Diario quotidiano del 3 maggio 2017 – la possibilità di indagini finanziarie retroattive

Pubblicato il 3 maggio 2017



1) Approvata legge di delegazione europea 2016
2) Impresa familiare: diritto di prelazione negato, trasferimento illegittimo
3) Affitto registrabile anche dopo i 30 giorni fatidici: sanata la locazione con effetto retroattivo
4) La detrazione Iva si esercita entro la fine del mese di aprile dell’anno successivo
5) Contrasto delle indebite compensazioni: chiarimenti dal servizio studi parlamentare
6) Ok alla rassegna stampa ma solo per i propri iscritti
7) GdF: novità sulle indagini finanziarie retroattive
8) Precompilata 2017, si parte: zero controlli
9) Modello 770/2017 al restyling
10) Verificazione dei sistemi di misura per fini fiscali: circolare Dogane integrata
11) DURC per adesione alla definizione agevolata: circolare INPS
12) Riduzione del periodo di prognosi riportato nel certificato per malattia
diario-quotidiano-articoli-81) Approvata legge di delegazione europea 2016 2) Impresa familiare: diritto di prelazione negato, trasferimento illegittimo 3) Affitto registrabile anche dopo i 30 giorni fatidici: sanata la locazione con effetto retroattivo 4) La detrazione Iva si esercita entro la fine del mese di aprile dell’anno successivo 5) Contrasto delle indebite compensazioni: chiarimenti dal servizio studi parlamentare 6) Ok alla rassegna stampa ma solo per i propri iscritti 7) GdF: novità sulle indagini finanziarie retroattive 8) Precompilata 2017, si parte: zero controlli 9) Modello 770/2017 al restyling 10) Verificazione dei sistemi di misura per fini fiscali: circolare Dogane integrata 11) DURC per adesione alla definizione agevolata: circolare INPS 12) Riduzione del periodo di prognosi riportato nel certificato attestante la temporanea incapacità lavorativa per malattia *****

1) Approvata legge di delegazione europea 2016

Lo Stato italiano riconoscerà un indennizzo forfetario (0,15%) ai soggetti che prestano garanzia patrimoniale in favore dell’Amministrazione finanziaria, ai fini dell’esecuzione dei rimborsi IVA.

Lo prevede il disegno di legge europea 2017, approvato il 28 aprile 2017 in esame definitivo dal Consiglio dei Ministri.

Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2016 (disegno di legge – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, ha approvato, in esame definitivo, un disegno di legge che delega il Governo al recepimento delle direttive europee e all’attuazione di altri atti dell’Unione europea (“Legge di delegazione europea 2016”).

Il provvedimento conferisce la delega al Governo per il recepimento di ventisei direttive europee, nonché per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni di sei regolamenti europei, indicando in taluni casi specifici principi e criteri direttivi. Sul testo, dopo l’esame preliminare, ha espresso il proprio parere favorevole la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano convocata in sessione europea.

Il disegno di legge mira a integrare l’ordinamento nazionale o a disciplinare ex novo aspetti della vita economica, sociale e sanitaria dei cittadini italiani in ambiti estremamente differenziati: dalla disciplina dei pacchetti turistici e dei servizi collegati a quella dei marchi d’impresa; dalla regolamentazione della distribuzione assicurativa, all’adeguamento della normativa in materia di abuso e di comunicazione illecita di informazioni privilegiate e manipolazioni del mercato (abusi di mercato), nonché in materia di indici usati come riferimento negli strumenti e nei contratti finanziari o per misurare la performance di fondi di investimento; dal rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione d’innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, alle garanzie per i minori indagati o imputati; dalla protezione dei dati personali nelle attività di indagine, allo scambio automatico obbligatorio d’informazioni nel settore fiscale; dall’interoperabilità del sistema ferroviario dell’Ue e la sicurezza delle ferrovie e delle navi passeggeri, alla riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici nonché al divieto di commercializzazione delle borse di plastica in materiale leggero.

Il testo, inoltre, conferisce al Governo una delega legislativa biennale per l’introduzione di sanzioni penali ed amministrative per la violazione di precetti europei contenuti in regolamenti europei o in direttive recepite in via regolamentare o amministrativa, inidonee quindi a istituire sanzioni penali.

Legge europea 2017

Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017 (disegno di legge – esame definitivo):

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, ha approvato, in esame definitivo, un disegno di legge che detta disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea (Legge europea 2017).

Il provvedimento è volto a chiudere tre procedure d’infrazione e tre casi EU Pilot, a superare una delle contestazioni della Commissione europea nell’ambito di un caso EU Pilot, a introdurre norme per la corretta attuazione di due direttive e ad apportare alcune modifiche alla legge n. 234/2012. Sul testo, dopo l’esame preliminare, ha espresso il proprio parere favorevole la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano convocata in sessione europea.

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2) Impresa familiare: diritto di prelazione negato, trasferimento illegittimo

Diritto di prelazione negato: stop al trasferimento dell’impresa familiare. Interessante decisione giurisprudenziale.

L’azienda familiare non può essere trasferita se un familiare non ha potuto esercitare il diritto di prelazione. L’atto eventualmente stipulato è inefficace.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10147 del 21 aprile 2017.

Un impresa familiare, costituita nel 1990, era poi stata conferita in una S.a.s. il 10 aprile 2006. Proprio in tale operazione era stato estromesso un familiare che non aveva potuto esercitare il diritto di prelazione. In particolare, “non era stato messo nelle condizioni di esercitare il diritto di prelazione, avendo avuto conoscenza del conferimento contestualmente all'atto traslativo”.

