La Nuova Cigo: istruzioni pratiche

di Patrizia Macrì

Pubblicato il 3 aprile 2017



la Cassa Integrazione è lo strumento principe per la tutela dei posti di lavoro nelle aziende in difficoltà; in questo articolo puntiamo il mouse sulla gestione pratica del calcolo dei contributi relativi alle ore della CIGO utilizzate dalle aziende
ctcircolaredellavoro Con questo articolo torniamo ad occuparci della nuova procedura per la richiesta del trattamento di integrazione salariale, fornendo, questa volta, tutte le istruzioni per la corretta gestione contabile del trattamento, una volta ottenuta l'autorizzazione da parte dell'Inps. In particolare andremo ad esaminare gli adempimenti connessi all'associazione di ogni lavoratore con l'unità produttiva di riferimento, i criteri per individuare i trattamenti soggetti alla nuova disciplina, la metodologia di calcolo della contribuzione addizionale nonché le modalità di gestione del trattamento di fine rapporto in relazione alle diverse tipologie di cassa integrazione.   PRINCIPALI NOVITA' INTRODOTTE DAL D.LGS. 148/2015 Come abbiamo già avuto modo di dire nel precedente articolo, il D.Lgs. 148/2015 ha operato il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporti di lavoro. Le principali novità che possiamo riscontrare ad un attento esame del decreto in commento sono:
  • l'estensione della tutela ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante;
  • la ridefinizione dei requisiti soggettivi per l'accesso alle prestazioni;
  • la revisione dei limiti massimi di durata dei trattamenti;
  • la rimodulazione della misura della contribuzione ordinaria;
  • la revisione dell'assetto e della misura della contribuzione addizionale;
  • l'introduzione del termine di decadenza di 6 mesi entro il quale è ammesso il conguaglio delle prestazioni CIG anticipate dal datore di lavoro.
  DESTINATARI DELLA CIGO: Anzianità di effettivo lavoro Il nuovo D.lgs. 148/2015 individua i destinatari del trattamento di integrazione salariale ordinario e straordinario nei lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, compresi gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante. Restano esclusi dalla presente disciplina i lavoratori a domicilio e i lavoratori assunti con contratto di apprendistato non professionalizzante. Per poter accedere al trattamento di integrazione salariale i lavoratori beneficiari devono aver conseguito un'anzianità di effettivo lavoro, presso l'unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento , di almeno 90 giorni dalla data di presentazione della relativa domanda di concessione al Ministero, se trattasi di trattamento straordinario ovvero all'Istituto per i trattamenti ordinari. Ai fini della maturazione del predetto requisito soggettivo di anzianità di effettivo lavoro, si computano le giornate di effettiva presenza al lavoro, indipendentemente dalla durata oraria, nonché i periodi di sospensione dal lavoro per:
  • ferie;
  • festività;
  • maternità obbligatoria;
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha precisato che, ai fini del raggiungimento del requisito dell'anzianità di effettivo lavoro, devono essere conteggiati come giorni di effettivo lavoro sia il sabato, in caso di articolazione dell'orario di lavoro su 5 giorni a settimana, sia il riposo settimanale, cadente di domenica ovvero in altro giorno infrasettimanale, in quanto tali giornate sono comprese nel normale corso del rapporto di lavoro. La nota del Ministero ha precisato anche che in caso di cambio di qualifica del lavoratore, l'anzianità di effettivo lavoro presso l'unità produttiva viene considerata in modo unitario, ossia deve essere considerato anche il periodo anteriore la variazione, indipendentemente dalla qualifica precedentemente posseduta dal lavoratore.   UNITA' PRODUTTIVA La corretta identificazione dell'unità produttiva è di rilevante importanza per l'istruttoria della pratica, in quanto fondamentale parametro di riferimento per la valutazione sia di requisiti che di limiti. Occorre pertanto tenere presente che l'unità produttiva si identifica con la sede legale, gli stabilimenti, le filiali e i laboratori distaccati dalla sede, che abbiano un'organizzazione autonoma. L'organizzazione autonoma si realizza con lo svolgimento nelle sedi, stabilimenti, filiali e laboratori distaccati di un'attività idonea a realizzare l'intero ciclo produttivo o una sua fase completa, unitamente alla presenza di lavoratori in forza in via continuativa. Con l'autocertificazione dell'autonomia organizzativa l'azienda dichiara, sotto la propria responsabilità, che l'unità produttiva è lo stabilimento o la struttura finalizzata alla produzione di beni o