Liquidazioni IVA e split payment: continuano le discussioni sui nuovi adempimenti fiscali – Diario quotidiano del 9 maggio 2017

Pubblicato il 9 maggio 2017



1) Comunicazione Iva del 1 trimestre 2017: problematiche sull’invio telematico
2) Modello F24 e stretta sulle compensazioni: il bonus Renzi non si trasmette con Entratel/fisconline
3) Effetti dello split payment sulla compliance Iva
4) Revisione Enti locali: Cn e Ancrel, caso Campania impone riflessione
5) Reato di dichiarazione Iva fraudolenta: non perseguibile il contribuente che non ostacola l’accertamento
6) Verifica mista presso lo studio professionale, vale sempre il rispetto dei 60 giorni
7) Decorrenza dello split payment per i professionisti
8) Commercialisti: al via nuovi “Pronto Ordini” e proteste sulle procedure di controllo Iva non aggiornate
9) CIGO: la Fondazione studi dei CDL analizza le linee guida dell’Inps
diario-quotidiano-articoli-81) Comunicazione Iva del 1 trimestre 2017: problematiche sull’invio telematico 2) Modello F24 e stretta sulle compensazioni: il bonus Renzi non si trasmette con Entratel/fisconline 3) Effetti dello split payment sulla compliance Iva 4) Revisione Enti locali: Cn e Ancrel, caso Campania impone riflessione 5) Reato di dichiarazione Iva fraudolenta: non perseguibile il contribuente che non ostacola l’accertamento 6) Verifica mista presso lo studio professionale, vale sempre il rispetto dei 60 giorni 7) Decorrenza dello split payment per i professionisti 8) Comunicazione Iva del 1 trimestre 2017: problematiche sull’invio telematico 9) Commercialisti: al via nuovi “Pronto Ordini” e proteste sulle procedure di controllo Iva non aggiornate 10) CIGO: la Fondazione studi dei CDL analizza le linee guida dell’Inps ******

1) Comunicazione Iva del 1 trimestre 2017: problematiche sull’invio telematico

Problematiche sull’invio telematico della comunicazione Iva del 1 trimestre 2017 in scadenza il 31 maggio 2017 (a parte la proroga annunciata di 15 gg).

Dal messaggio delle Entrate del 08 maggio 2017 - Avviso “Fatture e corrispettivi” - Il 9 maggio, dalle 8:00 alle 24:00, le funzionalità dell’interfaccia web “Fatture e Corrispettivi” non saranno disponibili per interventi di manutenzione e non sarà possibile trasmettere i file dati fattura.

L’Agenzia delle entrate, con il Provvedimento prot. 58793 del 27 marzo 2017, ha approvato la “definizione delle informazioni da trasmettere e delle modalità per la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute e dei dati delle liquidazioni periodiche IVA di cui agli articoli 21 e 21-bis del decreto legge 31 maggio 2010, n.78 e modifica dei termini per la trasmissione dei dati delle fatture stabiliti dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 ottobre 2016, numero 182070”.

Il quadro che ne deriva è sconcertante. Ancora non è stato chiarito perché non potrà essere utilizzato il consueto canale telematico creato da svariati anni per l’invio dei dichiarativi fiscali.

Dal 10 maggio dovrebbe essere disponibile il nuovo canale telematico per inviare la dichiarazione Iva del primo trimestre 2017:

Salvo comunicati dell’ultima si procede di seguito a sintetizzarne la situazione:

Il nuovo modello “Comunicazione liquidazioni periodiche Iva” che dovrà essere trasmesso telematicamente entro il prossimo 31 maggio (salvo proroga annunciata dal vice ministro Casero di 10-15 giorni) in riferimento ai dati della liquidazione Iva del 1° trimestre 2017.

Come premesso, la novità di rilievo riguarda l’invio telematico dei dati del modello, che segue una strada del tutto nuova, non essendo utilizzabile per questo adempimento il portale Entratel.

