Diario quotidiano del 18 maggio 2017: novità in Gazzetta Ufficiale per Gerico e Contributi alle imprese sociali

Pubblicato il 18 maggio 2017



1) Registro delle Imprese: modulistica al restyling
2) Fisco: revisione congiunturale Gerico in G.U.
3) Contributi alle imprese sociali: decreto in G.U.
4) Cndcec: niente archivio unico antiriclaggio per i professionisti
5) Riscatti pensionistici e ricongiunzioni: chiarimenti Inps
6) Sostegno all’inclusione attiva: modalità di trasmissione delle domande
7) E-commerce: Pubblicata la relazione finale dalla Commissione Ue
8) Modello F24: il bonus non segue per la compensazione la strada di Entratel/fisconline, crediti rimborsati ai dipendenti per liquidazione 730 esclusi dal visto
9) Fisco/contribuenti: giornata di confronto e dibattito nella sede del Mef
10) Corte Ue: niente misure fiscali sui dividendi che prevedano la doppia imposizione
diario-quotidiano-articoli-91) Registro delle Imprese: modulistica al restyling 2) Fisco: revisione congiunturale Gerico in G.U. 3) Contributi alle imprese sociali: decreto in G.U. 4) Cndcec: niente archivio unico antiriclaggio per i professionisti 5) Riscatti pensionistici e ricongiunzioni: chiarimenti Inps 6) Sostegno all’inclusione attiva: modalità di trasmissione delle domande 7) E-commerce: Pubblicata la relazione finale dalla Commissione Ue 8) Modello F24: il bonus non segue per la compensazione la strada di Entratel/fisconline, crediti rimborsati ai dipendenti per liquidazione 730 esclusi dal visto 9) Fisco/contribuenti: giornata di confronto e dibattito nella sede del Mef 10) Corte Ue: niente misure fiscali sui dividendi che prevedano la doppia imposizione **** 1) Registro delle Imprese: modulistica al restyling La modulistica per il Registro delle Imprese si rifà il look. E’ stato, infatti, emanato un nuovo decreto direttoriale che aggiorna la modulistica del Registro delle imprese con efficacia dal 8 giugno 2017. In particolare, sul sito Internet del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato pubblicato il decreto direttoriale 12 maggio 2017, recante “Integrazione delle specifiche tecniche per la trasmissione delle pratiche al registro delle imprese ed al REA. Misure necessarie all'attuazione della direttiva BRIS”. Il decreto apporta modifiche ed integrazioni alle specifiche tecniche, di cui al decreto ministeriale 18 ottobre 2013, come da ultimo modificato dal decreto ministeriale 6 febbraio 2017, su cui è costruita la modulistica del Registro delle imprese e del REA. Oltre ad integrate le specifiche tecniche in essere con modifiche ai codici relativi ai comuni o alle corrispondenti denominazioni (tabella COM) per accorpamenti e variazioni intervenuti e con l’integrazione delle autorizzazioni all’assolvimento del bollo virtuale (tabella VRT) per intervenute variazioni; sono state introdotte le misure necessarie all’attuazione della direttiva 2012/17/UE, che ha istituito, a livello europeo, il “sistema di interconnessione dei registri delle imprese” (Business Registers Interconnection System - BRIS), come l'introduzione di nuovi campi nei moduli S1 e S2 e di due nuove tabelle con codice TEC e TER, da utilizzarsi per indicare, rispettivamente, lo Stato e il Registro di iscrizione della società avente succursali in Italia o derivante da fusione transfrontaliera cui abbia partecipato almeno una società avente sede legale in Italia, così determinandone l’identificativo unico ai sensi della ridetta direttiva. Le nuove specifiche tecniche avranno efficacia a decorrere dal 8 giugno 2017. Mentre a partire dal 1° settembre 2017 non potranno più essere utilizzati programmi realizzati sulla base delle specifiche tecniche approvate con precedenti decreti ministeriali. ****** 2) Fisco: revisione congiunturale Gerico in G.U. Correttivi anticrisi per il 2016: in Gazzetta il via libera del Mef, pubblicato il DM che approva la revisione congiunturale speciale necessaria per neutralizzare gli effetti della congiuntura economica negativa. Con il Decreto del 3 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 maggio 2017, il ministero dell’Economia e delle finanze ha approvato la revisione congiunturale speciale degli studi di settore per il periodo d’imposta 2016. L’intervento correttivo trova il suo appiglio normativo nell’art. 8, Dl 185/2008, in base al quale, allo scopo di tener conto degli effetti della crisi economica e dei mercati, con particolare riguardo a determinati settori o aree territoriali, gli studi di settore possono essere integrati e, quindi, adeguati alla realtà economica effettiva in funzione anticrisi. La revisione, peraltro, necessita del previo parere della Commissione di esperti (istituita ai sensi dall’articolo 10, comma 7, legge 146/1998); parere, che è stato reso lo scorso 4 aprile, dopo l’avallo alla metodologia di correzione arrivato dalla stessa Commissione nella riunione del 7 dicembre 2016. Il decreto, in particolare, dà il via libera alle revisione degli studi di settore relativi alle attività economiche nei seguenti settori:
  • manifatture
  • servizi
  • attività professionali
  • commercio.
