I correttivi anticrisi agli studi di settore 2017 – Diario quotidiano del 24 maggio 2017

Pubblicato il 24 maggio 2017



1) Quando e come pagare l’acconto IMU 2017
2) Studi di settore: in G.U. i correttivi anticrisi per il 2016, compilazione di Gerico 2017
3) Per la mancanza o l’irregolarità di contabilità e bilanci va bene la cancellazione dell’ONLUS
4) Non basta l’acronimo ONLUS per ottenere le connesse agevolazioni fiscali
5) Cassetto fiscale: aggiornati i dati degli studi di settore
6) Regimi agevolativi per persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia
7) Agevolazioni per la frequenza di asili nido: istruzioni per la domanda telematica
8) Commercialisti: positivi gli schemi sulla riforma degli enti non commerciali
9) Indennità di disoccupazione per i collaboratori anche a progetto (DIS-COLL): istruzioni Inps
10) Inail: autoliquidazione 2016/2017 giugno – apertura Servizi online
copertina video presentazione ct youtube1) Quando e come pagare l’acconto IMU 2017 2) Studi di settore: in G.U. i correttivi anticrisi per il 2016, compilazione di Gerico 2017 3) Per la mancanza o l’irregolarità di contabilità e bilanci va bene la cancellazione dell’ONLUS 4) Non basta l’acronimo ONLUS per ottenere le connesse agevolazioni fiscali 5) Cassetto fiscale: aggiornati i dati degli studi di settore 6) Regimi agevolativi per persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia: chiarimenti interpretativi delle Entrate 7) Agevolazioni per la frequenza di asili nido: istruzioni per la domanda telematica 8) Commercialisti: positivi gli schemi sulla riforma degli enti non commerciali 9) Indennità di disoccupazione per i collaboratori anche a progetto (DIS-COLL): istruzioni Inps 10) Inail: autoliquidazione 2016/2017 giugno – apertura Servizi online

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1) Quando e come pagare l’acconto IMU 2017

Per l’anno 2017 l’IMU può essere corrisposta in due rate. La prima rata entro il 16 giugno: Deve essere pagato il 50% dell’imposta dovuta sulla base delle aliquote vigenti l’anno precedente, se alla suddetta data non ancora adottate e pubblicate per l’anno in corso, oppure sulla base delle aliquote già definitivamente stabilite e pubblicate dal Comune per il 2016.

La seconda rata è poi dovuta entro il 16 dicembre: Deve essere pagato il rimanente, a saldo dell'imposta complessivamente dovuta, con eventuale conguaglio sulla precedente rata, utilizzando le aliquote definitivamente stabilite e pubblicate dal Comune per l’anno in corso per le fattispecie relative ai propri immobili.

E’ quanto ricorda la guida del Comune di Firenze, messa a punto per riepilogare i tratti salienti dell’imposta locale, in occasione della prossima scadenza di giugno 2017, ma che ovviamente interessa anche tutti i contribuenti, non solo quelli toscani.

Pagamento in unica soluzione

Entro il 16 giugno può essere pagata l’imposta dovuta per l’intero anno sulla base delle aliquote vigenti l’anno precedente, se alla suddetta data non ancora adottate e pubblicate per l’anno in corso, oppure sulla base delle aliquote già definitivamente stabilite e pubblicate dal Comune per il 2016. Nella prima ipotesi è fatta sempre salva l’eventualità di effettuare, alla scadenza della seconda rata di saldo, un versamento a titolo di conguaglio.

L’importo da pagare deve essere arrotondato:

- per difetto all’Euro inferiore se la frazione è minore o uguale a 49 centesimi;

- per eccesso all’Euro superiore se la frazione è maggiore di 49 centesimi.

Il pagamento non deve avere luogo se l’imposta da versare, su base annua, è inferiore a euro 12,00.

Modalità di versamento

Il versamento è possibile con Modello F24, presso uffici postali o banche. Oppure con bollettino postale IMU, appositamente predisposto e disponibile presso gli uffici postali.

Chi deve pagare e per quali immobili

Devono pagare l’imposta tutti coloro che sono proprietari o titolari di un diritto reale di godimento (come usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi o superficie) su fabbricati, terreni o aree edificabili, a qualsiasi uso destinati (inclusi gli immobili strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa).

In caso di successione, il coniuge superstite diviene titolare per legge (art. 540 del Codice Civile) del diritto di abitazione sull’immobile di residenza coniugale e quindi, seppure in presenza di altri eredi, è tenuto al pagamento dell’IMU per intero (solo per abitazioni di categoria A/1, A/8 e A/9). In tale ipotesi, il coniuge superstite deve presentare la “dichiarazione IMU”.

Nel caso di concessione di aree demaniali, deve pagare il concessionario.

Per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria (“leasing”) deve pagare il locatario, a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto.

Per gli immobili di proprietà indivisa condominiale o per gli immobili in multiproprietà, sui quali, cioè, sono stati costituiti diritti di godimento a tempo parziale, il pagamento dell’IMU è effettuato dall’amministratore a nome e per conto del condominio o della comunione.

Non devono pagare l’IMU gli inquilini o i nudi proprietari.

Esclusioni

L’IMU non è dovuta per l’abitazione principale e relative pertinenze, esclusi i fabbricati classificati nelle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico).

Per pertinenze dell'abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2 (cantine e locali di deposito), C/6 (box, garages e posti auto) e C/7 (tettoie chiuse o aperte), nella misura massima di una unità pertinenziale per ciascuna categoria.

Si ricorda che per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il proprietario o il titolare di diritto reale dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile.

Va sottolineato che l’IMU non è dovuta anche nelle fattispecie assimilate all’abitazione principale dalla legge e/o dal Regolamento comunale IMU.

Calcolo dell’imposta da pagare

Per calcolare quanto si deve pagare è necessario applicare alla cd. “BASE IMPONIBILE” l’aliquota relativa all’immobile e l’eventuale detrazione d’imposta, se spettante.

La base imponibile si ottiene con la seguente formula:

per i fabbricati

Base imponibile = Rendita Catastale + 5% x Coefficiente di moltiplicazione

per i terreni

Base imponibile = Reddito Dominicale + 25% x 135 (oppure 75 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola).