Per la trasmissione telematica dei dati del modello, al fine di permettere l’invio congiunto della Comunicazione delle liquidazioni Iva insieme al flusso dei “Dati fatture” (il cd. trimestrale), l’Agenzia delle entrate ha scelto di abbandonare la piattaforma Entratel e di affidarsi alla nuova interfaccia “Fatture e corrispettivi”, sempre accessibile dal sito delle Entrate .

Per utilizzare il nuovo canale è necessario disporre delle credenziali per accedere ai servizi telematici Entratel o Fisconline oppure al Sistema pubblico di identità digitale Spid, o ancora è possibile utilizzare la Carta nazionale dei servizi (Cns).

In alternativa è possibile accreditare un canale trasmissivo tramite Web Service o protocollo Ftp secondo le regole già definite dallo Sdi (Sistema di Interscambio) e con le caratteristiche già sperimentate con la trasmissione della Fattura elettronica verso la Pa e da gennaio 2017 anche tra privati.

Alle software house viene consentito di scegliere di implementare la trasmissione dei dati utilizzando diverse modalità alternative tra di loro, le principali sono le seguenti:

- invio dal portale web: i software gestionali dovranno produrre esclusivamente il file Xml della Comunicazione, il contribuente (o in sua vece l’intermediario fiscale incaricato) dovrà controllarlo e autenticarlo tramite Entratel o Fisconline ed inviarlo tramite l’apposita funzione del portale. In luogo della suddetta autenticazione il contribuente potrà firmare il file con firma elettronica qualificata oppure apporre il sigillo elettronico dell’agenzia delle Entrate (quest’ultimo utilizzabile esclusivamente per tale modalità di invio). Sempre a carico del contribuente sarà la verifica delle eventuali anomalie di trasmissione e il download delle ricevute. Al momento (a meno di successive evoluzioni) tale modalità, se utilizzata dall’intermediario fiscale, sconta anche la limitazione di richiedere l’invio di un distinto file per ciascun contribuente, essendo necessaria la preventiva selezione del soggetto passivo su cui si sta operando (cosiddetta «utenza di lavoro»);

- invio diretto dal proprio software gestionale, tramite soggetto accreditato: gli intermediari “tecnici” autorizzati potranno inviare la Comunicazione per conto del contribuente (a meno che sia lui stesso accreditato), è però previsto che il file Xml sia preventivamente firmato con la firma elettronica qualificata del contribuente o del responsabile della trasmissione da questi delegato.

Opinione personale

Nonostante il canale telematica sia diverso (non è stato ancora spiegato il motivo di tale cambiamento), tra le alternative concesse per l’invio telematico, pare di capire che l’intermediario possa ancora firmare, in tale veste, la comunicazione trimestrale, magari con le credenziali Entratel (apposte ora tramite Deskop telematico). A tal fine non sarebbe necessario richiedere delega nel web fatture e corrispettivi, come invece paventato da terzi. Auspicando un rapido chiarimento delle Entrate sul caso, lascio ai lettori ogni personale considerazioni sulla vicenda assai ingarbugliata quanto meno nei presupposti giuridici (vedi, vicenda Don Abbondio nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni). E comunque, la parola conclusiva alla querelle la si potrà sapere a nuovo canale telematico “aperto” nel sistema delle Entrate di interscambio, che appunto dovrebbe avvenire dal 10 maggio 2017.

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2) Modello F24 e stretta sulle compensazioni: il bonus Renzi non si trasmette con Entratel/fisconline

Il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, attraverso la propria Fondazione studi è del parere che tra i crediti in compensazione soggetti a tale procedura non rientrino quelli relativi al cd. bonus 80 euro previsto dall’articolo 1 del D.L. n. 66/2014, anticipato dai datori di lavoro quali sostituti di imposta ai titolari di lavoro dipendente ed assimilato aventi diritto.

Difatti, la Fondazione studi CNDCL, con la circolare del 5 maggio 2017, sostiene che il bonus, infatti, non risulta tra quelli indicati dal citato articolo 37, comma 49-bis, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.

Peraltro, presenta caratteristiche di specialità rispetto agli altri crediti di imposta, poiché il sostituto di imposta svolge un’attività di erogazione del bonus per conto dell’Agenzia delle Entrate.

