvero su ciascuna prestazione (nel caso di plurititolarità), assoggettata a ritenute IRPEF, di cui lo stesso risulti titolare;

- a decorrere dalla prima rata utile successiva alla data di presentazione della domanda da parte del soggetto interessato e fino al mese di dicembre 2017.

In conformità a quanto testualmente contemplato dalla novella normativa - secondo cui “Non si fa luogo a rimborso di quanto già versato” - al fine di garantire l’efficacia dell’agevolazione normativa le ritenute relative alle prestazioni già pagate ai beneficiari (o comunque già estratte alla data della domanda), ma non ancora versate all’Agenzia delle Entrate alla data della domanda medesima, saranno oggetto di rimborso sulla prima rata utile.

Diversamente le imposte trattenute e già versate all’Agenzia delle Entrate non daranno luogo al rimborso.

In tale contesto si precisa infine che il predetto art. 43 del decreto legge n. 50/2017 ha previsto ai fini della ripresa della riscossione dei tributi non versati per effetto delle sospensioni che i soggetti beneficiari possono versare le somme oggetto di sospensione, senza applicazione di sanzioni e interessi, mediante rateizzazione fino a un massimo di 9 rate mensili di pari importo, a decorrere dal 16 febbraio 2018.

(INPS, messaggio n. 2155 del 25 maggio 2017)

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8) Ordini dei Commercialisti: obbligo di aderire al sistema PagoPA

Nuova App del Cndcec: Corsi di formazione a portata di clic. Verrà, tuttavia, intensificata l’attività di controllo esercitata dagli Ordini nei confronti dei propri iscritti”.

Ordini dei Commercialisti: obbligo di aderire al sistema PagoPA: E’ questo uno degli altri punti messi in evidenza dal Cndcec, durante l’Assemblea dei segretari dei vari Ordini locali, cui è poi seguito il rilascio del seguente comunicato stampa:

Assemblea segretari, i commercialisti "fanno sistema"

Il segretario del Cndcec, Achille Coppola, ha sottolineato l’importanza dei controlli per consolidare l’affidabilità e la credibilità del sistema ordinistico.

Lanciate una App e la possibilità di accordi di cooperazione tra Ordini per adempiere agli obblighi di trasparenza e anticorruzione

Anticorruzione, trasparenza, digitalizzazione, formazione professionale, tirocinio. Sono sempre più numerosi gli adempimenti di cui gli Ordini professionali devono farsi carico e non sempre con successo. Per questo motivo, il Consiglio nazionale dei commercialisti ha incontrato oggi a Roma, presso il centro congressi Roma Eventi in piazza della Pilotta, i referenti degli Ordini territoriali di categoria nella consueta Assemblea annuale dei segretari per illustrare la normativa in corso, chiarire problematiche, rispondere a quesiti in un’ottica di collaborazione e coordinamento.

A fare gli onori di casa c’era il segretario del Cndcec Achille Coppola, con il presidente nazionale dei commercialisti Massimo Miani, il tesoriere Roberto Cunsolo, i consiglieri Maurizio Grosso e Sandro Santi, i rappresentanti della struttura guidata dal direttore Francesca Maione che quotidianamente hanno rapporti diretti con le segreterie degli Ordini locali.

Ormai da diversi anni – ha esordito il presidente del Cndcec, Massimo Miani –, questa Assemblea pone giustamente l’attenzione al rapporto tra il Consiglio nazionale e le segreterie degli Ordini territoriali a causa degli adempimenti sempre più complessi a nostro carico”. E anche se la recente approvazione del Jobs act del lavoro autonomo rappresenta un riconoscimento formale del ruolo delle professioni in questo Paese, il sistema ordinistico deve differenziarsi sempre di più dai sistemi non regolamentati. “Per questo – ha spiegato Miani – chiediamo con forza alla politica che la differenza tra noi ed il comparto associativo sia più fortemente marcata. Gli Ordini professionali hanno una struttura complessa finalizzata a garantire l’interesse pubblico, come la formazione professionale continua e i presidi a tutela del cliente (obbligo assicurativo e norme deontologiche), che richiedono molte risorse in termini di tempo ed energie. Chiediamo quindi rispetto per la nostra professione sui temi fiscali perché, malgrado i diversi tavoli sulle semplificazioni, ci sono ancora problemi a carico di imprese e studi professionali”.