I coefficienti di moltiplicazione ai fini IMU per i fabbricati sono i seguenti:

TIPO DI IMMOBILE

(CATEGORIA CATASTALE)

COEFFICIENTE DI

MOLTIPLICAZIONE

Categorie: A (escluso A/10) e C/2, C/6 e C/7

160

Categoria B e C/3, C/4 e C/5

140

Categoria A/10 e D/5

80

Categoria D (escluso D/5)

65

Categoria C/1

55

Il calcolo dell’IMU annua si effettua secondo questa formula:

IMU annua = Base imponibile x aliquota%.

Applicando questa formula si determina l’IMU dovuta per tutto l’anno. Se si deve pagare solo per una parte dell’anno (perché, per esempio, é avvenuta una compravendita nel corso dell’anno medesimo) si deve ricordare di proporzionare l’imposta dovuta ai mesi di possesso. Si considera dovuto per intero il mese nel quale si è avuto un periodo di possesso dell’immobile di almeno 15 giorni consecutivi.

Prima casa

Va ricordato che l’IMU deve essere corrisposta per le abitazioni principali e relative pertinenze solo se l’abitazione appartiene alle categorie catastali A/1, A/8 o A/9.

A tal fine:

- per abitazione principale si intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il proprietario o il titolare di diritto reale dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la

residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile.

- per pertinenze dell'abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2 (cantine), C/6 (box, garages e posti auto) e C/7 (tettoie), nella misura massima di un'unità pertinenziale per ciascuna categoria.

Bisogna ricordare che la pertinenza, per essere qualificata tale, deve essere direttamente ed effettivamente utilizzata dal soggetto passivo (proprietario, usufruttuario o titolare di altro diritto reale) tenuto al pagamento dell’imposta per l’abitazione principale di residenza, con l’esclusione – quindi – delle pertinenze oggetto, a qualunque titolo, di detenzione da parte di terzi.

L’IMU per l’abitazione principale (cat. A/1, A/8 o A/9) e le pertinenze si calcola applicando la specifica aliquota e detraendo dall'imposta dovuta euro 200,00.

Nota per la categoria D

La riserva a favore dello Stato di una quota dell’IMU è stata eliminata e, pertanto, l’imposta deve essere interamente corrisposta al Comune, con una sola eccezione: per gli immobili appartenenti alla categoria catastale D il versamento dell’imposta deve essere effettuato in favore dello Stato applicando, in genere, l’aliquota dello 0,76%.

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2) Studi di settore: in G.U. i correttivi anticrisi per il 2016, compilazione di Gerico 2017

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 maggio 2017 è stato pubblicato il Decreto 3 maggio 2017 del Ministero dell’Economia e delle Finanze che approva la revisione congiunturale speciale degli studi di settore per il periodo d’imposta 2016, relativi alle attività economiche nel settore delle manifatture, dei servizi, delle attività professionali e del commercio, al fine di tener conto degli effetti della crisi economica e dei mercati.

Compilazione degli studi di settore per il modello Redditi 2017

Il 2016 dovrebbe essere l’ultimo anno di applicazione degli studi di settore, dal momento che, salvo ripensamenti, dal 2017 (in base alle previsioni delll’articolo 7-bis, D.L. 193/2016, convertito nella L. 225/2016) saranno operativi gli ISA (indici sintetici di affidabilità), che introdurranno un nuovo sistema di premialità fiscale, volta a definire il grado di affidabilità / compliance o di anomalia di imprese e professionisti, valutando la loro affidabilità fiscale su una scala da 1 a 10 e a dare accesso ai contribuenti che risulteranno “affidabili” significativi benefici premiali, anche consistenti nell’esclusione o nella riduzione dei termini per gli accertamenti.

Nel frattempo per il 2016, il prodotto software GERICO 2017 consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità economica, della coerenza economica e dell’effetto dei correttivi.

Software GERICO e corretti congiunturali

Con una ulteriore anticipazione di una settimana rispetto allo scorso anno l’Agenzia delle entrate ha reso disponibile in data 4 aprile 2017 la prima versione del software GERICO 2017, che pur in assenza del definitivo provvedimento di approvazione dei correttivi congiunturali per tenere conto degli effetti della crisi economica (che troveranno applicazione anche per quest’ultimo anno di applicazione), tiene appunto conto delle tradizionali riduzioni sostanzialmente riconducibili all’applicazione delle seguenti tipologie di correttivo:

- correttivi congiunturali di settore;

- correttivi congiunturali territoriali;

- correttivi congiunturali individuali;

- interventi relativi all’analisi di normalità economica;

- interventi relativi all’analisi di coerenza economica.

Per la loro attivazione sarà necessario procedere all’inserimento dei dati compresi nel quadro T del modello Studi.

Le novità per il periodo d’imposta 2016

Per effetto del programmato intervento di revisione triennale degli studi di settore la novità di maggior rilievo per quest’anno è rappresentata dalla decisa riduzione del numero degli studi di settore applicabili: Dai 204 della precedente tornata dichiarativa, agli attuali 193 modelli applicabili al periodo d’imposta 2016. Dal punto di vista dei contenuti, invece, si riscontra una decisa contrazione dei dati richiesti nel modello. Si tratta, per la verità, di una diminuzione delle informazioni richieste solo per alcuni dati extracontabili del modello (l’Agenzia delle entrate parla di una contrazione di circa 5.300 variabili rispetto all’annualità precedente).

Nessuna variazione sostanziale, al contrario, si riscontra per gli elementi contabili e per il quadro A che riguarda gli addetti all’attività, i cui fattori si rivelano poi fondamentali nel calcolo di congruità elaborato dal software GERICO. Rimane, pertanto, anche per il periodo d’imposta 2016, la struttura tipica che ha contraddistinto le precedenti edizioni con modelli e istruzioni divisi per comparti:

- istruzioni generali;

- elementi contabili (quadro F e G);

- personale addetto all’attività (quadro A);

- dati congiunturali (quadro T);

- altre informazioni rilevanti (quadro X);

- ulteriori dati specifici (quadro V).