Si tratta di una caratteristica di specialità era già stata evidenziata dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro nel parere n. 1/2014 e confermata dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 22/E dell’1 luglio 2014 seppure relativamente ad altri limiti in materia di compensazione di crediti.

Pesanti obblighi in tema di compensazioni per professionisti e imprese

In particolare le modifiche sostanziali alla disciplina esistente sono due: la prima riguarda tutte le compensazioni d’imposta effettuate dalle imprese, la seconda riguarda la compensazione Iva e i limiti all’apposizione del visto di conformità.

Riguardo al primo punto il decreto prevede l’obbligo di inviare telematicamente tramite Entratel/Fisconline tutti i modelli F24 contenti compensazioni con le imposte sui redditi e relative addizionali, ritenute alla fonte, imposte sostitutive alle imposte sul reddito, Irap e crediti d’imposta da indicare nel quadro RU. Resta il dubbio se tale obbligo sia da estendere anche alle compensazioni derivanti da crediti non afferenti al sostituto d’imposta bensì al sostituito quali il cd “bonus Renzi” ed i crediti derivanti dai conguagli dei modelli 730.

Fino ad ora l’obbligo era solo per le compensazioni con F24 a zero. Anche questa modifica si traduce in maggiori adempimenti e oneri per professionisti che dovranno procedere all’invio dei modelli F24, trasferendo il costo del maggiore onere sulle imprese assistite, oppure per le imprese che direttamente scelgono d’inviare i modelli di pagamento tramite il canale telematico Fisco on Line.

La seconda modifica, invece, scende il limite da 15.000 a 5000 euro in cui scatta l’obbligo dell’apposizione del visto di conformità in materia di credito Iva. Ciò significa che un’azienda che deve utilizzare un credito Iva annuo maggiore di 5000 euro devono necessariamente ottenere in dichiarazione il visto di conformità rilasciato da un intermediario abilitato. Il tutto con aggravio ulteriore di costi per le aziende e di adempimenti ed oneri per i professionisti. Queste novità decorrono a partire dal 24 Aprile. La scadenza della dichiarazione Iva tuttavia è stata il 28 Febbraio, questo significa procedere al rinvio di tutte le dichiarazioni Iva dei contribuenti che hanno utilizzato un credito in compensazione superiore ai 5000 euro.

Per utilizzare Fisco On Line, le imprese devono registrarsi sul sito dell’Agenzia delle Entrate e dotarsi di Pin e apposite credenziali per poter interagire e inviare i modelli di pagamento aventi compensazione.

Nuove regole sulle compensazioni

Come spiega il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nella nota del 8 maggio 2017, con l’avvicinarsi della scadenza del 16 maggio 2017, le compensazioni si profilano ricche di complicazioni e dubbi per i contribuenti. L’articolo 3 del decreto legge 24 aprile 2017,n. 50 ha, infatti, introdotto diverse novità in materia di compensazione orizzontale dei crediti fiscali mediante i modelli F24. Tra queste, la riduzione da 15 mila a 5 mila euro annui del limite entro il quale il credito è liberamente compensabile.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 57/E del 4 maggio 2017, è intervenuta sul tema precisando che le nuove norme trovano applicazione per tutti i comportamenti tenuti dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni e, pertanto, alle dichiarazioni presentate dal 24 aprile 2017. Per questo motivo il Consiglio nazionale ha chiesto la proroga del termine di entrata in vigore delle nuove regole con modifiche. Nel frattempo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro interviene con la circolare n. 4/2017 fornendo una prima indicazione su queste novità ed in particolare sulle compensazioni delle imposte sui redditi, dei crediti Iva e di quelle indebite, soffermandosi sulla decorrenza delle nuove disposizioni e riepilogando in una tabella sinottica tutte le novità della manovrina.

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3) Effetti dello split payment sulla compliance Iva

Online il nuovo numero della rivista Argomenti di discussione. Gli effetti dello split payment sulla compliance Iva.