Sulla differenziazione tra sistema ordinistico e comparto associativo ha insistito anche il segretario del Cndcec, Achille Coppola, secondo il quale “solo rivolgendosi a dei professionisti non si hanno cattive sorprese perché per loro esiste un controllo continuo che si realizza non solo nel momento di accesso alla professione attraverso l’esame di Stato e l’iscrizione all’Albo, ma anche nel corso dell’intera vita professionale con l’attività di vigilanza dell’Ordine territoriale al quale essi appartengono. Per questo motivo, il sistema ordinistico è l’unico in grado di dare una reale garanzia di affidabilità grazie alla quale la legge gli delega una serie di funzioni sussidiarie che non è in grado di svolgere.

In considerazione di queste nuove responsabilità, è il momento di proseguire e intensificare l’attività di controllo esercitata dagli Ordini nei confronti dei propri iscritti”. Per Coppola, è necessario avere a disposizione un Albo dinamico attraverso controlli costanti per verificare il mantenimento dei requisiti degli iscritti a partire dalla competenza professionale per arrivare alla condotta irreprensibile. Un obiettivo che si raggiunge con una costante attività di monitoraggio, non solo con controlli formali. Perché malgrado gli adempimenti siano parecchi, anche gli strumenti a disposizione per adempierli sono altrettanto numerosi. “Quella degli Ordini territoriali dei commercialisti – ha spiegato Coppola – è una macchina che funziona, ma questo non ci impedisce di migliorarci ulteriormente e di recuperare rispetto ad alcune situazioni di ritardo come come il corretto caricamento dei dati relativi agli iscritti, le autocertificazioni, le incompatibilità professionali, la comunicazione degli indirizzi PEC, le piante organiche, l’attivazione dei Consigli di disciplina locali. Quanto più saremo garanzia di trasparenza e efficienza al nostro interno – ha concluso Coppola – tanto più saremo credibili verso l’esterno, specie in un momento in cui la nostra professione, con altre, sta portando avanti la battaglia per l’equo compenso per i professionisti e si sta spendendo per il riconoscimento formale del suo ruolo di certificatore di alcuni processi dell’amministrazione finanziaria”. PagoPA

Tra gli oneri a carico degli Ordini c’è sicuramente quello che riguarda la digitalizzazione. Franco Frulletti dell’AgID (Agenzia per l’Italia digitale) ha illustrato la piattaforma per la gestione degli incassi e dei pagamenti elettronici con pagoPA, sottolineando quanto sia fondamentale l’adesione degli Ordini professionali a questo sistema per la digitalizzazione dell’intero Paese. "Per quanto riguarda gli Ordini locali dei commercialisti, purtroppo, alcuni non hanno ancora adempiuto all’obbligo di aderire al sistema PagoPA. È evidente che c’è bisogno di tempo prima che le segreterie si adeguino – ha commentato il tesoriere del Cndcec Roberto Cunsolo –. Siamo consapevoli delle difficoltà degli Ordini, soprattutto i più piccoli, scaturite dalla normativa digitale insieme agli obblighi di anticorruzione e trasparenza e alle scadenze fiscali”.

Nuova App del Cndcec: Corsi di formazione a portata di clic

Per fare sistema con gli Ordini, il consigliere Cndcec Maurizio Grosso con delega all’Innovazione e organizzazione degli studi professionali, ha annunciato la nuova ‘App’ messa a punto dal Consiglio nazionale nell’ambito del sistema digitale AlboUnico, già operativo ed usato da 34 Ordini su 131, che dovrebbe partire nel mese di settembre. Corsi di formazione a portata di clic (con possibilità di ricevere comunicazioni dall'Ordine, prenotarsi, o cancellarsi ad un evento, ma anche di seguire le iniziative in modalità e-learnig, direttamente sul computer o sullo smartphone). “Il processo di digitalizzazione va avanti – ha detto – e la nuova App darà la possibilità agli iscritti di usufruire dei corsi di formazione e di avere un monitoraggio costante della propria posizione e degli obblighi di aggiornamento assolti”.

