Diario quotidiano del 6 aprile 2017: studi di settore, correttivi anticrisi e nuovi indici di affidabilità

Pubblicato il 6 aprile 2017



1) Cartelle esattoriali: interessi di mora al 3,50%
2) Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2016
3) Studi di settore 2016: c’è l’ok degli esperti ai correttivi anticrisi
4) Distributori di schede telefoniche, tabacchi e 'gratta e vinci': niente obbligo di invio on line dei corrispettivi
5) Canone Rai 2016: entro aprile la conferma dei dati dalle aziende elettriche
6) Antiriciclaggio: Consulenti del Lavoro perplessi sulle sanzioni
7) Ne bis in idem: sentenza Corte Ue
8) Entrate tributarie: 64,6 miliardi nei primi due mesi del 2017 (+3,1%)
9) Dogane: autorizzazione alla costituzione di una garanzia globale a valenza unionale
10) Arrivano nuovi indici, addio studi settore per migliorare i risultati ottenuti in termini di gettito erariale
CT_Facebook_Cover_828x3151) Cartelle esattoriali: interessi di mora al 3,50% 2) Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2016 3) Studi di settore 2016: c’è l’ok degli esperti ai correttivi anticrisi 4) Distributori di schede telefoniche, tabacchi e “gratta e vinci”: niente obbligo di invio on line dei corrispettivi 5) Canone Rai 2016: entro aprile la conferma dei dati dalle aziende elettriche 6) Antiriciclaggio: Consulenti del Lavoro perplessi sulle sanzioni 7) Ne bis in idem: sentenza Corte Ue 8) Entrate tributarie: 64,6 miliardi nei primi due mesi del 2017 (+3,1%) 9) Dogane: autorizzazione alla costituzione di una garanzia globale a valenza unionale 10) Arrivano nuovi indici, addio studi settore per migliorare i risultati ottenuti in termini di gettito erariale ****

1) Cartelle esattoriali: interessi di mora al 3,50%

Il nuovo tasso sarà operativo dal 15 maggio 2017. Passa dal 4,13 al 3,50% la misura degli interessi di mora da aggiungere alle somme iscritte a ruolo (escluse le sanzioni e gli interessi) e versate oltre il limite di sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento (articolo 30, Dpr 602/1973). La nuova “taglia” è stata fissata con provvedimento n. 66826 del 4 aprile 2017, che tiene conto della flessione dei tassi registrata nel 2016 e certificata dalla Banca d’Italia.

A prevedere la determinazione annuale degli interessi di mora è il decreto legislativo 159/2015 il quale, all’articolo 13, stabilisce che l’adeguamento sia fissato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate. Così, sulla base della stima effettuata dalla Banca d’Italia con riferimento alla media dei tassi bancari attivi nell’anno 2016, l’Amministrazione ha posizionato l’asticella al 3,50%.

Cartelle di pagamento: scendono ancora gli interessi di mora

Il nuovo tasso per chi paga in ritardo è del 3,50%. Dal 15 maggio 2017 gli interessi di mora relativi alle somme versate in ritardo, a seguito della notifica di una cartella di pagamento, saranno ancora più bassi. Il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate di oggi stabilisce, infatti, che il tasso di interesse annuale sarà pari al 3,50%.

Chi pagherà di meno - Il contribuente che riceve una cartella e non effettua il pagamento entro i 60 giorni dalla notifica, è tenuto a pagare gli interessi di mora ad un tasso determinato annualmente con provvedimento del Direttore dell’Agenzia. Il tasso d’interesse, che si applica a partire dalla data della notifica della cartella e fino alla data del pagamento, a partire dal 15 maggio prossimo scenderà dal 4,13% al 3,50% annuo.

La misura, come previsto dall’art. 30 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602/1973, è stata rideterminata in considerazione della media dei tassi bancari attivi, in basse alle stime fornite dalla Banca d’Italia.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 82 del 4 aprile 2017)

******

2) Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2016

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato la circolare n. 7 del 4 aprile 2017, una sorta di “Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2016: spese che danno diritto a deduzioni dal reddito, a detrazioni d’imposta, crediti d’imposta e altri elementi rilevanti per la compilazione della dichiarazione e per l’apposizione del visto di conformità”.