Dal canto suo, la Corte d’appello (“equiparando quanto agli effetti la mancata concessione dello spatium deliberandi di due mesi all'omesso avviso di cui all'art. 732 c.c., richiamato dall'art. 230 bis c.c.”) ha riconosciuto il diritto di riscatto del familiare esercitato con la proposizione del ricorso in primo grado il 21 novembre 2006; per altro verso, anche a non voler riconoscere tale equiparazione, ha ritenuto errata la pronuncia di primo grado nella parte in cui aveva dichiarato la decadenza del diritto di prelazione del familiare senza che i convenuti onerati avessero svolto tempestiva eccezione.

Infine, una volta che la vicenda è sfociata presso la Cassazione, la Corte Suprema ha confermato il verdetto della Corte d’appello e, quindi, ha respinto il ricorso dei familiari che, all’insaputa del familiare, avevano conferito l’impresa nella società senza fargli valere il diritto di prelazione.

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3) Affitto registrabile anche dopo i 30 giorni fatidici: sanata la locazione con effetto retroattivo

Affitto registrabile anche dopo i 30 giorni fatidici. Difatti, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10498 del 28 aprile 2017, la registrazione tardiva, non solo ha effetti fiscali, ma, particolarmente, sana anche la nullità civile. Dunque, il contratto di locazione rimane valido.

Pertanto, oltre che da un punto di vista fiscale, anche sotto l’aspetto civilistico si può registrare l’affitto dopo 30 giorni e la registrazione tardiva sana la nullità della locazione con effetto retroattivo. Si mantengono, in questo modo, stabili gli effetti del contratto voluto dalle parti.

D’altronde, computare invece l’intera durata della locazione dalla data della registrazione equivarrebbe a configurare un contratto nuovo e diverso.

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4) La detrazione Iva si esercita entro la fine del mese di aprile dell’anno successivo

Con le modifiche introdotte dall’art. 2 del D.L. 50/2017 (manovra d’aprile) all’art. 19 del D.P.R. n. 633 del 1972, la detrazione Iva potrà essere esercitata entro la fine del mese di aprile dell’anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto (data scadenza invio dichiarazione Iva).

E’ quanto viene precisato nel dossier (versione provvisoria) predisposto, in questi giorni, dal Servizio studi parlamentare (Senato della Repubblica e Camera dei deputati).

Articolo 2 (Modifiche all’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA)

L’articolo 2 del D.L. 50/2017 tende a modificare l’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA, che deve ora avvenire con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto e non più con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo alla maturazione del diritto. Analoga modifica riguarda l’annotazione nel registro Iva.

La modifica, spiegano i tecnici del parlamento, è volta a determinare una coincidenza temporale tra il momento in cui è registrata la fattura sulla cessione e quello nel quale si registra la fattura in acquisto, con l’obiettivo di favorire i controlli dell’amministrazione finanziaria e ridurre il tax gap.

Viene, quindi, ricordato che l’articolo 19, comma 1, del D.P.R. n. 633 del 1972 (decreto IVA) stabilisce che dall'ammontare dell'imposta relativa alle operazioni effettuate è detraibile l'imposta assolta o dovuta dal soggetto passivo o a lui addebitata a titolo di rivalsa in relazione ai beni ed ai servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione. Il diritto alla detrazione sorge nel momento in cui l'imposta diviene esigibile (vale a dire nel momento di effettuazione dell’operazione) e può essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo.

Con le modifiche introdotte all’articolo 19 del D.P.R. n. 633 del 1972, quindi, la detrazione potrà essere esercitata entro la fine del mese di aprile dell’anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto (data scadenza invio dichiarazione Iva).

Il comma 2 modifica l’articolo 25, comma 1, del medesimo D.P.R. 633/72, stabilendo che i documenti di acquisto devono essere registrati nell’apposito registro Iva anteriormente alla liquidazione periodica nella quale si vuole esercitare la detrazione e, in ogni caso, entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale Iva relativa all’anno di ricezione della fattura, facendo, però, riferimento al medesimo anno in cui l’imposta è divenuta esigibile.

L’articolo 25, comma 1, del D.P.R. n. 633 del 1972 (decreto IVA) prevede che il contribuente deve numerare in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali relative ai beni e ai servizi acquistati o importati e deve annotarle nel registro Iva anteriormente alla liquidazione periodica, ovvero alla dichiarazione annuale, nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta.

Il commento all’art. 2 del D.L. 50/2017 si conclude con l’affermazione che la la registrazione deve avvenire comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno.

Oltre ai chiarimenti generici e non che verranno poi forniti dall’Agenzia delle entrate, il servizio studi parlamentare rimanda il dubbio ai successivi chiarimenti delle Entrate se la norma abbia effetto anche sulle operazioni per le quali l’imposta era divenuta esigibile nel corso del 2015 e del 2016, ma per le quali, alla data di entrata in vigore della nuova norma (24.04.2017), non era stato ancora stato esercitato il diritto alla detrazione.

Osservazioni

Come già rilevato in dottrina, “i motivi della restrizione del diritto alla detrazione potrebbero essere due, anche abbinati fra di loro: il primo legato a una logica accertativa costituita dalla volontà di allineare la detrazione alle nuove comunicazioni trimestrali; il secondo collegato al gettito.

