Diario quotidiano del 22 maggio 2017 – consulenza del lavoro: tutte le risposte al 15° Forum lavoro

Pubblicato il 22 maggio 2017



1) Modifiche online degli statuti Startup dal 22 giugno 2017 senza notaio
2) Esclusione del bonus Renzi dai canali telematici Entratel/fisconline: comunicazione tardiva
3) Casse di previdenza in aiuto dei professionisti in difficoltà economica?
4) Modello Redditi SC 2017 ed istruzioni modificati per esigenze di “bilanci”
5) Niente iper ammortamento per i professionisti
6) Inps: accesso generalizzato ai dati
7) Ecco tutte le risposte al 15° Forum lavoro: documento della Fondazione studi CNCL
8) IASB pubblica IFRS 17 Insurance Contracts
9) Nuove imprese a tasso zero : disponibili circa 150 mln di euro
10) Cndcec: acquisizione nuovi clienti, costante aggiornamento professionale ma ribasso dei compensi
CT_Facebook_Cover_828x3151) Modifiche online degli statuti Startup dal 22 giugno 2017 senza notaio 2) Esclusione del bonus Renzi dai canali telematici Entratel/fisconline: comunicazione tardiva 3) Casse di previdenza in aiuto dei professionisti in difficoltà economica? 4) Modello Redditi SC 2017 ed istruzioni modificati per esigenze di “bilanci” 5) Niente iper ammortamento per i professionisti 6) Inps: accesso generalizzato ai dati 7) Ecco tutte le risposte al 15° Forum lavoro: documento della Fondazione studi CNCL 8) IASB pubblica IFRS 17 Insurance Contracts 9) Nuove imprese a tasso zero : disponibili circa 150 mln di euro 10) Cndcec: acquisizione nuovi clienti, costante aggiornamento professionale ma ribasso dei compensi ****

1) Modifiche online degli statuti Startup dal 22 giugno 2017 senza notaio

Decreto direttoriale 4 maggio 2017: Modifiche online degli statuti Startup dal 22 giugno 2017.

Il decreto e il relativo allegato sono pubblicati sul sito internet del Ministero dello sviluppo economico: www.mise.gov.it.

Il suddetto decreto illustra le specifiche tecniche e modalità di iscrizione delle modifiche agli atti costitutivi e statuti di startup innovative redatte a norma dell'articolo 4, comma 10 bis del D.L. 3/2015 e del DM 28 ottobre 2016.

Start-up innovativa in forma di s.r.l.: modifiche di statuto e atto costitutivo senza notaio

Dunque, dal 22 giugno 2017 sarà possibile modificare lo statuto e l’atto costitutivo di una start-up innovativa in forma di s.r.l. senza ricorrere al notaio. A tal fine, sono state infatti emanate le specifiche tecniche per predisporre il verbale modificativo in formato elaborabile XML (ciò in attuazione di quanto previsto dall’art. 2 c. 1 DM Svil. Econ. 28 ottobre 2016).

In sostanza, il verbale modificativo dovrà essere:

- redatto collegandosi alla piattaforma startup.registroimprese.it (il sistema indica quali sono le informazioni obbligatorie e quelle facoltative ed evidenzia le eventuali opzioni esercitabili nel loro ambito: art. 4 DD 4 maggio 2017);

- sottoscritto digitalmente (art. 2 c. 3 DD 4 maggio 2017);

- registrato attraverso la funzionalità «registrazione» presente nella piattaforma startup.registroimprese.it ai sensi dell’art. 3 DD 1° luglio 2016 (art. 3 c. 1 DD 4 maggio 2017);

- trasmesso, mediante ComUnica, all’ufficio del registro delle imprese competente per territorio (art. 4 DD 4 maggio 2017).

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2) Esclusione del bonus Renzi dai canali telematici Entratel/fisconline: comunicazione tardiva

Secondo quanto ha dichiarato il Presidente dell’Associazione nazionale commercialisti (ANC), Marco Cuchel, con il comunicato stampa del 18 maggio 2017, l’esclusione dall’obbligo di presentazione mediante i servizi telematici Entratel/fisconline dei modelli F24 che espongono crediti relativi al c.d. bonus Renzi è certamente positiva, anche se è stata resa nota, a professionisti e imprese, in ritardo rispetto alla scadenza del 16 maggio 2017.

Come è noto, il Direttore Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate, Annibale Dodero, ha, infatti, fornito alcune precisazioni sulle novità in materia di compensazione dal DL n. 50/2017, nel corso del Forum lavoro.

Al riguardo, è stato chiarito che tale obbligo non si estende ai modelli F24 che presentano compensazioni orizzontali di crediti relativi al c.d. bonus Renzi Tali modelli F24, sempreché non contengano anche altre tipologie di crediti rilevanti ai fini della nuova disciplina, potranno, quindi, continuare a essere trasmessi mediante i sistemi di home banking.

Pur accogliendo positivamente l’apertura dell’Agenzia delle Entrate, l’ANC ritiene che la stessa risulti ormai tardiva in relazione agli adempimenti ai quali professionisti e imprese erano chiamati ad adempiere entro il 16 maggio scorso. Ancora, considerato che i suddetti chiarimenti sono stati comunicati in un contesto non ufficiale, sarebbe, pertanto, auspicabile che la stessa Agenzia emanasse un atto formale che li istituzionalizzasse.

COMUNICATO STAMPA 18.05.2017 – AGENZIA ENTRATE, CHIARIMENTI FUORI TEMPO

Pubblicato il 18 maggio 2017

<<Nel corso di un incontro pubblico tenutosi ieri, l’Agenzia delle Entrate, per il tramite del Direttore centrale Normativa, Annibale Dodero, ha dichiarato che le deleghe di pagamento con esposti i crediti relativi al bonus Renzi e ai rimborsi 730 non rientrano nell’obbligo dell’utilizzo dei servizi telematici dell’Agenzia, previsto dal D.L. 50/2017 e possono pertanto continuare ad essere trasmesse attraverso i sistemi di home banking.

La dichiarazione sulla palese incongruenza di questo obbligo con la natura dei crediti da compensare è certamente positiva, anche se limitata alle due fattispecie” dichiara il Presidente ANC Marco Cuchel. “Dobbiamo tuttavia sottolineare che, prima di tutto, la stessa arriva in un contesto non ufficiale e pertanto sarebbe doveroso un atto formale da parte dell’Agenzia che la istituzionalizzasse; in secondo luogo, tale nota arriva a tempo scaduto, cioè dopo il 16 maggio, quando oramai i professionisti e le imprese non possono più avvalersene; in terzo luogo, questo chiarimento pone un’eccezione alla norma contenuta nel D.L. 50/2017 e, pertanto, è assolutamente necessario che vi sia un intervento legislativo a modificarne il contenuto”

Ancora una volta” prosegue Cuchel “nonostante la diversità di ruoli rispetto al Ministero di riferimento sia stata spesso puntualizzata da parte dell’Agenzia delle Entrale, nel momento in cui emergono i difetti di una norma scritta in modo frettoloso, sembra che solo ad essa sia demandato il compito di interpretare o modificare la Legge”.>>.

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3) Casse di previdenza in aiuto dei professionisti in difficoltà economica?

Gli iscritti che abbiano subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da gravi patologie potranno ottenere prestazioni sociali dalle loro Casse di previdenza.