Al decreto è allegata la Nota tecnica e metodologica che contiene la descrizione dettagliata della metodologia utilizzata per l’elaborazione dei “ritocchi” idonei a disinnescare l’impatto della crisi economica e ad attualizzare gli studi. A tal proposito, dalla lettura della Nota emerge che il quadro di riferimento della situazione economico-congiunturale che ha caratterizzato il 2016 (alla luce del quale si è reso necessario l’intervento correttivo) è stato delineato sulla base delle pubblicazioni e delle informazioni rese disponibili dall’Istat, dalla Banca d’Italia, dal ministero dello Sviluppo economico, da Prometeia e da Angaisa. Sulla base dei dati e delle informazioni acquisite nonché delle valutazioni degli Osservatori regionali per gli studi di settore, sono state apportate le opportune modifiche sia all’analisi di normalità economica sia all’analisi di coerenza economica. Inoltre, sono stati introdotti specifici correttivi da applicare ai risultati derivanti dall’applicazione degli studi, che tengono conto di alcune grandezze e variabili economiche e delle relative relazioni, modificate a seguito del perdurare della crisi economica nel corso del 2016, tra cui si ricordano: le contrazioni più significative dei margini e delle redditività;
  • il minor grado di utilizzo degli impianti e dei macchinari;
  • la riduzione dell’efficienza produttiva;
  • le riduzioni delle tariffe per le prestazioni professionali;
  • gli andamenti congiunturali negativi intervenuti nell’ambito dei diversi settori considerati (anche in relazione al territorio di riferimento);
  • la ritardata percezione dei compensi degli esercenti attività di lavoro autonomo a fronte delle prestazioni rese.
Per l’elaborazione dei correttivi sono stati utilizzati in funzione comparativa anche i dati relativi alle dichiarazioni annuali Iva relative al 2016 (presentate entro il mese di febbraio 2017). Infine, per avere un riscontro concreto sul grado di significatività e di efficacia degli interventi correttivi, sono state acquisite, con riferimento a un campione significativo di contribuenti, informazioni di natura strutturale e contabile. Le “limature” approvate per adattare gli studi di settore alla congiuntura economica del 2016 sono riconducibili ai seguenti ambiti:
  • analisi dell’efficienza produttiva;
  • interventi relativi all’analisi di normalità economica;
  • interventi relativi all’analisi di coerenza economica.
Ai risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore sono applicati i seguenti interventi correttivi:
  • correttivi congiunturali di settore;
  • correttivi congiunturali territoriali;
  • correttivi congiunturali individuali.
Tali correttivi sono applicati ai contribuenti che, per il 2016, presentano ricavi/compensi ai fini della congruità inferiori al ricavo/compenso puntuale di riferimento derivante dall’applicazione dell’analisi di congruità e di normalità economica. Ciascuno dei correttivi deve essere applicato secondo la sequenza indicata nell’elenco riportato sopra e può comportare una riduzione dei ricavi/compensi stimati dallo studio di settore. La riduzione si applica sia al ricavo/compenso puntuale sia al ricavo/compenso minimo. Appendice Decreto 03-05-2017 Approvazione della revisione congiunturale speciale  degli  studi  di settore per il periodo d'imposta 2016 Art. 1 Approvazione della revisione congiunturale speciale  degli  studi  di Settore
  1. Per il periodo di imposta 2016 e' approvata, in base all'art. 8 del decreto-legge del 29  novembre  2008,  n.  185,  convertito,  con modificazioni, dalla legge  28  gennaio  2009,  n.  2,  la  revisione congiunturale speciale degli studi di settore relativi alle attivita' economiche  nel  settore  delle  manifatture,  dei   servizi,   delle attivita' professionali e del commercio, al fine di tener conto degli effetti della crisi economica e dei mercati.
  1. I ricavi e i compensi, risultanti dall'applicazione degli studi di settore in vigore per il  periodo  di  imposta  2016,  nonche'  la coerenza  agli  specifici  indicatori  di   coerenza   e   normalita' economica,   segnalati   dal   programma   informatico   di   ausilio all'applicazione degli studi  stessi,  sono  determinati  sulla  base della nota tecnica e metodologica di cui all'allegato 1  al  presente decreto.
  1. I contribuenti che, per il periodo d'imposta 2016, dichiarano, anche a seguito dell'adeguamento, ricavi o compensi di ammontare  non inferiore  a  quello  risultante  dall'applicazione  degli  studi  di settore integrati con i correttivi approvati con il presente decreto, non sono assoggettabili, per  tale  annualita',  ad  accertamento  ai sensi dell'art. 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146.
Art. 2 Modifiche ai decreti 22 dicembre 2016
  1. Nel punto 3 del comma 2 dell'art. 1 del decreto  del  Ministro dell'economia e delle finanze 22 dicembre 2016 di approvazione  degli studi di settore relativi ad attivita' economiche  nel  comparto  del commercio, l'indicazione «n. 1» e' sostituita con  la  seguente:  «n. 2».
  1. Nella nota  tecnica  e  metodologica  relativa  agli  elementi necessari per il calcolo del  «ricavo  o  compenso  minimo»,  di  cui all'allegato n. 14 del decreto del  Ministro  dell'economia  e  delle finanze 22 dicembre 2016  di  approvazione  degli  studi  di  settore relativi ad attivita' economiche nel comparto dei servizi, la  parola «ricavo», laddove presente, e' sostituita con  le  parole  «ricavo  o compenso».