Con la limitazione del diritto alla detrazione alla dichiarazione relativa all’anno, è evidente che la detrazione resta concentrata, in sostanza, nell’anno in cui l’imposta è divenuta esigibile e, pertanto, le nuove comunicazioni trimestrali sono allineate con tale diritto. Ove, infatti, il diritto alla detrazione fosse rimasto ancorato al vecchio termine, e cioè al termine di presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, le comunicazioni trimestrali dell’anno in cui l’imposta è divenuta esigibile non corrisponderebbero alle liquidazioni periodiche dell’imposta effettuate nell’anno stesso visto che tale detrazione poteva essere esercitata, con il vecchio termine, nei due anni successivi. Se si è guardato, invece, a una mera logica di gettito, allora non vi sono tante considerazioni da fare se non evidenziare che il termine è notevolmente ridotto rispetto ai tempi a disposizione per gli accertamenti e ciò, quasi sicuramente, viola anche i principi dettati dalla Corte Ue che nella precedente scadenza “lunga” aveva individuato un termine congruo proprio mettendolo a confronto con i tempi a disposizione per l’accertamento. Ma ora che dirà la Ue?

Proprio nella logica di gettito si potrebbe leggere, poi, la totale mancanza di un periodo transitorio, che, però, è del tutto inaccettabile. Un cambio così importante di passo dovrebbe essere accompagnato da un periodo transitorio in cui permettere al contribuente di poter esercitare il diritto per le operazioni divenute esigibili nel 2015 ma, soprattutto, nel 2016, e per le quali attualmente, ossia al momento di entrata in vigore della nuova norma, tale diritto non è ancora stato esercitato”.

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5) Contrasto delle indebite compensazioni: chiarimenti dal servizio studi parlamentare

Il dossier del servizio studi parlamentare di commento di tutti gli articoli che compongono la manovra d’aprile (D.L. 50/2017), mette dapprima in risalto che l’articolo 3 riduce a 5.000 euro il limite oltre il quale oltre il quale è necessario il visto di conformità per le compensazioni sulle imposte sui redditi, IRAP e IVA. Inoltre, diventa obbligatorio l’uso dei servizi telematici in tutti i casi di compensazione.

Segue poi il commento analitico, comma per comma, effettuato dall’Ufficio studi di Camera e Senato:

Il comma 1 modifica le disposizioni riguardanti il visto di conformità necessario per la compensazione di crediti e debiti fiscali di importo superiore a 15.000 euro annui in materia di imposte sui redditi e di IRAP introdotto dalla legge di stabilità 2014 (articolo 1, comma 574, della legge 27 dicembre 2013, n. 147).

Difatti, l’esenzione dal visto di conformità, viene ridotta a 5.000 euro.

Si ricorda che attualmente il comma 574 condiziona all’apposizione di apposito visto di conformità, a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013, la compensazione di crediti e debiti fiscali di importo superiore a 15.000 euro annui in materia di imposte sui redditi e di IRAP (disciplinata all’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997).

La norma ricalca quanto già previsto in ambito IVA ai sensi dell'articolo 10, comma 1, lett. a), n. 7) del D.L. n. 78 del 2009, che condiziona l’utilizzo in compensazione crediti IVA per importi superiori a 15.000 euro annui, all'obbligo di richiedere l'apposizione di apposito visto di conformità (di cui all'articolo 35, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, diretto ad attestare l’esattezza dei dati indicati nelle dichiarazioni rispetto alla relativa documentazione e alle risultanze delle scritture contabili, nonché di queste ultime alla relativa documentazione contabile), relativamente alle dichiarazioni dalle quali emerge il credito.

In luogo del visto di conformità è ammessa, per i contribuenti sottoposti al controllo contabile di cui all’articolo 2409-bis del codice civile (controllo esercitato da un revisore contabile o da una società di revisione), la presentazione di una dichiarazione attestante l’esecuzione dei controlli. Tale dichiarazione, che deve essere sottoscritta dal rappresentante legale della società (di cui all’articolo 1, comma 4, del D.P.R. n. 322 del 1998) e dai soggetti che sottoscrivono la relazione di revisione (articolo 1, comma 5, del D.P.R. n. 322 del1988), riguarda la verifica della regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie ai fini delle imposte sui redditi e delle imposte sul valore aggiunto, nonché la verifica della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e di queste ultime alla relativa documentazione.

In primo luogo si elimina il riferimento all'articolo 3 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 relativo alle ritenute alla fonte oggetto di compensazione; inoltre il limite di 15.000 euro annui per la compensazione di crediti e debiti fiscali inerenti le imposte sui redditi e l’IRAP, oltre il quale è necessario il visto, viene ridotto a 5.000 euro (lettera a)).

La successiva lettera b) stabilisce che nei casi di utilizzo in compensazione dei crediti in violazione dell’obbligo di apposizione del visto di conformità, l’ufficio procede al recupero dell’ammontare dei crediti utilizzati in violazione e dei relativi interessi, nonché all’irrogazione delle sanzioni.

Parimenti, il comma 2 riduce da 15.000 a 5.000 euro annui il limite dei crediti relativi all'Iva da utilizzare in compensazione oltre il quale è necessario il visto di conformità (lettera a), numero 1, che modifica il citato articolo 10, comma 1, lettera a), numero 7, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78).

Anche in tal caso, il successivo numero 2 stabilisce che nei casi di utilizzo in compensazione dei crediti in violazione dell’obbligo di apposizione del visto di conformità, l’ufficio procede al recupero dell’ammontare dei crediti utilizzati in violazione e dei relativi interessi, nonché all’irrogazione delle sanzioni.