all'erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria o tecnico funzionale, intendendosi come tali il plesso organizzativo che presenta una fisionomia distinta ed abbia, in condizioni di indipendenza, un proprio riparto di risorse disponibili così da permettere in piena autonomia le scelte organizzative più confacenti alle caratteristiche funzionali e produttive dell'unità. Con l'autocertificazione dell'idoneità a realizzare l'intero ciclo produttivo, o una fase completa di esso, l'azienda dichiara sotto la propria responsabilità che il plesso organizzativo esplica, in tutto o in parte, l'attività di produzione di beni o servizi dell'impresa medesima, della quale costituisce elemento organizzativo, non limitandosi alla realizzazione di meri scopi strumentali sia rispetto ai generali fini dell'impresa sia rispetto ad una fase completa dell'attività produttiva della stessa. In caso di cantieri edili ed affini, l'azienda dovrà certificare, in sede di iscrizione dell'unità produttiva cantiere, che per il plesso organizzativo cui si riferisce la domanda di integrazione salariale è stato stipulato un contratto di appalto di almeno un mese. In deroga alla normativa generale, infatti, in caso di cantieri edili ed affini, il limite minimo di durata dell'appalto ai fini della qualificazione in unità produttiva, viene fissato ad un mese, anziché sei. La normativa non prevede  che il contratto di appalto venga allegato alla richiesta del trattamento di integrazione salariale. Tuttavia, è bene tenere presente che, oltre ai controlli automatizzati che vengono già svolti dalle procedure informatiche, sono previste ulteriori verifiche su base campionaria di natura amministrativa e/o ispettiva in riferimento all'effettività dei requisiti caratterizzanti l'unità produttiva. L'attività di controllo si compone di due distinte attività da porre in essere:
  • controlli on desk consistenti in verifiche automatizzate e di natura amministrativa;
  • controlli tramite vigilanza documentale e/o ispettiva con la quale rilevare l'effettività dei requisiti caratterizzanti l'unità produttiva.
In riferimento all'individuazione dell'unità produttiva la nuova normativa, ha apportato modifiche anche nella compilazione dell'UniEmens. In particolare nel sistema di anagrafica aziendale e nel flusso UniEmens, sezione PosContributiva, nell'ambito dell'elemento DenunciaIndividuale, è stato introdotto un nuovo elemento denominato UnitaProduttiva. La valorizzazione di questo elemento è obbligatoria per le aziende che possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie e alle prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di solidarietà a partire dal flusso UniEmens di competenza del mese di Marzo 2017. Il suddetto elemento deve essere valorizzato anche nel caso in cui, non esistendo un'unità produttiva diversa da quella in cui l'azienda ha la propria sede legale, la prestazione lavorativa dei dipendenti venga svolta integralmente presso la sede legale del datore di lavoro. La mancata valorizzazione di questo elemento costituirà errore bloccante ai fini della trasmissione del flusso UniEmens. Per poter gestire un'unità produttiva occorre:
  • accedere al menù dei servizi per le aziende e i consulenti del sito dell'INPS;
  • nella sezione "Iscrizione e Variazione Aziende" attivare la voce "Comunicazione unità operativa/Accentramento contr.";
  • digitare la matricola per la quale aprire/gestire l'unità produttiva e confermare;
  • le successive tre pagine sono di sola visualizzazione dei dati preesistenti, quindi occorre cliccare sul pulsante "Pagina successiva" fino a quando non compare l'elenco delle unità produttive già aperte (U. Prod. ="S") e cliccare ancora su pagina successiva;
  • selezionare "Comunicazione unità operativa-produttiva", per visualizzare l'elenco delle unità produttive da gestire, oppure cliccare su "Inserisci" per aprire una nuova unità produttiva;
  • immettere i dati richiesti e specificare l'opzione, "Unità produttiva" e salvare, dopo aver preso visione della dichiarazione sulla apertura dell'unità produttiva;
  • infine registrare la richiesta di creazione dell'unità produttiva appena definita, cliccando su "Registra Richiesta".
Nel caso in cui un lavoratore, nel corso di uno stesso mese, abbia svolto la propria attività lavorativa presso più Unità Produttive, il datore di lavoro dovrà:
  • valorizzare l'Unità Produttiva presso la quale il lavoratore ha prestato l'attività lavorativa per un periodo più lungo;
  • nel caso in cui il periodo lavorativo presso le diverse Unità Produttive sia uguale, valorizzare l'ultima Unità Produttiva presso la quale il lavoratore ha prestato attività lavorativa in ordine temporale.
