Diario quotidiano del 10 maggio 2017 – l’Europa autorizza lo split payment fino al 2020

Pubblicato il 10 maggio 2017



1) Rettifiche dei prezzi di trasferimento e principio di libera concorrenza
2) Prova documentale anche per le donazioni ai figli
3) Aerostazione: tutti gli immobili nella stessa categoria catastale
4) Incentivo occupazione giovani 2017
5) Split payment fino al 30 giugno 2020: decisione in Gazzetta europea
6) Telecamere in azienda sempre vietate se manca l’accordo con i sindacati
7) Occultamento fatture: quando non è reato
8) Voluntary disclosure bis: la procedura per autoliquidare gli importi dovuti
9) Analisi e statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2016 IRPEF, studi di settore, IVA;>b> istituito codice tributo per Iva periodica dovuta a seguito dell’avviso inviato dal Fisco
10) Comitato unitario delle professioni in audizione parlamentare
diario-quotidiano-articoli-71) Rettifiche dei prezzi di trasferimento: nella norma il riferimento al principio di libera concorrenza 2) Prova documentale anche per le donazioni ai figli 3) Aerostazione: tutti gli immobili nella stessa categoria catastale 4) Incentivo occupazione giovani 2017 5) Split payment fino al 30 giugno 2020: decisione in Gazzetta europea 6) Telecamere in azienda sempre vietate se manca l’accordo con i sindacati 7) Occultamento fatture: quando non è reato 8) Voluntary disclosure bis: ecco la procedura per autoliquidare gli importi dovuti 9) Analisi e statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2016 IRPEF, studi di settore, IVA; istituito codice tributo per Iva periodica dovuta a seguito dell’avviso inviato dal Fisco 10) Comitato unitario delle professioni in audizione parlamentare: via split payment e modifiche sulle compensazioni *****

1) Rettifiche dei prezzi di trasferimento: nella norma il riferimento al principio di libera concorrenza

L’impresa può effettuare una rettifica in diminuzione del reddito a seguito di operazioni con società collegate estere.

Rettifiche dei prezzi di trasferimento non più ispirate al valore normale. Il DL 50/2017 introduce il criterio delle condizioni di libera concorrenza, adeguando la normativa nazionale alla prassi internazionale

Determinazione dei prezzi di trasferimento alla luce delle condizioni e dei prezzi di libera concorrenza, nonché introduzione di ulteriori modalità per il riconoscimento della diminuzione della base imponibile dell’impresa residente a seguito di rettifica nello Stato della controparte. Questo a seguito delle modifiche apportate alla disciplina dei prezzi di trasferimento dal D.L. n. 50 el 24 aprile 2017.

L’intervento normativo riguarda da un lato il TUIR e dall’altro il DPR 600/73. In primo luogo, l’art. 59 del DL 50/2017, sostituendo il comma 7 dell’art. 110 del TUIR, dispone che i componenti di reddito derivanti da operazioni infragruppo con controparti estere siano “determinati con riferimento alle condizioni e ai prezzi che sarebbero stati pattuiti tra soggetti indipendenti operanti in condizioni di libera concorrenza e in circostanze comparabili”.

Articolo 59 (Transfer pricing)

L’articolo 59 adegua la disciplina nazionale in materia di prezzi di. trasferimento alle indicazioni emerse in sede OCSE (in seno al cd. progetto BEPS) per la corretta determinazione del valore delle operazioni tra imprese associate estere.

In particolare (comma 1) si introduce quale parametro per la determinazione dei redditi derivanti da tali operazioni, in luogo del criterio del “valore normale”, il riferimento al principio della libera concorrenza e l’indicazione del valore delle transazioni tra soggetti indipendenti, nel caso di operazioni che comportano un aumento del reddito.

Lo stesso criterio trova applicazione nel caso di diminuzione del reddito derivante dalle operazioni con le società estere collegate; tuttavia sono specificamente elencate nella norma di rango primario le ipotesi di riconoscimento di variazioni in diminuzione (comma 2).