La lettera b) del comma 2 provvede al coordinamento formale delle norme sul visto di conformità per le start-up innovative, specificando che per tali imprese, per il periodo di iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, la soglia per l’apposizione del visto di conformità ai fini delle compensazioni è innalzata da 5.000 (in luogo dell’attuale soglia di 15.000) a 50.000 euro (articolo 10, comma 1, lettera a), numero 7-bis, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78).

Si ricorda che il decreto legge n. 179 del 2012 ha introdotto nel panorama legislativo italiano un quadro di riferimento organico per favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative (start-up). La start-up deve soddisfare almeno uno dei seguenti criteri:

- sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 15 per cento del maggiore importo tra il costo e il valore della produzione;

- impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro ovvero in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva di personale in possesso di laurea magistrale;

- essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa ad una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di

prodotto a semiconduttori o a una varietà vegetale ovvero titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato.

Il comma 3 rende obbligatorio l’uso dei servizi telematici in tutti i casi di compensazione.

Quindi, per qualsiasi importo che viene ad essere compensato scatta l’obbligo dei servizi telematici (F24 via entratel o fisconline).

A tal fine è modificato il comma 49-bis dell’articolo 37 del decreto legge n. 223 del 2006, che consente l’utilizzo in compensazione dei crediti IVA (annuali o infrannuali) superiori a una certa soglia esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle entrate.

In particolare, per effetto della norma in esame viene eliminato il limite di 5.000 euro oltre il quale l’utilizzo dei servizi telematici diveniva obbligatorio, rendendo quindi obbligatorio l’uso dei servizi telematici in tutti i casi di compensazione di crediti IVA; nello stesso tempo il predetto obbligo si estende ai crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito, all'imposta regionale sulle attività produttive nonché ai crediti d’imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.

Divieto di compensare

Il comma 4, infine, modifica le norme sulla riscossione coattiva dei crediti d’imposta indebitamente utilizzati in caso di inadempienza all'atto di recupero (articolo 1, comma 422, della legge 30 dicembre 2004, n. 311), introducendo il divieto di utilizzare la compensazione per il pagamento delle somme dovute.

Si ricorda che i commi 421-423 della legge finanziaria 2005 hanno introdotto norme sul recupero dei crediti d’imposta indebitamente utilizzati. In particolare, il comma 421 prevede che per la riscossione dei crediti indebitamente utilizzati, anche parzialmente, l’Agenzia delle entrate può emanare apposito atto di recupero motivato da notificare al contribuente. Il comma 422 stabilisce che, in caso di mancato pagamento, anche parziale, delle somme dovute entro il termine assegnato dall'ufficio, comunque non inferiore a sessanta giorni, si procede alla riscossione coattiva. Il comma 423 infine specifica che la competenza all'emanazione degli atti di recupero, emessi prima del termine per la presentazione della dichiarazione, spetta all'ufficio nella cui circoscrizione è il domicilio fiscale del soggetto per il precedente periodo d'imposta.

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6) Ok alla rassegna stampa ma solo per i propri iscritti

E’ possibile fornire ai propri clienti una rassegna stampa “personalizzata”, in tal modo non si vengono a violare i diritti d’autore.

Difatti, secondo quanto statuito dal Tribunale di Roma, sentenza n. 816/2017, la rassegna stampa è lecita anche se l’impresa che la effettua persegue il fine di lucro, che è il fine di tutte le imprese anche di quelle che pubblicano i giornali.

La rivista non può impedire che uno o più articoli, prelevati dalle proprie pagine, siano utilizzati da un soggetto terzo per l’invio di una rassegna stampa. La creazione di una rassegna stampa, infatti, non viola i diritti d’autore del quotidiano. Ma attenzione: tale comportamento si può considerare lecito solo a condizione che detta rassegna si concretizzi in una “selezione di articoli e notizie su singoli argomenti che interessano un singolo cliente a motivo della sua attività o funzione”. In particolare, è lecito inviare una rassegna stampa solo se a monte viene eseguita una selezione dei contenuti da inserire nella rassegna stampa; tale selezione deve essere volta a individuare specifici contenuti tra loro connessi in base all’argomento trattato; la rassegna non deve essere accessibile a chiunque, ma va inviata a particolari soggetti che, in funzione della attività svolta, possono essere interessati a quegli specifici contenuti.

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7) GdF: novità sulle indagini finanziarie retroattive

Secondo quanto affermato dalla Guardia di Finanza, le novità introdotte in relazione alle indagini finanziarie riguardano anche i periodi d’imposta precedenti.

L’art. 7-quater, comma 1, lett. a), D.L. n. 193/2016, aggiunto in fase di conversione dalla Legge n. 225/2016, ha previsto la soppressione delle parole “o compensi” dalla seconda proposizione del secondo periodo dell’art. 32, comma 1, n. 2), del D.P.R. n. 600/73, espungendo definitivamente dall’articolato in materia di indagini finanziarie la presunzione legale relativa di maggiori compensi in relazione ai prelevamenti non giustificati.

Il sistema di presunzioni legali connesso alle indagini finanziarie, evidenzia la GdF, continua però a mantenere una struttura “bifasica”, considerato che le novità introdotte dal D.L. n. 193/2016 non hanno riguardato la presunzione recata dalla prima proposizione del secondo periodo dell’art. 32, comma 1, n. 2), del D.P.R. n. 600/73, che consente di inferire da qualsiasi dato o elemento bancario l’esistenza di redditi non dichiarati, a prescindere dal loro inquadramento entro le categorie di cui all’art. 6 del T.U.I.R..