Infine, un’ultima novità per quanto riguarda le cause di esclusione dall’applicazione della disciplina riguardante gli studi di settore: nella generale ipotesi riferita al “periodo di non normale svolgimento dell’attività” viene ricompresa quest’anno, con l’aggiunta della lettera h) alle istruzioni parte generale, la fattispecie dei soggetti colpiti da eventi sismici i quali, pertanto, potranno invocare per il periodo d’imposta 2016 tale specifica causa di esclusione dall’applicazione degli studi di settore.

Frontespizio

Devono essere indicati, oltre ai dati anagrafici, altre informazioni sulla tipologia del reddito, l’anno di inizio dell’attività e ulteriori informazioni relative alla cessazione e inizio dell’attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché quando l’attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti, ovvero qualora il periodo d’imposta abbia una durata diversa da dodici mesi.

Il codice attività deve essere quello entrato in vigore dal 1° gennaio scorso, dalla nuova codifica a sei cifre delle attività economiche Ateco 2007.

Imprese multiattività

Deve essere compilato esclusivamente dai soggetti che esercitano due o più attività d’impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore, qualora l’importo della/e attività non rientrante/i, superi il 30% dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati.

Se la/le attività secondarie non superano il 30% (quindi dell’attività principale è almeno il 70%), il presente prospetto non deve essere compilato, ma ne è comunque consentita la compilazione.

Personale addetto all’attività

I dati richiesti in tale quadro riguardano il numero delle giornate retribuite dei lavoratori dipendenti, il numero dei collaboratori coordinati e continuativi, quello dei collaboratori dell’impresa familiare, quello dei soci o associati nell’impresa e infine il numero degli amministratori non soci.

Per il personale dipendente va indicato il numero delle giornate retribuite, desumibile dai modelli di denuncia telematica UniEmens; per il personale con contratto di fornitura temporaneo o di somministrazione di lavoro, le giornate si determinano dividendo per otto il numero complessivo delle ore ordinarie lavorate indicate nelle fatture rilasciate dalle imprese fornitrici. Per i collaboratori (siano essi co.co.co. o a progetto) deve essere indicato il numero di collaborazioni presenti al 31 dicembre. Se il programma o progetto è terminato prima del 31/12, non si indicherà alcun dato.

Sono state predisposte due strutture: una per le attività esercitate in forma di impresa e l’altra per quelle esercitate in forma di lavoro autonomo.

Le prestazioni di lavoro accessorio, remunerati a voucher, sono da riportare sia per le imprese che i lavoratori autonomi nel rigo A02 (“Dipendenti a tempo parziale, assunti con contratto di lavoro intermittente, di lavoro ripartito, con contratto di inserimento, a termine, lavoranti a domicilio, personale con contratto di somministrazione di lavoro”) e per il lavoro autonomo, nel rigo A02 (“Dipendenti a tempo parziale, assunti con contratto di inserimento, a termine, di lavoro intermittente, di lavoro ripartito; personale con contratto di somministrazione di lavoro”). In entrambi i casi è stato precisato che il numero delle giornate retribuite relativo al personale che ha prestato lavoro accessorio remunerato a voucher, da indicare nel rigo A02, deve essere determinato dividendo per otto il numero complessivo di ore lavorate.

Per i collaboratori, familiari, associati e soci dee essere indicato sia il numero che la percentuale di lavoro prestato nell’attività. Quest’ultima informazione è utilizzata per misurare in maniera quantitativa il contributo in termini lavorativi di apporto nell’attività. Le circolari 32/E del 21/06/05 e 23/E/2006 hanno fornito una serie di chiarimenti circa l’indicazione dei collaboratori dell’impresa familiare, ove deve sussistere una correlazione tra quanto dichiarato ai fini delle imposte dirette. Tra gli amministratori non soci vanno indicati soltanto coloro che svolgono l’attività di amministratore e che non possono essere inseriti nei righi precedenti.

In alcuni studi è stato inserito il nuovo rigo A12 “Giornate di sospensione, C.I.G e simili del personale dipendente”.

Unità locali utilizzate per l’attività

Per la compilazione di questo quadro, occorre indicare i dati relativi a tutte le unità locali utilizzate nel corso del periodo di imposta, indipendentemente dalla loro esistenza alla data del 31 dicembre. Se nel corso del periodo di imposta si è verificata l’apertura e/o la chiusura di una o più unità locali, tale informazione deve essere riportata con l’indicazione della data di apertura e/o di chiusura nelle note al modello ministeriale.

Elementi specifici dell’attività

I dati richiesti nel quadro D sono relativi alla modalità di svolgimento dell’attività e variano da uno studio all’altro, tanto da non poter essere stabilito un criterio unico di compilazione. Per quanto riguarda l’indicazione dei dati contabili, essi devono essere comunicati senza considerare eventuali variazioni fiscali derivanti dall’applicazione di disposizioni tributarie, in quanto il dato rilevante è quello risultante dalle scritture contabili. Per la compilazione deve essere richiesta la competenza specifica dell’imprenditore o del referente tecnico-operativo aziendale.

Beni strumentali

Il quadro E è destinato a raccogliere informazioni relative alla quantità dei beni e non al loro valore, che deve essere indicato nel quadro degli elementi contabili. Va tenuto presente che i beni strumentali da indicare sono quelli posseduti e/o detenuti a qualsiasi titolo alla data del 31 dicembre 2016. Per alcuni studi di settore, il dato viene recuperato dalla gestione dei beni ammortizzabili.

Elementi contabili

I soggetti che dichiarano redditi di impresa devono fornire le informazioni contabili mediante la compilazione del quadro F; coloro che invece dichiarano redditi derivanti dall’esercizio di arti e professioni devono fornire le informazioni contabili mediante la compilazione del quadro G.

Risultano modificate le istruzioni dei singoli righi in modo da ottenere una sola struttura del quadro F, utilizzabile per tutti gli studi di settore per l’attività d’impresa. Tale attività ha comportato l’inserimento in un unico documento delle specifiche modalità di compilazione di alcuni righi relativi a determinati studi di settore.

