Diario quotidiano del 25 maggio 2017 – studi di settore e regime premiale per il 2017

Pubblicato il 25 maggio 2017



1) Rinnovata l’intesa tra Entrate e Avvocatura dello Stato
2) La detrazione sulle spese di ristrutturazione va contestata subito
3) La società in start up, anche se non supera il test di operatività, non è di comodo
4) L’amministratore che subentra nella società risponde per i mancati versamenti dell’Iva
5) Accesso al regime premiale e modifica della modulistica degli studi di settore
6) Fabbricati rurali non ancora dichiarati: avvisi bonari per i proprietari di 800mila immobili
7) Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti ai lavori pesanti
8) Misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo dal 15 maggio 2017
9) Fusione inversa: stratificazione fiscale del patrimonio netto della società
10) L’Agenzia delle entrate mette a disposizione tutti gli altri softwares dichiarativi
CT_Facebook_Cover_828x3151) Rinnovata l’intesa tra Entrate e Avvocatura dello Stato 2) La detrazione sulle spese di ristrutturazione va contestata subito 3) La società in start up, anche se non supera il test di operatività, non è di comodo 4) L’amministratore che subentra nella società risponde per i mancati versamenti dell’Iva 5) Accesso al regime premiale e modifica della modulistica degli studi di settore: provvedimento Entrate 6) Fabbricati rurali non ancora dichiarati: avvisi bonari per i proprietari di 800mila immobili 7) Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti ai lavori pesanti 8) Misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo dal 15 maggio 2017 9) Fusione inversa: stratificazione fiscale del patrimonio netto della società 10) L’Agenzia delle entrate mette a disposizione tutti gli altri softwares dichiarativi *****

1) Rinnovata l’intesa tra Entrate e Avvocatura dello Stato

Collaborazione e sinergia per l’efficace gestione del contenzioso: Avvocatura dello Stato e Agenzia delle Entrate uniscono nuovamente le forze per potenziare l’efficienza e l’efficacia nella gestione delle controversie.

Il protocollo d’intesa, siglato il 24 maggio 2017 dall’Avvocato generale dello Stato, Massimo Massella Ducci Teri, e dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, rinsalda una volta ancora il legame di collaborazione tra le due istituzioni. I due enti hanno inoltre firmato adesso un accordo di cooperazione applicativa che disciplina le modalità di integrazione fra i rispettivi sistemi informativi.

Termini del protocollo

Il protocollo d’intesa disciplina la cooperazione istituzionale tra i due enti, a partire dalle richieste di patrocinio rivolte all’Avvocatura da parte delle Entrate, sia in generale, sia a seconda delle varie tipologie di lite in cui può essere coinvolta l’Amministrazione finanziaria. Dal contenzioso tributario davanti alla Cassazione, anche al fine della sua razionalizzazione e riduzione, alle controversie civili e amministrative, anche in materia di appalti, e alla costituzione di parte civile nei processi penali. L’accordo rimarrà valido fino alla sottoscrizione di una successiva intesa.

Attività consultiva

Nel caso di pareri richiesti all’Avvocatura, le Direzioni centrali dell’Agenzia si occuperanno di coordinare la proposizione dei quesiti, contenenti questioni interpretative di carattere generale o di particolare rilevanza, provenienti dalle strutture territoriali. Dal canto suo, l’Avvocatura provvederà a corrispondere con tempestività alle richieste del Fisco.

Ogni sei mesi si riapre il confronto

Agenzia delle Entrate e Avvocatura generale intendono incontrarsi periodicamente per valutare l’evoluzione del contenzioso riguardante le più diffuse e rilevanti questioni controverse, in modo da definire linee di condotta comuni.

Il gioco di squadra passa attraverso il web

Nell’accordo di cooperazione applicativa Avvocatura e Agenzia si impegnano a realizzare servizi disciplinati dal Codice dell’amministrazione digitale (CAD) attraverso i quali potranno scambiarsi informazioni e documenti. Viene stabilita quindi una relazione mediante la quale i rispettivi sistemi informativi sono reciprocamente erogatori e fruitori dei servizi individuati secondo le regole tecniche del Sistema pubblico di connettività (SPC).

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 118 del 24 maggio 2017)

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2) La detrazione sulle spese di ristrutturazione va contestata subito

Detrazione del 36%: La Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, con la sentenza 128/2/17 del 15 maggio 2017, ha bocciato la rettifica delle rate successive.

