Diario quotidiano del 4 maggio 2017: Bonus mamma, dal 4 maggio le domande per gli 800 euro

Pubblicato il 4 maggio 2017



1) Sull’estrazione di beni dal deposito Iva, credito periodico non scomputabile
2) Documento Cndcec: bilanci, dai commercialisti focus sulle cooperative
3) Garante privacy: prima Guida applicativa al nuovo Regolamento Ue sulla privacy
4) Bonus mamma: dal 4 maggio le domande per gli 800 euro
5) Società di persone in liquidazione: modalità di applicazione del regime agevolato per l’assegnazione di beni ai soci
6) Manovra fiscale bocciata su tutti i fronti
7) E’ tempo di redigere i bilanci: ecco le ultime novità
8) E’ stretta sulla disciplina IVA: intervento di Assonime sulla manovrina, situazione pesantissima per i contribuenti
9) Holding passive e vantaggi fiscali: ultimi chiarimenti di giurisprudenza
10) Dichiarazione IVA: comunicazione del Fisco per correggere errori e omissioni
11) Piante aromatiche in vaso: sulle vendite si applica l’Iva al 22%
12) Modalità di compilazione della sezione ListaPosPA del flusso UNIEMENS in caso di attribuzioni di maggiorazioni
CT_Facebook_Cover_828x3151) Sull’estrazione di beni dal deposito Iva, credito periodico non scomputabile 2) Documento Cndcec: Bilanci, dai commercialisti focus sulle cooperative 3) Garante privacy: prima Guida applicativa al nuovo Regolamento Ue sulla privacy 4) Bonus mamma: dal 4 maggio le domande per gli 800 euro 5) Società di persone in liquidazione: Modalità di applicazione del regime agevolato per l’assegnazione di beni ai soci 6) Manovra fiscale bocciata su tutti i fronti 7) E’ tempo di redigere i bilanci: ecco le ultime novità 8) E’ stretta sulla disciplina IVA: intervento di Assonime sulla manovrina, situazione pesantissima per i contribuenti 9) Holding passive e vantaggi fiscali: ultimi chiarimenti di giurisprudenza 10) Dichiarazione IVA: comunicazione del Fisco per correggere errori e omissioni 11) Piante aromatiche in vaso: sulle vendite si applica l’Iva al 22% 12) Modalità di compilazione della sezione ListaPosPA del flusso UNIEMENS in caso di attribuzioni di maggiorazioni ****

1) Sull’estrazione di beni dal deposito Iva, credito periodico non scomputabile

Sull’estrazione di beni dal deposito Iva non si scomputa il credito periodico. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 55/E del 3 maggio 2017, ha fornito dei chiarimenti in merito alla nuova disciplina introdotta dal decreto legge collegato alla manovra di bilancio 2017.

A poco più di un mese dall’entrata in vigore della nuova disciplina, l’Agenzia delle entrate è chiamata a rispondere a un’istanza di interpello in materia di depositi Iva. Con tale risoluzione, infatti, l’amministrazione fornisce una serie di chiarimenti interpretativi su alcune questioni connesse all’operatività delle recenti modifiche normative.

Le novità in materia di depositi Iva

La disciplina dei depositi fiscali ai fini Iva (articolo 50-bis, Dl 331/1993) è stata significativamente riformata dal decreto legge collegato alla manovra di bilancio 2017 (articolo 4, commi 7 e 8, Dl 193/2016). A partire dal 1° aprile 2017, in base alle nuove disposizioni tutte le cessioni di beni eseguite mediante introduzione in un deposito, a prescindere dalla provenienza dei beni stessi, sono effettuate senza pagamento dell’Iva (articolo 50-bis, comma 4, lettera c); a eccezione dei beni introdotti in forza di un acquisto intracomunitario e dei beni immessi in libera pratica, per le altre operazioni l’imposta è dovuta dal soggetto che procede all’estrazione ed è versata in suo nome e per suo conto dal gestore del deposito.

L’interpello è formulato da una società svizzera (con rappresentante fiscale in Italia), tra i cui fornitori vi è una società appartenente allo stesso gruppo multinazionale. Quest’ultima società, in particolare, gestisce un deposito Iva, all’interno del quale vengono introdotte materie prime e semilavorati di natura e provenienza geografica diversa (si tratta, nello specifico, di prodotti petroliferi). Tutte le introduzioni (sia quelle eseguite in funzione di transazioni commerciali sia quelle che rappresentano immissioni in libera pratica) sono effettuate in nome e per conto della società che gestisce il deposito Iva. Le estrazioni dei beni vengono effettuate secondo canali e modalità diverse (via mare, via terra, via oleodotti).

Alla luce delle suddette modifiche normative, la società istante indirizza all’Agenzia quattro diversi quesiti, ritenendo necessario specifici chiarimenti interpretativi. Quesito 1

Il primo quesito riguarda il caso in cui colui che estrae la merce dal deposito Iva, per commercializzarla o utilizzarla in Italia, sia un soggetto diverso da colui che l’ha introdotta a monte, poiché la merce, durante la permanenza nel deposito, è stata ceduta. L’istante chiede, in particolare, quale sia, in tale ipotesi, la modalità di assolvimento dell’Iva e se sia necessario o meno tenere traccia della provenienza dei beni introdotti nel deposito e, conseguentemente, versare materialmente l’imposta afferente ai soli beni che, ai tempi dell’introduzione, originavano dall’Italia.

Risposta dell’Agenzia

L’amministrazione innanzitutto ricorda che, alla luce dell’attuale assetto della disciplina, l’individuazione della corretta modalità di estrazione e, quindi, della modalità di assolvimento dell’Iva (versamento diretto o inversione contabile) è collegata all’operazione con la quale il bene è stato introdotto nel deposito, a nulla rilevando le successive cessioni di cui il bene eventualmente è stato oggetto durante il periodo di permanenza nel deposito, fermo restando che la base imponibile è comunque costituita dal corrispettivo o valore dell’ultima di tali cessioni.

Pertanto, anche nel caso in cui i beni introdotti siano ceduti a terzi nel corso della loro permanenza nel deposito, l’Iva da versare tramite F24, da parte di colui che procede all’estrazione, deve essere calcolata applicando il valore percentuale dei beni (nel caso di specie, delle materie prime) di provenienza italiana introdotti nel deposito al corrispettivo o valore pattuito per l’ultima cessione effettuata prima dell’estrazione.