E’ bene precisare che i dati devono essere forniti tenendo conto delle variazioni fiscali determinate dall’applicazione di disposizioni tributarie. Ad esempio per i costi afferenti le autovetture si dovrà tenere conto delle disposizioni di cui all’art. 164 del Tuir.

A fronte della eliminazione della sezione dei componenti straordinari del conto economico disposta dal D.Lgs. n. 139/2015, è stata prevista la possibilità di indicare facoltativamente nel rigo F05 “Altri proventi e componenti positivi’’ anche i proventi straordinari non più classificabili nella voce E20 del Conto economico, atteso che tale voce non risulta significativa ai fini dell’applicazione degli studi. A tal fine, nelle istruzioni del rigo F26 ‘‘Proventi straordinari’’ è stato aggiunto il seguente periodo: ‘‘Al riguardo si ricorda che il decreto legislativo n. 139/2015, ha previsto l’eliminazione della macroclasse E) del conto economico, relativa all’area straordinaria, pertanto, qualora i contribuenti abbiano provveduto ad individuare tali proventi in conformità alle modalità seguite nella compilazione del quadro RF e RG del modello Redditi, gli stessi possono essere indicati nel rigo F05 - Altri proventi (in tal caso tali proventi non saranno indicati nel presente rigo)’’.

I soggetti che, pur potendosi avvalere della contabilità semplificata e hanno optato per il regime ordinario (ordinari trimestrali), devono barrare la casella “Contabilità ordinaria per opzione”. I soggetti che determinano il reddito con criteri forfetari, non devono indicare i dati contabili nel presente quadro.

F29 valore dei beni strumentali

Al fine della compilazione dei modelli, il valore dei beni strumentali si ottiene sommando:

- il costo storico, comprensivo degli oneri accessori diretti, al lordo degli ammortamenti;

- il costo di acquisto sostenuto dal concedente per i beni acquisiti in dipendenza di contratti di locazione finanziaria (leasing), al netto dell’Iva; non assume alcun rilievo il prezzo di riscatto, anche successivamente all’esercizio dell’opzione di acquisto;

- il valore normale al momento dell’immissione nell’attività per i beni in comodato, ovvero in dipendenza di contratti di locazione non finanziaria (noleggi). In caso di affitto o usufrutto di azienda, va considerato il valore attribuito ai beni strumentali nell’atto di affitto o di costituzione di usufrutto, o in loro mancanza il valore normale determinato con riferimento al momento di stipula dell’atto;

- il valore dei beni strumentali di costo unitario non superiore a 516,46 euro.

Il valore dei beni strumentali posseduti per una parte dell’anno deve essere ragguagliato ai giorni di possesso (/ 365 giorni) e non più se esistenti alla data di chiusura del periodo di imposta (stesso criterio già conosciuto per i parametri). Non si deve mai tenere conto degli immobili; i beni utilizzati promiscuamente vanno conteggiati al 50%.

Va ricordato che la circolare 54/E del 13/06/01 ha consentito la possibilità di non considerare nel computo del valore quei beni inutilizzati nel corso dell’esercizio, per i quali non è stata calcolata la relativa quota di ammortamento; ne deriva che per i beni strumentali inutilizzati è possibile non indicare il relativo valore, come ad esempio quelli per i quali non si è ancora iniziato a dedurre quote di ammortamento, ed anche i beni strumentali completamente ammortizzati.

Soci amministratori

E’ la sezione che richiede informazioni relative ai soci amministratori (collaboratori, dipendenti o altro), nella quale indicare il numero, la percentuale di lavoro prestato con la qualifica di amministratore ed i compensi corrisposti. I dati dovrebbero servire a correggere le anomalie di calcolo derivanti da elevati livelli di adeguamento in presenza di compensi elevati.

Altre informazioni

Nel quadro X è prevista l’indicazione di ulteriori informazioni rilevanti ai fini dell’applicazione dello studio di settore. In particolare, i contribuenti che non risultano congrui possono, se in possesso dei necessari requisiti, rettificare il peso di alcune variabili ai fini della determinazione dei ricavi stimati. I dati contabili devono essere indicati tenendo conto delle variazioni fiscali determinate dall’applicazione di disposizioni tributarie. Al fine di adeguare le risultanze dello studio di settore alla situazione di crisi economica, si raccomanda la compilazione dei righi da X03 a X11.

Ulteriori dati specifici

Nel quadro V sono richieste informazioni relative alle modalità applicative di determinate tipologie di soggetti; attenzione ai contribuenti che nel precedente anno erano nel regime dei minimi o forfetari.

Congiuntura economica

Il quadro T si arricchisce di ulteriori informazioni necessarie ad adeguare le risultanze dello studio di settore alla situazione di crisi economica, per il calcolo del correttivo; per alcune attività professionali, invece, il quadro è stato eliminato. Sono invece state mantenute le informazioni contenute nei quadri Z “Dati complementari”, aggiornati in vista dell’elaborazione dei nuovi indici di affidabilità ISA.

Note aggiuntive

Serve per annotare tutte le informazioni ritenute utili dal contribuente, comprese le cause di mancata congruità del reddito.

Sanzioni

Per i contribuenti che non dichiarano correttamente i dati richiesti per l’applicazione degli studi di settore, entrano in vigore sanzioni più onerose rispetto al passato. In particolare:

- in caso di omessa presentazione del modello, si applica la sanzione amministrativa pari a 2.000 euro, che corrisponde al massimo importo previsto per le violazioni relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni;

- in caso di accertamento effettuato sulla base delle risultanze degli studi di settore, la sanzione massima e minima, prevista per l’ipotesi di dichiarazione infedele ai fini delle imposte sui redditi, dell’Iva e dell’Irap, è elevata del 50% quando viene omessa la presentazione del modello di comunicazione dei dati rilevanti per l’applicazione degli studi di settore.

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3) Per la mancanza o l’irregolarità di contabilità e bilanci va bene la cancellazione dell’Onlus

Basta solo l’irregolarità dei bilanci per fare cancellare la Onlus. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12278 del 17 maggio 2017, che ha censurato l’operato della Commissione Tributaria Regionale e ha dato ragione all’Agenzia delle entrate che aveva chiesto ed ottenuto la cancellazione dall’Anagrafe delle Onlus.