La presunzione afferente alle operazioni bancarie di segno negativo, pertanto, reciso il nesso legale tra prelevamenti ingiustificati e compensi, conserva ora validità soltanto nei confronti dei titolari di reddito d’impresa.

Ne deriva, in definitiva, che (la GdF conclude il proprio parere):

- nei confronti della generalità dei contribuenti continua a operare la presunzione legale relativa che assume una relazione qualificata tra redditi non dichiarati e versamenti non giustificati in ragione dell’invariata disposizione secondo cui “i dati e gli elementi attinenti ai rapporti e alle operazioni (...) possono essere posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli articoli 38, 39, 40 e 41 del D.P.R, n. 600/1973, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito o che non hanno avuto rilevanza allo stesso fine”;

- per converso, la presunzione riferita ai prelevamenti continua ad applicarsi soltanto nei confronti della categoria degli imprenditori, in base alla seconda parte dell’articolato, come modificato dal D.L. n. 193/2016, secondo cui “alle stesse condizioni, sono altresì posti come ricavi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell'ambito dei predetti rapporti od operazioni (…)”.

L’intervento correttivo del Legislatore, quindi, si è sostanziato nell’adeguamento del testo normativo al precetto già vigente per effetto della declaratoria di incostituzionalità.

Decorrenza delle nuove disposizioni

In considerazione della natura procedurale della disciplina delle indagini finanziarie e delle pertinenti presunzioni, la circolare della GdF ritiene che le novità introdotte dal D.L. n. 193/2016 abbiano carattere retroattivo e risultino applicabili, pertanto, a tutti i periodi d’imposta ancora accertabili.

L’effetto anche per il passato dell’abrogazione della presunzione di compensi “in nero” a fronte di prelevamenti ingiustificati da esercenti arti e professioni va tanto più affermato in considerazione dell’efficacia retroattiva delle declaratorie di incostituzionalità della Corte Costituzionale.

(Guardia di Finanza, scheda allegata alla circolare n. 109546 del 7 aprile 2017)

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8) Precompilata 2017, si parte: zero controlli

Precompilata 2017, si parte. Adesso è possibile inviare online la dichiarazione dei redditi.

Zero controlli sui documenti per chi la accetta in autonomia e senza modifiche. Dichiarazione precompilata 2017, si apre il canale per l’invio. Da adesso è possibile spedire online la dichiarazione dei redditi predisposta dall’Agenzia con l’ausilio del partner tecnologico Sogei e chiudere con pochi passaggi l’appuntamento annuale con il Fisco. Niente più carta né scontrini e ricevute da conservare per chi restituisce in autonomia e senza modifiche il modello 730 digitale compilato dal Fisco: se la dichiarazione è accettata “in toto”, infatti, l’Agenzia non potrà più chiedere al cittadino di presentare la documentazione che giustifica le somme portate in detrazione, come le spese sanitarie, universitarie, quelle per ristrutturazioni e gli altri sconti fiscali. In queste due settimane dall’apertura della precompilata in modalità consultazione (dal 18 aprile alle ore 7 di oggi) sono stati registrati più di 1 milione e 400mila accessi all’applicazione da parte di 962.508 utenti distinti. Chi ha già controllato la dichiarazione e acquisito dimestichezza con il sistema che, schermata dopo schermata, guida all’invio, lo ha fatto entrando sul sito delle Entrate perlopiù con le credenziali Fisconline (52% dei casi) e Inps (39%). La dichiarazione 730 potrà essere modificata, integrata e spedita fino al 24 luglio; per il modello Redditi, invece, c’è tempo fino al 2 ottobre 2017.

Precompilata 2017, adesso è possibile accettare o modificare e inviare

Sono online e pronti per essere inviati, con o senza modifiche, circa 20 milioni di 730. E’ possibile anche modificare 10 milioni di modelli Redditi che potranno essere inviati a partire dall’11 maggio. In totale, se si contano anche i familiari a carico, i dati precaricati dall’Agenzia riguardano oltre 59 milioni e 700mila cittadini, praticamente l’intera platea dei residenti italiani. E’ uno sforzo enorme quello che ha visto l’Agenzia raccogliere, in vista di questo terzo anno di sperimentazione, quanti più dati per poter consegnare ai contribuenti un modello il più possibile completo. Con il supporto di Sogei, la società generale d’informatica partecipata interamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, e la collaborazione di tutti i soggetti chiamati a trasmettere le informazioni da precaricare nelle dichiarazioni, quest’anno sono confluiti nei server del Fisco oltre 800 milioni di dati. Tra questi, 690 milioni di documenti fiscali relativi a spese sanitarie, compresi gli scontrini dei farmaci da banco; circa 94 milioni di dati relativi a premi assicurativi; più di 7 milioni e 600mila bonifici per ristrutturazioni, arredo e risparmio energetico. E ancora: oltre 8 milioni di interessi passivi sui mutui contratti dagli italiani; circa 5 milioni e 600 mila dati relativi a ristrutturazioni condominiali e quasi 4 milioni e mezzo di dati relativi a contributi previdenziali.