Quesito 2

Il secondo quesito proposto dalla società istante riguarda due aspetti: - il criterio da utilizzare per il calcolo della base imponibile dell’Iva dovuta in relazione ai beni estratti dal deposito

- la tempistica e le modalità delle eventuali rettifiche in aumento o in diminuzione della base imponibile, correlate a una variazione dei prezzi delle merci. Risposta dell’Agenzia

In ordine al primo aspetto, l’Agenzia innanzitutto ricorda che, per i beni estratti da un deposito Iva, la base imponibile è data dal corrispettivo o valore relativo all’operazione non assoggettata all’imposta per effetto dell’introduzione ovvero, qualora successivamente i beni abbiano formato oggetto di una o più cessioni, dal corrispettivo o valore relativo all’ultima di tali cessioni.

Le nuove disposizioni hanno introdotto due modalità di estrazione dei beni dal deposito Iva, ossia il versamento diretto mediante F24 e l’inversione contabile, che si differenziano a seconda dell’operazione mediante la quale il bene è stato introdotto nel deposito (rispettivamente, acquisto nazionale e acquisto intracomunitario/immissione in libera pratica). In virtù di ciò, il soggetto che procede all’estrazione deve individuare l’operazione con cui i beni sono stati introdotti nel deposito per poter correttamente determinare le modalità di versamento dell’Iva dovuta.

Peraltro, nel caso oggetto dell’interpello in esame, tale individuazione, secondo quanto sostenuto dalla società istante, è materialmente impossibile, in quanto i beni di cui si tratta sono materie prime, le quali, una volta introdotte nel deposito, subiscono un processo di lavorazione (raffinazione) che porta a generare prodotti finiti di diversa natura. Sulla base di tale assunto, la società, come metodologia di calcolo da adottare per individuare l’origine del prodotto estratto, propone di utilizzare un criterio di allocazione proporzionale del valore imponibile delle merci italiane sull’output complessivo di produzione, determinato in funzione delle quantità, senza tenere conto di alcun tipo di ponderazione legata al valore commerciale dei beni estratti.

Sul punto, l’Agenzia ricorda innanzitutto che lo strumento dell’interpello ordinario, non potendo avere a oggetto accertamenti di tipo tecnico, non si presta a verificare concretamente la bontà dello schema proposto. Tuttavia, sulla base di quanto rappresentato dall’istante e facendo leva su esigenze di semplificazione degli adempimenti, l’amministrazione ritiene che la metodologia di calcolo proposta possa essere astrattamente idonea per il calcolo della base imponibile. Pertanto, l’importo del versamento da effettuare con F24 per l’estrazione dei prodotti dal deposito può essere individuato applicando al corrispettivo pattuito per l’estrazione la percentuale di beni di provenienza italiana comunicata all’atto dell’estrazione. Alla restante somma sarà applicabile il meccanismo del reverse charge.

Con riferimento al secondo aspetto del quesito (relativo alle rettifiche di valore), la società istante fa presente che i corrispettivi/valori dei beni introdotti in deposito possono subire variazioni tra il momento dell’introduzione e quello della successiva estrazione in quanto, trattandosi di prodotti petroliferi, gli stessi sono soggetti alle fluttuazioni dei listini, con riflessi anche sul corrispettivo pattuito per l’estrazione.

Al riguardo, l’Agenzia osserva che, se il corrispettivo viene variato in un momento successivo all’estrazione, sorge in capo a colui che estrae i beni dal deposito l’obbligo di effettuare la variazione in aumento, se il differenziale è positivo, ovvero, il diritto di effettuare la variazione in diminuzione, se il predetto dato è negativo.. La modalità di rettifica, infine, seguirà la modalità con cui è stata assolta l’Iva in fase di estrazione.

Quesito 3

Il terzo quesito attiene all’ambito di applicazione del divieto di compensazione espressamente previsto dal comma 6, secondo periodo, del nuovo articolo 50-bis, Dl 331/1993. La società istante, infatti, chiede se sia possibile scomputare dal versamento (mediante F24) dell’imposta dovuta e relativa all’estrazione di beni (con utilizzazione o commercializzazione nel territorio italiano) il credito Iva proveniente dalla liquidazione periodica.

Risposta dell’Agenzia

Alla luce della vigente normativa, l’Agenzia esclude tale possibilità, affermando che il soggetto che estrae dal deposito un bene per il quale sia applicabile la procedura del versamento diretto (mediante F24) dell’imposta dovuta non possa scomputare dal versamento stesso il credito Iva proveniente dalla liquidazione periodica.

Quesito 4

L’istante chiede a chi debba essere indirizzata la lettera di intento nel caso in cui il soggetto che estrae i beni dal deposito (per l’utilizzazione e commercializzazione nel territorio italiano) si qualifichi quale esportatore abituale e voglia spendere il proprio plafond al fine di non dover versare l’Iva dovuta mediante modello F24.

Risposta dell’Agenzia

Sul punto, l’Agenzia ricorda che l’esportatore abituale deve compilare una dichiarazione d’intento per ogni singola estrazione, indicando come destinatario della stessa il gestore del deposito, trasmettere telematicamente la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate e acquisire la relativa ricevuta telematica. La dichiarazione, insieme alla ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia, deve essere consegnata al gestore del deposito, che procede a riscontrare telematicamente l’avvenuta presentazione.

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2) Documento Cndcec: Bilanci, dai commercialisti focus sulle cooperative

Documento del Consiglio nazionale della categoria sul comportamento contabile del settore alla luce delle novità introdotte dal dlgs 139/2015

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha pubblicato il documento “Società cooperative: i bilanci dopo il d.lgs.139/2015”. Il contributo si inserisce in quel filone di studi approntati dal Consiglio nazionale per supportare gli iscritti e gli operatori nell’attività tecnica di implementazione delle disposizioni normative. Nello specifico, il documento è volto a definire il comportamento contabile delle società cooperative alla luce dell’introduzione del dlgs 139/2015 - che -si ricorda- ha novellato sostanzialmente le norme del codice civile dedicate al bilancio - dei principi contabili nazionali e dei recenti pronunciamenti del Ministero dello Sviluppo Economico.