Dichiarazione 730 all’orizzonte: quali spese detrarre quali dedurre: Un vero e proprio manuale omnicomprensivo, con l’obiettivo di fornire la migliore assistenza possibile ai contribuenti e assicurare uniformità e trasparenza all’azione amministrativa

Tutto quello che occorre sapere su detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta, ritenute, documenti da presentare e da conservare. C’è questo (e altro) nella circolare-guida presentata oggi dall’Agenzia e dalla Consulta dei Caf, perché frutto di un lavoro congiunto, destinato ad agevolare i cittadini, le figure preposte all’apposizione del visto di conformità (operatori dei centri di assistenza fiscale e professionisti) e gli uffici tenuti allo svolgimento dell’attività di controllo.

Un vero e proprio manuale omnicomprensivo, ispirato dalla guida predisposta ogni anno dalla Consulta nazionale dei Caf per i propri addetti, che può essere ben trasposta a vantaggio dell’intera platea di soggetti interessati all’argomento “dichiarazioni”. È così che l’Agenzia delle Entrate, con l’obiettivo di fornire la migliore assistenza possibile ai contribuenti e assicurare uniformità e trasparenza all’azione amministrativa, ha ritenuto utile riordinare le informazioni in un documento di prassi, mettendolo a disposizione della comunità, con l’intento di aggiornarle annualmente. La circolare n. 7/E del 4 aprile 2017 – la cui impostazione rispecchia, in linea di massima, l’ordine dei righi dei quadri E (ospita oneri detraibili e deducibili), F (acconti, ritenute, eccedenze e altri dati) e G (crediti d’imposta) del modello 730/2017 – si basa sui chiarimenti forniti in precedenti documenti di prassi ancora validi e su quelli “stimolati” dalle più recenti modifiche normative e dai quesiti formulati da Caf e professionisti. La trattazione è, dunque, nello stesso tempo sistematica e analitica. Tocca, con dovizia di particolari, temi attuali: l’equiparazione del vincolo giuridico prodotto dalle unioni civili tra persone dello stesso sesso a quello derivante dal matrimonio, con i conseguenti riflessi fiscali; la possibilità (nuova) di detrarre dall’Irpef il 65% delle spese sostenute per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento, produzione acqua calda, climatizzazione delle abitazioni; la chance di sottrarre dall’imposta il 50% dell’Iva pagata per l’acquisto, dall’impresa costruttrice, di un’abitazione di classe energetica A o B e quella, anch’essa inedita, di scomputare dall’Irpef il 19% dell’ammontare dei canoni di leasing versati per l’acquisto di unità immobiliari da destinare ad abitazione principale entro un anno dalla consegna, spettante ai contribuenti che, al momento di stipula del contratto, avevano un reddito non superiore a 55mila euro. Messa a fuoco anche l’ammissione tra le spese detraibili di quelle sostenute per farmaci senza obbligo di prescrizione medica acquistati on-line da farmacie ed esercizi commerciali autorizzati alla vendita a distanza; e, ancora, la detraibilità delle spese per gite scolastiche, per l’assicurazione della scuola e ogni altro contributo finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa (ad esempio, corsi di lingua, di teatro) deliberato dagli organi d’istituto. La volontà di rafforzare un rapporto fondato su dialogo e trasparenza è comprovata anche dalla presenza nella circolare di un’elencazione “esaustiva” dei documenti da esibire al Caf o al professionista che deve apporre il “visto” di conformità: esaustiva perché, in sede di controllo, gli uffici potranno richiedere soltanto quei documenti (esclusi i casi non previsti).

******

3) Studi di settore 2016: c’è l’ok degli esperti ai correttivi anticrisi

Studi di settore 2016: arriva l’ok degli esperti ai correttivi anticrisi. Online dal 4 aprile 2017 Gerico 2017.

Parere positivo ai correttivi anticrisi per 193 studi di settore. La Commissione degli esperti, che aveva già espresso parere positivo alla metodologia utilizzata per elaborare i correttivi alle funzioni di regressione ed alla normalità nella riunione dello scorso 7 dicembre, ha verificato la validità di tali correttivi, anche sulla base delle analisi effettuate da Sose sui dati Iva e degli oltre centomila esempi pervenuti da parte delle organizzazioni di categoria.

