Diario quotidiano del 16 maggio 2017: in partenza la riforma fiscale del Terzo Settore

Pubblicato il 16 maggio 2017



1) Enti non profit: comincia l’attuazione della riforma fiscale
2) Al via la riforma della P.a.: documento unico di proprietà degli autoveicoli
3) Continua il trend positivo del mercato delle abitazioni in Italia
4) Jobs act: professionisti più tutelati nella riscossione delle parcelle, termini ancorati a 60 giorni
5) Imprenditori agricoli liberi di adottare modalità di esposizione o di etichettatura
6) Obbligo assicurativo dei Commercialisti: nota informativa del Cndcec sulla vigilanza da parte degli enti territoriali, atto notorio e controlli a campione faranno scattare i provvedimenti disciplinari
7) Dichiarazione IMU/TASI per Enti Commerciali/Persone Fisiche, il MEF annuncia il rilascio specifiche tecniche
8) TFR di aprile 2017 a quota 1,24
9) Entrate tributarie e contributive gennaio-marzo 2017 in leggero aumento
10) Manovra correttiva: emendamento parlamentare sposta lo split payment dei professionisti dal 1 luglio 2017 al 1 gennaio 2018
diario-quotidiano-articoli-71) Enti non profit: comincia l’attuazione della riforma fiscale 2) Al via la riforma della p.a.: documento unico di proprietà degli autoveicoli 3) Continua il trend positivo del mercato delle abitazioni in Italia 4) Jobs act: professionisti più tutelati nella riscossione delle parcelle, termini ancorati a 60 giorni 5) Imprenditori agricoli liberi di adottare modalità di esposizione o di etichettatura 6) Obbligo assicurativo dei Commercialisti: nota informativa del Cndcec sulla vigilanza da parte degli enti territoriali, atto notorio e controlli a campione faranno scattare i provvedimenti disciplinari 7) Dichiarazione IMU/TASI per Enti Commerciali/Persone Fisiche, il MEF annuncia il rilascio specifiche tecniche 8) TFR di aprile 2017 a quota 1,24 9) Entrate tributarie e contributive gennaio-marzo 2017 in leggero aumento 10) Manovra correttiva: emendamento parlamentare sposta lo split payment dei professionisti dal 1 luglio 2017 al 1 gennaio 2018 ****

1) Enti non profit: comincia l’attuazione della riforma fiscale

Per gli enti non commerciali è cominciata venerdì scorso l’inizio della messa in atto della riforma fiscale annunciata.

Difatti, il consiglio dei ministri, in via preliminare nella seduta del 12 maggio 2017, ha approvato , tre decreti legislativi di attuazione della legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n. 106).

Come è di prassi non vengono subito pubblicati tali testi, vengono solo accompagnati dal seguente comunicato governativo:

Riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e del cinque per mille

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato, in esame preliminare, tre decreti legislativi di attuazione della legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n. 106).

Di seguito le principali novità.

Codice del Terzo settore

Il nuovo Codice riordina tutta la normativa riguardante gli enti del Terzo settore al fine di sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione dei principi costituzionali.

In questa prospettiva, le amministrazioni pubbliche saranno chiamate a promuovere la cultura del volontariato, in particolare tra i giovani, anche attraverso apposite iniziative da svolgere nell’ambito delle strutture e delle attività scolastiche, universitarie ed extrauniversitarie, valorizzando le diverse esperienze ed espressioni di volontariato, con il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato e di altri enti del Terzo settore nelle attività di sensibilizzazione e promozione.

Nell’opera di razionalizzazione vengono anzitutto definiti gli enti del Terzo settore, individuati nelle organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, e in ogni altro ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi.

Sono altresì puntualmente individuate le attività di interesse generale esercitate dagli enti del Terzo settore in via esclusiva o principale.

Il Codice stabilisce le disposizioni generali e comuni applicabili, nel rispetto del principio di specialità, ai diversi enti che compongono il Terzo settore, dettando disposizione in materia, tra l’altro, di organizzazione, amministrazione e controllo, di raccolta fondi, anche mediante sollecitazione al pubblico o cessione o erogazione di beni o servizi di modico valore, di contabilità e trasparenza.

In base alla loro dimensione, gli enti del Terzo settore saranno chiamati a pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale, redatto secondo apposite linee guida, anche ai fini della valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte, nonché gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati.

Quanto ai lavoratori degli enti del Terzo settore, oltre a statuire espressamente il loro diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi, il Codice introduce un criterio di proporzionalità in base al quale, in ciascun ente, la differenza retributiva tra lavoratori non può essere superiore al rapporto di uno a sei, da calcolarsi sulla base della retribuzione annua lorda. Specifici limiti sono poi disciplinati in relazione ai compensi eventualmente previsti per le cariche sociali, nonché ai trattamenti economici per i lavoratori subordinati o autonomi degli enti.