E’, dunque, risultato fondato l’accertamento operato dall’Amministrazione finanziaria che aveva riscontrato la non corretta redazione del rendiconto annuale; la conservazione del tutto parziale delle ricevute emesse; il difetto di trattamento paritetico del rapporto associativo, che costituiscono un fatto decisivo e controverso ai fini della soluzione della causa. A fronte di dette questioni, l’insistita analisi fatta dalla CTR della non necessaria la gratuità delle prestazioni erogate dalla ONLUS è apparso del tutto fuorviante, con conseguente totale elusione del fatto controverso. Cui è seguita, appunto, la censura nei confronti del giudice di appello.

In conclusione, la Suprema Corte ha accolto il ricorso in revocazione, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla CTR del Lazio in diversa composizione per il riesame e la statuizione anche sulle spese del presente giudizio.

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4) Non basta l’acronimo ONLUS per ottenere le connesse agevolazioni fiscali

Non basta trincerarsi dietro l’elemento formale costituito dalla veste giuridica assunta dall’associazione, ma occorre avere riguardo all’effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, secondo il rigido modello imposto dal legislatore, con il D.Lgs. n. 460 del 1997, ai soggetti che con l’uso dell’acronimo ONLUS intendono accedere al regime tributario di favore che trova la sua giustificazione nel reale perseguimento di finalità solidaristiche.

Lo afferma la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9831 del 19 aprile 2017, che riconosce le aspettative dell’Agenzia delle entrate e, quindi, ribalta la decisione della Commissione Tributaria Regionale che, invece, era stata favorevole all’ente non commerciale.

Dunque, la Suprema Corte ha rilevato che l’Associazione in questione non risulta aver provato, sulla base della documentazione in atti e della realtà fattuale da essi emergente, di svolgere la propria attività nel pieno rispetto delle prescrizioni di legge, in quanto “se un ente intende assumere (attraverso l'iscrizione della relativa anagrafe) e mantenere la qualifica di ONLUS, è tenuto alla rigida osservanza, sia sul piano delle prescrizioni formali, sia sotto il profilo

dello svolgimento in concreto dell'attività, di ciascuna delle prescrizioni dettate dalla legge e, d'altro canto, che queste devono essere soggette a stretta interpretazione” (Cass. n. 16418/2015); che, al contrario, la contribuente non ha neppure smentito la circostanza che i soci fossero residenti in località diverse dalla sede dell'Associazione, trattandosi di turisti che, nel corso della stagione estiva, avevano fruito, dietro corrispettivo, delle attività sportive offerte da un center presente in località Porto San Paolo, nella sostanza, aperto ad un pubblico indistinto di beneficiari di un'attività remunerata; che la CTR ha trascurato del tutto di considerare che, sebbene l'intimata Associazione avesse sostenuto, nel corso del giudizio di merito, di poter godere del regime tributario agevolato, essendo iscritta all'Anagrafe unica ONLUS - oltre che al CONI ed alla ACSI, svolgendo anche attività nel settore dello sport dilettantistico - in ragione della perseguita finalità di valorizzazione dell'ambiente e di tutela del paesaggio, provvedendo alla periodica pulizia di spiagge e fondali marini, e l'art. 10, comma 4, D.Lgs. n. 460 del 1997, elenca una serie di attività per le quali si presume in ogni caso il perseguimento della finalità solidaristica, a prescindere dalla verifica delle situazioni di svantaggio dei soggetti beneficiari, tra cui appunto la “tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente”, ma che, ai sensi del successivo comma 5, D.Lgs. n. 460 del 1997, ciò non di meno si considerano attività direttamente connesse a quelle statutarie, anche le cessioni di beni o prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti che non versino nelle anzidette condizioni di svantaggio allorché vengano rispettati condizioni e limiti stabiliti dalla norma per evitare che si travalichi la finalità di reperimento di fondi per finanziare l'attività istituzionale solidaristica e si dia vita ad un'attività lucrativa del tutto autonoma; che la ricorrenza di tale circostanza, infatti, di per sé impedisce di qualificare “non commerciale” l'attività, seppure riconducibile agli scopi associativi, per di più se svolta dietro corrispettivo, elemento sintomatico della natura fittizia dell'associazione medesima e della qualità solo apparente degli associati, realizzandosi una piena coincidenza tra avventori e soci; che, in altri termini, non è sufficiente trincerarsi dietro l'elemento formale costituito dalla veste giuridica as unta dall'associazione, ma occorre avere riguardo all'effettivo

svolgimento di attività senza fine di lucro, secondo il rigido modello imposto dal

legislatore, con il D.Lgs. n. 460 del 1997, ai soggetti che con l'uso dell'acronimo ONLUS intendono accedere al regime tributario di favore che trova la sua giustificazione nel reale perseguimento di finalità solidaristiche.

Pertanto, la sentenza della CTR, viziata sotto il profilo della violazione di legge e del vizio motivazionale, è stata cassata, con il rinvio ad altra sezione della medesima CTR , la quale rivaluterà la fattispecie, alla luce dei principi di diritto ricordati dal giudice di legittimità. In conclusione, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle Entrate.

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5) Cassetto fiscale: aggiornati i dati degli studi di settore

Dal 23 maggio 2017 il prospetto riepilogativo del cassetto fiscale, contenente le informazioni più significative dichiarate per l’applicazione degli studi di settore, si arricchisce con l’ulteriore quinquennio 2011-2015.

L’aggiornamento è in linea con la generale strategia dell’Agenzia delle Entrate diretta, come previsto dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190, ad introdurre nuove e sempre più avanzate forme di comunicazione tra contribuente e Amministrazione finanziaria, anche in termini preventivi rispetto alle scadenze fiscali, in modo da semplificare gli adempimenti, stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari, favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili ed eventualmente regolarizzare le violazioni.

Informazioni contenute nel prospetto pluriennale degli studi di settore

Grazie ai dati presenti nel proprio prospetto riepilogativo, il contribuente potrà consultare, per i quinquenni 2009-2013, 2010-2014 e 2011-2015, i principali dati dichiarativi relativi agli studi di settore. Sarà possibile, quindi, verificare l’eventuale presenza di anomalie nei dati dichiarati, come ad esempio tra le “rimanenze finali” di un anno e le “esistenze iniziali” di quello successivo e, nel caso in cui si riscontrino errori o omissioni, regolarizzare la propria posizione.