Cinque correttivi per la crisi - I correttivi anticrisi sono stati determinati per adattare gli studi di settore alla situazione di crisi economica del 2016 e sono riconducibili a queste cinque categorie:

- correttivi congiunturali di settore

- correttivi congiunturali territoriali

- correttivi congiunturali individuali

- interventi relativi all’analisi di normalità economica

- interventi relativi all’analisi di coerenza economica

In linea Gerico e Parametri - I software Gerico e Parametri 2017 sono in linea con netto anticipo rispetto agli anni passati. È, infatti, già pronto nella sua versione definitiva il software per la compilazione degli studi di settore, che da oggi è online sul sito internet dell’Agenzia, nella sezione Cosa devi fare > Dichiarare > Studi di settore e parametri > Studi di settore > Software > Gerico 2017. Contestualmente alla pubblicazione di Gerico è reso disponibile anche Parametri 2017.

Gerico 2017 tiene conto dei correttivi “crisi”, analizzati dalla Commissione degli esperti nella riunione di oggi, e interessa i 193 studi di settore applicabili per il periodo d’imposta 2016. Il software consente di stimare, per il 2016, i ricavi o i compensi dei contribuenti esercenti attività d’impresa o arti e professioni per cui non risultano approvati gli studi di settore, ovvero, ancorché approvati, operano condizioni di inapplicabilità non estensibili ai parametri.

Grazie a questi applicativi dedicati, imprese e lavoratori autonomi possono determinare, già nella fase di compilazione del modello Redditi, la congruità dei loro ricavi/compensi, ed eventualmente adeguarsi alle risultanze degli studi di settore e dei parametri.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 81 del 4 aprile 2017)

*****

4) Distributori di schede telefoniche, tabacchi e “gratta e vinci”: niente obbligo di invio on line dei corrispettivi

Distributori di schede telefoniche, tabacchi e “gratta e vinci”. Nessun obbligo di invio telematico dei corrispettivi.

I distributori automatici di tabacchi, ricariche telefoniche e “gratta e vinci” sono esclusi dall’obbligo di memorizzazione elettronica e invio telematico dei corrispettivi previsto dal Dlgs n. 127/2015. È questo il chiarimento contenuto nella risoluzione n. 44/E del 5 aprile 2017, con cui l’Agenzia delle Entrate chiarisce gli adempimenti a cui sono tenuti i rivenditori che erogano beni e servizi tramite vending machine.

Iva “monofase”, no all’invio telematico dei corrispettivi

Dal 1° aprile 2017 i soggetti che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici, aventi le caratteristiche individuate con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 giugno 2016, sono tenuti alla memorizzazione elettronica e alla trasmissione telematica dei corrispettivi. Oltre agli apparecchi che non erogano beni o servizi, ma soltanto un attestato di pagamento (ad esempio i pedaggi autostradali e le biglietterie automatiche per il trasporto e la sosta), fanno eccezione le vending machine che erogano beni sui quali l’imposta è già stata assolta in una fase precedente, come le operazioni che ricadono nel regime dell’Iva “monofase” dell’articolo 74 del Dpr n. 633/1972. Per i distributori di questi beni non sono richieste la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi. Un’analoga esclusione è prevista anche per le lotterie ad estrazione istantanea (“gratta e vinci”), esenti dall’imposta in base all’articolo 10 del decreto Iva.

Distributori “misti”, l’obbligo è solo parziale

La neo risoluzione, inoltre, illustra la disciplina dei distributori “misti”, ossia quelli che erogano sia beni soggetti a Iva ordinaria, sia beni esclusi dall’obbligo di memorizzazione elettronica e d’invio telematico dei corrispettivi. In questo caso i rivenditori saranno tenuti ad effettuare la trasmissione dei dati relativi ai soli servizi e prodotti non esclusi dall’obbligo (“merce varia”); non rientrano, invece, tra le informazioni da memorizzare e inviare elettronicamente quelle relative alle cessioni di tabacchi e di altri beni commercializzati esclusivamente dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, di ricariche telefoniche e di biglietti delle lotterie istantanee (“gratta e vinci”).

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 83 del 5 aprile 2017)

******

5) Canone Rai 2016: conferma dei dati dalle aziende elettriche entro aprile

Canone tv 2016: conferma dei dati dalle aziende elettriche entro aprile. a comunicazione va prodotta - via Pec o tramite raccomandata - in assenza di rettifiche da segnalare circa le informazioni già trasmesse sulle somme addebitate, accreditate e riscosse.