Lo prevede il Jobs act dei lavoratori autonomi. Si tratta di una novità che dovrà essere attuata dal Governo attraverso uno o più decreti legislativi, da emanarsi nei 12 mesi successivi all’entrata in vigore del Jobs Act degli autonomi, volti ad abilitare gli enti di previdenza di diritto privato ad attivare, oltre a prestazioni complementari di tipo previdenziale e socio-sanitario, anche altre prestazioni sociali, finanziate da apposita contribuzione, con particolare riferimento agli iscritti che abbiano subìto una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da gravi patologie.

Il contenuto dell’articolo in questione del Jobs act dovrebbe essere il seguente:

Delega al Governo in materia di sicurezza e protezione sociale delle professioni ordinistiche

1. Al fine di rafforzare le prestazioni di sicurezza e di protezione sociale dei professionisti iscritti agli ordini o ai collegi, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze uno o più decreti legislativi nel rispetto del seguente principio e criterio direttivo: abilitazione degli enti di previdenza di diritto privato, anche in forma associata, ove autorizzati dagli organi di vigilanza, ad attivare, oltre a prestazioni complementari di tipo previdenziale e socio-sanitario, anche altre prestazioni sociali, finanziate da apposita contribuzione, con particolare riferimento agli iscritti che hanno subìto una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da gravi patologie.

2. Dall'attuazione dei decreti legislativi di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le Amministrazioni competenti provvedono ai relativi adempimenti attraverso le risorse umane, finanziare e strumentali disponibili a legislazione vigente.

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4) Modello Redditi SC 2017 ed istruzioni modificati per esigenze di “bilanci”

Rettifica al modello Redditi SC 2017: Il principio di derivazione rafforzata è stato esteso ai soggetti, diversi dalle micro imprese, che redigono il bilancio in conformità alle nuove disposizioni del codice civile. Dunque, modelli Redditi 2017 Società di capitali e Redditi 2017 Enti non commerciali e le relative istruzioni (approvati con provvedimenti del 31 gennaio scorso) hanno subito il necessario adeguamenti previsto dalle disposizioni contenute nel Dl 224/2016, convertito, con modificazioni, dalla legge 19/2017).

Come illustrato nel notiziario fiscale dell’Agenzia delle entrate del 19 maggio 2017, a tal fine, il recente provvedimento 11 maggio 2017 ha apportato alcune modifiche conseguenti all'applicazione dell'articolo 13-bis, che ha previsto un coordinamento della disciplina in materia di Ires e Irap con il Dlgs 139/2015. Quest'ultimo ha dato attuazione alla direttiva 2013/34/Ue relativa ai bilanci d'esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese, la quale ha modificato la direttiva 2006/43/Ce e abrogato le direttive 78/660/Cee e 83/349/Cee, per la parte relativa alla disciplina del bilancio di esercizio e di quello consolidato per le società di capitali e gli altri soggetti individuati dalla legge.

Il numero 2) della lettera a) del comma 2 dell'articolo 13-bis sopra richiamato ha introdotto nell'articolo 83 del Tuir una particolare disposizione riguardante i soggetti, diversi dalle micro-imprese di cui all'articolo 2435-ter cc, che redigono il bilancio in conformità alle disposizioni del codice civile: a questi soggetti si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni emanate al fine di dare ingresso nel nostro ordinamento ai principi contabili internazionali (Ias/Ifrs). Si parla, quindi, di quei soggetti che nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, abbiano superato due dei seguenti limiti: 1) totale dell'attivo dello stato patrimoniale, 175mila euro; 2) ricavi delle vendite e delle prestazioni, 350mila euro; 3) dipendenti occupati in media durante l'esercizio, 5 unità.

A questi soggetti, il comma 1 dell'articolo 13-bis del cd. milleproroghe, relativamente al periodo d'imposta nel quale vanno dichiarati i componenti reddituali e patrimoniali rilevati in bilancio a decorrere dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015, è prorogato di quindici giorni il termine per la presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi (e di Irap), che il comma 2 dell'articolo 2 del Dpr 322/1998, per i soggetti passivi all'Ires, prevede entro l'ultimo giorno del nono mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta.

Tale proroga è stata introdotta per agevolare la prima applicazione delle disposizioni contenute nel Dlgs 139/2015, oltre alle disposizioni di coordinamento.

Per distinguere i soggetti che adottano i nuovi principi contabili nazionali e che presentano la dichiarazione nei termini sopra previsti cioè tra coloro che beneficiano della proroga e coloro che ne sono esclusi, il citato provvedimento dell'11 maggio ha modificato il frontespizio dei modelli Redditi SC e Redditi ENC.

Segue il commento analitico apparso su Fiscoggi.it il 19 maggio 2017:

<<Frontespizio Redditi SC 2017

Nel riquadro "Tipo di dichiarazione" è stata introdotta la casella "Art. 13-bis" che, infatti, va barrata dai soggetti che, redigendo il bilancio in conformità alle nuove disposizioni del codice civile, godono della proroga del termine per la presentazione delle dichiarazioni.

Il "milleproroghe" ha previsto una serie di modifiche al Tuir, che hanno comportato anche altri interventi nelle istruzioni dei modelli di dichiarazione.

Nell'articolo 83 non solo è stato introdotto il comma 1-bis, come appena menzionato, ma è stato anche modificato il comma 1 (si veda il n. 1), lettera a), del comma 2 dell'articolo 13-bis).

Dopo aver richiamato, per la determinazione del reddito complessivo, il "principio di derivazione" del reddito imponibile dal risultato di esercizio, il legislatore si è preoccupato di estendere il "principio di derivazione rafforzata", già adottato per i soggetti che hanno adottato i principi contabili internazionali Ias/Ifrs. Infatti, l'articolo 83 prevede che, per quest'ultimi soggetti e ora anche per i soggetti che redigono il bilancio in conformità alle nuove disposizioni del codice civile, valgono, anche in deroga alle disposizioni degli articoli della sezione I, capo II, titolo II, del Tuir, "i criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio previsti dai rispettivi principi contabili".

L'applicazione del principio per gli Ias adopter anche ai soggetti che adottano la nuova contabilità non esclude la presenza di possibili disallineamenti tra valori contabili e valori fiscali dei componenti patrimoniali. È il caso, ad esempio, delle spese relative a ricerche nonché le spese di pubblicità. Il Dlgs 139/2015 ha eliminato il riferimento ai predetti costi dalla voce dello stato patrimoniale BI2, trattandosi di costi non più capitalizzabili (sempre che i costi di pubblicità non soddisfino i requisiti per la capitalizzazione tra i "costi di impianto e di ampliamento" e sempre che i costi di ricerca applicata non soddisfino i requisiti per la capitalizzazione tra i "costi di sviluppo").

L'articolo 13-bis, comma 2, lettera c), del "decreto milleproroghe" ha precisato che l'ammontare deducibile delle spese relative a più esercizi è costituito dalla quota delle stesse imputabile a ciascun esercizio (ad eccezione delle spese di rappresentanza), eliminando quindi dall'articolo 108 del Tuir il riferimento alle spese per ricerca e sviluppo (comma 1) nonché di pubblicità (comma 2).

