All’insegna dello Struzzo d’Oro – il Commercialista gatronomico alla ricerca del Tocai


20150820_104824Da qualche anno a questa parte sono scomparse dai negozi e supermercati le bottiglie di vino denominate “Tocai friulano”. La denominazione Tocai è accessibile solo ai vini ungheresi. Il nome Tocai è esotico e ricorda i lussi della belle epoque, ma il tocai è un vino poco conosciuto in Italia: esiste anche una tradizione vinicola ungherese ed austriaca ma il suo mercato è essenzialmente locale o per pochi appassionati.

Il Tocai ungherese è un vino bianco (meglio colr topazio) dolce, ottimo con formaggi e foie gras. Si avvicina per sapore al magico Sauternes. Anzi, il Tokaji è un aprente stretto del Sauternes perché un vino muffatto, cioè mantenuto sulla pianta oltre il termine di maturazione, gli acini vengono aggrediti da una particolare muffa nobile che conferisce al Tokaji il suo sapore inconfondibile.

La lavorazione di tale vino è lenta e estremamente affascinate, tanto che nel passato era considerato un vino da re (vinum regum, rex vinorum – così lo definì il Re Sole). Un altro antico detto latino dell’Europa medievale è Nullum vinum/Nisi hungaricum! E’ vero che il Tokaji per le modalità di maturazione estremamente lente e compelsse garantiva una durata eccezionale: la leggenda narra di bottiglie ancora valide dopo oltre 2 secoli!

Effettivamente la produzione di Tokaji data dal XIII secolo e precede quella del Sauternes di un paio di secoli. Dalla fine della prima guerra mondiale le vicende politiche ungheresi sono state complesse e drammatiche e hanno portato all’oblio enologico del paese, soprattutto il cinquantennio di dittatura comunista ha chiuso al Tokaji le porte dei mercati internazionali.

In un paese come l’Italia, parlare di vino ungherese appare ai più quasi un eresia…

Tutt’oggi (anche se internet e l’e-commerce aiutano a globalizzare – nel bene e nel male – il mercato del vino) uno dei modi migliori per conoscere il vino, la cucina e i dolci ungheresi è di recarsi in Ungheria, non una destinazione turistica di primo piano.

Oggi il Commercialista Gastronomico vi propone di attraversare le alpi in direzione di Vienna e fare una deviazione oltreconfine, perché l’autostrada che porta dall’Italia a Vienna corre lungo il bordo del confine austro-ungherese.

La nostra meta sarà Kőszeg (in tedesco Güns) che si trova a soli 5 chilometri dal confine austriaco ed è famosa per essere una delle città ungheresi che ha mantenuto intatto il suo aspetto medievale.

Per quanto al cittadina sia carina e il suo centro storico sia caratterizzato da un architettura mitteleuropea, se Kőszeg è al perla dell’Ungheria medievale, allora si capisce che l’attrattiva turistica dell’Ungheria è di profilo sicuramente inferiore a quella italiana.

Vi dovrete dedicare alla visita al Castello (Jurisics-vár – la lingua ungherese crea dei toponimi veramente affascinanti) che sostenne vittorioso un famoso assedio contro le truppe di Solimano il Magnifico. E’ affascinate visitare l’antica Farmacia all’insegna dell’Unicorno d’Oro (Patika az Arany Egyszarvúhoz) in cui si può ammirare come venivano creati i medicinali nel XVIII secolo, con procedimenti ancora alchimistici. Dopo essersi persi nei vicoli nelle piazze e nelle chiese (e vi è anche una sinagoga) la nostra meta è uno dei più antichi alberghi d’Ungheria aperto nel 1597 all’insegna dello Struzzo d’Oro (Arany Strucc) L’ambiente è antico e demodè, am sembra di entrare in un film della serie dedicata a Sissi, dove ci si accomoda su poltrone di velluto e si sorseggia un te, un caffe (eszpresszò e il caffè gode di un importantissimo posto nella storia dell’Ungheria) o un calice di Tokaji. In questo posto il tempo sembra essersi fermato al 1914.

La pasticceria ungherese è come una sinfonia di Lehàr e sedersi allo Struzzo d’Oro è come aprire il libro dei ricordi e entrare in un’operetta. La gamma di torte e dolci è fantasmagorica, come è brillante l’abbinamento cromatico dei dolci. Ad oggi i prezzi in Fiorini (l’Ungheria non adotta l’euro) sono estremamente favorevoli per togliersi più di uno sfizio dolce o alcolico. L’unica sfida sarà quella della lingua: l’ungherese è forse una delle più complesse lingue europee e la consocenza dell’inglese non è garantita.

Per chi vuole l’indirizzo esatto: Arany Strucc Szálloda, Kőszeg, Várkör 124, http://aranystrucckoszeg.hu/hu/

13 maggio 2017

Luca Bianchi


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