Con le modifiche apportate dal comma 1 viene adeguata alle indicazioni OCSE la formulazione dell'articolo 110, comma 7, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi – TUIR (D.P.R. n. 917 del 1986), norma che disciplina i metodi di calcolo dei prezzi di trasferimento infragruppo (cd. transfer pricing), ovvero le modalità di determinazione delle componenti del reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato con cui vi è un rapporto di controllo (più precisamente, che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa).

In particolare, le norme in esame dispongono che tali valori, se ne deriva un aumento del reddito, sono determinati con riferimento alle condizioni e ai prezzi che sarebbero stati pattuiti tra soggetti indipendenti operanti in condizioni di libera concorrenza e in circostanze comparabili, in luogo di utilizzare il previgente criterio del “valore normale” dei beni o dei servizi oggetto di tali operazioni.

Sono così introdotti nella norma il riferimento al principio di libera concorrenza (c.d. arm's length principle, illustrato dalle citate Linee guida dell’OCSE sui prezzi di trasferimento) nella determinazione del valore delle operazioni delle imprese associate e la definizione di soggetti indipendenti (tratta dall’articolo 9 del Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni).

Per effetto delle modifiche in commento, tale disposizione si applica anche se ne deriva una diminuzione del reddito, secondo le modalità e alle condizioni indicate dall'articolo 31-quater del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dal successivo comma 2 delle norme in esame. Detto articolo 31-quater, come si vedrà dettagliatamente in seguito, disciplina casi in cui l’impresa può effettuare una rettifica in diminuzione del reddito a seguito di operazioni con società collegate estere.

Secondo la previgente formulazione del comma 7 invece, ove vi sia diminuzione del reddito continua ad applicarsi il criterio del valore normale, ma soltanto in esecuzione degli accordi conclusi con le autorità competenti degli Stati esteri a seguito delle speciali “procedure amichevoli” previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi. Inoltre, ai sensi della previgente disciplina il valore normale si applica anche per i beni ceduti e i servizi prestati da società non residenti nel territorio dello Stato, per conto delle quali l'impresa esplica attività di vendita e collocamento di materie prime o merci o di fabbricazione o lavorazione di prodotti. Nella formulazione originaria, l’articolo 110, comma 7 affida a un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze il compito di determinare, sulla base delle migliori pratiche internazionali, le linee guida per l'applicazione di tali norme.

Il comma 2, come anticipato, introduce l’articolo 31-quater al D.P.R. n. 600 del 1973, che prevede i casi tassativi in cui possono essere riconosciute le variazioni in diminuzione del reddito derivanti dall'applicazione del principio di libera concorrenza, di cui al secondo periodo del modificato articolo 110, comma 7 TUIR.

Più in dettaglio, la rettifica in diminuzione può essere riconosciuta:

a) in esecuzione degli accordi conclusi con le autorità competenti degli Stati esteri a seguito delle procedure amichevoli previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi, ovvero dalla Convenzione 90/436/CE del 23 luglio 1990, relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili delle imprese associate;

b) a conclusione dei controlli effettuati nell'ambito di attività di cooperazione internazionale i cui esiti siano condivisi dagli Stati partecipanti;

c) a seguito di istanza da parte del contribuente, da presentarsi secondo le modalità e i termini la cui determinazione è affidata a un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, a fronte di una rettifica in aumento definitiva e conforme al principio di libera concorrenza effettuata da uno Stato con il quale è in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni sui redditi che consenta un adeguato scambio di informazioni. Resta ferma, in ogni caso, la facoltà per il contribuente di richiedere l'attivazione delle procedure amichevoli, ove ne ricorrano i presupposti.

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2) Prova documentale anche per le donazioni ai figli

Prova documentale anche per le donazioni dei genitori ai figli. In tema di accertamento delle imposte sui redditi spetta al contribuente che ha beneficiato di liberalità da parte dei genitori di fornire la prova documentale a dimostrazione che gli incrementi patrimoniali siano il frutto di una donazione del genitore. La Suprema Corte, ribadendo tale consolidato principio (Cass. n. 24597/2010), ha cassato la sentenza in esame che aveva ritenuto eccessiva la pretesa di una prova documentale per le singole donazioni operate in favore del figlio. Gli ermellini precisano, inoltre, che una volta che il contribuente abbia dedotto che il proprio incremento patrimoniale sia frutto di liberalità, è tenuto a documentare sia l'entità che la permanenza nel tempo del possesso del relativo reddito (Cass. n. 916/2016).