Viene inoltre semplificata la procedura di acquisto della personalità giuridica e vengono istituiti, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il “Registro unico nazionale del Terzo settore”, al quale gli enti sono tenuti a iscriversi al fine di poter accedere ai benefici, non solo di carattere tributario, ad essi riservati, e il Consiglio nazionale del terzo settore, organo consultivo e rappresentativo degli enti.

Con riferimento alle misure di promozione e sostegno del Terzo settore, il Codice prevede, tra l’altro:

- la revisione della definizione di enti non commerciali ai fini fiscali e l’introduzione di un nuovo e articolato regime tributario di vantaggio, che tiene conto delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che prevede la determinazione forfettaria del reddito d’impresa in favore degli enti del Terzo settore non commerciali;

- l’istituzione del social bonus, ossia un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro effettuate in favore degli enti del Terzo settore non commerciali, che abbiano presentato un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati ai suddetti enti;

- una serie di agevolazioni in materia di imposte indirette (successioni e donazioni, registro, ipotecaria e catastale) con particolare riferimento agli immobili utilizzati dagli enti, nonché in materia di tributi locali;

- la ridefinizione della disciplina delle detrazioni e deduzioni per le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore degli enti;

- specifiche disposizioni in ordine al regime fiscale delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale;

- la nuova disciplina in materia di finanza sociale concernente i “titoli di solidarietà”, finalizzata a favorire il finanziamento ed il sostegno delle attività di interesse generale svolte dagli enti del Terzo settore non commerciali iscritti nell’apposito registro;

- un regime fiscale agevolato per le attività di social lending svolta dai gestori dei portali on line;

- misure per favorire l’assegnazione in favore degli enti di immobili pubblici inutilizzati per fini istituzionali;

- la disciplina dello specifico Fondo istituito per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale promossi dagli enti del Terzo settore.

Il Codice prevede, infine, la disciplina delle attività di monitoraggio, di vigilanza e di controllo, anche di natura fiscale, nonché quella di carattere sanzionatorio.

Revisione della disciplina in materia di impresa sociale

Il decreto ha l’obiettivo di migliorare la disciplina dell’impresa sociale, colmando le attuali lacune, relative soprattutto al regime fiscale, e a rimuovere le principali barriere al suo sviluppo, rafforzandone il ruolo nel Terzo settore, anche in chiave di sistema.

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutte le organizzazioni private, incluse quelle costituite in forma societaria, che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività.

L’impresa sociale rimane dunque una qualifica che enti costituiti in una qualsiasi forma giuridica (associazione, fondazione, società, cooperativa) possono assumere se rispettano le diverse norme di qualificazione dettate nel decreto, ferma restando la qualificazione di diritto come impresa sociale prevista dalla legge delega per le cooperative sociali e i loro consorzi.

Si ridefinisce, ampliandolo, l’ambito delle attività di interesse generale da esercitare affinché un ente possa assumere tale qualifica. Tra tali attività sono incluse, a titolo esemplificativo: le prestazioni sanitarie riconducibili ai Livelli essenziali di assistenza (LEA); i servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente; gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio; la ricerca scientifica di particolare interesse sociale; la formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo; la cooperazione allo sviluppo; il commercio equo e solidale; il microcredito; l’agricoltura sociale e l’organizzazione e la gestione di attività sportive dilettantistiche.

Si considera comunque di interesse generale, indipendentemente dal suo oggetto, l’attività dell’impresa sociale nella quale, per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, sono occupati, secondo specifiche percentuali in relazione al personale, lavoratori molto svantaggiati, persone svantaggiate o con disabilità e persone senza fissa dimora che versino in una condizione di povertà tale da non poter reperire e mantenere un’abitazione in autonomia.

L’attività di impresa di interesse generale deve essere svolta “in via principale”, ossia deve generare almeno il 70% dei ricavi complessivi.

Quale ente del Terzo settore, l’impresa sociale non può avere come scopo principale quello di distribuire ai propri soci, amministratori, dipendenti, ecc., gli utili ed avanzi di gestione, i quali devono essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio. Tuttavia, al fine di favorire il finanziamento dell’impresa sociale mediante capitale di rischio, il decreto, in attuazione della delega, ha introdotto la possibilità per le imprese sociali (costituite in forma di società) di remunerare in misura limitata il capitale conferito dai soci.