In relazione agli effetti sulla determinazione della base imponibile Ires (e anche dell'Irap), l'articolo 11 del Dlgs 139/2015 afferma che "dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica" ("clausola di invarianza finanziaria"). Tale disposizione, nel prevedere la non emersione di oneri a carico della finanza pubblica, determina la gestione per i contribuenti di un doppio binario tra valori contabili e fiscali. Il modello Redditi 2017 SC ha previsto nel quadro RV l'utilizzo di apposita codificazione nella casella denominata "IAS / D.lgs. 139/2015" di colonna 3, proprio per permettere l'identificazione della contabilità adottata ai fini degli adempimenti della sezione I del medesimo quadro RV ovvero per evidenziare le variazioni intervenute in ciascun esercizio relativamente ai singoli beni, i valori esposti in bilancio e i corrispondenti valori fiscalmente riconosciuti.

Quadro RV Redditi SC 2017

Nella compilazione della sezione I anche da parte dei soggetti che evidenziano differenze tra i valori civili e i valori fiscali di beni e/o elementi patrimoniali emerse in dipendenza dell'adozione dei nuovi principi contabili nazionali è stato previsto il codice "3" nella colonna 3. Qualora i valori civili e fiscali di un medesimo bene differiscano sia per effetto di una delle operazioni che generano disallineamenti da evidenziare nella sezione sia per effetto dell'adozione dei principi contabili nazionali, ai fini della determinazione del valore civile si terrà conto anche dei riflessi derivanti dall'adozione dei suddetti principi. In tal caso, va indicato il codice "4" nella casella di colonna 3.

Quindi, con l'eliminazione nell'attivo patrimoniale di costi iscritti e non più capitalizzabili, stante la nuova contabilità, si avrà in dichiarazione dei redditi la rappresentazione del disallineamento tra il valore civile (non più esistente a seguito dell'eliminazione) e quello fiscale.

In tale caso, seguendo le istruzioni alla dichiarazione Redditi SC: in colonna 1 del quadro RV va indicata la descrizione della posta eliminata dal bilancio a seguito dell'applicazione dei principi contabili; in colonna 4 va indicato il corrispondente valore contabile risultante dal bilancio prima della transizione ai principi contabili; le colonne da 5 a 8 non devono essere compilate. Nella colonna 10, va indicato il valore fiscale esistente alla data di apertura del primo bilancio di esercizio redatto secondo i principi contabili della voce di bilancio eliminata. Nelle colonne 11 e 12 vanno indicati gli incrementi/decrementi rilevanti ai fini fiscali della voce di bilancio eliminata o non più iscrivibile. Nella colonna 13 va indicato il valore fiscale esistente alla data di chiusura dell'esercizio.

Esempio: eliminazione di spese di ricerca - Quadro RV

Nel quadro RF di determinazione del reddito, inoltre, è stata "ampliata" la casistica del rigo RF30, colonna 3, tra le variazioni in aumento e del rigo RF53, colonna 2, tra le variazioni in diminuzione, dove va indicato l'ammontare complessivo di tutti i componenti, rispettivamente, positivi e negativi, imputati direttamente a patrimonio e fiscalmente rilevanti, in applicazione non solo dei principi contabili internazionali ma, ora, anche dei principi contabili nazionali a seguito del decreto legislativo 139/2015 (si vedano i decreti Mef del 1° aprile 2009, n. 48, e dell'8 giugno 2011).

Quadro RF Redditi SC 2017

In via transitoria, fatta eccezione per alcune fattispecie, il comma 5 dell'articolo 13-bis del "milleproroghe" ha specificato che continuano a essere assoggettati alla disciplina fiscale previgente gli effetti reddituali e patrimoniali sul bilancio del predetto esercizio e di quelli successivi delle operazioni che risultino diversamente qualificate, classificate, valutate e imputate temporalmente ai fini fiscali rispetto alle qualificazioni, classificazioni, valutazioni e imputazioni temporali risultanti dal bilancio dell'esercizio in corso al 31 dicembre 2015. Viene ripreso l'esempio dei costi non più capitalizzabili, ci riferiamo a quelli di pubblicità e di ricerca, prima della riforma del "Milleproroghe", deducibili (articolo 108 del Tuir): i primi anche in quote costanti nell'esercizio stesso e nei quattro successivi e i secondi deducibili anche in quote costanti nell'esercizio stesso e nei successivi ma non oltre il quarto. Per le spese sostenute prima della riforma del Dlgs 139/2015 e, quindi, capitalizzate con pieno riconoscimento fiscale, è possibile continuare a riportare le quote deducibili fiscalmente. L'ammortamento fiscale va quindi evidenziato in dichiarazione dei redditi. È possibile indicare nel quadro RF, rigo RF43, colonna 3, come indicano le istruzioni del modello Redditi SC 2017, "l'importo delle quote delle spese contabilizzate in precedenti esercizi e rinviate ai successivi periodi di imposta, nonché le spese e gli oneri specificamente afferenti ricavi e altri proventi, che pur non risultando imputati al conto economico concorrono a formare il reddito dell'esercizio">>.

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5) Niente iper ammortamento per i professionisti

L’iper ammortamento, l’agevolazione che premia l’industria in chiave 4.0, consente una maxi maggiorazione del 150% sul costo deducibile di tutti i beni strumentali acquistati per trasformare l’impresa in chiave tecnologica. La platea dei soggetti interessati dalla maggiorazione del 150% è più ristretta ed è limitata soltanto i titolari di reddito d’impresa.

Difatti, il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato una serie di FAQ in tema di Iper e Super Ammortamento. In particolare, in una delle risposte fornite il MISE ha precisato che il tenore letterale della disposizione di cui all'art. 1 comma 11 della Legge di Bilancio 2017 (per la fruizione dei benefici, l'impresa è tenuta a produrre una dichiarazione), il contenuto dell'allegato A (elencazione dei "Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello «Industria 4.0»") e la tipologia di beni agevolabili inducono a ritenere che la maggiorazione del 150% riguardi soltanto i titolari di reddito d'impresa.

Ecco la faq analitica:

<<L’iper ammortamento con maggiorazione del 150% è applicabile agli esercenti arti e professioni?

Il tenore letterale della disposizione di cui al comma 11 (“Per la fruizione dei benefìci di cui ai commi 9 e 10, l’impresa è tenuta a produrre una dichiarazione…”), il contenuto dell’allegato A annesso alla legge di bilancio 2017 (elencazione dei “Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello «Industria 4.0»”) nonché la tipologia di beni agevolabili inducono a ritenere che la maggiorazione del 150% riguardi soltanto i titolari di reddito d’impresa.>>.

Chiarimenti sul super ammortamento

Dal canto suo l’Agenzia delle entrate con la circolare 4/E/2017 ha chiarito che il super ammortamento prevede l’incremento del 40% del costo fiscale di beni materiali nuovi strumentali all’attività d’impresa o professionale (come i software) effettuati entro il 31 dicembre 2017 (o entro il 30 giugno 2018 al ricorrere di determinati requisiti).

La circolare ha pure illustrato le modalità di calcolo del maggiore ammortamento deducibile e chiarisce alcuni casi particolari, ad esempio come trattare i beni acquisiti con contratto di leasing e quelli realizzati in economia.

I beneficiari della disposizione sono i titolari di reddito d’impresa e gli esercenti arti e professioni che esercitano le attività di lavoro autonomo, anche in forma associata.