Anticorruzione e trasparenza

Ad entrare nel dettaglio degli adempimenti in materia di anticorruzione e trasparenza è stata Annalisa De Vivo, staff di presidenza CNDCEC. "La disciplina prevista si applica non solo agli Ordini professionali ma anche alle loro Fondazioni - ha spiegato - se rispondono a tre parametri: bilancio superiore a 500mila euro, attività finanziata in modo maggioritario per almeno due esercizi finanziari consecutivi nell’ultimo triennio da pubbliche amministrazioni e in cui la totalità dei titolari o dei componenti dell’organo d’amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni". Il d.lgs. 97/2016, inoltre, ha soppresso il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità, prevedendo che le modalità di attuazione della trasparenza siano definite in un'apposita sezione del Piano triennale di prevenzione della corruzione.

Obblighi di pubblicazione dei dati reddituali e patrimoniali

"Un’altra novità - ha continuato De Vivo - riguarda gli obblighi di pubblicazione dei dati reddituali e patrimoniali che riguardano i titolari di incarichi politici, di amministrazione, direzione o governo. Essi andranno pubblicati solo se gli incarichi sono a titolo oneroso, mentre gli Ordini non sono obbligati alla pubblicazione nel caso in cui gli incarichi siano a titolo gratuito". Il Piano nazionale anticorruzione 2016 svolge considerazioni separate per gli Ordini professionali di dimensioni limitate, che hanno cioè una pianta organica insufficiente ad una implementazione sostenibile della normativa a causa di carenze nella struttura organizzativa e/o un numero limitato di iscritti. "In questo caso, ai fini della predisposizione del Piano triennale di prevenzione della corruzione, tali Ordini potranno stipulare accordi di cooperazione purché appartenenti ad aree limitrofe e alla stessa, o ad omogenea, categoria professionale per condividere le parti del Piano relative al contesto esterno di riferimento e la mappatura dei processi a rischio, ad eccezione delle misure di prevenzione che devono essere adeguate alle peculiarità specifiche di ciascun ente". Fermo restando che ciascun Ordine deve nominare il proprio responsabile e adottare il Piano triennale di prevenzione.

Tirocinio

Sandro Santi, consigliere nazionale Cndcec delegato a Università e tirocinio, Formazione, ha affrontato alcuni dei problemi più stringenti che riguardano le segreterie degli Ordini sui temi da lui seguiti. Ferma restando la volontà di aggiornare il Regolamento che riguarda il tirocinio, grazie alla prossima apertura di un tavolo ad hoc con il Ministero della Giustizia, uno dei problemi riguarda i controlli sulle convenzioni in essere perché “alcuni Ordini – ha affermato Santi – hanno sottoscritto convenzioni quadro con la vecchia normativa che, per questo motivo, non sono attuabili. Un altro problema riguarda il rapporto tra dominus e tirocinanti. Per tutelare i colleghi più giovani e dare all’esterno l’immagine di una categoria forte che si basa sulla qualità, il Consiglio nazionale ha realizzato un questionario da sottoporre ai tirocinanti per rafforzare i controlli sulle attività da loro svolte e per verificare con maggiore puntualità il reale rispetto delle norme deontologiche da parte del dominus. Il questionario si aggiunge a strumenti di controllo e verifica già esistenti, quali i colloqui periodici con gli stessi tirocinanti e la verifica semestrale del loro libretto”.

Professionisti certificati

Il direttore del Cndcec, Francesca Maione, ha introdotto la seconda parte dell’Assemblea, ribadendo il concetto di “Fare sistema”, in questo caso con gli Ordini. “Dobbiamo cercare di portare il sistema ordinistico verso l’obiettivo riproposto dalla nuova consiliatura – ha sostenuto con forza – di far percepire alle Istituzioni che il nostro è un sistema affidabile che garantisce professionisti certificati per farci assegnare quelle funzioni che la Pa non svolge o non riesce a svolgere. I numerosi adempimenti di cui abbiamo parlato oggi dobbiamo vederli in questa ottica: finalizzati alla delega di una serie di funzioni sussidiarie che ci verranno affidate perché garantiamo qualità”.

Sono seguiti gli interventi tecnici dei funzionari del Consiglio nazionale sulle problematiche operative del Regolamento per la formazione professionale continua (utilizzo della piattaforma informatica, rapporto tra Ordini e soggetti autorizzati); sull’equipollenza tra la formazione professionale tra gli iscritti all’Albo dei commercialisti e gli iscritti nel Registro dei revisori e i nuovi adempimenti a carico degli Ordini; sul tirocinio professionale (problemi applicativi connessi al tirocinio in convenzione e ai corsi formativi sostitutivi del tirocinio); sul rapporto tra il Consiglio dell’Ordine e il Consiglio di disciplina, la nomina dei Consigli e dei Collegi di disciplina, l’applicabilità del Codice delle sanzioni ai procedimenti disciplinari in corso al 1° gennaio 2017; sull’amministrazione digitale: obblighi e servizi del Consiglio nazionale a favore degli Ordini (Pago PA e il software AlboUnico). L’Assemblea si è conclusa con le risposte ai quesiti degli Ordini.