In particolare, l’impresa sociale, costituita in forma societaria, può destinare una quota inferiore al 50% degli utili e degli avanzi di gestione annuali, dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti, ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato dai soci, nei limiti delle variazioni dell’indice nazionale generale annuo dei prezzi al consumo calcolate dall’ISTAT per il periodo corrispondente a quello dell’esercizio in cui gli utili sono stati prodotti, oppure alla distribuzione, anche mediante l’emissione di strumenti finanziari, di dividendi ai soci, in misura comunque non superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato.

Per le imprese sociali è inoltre possibile, nel limite anzidetto, disporre erogazioni gratuite in favore di enti del Terzo settore diversi dalle imprese sociali, che non siano tuttavia fondatori, associati, soci dell’impresa sociale o società da questa controllate; tali erogazioni devono essere finalizzate alla promozione di specifici progetti di utilità sociale.

Anche per le imprese sociali si prevede un criterio di proporzionalità del trattamento retributivo tra lavoratori dipendenti, che in questo caso, in ragione della natura d’impresa dell’attività esercitata, non può essere superiore al rapporto di uno a otto, da calcolarsi sempre sulla base della retribuzione annua lorda.

Ai fini di promozione e sviluppo dell’impresa sociale, si introducono inoltre importanti misure di sostegno, anche fiscale, quali la detassazione degli utili o avanzi di gestione che incrementino le riserve indivisibili dell’impresa sociale in sospensione d’imposta e che vengano effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio (analogamente a quanto già previsto per le cooperative sociali e per i consorzi tra piccole e medie imprese). Si prevedono inoltre incentivi fiscali volti a favorire gli investimenti di capitale nelle imprese sociali, altrimenti penalizzate rispetto alle società lucrative che non soggiacciono ai suddetti limiti di remunerazione del capitale.

Infine, relativamente agli obblighi di trasparenza, l’impresa sociale è tenuta a pubblicizzare, anche attraverso il proprio sito internet, il bilancio sociale, da redigersi in ossequio a specifiche linee guida da adottarsi con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Si intensificano poi i vincoli a beneficio degli stakeholder, aumentandone il livello minimo di coinvolgimento, in linea con quanto previsto a livello europeo come caratteristica distintiva dell’entità dell’economia sociale, prevedendo tra l’altro, per le imprese sociali di grandi dimensioni, il diritto dei lavoratori ed eventualmente anche degli utenti di nominare almeno un componente degli organi di amministrazione e di controllo.

Disciplina dell’istituto del “cinque per mille” dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef)

Il decreto prevede il completamento della riforma strutturale dell’istituto del cinque per mille, già reso permanente dalla legge di stabilità 2015, attraverso l’individuazione delle modalità per la razionalizzazione e la revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l’accesso al beneficio, la semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l’erogazione dei contributi spettanti, nonché l’introduzione di obblighi di pubblicità delle risorse erogate, attraverso un sistema improntato alla massima trasparenza, con la previsione delle conseguenze sanzionatorie per il mancato rispetto dei citati obblighi.

Rispetto alla disciplina precedente, le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale. Rimangono inalterati i restanti settori di destinazione del beneficio: il finanziamento della ricerca scientifica e dell’università; il finanziamento della ricerca sanitaria; il sostegno delle attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente; il sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche, riconosciute ai fini sportivi dal Comitato olimpico nazionale italiano, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale; la tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

Il decreto, inoltre, prevede una serie di obblighi di trasparenza e informazione, sia per i soggetti beneficiari che per l’amministrazione erogatrice. In particolare, i soggetti beneficiari sono tenuti ad adempiere a un duplice obbligo: il primo, nei confronti dell’amministrazione erogatrice, comporta la redazione e la trasmissione, entro un anno dalla ricezione delle somme, di un apposito rendiconto, unitamente ad una relazione illustrativa, che descriva la destinazione e l’utilizzo del contributo percepito, secondo canoni di trasparenza, chiarezza e specificità. Il secondo obbligo ha ad oggetto la pubblicazione, sul proprio sito web, degli importi percepiti e del relativo rendiconto. In caso di inadempimento ai predetti obblighi, si prevede un sistema sanzionatorio che comporta una preventiva diffida ad adempiere entro il termine di 30 giorni e, solo in caso di persistenza dell’inadempimento, l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria, corrispondente al 25% del contributo percepito.

Le amministrazioni erogatrici, dal canto loro, hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito web l’elenco dei soggetti destinatari del contributo, con l’indicazione del relativo importo e del link al rendiconto pubblicato sul sito web del beneficiario.