(Corte di Cassazione, sentenza n. 7256/5 del 22/03/2017)

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3) Aerostazione: tutti gli immobili nella stessa categoria catastale

L’aeroporto e tutti gli immobili interni appartengono alla stessa categoria catastale.

Qualsivoglia immobile che insiste sull'aeroporto è inscindibilmente connesso con la fruizione del servizio di trasporto aereo e, pertanto, non è possibile estrapolare una singola particella facente parte dell'aerostazione e darle una differente classificazione catastale. La CTR di Bari, ribaltando la decisione della Commissione tributaria provinciale, decide per l'accoglimento dell'appello proposto dalla società di gestione dell'aeroporto. In particolare i giudici pugliesi sposano la tesi fondata sulla totale assenza di autonomia funzionale e reddituale degli immobili interni all'aerostazione adibiti ad attività commerciale, affermata sia dal Legislatore comunitario con la Direttiva 2014/23/UE, sia dall'autorità Nazionale Anticorruzione con la delibera n. 758 del 13 luglio 2016, che dalla Suprema Corte con la sentenza n. 23322/2009.

(Comm. Trib. Reg. per la Puglia, sentenza n. 447/10 del 13/02/2017)

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4) Incentivo occupazione giovani 2017

I recenti chiarimenti dell’INPS hanno reso operativo il nuovo incentivo Occupazione Giovani previsto dal Decreto n. 394/2016, per le assunzioni effettuate tra il 1° gennaio 2017 ed il 31 dicembre 2017.

Contenuto:

Detto incentivo vale per le assunzioni effettuate nell’intero territorio nazionale, ad esclusione di quelle che abbiano come sede di lavoro la Provincia Autonoma di Bolzano, nei limiti delle risorse specificatamente stanziate, pari ad euro 200.000.000,00.

Datori di lavoro che possono accedere al beneficio

L’incentivo può essere riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati che assumano personale senza esservi tenuti; non è possibile riconoscere l’agevolazione nei casi in cui in cui l’assunzione scaturisca da un obbligo di natura legale o contrattuale.

Lavoratori interessati

L’incentivo spetta per l’assunzione di giovani che si registrano al “Programma Operativo Nazionale Occupazione Giovani” tramite la cosiddetta “profilazione”.

Possono registrarsi al Programma i giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni cosiddetti NEET, cioè non inseriti in un percorso di studi o formazione che risultino essere disoccupati.

Rapporti incentivati

L’incentivo spetta per le seguenti assunzioni, anche a tempo parziale:

- a tempo determinato di durata pari o superiore a sei mesi;

- a tempo indeterminato;

- apprendistato professionalizzante.

Il beneficio non spetta, invece, nelle seguenti ipotesi:

- contratto di lavoro domestico;

- contratto di lavoro intermittente.

In favore dello stesso lavoratore l’incentivo può essere riconosciuto per un solo rapporto di lavoro: una volta concesso, non è possibile rilasciare nuove autorizzazioni per nuove assunzioni effettuate dallo stesso o da altro datore di lavoro, a prescindere dalla causa di cessazione del precedente rapporto e dall’effettiva fruizione del beneficio.

Misura dell’incentivo

L’incentivo è fruibile in 12 quote mensili a partire dalla data di assunzione del lavoratore e riguarda il 50% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro nella misura massima di euro di 4.030,00 su base annua per ogni lavoratore assunto con contratto a tempo determinato (comprese le proroghe).

La contribuzione previdenziale a carico dei datori di lavoro spetta nella misura massima di euro 8.060,00 su base annua per ogni lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato.