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6) Inps: accesso generalizzato ai dati

L’Inps prevede accesso generalizzato ai dati. Proprio a tal fine, il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con una nota del 19 maggio 2017, precisa che il diritto di accesso generalizzato non è condizionato dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, è esercitabile attraverso un’istanza che non richiede motivazione ed ha ad oggetto dati, documenti e informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli per i quali è stabilito un obbligo di pubblicazione.

A parere del CNCL, la finalità della norma, spiegata dall’Inps con il messaggio n. 1805/17, è quella di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.

Altresì, prosegue la stessa nota, l’accesso generalizzato deve essere tenuto distinto dall’accesso ai documenti amministrativi di cui agli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 - c.d. "accesso documentale" - la cui finalità è quella di porre i soggetti interessati in grado di esercitare le facoltà che l'ordinamento attribuisce loro a tutela delle posizioni giuridiche qualificate di cui sono titolari. Come noto, infatti, ai fini dell’istanza di accesso ex lege n. 241/90, il richiedente deve dimostrare di essere titolare di un «interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso». La legge n. 241/90 esclude, d’altro canto, perentoriamente, l’utilizzo del diritto di accesso "documentale" al fine di sottoporre l’amministrazione a un controllo generalizzato.

Blocco Denunce <ListaPosPA>tardive. Aggiornamenti

Comunicazione errori bloccanti riscontrati nelle denunce mensili dei lavoratori iscritti alla gestione pubblica.

A decorrere dal mese di luglio 2016 è stato applicato il blocco alle denunce tardive ListaPosPA, in base al quale, scaduti i termini per l’invio del flusso di denuncia del mese corrente entro cui è possibile effettuare più invii per operare delle modifiche, l’Ente datore di lavoro poteva inviare E0 oltre i termini solo se in precedenza non era stato inviato sullo stesso periodo alcun E0 o V1 causale 2 o 5, anche in riferimento ad iscritti diversi dello stesso Ente.

Al riguardo, con il presente messaggio si informa che detto controllo è stato aggiornato; in virtù di tale modifica, la verifica della presenza di precedenti denunce già inviate sullo stesso periodo viene ora operata rispetto ai singoli lavoratori in esse dichiarati.

Pertanto, qualora in invii successivi al primo, effettuati oltre i termini, siano presenti denunce individuali compilate con l’elemento E0 relative a dipendenti per i quali non è stato comunicato alcun elemento E0 ovvero V1 Causale 2 e 5 per il periodo, queste verranno accolte, mentre continueranno ad essere bloccate, e quindi annullate, per il singolo dipendente, quelle compilate con tale elemento, in presenza di precedenti di denunce già trasmesse per il periodo.

Si evidenzia che, in quest’ultimo caso, per la corretta acquisizione della denuncia del lavoratore, si dovrà procedere ad un nuovo invio utilizzando gli elementi V1 previsti.

Comunicazione errori bloccanti riscontrati nelle denunce mensili dei lavoratori iscritti alla gestione pubblica.

Al fine di fornire una puntuale evidenza circa il buon esito dei dati trasmessi con la denuncia mensile dei dipendenti iscritti alla Gestione Pubblica, è stata realizzata una modalità di comunicazione che, al completamento di tutte le fasi di verifica previste dal software di controllo che elabora i dati trasmessi con la <ListaPosPA>, prevede l’invio tramite Posta Elettronica Certificata di una nota nella quale vengono elencati gli errori bloccanti rilevati sui singoli elementi della denuncia.

In tale comunicazione sono evidenziati gli estremi identificativi della denuncia nella quale sono stati rilevati gli errori e la loro numerosità suddivisa in base alla codifica e alla descrizione.

Tramite le specifiche funzioni di visualizzazione delle denunce, disponibili nei servizi in linea, a cui possono accedere previa richiesta di abilitazione tutte le Aziende, gli Enti e le Amministrazioni con lavoratori iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici, è possibile avere evidenza delle singole posizioni anagrafiche a cui gli errori si riferiscono e quindi operare alla loro correzione secondo le modalità previste.

Si precisa che in una prima fase, sarà fornita evidenza dei quadri e degli elementi che risultano ancora nello stato di errore relativi a denunce pregresse suddivise tra quelle trasmesse fino a settembre 2012 con il tracciato Entratel e quelle inviate con il flusso UNIEMENS ListaPosPA da ottobre 2012.

Successivamente, la notifica degli errori bloccanti riguarderà, di volta in volta, la denuncia corrente alla fine delle operazioni di controllo in essa operate

(Inps, messaggio n. 2071 del 18 maggio 2017)

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7) Ecco tutte le risposte al 15° Forum lavoro: documento della Fondazione studi CNCL

Nel corso del 15° Forum lavoro, organizzato nei giorni dal Consiglio nazionale, sono state risolti diversi dubbi che attanagliavano gli operatori economici e i loro consulenti.

In particolare, erano state sollevate delle criticità nelle scorse settimane dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sulle agevolazioni fiscali in materia di welfare aziendale, sul regime sanzionatorio per la somministrazione di lavoro irregolare, sulle nuove regole sulle compensazioni (in particolare per il Bonus Renzi ed i crediti 730), così come sulla procedura telematica per la presentazione dell’istanza per la Cassa integrazione guadagni ordinaria e sull’applicazione del bonus occupazione per il Sud. L'occasione si è creata in occasione del 15° Forum lavoro e fiscale che ha visto gli interventi dei rappresentanti dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.

Per una migliore letture delle soluzioni fornite, la stessa Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, ha pubblicato il 19 maggio 2017, sul proprio sito internet, un documento di approfondimento che vuole costituireuna raccolta sistematica delle risposte ai quesiti formulati.

Ecco di seguito l’approfondimento della citata Fondazione:

QUESITI POSTI A FABRIZIO NATIVI DIRETTORE DELL’ISPETTORATO TERRITORIALE DEL LAVORO DI GENOVA

1) L’erogazione di trattamenti di welfare è subordinata al rispetto dell’art 1 comma 1175 Legge 296/2006 ivi compreso il possesso del Durc regolare?

Le disposizioni di cui all’art. 51, co.2, del DPR 917/96, definiscono il criterio di calcolo dell’imponibile fiscale (ed indirettamente quello contributivo), con riferimento a trattamenti erogati ad intere categorie di lavoratori dipendenti, indipendentemente dalla posizione soggettiva dei singoli lavoratori dipendenti appartenenti alla medesima categorie. Il regime fiscale/contributivo previsto per il welfare aziendale, non appare quindi correlato al rispetto delle condizioni di cui co.1175 della L. n.296/06, che sono state introdotte per soddisfare altre finalità. Naturalmente, la parola spetta al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, non trattandosi di materia di competenza specifica dell’Ispettorato nazionale.

2) La stipula di accordi o contratti per l’erogazione di trattamenti welfare così come previsto dalla art 51 comma 2 lettera f) del Tuir deve avvenire con le organizzazioni sindacali di cui all’art 51 del Dlgs 81/2015?