Per il primo anno di applicazione del nuovo sistema di riscossione del canone tv a uso privato, cioè il 2016, le imprese elettriche possono confermare i dati di dettaglio, inviati mensilmente, con una comunicazione all’Agenzia delle Entrate, considerata tempestiva se effettuata entro il prossimo 30 aprile. Può essere o trasmessa, firmata digitalmente, tramite posta elettronica certificata all’indirizzo agenziaentratepec@pce.agenziaentrate.it o spedita con raccomandata postale, all’Agenzia delle Entrate - Direzione centrale Gestione tributi – Via Cristoforo Colombo, 426 C/D – 00145, Roma.

Lo prevede il provvedimento n. 67384 del 5 aprile 2017 del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

L’intervento odierno prende le mosse dalla disposizione contenuta nell’articolo 5, comma 3, del decreto attuativo 13 maggio 2016, secondo cui le imprese elettriche, entro il 31 marzo di ciascun anno, segnalano all’Agenzia delle Entrate le rettifiche dei dati di dettaglio - trasmessi mensilmente - relativi al canone addebitato, accreditato e riscosso nel mese precedente: la finalità è rendere definitivi i dati da utilizzare per le attività di controllo. Poiché le attuali modalità tecniche non consentono, in assenza di rettifiche, la possibilità di confermare i dati già inviati, a tale scopo è stata prevista una specifica comunicazione.

Viene ricordato che, dal 2016, per la maggior parte dei cittadini, è cambiata la modalità di riscossione del canone tv: ora avviene, in dieci rate mensili, mediante addebito sulle fatture emesse dalle aziende elettriche in base alla presunzione - introdotta dall’articolo 1, comma 153, della legge 208/2015 - di detenzione dell’apparecchio televisivo nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia nel luogo dove il contribuente risiede anagraficamente.

******

6) Antiriciclaggio: Consulenti del Lavoro perplessi sulle sanzioni

Antiriciclaggio: le perplessità dei Consulenti del Lavoro sulle sanzioni. La direttiva comunitaria antiriciclaggio coinvolge avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e notai su tutti. Il nuovo testo, in linea con il passato, esclude soltanto gli adempimenti in materia di lavoro, ma non tutti gli altri per i quali le categorie stanno dialogando con il legislatore.

Lo schema di decreto legislativo, in discussione fino al 6 aprile alle Commissioni Bilancio e Giustizia e Finanze della Camera dei deputati in attesa del parere positivo prima del rinvio al Senato, prevede una semplificazione dei vari adempimenti a carico dei soggetti obbligati, ma rimane l'obbligo di segnalazione di soggetti su cui vi sia sospetto della violazione della norma anti riciclaggio e finanziamento al terrorismo, comprese la violazione delle norme finanziarie come circolazioni del contante, libretti al portatore ecc..

La novità sta nella previsione di criteri oggettivi per la quantificazione delle sanzioni che tengono conto della distinzione tra persone fisiche e giuridiche e del valore delle pratiche. Le sanzioni amministrative sono state ridotte e graduate (secondo i professionisti in modo ancora insufficiente) fissando il limite minimo a 3 mila e il massimo a 50 mila euro. Altra novità: per i professionisti coinvolti, la violazione delle norme antiriciclaggio costituisce anche illecito disciplinare secondo le varie norme ordinamentali. Nessuna novità invece in merito all'obbligo di conservazione dei documenti che rimane per dieci anni.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 5 aprile 2017)

******

7) Ne bis in idem: sentenza Corte Ue

Ne bis in idem, non si applica se la sanzione riguarda società e persone fisiche. Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere deve giudicare alcune ipotesi di reato di omesso versamento dell'Iva (articolo 10 ter Dlgs 74/2000). Gli imputati (o indagati), due signori, rispettivamente legali rappresentanti di due società, eccepiscono che, per gli stessi fatti, l'agenzia delle entrate ha già irrogato una sanzione pecuniaria definitiva.

Di qui il dubbio, sottoposto alla Corte di giustizia dell'Unione europea in via pregiudiziale, che tale sistema di “doppia sanzione” (amministrativa e penale) contrasti con il principio del “ne bis in idem”, secondo cui non si può essere condannati due volte per lo stesso reato.