****** 3) Contributi alle imprese sociali: decreto in G.U. MISE: contributi alle imprese operanti nell’ambito dell’economia sociale. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 maggio 2017, il Decreto 8 marzo 2017 con i criteri e le modalità per l’accesso, da parte delle imprese operanti nell’ambito dell’economia sociale, ai contributi non rimborsabili concessi a valere sul Fondo per la crescita sostenibile. Appendice MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO DECRETO 8 marzo 2017 Criteri e modalita' per l'accesso da parte delle imprese operanti nell'ambito dell'economia sociale ai contributi non rimborsabili concessi a valere sul Fondo per la crescita sostenibile. (GU n. 112 del 16-5-2017) Decreta: Art. 1 Finalita' e ambito di applicazione 1. Il presente decreto disciplina, ai sensi dell'art. 8, comma 2, del decreto 3 luglio 2015, i criteri e le modalita' per la concessione e l'erogazione, a valere sulle risorse di cui all'art. 2, dei contributi previsti dall'art. 6, comma 4, del medesimo decreto 3 luglio 2015 in aggiunta ai finanziamenti agevolati concessi a valere sul FRI. Art. 2 Risorse 1. La concessione dei contributi di cui al presente decreto e' posta a carico, per un importo pari a euro 23.000.000,00, delle risorse disponibili del Fondo per la crescita sostenibile, a tal fine utilizzando l'apposito capitolo di bilancio di cui all'art. 18, comma 2, del decreto interministeriale 8 marzo 2013 citato in premessa, previo versamento delle somme occorrenti dalla contabilita' speciale n. 1201 intestata allo stesso Fondo e successiva riassegnazione delle medesime somme al predetto capitolo. Per le medesime finalita' e' corrispondentemente e parimenti integrata la sezione del Fondo di cui all'art. 23, comma 2, lettera b), del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. 2. Sull'importo di cui al comma 1 gravano altresi' gli oneri derivanti dall'affidamento delle attivita' di gestione di cui all'art. 3, nel limite massimo del 2 per cento delle risorse disponibili per la concessione delle agevolazioni di cui al decreto 3 luglio 2015. Art. 3 Soggetto gestore 1. Per gli adempimenti tecnici e amministrativi relativi alla gestione della misura di cui al decreto 3 luglio 2015 e all'erogazione del contributo di cui al presente decreto, il Ministero dello sviluppo economico si avvale, sulla base di appositi accordi convenzionali, dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.a., ai sensi dell'art. 3, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 e dell'art. 19, comma 5, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni con legge 3 agosto 2009, n. 102. Art. 4 Programmi ammissibili 1. Il contributo di cui al presente decreto e' concedibile per la realizzazione dei programmi di cui all'art. 4 del decreto 3 luglio 2015 che rientrino nel campo di applicazione del regolamento (UE) n. 1407/2013, a condizione che presentino spese ammissibili non superiori a euro 3.000.000,00. Art. 5 Misura dell'agevolazione 1. Il contributo di cui al presente decreto e' concesso con il provvedimento di cui all'art. 9, comma 10, del decreto 3 luglio 2015, in aggiunta al finanziamento agevolato, nella misura massima del 5 per cento delle spese ammissibili complessive e, comunque, nei limiti del massimale di aiuto previsto dal regolamento (UE) n. 1407/2013. Resta fermo quanto previsto dall'art. 6, comma 7, del decreto 3 luglio 2015. Art. 6 Modalita' di erogazione 1. L'erogazione del contributo e' disposta in un'unica soluzione ad avvenuta ultimazione del programma di investimento, su istanza dell'impresa beneficiaria, formulata contestualmente alla richiesta di erogazione del saldo del finanziamento  gevolato e alla presentazione della documentazione relativa alle spese sostenute di cui all'art. 10, comma 2, del decreto 3 luglio 2015. 2. L'erogazione del contributo e' subordinata alla dimostrazione da parte dell'impresa richiedente dell'avvenuta ultimazione del programma di investimento e dell'effettivo pagamento, mediante esibizione delle relative quietanze, dei titoli di spesa rendicontati ed e' disposta entro 80 giorni dalla presentazione dell'istanza di cui al comma 1. Art. 7 Revoche e rinvio 1. Il contributo e' revocato nei casi previsti dall'art. 12 del decreto 3 luglio 2015. 2. Resta fermo quant'altro previsto dal decreto 3 luglio 2015 e non richiamato dal presente decreto. Il presente decreto sara' trasmesso ai competenti organi di controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 8 marzo 2017 ****** 4) Cndcec: niente archivio unico antiriclaggio per i professionisti Sanzioni rimodulate e meno oppressive per i lavoratori autonomi soggetti all'obbligo dell'antiriciclaggio. Con l’espressione del parere delle Commissioni riunite Giustizia e Finanze e tesoro del Senato si è concluso il complesso iter dell’esame dello schema di decreto attuativo della quarta direttiva antiriciclaggio da parte del Parlamento. Anche il Consiglio nazionale dei Commercialisti ha pubblicato ieri (17 maggio 2017) sul proprio sito internet (sezione Press) il seguente comunicato: Avvocati, commercialisti e notai, preso atto dell’accoglimento (sotto forma di condizioni o di osservazioni formulate nei due diversi pareri espressi dalle suddette commissioni) della maggior parte delle osservazioni formulate congiuntamente in sede di audizione, esprimono il loro apprezzamento per il lavoro svolto. In particolare, le tre categorie professionali sottolineano l’importanza delle proposte di modifica evidenziate in sede parlamentare con riferimento all’impianto sanzionatorio, condividendo appieno l’esigenza di limitare l’applicazione delle sanzioni connesse agli obblighi di adeguata verifica e di conservazione ai soli casi di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime. Altrettanto condivisibile appare la proposta di riduzione della sanzione pecuniaria minima prevista per la violazione dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette. Le professioni