Bonus al riparo dai controlli documentali per le dichiarazioni accettate in autonomia

Con la versione 2017 si chiude il terzo anno di sperimentazione. Dal 2015, grazie alla precompilata, l’approccio alla dichiarazione è radicalmente cambiato: dal vecchio schema “tu cittadino dichiari e io amministrazione, poi, controllo”, si è passati infatti a una modalità che, al contrario, prevede che sia il cittadino a controllare i dati precaricati dal Fisco e, se tutto va bene, ad accettarli o, viceversa, a integrarli o modificarli. Una nuova impostazione che, oltre al vantaggio di una maggiore semplicità, porta con sé anche degli evidenti benefici lato controlli. Il Fisco infatti rinuncia a controllare la documentazione a supporto delle detrazioni in caso di dichiarazione 730 accettata in autonomia e senza modifiche. Un beneficio che si estende anche alle dichiarazioni 730 inviate, con o senza modifiche, tramite Caf e professionisti: saranno questi ultimi, infatti, in caso di controllo documentale, a dover esibire la documentazione al posto dei loro assistiti.

Come fare per: breve guida all’accesso

Per visualizzare la propria dichiarazione dei redditi è necessario collegarsi alla pagina https://dichiarazioneprecompilata.agenziaentrate.gov.it e inserire il proprio codice fiscale, la password e il pin Fisconline. Le credenziali per l’accesso sono strettamente personali e non vanno comunicate a terzi. Per accedere alla dichiarazione precompilata 2017 è necessario utilizzare un browser che supporta uno specifico protocollo di sicurezza: i contribuenti che utilizzano una versione di browser inferiore saranno quindi prima di tutto indirizzati a scaricare, gratuitamente, la versione aggiornata.

Password e pin Fisconline possono essere richiesti direttamente online sul sito internet dell’Agenzia, a questo indirizzo: https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Abilitazione/Fisconline.jsp. Il sistema fornisce subito le prime 4 cifre del pin a 10 cifre, mentre le ultime 6 vengono spedite per posta, insieme alla password, entro 15 giorni. In alternativa, le credenziali Fisconline possono essere richieste utilizzando l’app “AgenziaEntrate” o presso gli uffici dell’Agenzia. In quest’ultimo caso, il contribuente riceve subito le prime 4 cifre del codice pin, la password di primo accesso e le istruzioni per ottenere la seconda parte del pin direttamente sul sito delle Entrate.

In alternativa, è possibile accedere alla dichiarazione dei redditi anche tramite le credenziali Inps. Eseguita l’autenticazione, il sistema reindirizza l’utente all’area riservata dell'Agenzia delle Entrate. Maggiori informazioni e il pulsante diretto per accedere al servizio tramite le credenziali Inps sono disponibili a questo link: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemDir=50609

L’accesso è garantito infine anche con le credenziali Spid, il sistema di accesso che consente di utilizzare, con un’identità digitale unica, i servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati accreditati, oltre che tramite Carta nazionale dei servizi. La Carta Nazionale dei Servizi o Cns è una smart card o una chiavetta Usb che contiene un “certificato digitale” di autenticazione personale, utile per accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione. Aprono le porte della precompilata anche le credenziali del portale NoiPa (per i dipendenti pubblici) e quelle riservate agli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza.

In tutti i casi, una volta entrati, il sistema offre una serie di possibilità. In particolare, da oggi è possibile, oltre che visualizzare i dati utilizzati per predisporre la dichiarazione per controllare che siano completi e corretti:

1) scegliere il modello per predisporre la dichiarazione e decidere se accettare o modificare la precompilata

2) modificare o accettare i dati. Visualizzare, stampare e inviare la dichiarazione

3) consultare le dichiarazioni inviate e le ricevute degli invii. Effettuare i versamenti F24.

Tra le novità di quest’anno anche la possibilità di consultare e, se necessario, correggere, la dichiarazione precompilata 2016, purché sia stata inviata tramite l’applicazione web. Per le eventuali modifiche della dichiarazione precompilata 2016 i contribuenti devono utilizzare il modello Unico 2016 integrativo, disponibile online selezionando la funzione “cambia anno di dichiarazione”, all’interno dell’applicazione, che consente di selezionare la dichiarazione su cui si intende intervenire.

L’assistenza del Fisco - L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei cittadini un sito internet dedicato, raggiungibile all’indirizzo https://infoprecompilata.agenziaentrate.gov.it, dove sono presenti anche le risposte alle domande più frequenti. Inoltre, sono sempre disponibili i numeri dell’assistenza telefonica: 848.800.444 da rete fissa, 06 966.689.07 da cellulare e +39 06.966.689.33 per chi chiama dall’estero, operativi dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 17 e il sabato dalle ore 9 alle ore 13.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 102 del 2 maggio 2017)

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9) Modello 770/2017 al restyling

L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 85121 del 2 maggio 2017 ha approvate alcune modifiche al modello di dichiarazione 770/2017, nonché alle relative istruzioni e specifiche tecniche.

Le modifiche si rendono necessarie per correggere alcuni errori materiali, riscontrati successivamente alla pubblicazione del predetto modello di dichiarazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

Sono, inoltre, perfezionati i controlli contenuti nelle specifiche tecniche, al fine di evitare ai sostituti di imposta errori in fase di compilazione del modello 770/2017.