L’elaborato è dedicato alle specificità delle cooperative, poiché all’analisi dell’impatto più generale delle nuove regole di bilancio sulle società era già intervenuto un primo lavoro “Problematiche e soluzioni operative per il passaggio alle disposizioni del D.Lgs. 139/2015 e ai Principi contabili nazionali” predisposto dal Consiglio nazionale unitamente a Confindustria.

L’auspicio del Consiglio nazionale - commenta Massimo Miani, Presidente del Consiglio nazionale - è di fornire soluzioni in linea con la ratio normativa e operativamente praticabili, cercando di svolgere un ruolo di raccordo tra previsioni normative e tecniche e società del settore”.

Non è la prima volta che i commercialisti intervengono per sostenere gli iscritti all’albo e gli operatori delle società cooperative. Era stato, infatti, già emesso nel 2016 il Quaderno “Le peculiarità delle società cooperative nella redazione dei bilanci e della gestione aziendale”.

Raffaele Marcello, consigliere nazionale dei commercialisti delegato a revisione legale, principi contabili e di valutazione e sistemi di amministrazione e controllo, afferma che “il movimento cooperativistico rappresenta un’importante realtà economica e sociale per il Paese. Molti colleghi sono fortemente interessati a diverso titolo nella gestione delle cooperative. Con la pubblicazione di questo lavoro vogliamo contribuire a una omogenea gestione degli enti interessati, evitando soluzioni “personalistiche” che, seppur plausibili, rischiano di creare comportamenti disomogenei e non supportati dalla prassi”.

(CNDCEC, comunicato stampa del 3 maggio 2017)

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3) Garante privacy: prima Guida applicativa al nuovo Regolamento Ue sulla privacy

Il Garante per la protezione dei dati personali ha elaborato una prima Guida all’applicazione del Regolamento UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali.

La Guida traccia un quadro generale delle principali innovazioni introdotte dalla normativa e fornisce indicazioni utili sulle prassi da seguire e gli adempimenti da attuare per dare corretta applicazione alla normativa, già in vigore dal 24 maggio 2016 e che sarà pienamente efficace dal 25 maggio 2018.

L’obiettivo della Guida è duplice: da una parte offrire un primo “strumento” di ausilio ai soggetti pubblici e alle imprese che stanno affrontando il passaggio alla nuova normativa privacy; dall’altro far crescere la consapevolezza sulle garanzie rafforzate e sui nuovi importanti diritti che il Regolamento riconosce alle persone.

Il testo della Guida è articolato in 6 sezioni tematiche: Fondamenti di liceità del trattamento; Informativa; Diritti degli interessati; Titolare, responsabile, incaricato del trattamento; Approccio basato sul rischio del trattamento e misure di accountability di titolari e responsabili; Trasferimenti internazionali di dati.

Ogni sezione illustra in modo semplice e diretto cosa cambierà e cosa rimarrà immutato rispetto all’attuale disciplina del trattamento dei dati personali, aggiungendo preziose raccomandazioni pratiche per una corretta implementazione delle nuove disposizioni introdotte dal Regolamento.

La guida è disponibile sul sito del Garante www.garanteprivacy.it in formato ipertestuale navigabile.

Il testo potrà subire modifiche e integrazioni, allo scopo di offrire sempre nuovi contenuti e garantire un adeguamento costante all’evoluzione della prassi interpretativa e applicativa della normativa.

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4) Bonus mamma: dal 4 maggio le domande per gli 800 euro

Premio nascita: istruzioni INPS. Con circolare del 28 aprile 2017, n. 78, l’Inps fornisce le prime istruzioni operative sulla presentazione delle domande per il premio di 800 euro per la nascita o l’adozione di un minore introdotto dalla Legge di stabilità 2017.

INPS, con la circolare n. 78 del 28 aprile 2017, comunica che a partire dal 4 maggio 2017 sarà messa in esercizio la procedura di acquisizione delle domande che dovranno essere trasmesse all’Istituto esclusivamente in via telematica per l’erogazione del premio di 800 euro per la nascita o l’adozione di un minore (di cui all’art. 1, comma353 legge di bilancio 2017, legge 11 dicembre 2016 n. 232).

Presentazione della domanda

Il premio è corrisposto direttamente dall’INPS che, su domanda della donna gestante o della madre del minore, provvede al pagamento dell’importo di 800 euro per evento ed in relazione ad ogni figlio nato o adottato/affidato.

In sede di presentazione della domanda occorre specificare l’evento per il quale si richiede il beneficio e precisamente:

compimento del 7° mese di gravidanza (inizio dell’8° mese di gravidanza);

nascita (anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza);

adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi della legge n. 184/1983;

affidamento preadottivo nazionale disposto con ordinanza ai sensi dell’art. 22, comma 6, della legge 184/1983 o affidamento preadottivo internazionale ai sensi dell’art. 34 della legge 184/1983.

Con riferimento allo stesso minore, dovrà essere presentata un’unica domanda. Se è stata già presentata la domanda in relazione all’evento compimento del 7° mese di gravidanza, non si dovrà quindi presentare ulteriore domanda in relazione all’evento nascita. Analogamente, il beneficio richiesto per l’affidamento preadottivo non può essere richiesto in occasione della successiva adozione dello stesso minore.

Ove invece si tratti di parto plurimo la domanda, se già presentata al compimento del 7° mese, andrà presentata anche in esito alla nascita con l’inserimento delle informazioni di tutti i minori necessarie per l’integrazione del premio già richiesto, rispetto al numero dei nati.

Nei casi in cui sia prevista la presenza di un legale rappresentante (es. se la madre avente diritto è minorenne o incapace di agire per altri motivi) il PIN della richiedente viene fisicamente rilasciato al legale rappresentante, che effettuerà l’accesso al sistema con i dati identificativi della richiedente e procederà alla presentazione della domanda con i dati della stessa.

Istruzioni per la compilazione telematica

La domanda deve essere presentata all’INPS esclusivamente in via telematica mediante una delle seguenti modalità:

WEB – Servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it >Servizi on line> servizi per il cittadino> autenticazione con il PIN dispositivo> domanda di prestazioni a sostegno del reddito> premio alla nascita;

Contact Center Integrato – numero verde 803.164 (numero gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante);

Enti di Patronato attraverso i servizi offerti dagli stessi.

Per agevolare la compilazione della domanda on line, nella sezione moduli del sito www.inps.it sarà disponibile un modulo facsimile che ripropone le maschere del servizio on line.