Condizioni di spettanza

L’incentivo è subordinato:

- alla regolarità degli obblighi contributivi;

- all’osservanza delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro;

- al rispetto, fermi restando gli altri obblighi di legge, degli accordi e contratti

collettivi;

- nel rispetto dei limiti agli aiuti “de minimis” salvo il caso di incremento occupazionale.

Procedimento di ammissione

Il datore di lavoro tramite apposita procedura informatica INPS, chiederà, prima dell’assunzione, la verifica dei requisiti per l’incentivo.

L’INPS a seguito di tale richiesta preliminare:

- verificherà se il giovane per cui si chiede l’incentivo sia registrato al

Programma Garanzia giovani”;

- verificherà la disponibilità residua delle risorse;

- informerà, esclusivamente in modalità telematica, in caso di verifica positiva, che è stato prenotato in favore del datore di lavoro l’importo massimo dell’incentivo spettante per il tipo di rapporto instaurato o da instaurare con il lavoratore indicato nell’istanza preliminare.

A seguito della comunicazione di esito positivo della domanda, il datore di lavoro per accedere all’incentivo, entro sette giorni di calendario dall’elaborazione positiva della richiesta da parte dell’istituto, dovrà, se ancora non lo avesse fatto, effettuare l’assunzione; in caso contrario perderà la prenotazione delle somme, ferma la possibilità per il datore di lavoro di presentare successivamente un’altra domanda.

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5) Split payment fino al 30 giugno 2020: decisione in Gazzetta europea

Al via la deroga: Split payment dell’Iva fino al 30 giugno 2020. Questa la nuova scadenza per l’applicazione del meccanismo speciale della “scissione dei pagamenti” previsto dall’art. 17-ter del Dpr 633/72. Il via libera ufficiale da Bruxelles è arrivato con la pubblicazione, nella G.U.U.E. serie L 118 del 6 maggio 2017.

La nuova decisione del Consiglio ridefinisce con decorrenza dal 1° luglio 2017 l'area soggettiva, fissando il nuovo limite temporale alla data del 30 giugno 2020. Dunque, la precedente decisione del 2015 è abrogata con effetto dal 1° luglio prossimo. Quello che risalta è il carattere temporaneo della misura speciale. In proposito, nelle premesse della decisione il Consiglio spiega che i nuovi adempimenti a carico dei contribuenti introdotti dall'Italia, in particolare l'obbligo della fatturazione elettronica delle forniture agli enti pubblici e, dal 1° gennaio 2017, le comunicazioni dei dati delle fatture emesse e ricevute, consentono all'amministrazione finanziaria la verifica incrociata delle operazioni e il controllo dei versamenti Iva. Pertanto, una volta che questo sistema andrà a regime, il meccanismo speciale di applicazione dell'Iva non dovrebbe essere più necessario. L'Italia quindi “ha assicurato che non chiederà il rinnovo della deroga”. Con il decreto ministeriale attuativo delle disposizioni del dl n. 50/2017, e salvo modifiche in sede di conversione in legge, dal 1° luglio 2017 sono sottoposte al meccanismo speciale dello split payment anche le prestazioni professionali sottoposte a ritenuta Irpef, escluse dalla precedente versione normativa.

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6) Telecamere in azienda sempre vietate se manca l’accordo con i sindacati

Secondo quanto statuito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22148 dell’8 maggio 2017, commette reato il datore di lavoro che installa in azienda le telecamere nonostante il consenso scritto dei dipendenti. Occorre, invece, un previo accordo con i sindacati.

In tal modo la Suprema Corte ha messo i sigilli sulla condanna pronunciata in appello nei confronti della rappresentante legale di un calzaturificio che aveva installato dei dispositivi video collegati a un wi-fi per controllare i dipendenti.