Sono apportate, in particolare, le seguenti modifiche:

a) nel modello, nel quadro SG, nel terzo prospetto la denominazione è modificata in “Prospetto delle somme corrisposte nel 2016 assoggettate ad imposta sostitutiva”;

b) nel modello, nel quadro SM, la denominazione della colonna 1 dei righi da SM3 a SM26 è stata modificata in “Denominazione o codice ISIN del fondo”;

c) nel modello, nel quadro SQ, nel Prospetto dei dati relativi ai versamenti è stata modificata la denominazione del punto 5 in “Codice tributo”;

d) nel modello, nel quadro ST, nella sezione I è stata modificata la denominazione del punto 11 in “Codice tributo”;

e) nel modello, nel quadro ST, nella sezione II è stata modificata la denominazione del punto 11 in “Codice tributo”;

f) nel modello, nel quadro ST, nella sezione II è stata aggiunta la casella 13 “Codice regione”;

g) nel modello, nel quadro ST, nella sezione III è stata modificata la denominazione del punto 11 in “Codice tributo”;

h) nel modello, nel quadro ST, nella sezione IV la denominazione della casella 2 è stata modificata in “Ammontare plusvalenze e altri proventi”;

i) nel modello, nel quadro ST, nella sezione IV è stata modificata la denominazione del punto 11 in “Codice tributo”;

j) nel modello, nel quadro SV, nella sezione IV è stata modificata la denominazione del punto 11 in “Codice tributo”;

k) nel modello, nel quadro SX, al rigo SX37 è stata eliminata la colonna 5 “credito utilizzato a scomputo”;

l) nel modello, nel quadro SX, al rigo SX42 è stata aggiunta la colonna 8 “credito a rimborso”;

m) nelle istruzioni, alla pagina 16, dopo le parole “che hanno percepito nell’anno” deve intendersi “2016”;

n) nelle istruzioni, alla pagina 33, all’interno delle note K e L, il riferimento al quadro “ST” è da intendersi “SQ”;

o) nelle istruzioni, alla pagina 35, nel punto 1 del rigo SS7 il riferimento a “SL2 a SL5” deve intendersi “SL4 a SL7”, e nel rigo SS8 il riferimento da “SM2 a SM25” deve intendersi “SM3 a SM26”;

p) nelle istruzioni, alla pagina 36, alla colonna 5, dopo le parole “Nota J in SX41, col. 7” devono essere aggiunte le seguenti: “SX40 col.6, SX42 col. 7”;

q) nelle istruzioni, alla pagina 37, al primo punto-elenco le parole “e all’art. 1, comma 2-bis, del D.L. 22 febbraio 2002, n. 12” devono essere soppresse;

r) nelle istruzioni, alla pagina 39, il riferimento a “SX1 colonna 2” deve intendersi “SX4 colonna 4”;

s) nelle istruzioni, alla pagina 42, dopo le istruzioni del punto 3 deve essere aggiunto: “• nel punto 4, l’ammontare dell’importo del credito maturato a seguito dei versamenti relativi all’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi di natura finanziaria in regime del risparmio amministrato, che il sostituto ha utilizzato in compensazione interna a scomputo di quanto evidenziato al punto 3”;

t) nelle istruzioni, alla pagina 42, il riferimento “dei punti da 4 a 14” deve intendersi “dei punti da 5 a 14”;

u) nelle istruzioni, alla pagina 45, con riferimento al rigo SX1, colonna 3, le parole “da utilizzare in compensazione mediante modello F24” vengono sostituite dalle seguenti “non utilizzate in compensazione ovvero già utilizzato mediante modello F24”;

v) nelle istruzioni, alla pagina 45, con riferimento al rigo SX1, colonna 5, devono essere aggiunte le seguenti parole: “Si precisa che tale ammontare deve essere indicato al netto di quanto eventualmente recuperato in sede di effettuazione delle operazioni di conguaglio”;

w) nelle istruzioni, alla pagina 48, eliminare le istruzioni riferite al rigo SX37 colonna 5;

x) nelle istruzioni, alla pagina 49, al rigo SX40, colonna 6, all’operazione devono essere aggiunte le seguenti parole: “tale importo deve essere maggiorato dell’eventuale importo dichiarato in Quadro DI con nota J”;

y) nelle istruzioni, alla pagina 49, al rigo SX41, colonna 1, il riferimento “SG21, colonna 2” deve intendersi “SX40, colonna 5”;

z) nelle istruzioni, alla pagina 49, al rigo SX42, colonna 1, deve essere eliminato “modello 770/2016” e aggiunto “campo SX1 col. 4 al netto dei relativi utilizzi a scomputo interno esposti in SX4 col. 4 del modello 770/2016; in altre parole corrisponde alla quota parte del credito indicato in SX 34 col. 2 del modello 770/2016 che si riferisce al credito di cui all’art. 1 comma 2-sexies del D.L. 209 del 2002”.

Nella seconda parte del citato neo provvedimento seguono poi aggiornamenti e correzioni delle specifiche tecniche del modello 770/2017.

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10) Verificazione dei sistemi di misura per fini fiscali: circolare Dogane integrata

Coordinamento tecnico delle procedure di accreditamento propedeutico all’autorizzazione ad effettuare la verificazione dei sistemi di misura per fini fiscali. Integrazioni alla circolare 23/D del 29 dicembre 2015.

Con la circolare 23/D del 29 dicembre 2015 sono state fornite le indicazioni relative alle prove in laboratorio ed a quelle in impianto nonché le prescrizioni relativamente ai requisiti del personale, necessarie per il coordinamento tecnico delle procedure di accreditamento, per i soli fini fiscali, dei soggetti che intendono operare quali laboratori autorizzati a prestare supporto all’Agenzia nei controlli di competenza.