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2) Al via la riforma della p.a.: documento unico di proprietà degli autoveicoli

Accanto alle prime misure sulla riforma degli enti non lucrativi, parte anche la razionalizzazione dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, finalizzata al rilascio di un documento unico ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera d), della legge n. 124 del 2015 Difatti, a tal fine, il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in secondo esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma della Pubblica Amministrazione, introduce dal 1° luglio 2018 il documento unico di circolazione per gli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi.

La nuova “carta di circolazione” sostituirà i due documenti attuali: il certificato di proprietà del veicolo, di competenza dell’Aci, e il libretto di circolazione prodotto dalla Motorizzazione civile, come previsto negli altri Paesi europei, e consentirà di tagliare i costi di produzione, archiviazione e controllo a carico dell’amministrazione. All’unico documento, inoltre, corrisponderà una tariffa unica, che sostituirà i diritti di Motorizzazione e gli emolumenti per l’iscrizione o la trascrizione di ogni veicolo al Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Tutti i risparmi saranno destinati a ridurre i costi per l’utenza.

Le carte di circolazione e i certificati di proprietà già emessi alla data di entrata in vigore del documento unico manterranno la loro validità fino alla scadenza.

Finalmente una buona notizia, anche se ancora dovremo attendere ancora poco più di un anno affinché la misura sia in vigore.

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3) Continua il trend positivo del mercato delle abitazioni in Italia

Casa nel 2016: +18,9% le abitazioni acquistate, stabili i nuovi affitti. Aumenta la capacità delle famiglie italiane per l’acquisto delle abitazioni. La fotografia del mercato residenziale italiano nello studio presentato il 15 maggio 2017 (come da comunicato congiunto Entrate/ABI di pari data).

Continua il trend positivo del mercato delle abitazioni in Italia che, in termini di numero di compravendite, nel 2016, fa un balzo in avanti del 18,9%, dopo la crescita del 6,5% nel 2015 e del 3,5% nel 2014. In ripresa anche il valore complessivo delle compravendite, che passa dai 76 agli 89 miliardi di euro, mentre sono sostanzialmente stabili i nuovi contratti di affitto di immobili ad uso abitativo, che segnano un lieve aumento dello 0,63% rispetto all’anno passato.

In aumento le abitazioni acquistate tramite mutuo ipotecario (+27,3%), fenomeno colto anche dal miglioramento dell’indice di affordability, che misura la possibilità di accesso delle famiglie italiane all’acquisto delle case.

Questo è il quadro che emerge dal Rapporto immobiliare residenziale 2017, lo studio presentato oggi e realizzato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con Abi, l’Associazione Bancaria Italiana, che analizza il trend del mercato del mattone nel 2016.

Il mercato delle abitazioni nel 2016 - Dopo un periodo di crisi, osservato a partire dal 2007, da qualche anno il mercato immobiliare delle abitazioni sembra essere tornato su un sentiero di crescita, registrando nel 2016 533.741 unità compravendute e un incremento del 18,9% rispetto al 2015. In leggero aumento anche la superficie media delle abitazioni, che passa da 105,2 a 106,6 m2, mentre il valore di scambio delle abitazioni, stimato in 89 miliardi di euro, è cresciuto del 17,4%.

Anche il mercato delle pertinenze mostra un rialzo analogo a quello registrato per le abitazioni (+19%), con un tasso di crescita più accentuato nelle regioni settentrionali.

La casa regione per regione - A livello regionale, il mercato delle abitazioni più dinamico si registra in Lombardia (+21,4%), che da sola rappresenta circa un quinto dell’intero mercato nazionale, e a seguire Veneto (+23,1%), Toscana (+20,0%), Emilia-Romagna (+22,8%) e Piemonte (+22,8%). Seppure con un peso minore sul volume di scambio nazionale, buoni risultati si riscontrano in Liguria (+23,8%), Sardegna (+18,2%), Friuli-Venezia Giulia (+18,8%) e Valle d’Aosta (+24,6%). Più contenuto è il rialzo nel Lazio (+13,2%), che con oltre 55mila scambi di abitazioni nel 2016, rappresenta il 10% circa del totale delle transazioni sul territorio nazionale. Il Molise (+7,8%) e la Calabria (+10,8%) sono le regioni dove il mercato residenziale nel 2016 cresce meno rispetto al 2015.

Aumenta il ricorso al mutuo ipotecario - Le abitazioni acquistate tramite mutuo ipotecario sono state 246.182, il 27,3% in più rispetto al 2015, quando erano state 193.350. Il nord ovest è l’area con la maggior quota di acquisti tramite erogazione di mutuo, il 36,7% del totale nazionale. Per quanto riguarda il capitale erogato per l’acquisto di un’abitazione, la quota media si avvicina ai 120mila euro, fino a raggiungere il capitale unitario massimo di 153mila euro nei capoluoghi del centro.