economico-giuridiche auspicano che il Governo tenga nella dovuta considerazione tutte le osservazioni formulate, al fine di garantire che modelli e regole adottate dal Legislatore delegato siano realmente coerenti con le caratteristiche, le competenze e la formazione dei professionisti, e che integrino i tratti della sostenibilità dei doveri e delle responsabilità in particolare attraverso la riduzione di oneri e costi sostenuti per l’adempimento degli obblighi di due diligence nonché attraverso la rimodulazione dell’impianto sanzionatorio. ****** 5) Riscatti pensionistici e ricongiunzioni: chiarimenti Inps L’Inps, con il messaggio n. 2033 del 17 maggio 2017, ha fornito chiarimenti sui pensionamenti scuola 1° settembre 2017: Indicazioni operative per la predisposizione delle posizioni assicurative. Come già indicato dall’Istituto previdenziale con la circolare n. 5/2017, le pensioni del personale della Scuola con decorrenza 1° settembre 2017 saranno definite sulla base dei dati presenti sul conto assicurativo dell’iscritto . A seguito degli incontri avvenuti tra INPS e MIUR, è stata definita una specifica modalità operativa per i pensionamenti della scuola del corrente anno, che tiene conto sia delle esigenze manifestate dal MIUR, sia dell’obiettivo dell’Istituto di liquidare, comunque, i trattamenti pensionistici con le nuove modalità, tenendo in considerazione le informazioni presenti sul conto assicurativo, preventivamente sistemato, del dipendente della scuola. Per i suddetti pensionamenti, dell’ 1/9/2017, è stata, quindi, condivisa una soluzione intermedia, per l’attuazione della quale è stato realizzato da questo Istituto - Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi informativi- un apposito intervento tecnico, preventivamente condiviso con il Dicastero interessato. Pertanto, esclusivamente per il corrente anno 2017, il Ministero continuerà ad inviare i consueti flussi, che l’Istituto provvederà ad elaborare per alimentare le posizioni assicurative con le sole informazioni relative ai periodi riconosciuti con i provvedimenti cd. ante subentro. L’Istituto, per i provvedimenti di pensione del 2017, rispetto al flusso MIUR, accoglierà e alimenterà sulla Nuova Posizione Assicurativa unicamente i dati relativi ai seguenti servizi riconosciuti:
  • Riscatti;
  • Computi:
  • Ricongiunzione art.2 L. 29/79;
  • Ricongiunzione L. 45/90;
  • Ricongiunzione art.6 legge 29/79;
  • Servizio Militare.
I servizi riconosciuti già presenti nella Banca Dati dell’Istituto (ante e post subentro, da pratica o da ricostruzione) non saranno sovrascritti dal flusso. Solo nel caso in cui il provvedimento indicato nel flusso MIUR riporti lo stesso numero di provvedimento di quello già presente nella base dati INPS (se definito da ricostruzione), quest’ultimo sarà sostituito con i dati comunicati con il nuovo flusso. A tal proposito, si rammenta che eventuali servizi riconosciuti a seguito di domanda successiva alla data di subentro (1/9/2000) sono già presenti nella base dati. I dati del flusso come sopra specificati, alimenteranno la base dati della nuova Posizione Assicurativa ed eventuali anomalie rilevate saranno segnalate e rese consultabili agli operatori con la funzione di Nuova Passweb “Lista segnalazioni”. Con riguardo ai dati giuridici ed economici necessari per la liquidazione della pensione, si utilizzeranno quelli presenti sul conto assicurativo, alimentato dalle denunce mensili. Le strutture territoriali che avessero completato, tramite l’applicativo Nuova Passweb, la sistemazione delle posizioni degli assicurati del comparto scuola che andranno in pensione con decorrenza 1/09/2017 avranno cura di comunicare tale circostanza entro il 18 maggio p.v., al fine di inibire il caricamento del flusso MIUR. La comunicazione dovrà essere effettuata per il tramite delle rispettive Direzioni regionali, al seguente indirizzo di posta elettronica: NormativaPosizioneAssicurativaGestionepubblica@inps.it. ****** 6) Sostegno all’inclusione attiva: modalità di trasmissione delle domande L’Inps, con il messaggio n. 3451 del 30 agosto 2016, aveva già fornito le indicazioni operative per la trasmissione, da parte dei comuni, delle domande di SIA. Nelle more dell’entrata in vigore del decreto interministeriale c.d. di estensione del SIA per il 2017, il Ministero vigilante ha autorizzato, in via amministrativa, la trasmissione delle predette domande anche da parte dei Comuni capofila dei c.d. ambiti territoriali. Requisiti per l’accesso ai servizi online INPS Al fine di mitigare il rischio di accesso indebito alle banche dati INPS, si precisa che, per usufruire di tutti i servizi online INPS dedicati agli Enti pubblici, l’utente, oltre ad avere la specifica abilitazione sul PIN o Carta Nazionale dei servizi (CNS), deve collegarsi solo da una postazione di lavoro dell’Ente e all’interno della fascia oraria consentita. Per conseguenza, al fine di attuare quanto sopra, ogni Ente deve comunicare all’Istituto l’indirizzo IP pubblico o gli indirizzi IP attraverso i quali colloquia con la rete internet, considerando anche eventuali sedi distaccate che utilizzano una autonoma connessione ad internet. La comunicazione può avvenire in occasione della stipula di una convenzione oppure tramite PEC dall’Ente alla Sede INPS Regionale o Direzione di coordinamento metropolitano. Gli indirizzi IP comunicati sono registrati dall’Istituto Qualora l’operatore si colleghi da un indirizzo IP diverso da quello dell’Ente o al di fuori delle fasce orarie permesse, l’accesso non sarà consentito e verrà visualizzato uno specifico messaggio esplicativo delle condizioni che non lo hanno permesso. (Inps, messaggio n. 2019 del 16 maggio 2017) ****** 7) E-commerce: Pubblicata la relazione finale dalla Commissione Ue Pubblicata la relazione finale dell’Indagine conoscitiva della Commissione europea sull’e-commerce. Assonime ne ha dato notizia il 16 maggio 2017, nelle news legislative: Il 10 maggio 2017 la Commissione