L’introduzione dello split payment ha generato un incremento del gettito Iva dato dalla differenza tra i versamenti da scissione dei pagamenti della Pubblica Amministrazione e la minore Iva a debito versata dai fornitori della PA. Ciò ha provocato un incremento della compliance negli anni 2015 e 2016. L’analisi degli effetti indotti dall’introduzione dello split payment sul gettito Iva è al centro del nuovo working paper di Argomenti di discussione, la pubblicazione scientifica dell’Agenzia delle Entrate. In particolare, attraverso un’analisi controfattuale macroeconomica si vuole verificare se, a seguito dell’introduzione della norma, si è realizzato un aumento di compliance.

Come lo split payment ha portato all’incremento del gettito Iva

L’introduzione dello split payment nel 2015 si pone l’obiettivo di aumentare la compliance e il gettito Iva. Per determinare se la norma ha garantito o meno un recupero di compliance, occorre valutare se i versamenti siano stati superiori o inferiori alla minore Iva versata dai fornitori al netto delle somme richieste a rimborso e a quelle portate in compensazione. Per i rimborsi si dispone del dato puntuale, riferito esplicitamente allo split payment. Per valutare il gettito dell’Iva e le compensazioni, è stata utilizzata un’analisi controfattuale che stima cosa sarebbe successo se lo split payment non fosse stato introdotto. La platea dei contribuenti è stata perciò scomposta in due sottoinsiemi: coloro i quali vendono alla pubblica amministrazione e quelli che operano soltanto con i privati. I risultati di questa analisi mostrano che sommando la minore Iva versata dai fornitori, misurata nei flussi di cassa 2015-2016, con l’incremento delle compensazioni e dei rimborsi si ottiene un valore pari a 7.086 milioni che risulta inferiore di circa il 33% rispetto all’Iva versata dalla PA con lo split payment, pari a 10.576 milioni. Di conseguenza, si ha un incremento del gettito stimato in 3.493 milioni di euro.

L’approccio utilizzato e la riduzione del gap Iva

Le analisi effettuate si fondano sull’incrocio di basi di dati che hanno consentito di monitorare il comportamento dei fornitori della PA prima e dopo l’adozione dello split payment. Un ruolo particolarmente importante ha rivestito il link a livello micro tra il dato delle fatture trasmesse elettronicamente alla PA e quello dei versamenti Iva effettuati tramite il modello F24. Le stime mostrano che, nel 2015, si è verificata una riduzione del gap Iva, imputabile ai fornitori della PA, di circa 2,5 miliardi di euro, ai quali si è aggiunto un ulteriore miliardo recuperato nel 2016. Il risultato deriva dalla riduzione di due comportamenti che alimentano il gap: i mancati versamenti, cioè l’IVA dichiarata dai fornitori della PA che poi non la versavano, la omessa dichiarazione, in tutto o in parte, dell’IVA correttamente riportata nelle fatture emesse nei confronti della PA

Dove trovare la rivista

È possibile consultare Argomenti di discussione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione L’Agenzia comunica.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 108 del 8 maggio 2017)

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4) Revisione Enti locali: Cn e Ancrel, caso Campania impone riflessione

Miani e Borghi: “Un presidio di legalità da difendere. Incarichi mortificati da compensi inadeguati. Fondamentali formazione e indipendenza”

Le dimissioni del Presidente del Collegio dei Revisori della Regione Campania rendono ancor più di stringente attualità le riflessioni e le proposte che il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e l’Associazione Nazionale Certificatori e Revisori degli Enti Locali (ANCREL) hanno da tempo portato all’attenzione di politica e istituzioni”. E’ quanto affermano in una nota congiunta Massimo Miani (presidente del Cndcec) e Antonino Borghi (Presidente Ancrel), riferendosi alle dimissioni presentate nei giorni scorsi da Antonio Porcaro, Presidente del Collegio dei Revisori della Regione guidata da Vincenzo De Luca.

Se il Collegio dei Revisori, come si crede – sostengono Miani e Borghi - è imprescindibile presidio di legalità, a garanzia di una gestione degli Enti territoriali conforme a leggi e regolamenti nell’interesse delle comunità amministrate, allora ne discende, quale logico corollario, la necessità di prevederne e favorirne il corretto e completo incardinamento nel sistema ordinamentale di ogni istituzione”.