Sul sito dell’Agenzia l’elenco delle informazioni disponibili – Nella sezione Home - Cosa devi fare - Dichiarazioni - Studi di settore e parametri - Studi di settore - Informazioni generali del sito internet dell’Agenzia delle Entrate è riportata la tempistica con la quale sono messi a disposizione dei contribuenti e degli intermediari i dati, gli elementi informativi e i software di supporto relativi agli studi di settore, previsti dal provvedimento del 18 giugno 2015, di attuazione dell'articolo 1, commi da 634 a 636, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 116 del 23 maggio 2017)

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6) Regimi agevolativi per persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia: chiarimenti interpretativi delle Entrate

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 17/E del 23 maggio 2017, composta da ben 102 pagine in formato PDF, chiarisce tanti aspetti sulla legge 11 dicembre 2016, n. 232 (c.d. “Legge di bilancio 2017”).

Nel citato documento vengono illustrate dettagliatamente le caratteristiche e i meccanismi degli incentivi attualmente in vigore per “attrarre capitale umano”: dai cosiddetti “rimpatriati”, ovvero lavoratori dipendenti o autonomi, manager, lavoratori ad alta specializzazione e laureati, agli high net worth individual, neo residenti ad alta capacità contributiva, passando per docenti e ricercatori e lavoratori “contro-esodati”.

La corposa circolare è accompagnata dal seguente comunicato delle Entrate:

Incentivi per l’attrazione di capitale umano. Pronta la circolare-guida dell’Agenzia delle Entrate

I requisiti necessari per accedere alle agevolazioni, le modalità di esercizio delle opzioni e gli effetti per chi sceglie di stabilirsi in Italia. Arrivano i chiarimenti delle Entrate su tutti i regimi agevolativi previsti per le persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale nel nostro Paese. Nella circolare n. 17/E del 23 maggio 2017 vengono illustrate dettagliatamente le caratteristiche e i meccanismi degli incentivi attualmente in vigore per “attrarre capitale umano”: dai cosiddetti “impatriati”, ovvero lavoratori dipendenti o autonomi, manager, lavoratori ad alta specializzazione e laureati, agli high net worth individual, neo residenti ad alta capacità contributiva, passando per docenti e ricercatori e lavoratori “contro-esodati”.

Lavoratori impatriati”, tutte le novità dal 1° gennaio 2017

Chiarimenti in arrivo per il regime dei cosiddetti “lavoratori impatriati”, ossia coloro che, in possesso di specifici requisiti, trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia per svolgervi un’attività lavorativa.

Per costoro già dal 2016 è previsto un regime di imponibilità ridotta dei redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia, che dallo scorso 1° gennaio, grazie alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio, è passata dal 70% al 50% e si è estesa anche ai redditi di lavoro autonomo. La circolare illustra tutti i dettagli in merito alle novità introdotte nel regime, in particolare riguardo ai requisiti richiesti per l’accesso al beneficio, che sono stati notevolmente semplificati. Viene chiarito che il regime speciale è consentito anche ai manager in posizione di distacco, a partire dal periodo d’imposta in cui acquisiscono la residenza fiscale italiana.

Ugualmente può rientrare nell’imponibilità ridotta chi trasferisce la residenza in Italia prima ancora di iniziare l’attività, a condizione che i due eventi siano collegabili.

Gli incentivi per i ricercatori e i docenti

È prevista una tassazione agevolata per i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia per lo svolgimento dell’attività di docenza e ricerca che concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 10% e sono esclusi dal valore della produzione netta ai fini Irap. L’agevolazione si applica a decorrere dal periodo di imposta in cui il docente o il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei tre periodi di imposta successivi, sempreché permanga la residenza fiscale in Italia.

Per accedere al beneficio i docenti e i ricercatori devono essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato, non essere stati occasionalmente residenti all’estero, aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi presso centri di ricerca pubblici o privati o università, svolgere attività di docenza e ricerca in Italia e, infine, acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Quale agevolazione per i lavoratori “controesodati”

I lavoratori che sono stati residenti in Italia e che, dopo essersi trasferiti all’estero, vi hanno fatto ritorno entro il 31 dicembre 2015 (“controesodati”) possono fruire di incentivi fiscali sotto forma di parziale imponibilità del reddito derivante dalle attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa avviate in Italia. In particolare, possono optare per l’applicazione del regime degli impatriati e, quindi, richiedere la tassazione dei redditi, prodotti in Italia, su una base imponibile del 70 % per il 2016 e del 50 % per gli anni 2017-2020. Tra i requisiti per essere inclusi nella norma agevolativa, vi è la condizione di essere già stati residenti per almeno 24 mesi continuativi in Italia, la cittadinanza in uno dei paesi dell’Unione Europea, il possesso del titolo di laurea, l’iscrizione nelle liste anagrafiche della popolazione residente e il trasferimento del proprio domicilio e della propria residenza entro tre mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività.

Regime opzionale di imposizione sostitutiva per i nuovi residenti

La circolare fornisce chiarimenti sul nuovo regime fiscale, introdotto dall’ultima Legge di Bilancio all’articolo 24-bis del Tuir, volto a incentivare il trasferimento della residenza nel nostro Paese di soggetti ad elevata capacità contributiva.

Si tratta di una misura che consente alle persone fisiche che intendono spostare la loro residenza fiscale in Italia di beneficiare di un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero, stabilita forfettariamente nella misura di 100 mila euro per ciascun periodo d’imposta in cui resta valevole l’opzione. Il regime può essere esteso anche a favore di uno o più familiari, i quali sono tenuti a versare un’imposta sostitutiva pari a 25.000 euro.

Per fruire del regime agevolato è necessario, oltre all’effettivo trasferimento in Italia, che la persona fisica non sia stata fiscalmente residente nel territorio dello Stato per almeno nove dei dieci periodi d’imposta precedenti all’inizio di validità dell’opzione.