europea ha pubblicato la relazione finale dell'indagine conoscitiva nel settore del commercio elettronico dei beni di consumo e dei contenuti digitali, avviata a maggio 2015 nel contesto della Strategia per il Mercato Unico Digitale. La relazione è accompagnata da uno Staff Working Document dei servizi della Commissione. A settembre 2016 la Commissione aveva pubblicato una relazione preliminare sui risultati iniziali dell'indagine conoscitiva, alla quale ha fatto seguito una consultazione pubblica che si è conclusa il 18 novembre 2016 . La relazione finale, che poggia sui dati e le informazioni forniti alla Commissione da circa 1800 operatori del mercato (produttori/fornitori, rivenditori, marketplaces, siti di comparazione dei prezzi, gestori di sistemi di pagamento; fornitori di contenuti digitali, titolari dei diritti sui contenuti) e sull'analisi di circa 9000 contratti di distribuzione e di licenza, tiene anche conto delle osservazioni presentate nel corso della consultazione pubblica. L'indagine settoriale ha consentito alla Commissione di acquisire una conoscenza più approfondita dei mercati dell'e-commerce, individuare gli ostacoli alla concorrenza connessi allo sviluppo del commercio elettronico e alcune pratiche commerciali prevalenti, comprenderne le ragioni economiche sottostanti e, su tale base, definire le proprie priorità di intervento. Illustriamo di seguito i principali risultati dell'indagine conoscitiva in relazione rispettivamente al commercio elettronico dei beni di consumo e al commercio elettronico dei contenuti digitali. Beni di consumo Con riguardo alle principali tendenze di mercato e al loro impatto sulle strategie distributive delle imprese, la relazione finale conferma quanto già emerso dai primi risultati illustrati nella relazione preliminare. In particolare, con la crescita dell'e-commerce è aumentata la trasparenza dei prezzi che, se da un lato comporta una maggiore concorrenza sul prezzo e indubbi vantaggi per i consumatori, dall'altro facilita fenomeni di free-riding dell'online sull'offline (e viceversa) e può alterare la concorrenza basata su parametri diversi dal prezzo (qualità, innovazione, immagine e posizionamento del marchio). Inoltre la trasparenza dei prezzi, consentendo alle imprese di monitorare più facilmente i prezzi dei concorrenti e di aggiustare di conseguenza i propri - anche in maniera automatica attraverso l'utilizzo di appositi software -, permette ai produttori di esercitare un controllo più stringente sul prezzo di rivendita e può anche facilitare forme di collusione tra i rivenditori. In reazione all'aumento della trasparenza sui prezzi e della concorrenza di prezzo, i produttori hanno modificato le proprie strategie distributive al fine di esercitare un maggiore controllo sulle reti di distribuzione, segnatamente sulla qualità e sui prezzi. In particolare è aumentata la tendenza dei produttori ad integrarsi verticalmente, vendendo i propri prodotti direttamente ai consumatori attraverso punti di vendita online, ad utilizzare sistemi di distribuzione selettiva e ad introdurre nei contratti una serie di restrizioni alla possibilità per i rivenditori di vendere o pubblicizzare i propri prodotti online (restrizioni verticali). Secondo la relazione finale, i principali problemi sotto il profilo della concorrenza identificati nel corso dell'indagine conoscitiva, e illustrati di seguito, riguardano la distribuzione selettiva, le restrizioni relative al prezzo di rivendita, le restrizioni delle vendite sui marketplace online e le restrizioni territoriali delle vendite o della pubblicità online. Sebbene non sia stato oggetto specifico dell'indagine conoscitiva, nella relazione finale la Commissione affronta anche il tema dell'utilizzo dei dati nel commercio elettronico. - Distribuzione selettiva. Secondo la relazione finale, i risultati dell'indagine conoscitiva non richiedono una modifica dell'approccio agli accordi di distribuzione selettiva adottato finora dalla Commissione. Tali accordi ricadono nell'ambito di applicazione del regolamento n. 330/2010 di esenzione per categoria (VBER), a condizione che non siano superate le quote di mercato soglia previste dal regolamento e che non siano presenti restrizioni hardcore di cui all'art. 4 del regolamento. Tuttavia alcune condizioni previste nei contratti di distribuzione settiva, in particolare quelle relative ai punti vendita non virtuali, potranno essere oggetto di un esame più approfondito in singoli casi (o comportare la revoca del beneficio dell'esenzione) se mirano ad escludere dalla rete distributiva gli operatori presenti esclusivamente online senza avere effetti positivi sulla concorrenza attraverso la qualità della distribuzione, l'immagine del marchio o altri incrementi di efficienza. - Restrizioni relative ai prezzi di rivendita. La relazione finale ribadisce l'approccio tradizionale della Commissione a tali restrizioni: gli accordi che stabiliscono un prezzo di rivendita minimo o fisso o un "range" di prezzo sono considerati restrizioni della concorrenza per oggetto ex art. 101(1) TFUE e restrizioni hardcore ai sensi dell'art. 4(a) del VBER; viceversa, i prezzi raccomandati e i prezzi massimi di rivendita generalmente beneficiano dell'esenzione per categoria, salvo che il prezzo raccomandato non si traduca di fatto in un prezzo fisso o minimo per effetto di pressioni, minacce o incentivi. Una particolare attenzione nella relazione finale è dedicata al divieto di dual pricing (i.e. l'applicazione allo stesso rivenditore di prezzi all'ingrosso diversi per gli stessi prodotti a seconda che siano destinati ad essere venduti online o offline), rispetto al quale alcuni partecipanti all'indagine conoscitiva hanno evidenziato la necessità di un approccio più flessibile che tenga conto dell'esigenza di contrastare il fenomeno del free-riding e dei diversi costi di investimento che caratterizzano le vendite online e offline. Al riguardo la relazione finale