Dunque, secondo quanto deciso da tale giudice di merito, le spese di ristrutturazione devono essere disconosciute nell’anno di sostenimento, poiché va contestata in origine la sussistenza dei presupposti. Ne consegue che – in mancanza di un accertamento in tal senso – è legittima la detrazione dei decimi negli esercizi successivi e la pretesa dell’ufficio risulta infondata.

Nel caso di specie, un contribuente impugnava una cartella di pagamento con cui le Entrate disconoscevano il diritto di detrazione del 36% delle spese di ristrutturazione. Ad essere recuperata, in particolare, era la quota di 1/10 detratta nell’esercizio controllato. Ma secondo quanto stabilito dalla Ctp, se manca l’accertamento relativo al periodo di sostenimento delle spese, le rate detratte negli esercizi successivi sono legittime e quindi il l’Amministrazione finanziaria non può contestare alcuna violazione.

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3) La società in start up, anche se non supera il test di operatività, non è di comodo

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12829 del 22 maggio 2017, ha deciso che non è di comodo la start up che non supera il test di operatività.

Inoltre, la verifica del superamento delle soglie va eseguita per ogni singolo periodo di imposta, poiché non può esserci un’automatica estensione della presunzione legale per altre annualità. Nel caso di specie, le Entrate notificavano un avviso di accertamento a una società fondato sui risultati del test di operatività dai quali conseguiva un maggior reddito perché considerata società di comodo. Il provvedimento veniva impugnato ma entrambi i giudici di merito confermavano la pretesa. La Suprema Corte, invece, ritiene fondata l’impugnazione. Dopo aver precisato le modalità per le verifiche, i giudici di legittimità hanno precisato che ai fini Iva lo status di società non operativa non è permanente ma va verificato ogni anno.

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4) L’amministratore che subentra nella società risponde per i mancati versamenti dell’Iva

L’amministratore che subentra nella società risponde per i mancati versamenti dell’Iva avvenuti prima. Dunque, l’omesso versamento Iva è un reato in capo all’amministratore in carica alla scadenza dell’adempimento.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18834 del 19 aprile 2017, ha stabilito che, in caso di omesso versamento dell’Iva (art. 10-ter, D.Lgs. n. 74/2000), è penalmente responsabile il rappresentante legale dell’azienda in carica al momento dell’ultima scadenza per il versamento dell’imposta, ossia il termine entro cui versare l’acconto del periodo d’imposta successivo.

In particolare, tale soggetto è responsabile anche qualora sia subentrato come amministratore dopo la presentazione della dichiarazione Iva ma prima del termine ultimo per il versamento dell’imposta.

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5) Accesso al regime premiale e modifica della modulistica degli studi di settore: provvedimento Entrate

Considerata ’esigenza di garantire l’applicazione del regime premiale ai contribuenti che dichiarano fedelmente i dati degli studi di settore e che risultano congrui alle risultanze degli studi stessi, vengono confermati anche per il periodo di imposta 2016, in via sperimentale, i criteri previsti per il 2015.

In attesa di estendere il regime premiale a tutte le categorie economiche, a seguito dell'introduzione degli indici sintetici di affidabilità fiscale previsti dall’articolo 7-bis del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, l’accesso per il periodo d’imposta 2016 è relativo ai contribuenti che applicano gli studi indicati nell’allegato n. 1 al provvedimento dell’Agenzia delle entrate 99553 del 23 maggio 2017 e pubblicato il 24 maggio 2017 sul proprio sito internet istituzionale (www.agenziaentrate.it).

Tenuto conto della particolare funzione di stima prevista per alcuni studi delle attività professionali, che nel valorizzare le prestazioni rese non riesce a cogliere appieno i possibili casi di omessa fatturazione, i relativi studi, in attesa delle eventuali modifiche che potranno essere introdotte in fase di evoluzione degli stessi, non vengono interessati dal regime premiale in argomento per l’annualità 2016.

La presenza di diverse tipologie di indicatori, come individuate al punto 4 del presente provvedimento, nel caso in cui forniscano un risultato di coerenza, tenuto conto dei risultati delle analisi effettuate anche con il supporto della SOSE, si ritiene possa sufficientemente garantire la correttezza dei dati dichiarati nella modulistica degli studi di settore, pur restando impregiudicata la facoltà per l’Amministrazione Finanziaria di procedere al controllo degli stessi.