Termini di presentazione della domanda e documentazione a corredo

La domanda può essere presentata a decorrere dal 4 maggio 2017 per gli eventi descritti al paragrafo 1. verificatisi a partire dal 1 gennaio 2017.

I cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno considerato valido ai fini dell’assegno di natalità (per la ricognizione dei titoli di soggiorno idonei vedasi la circolare n.39/2017 e la n.61/2017) autocertificano il possesso di tale titolo inserendone gli estremi nella domanda telematica (numero identificativo attestazione; autorità che lo ha rilasciata; data di rilascio; termine di validità).

Le verifiche dei titoli di soggiorno sono effettuate dall’INPS mediante accesso alle banche dati rese disponibili dal Ministero degli Interni e da altre Amministrazioni. All’esito di tali verifiche, la sede INPS territorialmente competente potrà richiedere l’esibizione del titolo di soggiorno qualora ciò si rendesse comunque necessario per esigenze istruttorie.

Domanda presentata dopo il compimento del 7^mese:

Al fine di accertare lo stato di gravidanza e il compimento del 7° mese di gravidanza, la richiedente la prestazione dovrà corredare la domanda selezionando alternativamente le seguenti modalità di certificazione della gravidanza:

presentazione del certificato di gravidanza in originale o, nei casi consentiti dalla legge, in copia autentica direttamente allo sportello oppure spedita a mezzo raccomandata (art. 49 del d.p.r. 445/2000). Tale certificazione, a tutela della riservatezza dei dati sensibili in essa contenuti, sarà presentata in busta chiusa sulla quale sarà riportato il numero di protocollo e la seguente dicitura: “Documentazione domanda di Premio alla Nascita – certificazione medico sanitaria”;

indicazione del numero del protocollo telematico del certificato rilasciato dal medico SSN o medico convenzionato ASL. Si precisa che l’applicazione che consentirà ai medici di inviare telematicamente i certificati di gravidanza è di imminente rilascio, ma non ancora disponibile alla data di pubblicazione della presente circolare.

indicazione che il certificato è stato già trasmesso all’Inps per domanda relativa ad altra prestazione connessa alla medesima gravidanza;

esclusivamente per le future madri non lavoratrici, in alternativa al certificato di gravidanza di cui al punto 1, è possibile indicare il numero identificativo a 15 cifre di una prescrizione medica emessa da un medico del SSN o con esso convenzionato, con indicazione del codice esenzione compreso tra M31 e M42 incluso. La veridicità di tale autocertificazione sarà verificata dall’INPS presso le competenti amministrazioni.

E’ inoltre consentita l’acquisizione della domanda di una richiedente che, pur avendo maturato i 7 mesi di gravidanza, non abbia portato a termine la gravidanza a causa di un’interruzione della stessa.

In questa specifica casistica, la domanda dovrà essere corredata della documentazione comprovante l’evento.

Domanda presentata dopo la nascita, affido, adozione

Se la domanda è presentata in relazione al parto già avvenuto, la madre dovrà autocertificare nella domanda il Codice Fiscale del bambino, ovvero le informazioni che si rendessero necessarie per accedere al beneficio. In caso di parto plurimo è richiesta l’indicazione di tutti i nati in quanto la prestazione è riconosciuta per ogni minore nato. Analoga indicazione è richiesta nel caso di adozione o affidamento preadottivo di più minori.

Si precisa che nella domanda vengono autocertificati gli altri requisiti che danno titolo alla concessione del premio salvo che la beneficiaria non sia tenuta a comprovare i requisiti sulla base di specifica documentazione.

In caso di adozione o affidamento preadottivo e con riguardo ai provvedimenti giudiziari si richiamano le istruzioni contenute nella circolare INPS n.47/2012, par. 2. In particolare, se il richiedente non allega alla domanda il provvedimento giudiziario (sentenza definitiva di adozione o provvedimento di affidamento ex art. 22 L. 184/1983), è necessario che nella stessa siano riportati gli elementi che consentano all’Inps il reperimento presso l’Amministrazione che lo detiene (sezione del Tribunale, data di deposito in cancelleria ed il relativo numero).

La domanda deve essere presentata dopo il compimento del 7° mese di gravidanza e comunque, improrogabilmente entro un anno dal verificarsi dell’evento nascita/adozione.

Per i soli eventi verificatisi dal 1 gennaio al 4 maggio 2017, data di rilascio della procedura telematizzata di acquisizione, il termine di un anno per la presentazione della domanda telematica decorre dal 4 maggio.

Pagamento del premio

La misura del premio è pari a 800 euro per ciascun evento e in relazione a ogni figlio nato/adottato o affidato.

Alla corresponsione del premio alla natalità provvede l’INPS nelle modalità indicate dal richiedente nella domanda (bonifico domiciliato, accredito su conto corrente bancario o postale, libretto postale o carta prepagata con IBAN). Il mezzo di pagamento prescelto deve essere intestato al richiedente. In caso di avente diritto minorenne o incapace di agire, la domanda è presentata dal legale rappresentante in nome e per conto dell’avente diritto. Anche in questo caso il mezzo di pagamento prescelto dev’essere comunque intestato all’avente diritto (minorenne o incapace di agire).

L’utente che opta per l’accredito su un conto con IBAN è tenuto a presentare, in linea con le istruzioni contenute nei Messaggi n. 1652/2016 e n. 4395/2016 anche il mod. SR163 (“Richiesta di pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito”), salvo che tale modello non sia stato già presentato all’INPS in occasione di altre domande di prestazione.

Il modello SR163 è necessario per verificare la corrispondenza tra l’IBAN indicato nella domanda di assegno e la titolarità del conto a cui l’IBAN stesso si riferisce e, pertanto, è funzionale alla corretta erogazione del premio in favore della richiedente. A tale fine quindi nel modello SR163 andrà riportato, oltre che il codice fiscale della richiedente, la modalità di pagamento scelta (che è la stessa indicata nella domanda di assegno di natalità), i dati di riferimento dell’Agenzia o Filiale dell’Istituto di credito (Banca/Posta) che effettua il pagamento, nonché il codice IBAN, riferito al rapporto finanziario del richiedente la prestazione, con data, timbro e firma del funzionario del competente Ufficio postale o della Banca.