CNDCEC e ANCREL – prosegue la nota - si sono da sempre spesi per la formazione professionale qualificata dei propri iscritti e per la valorizzazione dei principi deontologici e di cultura istituzionale che vanno considerati la precondizione per essere parte di un rapporto tanto delicato. È di tutta evidenza che l’efficace esercizio delle complesse e delicate funzioni che la legge attribuisce al Collegio dei Revisori, postula una qualificata preparazione, un’assoluta indipendenza, l’assenza di conflitti di interesse; ma, nel contempo, occorre garantire al revisore un adeguato supporto in termini di risorse umane e strumentali, oltre che una retribuzione adeguatamente commisurata alla responsabilità, alla complessità e alla dimensione dell’incarico”.

Il livello professionale che è precondizione per l’assolvimento dell’incarico non può – concludono Miani e Borghi - evidentemente essere il frutto di improvvisazione né essere conseguito facilmente e rapidamente. Proprio per questo il considerevole investimento professionale richiesto a coloro che intendano proporsi per tali delicati incarichi non può continuare a essere mortificato da compensi inadeguati, dalla mancanza di prospettive di continuità professionale, e da situazioni che ne rischiano di pregiudicarne, direttamente o indirettamente, qualità e indipendenza. Da tempo riteniamo indispensabile trovare una vera “quadra” a un sistema che “a sistema”, ad oggi, non può ancora essere considerato”.

(CNDCEC, nota del 8 maggio 2017)

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5) Reato di dichiarazione Iva fraudolenta: non perseguibile il contribuente che non ostacola l’accertamento

Reato di dichiarazione Iva fraudolenta: non può essere perseguito quel contribuente che non ha ostacolato l’accertamento fiscale.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 21895 del 5 maggio 2017, si pronuncia sulla dichiarazione fraudolenta, ne emerge la presenza del reato ma con requisiti più stretti. Dunque, la Suprema Corte afferma che non può essere perseguito per dichiarazione fraudolenta Iva mediante altri artifici il contribuente che riporta nella dichiarazione un’operazione impropriamente qualificata come non imponibile. Essendoci, infatti, coincidenze tra documenti ricevuti e dichiarazione presentata, manca l’intento di ostacolare l'accertamento.

Secondo la massima Corte, l’illecito non si configura nel momento in cui vengono a mancare i mezzi fraudolenti idonei a ostacolare l’accertamento della falsa rappresentazione.

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6) Verifica mista presso lo studio professionale, vale sempre il rispetto dei 60 giorni

Anche se l’Amministrazione finanziaria procede con la verificale fiscale utilizzando un metodo misto, deve comunque rispettare il termine previsto dallo Statuto del contribuente (L. 212/2000), altrimenti l’accertamento fiscale è nullo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10989 del 6 maggio 2017.

Nella vicenda sottoposta al vaglio dei giudice di legittimità, i verificatori avevano effettuato un accesso presso i locali utilizzati da un professionista, per acquisirne la propria documentazione. Nel frattempo, allo stesso professionista venivano eseguite indagini finanziarie in contemporanea a quelle sul proprio coniuge. Ne scaturiva poi l’emissione dell’atto di accertamento, prima che fossero trascorsi i fatidici 60 giorni. A differenza del giudice di merito che accoglieva la richiesta delle Entrate, la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal contribuente, affermando che, in relazione alle garanzie contenute nell’art. 12, comma 7, L. n. 212/2000:

pur applicandosi esclusivamente in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente, prescindono dal fatto che l’operazione abbia o non comportato constatazione di violazioni. Rileva, invero, al fine di giustificare, come controbilanciamento, la necessità del contraddittorio, che si sia trattato di verifiche, tipizzate, caratterizzate dall’autoritativa intromissione dell’Amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente alla diretta ricerca, quivi, di elementi valutativi a lui sfavorevoli.”.