(Consiglio nazionale dei commercialisti, comunicato del 25 maggio 2017)

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9) Nel 2016 il mercato torna positivo per negozi, uffici e capannoni: leasing in crescita nel 1° quadrimestre 2017

Tutti i dati nel Rapporto immobiliare non residenziale. Il mercato immobiliare non residenziale italiano torna a crescere, facendo registrare nel 2016 un deciso rialzo dei volumi di compravendita (+16,1%). È la prima volta da dieci anni a questa parte, che la crescita riguarda contemporaneamente tutti e tre i comparti: terziario (+12,5%), commerciale (+16,6%) e produttivo (22,1%). Bene anche i contratti di leasing, che nel 2016 ha proseguito la sua rincorsa, superando quota 480 mila nuovi contratti stipulati. Rispetto al 2015, infatti, il leasing è cresciuto del +16%. Sono questi i principali dati emersi oggi durante la presentazione del Rapporto Immobiliare non residenziale, realizzato dall’Agenzia delle Entrate in collaborazione con Assilea.

Balzo in avanti per il settore produttivo, l’analisi regione per regione

Dopo il brusco calo del 2015, il mercato dei capannoni spicca il volo: +22,1% rispetto all’anno precedente, con 11.287 transazioni concluse nel corso del 2016. Dall’analisi del mercato sul territorio, la Lombardia si conferma la regione di punta, sia per la maggior presenza relativa di capannoni (19,5%), sia perché rappresenta da sola più di un quarto del mercato nazionale (il 27% del mercato). Inoltre, la Lombardia è la regione con la crescita più sostenuta (+19,6%). A seguire le altre tre regioni con un volume di scambi superiore alle 1.000 unità sono Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, che presentano tassi di crescita degni di nota, tutti compresi tra il 13% ed il 20,3%. Tra le regioni del Centro, la maggior quota di capannoni è in Toscana, 6,7%, mentre nel Lazio la quota è pari al 5,1%; tra le regioni del Sud, la Puglia e la Campania risultano quelle con il maggior peso sullo stock nazionale (rispettivamente il 5,6% ed il 4,8%).

Crescita a due cifre per il mercato dei negozi

Il 2016 rappresenta un anno estremamente positivo anche per le compravendite di negozi, che passano da 22.869 a 26.319 transazioni e segnano un +15,1%.

Tra le regioni che mostrano una buona performance, la Lombardia mostra anche nel 2016 un buon rialzo del mercato, registrando un +13,9%, mentre registrano rialzi prossimi o superiori al 20% regioni come Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Lazio, Puglia e Sicilia, tutte con quote di mercato comprese tra il 6,5% e il 10,5%.. In termini di volumi scambiati nel 2016, si registra un incremento generale rispetto al 2015, con le uniche eccezioni delle città di Napoli, Verona e Bologna; il tasso più alto si è registrato a Catania (+42,1%), Genova (+25,6%) e Bari (+20,7%).

Riprende quota anche il settore degli uffici

Con 9.731 transazioni registrate nel 2016, il comparto degli uffici torna a salire: dopo dieci anni di cali consecutivi, la ripresa di questa fetta di mercato tocca vetta +12,3%. Le variazioni positive sono confermate in quasi tutte le aree del Nord Ovest, in cui si concentra la quota (37% del totale nazionale) maggiore di transazioni di unità a destinazione uffici, che cresce del 17,5%. Molto positivi sono anche gli andamenti del Nord Est, +14,8% e del Sud, +13,0% mentre più timida è la crescita al Centro, +5,0%.

Nel 2016 è Milano la città con la quota maggiore di scambi (918 unità compravendute, +8% rispetto al 2015). La città con maggior dinamica nel mercato degli uffici, in termini di quota percentuale di stock compravenduto, è ancora Firenze, 2,26%. A livello nazionale, la quotazione media annuale di riferimento, per unità di superficie, per gli uffici, risulta nel 2016 pari a 1.404 €/m2 in diminuzione, -3,6% rispetto al 2015. Anche nel 2016 il Lazio continua ad essere la regione con la quotazione media più elevata, con 2.125 €/m2 anche se ancora in calo del 6,1% rispetto al 2015. Notevoli diminuzioni delle quotazioni medie degli uffici anche in Piemonte, -6,2%, in Emilia Romagna e Marche, con cali oltre il 5%.