Gestione della domanda

Le domande presentate ed acquisite nei sistemi gestionali INPS vengono sottoposte ad istruttoria svolta dalle Strutture INPS territorialmente competenti.

Pertanto le Strutture territoriali dell’INPS avranno a disposizione una procedura in ambiente Intranet per la gestione di tutte le domande pervenute per l’esame della documentazione, l’istruttoria e la definizione della stessa.

Il provvedimento di accoglimento o di rigetto della domanda è consultabile sul sito web istituzionale, mediante accesso al proprio profilo dello sportello virtuale.

La pre-informativa è trasmessa dall’INPS ai recapiti che il soggetto ha comunicato precedentemente all’Istituto al momento di presentazione della domanda.

Aspetti fiscali e contabili

L’articolo 1, comma 353 della legge 11 dicembre 2016, n.232 stabilisce che il premio non concorre alla formazione del reddito complessivo di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. L’onere derivante dall’erogazione del premio di natalità, pari a euro 800,00, ai sensi dell’art. 1, comma 353 della Legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Legge stabilità 2017), è posto a carico del Bilancio dello Stato.

(INPS, circolare n. 78 del 28 aprile 2017)

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5) Società di persone in liquidazione: modalità di applicazione del regime agevolato per l’assegnazione di beni ai soci

Assegnazione di beni ai soci per le società di persone in liquidazione nel 2016. L’opzione può essere perfezionata di fatto senza indicare i dati in dichiarazione.

Le società di persone poste in liquidazione nel corso del 2016 possono accedere all’assegnazione agevolata dei beni ai soci versando correttamente nei termini l’imposta sostitutiva tramite F24 e rispettando le ulteriori norme che disciplinano questo regime opzionale, senza dover indicare i dati relativi in dichiarazione. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 54/E del 2 maggio 2017, con la quale ha risposto alle numerose richieste sul comportamento da tenere per le società di persone poste in liquidazione lo scorso anno che vogliono accedere al regime agevolato.

Il comportamento concludente serve a perfezionare l’opzione

Il regime agevolato dell’assegnazione dei beni ai soci prevede l’applicazione opzionale di una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive nella misura dell’8%, ovvero del 10,5% per le società considerate non operative. In generale, l’esercizio dell’opzione si perfeziona indicando in dichiarazione dei redditi il valori dei beni assegnati e la relativa imposta sostitutiva. La risoluzione di oggi chiarisce che le società di persone in liquidazione prima del 31 dicembre scorso, però, non dovranno indicare i dati per perfezionare l’opzione nel modello Unico Sp 2016: il modello, infatti, non prevede una sezione specifica, inserita invece nei modelli approvati nel 2017. Pertanto, precisa l’Agenzia, a queste società si applica il principio del comportamento concludente.

I dati vanno forniti solo se chiesti dagli uffici

Le Entrate ricordano che in casi come questo, come precisato nelle istruzioni dei modelli dichiarativi, se il modello Unico non consente l’indicazione di alcuni dati necessari per la dichiarazione, questi dovranno essere forniti solo su richiesta dell’Agenzia delle Entrate. I soggetti che vogliono accedere al regime opzionale per l’assegnazione agevolata dei beni ai soci devono però redigere un prospetto di raccordo, contenente i dati relativi ai beni ceduti e all’imposta dovuta. Il prospetto, una volta compilato, potrà essere inviato all’Ufficio territorialmente competente, oppure conservato ed esibito a richiesta degli organi di controllo.

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6) Manovra fiscale bocciata su tutti i fronti

Dopo le recenti critiche elevate dal Presidente del Cndcdc, Massimo Miani, adesso, anche le associazioni nazionali delle Imprese italiane bocciano la manovra fiscale.

Come ha osservato Rete Imprese Italia nel comunicato stampa del 2 maggio 2017: Per combattere l’evasione dell’Iva sono stati introdotti altri adempimenti costosi per le imprese quali l'obbligo di fatturazione elettronica verso la PA poi l'obbligo di trasmissione periodica dei dati di fatture emesse e ricevute e dei dati delle liquidazioni Iva ogni trimestre.

Dunque, la manovra fiscale, tra cui quella d'aprile, carica le imprese di nuovi oneri e adempimenti, come quelli che verranno provocati dalla misura che limita la compensabilità dei crediti tributari.

Si riporta di seguito il comunicato stampa di RETE Imprese Italia:

Manovra correttiva, R.E TE. Imprese Italia: «Non si va verso lo sviluppo aumentando la pressione fiscale»

Al Paese ora serve una marcia in più, con azioni coraggiose e mirate a rilanciare l’economia.

Questo il giudizio di R.E TE. Imprese Italia sulla manovra correttiva del Governo espresso da Cesare Fumagalli, Segretario Generale di Confartigianato, intervenuto oggi ad un’audizione presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.

R.E TE. Imprese Italia sottolinea la necessità di scongiurare l’aumento della pressione fiscale e delle aliquote Iva con misure che puntino alla revisione della spesa pubblica improduttiva. A tal fine un segnale importante in tale direzione è stato dato con l’avvio della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia.

Proprio in tema di fisco, R.E TE. Imprese Italia esprime totale contrarietà all’estensione del meccanismo dello split payment ed al contestuale aumento degli oneri amministrativi necessari per compensare crediti Iva di importo ridotto.

Lo split payment toglie liquidità alle imprese ed, inoltre, i rimborsi Iva non sempre sono erogati entro i previsti 3 mesi. Per combattere l’evasione dell’Iva – sottolinea R.E TE. Imprese Italia - sono stati introdotti altri adempimenti costosi per le imprese quali l'obbligo di fatturazione elettronica verso la PA poi l'obbligo di trasmissione periodica dei dati di fatture emesse e ricevute e dei dati delle liquidazioni Iva ogni trimestre. Inutilmente, vien da dire, se ora la manovrina estende lo split payment a tutti i fornitori di beni e servizi verso la PA e le principali società quotate e carica le imprese di nuovi oneri e adempimenti, come quelli che verranno provocati dalla misura che limita la compensabilità dei crediti tributari. Estensione dello split payment e stretta sulle compensazioni sono una ‘tenaglia’ che rende le imprese prigioniere dei propri crediti IVA.