Continua il calo del tasso d’interesse dei mutui, che nel 2016 scende ancora di 0,44 punti percentuali, portandosi al 2,31%. I tassi medi risultano più elevati nelle regioni del sud (2,56%) e del centro (2,46%), mentre quelli più bassi si registrano nelle regioni del nord (2,18%). La durata media del mutuo è sostanzialmente stabile a 22,5 anni, distribuita in maniera più o meno omogenea tra le aree del Paese. Scende anche, in media, la rata mensile che, dai 592 euro osservati nel 2015, passa a 570 euro.

Il mercato degli affitti - Nel 2016 il numero di nuovi contratti di locazione è stato pari a 1.690.520, l’1,3% in più rispetto al 2015, per un totale di oltre 1,7 milioni di immobili locati. Complessivamente, le abitazioni locate nel 2016 ammontano a circa il 5,6% dello stock potenzialmente disponibile (depurato cioè delle abitazioni principali). La superficie media si colloca intorno ai 92 m2, con un canone annuo medio pari a 60,7 €/m2, in aumento dello 0,3% rispetto al 2016.

Oltre la metà degli affitti è registrata con contratti ordinari di lungo periodo, circa un quarto del mercato è costituito da contratti agevolati con durata superiore ai tre anni, segue il segmento dell’ordinario transitorio, con un peso intorno al 17%, mentre la quota di contratti agevolati stipulati con studenti è inferiore al 3%.

L’indice di affordability - Elaborato dall’Ufficio Studi Abi secondo le prassi metodologiche di matrice anglosassone, sintetizza l’analisi dei vari fattori (reddito disponibile, prezzi delle case, andamento, tassi di interesse sui mutui) che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi e ne descrive l’andamento. Nel 2016 l’indice continua nel suo trend positivo, registrando un significativo miglioramento che nel secondo semestre dell’anno lo porta a stabilire il nuovo massimo storico; secondo le proiezioni mensili, a marzo del 2017 l’indice si sarebbe stabilizzato su valori di fine anno scorso. In quest’ultimo anno la dinamica positiva è principalmente dovuta ad una forte riduzione del costo dei mutui (che spiega l’80% del miglioramento intervenuto), mentre continua ad essere positivo anche il contributo dovuto al miglioramento del prezzo relativo delle case rispetto al reddito disponibile, anche se è da rilevare la recente crescita delle quotazioni immobiliari. In miglioramento anche gli aspetti distributivi: nel secondo semestre del 2016, la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire il costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è pari al 74%, nuovo massimo storico, superiore di 12 p.p. al dato di inizio 2004. Il miglioramento delle condizioni di accesso all’acquisto di una abitazione è risultato piuttosto omogeneo a livello territoriale: la condizione di accessibilità è presente in tutte le regioni ed inoltre sono 17 su 19 le regioni in cui nel 2016 l’indice ha registrato un massimo storico.

Ulteriori approfondimenti - Il Rapporto immobiliare 2017 è disponibile gratuitamente per la consultazione sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione Pubblicazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 114 del 15 maggio 2017)

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4) Jobs act: professionisti più tutelati nella riscossione delle parcelle, termini ancorati a 60 giorni

Più problematico il ritardo dei committenti per il pagamento delle parcelle emesse dai professionisti.

Infatti, il D.Lgs., approvato in via definitiva nei giorni scorsi dal Parlamento, consente di applicare alcune norme, già favorevoli alle imprese, anche nei confronti dei professionisti.

Tutela del lavoratore autonomo nelle transazioni commerciali

Intanto, viene disposto che le disposizioni del Decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, si applicano anche alle transazioni commerciali tra professionisti e imprese, tra lavoratori autonomi e amministrazioni pubbliche, o tra lavoratori autonomi.

Viene fatta salva l’applicazione di disposizioni ancora più favorevoli per i professionisti.

Saranno considerate abusive e prive di effetto le clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza congruo preavviso nonché le clausole mediante le quali le parti concordano termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data del ricevimento da parte del committente della fattura o della richiesta di pa-gamento.

Si considera abusivo il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta.

In tali ipotesi il lavoratore autonomo ha diritto al risarcimento dei danni, anche promuovendo un tentativo di conciliazione mediante gli organismi abilitati.

Secondo un primo orientamento, già espresso in dottrina, verranno considerate come non apposte tutta una serie di clausole ritenute abusive dal legislatore.

Si tratta in particolare delle pattuizioni contrattuali che:

- attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza congruo preavviso;

- fissano termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data del ricevimento da parte del committente della fattura o della richiesta di pagamento.