Dalla data di emanazione di tale circolare, le nuove richieste di accreditamento per i fini fiscali di competenza devono essere effettuate esclusivamente secondo la norma ISO/IEC 17020:2012, la quale garantisce la piena conformità alle predette istruzioni dell’Amministrazione finanziaria.

Al riguardo, facendo seguito alle integrazioni fornite con la circolare 21/D del 13 settembre 2016 ed in risposta a specifiche richieste pervenute da Accredia per disciplinare le procedure di accreditamento secondo la predetta norma ISO/IEC 17020:2012, l’Agenzia delle dogane fornisce gli ulteriori chiarimenti alla predetta circolare 23/D/2015.

(Agenzia delle dogane, circolare n. 6/D del 2 maggio 2017)

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11) DURC per adesione alla definizione agevolata: circolare INPS

Art. 54 del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50. Documento Unico di Regolarità Contributiva in presenza di dichiarazione di adesione alla definizione agevolata ai sensi dell’art. 6 del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193.

L’INPS con la circolare n. 80 del 2 maggio 2017, fornisce indicazioni in merito alla disciplina introdotta dall’art. 54 del d.l. n. 50 del 24 aprile 2017 in materia di verifica della regolarità contributiva in presenza di dichiarazione di adesione alla definizione agevolata di cui all’art. 6 del d.l. n. 193 del 22 ottobre 2016.

In sostanza, il legislatore ha ricondotto la sussistenza della condizione di regolarità contributiva alla manifestazione di volontà del debitore di avvalersi della definizione agevolata, ferma restando la verifica della sussistenza di tutti gli altri requisiti previsti dalla normativa in materia di DURC.

Ricorrendo tale ultima condizione, il contribuente potrà ottenere, rispetto ai carichi contenuti nelle cartelle di pagamento/avvisi di addebito oggetto di definizione agevolata dei crediti contributivi, un esito di regolarità ove i medesimi rappresentino l’unica irregolarità rilevata in sede di verifica automatizzata.

In considerazione della circostanza, come sopra ricordato, che l’intero procedimento di definizione agevolata si perfeziona esclusivamente con il versamento delle somme dovute in unica soluzione ovvero con il pagamento della prima rata nelle ipotesi di adempimento in modalità rateale, il comma 2 dell’art. 54 in trattazione, conformemente alla disposizione di cui all’art. 6, comma 4, del d.l. n. 193/2016 (5), ha stabilito che in caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una rata di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme dovute, tutti i DURC rilasciati in virtù del comma 1 del medesimo articolo sono annullati dagli Enti preposti alla verifica.

L’annullamento conseguente al mancato perfezionamento della definizione agevolata interesserà tutti i Documenti con esito di regolarità formati a partire dal 24 aprile 2017.

L’art. 54, comma 2, a tal fine, assegna all’AdR l’onere di comunicare agli Enti preposti alla verifica il regolare versamento delle rate accordate in sede di definizione agevolata.

I Documenti annullati saranno pubblicati in apposita sezione del servizio Durc On Line allo scopo di rendere disponibili i medesimi ai richiedenti e a chiunque, avendone interesse, abbia consultato il servizio.

Infine, al comma 3, il legislatore ha ritenuto di affidare ai soggetti che hanno richiesto la verifica di regolarità contributiva e ai soggetti i cui dati siano stati registrati dal servizio Durc On Linein sede di consultazione del Documento già prodotto la gestione degli effetti dell’intervenuto annullamento nell’ambito dei procedimenti di rispettiva competenza per i quali il DURC era stato richiesto o consultato.

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12) Riduzione del periodo di prognosi riportato nel certificato attestante la temporanea incapacità lavorativa per malattia

Il certificato medico di malattia deve essere rettificato, comunicando la data effettiva di ripresa dell’attività, se si guarisce prima del previsto e si rientra in anticipo al lavoro. Tuttavia questa disposizione viene spesso disattesa, ma d’ora in avanti qualora l’Inps verifichi il mancato rispetto di questo adempimento, il lavoratore sarà sanzionato.

L’INPS con la circolare n. 79/2017 del 2 maggio 2017 afferma che senza un certificato medico di fine anticipata della malattia, il datore di lavoro non può consentire al dipendente di riprendere l’attività. Infatti l’articolo 2087 del codice civile impegna l’azienda ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori e l’articolo 20 del decreto legislativo 81/2008 (testo unico sulla sicurezza) obbliga il lavoratore a prendersi cura della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro.

Dunque, se si guarisce prima del previsto, è necessario recarsi dal medico curante il quale, a sua volta, dovrà rettificare la data prevista di fine malattia. Regola che, stigmatizza l’Inps, spesso non viene rispettata, con conseguente disallineamento dei dati in possesso dell’istituto rispetto alla realtà o, peggio ancora, di prestazioni non dovute nel caso di pagamento diretto dell’indennità di malattia al lavoratore.

Per contrastare questi comportamenti, nel caso in cui emerga, a seguito di assenza del lavoratore malato a una visita di controllo domiciliare e/o ambulatoriale, la mancata o tardiva comunicazione della ripresa anticipata dell’attività, nei confronti del lavoratore stesso sarà applicata la sanzione prevista per assenza al controllo. La sanzione, che nel caso di prima assenza è pari al 100% dell’indennità per un massimo di 10 giorni, sarà conteggiata dall’inizio della malattia fino al giorno precedente la ripresa dell’attività lavorativa perché quest’ultima viene considerata una dichiarazione di fatto di fine malattia.

Vincenzo D’Andò