Con la neo sentenza, la Corte stabilisce che il principio del ne bis in idem non è invocabile nelle fattispecie di cui trattasi, in quanto, sia nell'una che nell'altra, la sanzione tributaria è stata imposta alle società (dotate di autonoma personalità giuridica) mentre i procedimenti penali riguardano direttamente le persone fisiche che ne hanno la legale rappresentanza.

(Corte Ue, Sentenza nelle cause riunite C-217/15 e C-350/15, Orsi e Baldetti)

Si propone di seguito il commento offerto dal notiziario telematico dell’Agenzia delle entrate del 5 aprile 2017:

Italia in regola sulle sanzioni per omesso versamento Iva

Gli eurogiudici si sono pronunziati in via definitiva sulla portata del principio del ne bis in idem, in base al quale nessuno può essere giudicato o punito due volte per lo stesso fatto.

Con la sentenza del 5 aprile 2017, resa nelle cause riunite C‑217/15 e C‑350/15, la Corte di giustizia si è pronunciata sulla portata del principio del ne bis in idem in base ala quale nessuno può essere giudicato o punito due volte per lo stesso fatto. In particolare, i giudici europei hanno chiarito l’applicabilità del predetto principio, in ambito Iva, con riguardo all’ipotesi in cui dopo l’irrogazione ad una società dotata di personalità giuridica di una sanzione tributaria definitiva per omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, per il medesimo fatto, sia avviato un procedimento penale nei confronti del legale rappresentante della medesima società.

Il caso e la questione pregiudiziale

I legali rappresentanti di due società sono imputati dinanzi all’Autorità giudiziaria per il reato di omesso versamento dell’Iva (art. 10-ter e 10-bis del decreto legislativo n. 74/2000) in quanto avrebbero omesso di versare, entro i termini previsti dalla legge, Iva per un ammontare superiore ad un milione di euro, dovuta in base alla dichiarazione annuale.

Tali procedimenti penali erano avviati dopo la denuncia dell’Amministrazione finanziaria che procedeva all’accertamento del debito tributario e della irrogazione della relativa sanzione nella misura del 30% per cento dell’importo dovuto a titolo di Iva.

Il rinvio alla Corte di giustizia

In tale contesto, l’Autorità giudiziaria, sospendeva i procedimenti penali e chiedeva alla Corte di giustizia di chiarire se ai sensi degli articoli 4 del protocollo n. 7 alla CEDU e 50 della Carta, che sanciscono il principio del ne bis in idem, sia conforme al diritto dell’Unione la disposizione di cui all’articolo 10 ter del decreto legislativo n. 74/2000 nella parte in cui consente di procedere alla valutazione della responsabilità penale di un soggetto il quale, per lo stesso fatto (omissione del versamento dell’Iva), sia già stato destinatario di un accertamento definitivo da parte dell’Amministrazione finanziaria dello Stato, con irrogazione di una sanzione amministrativa.

La pronuncia della Corte

I Giudici europei hanno affermato la compatibilità della normativa nazionale. Secondo la Corte, infatti, l’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che consente di avviare procedimenti penali per omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto dopo l’irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i medesimi fatti, qualora tale sanzione sia stata inflitta ad una società dotata di personalità giuridica, mentre detti procedimenti penali sono stati avviati nei confronti di una persona fisica.

L’iter logico giuridico argomentativo della Corte si fonda unicamente Carta dei diritti fondamentali dell’Ue che, come è noto, ai sensi dell’articolo 6 del TUE ha lo stesso valore giuridico dei trattati. Ciò, in quanto, precisa la Corte - coerentemente alla giurisprudenza consolidata dell’Unione - anche se, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, TUE, i diritti fondamentali riconosciuti dalla CEDU fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali e anche se l’articolo 52, paragrafo 3, della Carta prevede che i diritti in essa contemplati corrispondenti a quelli garantiti dalla CEDU hanno lo stesso significato e la stessa portata di quelli loro conferiti dalla suddetta convenzione, quest’ultima non costituisce, fintantoché l’Unione non vi abbia aderito, un atto giuridico formalmente integrato nell’ordinamento giuridico dell’Unione. Al fine di risolvere la questione pregiudiziale sottopostale la Corte, quindi, chiarisce che le sanzioni tributarie ed i procedimenti penali aventi ad oggetto reati in materia di Iva e volti ad assicurare l’esatta riscossione di tale imposta e ad evitare le evasioni, costituiscono un’attuazione degli articoli 2 e 273 della direttiva 2006/112, nonché dell’articolo 325 TFUE e, quindi, del diritto dell’Unione. Pertanto, le disposizioni di diritto nazionale che disciplinano procedimenti penali aventi ad oggetto reati in materia di Iva rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 50 della Carta. Ciò posto, la Corte precisa che l’applicazione del principio del ne bis in idem presuppone che sia la stessa persona ad essere oggetto delle sanzioni o dei procedimenti penali avviato per il medesimo fatto.