Così come, le stesse garanzie valgono “in ipotesi di controllo fiscale effettuato previo accesso, presso gli uffici del contribuente, proprio al fine di ricerca ed acquisizione documentale, sia pure accompagnato da contestuali indagini finanziarie avviate per via telematica e con consegna di ulteriore documentazione da parte dell'accertato”.

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7) Decorrenza dello split payment per i professionisti

Quale è la giusta decorrenza dello split payment per i professionisti?.

Il comma 4 dell’articolo 1 del decreto legge 50/2017, come pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2017, dispone che dal 1 luglio 2017 le fatture emesse dai professionisti alla pubblica amministrazione dovranno tenere conto di tale novità, e questo al contrario di quanto, invece, viene affermato nel Dossier del Servizio parlamentare di aprile 2017 (in tale documento viene citata la data del 1 maggio 2017). Evidentemente si tratta di un refuso poi corretto con la pubblicazione sulla G.U., da ricordare che tale dossier viene redatto anche ad uso dei parlamentari che approvano la norma(in tal senso va anche inteso quanto indicato nel Diario quotidiano del 5 maggio 2017).

E’ stato, dunque, esteso il meccanismo dello split payment a tutti i professionisti che operano con la Pubblica Amministrazione.

Dal prossimo 1° luglio verrà esteso l’ambito di applicazione del meccanismo dello split payment (scissione dei pagamenti) per tutti quei professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione, con le società partecipate dalla PA e con le società quotate.

Con l’estensione del meccanismo dello split payment, l’IVA relativa alle parcelle emesse dai professionisti sarà pagata all’Erario direttamente dalla Pubblica Amministrazione come già avviene da qualche anno quando a fornire il bene o il servizio è un’impresa.

Il meccanismo dello split payment è teso ad evitare al professionista che emette la parcella alla Pubblica Amministrazione di incassare l’IVA e, quindi, di non versarla nelle casse erariali. Sarà infatti il committente/cliente a versare l’IVA direttamente al Fisco.

Dunque, i professionisti dovranno adeguare le modalità di emissione delle parcelle e della liquidazione dell’IVA. L’imposta continuerà ad essere indicata nella parcella, ma non andrà a generare debito erariale.

Le parcelle emesse dai professionisti che operano con la PA non saranno più emesse con “IVA ad esigibilità differita”, ma in regime di “scissione dei pagamenti”. Dovranno prestare particolare attenzione i professionisti che emetteranno la fattura elettronica, ricordandosi di compilare l’apposito campo destinato alle operazioni in split payment.

Ma non finisce qui. Verrà estesa la platea dei soggetti destinatari e dunque dei soggetti nei confronti dei quali i professionisti dovranno emettere la fattura in regime di split payment.

Si tratta di tutti i soggetti che oggi sono destinatari della fattura elettronica a mezzo SDI per obbligo, come molti enti pubblici ad oggi esclusi dalla norma, gli enti di ricerca, gli enti per il diritto allo studio, la Consip spa, la Consob, la Sogei spa, tutte le società quotate, le società controllate direttamente e indirettamente dallo Stato, le società controllate direttamente dagli enti territoriali e le società ed enti controllati dalle predette società.

Da ricordare, che a tal fine, che tra le osservazioni fatte da Assonime (si veda nel diario quotidiano del 8 maggio 2017) nel proprio documento viene chiesto alle Entrate di preparare una lista degli enti pubblici a cui i professionisti dovranno fatturare con le nuove modalità.

Infine, il comma 3 del citato art. 1, dispone che un successivo decreto del Mef, da emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento avvenuta il 24 aprile 2017 (quindi, 23 maggio 2017), dovrà stabilire le disposizioni di attuazione del neo articolo.

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8) Commercialisti: al via nuovi “Pronto Ordini” e proteste sulle procedure di controllo Iva non aggiornate

Commercialisti: esonerato dai crediti formativi solo chi è senza partita Iva. Il Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha fornito nuove indicazioni in relazione all’obbligo di acquisizione dei crediti formativi (30 cpf annuali) da parte dei propri iscritti previsto dall’art. 5 del Regolamento per la formazione professionale continua.

