Alcune valutazioni sui profili di costituzionalità della TASI

in vista della scadenza del prossimo 16 giugno proponiamo alcune valutazioni critiche sulla costituzionalità della TASI

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Le considerazioni che sono state fatte in un precedente intervento a proposito di IMU devono essere opportunamente sviluppate, ma anche modificate ed evolute, in ordine a TASI, introdotta dal legislatore fiscale nell’ordinamento giuridico italiano in forza di quanto previsto dalla Legge n. 147/2013, articolo 1, commi da 639 a 731 che, istituendo il mostro giuridico-fiscale tricefalo denominato IUC, che mescola un’imposta (IMU) e due tasse (TASI e TARI – ammesso che poi TARI non assuma le fattezze di tariffa con tutte le conseguenze del caso, innanzitutto a livello IVA), ne basa il presupposto impositivo su due ragioni del tutto disomogenee di cui una costituita dal possesso di unità immobiliari (e quindi collegandolo alla loro natura catastale e valore venale) e l’altro invece connesso all’erogazione ed alla fruizione di servizi comunali creando una commistione del tutto illogica tra la tassazione di un bene in base al suo possesso/utilizzo e la fruizione di un servizio.

La TASI (Tassa sui servizi indivisibili) ha il suo momento istitutivo all’interno dell’articolo 1, comma 669, della Legge n. 147/2013 (il quale recita che “Il presupposto impositivo della TASI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di fabbricati, ivi compresa l’abitazione principale come definita ai fini dell’imposta municipale propria, di aree scoperte nonché di quelle edificabili, a qualsiasi uso adibiti”) che, così come è stato più sopra anticipato, identifica quale soggetto passivo dell’imposta, ai sensi del successivo comma 671, chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo le unità immobiliari di cui al comma 669″ e la cui base imponibile è determinata ai sensi dell’articolo 1, comma 675 della Legge n. 147/2013 in materia di applicazione dell’IMU, così come previsto dall’articolo 13 del Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011 (“Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”, convertito con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214) di cui già si è ampiamente trattato. Orbene, l’articolo 13 del decreto richiamato dal comma 675 sopra citato rientra nelle disposizioni tributarie che danno effetto costitutivo ai fini IUC a partire dal 2014, limitatamente a TASI e TARI. P

er brevità espositiva, si abbia sempre a mente quanto è già stato detto in merito all’articolo 4 dello Statuto del Contribuente (Non si può disporre con decreto-legge l’istituzione di nuovi tributi né prevedere l’applicazione di tributi esistenti ad altre categorie di soggetti”), agli articoli 3, comma 2 (È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”), 23 (Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”), 47 (La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”), 53 (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”), 97 (Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli…

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