L’accesso al nuovo regime si realizza tramite opzione direttamente nella dichiarazione dei redditi, da presentare entro i termini ordinari. La circolare ricorda la possibilità, nel caso in cui il contribuente nutra dubbi circa la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi per l’accesso al regime, di presentare una specifica istanza preventiva di interpello. Vengono, inoltre, forniti chiarimenti in merito ai redditi che rientrano nell’ambito di applicazione dell’opzione, al valore “in ingresso” dei beni detenuti dai neo-residenti e all’applicazione delle convenzioni internazionali contro la doppia imposizione.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 115 del 23 maggio 2017)

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7) Agevolazioni per la frequenza di asili nido: istruzioni per la domanda telematica

In relazione ai nati a decorrere dal 1° gennaio 2016, per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, nonché per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei 3 anni, affetti da gravi patologie croniche, è attribuito, a partire dall’anno 2017, un buono di 1.000 euro su base annua e parametrato a undici mensilità (Legge di stabilità 2017).

L’Inps, con la circolare n. 88 del 22 maggio 2017, ha fornito le istruzioni operative per la presentazione della domanda telematica per le agevolazioni per la frequenza di asili nido pubblici e privati, di cui all’articolo 1, comma 355 della Legge 11 dicembre 2016, n. 232.

Il premio è corrisposto direttamente dall’Inps che, su domanda del genitore, provvede al pagamento dell’importo fino ad un massimo di 1000 euro.

In sede di presentazione dell’istanza sarà necessario specificare l’evento per il quale si richiede il beneficio e precisamente:

- Pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati (d’ora in poi denominato “Contributo asilo nido”);

- Introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione a favore dei bambini affetti da gravi patologie croniche (d’ora in poi denominato “Contributo per introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione”).

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8) Commercialisti: positivi gli schemi sulla riforma degli enti non commerciali

Terzo settore, dai Commercialisti, schemi di decreto passaggio cruciale. Per il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili: “Lavoro positivo ma migliorabile. Presenteremo nostre proposte alle Camere”.

Su tale delicato tema il Cndcec, in data 23 maggio 2017, ha pubblicato il seguente comunicato stampa:

La pubblicazione degli schemi di decreto sul no profit segna indubbiamente un passaggio cruciale per il completamento del progetto di riforma del Terzo settore”. E’ quanto afferma il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani.

La previsione di un sistema unico e coordinato di norme - spiega Miani - portato avanti in questi mesi dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sotto la responsabilità del sottosegretario Luigi Bobba, non può che essere giudicato positivamente, stante la complessità che la presenza di disposizioni di diversa natura inevitabilmente comporta nella gestione delle organizzazioni e nel rapporto di queste con l’amministrazione finanziaria”.

Tra gli aspetti dello schema giudicati con favore dalla categoria, ci sono l’affermazione di importanti principi quali “la definizione di un comparto di economia sociale che aspira ad avere un maggiore appeal, la costituzione di un Registro unico nazionale, che essendo di pubblico accesso consente un salto in avanti nella trasparenza e nell’informazione economico finanziaria riguardante il Terzo Settore, la creazione di sistemi di amministrazione e controllo più standardizzati e professionalizzanti, la definizione di un sistema fiscale compatibile con il diritto dell'Unione europea che consente di superare le criticità derivanti dalla sovrapposizione di norme generali poco utilizzate e regimi derogatori che hanno offerto il fianco a procedure di infrazione, la disciplina di fenomeni economici come le operazioni straordinarie, oggi già presenti ma ancora non normate”.

L’articolato – aggiunge il consigliere nazionale delegato al no profit, Maurizio Postal - come inevitabilmente avviene in processi di riordino così epocali come quello in oggetto, è migliorabile dal punto di vista regolamentativo e tecnico, vista anche la sua evidente complessità. Per tale motivo presenteremo alle Commissioni parlamentari interessate un documento di Osservazioni, contenente apposite proposte di emendamento, tese a meglio coordinare le norme, nonché i ruoli e le responsabilità dei soggetti chiamati a operare all’interno di quelli che adesso sono definiti come “enti del Terzo settore””.

Il nuovo articolato – evidenzia Postal - comporterà un periodo transitorio non irrilevante, considerata l’introduzione delle norme, la pubblicazione di ulteriori previsioni attuative e l’organizzazione del Registro unico nazionale. La costituzione di quest’ultimo è un passo avanti importante verso la trasparenza delle organizzazioni che gestiscono spesso risorse pubbliche e che vogliono ambire a ricevere benefici fiscali in virtù dell’attività svolta. Su tale aspetto, come su altri contesti di interesse della professione, come l’amministrazione e la rendicontazione, il rapporto tra la disciplina del controllo di legalità e la revisione legale e la correlazione di talune norme fiscali, cercheremo di dare osservazioni costruttive”.

Il Consiglio nazionale esprime poi “parziale soddisfazione” sulle scelte relative all’organo di controllo interno. “Il Ministero – prosegue Postal - ha ascoltato la nostra richiesta di qualificazione dell’organo, che è prevista nell’articolato mediante il richiamo agli stessi presupposti professionali previsti per le società, ma il testo attuale prevede questa qualificazione, anziché per l’intero organo di controllo, solo per almeno un componente qualora l’organo sia collegiale”.

Per quanto riguarda la parte tributaria dello schema del decreto – conclude Postal - si accoglie con favore l'individuazione di una nozione di ente non commerciale che presenta una maggiore certezza applicativa, grazie soprattutto all'irrilevanza attribuita alle attività secondarie e strumentali, ai fini della perdita di detta qualifica. Tuttavia, anche su questo tema ci riserviamo di presentare proposte emendative, al fine di meglio tracciare il passaggio, voluto dalla legge delega, da una nozione di non lucratività oggettiva a una soggettiva”.