Gli studi cui si applica il regime premiale per il periodo di imposta 2016 sono stati quindi individuati tra quelli per i quali risultano approvati indicatori di coerenza economica riferibili ad almeno:

1) quattro delle seguenti tipologie:

a) efficienza e produttività del fattore lavoro;

b) efficienza e produttività del fattore capitale;

c) efficienza di gestione delle scorte;

d) redditività;

e) struttura;

tre delle tipologie in precedenza indicate e che contemporaneamente prevedono l’indicatore “Indice di copertura del costo per il godimento di beni di terzi e degli ammortamenti”.

Nell’Allegato n. 1 a questo provvedimento sono individuati gli studi di settore con le caratteristiche in precedenza richiamate, distinguendo gli studi di settore per i quali risultano approvati indicatori di coerenza economica riferibili ad almeno quattro tipologie, da quelli per i quali risultano approvati indicatori di coerenza economica riferibili a tre tipologie e che contemporaneamente prevedono l’indicatore “Indice di copertura del costo per il godimento di beni di terzi e degli ammortamenti”.

Al punto 4.2 del presente provvedimento viene precisato che, nel suddetto Allegato n. 1, lo studio di settore WG96U è indicato sia tra gli studi di settore che presentano 4 tipologie di indicatori, sia tra quelli ne hanno solo tre e che contemporaneamente prevedono l’indicatore “Indice di copertura del costo per il godimento di beni di terzi e degli ammortamenti”; in tal modo viene chiarito che, anche nei casi in cui non risultino applicabili, come stabilito dalla Nota Tecnica e Metodologica dello studio, approvata con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 22 dicembre 2015, gli indicatori di coerenza “Resa dei consumi di acqua”, “Resa dei consumi di energia elettrica” o “Ricavo per posto auto”, lo studio comunque risulta interessato dal regime premiale in quanto rispetta le condizioni previste alla lettera b) del punto 4.1 del presente provvedimento.

Infine, con riferimento alla modulistica degli studi di settore approvata per il periodo d’imposta 2016, vengono corretti dei refusi presenti nei modelli WD04B, WD19U, WD31U, WD44U, WD46U, YD01U e YD02U e nelle istruzioni del quadro F e dello studio WK20U.

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6) Fabbricati rurali non ancora dichiarati: avvisi bonari per i proprietari di 800mila immobili

Fabbricati rurali non ancora dichiarati al catasto edilizio urbano: In partenza oltre 1 mln di avvisi bonari per i proprietari di 800mila immobili

Al via gli avvisi del Fisco per i proprietari dei fabbricati rurali non ancora dichiarati al Catasto Edilizio Urbano. L’Agenzia delle Entrate prosegue l’attività di accertamento dei fabbricati rurali che risultano censiti ancora al Catasto Terreni, avviando una campagna di sensibilizzazione per permettere agli intestatari catastali di questi immobili di regolarizzare la propria posizione.

Ai nastri di partenza oltre un milione di avvisi bonari - I titolari di diritti reali sui fabbricati che possiedono i requisiti di ruralità avevano l’obbligo di dichiararli al Catasto Edilizio Urbano entro il 30 novembre 2012, mentre per i fabbricati che possedevano in passato i requisiti di ruralità, successivamente persi, la dichiarazione in catasto andava presentata entro 30 giorni dalla data di perdita dei requisiti.

Per promuovere la regolarizzazione spontanea delle singole posizioni, nelle prossime settimane l’Agenzia delle Entrate invierà, tramite il servizio postale, avvisi bonari ai proprietari dei circa 800mila fabbricati rurali, o loro porzioni, censiti al Catasto Terreni e da dichiarare al Catasto Edilizio Urbano. L’avviso bonario consentirà a ciascun soggetto di conoscere la propria posizione e verificare quali immobili sono soggetti all’obbligo di dichiarazione.

Come regolarizzare la propria posizione - I proprietari che aderiscono agli avvisi dell’Agenzia, presentando una dichiarazione di aggiornamento catastale, potranno beneficiare dell’istituto del ravvedimento operoso, con un notevole risparmio sulle sanzioni che, ad esempio, si riducono da un importo compreso tra € 1.032 e € 8.264 ad un importo di € 172 (pari ad 1/6 del minimo).