La difesa aveva tentato di smontare l’impianto accusatorio sostenendo che la manager aveva incassato il consenso di tutti i lavoratori. Ma senza l’accordo con i sindacati il consenso dei lavoratori il reato resta, peraltro invariato dopo l’approvazione delle nuove norme del 2015. Infatti, scrivono gli Ermellini, anche la nuova disposizione (art. 23, dlgs 14 settembre 2015, n. 151) ribadisce la necessità che l’installazione di apparecchiature (da impiegare esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale ma dalle quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori) sia preceduta da una forma di codeterminazione (accordo) tra parte datoriale e rappresentanze sindacali dei lavoratori, con la conseguenza che se l’accordo (collettivo) non è raggiunto, il datore di lavoro deve far precedere l’installazione dalla richiesta di un provvedimento autorizzativo da parte dell’autorità amministrativa (Direzione territoriale del lavoro) che faccia luogo del mancato accordo con le rappresentanze sindacali dei lavoratori, cosicché, in mancanza di accordo, l’installazione dell’apparecchiatura è illegittima e penalmente sanzionata. In altri termini, per il Collegio di legittimità, il consenso in qualsiasi forma prestato dai lavoratori non vale a scriminare la condotta del datore di lavoro che abbia installato i predetti impianti in violazione delle prescrizioni dettate dalla fattispecie incriminatrice.

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7) Occultamento fatture: quando non è reato

Occultare le fatture non è reato se si può ricostruirle. Non è configurabile il reato di occultamento e distruzione delle scritture contabili se l’imprenditore può ricostruire con altri documenti il risultato economico. La questione è stata esaminata dalla Corte di Cassazione, terza sezione penale, con la sentenza n. 22126 del 8 maggio 2017.

Un contribuente veniva condannato dal Tribunale per aver distrutto o comunque occultato la documentazione contabile.

Gli giudici con l’ermellino hanno accolto, con rinvio, il ricorso proposto da una palermitana, che la Corte d’appello aveva condannato alla pena della reclusione (6 mesi), oltre pene accessorie, in relazione al reato previsto dall’articolo 10 del D.Lgs. n. 74 del 2000, che è commesso da parte di “chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l'evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.”

Dunque, la Cassazione è del parere che il reato di distruzione od occultamento di documenti contabili non è configurabile quando il risultato economico delle operazioni prive della documentazione obbligatoria può essere ugualmente accertato sulla base di altra documentazione conservata dall’imprenditore interessato, in quanto in tal caso manca la necessaria offensività della condotta. Nel caso di specie, la Guardia di Finanza aveva trovato presso la presunta rea le fatture dalla n. 1 alla n. 37, nonché la fattura n. 47 datata 30 dicembre 2009. Sono dunque mancate all’appello solamente 9 fatture, ciascuna dell’importo di 281 euro.

In definitiva, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza di condanna.

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8) Voluntary disclosure bis: ecco la procedura per autoliquidare gli importi dovuti

Voluntary disclosure bis, pronto il calcolatore per sanzioni e interessi. L’Agenzia avvia il test chiedendo la collaborazione degli utenti.

È online l’applicativo dell’Agenzia delle Entrate, in versione sperimentale, che permetterà ai contribuenti che aderiscono alla procedura di collaborazione volontaria di calcolare autonomamente le somme dovute al Fisco. Le Entrate, tenuto conto della complessità del calcolo delle sanzioni, hanno sviluppato una procedura che aiuterà i consulenti e i contribuenti nella determinazione degli importi sanzionatori dovuti in caso di autoliquidazione. Rispetto alla procedura precedente, infatti, i contribuenti che intendono avvalersene possono versare spontaneamente le somme dovute, a titolo di imposte, sanzioni ed interessi, entro il 30settembre 2017.

L’applicativo, in fase di test ma già disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione servizi fiscali online - senza registrazione, permetterà di calcolare anche gli interessi sulle imposte dovute, applicando, dal giorno successivo a quello della scadenza originariamente prevista per il pagamento dell’imposta a cui si riferiscono fino alla data del versamento, i tassi agevolati stabiliti per la definizione agli inviti all’adesione.

La procedura, oltre ad effettuare il calcolo delle somme dovute a titolo di sanzioni ed interessi, fornisce tutte le informazioni necessarie ai fini della predisposizione del modello F24 per il pagamento.