La stima del valore di scambio

Nel 2016 il valore di scambio stimato per i tre settori ammonta complessivamente a 15,6 miliardi di euro, +15,3% rispetto all’anno precedente, recuperando più di due miliardi. L’incremento rinsalda la ripresa del 2015, quando si era già recuperato valore per un miliardo di euro.

Il ruolo propulsivo del leasing nel Rapporto Immobiliare 2017

Si conferma la duplice veste del leasing di propellente della crescita e di termometro della ripresa degli investimenti produttivi. In un quadro 2016 che ha visto lo stipulato superare ampiamente i 20 miliardi di euro, nel comparto del leasing immobiliare l’Italia rimane ampiamente il secondo mercato europeo, con 4 miliardi di finanziato, dopo la Francia (4,5 miliardi di stipulato) e avanti a Germania (1,7 mld) e Spagna (1,2 mld).

Comparto immobiliare in evoluzione dal 2016

Lo scorso anno ha visto una lieve crescita, anticipando la ripresa del settore delle costruzioni. Questo trend è in linea con quello registrato in Europa, dove i dati provvisori pubblicati dalla Federazione Europea del Leasing (Leaseurope) testimoniano un +0,5% rispetto al 2016. A fronte della sostanziale stabilità dei volumi, nel 2016 si è registrato un incremento del 6,7% del numero dei contratti, pari a 4.257 unità. La migliore performance è stata nell’immobiliare “da costruire” di importo superiore ai 2,5 ml di euro.

Nel primo quadrimestre del 2017 crescono i valori

Il confronto con lo stesso periodo del 2016 mostra un +12,4% del numero e un +17,2% dello stipulato non residenziale costruito e da costruire; l’importo medio finanziato passa da circa 824 mila euro a 859 mila euro nel 2017. Da segnalare che la dinamica positiva, oltre che dalla performance del settore «da costruire » (+27,4% numero contratti e +25,0% valore), è trainata anche dal «costruito», con +9,2% nel numero dei contratti e +12,4% in valore. Cresce soprattutto il segmento «da costruire big ticket» (+27,8%) ed il costruito di fascia d’importo compresa tra 0,5 e 2,5 milioni di euro (+28,6%).

Un’importante penetrazione, soprattutto nel produttivo e nel terziario

Si è registrata nel triennio 2014-2016 anche grazie alle semplificazioni fiscali introdotte dal Governo. Il dato consolidato del 2016 conferma il maggior presidio nelle regioni del Centro-Nord , ma rispetto al 2015 si registra l’incremento di 2,8 pp in Molise e di 1,7 pp in Basilicata; netta diminuzione in Veneto, pari a 4,2 pp. Nel primo quadrimestre 2017, il leasing torna a crescere sia sugli investimenti, sia sui finanziamenti destinati all’acquisizione di immobili non residenziali.

Tassi di recupero più elevati di quelli bancari

Le sofferenze del leasing immobiliare si attestano introno al 7% del totale delle sofferenze bancarie delle imprese, ma presentano tassi di recupero superiori a quelli bancari. Nel 2016 si velocizza il processo di ricolloco dei beni ripossessati, pur con tassi di recupero sul valore di vendita in flessione rispetto all’anno precedente. Alte le opportunità di business in termini di rivendita di immobili ex-leasing che potranno essere ricollocati sul mercato.

Prospettive positive

Il barometro, dopo la contrazione dello stipulato immobiliare degli scorsi sei anni, guarda al futuro con fiducia confidando nelle misure legislative all’esame del parlamento e del governo. Innanzitutto il DDL Concorrenza che interviene a tutela della concorrenza in diversi settori, tra i quali il leasing, definendone lo scopo e la natura del contratto, facendo chiarezza sui doveri del concedente e dell’utilizzatore del bene in locazione finanziaria. Un’altra misura fortemente attesa dagli operatori è la semplificazione delle norme relative alla cessione e alla cartolarizzazione degli NPL, in particolare immobiliare che, al 31.12.2016 superavano i 12 mld di euro.