In assenza della dichiarazione, le Direzioni Provinciali/Uffici Provinciali - Territorio dell’Agenzia delle Entrate procederanno all’irrogazione delle sanzioni previste dalla legge e all’accertamento in sostituzione del soggetto inadempiente, con oneri a carico dello stesso.

Come segnalare all’Agenzia eventuali inesattezze - Nel caso in cui l’avviso bonario dovesse presentare delle inesattezze, il proprietario potrà comunicarle all’Agenzia:

- compilando l’apposito “modello di segnalazione” allegato all’avviso;

- utilizzando il servizio online disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it.

Ulteriori informazioni sui fabbricati rurali sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione Cosa devi fare > Aggiornare dati catastali e ipotecari > Fabbricati rurali.

(Agenzia delle entrate, comunicato del 24 maggio 2017)

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7) Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti ai lavori pesanti

Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti: Decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, come modificato dalla legge n. 214 del 2011 e dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232.

Dal 1° gennaio 2017 gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti per almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, ovvero, per almeno metà della vita lavorativa complessiva, possono conseguire il trattamento pensionistico anticipato di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011 senza dover attendere l’apertura della c.d. finestra mobile dal perfezionamento dei requisiti pensionistici ai quali, in via transitoria, non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita previsti per gli anni dal 2019 al 2025.

L’Inps, con la circolare n. 90 del 24 maggio 2017, acquisito il parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 2890 del 28 aprile 2017, ha poi fornito le prime indicazioni in ordine alle modifiche apportate dalla legge n. 232 del 2016 al decreto legislativo n. 67 del 2011.

Nel Supplemento Ordinario n. 57 della Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21 dicembre 2016, è stata pubblicata la legge 11 dicembre 2016, n. 232, avente ad oggetto “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019”.

Tale legge - entrata in vigore il 1° gennaio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’articolo 19 della stessa legge) – all’articolo 1, commi da 206 a 208, reca disposizioni in materia di accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, con particolare riferimento al requisito oggettivo, al mancato adeguamento in via transitoria dei requisiti pensionistici agli incrementi della speranza di vita, alla non applicazione delle c.d. finestre mobili, al termine per la presentazione della domanda di accesso al beneficio, alla copertura degli oneri ed alle modalità attuative del predetto decreto.

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8) Misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo dal 15 maggio 2017

Misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo a decorrere dal 15 maggio 2017.

La nuova misura degli interessi di mora, fissata al 3,50% annua, decorre 15 maggio 2017.

Lo ha precisato l’Inps, con la circolare n. 91 del 24 maggio 2017.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate è stata fissata al 3,50% in ragione annuale la misura degli interessi di mora. Tale misura decorre dal 15 maggio 2017 e trova applicazione, oltre che per il ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo, anche per il calcolo delle somme dovute ai sensi dell’art. 116, comma 9, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

L’articolo 30 del DPR 29 settembre 1973, n. 602, dispone l’applicazione degli interessi di mora per il ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo, a decorrere dalla notifica della cartella e fino alla data di pagamento. Tali interessi sono dovuti al tasso determinato annualmente con decreto del Ministero delle Finanze, con riguardo alla media dei tassi bancari attivi.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 27 aprile 2016, con effetto dal 15 maggio 2016, detta misura era stata fissata al 4,13% in ragione annuale.

Considerato che il citato art. 30 prevede che il tasso degli interessi di mora sia determinato annualmente, l’Agenzia delle Entrate, interpellata la Banca d’Italia, con provvedimento Protocollo n. 66826 del 4 aprile 2017 ha disposto la riduzione della misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo al 3,50% in ragione annuale.

La variazione decorre dal 15 maggio 2017.

In ragione del predetto provvedimento, è modificata la misura degli interessi di mora di cui all’art. 116, comma 9, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

Tale norma dispone che, dopo il raggiungimento del tetto massimo delle sanzioni civili calcolate nelle misure previste dal comma 8, lettere a) e b) del medesimo art. 116, senza che il contribuente abbia provveduto all’integrale pagamento del dovuto, sul debito contributivo maturano interessi nella misura degli interessi di mora di cui al citato art. 30 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.

Pertanto, la nuova misura degli interessi di mora di cui al citato art. 116, comma 9, della legge n. 388/2000 è fissata al 3,50% in ragione annuale con decorrenza 15 maggio 2017.

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9) Fusione inversa: stratificazione fiscale del patrimonio netto della società

Stratificazione fiscale del patrimonio netto della società risultante della fusione in caso di fusione c.d. inversa.