Il calcolatore è al momento in fase di test ed è aperto ai suggerimenti dei contribuenti e dei consulenti, che potranno inviare le loro osservazioni via mail all’indirizzo dc.acc.sga@agenziaentrate.it.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 109 del 9 maggio 2017)

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9) Analisi e statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2016 IRPEF, studi di settore, IVA

Il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato le statistiche relative agli Studi di Settore, alle dichiarazioni delle persone fisiche in base al reddito prevalente, alle dichiarazioni IVA e ad altri dati trasmessi dai contribuenti nel 2016, relativi al periodo d’imposta 2015.

Il reddito medio dichiarato risulta pari a 28.600 euro per le persone fisiche (+10,3%), a 40.340 euro per le società di persone (+9,1%) e a 31.980 euro per le società di capitali ed enti (+19,6%).

Il reddito medio dichiarato più elevato si registra nel settore delle attività professionali (44.310 euro, +6,5% rispetto al 2014), seguito dal settore delle attività manifatturiere (37.440 euro, +15,5% sul 2014) e dal settore dei servizi (27.510 euro, + 12,8%), mentre il reddito medio dichiarato più basso risulta nel commercio (22.510 euro, che comunque presenta l’aumento più evidente, pari al 18,0%).

Lo rende noto il Ministero dell’Economia e finanze con il comunicato n. 69 del 9 maggio 2017.

Peraltro, a partire dall’anno d’imposta 2017, il Decreto Legge 22 ottobre 2016 n. 193 ha previsto la soppressione della disciplina degli Studi di Settore e l’introduzione di indici sintetici di affidabilità per la promozione dell’osservanza degli obblighi fiscali.

Dichiarazioni IVA

Sono circa 5,1 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva per l’anno d’imposta 2015, con un calo rispetto all’anno precedente (-2,6%), che riflette principalmente la mancata presentazione della dichiarazione da parte dei soggetti che hanno aderito al nuovo regime forfetario.

Dalle dichiarazioni elaborate, sono circa 328.000 i contribuenti che hanno effettuato operazioni verso la P.A. con pagamenti in split payment, per un ammontare di 83,9 miliardi di euro.

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- Istituito codice tributo per Iva periodica dovuta a seguito dell’avviso inviato dal Fisco

Istituito codice tributo per il versamento di somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 54-bis del D.P.R. n. 633/1972.

Per consentire il versamento (con le modalità di cui all’articolo 17 del D.Lgs 9 luglio 1997, n. 241) delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 54-bis del D.P.R. n. 633/1972, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 58/E del 9 maggio 2017, ha istituito il seguente codice tributo:

- “9035” denominato “Articolo 54-bis Versamento IVA mensile/trimestrale –IMPOSTA”.

Il suddetto codice è utilizzabile nell’eventualità in cui il contribuente, destinatario della comunicazione inviata ai sensi dell’articolo 54-bis del D.P.R. n. 633/1972, intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente ivi richiesto.

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10) Comitato unitario delle professioni in audizione parlamentare: via split payment e modifiche sulle compensazioni

Comitato unitario delle professioni in audizione parlamentare: via split payment e modifiche sulle compensazioni.

Sono queste le principiali richieste fatte dal gruppo unificato dei professionisti che, in generale, lanciano l’allarme sulle misure restrittive contenute nel D.L. 50/2017.

Il Comitato unitario delle professioni, in audizione presso le Commissioni riunite del Senato (Bilancio) della Camera (Bilancio, Tesoro e programmazione) sul citato decreto fiscale, ha depositato un documento con osservazioni e proposte

Il Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali ha depositato ieri, nel corso di un’audizione presso le Commissioni riunite di Camera (Bilancio, Tesoro e programmazione) e Senato (Bilancio), un documento contenente le proprie osservazioni e proposte sul disegno di legge n. 4444 di “conversione in legge del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo. In particolare, il documento si sofferma sulle misure in ambito fiscale che hanno uno specifico impatto sui professionisti. Al riguardo, il Cup “pur consapevole delle necessità di bilancio che hanno indotto il Governo al varo della manovra correttiva contenuta nel decreto-legge in esame, esprime grande preoccupazione per la misure contenute che rischiano di essere troppo penalizzanti e non in linea con le finalità che si intendono perseguire”. Due, in particolare, le misure su cui si focalizza il documento: lo split payment e le compensazioni dei crediti relativi a imposte sui redditi e relative addizionali.