La L. n.232/16 (legge di bilancio 2017, al co.162, prevede che “Le disposizioni di cui all'articolo 51, comma 2, lettera f), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come da ultimo modificate dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, si interpretano nel senso che le stesse si applicano anche alle opere e servizi riconosciuti dal datore di lavoro, del settore privato o pubblico, in conformità a disposizioni di contratto collettivo nazionale di lavoro, di accordo interconfederale o di contratto collettivo territoriale”, senza far riferimento a valori di rappresentatività delle organizzazioni stipulanti gli accordi. La disposizione tuttavia pare dover essere coordinata con l’art.1, co.1 del D.L. n.338/89, conv. con L. n.389/89, (La retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza e di assistenza sociale non può essere inferiore all'importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo) ed alla disposizione di interpretazione autentica di cui ala L. 28 dicembre 1995, n. 549, secondo la quale il citato art.1, del D.L. n.338/89, si interpreta nel senso che , “in caso di pluralità di contratti collettivi intervenuti per la medesima categoria, la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi previdenziali ed assistenziali è quella stabilita dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative nella categoria”.

In conclusione, i contratti legittimati a definire la base imponibile, anche ai fini della sottrazione dei trattamenti welfare dal suo calcolo, sembrano quelli identificati dall’art.51 del D.Lgs. n.81/15.

3) Ritiene efficace l'attuale regime sanzionatorio depenalizzato per la somministrazione illecita?

Il regime sanzionatorio amministrativo, nella sua struttura, è coincidente con il previgente, che poteva apparire dotato di una maggiore deterrenza per la natura penale della sanzione, comunque estinguibile in via amministrativa ai sensi del D.Lgs. n.758/94, mentre per il nuovo regime sanzionatorio amministrativo non è ammessa l’estinzione a seguito di diffida.

L’efficacia dell’apparato sanzionatorio non è quindi indebolita.

4) Qual è il trend recente delle violazioni in materia di intermediazione ed interposizione?

Come dimostra il report annuale dell’attività ispettiva 2016, gli accertamenti hanno coinvolto complessivamente n. 13.416 lavoratori, a fronte di n. 9.620 lavoratori nel 2015, con un incremento pari a circa il 39%.

Il dato non dimostra che, rispetto al 2015, il fenomeno, che ha una certa diffusione, ma che non può dirsi endemico, si sia indirizzato verso una degenerazione. Senz’altro dimostra però che le tecniche di accertamento si sono evolute, anche in direzione del contrasto ai casi di sempre più frequente ricorso abusivo al distacco intra comunitario.

5) Le nuove norme in materia di caporalato risultano efficienti al contrasto del fenomeno?

Senz’altro in precedenza il reato era più difficilmente configurabile, in quanto era necessario raggiungere la prova della violenza e della minaccia, azione spesso non necessaria per ottenere da talune categorie deboli di lavoratori l’accettazione di deteriori condizioni di sfruttamento. Adesso la violenza o la minaccia costituiscono solo un presupposto di aggravamento della pena edittale.

Nel testo attuale dell’art.603-bis del c.p., come modificato dalla L. n.199/16, rileva la sottoposizione a condizioni di sfruttamento e il profittarsi dello stato di bisogno.

6) Si rilevano delle criticità interpretative od operative nell'applicazione delle nuove norme penali in materia di caporalato?

La norma identifica alcuni indici di sfruttamento, come la corresponsione di retribuzioni difformi rispetto a quanto previsto dalla contrattazione collettiva o comunque sproporzionato rispetto alla qualità e quantità di lavoro prestato, la sottoposizione a condizioni di lavoro, di sorveglianza e alloggiative degradanti. Si tratta di indicatori, utili per circoscrivere veri fenomeni di sfruttamento, che non sono ipotizzabili solo perché il datore di lavoro è in arretrato nel saldare le retribuzioni spettanti ai lavoratori.

La nuova norma è comunque di recente introduzione. Potremo misurare dati consolidati più significativi, con riferimento all’anno in corso e quelli successivi.

7) Il regime di solidarietà tra somministratore ed utilizzatore è un deterrente sufficiente al contrasto alla intermediazione illecita?

Il regime di solidarietà passiva riguarda tutti gli appalti e le somministrazioni di lavoro.

Non è pensato come specifico deterrente per la somministrazione illecita, punita con specifiche sanzioni amministrative.

Costituisce un deterrente nella misura in cui il committente sia consapevole che comunque risponde solidalmente per i trattamenti economici e contributivi, quando esternalizza un’opera od un servizio tramite appalto.

Se la somministrazione o l’appalto sono illeciti, per il committente il rischio vero è che il rapporto sia ricondotto in capo a lui stesso, a domanda del lavoratore.

8) L’art. 16 indica che “l’accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova”….cosa si intende per “regolarità amministrativa”?

L’art.16 della legge di tutela del lavoro autonomo prevede che, “l’accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore”.

Il testo è stato appena approvato ed è quindi necessaria una riflessione più meditata di quella odierna. In via di primo approccio, può dirsi che, trattandosi di una modalità di svolgimento di un rapporto di lavoro subordinato, anche in ambiente esterno al luogo di lavoro, la forma scritta sembra quella voluta dal legislatore per eseguire anche i relativi adempimenti nei confronti della p.a. (come le comunicazioni di cui all’art.20 ai sensi dell’art.9.bis del D.L. 510/96).

QUESITI POSTI A ANNIBALE DODERO DIRETTORE CENTRALE NORMATIVA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

1) Come mai è stata modificata la normativa sulla compensazione?

La normativa sulla compensazione è stata modificata perché l’istituto della compensazione è importantissimo per le imprese italiane perché consente loro di avere liquidità rapidamente quando hanno diritto a un rimborso. Ma è un istituto che va attentamente presidiato per evitare che ci siano abusi. Sostanzialmente con la compensazione chi ha diritto ad un rimborso lo prende immediatamente senza dover attendere una attività amministrativa ma è giusto che vengono presi solo i rimborsi che effettivamente spettano. Quindi è stato rafforzato il presidio su questa operazione.

2) Il visto per i crediti di imposte sui redditi può essere apposto entro il termine di presentazione della dichiarazione?

Sì, c’è una differenza nell’apposizione dei visti. Se le imposte di cui parliamo vogliono essere compensate sono quelle IVA, la compensazione può avvenire solo dopo che è stata presentata la dichiarazione IVA. Invece, nel caso di altre imposte, non è necessaria questa presentazione anticipata. Il visto può essere apposto in sede di dichiarazione ma il credito è già utilizzabile a partire dall’inizio dell’anno.

3) I crediti rimborsati ai dipendenti per liquidazione 730 sono esclusi dal visto?

Sono esclusi dal visto nel caso in cui siano utilizzati per compensarli con delle ritenute. In questo caso con la compensazione interna non c’è il visto.

4) Per quali crediti compensati occorre utilizzare i servizi dell’Agenzia delle Entrate?

Una puntuale indicazione di quelli che sono i crediti che devono passare per i servizi telematici verrà fornita nei prossimi giorni dall’Agenzia delle Entrate. Io ho parlato prima di rafforzamento del presidio che avviene perché vengono abbassati i limiti per apporre il visto di conformità e perché bisogna obbligatoriamente passare per i servizi telematici per fare le compensazioni di alcune ritenute ed imposte. Quali siano queste imposte verrà chiaramente detto dall’Amministrazione finanziaria. Sostanzialmente quel che cambia è che per queste imposte non posso più andare in banca per fare l’home banking. Se volete la ratio è che la banca, nel momento in cui viene portato un F24 per la compensazione, non può effettuare i controlli. Quei controlli che potrà effettuare l’amministrazione finanziaria andando a vedere se quel credito che si vuole a compensare è assistito da un visto di un professionista che lo garantisce e se siano stati superati o meno i limiti che è necessario rispettare nella compensazione.