Sul tema è incentrata la risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 62/E/2017 pubblicata il 24 maggio 2017, con la quale ha risposto a un’istanza di interpello, fornendo la corretta interpretazione delle norme contenute nel Tuir.

In pratica, secondo l’Agenzia alla fusione inversa si applicano le regole previste per l’ordinaria.

Il Caso

Il caso concreto sottoposto all’attenzione dell’amministrazione concerne una forma particolare di fusione per incorporazione, nella quale la società controllata incorpora la società controllante (fusione inversa).

La società istante chiede di conoscere se, in un’ipotesi di questo tipo, la stratificazione fiscale del patrimonio netto della società risultante dalla fusione debba essere quella della società incorporata e, conseguentemente, quale sia la corretta interpretazione delle disposizioni contenute nell’articolo 172, commi 5 e 6 del Tuir.

Parere delle Entrate

In primo luogo, l’amministrazione osserva che, alla luce dei principi contabili internazionali (Ias/Ifrs), l’operazione di fusione inversa non configura un’acquisizione in senso economico, bensì una mera riorganizzazione della struttura societaria tra imprese riconducibili al medesimo gruppo economico (business combination of entities under common control). Ne consegue che, all’esito di una fusione di questo tipo, non si determina alcuno scambio con economie terze.

Dopodiché, l’Agenzia sottolinea che, sotto il profilo giuridico formale, il patrimonio netto che si conserva dopo un’operazione di fusione è sempre quello della società incorporante. Pertanto, anche all’esito di una fusione inversa, il patrimonio netto che “sopravvive” è quello della società incorporante/controllata. In ordine ai profili contabili, viene in rilievo l’Oic 4 (paragrafo 4.6.2), secondo il quale, “poiché la fusione diretta e la fusione inversa costituiscono due modalità diverse della fusione per incorporazione e hanno un’identica disciplina giuridica, e poiché gli effetti economici dell’operazione (anche in base al principio di prevalenza della sostanza sulla forma) non possono essere diversi, il complesso economico unificato dopo la fusione non può che avere lo stesso valore, sia che si effettui una incorporazione diretta o una incorporazione rovesciata”. In altri termini, l’Oic 4 fissa il principio secondo cui il patrimonio netto (totale) post-fusione inversa deve essere pari al patrimonio netto (totale) post-fusione diretta poiché il valore complessivo delle due società “incorporate” è sempre lo stesso, non fornendo alcuna indicazione circa la composizione e la natura delle singole voci che lo compongono.

Sul punto, l’Agenzia precisa che tale equiparazione tra fusione inversa e fusione diretta non può coinvolgere la qualificazione delle voci di patrimonio netto della società risultante dalla fusione, poiché esso attiene agli effetti economici complessivi dell’operazione. Ne consegue che detto principio “non può portare a far prevalere la stratificazione del patrimonio netto già presente presso la incorporata-controllante, a dispetto del dato giuridico formale che vede la controllata nella posizione di incorporante”. Da ciò l’Agenzia trae la conclusione che la stratificazione delle voci di patrimonio netto presente nella società che sopravvive alla fusione segue l’impostazione giuridica sua propria (si ricordi che, in linea di principio, per stratificazione fiscale del patrimonio netto si intende il mantenimento del regime tributario delle riserve anche quando queste subiscono mutamenti di regime giuridico per effetto delle operazioni sul patrimonio netto). Ciò posto in termini generali, la risoluzione in esame passa alla disamina della corretta interpretazione delle disposizioni del Tuir relative al trattamento fiscale delle riserve in sospensione d’imposta a seguito di fusione inversa (articolo 172, commi 5 e 6). In primo luogo, il documento di prassi evidenzia che le ricordate disposizioni non fanno alcun riferimento al “verso” della fusione, con la conseguenza che esse trovano applicazione anche nel caso di fusione inversa. In via generale, il comma 5 stabilisce che le riserve in sospensione d’imposta, iscritte nell’ultimo bilancio della società fusa o incorporata, concorrono a formare il reddito della società risultante dalla fusione o incorporante se e nella misura in cui non siano state ricostituite nel suo bilancio prioritariamente utilizzando l’eventuale avanzo da fusione. Pertanto, la medesima disposizione distingue:

- tra riserve in sospensione tassabili in ogni caso, se non ricostruite nel bilancio successivo alla fusione e

- riserve tassabili solo in caso di distribuzione, che devono essere ricostruite previa sussistenza di un avanzo.