Tale interpretazione dell’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali Ue - precisano i giudici dell’Unione - è confermata dalle spiegazioni relative alla Carta dei diritti fondamentali, richiamata dalla giurisprudenza consolidata della Ue, secondo cui detto principio non può, in ogni caso, essere violato se non è la stessa persona ad essere stata sanzionata più di una volta per uno stesso comportamento illecito. Le conclusioni della Corte Ue

Nel predetto presupposto, riguardo la fattispecie concreta in esame, nella quale le sanzioni tributarie erano inflitte a due società dotate di personalità giuridica, mentre i procedimenti penali riguardano due persone fisiche, la Corte conclude che la sanzione tributaria ed i procedimenti penali riguardano persone distinte. Ne consegue, che manca la condizione per l’applicazione del principio del ne bis in idem secondo la quale la stessa persona deve essere oggetto delle sanzioni e dei procedimenti penali. Il fatto di infliggere sia sanzioni tributarie che sanzioni penali non costituisce, peraltro, una violazione del principio del ne bis in idem, anche avuto riguardo all’articolo 4 del protocollo n. 7 alla CEDU, qualora le sanzioni di cui trattasi riguardino persone, fisiche o giuridiche, giuridicamente distinte.

******

8) Entrate tributarie: 64,6 miliardi nei primi due mesi del 2017 (+3,1%)

Nei primi due mesi del 2017 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 64.614 milioni di euro, in aumento del 3,1% (+ 1.969 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2016. Alla crescita del gettito hanno contribuito tutte le principali imposte. Si segnala che nel 2016, anno di applicazione della nuova modalità di pagamento del canone tv attraverso la bolletta elettrica, i primi versamenti del canone si sono registrati a partire dal mese di agosto, mentre nel 2017 i versamenti sono affluiti all’erario da gennaio. Nei due mesi l’introito derivante dal canone televisivo è stato pari a 131 milioni. Neutralizzando gli effetti sul gettito delle suddette disposizioni, la crescita delle entrate tributarie nel periodo considerato risulta pari a +2,9%.

IMPOSTE DIRETTE

Registrano un gettito complessivamente pari a 39.389 milioni di euro, in aumento dell’1,9% (+ 729 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Le entrate IRPEF ammontano a 35.173 milioni di euro, in aumento di 530 milioni di euro (+1,5%) per effetto principalmente dell’andamento positivo delle ritenute da lavoro dipendente (+ 1,6%).

Il gettito IRES registra un incremento di 183 milioni di euro (+34,5%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Mostrano una diminuzione le entrate relative alle imposte sostitutive sui redditi da capitale e sulle plusvalenze (–188 milioni di euro, pari a –29,8%) e quelle relative all’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione (–10 milioni di euro, pari a –1,5%).

All’andamento delle imposte dirette di gennaio-febbraio 2017 hanno contribuito anche altri tributi, in particolare il gettito derivante dalla collaborazione volontaria (cd voluntary disclosure), introdotta per favorire la regolarizzazione di capitali finora non dichiarati al fisco, che ha fatto registrare versamenti per 278 milioni di euro, con un aumento di 162 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2016.

IMPOSTE INDIRETTE

Il gettito ammonta a 25.225 milioni di euro, in aumento del 5,2% (+1.240 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2016. Le entrate dell’IVA sono pari a 14.218 milioni di euro con un incremento di 712 milioni di euro (+5,3%). L’andamento è positivo sia per la componente dell’IVA sugli scambi interni (+2,1%), anche per effetto dell’applicazione del meccanismo dello split payment, sia per quella sulle importazioni (+26,1%). Tra le imposte sulle transazioni, l’imposta di registro segna una diminuzione del 6,0%. Mostra invece una variazione positiva rispetto all’analogo periodo del 2016 l’imposta di bollo (+221 milioni di euro). Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) si attestano a 3.077 milioni di euro (-0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso); il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) ha generato entrate per 559 milioni di euro con un aumento di +1,3%.