In particolare, con il Pronto Ordini n. 47/2017, il CNDCEC si pronuncia in merito alla riduzione dei crediti “per non esercizio della professione”, precisando che tale ipotesi presuppone che l’istante dichiari, sotto la propria responsabilità, di non essere in possesso di partita Iva, di non essere iscritto alla Cassa Nazionale di previdenza o soggetto al relativo obbligo e di non esercitare, neppure occasionalmente, l’attività o le funzioni. A tal fine, come viene precisato, occorre tenere presente che anche lo svolgimento delle funzioni di consulente tecnico e di delegato alle vendite, “costituiscono attività tipica della professione”. Pertanto, conclude il P.O., “gli iscritti che esercitano tali funzioni non possono essere dispensati dallo svolger l’attività formativa obbligatoria ordinaria”.

I commercialisti denunciano il mancato aggiornamento delle procedure informatiche

Le procedure informatiche dell’Agenzia delle Entrate presentano evidenti anomalie. A darne notizia sono le varie sigle dei Commercialisti – ADC, AIDC, ANC, ANDOC, UNAGRACO, UNGDCEC, UNICO – che in una nota congiunta denunciano la situazione.

«Sulle novità introdotte con il D.L. n. 50/2017 in materia di visto di conformità e utilizzo in compensazione di crediti tributari – spiegano le sigle – l’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 57/E e conseguente comunicato stampa, ha inteso fornire chiarimenti con particolare riferimento alla decorrenza delle nuove norme, che introducono per la compensazione di crediti superiori a 5mila euro l’obbligo del visto di conformità. Ciò che i professionisti riscontrano è che purtroppo le parole di chiarimento dell’Amministrazione Finanziaria sono smentite dal funzionamento del sistema telematico della stessa Agenzia che presenta evidentemente delle anomalie».

In pratica, l’Agenzia affermava che l’applicazione del nuovo limite delle compensazioni coinvolge le dichiarazioni presentate dopo la data del 24 aprile 2017; per i crediti derivanti da dichiarazioni già presentate entro il 23 aprile, prive del visto di conformità, sono dunque da applicarsi le regole previgenti. «Purtroppo – proseguono i commercialisti – diversi sono invece i casi in cui deleghe di pagamento che utilizzano in compensazione crediti per importi superiori a 5mila euro e comunque inferiori a 15mila euro, derivanti da dichiarazione presentate entro il 23 aprile, vengono scartate dal servizio telematico Entratel per mancanza del visto di conformità».

Secondo le sigle, è evidente che la procedura telematica sta funzionando in modo difforme rispetto a quanto stabilisce la norma, e ciò comporta un «grave danno per i cittadini contribuenti e per i professionisti intermediari, costretti, ancora una volta, a fare i conti con ritardi e inefficienze».

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9) CIGO: la Fondazione studi dei CDL analizza le linee guida dell’Inps

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con l'approfondimento del 08 maggio 2017, analizza quanto contenuto nel messaggio Inps n. 1856/2017, che interviene in materia di Cassa integrazione guadagni ordinaria, fornendo le linee guida per una corretta applicazione dell'ammortizzatore sociale. I chiarimenti dell'Istituto giungono anche a seguito delle criticità sollevate nei mesi scorsi dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro sull'interpretazione e l'applicazione dei nuovi criteri in materia di CIGO, introdotti dal D.lgs. n. 148/15 e dal successivo DM 95442 del 15/04/2016, riferendosi anche a particolari causali di richiesta dell'ammortizzatore come le istanze relative agli "eventi meteo", che hanno introdotto un aggravio di costi e di procedure, soprattutto per le aziende del settore edile. Nel documento della Fondazione Studi vengono presi in esame alcuni aspetti importanti come la richiesta di completamento dell'istruttoria, da parte dell'Inps, per la presentazione delle istanze di CIGO; la ripresa dell'attività aziendale; la mancanza di lavoro o di commesse; i bollettini meteo (relativamente alle condizioni di gelo, alle temperature percepite e alle lavorazioni particolari); il contributo addizionale e la decorrenza delle nuove disposizioni.

Vincenzo D’Andò