ribadisce il carattere di restrizione hardcore del dual pricing ma evidenzia la possibilità che in casi individuali gli accordi in materia di dual pricing siano esentati ai sensi dell'articolo 101(3) se ad esempio necessari per contrastare il free-riding. - Restrizioni delle vendite sui marketplace. Dall'indagine conoscitiva è emerso che l'importanza dei marketplace varia in maniera significativa a seconda degli Stati membri interessati, delle dimensioni dei rivenditori e delle tipologie di prodotto. Secondo la relazione finale, i divieti (anche assoluti) di vendita tramite marketplace non costituiscono un divieto de facto di vendere online ma vanno valutati nel contesto di mercato. Pertanto, fatto salvo quanto deciderà la Corte di Giustizia, dinanzi alla quale è pendente una domanda di pronuncia pregiudiziale sulla stessa questione (caso Coty Germany), tali divieti non sono considerati restrizioni hardcore ai sensi dell'art. 4(b)(c) del regolamento di esenzione. Resta ferma la possibilità di una revoca del beneficio dell'esenzione in casi particolari e se la situazione del mercato lo giustifica. - Restrizioni territoriali delle vendite online. La relazione finale ribadisce che le restrizioni relative al territorio in cui un distributore può vendere determinati prodotti sono in linea di massima considerate restrizioni hardcore, salve alcune limitate eccezioni. In particolare, le restrizioni relative alle vendite attive sono consentite se riguardano le vendite in un territorio esclusivo riservato al fornitore o attribuito dal fornitore ad un altro distributore, mentre le restrizioni relative alle vendite passive implicano una protezione territoriale assoluta e sono di norma vietate. Nell'ambito dei sistemi di distribuzione selettiva non sono consentite restrizioni delle vendite (sia attive che passive) agli utenti finali. Inoltre, secondo la relazione finale, possono sollevare preoccupazioni le restrizioni territoriali che limitano la capacità dei distributori di effettuare vendite attive e passive a clienti al di fuori del loro Stato membro. - Uso dei dati nel commercio elettronico. Benchè l'utilizzo dei dati non costituisse oggetto specifico dell'indagine conoscitiva, i suoi risultati confermano la crescente importanza dei big data per il commercio elettronico ed evidenziano possibili preoccupazioni concorrenziali in relazione alla raccolta, al trattamento e all'utilizzo degli stessi. In particolare la relazione indica, come esempio di condotta problematica, lo scambio di dati sensibili sotto il profilo della concorrenza (es. sui prezzi o le quantità vendute) tra marketplace e venditori terzi o tra produttori che dispongono di propri punti vendita e rivenditori quando gli stessi operatori sono concorrenti diretti per la vendita di determinati prodotti o servizi. Contenuti digitali In linea con i risultati iniziali illustrati nella relazione preliminare, la relazione finale conferma che il principale fattore di concorrenza nei mercati dei contenuti digitali è la disponibilità dei diritti sui contenuti. È inoltre confermato che i contratti di licenza sono complessi, spesso esclusivi e generalmente circoscrivono la portata dei diritti licenziati sotto il profilo geografico, temporale (i.e. finestre di distribuzione) e con riguardo alle tecnologie che i fornitori di contenuti digitali possono utilizzare per trasmettere il contenuto e che l'utente può utilizzare per riceverlo, comprese le modalità di accesso. I problemi concorrenziali individuati nell'indagine conoscitiva riguardano essenzialmente alcune restrizioni contenute negli accordi di licenza relative all'ambito di applicazione dei diritti licenziati, alle restrizioni territoriali e al geoblocking, alla durata delle licenze e alle strutture di pagamento. In particolare, secondo la relazione finale, occorrerà valutare se tali restrizioni possano ostacolare o rendere più difficile l'emersione di nuovi modelli di business e servizi online ovvero impedire l'ingresso sul mercato o l'espansione di operatori nuovi o più piccoli. La relazione tuttavia sottolinea che qualsiasi valutazione alla luce delle regole di concorrenza dovrà tener conto delle caratteristiche dell'industria dei contenuti, del contesto economico e giuridico delle pratiche di licenza e delle caratteristiche dei mercati rilevanti (geografico e del prodotto). Conclusioni di policy Infine, nella relazione sono sintetizzate le conclusioni di policy della Commissione europea alla luce dei risultati dell'indagine conoscitiva. La Commissione sottolinea innanzitutto l'importanza di evitare interpretazioni divergenti in sede di applicazione delle regole di concorrenza alle condotte d'impresa nei mercati dell'e-commerce. Inoltre, secondo la Commissione, i risultati dell'indagine conoscitiva non rendono necessario anticipare la revisione del VBER che scadrà a maggio 2022; ciononostante, di tali risultati nonché degli eventuali orientamenti derivanti dalle iniziative di enforcement nel frattempo avviate si terrà conto nel futuro processo di revisione. Infine la Commissione annuncia la propria intenzione di: (i) indirizzare l'attività di enforcement delle regole di concorrenza nei confronti delle pratiche commerciali più diffuse che sono emerse o si sono sviluppate con la crescita dell'e-commerce e che possono avere un impatto negativo sulla concorrenza e sugli scambi transfrontalieri e quindi sul funzionamento del mercato unico digitale; (ii) intensificare il dialogo con le autorità di concorrenza nazionali nell'ambito della rete europea della concorrenza al fine di contribuire a un'applicazione coerente delle regole di concorrenza in tutta l'UE. (Assonime, nota informativa del 16 maggio 2017) ****** 8) Modello F24: il bonus non segue per la compensazione la strada di Entratel/fisconline, crediti rimborsati ai dipendenti per liquidazione 730 esclusi dal visto Pericolo scampato per i consulenti del lavoro. I crediti cd. Bonus Renzi e 730 restano fuori dalle