N.B. In questi casi particolari si adotta quella che viene definita "soluzione convenzionale" che è ispirata ad un criterio di prevalenza temporale. Questa soluzione permette di evitare la duplicazione delle informazioni UniEmens su più Unità Produttive.   La comunicazione di una nuova unità produttiva deve essere effettuata entro l'ultimo giorno del mese successivo all'apertura della stessa avvalendosi dell'apposita procedura telematica disponibile sul sito internet dell'Inps. Naturalmente non è possibile presentare domande di CIG per unità produttive che non sono state registrate in anagrafica azienda.   MODALITA' DI PAGAMENTO DELLA CIGO E TERMINE DI DECADENZA I trattamenti salariali erogati dai datori di lavoro, vengono di norma rimborsati dall'inps ovvero posti a conguaglio dallo stesso datore di lavoro nel momento in cui assolve ai propri obblighi di contribuzione obbligatoria. Il conguaglio delle integrazioni salariali deve essere effettuato, a pena di decadenza, entro 6 mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata dell'autorizzazione o dalla data del provvedimento di concessione, se successivo, assolvendo agli adempimenti informativi sulla base dell'assetto dei flussi UniEmens e ai correlati adempimenti contributivi attraverso l'utilizzo dei sistemi di pagamento di legge. Tale termine di decadenza si applica anche nel caso in cui la denuncia UniEmens generi un saldo a credito per l'azienda.   N.B. Una volta maturato il termine di decadenza, l'azienda non potrà più conguagliare le integrazioni salariali anticipate ai propri dipendenti con gli ordinari flussi UniEmens che abbiano competenza successiva al mese di scadenza, né attraverso flussi regolarizzativi. La nuova disciplina trova applicazione in tutte le tipologie di cassa integrazione, compresa la cassa integrazione in deroga e le prestazioni integrative del reddito garantite dai Fondi di Solidarietà. In questi casi, per stabilire i termini per poter procedere al conguaglio o al rimborso delle somme anticipate ai lavoratori beneficiari, bisogna anche verificare la data in cui è stato emesso il provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell'inps.   INTEGRAZIONI SALARIALI STRAORDINARIE Il D.Lgs. 148/2015 riscrive anche la disciplina dei trattamenti straordinari di integrazione salariale. I trattamenti straordinari si applicano alle imprese:
  • industriali, comprese quelle edili ed affini;
  • artigiane, che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell'attività dell'impresa che esercita l'influsso gestionale prevalente;
  • appaltatrici di servizi mensa o ristorazione, che subiscono una riduzione di attività in dipendenza di situazioni di difficoltà dell'azienda appaltante, che abbiano comportato per quest'ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;
  • appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di attività in conseguenza della riduzione delle attività dell'azienda appaltante, che abbiano comportato per quest'ultima il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale;
  • dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero del comparto della produzione e manutenzione del materiale rotabile;
  • cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;
  • di vigilanza
  che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti inclusi gli apprendisti e i dirigenti. La disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale e i relativi obblighi contributivi trovano altresì applicazione in relazione alle  imprese:
  • esercenti attività commerciali, comprese quelle della logistica;
  • agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici
che nel corso del semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente più di cinquanta dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti nonché alle:
  • imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuali e società da queste derivate, nonché imprese del sistema aeroportuale;
  • partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, nei limiti di spesa di 8,5 milioni di euro per l'anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016
a prescindere dal numero dei dipendenti occupati. Al fine di individuare correttamente la sussistenza del requisito dimensionale occorre far riferimento al numero dei lavoratori occupati mediamente nel semestre precedente la data di presentazione della domanda. A questo riguardo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che per il calcolo della forza lavoro continuano ad applicarsi i criteri già in essere con la pregressa disciplina. In particolare i lavoratori a tempo determinato continuano ad essere computati nella forza lavoro ai fini CIGS allo stesso modo degli altri dipendenti a tempo indeterminato senza che per tali fattispecie operi il riproporzionamento previsto dall'art. 27 del D.Lgs. 81/2015. Ai fini del calcolo della forza aziendale "FZ" il prestatore di lavoro intermittente è computato nell'organico dell'impresa, in proporzione all'orario di lavoro effettivamente svolto nell'arco di ciascun semestre precedente alla richiesta di intervento di integrazione salariale, ai sensi dell'art. 18 del D.Lgs. n. 81/2015. Non vanno pertanto considerate le ore in cui il lavoratore resta in disponibilità.   CONTRIBUTO ORDINARIO CIGS In merito al contributo ordinario per Cigs, il D.Lgs. 148/2015 non ha modificato nulla rispetto alla previgente normativa. Il contributo resta pertanto pari allo 0,90% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali di cui 0,60% a carico dell'impresa e 0,30% a carico del lavoratore. Il decreto in commento ha invece modificato l'assetto e la misura della contribuzione addizionale introducendo importanti innovazioni rispetto alla previgente normativa. Tale disposizione pone a carico delle imprese che presentano domande di integrazione salariale un contributo addizionale in misura pari al:
  • 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente al periodo di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, fruito all'interno di uno o più interventi concessi, sino a un limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;
  • 12% oltre il limite di cui al punto precedente e sino a 104 settimane in un quinquennio mobile;
  • 15% oltre il limite di cui al punto precedente in un quinquennio mobile.