Tale distinzione risponde all’esigenza di tutelare le ragioni dell’erario nei confronti delle società il cui patrimonio netto viene annullato per effetto della fusione. L’Agenzia ritiene che in caso di fusione inversa debba quindi applicarsi il ricordato comma 5 con riferimento alle riserve in sospensione d’imposta iscritte nell’ultimo bilancio della società incorporata.

Tuttavia, dato che, nel caso di specie, la società incorporata non ha iscritto in bilancio alcuna riserva in sospensione d’imposta, in capo alla incorporante non sussiste alcun obbligo fiscale in tal senso, se non quello di mantenere la stratificazione fiscale del patrimonio netto ante fusione.

Inoltre, alla riserva da “differenza da fusione” rilevata come incremento del patrimonio netto della società incorporante che residua dopo l’annullamento delle sue azioni, si applica il successivo comma 6. Quest’ultimo disciplina la natura (in termini di riserve di capitale e di utili) da attribuire all’avanzo da fusione e all’aumento di capitale della società incorporante, prevedendo che tali poste ereditano, in misura proporzionale, la stessa natura tributaria del capitale sociale e delle riserve che compongono il patrimonio netto della società incorporata. Conseguentemente, alla riserva da “differenza da fusione” deve essere attribuita, proporzionalmente, la natura tributaria del capitale sociale e delle riserve della società incorporata.

Per quanto riguarda, invece, la riserva in sospensione di imposta per rivalutazione dei beni di impresa (ex legge 266/2005), presente nel patrimonio netto della società incorporante prima della fusione, la risoluzione ricorda che alla predetta rivalutazione si applicano, ove compatibili, le disposizioni relative alla rivalutazione dei beni delle imprese (articoli da 10 a 16, legge 342/2000 – cfr anche circolare 18/E del 13 giugno 2006).

Peraltro, nel caso in cui, a seguito della fusione inversa, la società incorporante mantenesse contabilmente tale riserva, non si determinerebbe alcun presupposto impositivo per la tassazione della stessa (cfr risoluzione 32/E, del 1° marzo 2005).

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10) L’Agenzia delle entrate mette a disposizione tutti gli altri softwares dichiarativi

Sul proprio sito internet (www.agenziaentrate.it), l’Agenzia delle entrate ha messo a disposizione tutti i programmi informatici necessari per compilare ed inviare le seguenti dichiarazioni annuali:

Software di compilazione modello Irap/2017

Versione software: 1.0.0 del 24/05/2017

Il software Irap 2017 consente la compilazione del modello Irap 2017 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Procedura di controllo Irap/2017

Versione software: 1.0.0 del 24/05/2017

Aggiornamenti

Modello Unico PF versione 1.0.1 del 24/05/2017

Il modulo di controllo è stato aggiornato per consentire l'esecuzione del controllo con la versione 1.0.1 della procedura relativa agli studi di settore

Quadro RP – E’ stata eliminata la segnalazione errata relativo al campo RP57, col. 7

Quadro RR – Sono state eliminate le segnalazioni errate relative ai campi RR1 e RR5, col. 14

Modello Unico SP versione 1.0.1 del 24/05/2017

Il modulo di controllo è stato aggiornato per consentire l'esecuzione del controllo con la versione 1.0.1 della procedura relativa agli studi di settore

Software di compilazione modello Redditi Sc 2017

Versione software: 1.0.0 del 24/05/2017

Il software Redditi SC 2017 consente la compilazione del modello Redditi Sc 2017 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Software di compilazione modello Redditi Enc/2017

Versione software: 1.0.0 del 24/05/2017

Il software Redditi Enc 2017 consente la compilazione del modello Redditi Enc 2017 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Procedura di controllo degli Studi di settore e dei Parametri allegati ai modelli Redditi 2017

Versione software: 1.0.1 del 24/05/2017

Aggiornamenti

Versione 1.0.1 del 24 maggio 2017

Aggiornato controllo REDDITI SC/ENC – STUDI DI SETTORE relativo al rigo F28 del modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.

Aggiornato controllo REDDITI PF/SC - PARAMETRI relativo al rigo P47 del modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei parametri.

(Agenzia delle entrate, note del 24 maggio 2017)

Vincenzo D’Andò