5) Il bonus 80 euro è escluso dall’utilizzo dei servizi telematici dall’Agenzia delle Entrate?

Sì, è escluso perché nel caso del bonus Renzi non ci troviamo di fronte ad imposte ma a qualcosa che è stato già anticipato al contribuente da parte del sostituto d’imposta e che gli viene semplicemente restituito. Quindi non c’è l’obbligo di passare per i servizi telematici.

6) I crediti rimborsati ai dipendenti per liquidazione 730 sono esclusi dai servizi telematici dall’Agenzia delle Entrate?

Sì, sono esclusi dall’invio attraverso i servizi telematici.

7) Quali sono le conseguenze se non si utilizzano i servizi dell’Agenzia delle Entrate per gli F24 con compensazioni?

Se non si utilizzano i servizi telematici posso incorrere in blocco della compensazione o nel mancato riconoscimento della compensazione.

QUESITI POSTI A FABIO CAPPELLO DIREZIONE CENTRALE AMMORTIZZATORI SOCIALI INPS

1) Quali conseguenze avrebbe il datore di lavoro in caso di mancata valorizzazione in anagrafica azienda dell’unità produttiva?

Il corretto censimento delle unità produttive e la valorizzazione di tale elemento nel flusso Uniemens, con la corretta imputazione alle singole unità produttive dei lavoratori che prestano la loro attività nell’azienda, è un onere per l’azienda. Quindi non c’è un obbligo né ci sono sanzioni correlate alla mancata osservanza di questo elemento. Si tratta semplicemente di un onere, che però rappresenta un elemento essenziale affinché l’azienda possa correttamente avvalersi dell’integrazione salariale. Esempio: se l’azienda non valorizza correttamente in anagrafica le unità produttive esistenti, in caso di domanda per ottenere la cassa integrazione, quest’ultima potrà essere concessa soltanto con riferimento alla sede principale (cosiddetta UP 0) e conseguentemente tutte le ore e i periodi imputabili a ciascun lavoratore andranno ad intaccare il contatore della sola UP 0 e della sola sede principale. Viceversa, se l’azienda valorizza esattamente le unità produttive - quindi le registra regolarmente in anagrafica - è possibile imputare correttamente ogni lavoratore alla singola unità produttiva, la quale avrà ovviamente un contatore distinto da quello della sede principale. Questo significa che è interesse dell’azienda iscrivere in anagrafica le unità produttive di cui dispone, anche ai fini del calcolo dell’anzianità dei 90 giorni, tenendo conto, inoltre, che non è possibile effettuare dei censimenti retroattivi come espressamente previsto dalla circolare n. 9/2017 dell’Istituto.

2) In caso di cantieri edili di durata superiore a 30 giorni ma senza impiego continuativo di maestranze è necessario valorizzare l’unità produttiva?

No, uno dei requisiti fondamentali perché l’unità produttiva sia qualificata come tale è proprio l’adibizione delle maestranze in via continuativa. Quindi, in mancanza di questo elemento fondamentale, l’unità produttiva non deve essere censita. Se abbiamo un’azienda che, oltre UP 0, va a iscrivere due unità produttive (ipotizziamo UP 1 e UP 2) e ha, ad esempio, 10 lavoratori che ruotano su queste due unità produttive, bisognerà applicare il criterio di prevalenza previsto dalla circolare n.9/2017 dell’Istituto. Questo criterio prevede che i lavoratori debbano essere imputati all’unità produttiva ove svolgono il maggior numero di ore lavorative. Supponiamo che i 10 lavoratori svolgano la maggior parte delle ore lavorative presso l’UP 2; pertanto, ai fini della presentazione della domanda di cassa integrazione, devono essere imputati presso l’UP 2 e non all’UP 1 (in quanto quest’ultima non è unità produttiva, perché non ha lavoratori adibiti in quella sede in via continuativa). Infine, sempre restando all’esempio fatto, che cosa succede se l’azienda fa domanda di cassa integrazione per eventi meteo e quest’ultimo si verifica nel sito dove c’è il cantiere collegato all’unità produttiva UP1 (che -come detto precedentemente - non andava censita)? La risposta è semplice. L’azienda dovrà evidenziare questo aspetto nell’apposito quadro B della domanda e, quindi, computare i contatori e le ore di cassa integrazione all’UP 2 dove i lavoratori risultano incardinati all’unità produttiva, facendo presente però che l’evento meteo si è svolto in località diversa dell’indirizzo dell’UP 2.

3) L’istruttoria per la concessione di Cigo deve essere improntata a criteri di celerità e speditezza: entro quanto tempo l’istanza deve essere definita?

Non c’è alcun dubbio che l’istanza debba essere definita secondo criteri di celerità e di speditezza. Il nostro regolamento prevede che l’istanza debba essere definita entro 90 giorni. L’introduzione delle nuove disposizioni, dettate dalla Legge di riforma, la necessità di emanare circolari applicative e di implementare le procedure informatiche a supporto del provvedimento decisorio, così come il passaggio delle competenze dalle commissioni provinciali ai direttori delle sedi dell’Istituto, ha indubbiamente comportato dei ritardi. Le nostre sedi stanno facendo degli sforzi per risanare questa situazione ed evadere tutto quell’arretrato che si è determinato. Stiamo introducendo dei sistemi per garantire la definizione delle istanze nei 90 giorni, sia sotto il profilo dell’istruttoria (attraverso degli strumenti informatici che garantiscano un istruttoria rapida standardizzata e uniforme su tutto il territorio), sia attraverso l’introduzione di misuratori della qualità del procedimento di concessione della cassa integrazione che valorizzano, fra gli altri, proprio la definizione nei 90 giorni. In caso di inutile decorso di questo termine è bene ricordare che non c’è un provvedimento automatico né dunque ipotesi di silenzio-accoglimento né silenzio rigetto, anche perché il provvedimento di decisione della cassa integrazione è connotato da discrezionalità, rispetto al quale la posizione dell’azienda è quella di chi vanta un interesse legittimo e non un diritto soggettivo.

4) Ci può confermare che, essendo la richiesta di CIGO predisposta secondo le regole dell’autocertificazione, nessun altro documento deve essere allegato?

L’articolo 2 del DM 95442 prevede che l’azienda esponga e autocertifichi tutti i dati e gli elementi che occorrono per la definizione della domanda in una apposita relazione tecnica. Nulla esclude che l’azienda possa allegare alla relazione tecnica qualsiasi altro tipo di documento ritenga utile presentare per supportare al meglio la sua istanza. Così come è possibile anche che l’Istituto, ricorrendo all’articolo 11 comma 2 del DM 95442, possa effettuare un supplemento di istruttoria e chiedere dunque all’azienda un elemento mancante, ma indispensabile ai fini della corretta definizione dell’istruttoria. Infine, l’Istituto può chiedere all’azienda la verifica dei dati che l’azienda stessa ha autocertificato nella relazione tecnica.