In particolare, la nuova disciplina del contributo addizionale si caratterizza per i seguenti aspetti innovativi:
  • la contribuzione è calcolata sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate e, quindi, non più sull'integrazione corrisposta;
  • la misura dell'aliquota varia in funzione dell'intensità di utilizzo delle integrazioni salariali nell'ambito del quinquennio mobile.
N.B. Il contributo addizionale può essere suscettibile di un incremento, a titolo di sanzione, in caso di mancato rispetto delle modalità di rotazione tra i lavoratori interessati nell'applicazione della sospensione o riduzione dell'orario di lavoro.   La misura dell'incremento del contributo addizionale, è stata fissata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze nella misura dell'1% del contributo addizionale dovuto e si applica ai lavoratori in relazione ai quali non è stato rispettato il criterio di rotazione e limitatamente al periodo temporale per il quale è stata accertata la violazione. Il decreto prevede inoltre che la DTL competente trasmetta gli esiti dell'accertamento alla sede territoriale competente dell'istituto, la quale provvederà ad applicare la sanzione comminata. Il decreto interministeriale non ha disposto nulla in merito all'applicazione del contributo addizionale rispetto alla tipologia di cassa integrazione pertanto, si ritiene, che la disposizione sia applicabile a tutte le tipologie di cassa integrazione, ivi compresa la cassa integrazione in deroga. Ai fini del superamento delle 52 o delle 104 settimane che determinano l'incremento delle aliquote del contributo addizionale devono essere computati i trattamenti di integrazione salariale per i quali sia stata presentata istanza a partire dal 24 settembre 2015, anche se riguardanti eventi di sospensione o riduzione antecedenti a tale data. I periodi di sospensione o riduzione successivi al 24 settembre 2015 non devono essere computati ai predetti fini, se dedotti in domande presentate prima di tale data. Il contributo addizionale non è, però, dovuto:
  • per gli interventi di integrazione salariale ordinaria, quando gli stessi siano concessi per eventi oggettivamente non evitabili;
  • dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale;
  • dalle imprese commissariate in base al D.L. 30 gennaio 1979, n. 26, convertito, con modificazioni, dalla L. 3 aprile 1979, n. 95;
  • dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale con continuazione dell'attività aziendale che, sussistendone i presupposti, accedano, a decorrere dal 1° gennaio 2016 al trattamento di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per le causali previste dal D.Lgs. n. 148/2015.
La previgente normativa prevedeva che le imprese che si avvalevano degli interventi di integrazione salariale, anticipando i relativi trattamenti ai dipendenti interessati dalla riduzione di orario, ovvero dalla sospensione dell'attività di lavoro, erano tenute a versare il contributo addizionale alla Cassa Integrazione Guadagni in sede di conguaglio delle relative prestazioni. Con le nuove disposizioni, invece, il momento impositivo della contribuzione addizionale deve essere individuato assumendo a riferimento il periodo di paga al quale si riferisce la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, in vigenza del provvedimento che legittima l'accesso all'integrazione salariale e tenendo conto delle modalità di svolgimento degli adempimenti operativi connessi alla formazione del flusso UniEmens.   N.B. Nel caso in cui il rilascio dell'autorizzazione avvenga nel mese in cui termina l'evento CIG o successivamente, l'azienda è tenuta a versare l'importo del contributo addizionale per l'intero periodo autorizzato nel periodo di paga successivo a quello dell'autorizzazione.   CALCOLO DEL CONTRIBUTO ADDIZIONALE Come abbiamo avuto modo di dire, il decreto in commento ha modificato la base di calcolo del contributo addizionale, prendendo come tale la retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate. Al fine di garantire ai lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale le giuste tutele, la determinazione della retribuzione persa va effettuata sulla base di regole che risultino assolutamente coerenti con quelle che sono utilizzate per la determinazione dell'importo dell'integrazione salariale. L'art. 3 comma 5 del decreto 148/15 nel definire la misura dell'integrazione salariale stabilisce che l'importo del trattamento non può superare per l'anno 2015 gli importi massimi mensili comunque rapportati alle ore di integrazione salariale autorizzate e per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive.  Di conseguenza, la retribuzione globale, base di calcolo dell'importo dell'integrazione salariale e, allo stesso tempo, della misura del contributo addizionale, deve essere maggiorata dei ratei di mensilità aggiuntive, a prescindere da ogni pattuizione negoziale  che, nel rispetto del nuovo quadro normativo di riferimento, possa riguardare il trattamento retributivo dei lavoratori interessati da provvedimenti di integrazione salariale. Nella compilazione del flusso UniEmens la retribuzione persa deve essere esposta nell'elemento DifferenzeAccredito.   Patrizia Macrì 3 aprile 2017