Analisi dei premi di produttività

La vicenda legislativa della tassazione agevolata dei cosiddetti “premi di produttività” si presenta piuttosto tormentata in quanto il legislatore è più volte intervenuto, modificandole, sulle norme in materia, istituite nel 2008, lasciandole sostanzialmente in “sospeso” nel corso del 2015 per mancanza di fondi, stabilizzandole nel 2016, con diverse modifiche, ed intervenendo nuovamente su di esse con la Legge di Bilancio per il 2017. Vediamo quindi di operare una ricognizione sull’attuale assetto normativo anche attraverso un paragone ragionato con quello del 2016.
La situazione prevista dalla Legge di Stabilità 2016 a confronto con quella attuale
Come noto, l’articolo 1, commi da 182 a 189, della Legge n. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016) aveva previsto la possibilità di applicare, in via permanente, un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali, in misura pari al 10%, calcolata sulle somme erogate ai lavoratori dipendenti del settore privato come premi di risultato per un ammontare massimo di 2.000 euro, in presenza di redditi non superiori, nell’anno precedente, a 50.000 euro (vedi nota n. 1).
Con tale provvedimento è stato, in tal modo, ripristinata la detassazione dei premi di produttività, con un ampliamento della platea dei lavoratori coinvolti, che, introdotta nel 2008 e successivamente prorogata, aveva subito un arresto nel 2015 a causa della mancanza di risorse (si veda in proposito la nota n. 2).
Come sopra ricordato il Legislatore è quindi intervenuto con la Legge di Bilancio per il 2017 apportando modifiche che tuttavia non hanno inciso sull’impostazione complessiva delle misure in vigore dall’anno precedente: sono semplicemente stati elevati ulteriormente i limiti reddituali di accesso, con conseguente nuovo ampliamento della platea dei lavoratori beneficiari del trattamento agevolato. In particolare, la Legge di Stabilità 2017 ha previsto un innalzamento, da 50.000 a 80.000 euro, del tetto …

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