Con l’entrata in vigore della nuova legge tali clausole saranno “abusive” e “prive di effetto”. Come predetto, verrà anche ritenuto “abusivo” il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta.

In tutte e tre le ipotesi viene inoltre garantito uno strumento di difesa in più al professionista: A fronte dell’inserimento di dette clausole sorge il suo diritto al risarcimento dei danni, “anche promuovendo un tentativo di conciliazione mediante gli organismi abilitati”.

Infine, come accennato, le nuove disposizioni prevedono, infine, che si possa applicare a detti rapporti contrattuali, ove compatibile, l’art. 9 L. 192/1998, n. 192, in materia di dipendenza economica. La norma vieta l’abuso da parte di una o più imprese dello stato di dipendenza economica nel quale si trova, nei suoi o nei loro riguardi, una impresa cliente o fornitrice, ove per dipendenza economica viene intesa la situazione in cui un’impresa sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un'altra impresa, un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi. La dipendenza economica è valutata tenendo conto anche della reale possibilità per la parte che abbia subito l'abuso di reperire sul mercato alternative soddisfacenti.

DIS-COLL ampliata

Dal 1° luglio 2017 la DIS-COLL, oltre ai lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, verrà riconosciuta anche agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dalla stessa data.

Con una modifica arrecata dal Jobs act all’articolo 15 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «15-bis. A decorrere dal 1° luglio 2017 la DIS-COLL è riconosciuta ai soggetti di cui al comma 1 nonché agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio in relazione agli eventi di disoccu-pazione verificatisi a decorrere dalla stessa data. Con riguardo alla DIS- COLL riconosciuta per gli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° luglio 2017 non si applica la disposizione di cui al comma 2, lettera c), e i riferimenti all’anno solare contenuti nel presente articolo sono da intendersi riferiti all’anno civile. A decorrere dal 1° luglio 2017, per i collaboratori, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio che hanno diritto di percepire la DIS- COLL, nonché per gli amministratori e i sindaci di cui al comma 1, è dovuta un’a-liquota contributiva pari allo 0,51%.

La novità prevista per i lavoratori autonomi all’attuale disciplina dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.

Una prima novità, sempre applicata agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1º luglio 2017, consiste nell’eliminare uno dei requisiti richiesti ai fini del riconoscimento della DIS-COLL.

Si tratta del requisito del possesso, nell’anno solare in cui si verifica l’evento di cessazione dal lavoro, di un mese di contribuzione oppure di un rapporto di collaborazione di durata pari almeno ad un mese e che abbia dato luogo a un reddito almeno pari alla metà dell'importo che dà diritto all'accredito di un mese di contribuzione.

La seconda si riferisce sempre al medesimo requisito (che resterà applicabile alle disoccupazioni verificatesi prima del 1° luglio) e ed è volta a specificare che i riferimenti all’anno solare ivi presenti sono da intendersi riferiti all’anno civile.

L’ultima, anch’essa decorrente dal 1° luglio 2017, stabilisce che per i collaboratori, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio, nonché per gli amministratori e i sindaci, è dovuta un’aliquota contributiva pari allo 0,51%.

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5) Imprenditori agricoli liberi di adottare modalità di esposizione o di etichettatura

Niente restrizioni commerciali per le aziende agricole: Non esistono norme della disciplina commerciale che impongano agli imprenditori agricoli di adottare modalità di esposizione o di etichettatura che consentano con evidenza all’acquirente di distinguere tra i prodotti provenienti o meno dal proprio fondo, fermo restando che per gli organi di controllo esistono certamente altre modalità ed altri strumenti idonei ad accertare l’effettiva provenienza dei prodotti ed a verificare il rispetto dei limiti di vendita di quelli non provenienti dal proprio fondo.

Lo precisa il Ministero dello Sviluppo Econonico, con la risoluzione n. 169670 del 8 maggio 2017.

Difatti, il MiSE, pur condividendo l’opportunità che ai consumatori sia fornita un’informazione chiara e trasparente anche in merito alla effettiva provenienza dei prodotti in questione, e pur ritenendo che tale esigenza risponda non solo all’interesse alla tutela dei consumatori, ma anche ad un’esigenza di tutela della reputazione e di mantenimento della fiducia nell’interesse degli stessi produttori agricoli, ritiene che tali esigenze non possano essere perseguite con interpretazioni delle norme vigenti che ne desumano obblighi che in molti casi potrebbero risultare eccessivamente rigidi e sproporzionati rispetto alle stesse esigenze da salvaguardare, bensì incoraggiando e sensibilizzando gli stessi produttori agricoli, sia da parte delle loro associazioni di categoria che da parte dei consumatori e delle loro associazioni, all’adozione, in nome della trasparenza e alla luce della necessità del rispetto del rapporto fiduciario che va mantenuto tra acquirente e venditore, della buona prassi di garantire all’acquirente informazione adeguata alla consapevolezza di quali dei prodotti venduti siano effettivamente provenienti dal proprio fondo.