Per quanto riguarda l’articolo 1 del D.L. n. 50 del 2017, il Comitato Unitario delle Professioni ritiene del tutto ingiustificata l’estensione della c.d. “scissione dei pagamenti” (o split payment, meccanismo secondo cui il committente non corrisponde al proprio fornitore l’importo dell’IVA da questi indicata nella fattura emessa nei confronti del primo) ai professionisti e, in genere, ai lavoratori autonomi che prestano servizi alla pubblica amministrazione e agli altri soggetti attratti alla disciplina con il D.L. n. 50 del 2017. L’esclusione dall’applicazione di tale meccanismo, all’epoca della sua introduzione (1° gennaio 2015), era infatti giustificata dal fatto che i professionisti e, più in generale, i titolari di reddito di lavoro autonomo erano già soggetti a ritenuta alla fonte all’atto dell’incasso delle fatture da loro emesse nei confronti della pubblica amministrazione, dal che la trattenuta, sulla medesima fattura, anche dell’IVA era considerata una duplicazione non necessaria per soddisfare le esigenze di contrasto all’evasione fiscale che hanno ispirato l’introduzione di tale meccanismo. Pur considerando le disposizioni specificamente previste per limitare gli effetti finanziari negativi derivanti dallo split payment che sanciscono la priorità nell’erogazione dei rimborsi dei crediti IVA relativi alle operazioni soggette a detto meccanismo, non può essere sottaciuto che la misura, laddove riferita ai professionisti e agli altri lavoratori autonomi che già subiscono una ritenuta alla fonte all’atto dell’incasso dei corrispettivi, deve in ogni caso ritenersi non conforme al principio di proporzionalità di fonte comunitaria. Il Cup chiede pertanto l’abrogazione della lettera c) dell’articolo 1, comma 1, del D.L. n. 50 del 2017 e, per l’effetto, la reviviscenza della disciplina dalla stessa abrogata.

Il D.L. n. 50/2017 ha previsto all’articolo 3 una “stretta” sulle disposizioni in materia di contrasto alle indebite compensazioni dei crediti relativi alle imposte sui redditi e relative addizionali, di cui all’articolo 17 del D. Lgs. n. 241/1997. Pur condividendo le ragioni che hanno indotto il Legislatore ad apportare la modifica – intanto con l’abbassamento del tetto da 15 a 5 mila euro per poter utilizzare la compensazione - e dunque la ratio della norma specificamente finalizzata alla lotta contro gli abusi e le frodi nell’utilizzo dell’istituto, il Comitato Unitario delle Professioni tuttavia rileva delle notevoli criticità. Da un lato l’estrema poca chiarezza della norma dovuta, principalmente, alla mancanza di una misura transitoria che disciplini espressamente il comportamento da tenere relativamente a quegli adempimenti destinati a produrre effetti nel tempo. Dall’altro il notevole peso economico e burocratico per contribuenti e professionisti delle modifiche introdotte, unitamente alla immediata entrata in vigore delle stesse. La novità normativa in commento, infatti, rischia di creare enormi disagi alla maggioranza dei contribuenti corretti che, invero, si troveranno ad affrontare gravosi adempimenti ed oneri. In parallelo, questi ultimi saranno chiamati a rispondere alle inevitabili e numerose richieste, fisiologicamente legate alla serialità dei crediti fiscali oggetto della nuova disciplina, che periodicamente sono esposti a credito in compensazione nei modelli F24, peraltro in un periodo nel quale lo stesso Legislatore, contrariamente al processo di semplificazione auspicato, ha introdotto ulteriori e numerosi nuovi adempimenti (es. comunicazioni periodiche IVA).

Pertanto, il Cup sottopone alle Commissioni riunite una serie di modifiche per rendere più conforme la normativa al lavoro quotidiano e alle responsabilità dei professionisti.

Vincenzo D’Andò