Inoltre, per evitare penalizzazioni a carico delle piccole imprese, R.E TE. Imprese Italia sollecita modifiche ad altre misure fiscali contenute nella manovra, in particolare le novità per la detrazione dell’IVA, la disciplina dell’ACE e la definizione agevolata delle controversie.

Apprezzamento viene espresso per il completamento della disciplina dell’imposta sul reddito d’impresa (IRI). Altrettanto necessario e urgente che si completi la riforma del nuovo regime di tassazione per cassa dei soggetti in contabilità semplificata.

Positivo il giudizio sull’intervento per consentire alle imprese che aderiscono alla rottamazione delle cartelle esattoriali di ottenere il Durc e sulle misure per le aree del Centro Italia colpite dal terremoto, in particolare per l'introduzione delle Zone Franche Urbane nei Comuni del cratere, ma vanno snellite le procedure burocratiche che continuano ad ostacolare le iniziative per la ricostruzione.

In tema di premi di produttività R.E TE. Imprese Italia critica la non applicabilità delle nuove agevolazioni alla maggior parte delle imprese italiane e sollecita una misura di decontribuzione realmente applicabile a tutti gli accordi per la produttività.

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7) Dalle Entrate arrivano gli effetti dello split payment sulla compliance Iva

Online il nuovo numero della rivista Argomenti di discussione. li effetti dello split payment sulla compliance Iva.

L’introduzione dello split payment ha generato un incremento del gettito Iva dato dalla differenza tra i versamenti da scissione dei pagamenti della Pubblica Amministrazione e la minore Iva a debito versata dai fornitori della PA. Ciò ha provocato un incremento della compliance negli anni 2015 e 2016. L’analisi degli effetti indotti dall’introduzione dello split payment sul gettito Iva è al centro del nuovo working paper di Argomenti di discussione, la pubblicazione scientifica dell’Agenzia delle Entrate. In particolare, attraverso un’analisi controfattuale macroeconomica si vuole verificare se, a seguito dell’introduzione della norma, si è realizzato un aumento di compliance.

Come lo split payment ha portato all’incremento del gettito Iva

L’introduzione dello split payment nel 2015 si pone l’obiettivo di aumentare la compliance e il gettito Iva. Per determinare se la norma ha garantito o meno un recupero di compliance, occorre valutare se i versamenti siano stati superiori o inferiori alla minore Iva versata dai fornitori al netto delle somme richieste a rimborso e a quelle portate in compensazione. Per i rimborsi si dispone del dato puntuale, riferito esplicitamente allo split payment. Per valutare il gettito dell’Iva e le compensazioni, è stata utilizzata un’analisi controfattuale che stima cosa sarebbe successo se lo split payment non fosse stato introdotto. La platea dei contribuenti è stata perciò scomposta in due sottoinsiemi: coloro i quali vendono alla pubblica amministrazione e quelli che operano soltanto con i privati. I risultati di questa analisi mostrano che sommando la minore Iva versata dai fornitori, misurata nei flussi di cassa 2015-2016, con l’incremento delle compensazioni e dei rimborsi si ottiene un valore pari a 7.086 milioni che risulta inferiore di circa il 33% rispetto all’Iva versata dalla PA con lo split payment, pari a 10.576 milioni. Di conseguenza, si ha un incremento del gettito stimato in 3.493 milioni di euro.

L’approccio utilizzato e la riduzione del gap Iva

Le analisi effettuate si fondano sull’incrocio di basi di dati che hanno consentito di monitorare il comportamento dei fornitori della PA prima e dopo l’adozione dello split payment. Un ruolo particolarmente importante ha rivestito il link a livello micro tra il dato delle fatture trasmesse elettronicamente alla PA e quello dei versamenti Iva effettuati tramite il modello F24. Le stime mostrano che, nel 2015, si è verificata una riduzione del gap Iva, imputabile ai fornitori della PA, di circa 2,5 miliardi di euro, ai quali si è aggiunto un ulteriore miliardo recuperato nel 2016. Il risultato deriva dalla riduzione di due comportamenti che alimentano il gap: i mancati versamenti, cioè l’IVA dichiarata dai fornitori della PA che poi non la versavano, la omessa dichiarazione, in tutto o in parte, dell’IVA correttamente riportata nelle fatture emesse nei confronti della PA

Dove trovare la rivista - È possibile consultare Argomenti di discussione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione L’Agenzia comunica.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 104 del 3 maggio 2017)

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8) E’ stretta sulla disciplina IVA: intervento di Assonime sulla manovrina, situazione pesantissima per i contribuenti

L’art. 2 del D.L. 50/2017 non prevede una disciplina transitoria, per cui l’entrata in vigore della stessa il 24 aprile 2017 comporterebbe l’impossibilità per i soggetti IVA di detrarre l’imposta relativa alle fatture ricevute anteriormente a tale data (per operazioni effettuate negli anni 2015 e 2016) ma non ancora registrate a tale data.

Inoltre, poiché l’articolo 3 del medesimo decreto non prevede una disciplina transitoria, allora le nuove disposizioni pare si applichino anche alle compensazioni riferibili a crediti relativi al periodo d’imposta 2016, oggetto delle dichiarazioni da presentarsi nel 2017.

Insomma, di una gravità assoluta in termini di rispetto dei diritti dei contribuenti.

Assonime, con una nota del 2 maggio 2017, illustra le restringenti norme IVA contenute nel Decreto Legge n. 50/2017.

Il D.L. 24 aprile 2017, n. 50, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 aprile scorso ed entrato in vigore lo stesso giorno, che reca “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”, contiene, tra l’altro, alcune disposizioni in materia d’IVA di immediato impatto per le imprese.

Il decreto ha infatti previsto:

- l’estensione dell’ambito applicativo della scissione dei pagamenti (c.d. split payment), già operante per le operazioni effettuate nei confronti della P.A e di alcuni enti pubblici, modificando a tal fine l’art. 17- ter del d.p.r. n. 633 del 1972;

- la riduzione del lasso temporale entro cui i soggetti IVA possono operare la detrazione dell’IVA assolta sull’acquisto e l’importazione di beni e servizi.

Ulteriori disposizioni, per contrastare le indebite compensazioni dei crediti IVA e di quelli relativi alle imposte sui redditi, hanno poi previsto sia l’obbligo di apporre il visto di conformità sulle dichiarazioni in cui sono indicati tali crediti, sia l’obbligo di utilizzare esclusivamente i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate per effettuare la compensazione dei crediti.