compensazioni, nel modello F24, con i sistemi telematici Entratel/fisconline. Pertanto, i loro clienti possono tranquillamente continuare, per tale tipo di compensazione, l’home banking utilizzando il proprio conto corrente bancario di fiducia per pagare gli F24 per fruire di tale credito. Inoltre, i crediti rimborsati ai dipendenti per liquidazione 730 sono esclusi dal visto. Dunque, “Il bonus 80 euro, così come i crediti da 730 sono esclusi dall’utilizzo dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate”. Lo ha precisato il direttore generale normativa dell’Agenzia delle Entrate Annibale Dodero, intervenuto al 15° Forum lavoro e fiscale. La risposta è una delle tante arrivate nel corso dei lavori dell’atteso appuntamento, durante il quale sono state risolte tante altre criticità sia in campo fiscale sia in campo lavoristico. In particolare, la notizia si è appresa leggendo l’home page del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro (notizia pubblicata il 17 maggio 2017). Allo stesso tempo sul web dei consulenti del lavoro è stato pubblicato un file PDF contenente il logo dell’Agenzia delle entrate, con la risposta ai seguenti quesiti posti nel medesimo Forum: QUESITI AGENZIA DELLE ENTRATE Direttore centrale Normativa, Annibale Dodero 1) Come mai è stata modificata la normativa sulla compensazione? La normativa sulla compensazione è stata modificata perché l’istituto della compensazione è importantissimo per le imprese italiane perché consente loro di avere liquidità rapidamente quando hanno diritto a un rimborso. Ma è un istituto che va attentamente presidiato per evitare che ci siano abusi. Sostanzialmente con la compensazione chi ha diritto ad un rimborso lo prende immediatamente senza dover attendere una attività amministrativa ma è giusto che vengono presi solo i rimborsi che effettivamente spettano. Quindi è stato rafforzato il presidio su questa operazione. 2) Il visto per i crediti di imposte sui redditi può essere apposto entro il termine di presentazione della dichiarazione? Si, c’è una differenza nell’apposizione dei visti. Se le imposte di cui parliamo vogliono essere compensate sono quelle IVA, la compensazione può avvenire solo dopo che è stata presentata la dichiarazione IVA. Invece, nel caso di altre imposte, non è necessaria questa presentazione anticipata. Il visto può essere apposto in sede di dichiarazione ma il credito è già utilizzabile a partire dall’inizio dell’anno. 3) I crediti rimborsati ai dipendenti per liquidazione 730 sono esclusi dal visto? Sono esclusi dal visto nel caso in cui siano utilizzati per compensarli con delle ritenute. In questo caso con la compensazione interna non c’è il visto. 4) Per quali crediti compensati occorre utilizzare i servizi dell’Agenzia delle Entrate? Una puntuale indicazione di quelli che sono i crediti che devono passare per i servizi telematici verrà fornita nei prossimi giorni dall’Agenzia delle Entrate. Io ho parlato prima di rafforzamento del presidio che avviene perché vengono abbassati i limiti per apporre il visto di conformità e perché bisogna obbligatoriamente passare per i servizi telematici per fare le compensazioni di alcune ritenute ed imposte. Quali siano queste imposte verrà chiaramente detto dall’Amministrazione finanziaria. Sostanzialmente quel che cambia è che per queste imposte non posso più andare in banca per fare l’home banking. Se volete la ratio è che la banca, nel momento in cui viene portato un F24 per la compensazione, non può effettuare i controlli. Quei controlli che potrà effettuare l’amministrazione finanziaria andando a vedere se quel credito che si vuole a compensare è assistito da un visto di un professionista che lo garantisce e se siano stati superati o meno i limiti che è necessario rispettare nella compensazione. 5) Il bonus 80 euro è escluso dall’utilizzo dei servizi telematici dall’Agenzia delle Entrate? Si, è escluso perché nel caso del bonus Renzi non ci troviamo di fronte ad imposte ma a qualcosa che è stato già anticipato al contribuente da parte del sostituto d’imposta e che gli viene semplicemente restituito. Quindi non c’è l’obbligo di passare per i servizi telematici. 6) I crediti rimborsati ai dipendenti per liquidazione 730 sono esclusi dai servizi telematici dall’Agenzia delle Entrate? Si, sono esclusi dall’invio attraverso i servizi telematici. 7) Quali sono le conseguenze se non si utilizzano i servizi dell’Agenzia delle Entrate per gli F24 con compensazioni? Se non si utilizzano i servizi telematici posso incorrere in blocco della compensazione o nel mancato riconoscimento della compensazione. ****** 9) Fisco/contribuenti: giornata di confronto e dibattito nella sede del Mef Giornata sull’Amministrazione fiscale che cambia - Diretta streaming. Si è tenuta il 17 maggio 2017, nella sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze, una giornata di confronto e dibattito su come si è modificato il rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuenti negli anni della dichiarazione precompilata, delle lettere per promuovere la compliance e del nuovo ravvedimento operoso. La genesi dei principi cardine intorno ai quali l’amministrazione fiscale si è radicalmente trasformata, dal dialogo avanzato con le imprese al patent box, passando per il regime di adempimento collaborativo e i nuovi Isa (Indicatori sintetici di affidabilità). I lavori sono iniziati alle ore 10:30 con una sessione che ha visto la partecipazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, del vice Ministro Luigi Casero, del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi. La giornata sul fisco è poi proseguita con approfondimenti tematici all’interno di specifici seminari curati da relatori in rappresentanza delle varie anime dell’Amministrazione finanziaria. (Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato del 17 maggio 2017) ****** 10) Corte Ue: niente misure fiscali sui dividendi che prevedano la doppia imposizione Secondo quanto