Dove leggere il rapporto

Il Rapporto immobiliare non residenziale 2017 è disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione Pubblicazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare, e sul sito di Assilea, nella sezione Pubblicazioni – Biblioteca Assilea.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 120 del 25 maggio 2017)

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10) Liquidazione Iva: invio entro il 12 giugno

Entro il prossimo 12 giugno i contribuenti sono tenuti a trasmettere la comunicazione delle liquidazioni Iva periodiche, mensili e trimestrali, dalle quali emerge un credito ed un debito, apponendo una firma digitale oppure elettronica, se rilasciata dalla nuova funzionalità dell’Agenzia delle Entrate.

Lo ribadisce una nota apparsa sul sito internet del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro.

L’obbligo, introdotto dal Dl 193/2016, permette di identificare l'autenticità dei soggetti e dei documenti sui quali è apposta la firma.

La nota citata precisa che dall’invio è esonerato solo chi non è tenuto a trasmettere la dichiarazione annuale Iva o ad effettuare dichiarazioni periodiche. Per adempiere all’obbligo è necessario generare il file, apporre la firma con la modalità indicata su ciascuna comunicazione o, in caso di invio di un unico file contenente più comunicazioni, sul file compresso per poi trasmetterlo attraverso il servizio “Fatture e corrispettivi” dell'Agenzia o con il canale web “Ftp” messo a disposizione per il sistema di interscambio.

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11) Premio Forum Pa 2017 10x10

#Entrateincontatto su Facebook il primo nella sezione comunicazione ai cittadini.

Il progetto #EntrateinContatto dell’Agenzia delle Entrate è il primo classificato nella sezione comunicazione ai cittadini e agli stakeholder del Premio 10x10 = 100 progetti per cambiare la PA del Forum PA 2017. E’ stato premiato oggi durante l’evento del Forum Pa in cui sono stati presentati dieci dei progetti ritenuti più interessanti tra i 100 selezionati che possono dare risposte concrete a crescenti bisogni in 10 ambiti della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

L’obiettivo del premio è quello di individuare, far emergere, valorizzare e diffondere le best practices, i migliori progetti portati avanti da amministrazioni centrali e locali, da aziende pubbliche di servizi, da enti pubblici economici e non, da università e centri di ricerca, ma anche da startup e Pmi che abbiano sviluppato innovazioni per il settore pubblico.

#Entrateincontatto su Facebook

Con il progetto #EntrateinContatto, a costo zero e curato interamente da risorse interne dell’Ufficio comunicazione e della Direzione Gestione Tributi, l’Agenzia delle Entrate ha inaugurato il 18 luglio 2016 il primo sportello social di informazione e assistenza attraverso la funzionalità Facebook Messenger, per accompagnare gli utenti alle prese con la novità del canone tv in bolletta.

Dati gli ottimi risultati attestati dagli stessi cittadini e recepito il loro suggerimento di allargare l’offerta dell’assistenza sul canale social, l’Agenzia sta per avviare la fase 2 del servizio. Dal lancio del progetto a luglio scorso, infatti sono state circa 6mila le persone servite, per un totale di almeno 20mila interazioni, considerando che la quasi totalità degli utenti ha riscritto più volte. Oltre la metà degli utenti serviti esprime la massima soddisfazione per il servizio offerto: 3,8 su 5 stelle è l’attuale indice di gradimento espresso complessivamente dagli utenti nello spazio della pagina ufficiale Facebook dell’Agenzia dedicato alle recensioni.

La presenza delle Entrate sui social

Con l’apertura dell’account Facebook, l’Agenzia ha triplicato la sua presenza nel mondo dei social media, dopo il canale YouTube che, inaugurato nel 2012, ha raccolto finora oltre un milione e ottocentomila visualizzazioni e l’account Twitter in cui, dal 2014, sono stati pubblicati più di 1.800 tweet sulle più importanti tematiche fiscali con circa 27mila follower. L’account Facebook, in particolare, è nato dall’esigenza non solo di informare il cittadino sulle novità fiscali, ma anche di creare un inedito canale di ascolto e dialogo a due direzioni con cui Fisco e contribuente possono interagire direttamente attraverso la tastiera del pc o lo schermo dello smartphone.

(Agenzia delle entrate, comunicat0 n. 121 del 25 maggio 2017)

Vincenzo D’Andò