Più in particolare:

1) L’art. 1 del decreto estende l’ambito di applicazione dello split payment alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuati:

a) nei confronti di tutti i soggetti facenti parte della Pubblica Amministrazione come definita dalla legislazione in materia di finanza pubblica;

b) nei confronti delle società controllate direttamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri e dai ministeri;

c) nei confronti delle società controllate direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni e unioni di comuni;

- nei confronti delle società controllate, direttamente o indirettamente, dalle società indicate nelle lettere b) e c);

- nei confronti delle società quotate inserite nell’indice FTSE Mib della Borsa italiana.

Sono soggette allo split payment anche le operazioni effettuate dai soggetti che subiscono ritenute alla fonte sui compensi percepiti (essenzialmente liberi professionisti).

Le nuove disposizioni si applicano alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017. Un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze stabilirà le disposizioni di attuazione di tali disposizioni.

2) l’art. 2 del decreto, modificando l’articolo 19, comma 1 del d.p.r. n. 633 del 1972, riduce, in primo luogo, il termine ultimo per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA, che poteva esercitarsi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui lo stesso è sorto. Tale termine viene ridotto, prevedendosi che la detrazione può essere operata, al più tardi, con la dichiarazione relativa all’anno in cui il relativo diritto è sorto.

Con la modifica poi dell’art. 25, comma 1, dello stesso decreto, viene ridotto anche il termine di registrazione degli acquisti: le fatture di acquisto devono essere annotate nell’apposito registro anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta e, comunque, entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno.

L’art. 2 non prevede una disciplina transitoria, per cui l’entrata in vigore della stessa il 21 aprile scorso potrebbe comportare l’impossibilità per i soggetti IVA di detrarre l’imposta relativa alle fatture ricevute anteriormente a tale data (per operazioni effettuate negli anni 2015 e 2016) ma non ancora registrate.

3) L’art. 3 del decreto riduce da 15 mila a 5 mila euro annui il limite al di sopra del quale i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive, all’IRAP e all’IVA (con esclusione dei crediti IVA trimestrali) possono essere usati in compensazione solo previa apposizione del visto di conformità (o, in alternativa, della sottoscrizione da parte di chi esercita il controllo contabile) sulle dichiarazioni dalle quali tali crediti emergono.

I titolari di partita IVA, per compensare i crediti IVA devono obbligatoriamente utilizzare i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate, anche se di importo inferiore a 5 mila euro annui. Tale obbligo è esteso anche alle compensazioni dei crediti relativi alle imposte sui redditi e alle addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, all’IRAP ed ai crediti d’imposta da indicare nel quadro Ru della dichiarazione dei redditi.

Non prevedendo l’articolo 3 una disciplina transitoria le nuove disposizioni dovrebbero applicarsi anche alle compensazioni riferibili a crediti relativi al periodo d’imposta 2016, oggetto delle dichiarazioni da presentarsi nel 2017.

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9) Holding passive e vantaggi fiscali: ultimi chiarimenti di giurisprudenza

Holding passive e vantaggi fiscali: Da Assonime arriva la circolare sui recenti chiarimenti giurisprudenziali.

Il tema delle subholding c.d. passive – delle holding, cioè, che gestiscono partecipazioni di controllo e di collegamento senza particolari funzioni di direzione e coordinamento e che, piuttosto, assumono nel gruppo altri ruoli organizzativi – è uno dei più controversi, avendo dato luogo in molti casi a contestazioni sulla loro presunta natura abusiva o comunque sulla loro non idoneità a qualificarsi come beneficiari effettivi dei proventi percepiti.

Le criticità riguardano tanto le subholding collocate all'estero di gruppi multinazionali con capogruppo in Italia – subholding cui viene spesso contestata la natura di soggetti "esterovestiti" – quanto le subholding di gruppi multinazionali stranieri, collocate in Paesi UE, che ricevono dividendi da società operative insediate in Italia: ad esse, in particolare, viene contestato l'abuso dei trattati stipulati dall'Italia (c.d. treaty shopping) o della direttiva madre-figlia.

Entrambe le tematiche sono state analizzate nel Rapporto di Giunta sulle imprese multinazionali (Note e Studi n. 17/2016, Imprese multinazionali: aspetti societari e fiscali, pubblicato il 22 novembre 2017).

Sulla fattispecie delle holding passive collocate in Paesi UE che ricevono dividendi da società operative collocate in altri Stati dell'Unione, in particolare, in Italia è recentemente intervenuta – per la prima volta in termini così chiari, a quanto ci consta – la Corte di Cassazione, esprimendo un orientamento interpretativo che conferma pienamente la posizione da noi assunta nel citato Rapporto di Giunta e che offre lo spunto per svolgere qualche ulteriore considerazione sul tema.

(Assonime, circolare n. 10 del 02/05/2017)

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10) Dichiarazione IVA: comunicazione del Fisco per correggere errori e omissioni

A disposizione del contribuente le informazioni in possesso del Fisco. L’interessato può così comunicare elementi e fatti sconosciuti che motivano i rilievi riscontrati.

L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento n. 85373 del 3 maggio 2017, ha definito le modalità di comunicazione al contribuente, e alla Guardia di Finanza, delle informazioni in proprio possesso che segnalano la possibile mancata presentazione della dichiarazione ai fini IVA per l’anno d’imposta 2016 o la presentazione della stessa, ma con la compilazione del solo quadro VA.

In relazione alle dichiarazioni Iva 2017 relative all’anno d’imposta 2016, il provvedimento del 3 maggio 2017 individua le modalità con cui l’Agenzia comunica agli interessati le incongruenze rilevate e rende disponibili i dati a contribuenti e Guardia di finanza. In particolare, destinatari delle comunicazione sono i soggetti che, secondo le informazioni presenti in Anagrafe tributaria, hanno partita Iva attiva; presentato la dichiarazione 2016 (relativa al periodo d’imposta 2015); omesso la dichiarazione 2017 (relativa al periodo d’imposta 2016) oppure presentato la dichiarazione 2017 compilando il solo quadro VA del modello.

Contenuti e mezzi

Le lettere di allerta, precisa il provvedimento, contengono:

- il codice fiscale e le indicazioni anagrafiche del contribuente

- l’identificativo della comunicazione e l’anno d’imposta

- la dichiarazione Iva 2016

- la dichiarazione Iva 2017 (se presente in Anagrafe tributaria)

- il protocollo e la data di invio delle due dichiarazioni trasmesse.