prevede la direttiva Ue, lo Stato membro della società madre deve evitare di imporre l’imposizione sugli utili distribuiti dalla società figlia non residente. Questo per evitare che gli Stati membri adottino misure fiscali che comportino una doppia imposizione degli utili (dividendi) in capo alle società madri. Lo afferma la Corte di giustizia Ue, con la sentenza 17 maggio 2017, causa 365/16, che perviene alla seguente conclusione: L’articolo 4, paragrafo 1, lett. a), della direttiva 2011/96/UE del Consiglio, come modificata dalla direttiva 2014/86/UE del Consiglio, va interpretato nel senso che tale disposizione osta ad una misura fiscale prevista dallo Stato membro di una società madre, quale quella di cui al procedimento principale, che prevede la riscossione di un’imposta in sede di distribuzione dei dividendi da parte della società madre e la cui base imponibile è costituita dagli importi dei dividendi distribuiti, compresi quelli percepiti dalle società figlie non residenti di tale società. La domanda esaminata dagli eurogiudici riguardava l’interpretazione della normativa comunitaria sul regime comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi. Il caso Al centro della domanda di pronuncia pregiudiziale, è l’associazione francese delle imprese private (Association française des entreprises privées - AFEP) e 17 società che hanno presentato un ricorso contro il ministro delle Finanze e dei Conti pubblici francese (Ministre des Finances et des Comptes publics). Norma controversa La domanda verte sull’annullamento di una norma del codice delle imposte che prevede, in occasione della distribuzione degli utili, l’assoggettamento a un “contributo aggiuntivo” all’imposta sulle società applicabile ad una società madre residente, che viola le disposizioni contenute nella direttiva madri-figlie. Normativa comunitaria La direttiva 2011/96/UE del Consiglio Europeo, come modificata dalla direttiva 2014/86/UE (cd. direttiva madri-figlie) esenta dalle ritenute alla fonte i dividendi e le altre distribuzioni di utili corrisposti dalle società figlie alla società madre in veste di socio (o a una sua stabile organizzazione) in modo da eliminare la doppia imposizione su tali redditi a livello della società madre. In particolare, quando la società madre riceve utili distribuiti dalla società figlia, lo Stato membro della società madre può: - astenersi dal sottoporre tali utili a imposizione nella misura in cui essi non sono deducibili per la società figlia e sottoporli a imposizione nella misura in cui essi sono deducibili per la società figlia; - sottoporli a imposizione, autorizzando però detta società madre o la sua stabile organizzazione a dedurre dalla sua imposta la frazione dell’imposta societaria relativa ai suddetti utili pagata dalla società figlia e da una sua sub-affiliata (tale opzione è condizionata al rispetto di determinate condizioni stabilite nella direttiva) Inoltre, ogni Stato membro ha la facoltà di decidere che gli oneri relativi alla partecipazione e le minusvalenze risultanti dalla distribuzione degli utili della società figlia non siano deducibili dall’utile imponibile della società madre. Se le spese di gestione relative alla partecipazione siano fissate forfettariamente, l’importo forfettario non può essere superiore al 5% degli utili distribuiti dalla società figlia. Normativa francese In merito al trattamento fiscale degli utili rientranti nel campo di applicazione della direttiva madri-figlie la Repubblica francese ha optato per un regime di esenzione nella misura del 95% degli utili distribuiti. Il sistema francese prevede, in capo alle società francesi o estere soggette all’imposta sulle società in Francia, l’applicazione di un contributo aggiuntivo all’imposta pari al 3% degli importi distribuiti. Decisione della Corte In merito alla prima questione pregiudiziale, gli eurogiudici hanno osservato che l’obiettivo della direttiva madri-figlie è quello di evitare che gli utili distribuiti ad una società madre residente da parte di una società figlia non residente siano tassati in un primo tempo in capo alla società figlia nello Stato di residenza della stessa, ed in un secondo tempo in capo alla società madre nello Stato di residenza di quest’ultima. Nel caso francese il meccanismo è attuato attraverso l’esenzione degli utili nella misura del 95%. Tuttavia, in materia di contributo aggiuntivo, la base imponibile in capo alla società madre può anche comprendere utili provenienti da società figlie residenti in altri Stati membri, circostanza che comporta l’assoggettamento degli utili in questione ad un’imposizione che supera di fatto il limite del 5% previsto dalla direttiva madri-figlie. In tale contesto poco rileva se il contributo aggiuntivo sia o meno qualificato come imposta sulle società, in quanto la direttiva non limita la propria applicazione a una determinata imposta. Infatti, detta disposizione prevede che lo Stato membro della società madre si astenga dal sottoporre ad imposizione gli utili distribuiti dalla società figlia non residente, al fine di evitare che gli Stati membri adottino misure fiscali che comportino una doppia imposizione degli utili in questione in capo alle società madri. Conclusione Alla luce di tali considerazioni, gli eurogiudici hanno dichiarato che l’articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva madri-figlie dev’essere interpretato nel senso che tale disposizione osta ad una misura fiscale prevista dallo Stato membro di una società madre, quale quella di cui al procedimento principale, che prevede la riscossione di un’imposta in sede di distribuzione dei dividendi da parte della società madre e la cui base imponibile è costituita dagli importi dei dividendi distribuiti, compresi quelli percepiti dalle società figlie non residenti di tale società. Considerato il tenore della risposta fornita sulla prima questione pregiudiziale la Corte si è astenuta nel rispondere alla seconda. Vincenzo D’Andò