Nel caso di specie, era stato posto un quesito sulla corretta individuazione dei prodotti provenienti dall’azienda dell’imprenditore agricolo rispetto a quelli acquistati presso terzi (D.Lgs. 18 maggio 2001, n. 228).

Preliminarmente, viene fatto riferimento alla nota con la quale un Comune chiede se possa essere considerata legittima l’attività svolta da un soggetto, iscritto come piccolo imprenditore agricolo nella sezione speciale in Camera di commercio, che opera su area pubblica, il quale vende soprattutto prodotti acquistati presso terzi, nello specifico presso il mercato ortofrutticolo, per poi rivenderli in forma itinerante o presso i posteggi dei mercati settimanali, rappresentando, pertanto, i propri prodotti la minor parte delle vendite sotto il profilo quantitativo.

Al riguardo, è stato evidenziato quanto segue.

In via preliminare, richiama l’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo n. 228 del 18 maggio 2001, il quale dispone che: “Gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese di cui all’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità”.

Richiama, altresì, il successivo comma 5, medesimo decreto, che recita: “La presente disciplina si applica anche nel caso di vendita di prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività di manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici, finalizzate al completo sfruttamento del ciclo produttivo dell’impresa”.

Richiama, infine, il comma 8, che dispone: “Qualora l’ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti non provenienti dalle rispettive aziende nell’anno solare precedente sia superiore a 160.000 euro per gli imprenditori individuali ovvero a 4 milioni di euro per le società, si applicano le disposizioni del citato decreto legislativo n. 114 del 1998”.

Dal combinato disposto delle norme citate risulta espressamente che i produttori agricoli sono legittimati a vendere, senza osservare le prescrizioni del decreto legislativo n. 114 del 1998, anche prodotti non provenienti dai propri fondi (ivi compresi i prodotti trasformati presso altre aziende agricole, ma anche quelli che risultano oggetto di un ciclo industriale di trasformazione), purché in misura non prevalente e comunque entro i limiti fissati dalle suddette disposizioni.

Al fine dell’individuazione dei limiti di detta attività aggiuntiva occorre fare riferimento alla disposizione contenuta nel citato comma 8; ne consegue, quindi, che è l’ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti non ottenuti nella propria azienda, che supera in tal caso il significato analitico del termine prevalente: il medesimo ammontare deve, infatti, comunque rimanere entro certi limiti rientrare anche nei limiti di importo fissati (sia quelli percentuali, relativi alla prevalenza, che quelli assoluti, relativi ai ricavi), poiché superare i medesimi comporta il passaggio dell’attività di imprenditore agricolo a quella di esercente al dettaglio, nelle differenti forme di vendita e con i relativi adempimenti previsti per lo svolgimento dell’attività commerciale, con la conseguente applicabilità delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.

In conseguenza di quanto sopra, sulla base delle oggettive verifiche del rispetto delle previsioni richiamate, anche in termini di introiti, è possibile contestare l’esercizio non legittimo dell’attività in questione.

Infine, viene richiamato anche quanto già precisato nella nota n. 343306 del 2-11-2016.

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6) Obbligo assicurativo dei Commercialisti: nota informativa del Cndcec sulla vigilanza da parte degli enti territoriali, atto notorio e controlli a campione faranno scattare i provvedimenti disciplinari

Obbligo assicurativo dei Commercialisti: nota informativa del Cndcec sulla vigilanza da parte degli enti territoriali.

Sul tema il Consiglio nazionale dei Commercialisti ha pubblicato la nota informativa n. 28 del 15 maggio 2017.

Come è noto, per il Commercialista la mancata stipula della polizza assicurativa professionale costituisce un illecito disciplinare e poiché in atto non esiste un obbligo di comunicare, da parte degli iscritti, gli estremi della citata polizza (che vanno inseriti solo nel contratto stipulato con il cliente), ecco che adesso la suddetta nota del Cndcec informa che comunque gli Ordini territoriali procederanno a richiedere ai professionisti di rilasciare a favore dell’Ordine di competenza una dichiarazione sostitutiva di atto notorio (firmata), contenente gli estremi dell’assicurazione professionale con il relativo massimale.

Resto inteso che nei successivi controlli l’Ordine dovesse trovare, anche da controlli a campione, da dove si evince la mancanza della stipula della polizza professionale, allora l’Ordine dovrà applicare i connessi provvedimenti disciplinari.