(CNDCEC, comunicato del 23 maggio 2017)

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9) Indennità di disoccupazione per i collaboratori anche a progetto (DIS-COLL): istruzioni Inps

L’Inps, con la circolare n. 89 del 23 maggio 2917, ha diramato le istruzioni applicative in merito alla previsione di cui all’art. 3, comma 3octies del decreto legge n. 244 del 2016 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 19 del 2017 che ha esteso la tutela della prestazione DIS-COLL – introdotta a favore dei collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, dal D.lgs. n. 22 del 2015 in via sperimentale per l’anno 2015 e successivamente prorogata per le cessazioni dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 dall’art. 1, comma 310 della legge n. 208 del 2015 – anche per gli eventi di disoccupazione che si verificano a far data dal 1° gennaio 2017 e fino al 30 giugno 2017.

L’Inps avverte che la disposizione di cui al richiamato art. 3, comma 3octies non introduce novità in ordine ai requisiti di accesso alla indennità DIS-COLL.

L’art. 15 del Decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 ha istituito, in via sperimentale per l’anno 2015, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2015 e sino al 31 dicembre 2015, l’indennità di disoccupazione mensile - denominata DIS-COLL - rivolta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. La legge n. 208 del 2015, all’art. 1, comma 310 ha successivamente esteso la tutela della indennità DIS-COLL anche agli eventi di disoccupazione verificatisi a fare data dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2016. In attuazione delle richiamate disposizioni normative la prestazione DIS-COLL per gli anni 2015 e 2016 è stata rispettivamente disciplinata dalle circolari INPS n. 83 del 27 aprile 2015 e n. 74 del 5 maggio 2016.

Il decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244 recante “Proroga e definizione di termini. Proroga del termine per l'esercizio di deleghe legislative”, (di seguito “decreto milleproroghe 2017”) convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19, all’art. 3 comma 3octies, ha previsto che, ai fini della prosecuzione della sperimentazione relativa al riconoscimento della indennità DIS-COLL di cui all'articolo 15 del d.lgs. n. 22 del 2015, le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 310, della legge n. 208 del 2015, sono prorogate fino al 30 giugno 2017, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1°gennaio 2017 e sino al 30 giugno 2017.

In ragione del richiamo effettuato dall’art. 3, comma 3octies del decreto mille proroghe 2017 all’art. 1, comma 310 della legge n. 208 del 2015, la fonte della disciplina della prestazione DIS-COLL è l’art. 15 del D.lgs. n. 22 del 2015 - istitutivo della indennità medesima – ad eccezione del comma 2, lett. c) per il quale l’art. 1, comma 310 della legge n. 208 del 2015 ha disposto la non applicazione.

Destinatari

Sono destinatari della indennità DIS-COLL i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, iscritti in via esclusiva alla gestione separata presso l’INPS, non pensionati e privi di partita IVA, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

Rientrano nell’ambito della tutela in argomento anche i collaboratori delle Pubbliche Amministrazioni.

I lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, ai fini dell’accesso alla prestazione in presenza dei requisiti legislativamente previsti, devono essere privi di partita IVA al momento della presentazione della domanda.

Si evidenzia, pertanto, la necessità di ribadire, in sede di eventuale consulenza durante la compilazione della domanda che l’interessato, titolare di eventuale partita IVA attiva ma non produttrice di reddito (c.d. silente), dovrà ai fini della presentazione della domanda di DIS-COLL, provvedere preliminarmente alla chiusura della suddetta partita IVA.

La norma di cui al citato art. 15, comma 1, nell’individuare i destinatari della prestazione DIS-COLL, richiede quale presupposto che gli stessi siano iscritti in via esclusiva alla Gestione separata.

Al riguardo, si osserva che per l’accertamento di tale requisito è necessario verificare l’aliquota applicata per il calcolo della contribuzione alla gestione separata che per l’anno 2017 è pari al:

- 32,72% per i soggetti iscritti in via esclusiva alla Gestione separata;

- 24% per i soggetti iscritti alla Gestione separata e titolari di pensione o assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie.

Fermo restando quanto sopra, il requisito dell’iscrizione in via esclusiva alla Gestione separata è soddisfatto nel caso in cui non vi sia sovrapposizione tra il rapporto da collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, ed altra attività lavorativa, quale il rapporto di lavoro subordinato.

Laddove invece – nel periodo di osservazione ai fini della ricerca del diritto, della determinazione della durata e della misura della prestazione DIS-COLL - l’assicurato, per un dato arco temporale, abbia in essere contemporaneamente un rapporto di collaborazione ed un rapporto di lavoro subordinato, può considerarsi soddisfatto il requisito della iscrizione in via esclusiva alla Gestione separata limitatamente al periodo in cui non vi sia sovrapposizione tra il rapporto di collaborazione ed il rapporto di lavoro subordinato.

Esempio: nel periodo dal 1° gennaio 2016 al 31 marzo 2017 l’assicurato ha un contratto di collaborazione e per il solo periodo che va dal 1° gennaio 2016 al 30 aprile 2016 lo stesso lavoratore ha contemporaneamente in essere un contratto di lavoro subordinato; in tale ipotesi, il requisito della iscrizione in via esclusiva alla Gestione separata può ritenersi soddisfatto per il solo periodo che va dal 1° maggio 2016 al 31 marzo 2017, in quanto non sussiste sovrapposizione tra i due rapporti di lavoro.

In tale caso, pertanto, ai fini della ricerca del requisito per il diritto, della determinazione della durata e della misura della prestazione DIS-COLL, sarà utile il solo periodo che va dal 1° maggio 2016 al 31 marzo 2017.

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10) Inail: autoliquidazione 2016/2017 giugno – apertura Servizi online

L’Inail ha emanato la nota operativa del 17 maggio 2017 con la quale comunica che il servizio online, relativo alla Comunicazione delle Basi di Calcolo per l’autoliquidazione di giugno 2016/2017, è disponibile in www.inail.it nella sezione “Fascicolo Aziende – Visualizza Comunicazioni”.

L’Istituto informa, altresì, che sono già disponibili in www.inail.it – Servizi Online, i servizi telematici “Visualizza Basi di Calcolo” e “Richiesta Basi di Calcolo”.

Infine, dal 22 maggio 2017 sono disponibili il servizio telematico “AL.P.I. Online” nella nuova versione “UX”1 e il Servizio “Invio telematico dichiarazione salari”.

Vincenzo D’Andò