5) Il flusso Uniemens, ai fini della semplificazione amministrativa, potrebbe contenere tutti i dati che vengono richiesti con il file .csv allegato all’istanza di CIGO?

Si, il file .CSV ha creato qualche problema e sono ormai prossime due novità che riguardano questo aspetto. La prima, che entrerà in vigore in tempi brevissimi, consiste nell’eliminazione di alcune colonne del file stesso. Mi riferisco ai dati che l’azienda fornisce in applicazione dell’articolo 8 comma 1 del D.lgs 148/2015. Anche perché il Ministero del Lavoro ha avuto modo di chiarire che quei dati non riguardano la cassa integrazione ordinaria. Per cui ben 6 colonne del file CSV verranno eliminate, rendendo più facile la compilazione dello stesso. Ma la novità più rilevante ed importante consiste l’implementazione delle procedure informatiche, che entro la fine dell’anno consentirà l’eliminazione del file e di conseguenza il prelievo dei dati direttamente dal flusso Uniemens.

6) Ferie maturate e accantonate. Quali regole ai fini dell’utilizzo della CIGO in assenza di norma?

Sul punto la circolare n. 139 dell’Istituto chiarisce, riprendendo i contenuti di un parere espresso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che le ferie che i lavoratori interessati dalla domanda di cassa integrazione hanno maturato al momento della presentazione della stessa, oltre ai giorni di ferie che si maturano durante il periodo di sospensione lavorativa, possono essere godute anche successivamente al periodo di integrazione salariale e, quindi, anche al momento della ripresa dell’attività lavorativa. Di conseguenza, come abbiamo eliminato dalle domande di cassa integrazione il riferimento alle giornate di ferie maturate dal lavoratore, così provvederemo ad eliminare questa indicazione anche dal file CSV. Pertanto, un'altra colonna che verrà eliminata dal predetto file è proprio quella che rappresenta ed espone le ferie maturate dai lavoratori interessati dai provvedimenti di integrazione salariale.

QUESITI POSTI A SALVATORE PIRRONE DIRETTORE GENERALE DELL’ANPAL

Programma Operativo Nazionale SPAO - “Incentivo Occupazione SUD”

1) Nell'istanza telematica di richiesta del bonus, nella parte relativa al rispetto delle regole sugli aiuti de minimis è richiesta la data di erogazione dell'eventuale beneficio già usufruito a tale titolo. Nel caso tale beneficio fosse riferito all'IRAP, quale è la data da indicare nella predetta istanza?

In base all’articolo 3, par. 4, del Regolamento (UE) n. 1407/2013 gli aiuti« de minimis» sono considerati concessi nel momento in cui all’impresa è accordato, a norma del regime giuridico nazionale applicabile, il diritto di ricevere gli aiuti, indipendentemente dalla data di erogazione degli aiuti «de minimis» all’impresa. Il medesimo regolamento, al considerando 10, afferma che “Il periodo di tre anni da prendere in considerazione ai fini del presente regolamento deve essere valutato su base mobile, nel senso che, in caso di nuova concessione di un aiuto «de minimis», si deve tener conto dell’importo complessivo degli aiuti «de minimis» concessi nell’esercizio finanziario in questione e nei due esercizi finanziari precedenti”.

2) Nell'aiuto de minimis da calcolare va compreso lo stesso bonus sud oggetto dell'istanza in questione?

Nell’istanza che il datore di lavoro privato presenta deve essere indicato l’ammontare degli aiuti di stato di cui si è fruito e/o si sta fruendo, al netto dell’eventuale concessione dell’Incentivo Occupazione SUD, che di fatto non è stata ancora autorizzata. Si sottolinea, in ogni caso, che l’ammontare dell’agevolazione per cui si è presentata istanza deve essere tenuta in considerazione ex ante ai fini del calcolo dell’importo massimo degli aiuti di stato di cui il datore di lavoro fruirebbe nel caso di accoglimento dell’istanza medesima da parte dell’INPS.

3) Quando si prevede di sbloccare le tante istanze rimaste in stand by per mancato colloquio tra INPS e banca dati ANPAL?

L’INPS riattiverà nei prossimi giorni le procedure di elaborazione delle istanze pervenute e poste in uno stato “sospeso” per l’assenza di DID.

4) La circolare 41/17 dell'INPS prevede che gli arretrati mensili sono recuperabili entro la denuncia di aprile. È previsto uno slittamento dei termini per le aziende che hanno ancora in stand by le domande?

Sì, al riguardo si prevede uno slittamento dei termini e sarà cura dell’INPS, mediante la pubblicazione di apposito messaggio, indicare le modalità operative con cui si procederà.

5) Per attestare lo status di disoccupazione è sufficiente la presentazione da parte del soggetto della dichiarazione di disponibilità al lavoro o deve essere sottoscritto anche il patto di servizio?

Per l’attestazione dello stato di disoccupazione è sufficiente la dichiarazione di disponibilità al lavoro.

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8) IASB pubblica IFRS 17 Insurance Contracts

Lo IASB ha pubblicato l’IFRS 17 Insurance Contracts. Lo standard mira a migliorare la comprensione da parte degli investitori, ma non solo, dell’esposizione al rischio, della redditività e della posizione finanziaria degli assicuratori. L’IFRS 17 sostituisce l’IFRS 4, emesso nel 2004 come interim Standard. Entra in vigore a partire dal 1° gennaio 2021, ma è consentita l’applicazione anticipata.

L’Effects Analysis, il Project Summary e il Feedback Statement sono disponibili sul sito dell’IFRS Foundation.

(Fondazione OIC, nota del 18 maggio 2017)

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9) Nuove imprese a tasso zero: disponibili circa 150 mln di euro

Nuove imprese a tasso zero” ha l’obiettivo di sostenere, in tutta Italia, la creazione di micro e piccole imprese composte in prevalenza da giovani tra i 18 e i 35 anni oppure da donne di tutte le età.

Prevede il finanziamento a tasso zero di progetti d’impresa con spese fino a 1,5 milioni di euro e può coprire fino al 75% delle spese totali ammissibili. Per il 25% residuo, si richiede il cofinanziamento da parte dell’impresa, con risorse proprie o mediante finanziamenti bancari.

La dotazione finanziaria è di circa 150 milioni di euro, le agevolazioni saranno concesse fino a esaurimento dei fondi.

Nuove imprese a tasso zero” è una misura a sportello, le domande sono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo e non ci sono graduatorie.

Cosa finanzia

Sono finanziabili le iniziative per:

- produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli

- fornitura di servizi alle imprese e alle persone

- commercio di beni e servizi

- turismo

Possono essere ammessi anche progetti riconducibili a settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, nella filiera turistico-culturale e relativi all’innovazione sociale.

Per le imprese ammesse al finanziamento è previsto un rimborso agevolato che parte dal momento del completamento del piano di investimenti, da realizzare entro 24 mesi dalla firma del contratto. La durata massima del piano di rimborso è di 8 anni con pagamento di due rate semestrali posticipate.

Grazie alla Convenzione tra ABI-MISE e Invitalia, le imprese beneficiarie possono realizzare i programmi di spesa ammessi alle agevolazioni sulla base di fatture di acquisto non quietanziate, consentendo tempi di realizzazione più rapidi, un impegno finanziario meno oneroso e un pagamento più veloce dei fornitori.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 19 maggio 2017)

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10) Cndcec: acquisizione nuovi clienti, costante aggiornamento professionale ma ribasso dei compensi

Nel complesso, il fatturato dei piccoli e medi studi professionali nel 2016 è aumentato lievemente rispetto al 2015.