L’amministrazione, inoltre, nel caso in cui non risulti pervenuta la dichiarazione 2017, avverte del fatto il contribuente ancora in attività alla data del 28 febbraio 2017.

La comunicazione arriva ai destinatari tramite Pec, ma è anche consultabile all’interno del proprio “Cassetto fiscale”.

La parola passa al contribuente per chiedere, spiegare, rimediare Continua la linea diretta tra Fisco e contribuente. Quest’ultimo, infatti, ricevuto l’avvertimento, può chiedere, con le modalità indicate nella comunicazione, maggiori informazioni sui rilievi emersi oppure segnalare eventuali elementi, fatti e circostanze sconosciute che motivano le anomalie.

Se la segnalazione di omessa dichiarazione è fondata, la violazione è ancora ravvedibile, provvedendo all’adempimento entro 90 giorni dal 28 febbraio 2017 (data entro la quale il modello andava presentato) e pagando le sanzioni in misura ridotta.

Invece, nell’ipotesi in cui sia stato compilato soltanto il quadro VA, i contribuenti possono regolarizzare la loro posizione avvalendosi della rinnovata disciplina del ravvedimento operoso (articolo 13, Dlgs 472/1997), che prevede la riduzione delle sanzioni in misura graduata a seconda del tempo trascorso tra la commissione della violazione e l’intervento correttivo.

I destinatari delle comunicazioni per la compliance, infatti, possono dare seguito agli alert del Fisco, usufruendo dei benefici descritti, anche se la violazione è stata già constatata o nel caso in cui siano iniziati, nei loro confronti, accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, di cui hanno avuto formale conoscenza.

Dette soluzioni non possono, invece, essere applicate dopo la notifica di un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento oppure dopo aver ricevuto una comunicazione di irregolarità a seguito dei controlli automatizzato o formale.

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11) Piante aromatiche in vaso: sulle vendite si applica l’Iva al 22%

Sia per i singoli vasi (piante aromatiche in vaso) sia per tutte le altre confezioni prospettate nell’interpello posto alle Entrate si applica l’aliquota ordinaria Iva, attualmente pari al 22 %.

Per quanto concerne le cessioni di piante aromatiche in vaso, la norma consente l’applicazione dell’aliquota del 5% solo ed esclusivamente per le piante allo stato vegetativo di basilico, rosmarino e salvia, rimanendone pertanto escluse anche quelle di origano.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 56/E del 3 maggio 2017)

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12) Modalità di compilazione della sezione ListaPosPA del flusso UNIEMENS in caso di attribuzioni di maggiorazioni

In sede di compilazione della sezione ListaPosPA del flusso Uniemens, gli Enti datori di lavoro possono indicare anche le maggiorazioni connesse ad un determinato status del dipendente quale quello di vittima del terrorismo (art.3 legge 206/2004), di invalido (art.80 legge 388/2000) ovvero di lavoratore esposto all’amianto (art.13 legge 257/1992 e art.47 legge 269/2003)etc.

Lo precisa l’INPS con il messaggio n. 1836 del 3 maggio 2017). Tuttavia, poiché tali maggiorazioni, spettanti in relazione allo stato soggettivo dell’iscritto, non si configurano come un accreditamento di contributi sulla posizione assicurativa ma determinano una maggiorazione di anzianità rilevante solo all’atto della liquidazione del trattamento pensionistico, le stesse non dovranno più essere indicate in sede di denuncia e pertanto sarà inibito l’utilizzo da parte dell’ente datore di lavoro del codice relativo a quel tipo di maggiorazione.

Viceversa, le maggiorazioni di servizio, cioè quelle attribuite in relazione all’attività lavorativa svolta (servizio all’estero, servizio di confine, di volo, di navigazione, etc.) dovranno continuare ad essere indicate in sede di denuncia in modo tale da alimentare correttamente la posizione assicurativa dell’iscritto nel corso della vita lavorativa.

Tutto ciò premesso, si comunica che, per gli iscritti e per i periodi per i quali l’Ente ha già effettuato le dichiarazioni indicando le maggiorazioni di status, si provvederà a non visualizzare la relativa nota sul diritto alla maggiorazione sull’estratto conto dell’interessato mentre continueranno ad essere presenti sulla posizione assicurativa, fermo restando, all’atto del pensionamento, la verifica del diritto all’ attribuzione delle stesse da parte dell’operatore di sede.

In particolare, i codici che non devono essere più utilizzati sono:

14 Servizio in presenza di amianto-L.257/92, art.13 comma 8(1/2)

19 Lavorazione privo della vista-L.113/85, art.9 comma1- L.120/91, art.2(1/3)

42 Lavoratori sordomuti e invalidi (L.388/2000, art.80, art.63) 1/3

Sistema Uniemens. Invio informativa su “Note di Rettifica” agli intermediari

L’INPS, con il messaggio n. 1842 del 3 maggio 2017, comunica il rilascio in produzione di una nuova funzionalità che, contestualmente all’invio della “Nota di Rettifica” all’azienda, prevede l’invio automatico di un’informativa agli indirizzi di posta elettronica degli intermediari, sulla presenza delle medesime “Note di Rettifiche”.

Tale intervento si colloca nel quadro della logica di proattività perseguita dall’Istituto e finalizzata ad un orientamento sempre più marcato verso le esigenze dei soggetti contribuenti.

La trasmissione de qua chiaramente non ha valore di notifica, restando tale esclusivamente quella nei confronti delle aziende interessate, quali soggetti debitori dell’accertamento, ed effettuata tramite PEC o, in alternativa, tramite Raccomandata A.R.

Viceversa, l’invio dell’informativa all’intermediario, in simultanea rispetto alla notifica all’azienda, potrà consentire una gestione più tempestiva ed efficiente delle posizioni aziendali e della corretta definizione delle medesime.

Fondazione dei Consulenti del Lavoro: Decontribuzione con il coinvolgimento paritetico dei lavoratori

La Fondazione dei Consulenti del Lavoro ha pubblicato un approfondimento con il quale fornisce alcuni chiarimenti in merito alla previsione del Decreto Legge n. 50/2017 sulla decontribuzione in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro.

Vincenzo D’Andò