(CNDCEC, nota informativa n. 28 del 15 maggio 2017)

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7) Dichiarazione IMU/TASI per Enti Commerciali/Persone Fisiche, il MEF annuncia il rilascio specifiche tecniche

Comunicato: Dichiarazione IMU/TASI per Enti Commerciali/Persone Fisiche – Rilascio specifiche tecniche versione 3.

Il Ministero dell’Economia e Finanze, con nota del 15 maggio 2017, rende noto che dal 15 maggio 2017 è resa disponibile una nuova versione delle specifiche tecniche relative al modulo di controllo per la trasmissione, a partire dall’anno di imposta 2016, dei dati della dichiarazione IMU TASI EC/PF.

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8) TFR di aprile 2017 a quota 1,24

TFR: Aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di aprile 2017.

Le quote di TFR, accantonate al 31 dicembre 2016, vanno rivalutate dello 1,247757%.

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9) Entrate tributarie e contributive gennaio-marzo 2017 in leggero aumento

E’ disponibile sui siti www.finanze.it e www.rgs.mef.gov.it il Rapporto sull’andamento delle entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-marzo 2017 redatto congiuntamente dal Dipartimento delle Finanze e dal Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ai sensi dell’art. 14, comma 5 della legge di contabilità e finanza pubblica (legge 31 dicembre 2009, n. 196)

GENNAIO-MARZO 2017

Le entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-marzo 2017 evidenziano nel complesso un aumento del 2,2% (+3.324 milioni di euro) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

Il dato tiene conto dell’aumento dell’1,6 % (+ 1.493 milioni di euro) delle entrate tributarie e della crescita delle entrate contributive del 3,2% (+ 1.831 milioni di euro).

L’importo delle entrate tributarie include anche le poste correttive (compensazioni delle imposte dirette, indirette e territoriali, vincite lotto) e le entrate degli enti territoriali, quindi integra il dato già diffuso con la nota del 5 maggio scorso.

Sul sito del Dipartimento Finanze sono altresì disponibili i report delle entrate tributarie internazionali del mese di marzo 2017, che fornisce l’analisi dell’andamento tendenziale del gettito tributario per i principali Paesi europei, sulla base delle informazioni diffuse con i “bollettini mensili” di Francia, Germania, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna.

(Ministero dell’Economia, comunicato n. 76 del 15 maggio 2017)

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10) Manovra correttiva: emendamento parlamentare sposta lo split payment dei professionisti dal 1 luglio 2017 al 1 gennaio 2018

Per i professionisti si va verso il probabile rinvio dell’estensione dello split payment dal 1 luglio 2017 al 1 gennaio 2018. Lo prevede un emendamento alla manovra presentato dal Partito democratico. Un’altra proposta di modifica, presentata da altro deputato Pd, chiede invece che le disposizioni si applichino alle operazioni per le quali viene emessa fattura, non a partire dal 1 luglio 2017, come previsto dal Decreto legge 50/2017, ma dal quarto mese successivo alla pubblicazione del decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze.

Rimedi per sostituire i voucher

Coupon telematici o da acquistare presso le rivendite autorizzate, card nominative rilasciate dagli uffici postali e un libretto di famiglia spendibile entro dodici mesi dalla data di acquisto. Sono alcune delle numerose proposte arrivate dai diversi gruppi parlamentari per sostituire i voucher, cancellati dal governo, per pagare le prestazioni occasionali di colf e badanti e baby sitter.

Vengono proposti anche i “cheque” orari per servizi di babysitting, la cura degli anziani e i disabili, i lavori domestici e piccoli lavori di giardinaggio. E anche si suggerisce la procedura “click contratto telematico” da utilizzare esclusivamente attraverso la piattaforma digitale per attività lavorative occasionali. Il contratto telematico ha una durata non inferiore a 7 giorni e non superiore a 90 giorni nell'arco di un anno solare. Il libretto di famiglia può essere utilizzato oltre che per i lavori domestici e l’assistenza a bambini e anziani anche ripetizioni e doposcuola oltre che la realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli. Le attività lavorative non possono dar luogo a compensi superiori a 5.000 euro nel corso di un anno e i compensi a favore di ciascun committente non possono superare i 1.500 euro. La retribuzione oraria delle attività lavorative occasionali è fissata in 12 euro.

Soppressione delle monetine da 1 e 2 cent

Infine, dal 2018 potrebbero sparire dalla circolazione le monetine da 1 e 2 centesimi. Questo sempre sulla base di un ulteriore emendamento del Pd.

Vincenzo D’Andò