Ricerca di talenti e innovazione tecnologica le sfide per la professione mondiale.

E' quanto emerge dai risultati del sesto sondaggio annuale promosso dall'IFAC. Gli italiani meno ottimisti dei colleghi stranieri.

Il Consiglio nazionale dei Commercialisti, attraverso la propria Rivista “Press”, il 19 maggio 2017, ha pubblicato il seguente interessante articolo (sia pure di natura statistica):

Acquisizione di nuovi clienti, aggiornamento costante sulla normativa di interesse per la professione e spinta al ribasso dei compensi. I risultati del sesto Global SMP Survey - il sondaggio annuale promosso da IFAC (International Federation of Accountants) sulle tendenze e sulle esigenze degli studi dei commercialisti a livello mondiale – confermano sfide e preoccupazioni già espresse dai professionisti mondiali negli scorsi anni. Con alcune novità: la ricerca di nuovo personale e la fidelizzazione dei collaboratori di studio già assunti, che per la prima volta dall’avvio del sondaggio, nel 2011, rientrano nella top four delle sfide che coinvolgono la professione a livello mondiale. Cresce sensibilmente, inoltre, la percezione dell’impatto che l’innovazione tecnologica avrà sulla professione nei prossimi anni.

Il sondaggio, rivolto agli studi di piccole e medie dimensioni, è stato condotto tra ottobre e novembre del 2016 e ha raccolto 5.060 risposte (di cui 139 provenienti da professionisti italiani), per un totale di 164 paesi partecipanti. Nel dettaglio, le aree geografiche maggiormente rappresentate sono Europa (38%, in particolare dall’Europa centrale e orientale) e Asia (28%). I paesi che hanno contribuito maggiormente al sondaggio, ciascuno con un numero di risposte superiore alle 300 unità, sono Cina, India e Romania.

Distinguendo le risposte sulla base della dimensione dello studio, per gli studi più piccoli le sfide principali sono la ricerca di nuovi clienti e l’aggiornamento normativo, mentre per gli studi di maggiori dimensioni (quelli con più di 20 collaboratori) le sfide consistono nella selezione del personale e nella spinta al ribasso dei compensi.

In un’ottica prospettica, la percezione dell’impatto che l’innovazione tecnologica avrà sulla professione nei prossimi cinque anni è cresciuta sensibilmente nel 2016 rispetto al 2015. L’esigenza di aggiornare hardware e software, così come il passaggio al cloud, sono arrivati in cima alla classifica delle sfide legate alla tecnologia. Sempre in questo ambito, anche la ricerca e selezione della tecnologia più adatta alle esigenze dello studio si rivela una questione piuttosto sentita dai professionisti.

Nonostante l’evidenza di queste sfide, le aspettative sui risultati futuri che potranno essere conseguiti dai piccoli e medi studi evidenziano un cauto ottimismo rispetto all’anno precedente in tre delle quattro aree riguardanti i servizi, con l’eccezione dell’area fiscalità. Ci si attende una crescita guidata dai servizi di consulenza, insieme a quelli di contabilità, compilazione e altri servizi correlati (esclusi quindi assurance e revisione), rispettivamente con il 45% e 44% di incremento del fatturato previsto in queste aree per il 2017. Considerando i dati emersi solo dalle risposte dei professionisti italiani, le prospettive sono tendenzialmente meno rosee, e si riscontrano aspettative al ribasso per quanto riguarda i servizi di contabilità. Inoltre, osservando la performance del 2016, si evidenzia una diminuzione delle richieste di questi stessi servizi e di quelli relativi alla fiscalità.

Nell’ambito della consulenza prestata dagli studi professionali dei diversi Paesi, i servizi più diffusi riguardano l’ambito societario e le operazioni straordinarie (48%, e in prevalenza negli studi di maggiori dimensioni) e la contabilità gestionale (46%, questa volta interessando anche gli studi costituiti da un solo professionista). “Il ritmo sempre più serrato dell’innovazione tecnologica rappresenta una sfida, ma anche un’opportunità, per gli studi professionali” ha dichiarato Fayez Choudhury, CEO di IFAC. “Nel loro ruolo di consulenti di fiducia delle PMI, che rappresentano un settore chiave per la stabilità e la crescita economiche globali, i piccoli e medi studi devono valutare come fare leva sui progressi tecnologici per ridurre i costi e offrire servizi con valore aggiunto che siano in grado di rispondere alle richieste e alle aspettative in continua evoluzione dei clienti. Tenersi al passo con gli sviluppi tecnologici significa in ultima analisi saper attrarre, fidelizzare e far crescere i migliori professionisti”.

I risultati del sondaggio fanno luce anche sulle condizioni delle PMI, in particolare su come sono percepite dai commercialisti che offrono loro consulenza e altri servizi. Come nel 2015, ai primi posti tra le sfide che le PMI devono affrontare ci sono l’incertezza economica e l’aumento dei costi (rispettivamente con il 61% e il 59%). Focalizzando l’attenzione sull’opinione dei professionisti italiani che hanno partecipato al sondaggio, le PMI nazionali soffrono principalmente l’incertezza economica (78,2%) e le difficoltà nell’accesso ai finanziamenti (70,4%).

Il sondaggio ha anche messo in evidenza due aspetti più operativi della quotidianità degli studi. Il primo riguarda i giorni necessari per riscuotere i crediti: a livello internazionale, sono stati rilevati i dati riportati nella seguente tabella

Tempo medio di incasso dei crediti verso clienti

0-30 giorni - 26%

31-59 giorni - 33%

60-89 giorni - 21%

90-119 giorni - 8%

Oltre 120 giorni - 8%

A livello nazionale, si riscontra una netta tendenza a una dilazione dei crediti, per cui le percentuali corrispondenti, partendo dal valore relativo a un periodo di 30 giorni, sono rispettivamente: 12%, 24%, 43%, 26%, 34%. La maggior parte dei professionisti italiani riscontra quindi un tempo medio di incasso dei crediti verso clienti superiore ai 60 giorni.

Il secondo aspetto indagato avvalendosi di un altro indice è il rapporto tra le ore di lavoro fatturabili e quelle totali, detto tasso di utilizzo. A livello mondiale, i dati rilevati sono presentati nella seguente tabella

Tasso di utilizzo

Inferiore al 50% - 12%

51-60% - 16%

61-70% - 17%

71-80% - 19%

81-90% - 13%

Oltre 80% - 9%

A livello nazionale i valori, partendo da quello corrispondente a un rapporto tra ore fatturabili e ore lavorate inferiore al 50%, sono: 17%, 25%, 17%, 13%, 9%, 4%. Rispetto ai colleghi degli altri Paesi, per i commercialisti italiani si evidenzia, in generale, una ridotta possibilità di vedere il proprio lavoro remunerato. Nel complesso, il fatturato dei piccoli e medi studi nel 2016 è aumentato lievemente rispetto al 2015: almeno il 30% ha dichiarato una crescita del fatturato moderata o notevole nelle diverse aree di servizi, mentre nel 2015 il valore corrispondente si fermava al 27%.

Vincenzo D’Andò