ENTRATE DA GIOCHI

Il gettito relativo ai giochi, pari a 2.370 milioni di euro, presenta, nel complesso, una crescita del 15,0% .

ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO

Le entrate derivanti dall’attività di accertamento e controllo, riferite solo ai ruoli dei tributi erariali, si sono attestate a 1.252 milioni di euro con una variazione negativa dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’andamento riflette la diminuzione di gettito dei ruoli riferiti alle imposte dirette (-37 milioni di euro, pari a -4,9%) e l’aumento di quello dei ruoli riferiti alle imposte indirette (+28 milioni di euro, paria a +5,5%). Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio–febbraio 2017, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento. E’ disponibile anche il report “Entrate Erariali F24 marzo 2017” che analizza l’andamento delle entrate tributarie versate con il modello F 24 relativo al periodo gennaio-marzo 2017, fornendo una prima anticipazione dell’andamento delle stesse.

(MEF, comunicato n. 55 del 05 aprile 2017)

******

9) Dogane: autorizzazione alla costituzione di una garanzia globale a valenza unionale

L’Agenzia delle entrate rende noto agli operatori che, al fine di assicurare una gestione tempestiva e uniforme delle decisioni con efficacia ultra-nazionale e considerato che, al riguardo, in materia di garanzie utilizzabili in più Stati membri della UE, non vi è ancora una prassi consolidata, le autorizzazioni alla costituzione di garanzie globali ai sensi dell’art. 89.2, lett. b), CDU sono adottate dal direttore dell’Ufficio contabilità dei diritti doganali e tutela degli interessi finanziari della UE della Direzione Centrale Legislazione e Procedure Doganali.

L’istanza per l’ottenimento dell’autorizzazione in argomento dovrà essere comunque presentata presso l’Ufficio delle dogane competente sul luogo in cui è tenuta o accessibile la contabilità principale ai fini doganali e in cui verrà effettuata almeno una parte delle attività oggetto della decisione.

(Agenzia delle Dogane, nota del 5 aprile 2017)

******

10) Arrivano nuovi indici, addio studi settore per migliorare i risultati ottenuti in termini di gettito erariale

Nel 2017 l’Agenzia delle Entrate dedicherà attenzione «all’attuazione della strategia di gestione della compliance per migliorare i risultati ottenuti in termini di gettito, attraverso l’aumento dell’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti e la riduzione dell’invasività dei controlli nei confronti di soggetti a basso rischio». Lo ha precisato il direttore dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi un una audizione alla Commissione Finanze della Camera. Uno degli obiettivi strategici è «l’elaborazione di nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale finalizzati a favorire una maggiore compliance dichiarativa delle pmi e dei professionisti, in sostituzione degli attuali studi di settore, per gli esercenti attività di impresa e di lavoro autonomo». I contribuenti che risulteranno “affidabili” avranno accesso a benefici premiali. «Gli indici sintetici di affidabilità fiscale - ha concluso - andranno a sostituire gli attuali studi di settore e a regime interesseranno oltre 4 milioni di operatori economici».

Fisco, Orlandi: 19 miliardi evasione recuperati nel 2016, incasso triplicato in dieci anni.

Il 2016 è stato un anno record per il recupero dell’evasione pregressa con 19 miliardi di euro, «il maggiore risultato mai conseguito dall'istituzione» dell'Agenzia delle Entrate. Lo ha ricordato il direttore dell'Agenzia, Rossella Orlandi un una audizione alla Commissione Finanze della Camera.

«Tax gap» da errori o illiquidità vale 13 mld

Il direttore ha inoltre segnalato che le somme «non dichiarate a seguito di errori nella compilazione della dichiarazione o per illiquidità dei contribuenti» rappresentano «circa il 13% del gap delle entrate tributarie», per un valore che si «attesta intorno a circa 13 miliardi di euro». E ha ricordato che «l’Iva rappresenta la quota più rilevante del 'tax gap', che ammonta, nel 2014, a 40,5 miliardi di euro, di cui 8,4 miliardi dovuti a mancati versamenti». Per quanto riguarda l’Iva, ha tuttavia sottolineato, «nel corso del 2015 sono state introdotte due importanti misure: l’estensione del “reverse charge” ai settori delle costruzioni e delle pulizie e l’adozione della scissione dei pagamenti, 'split payment', per i fornitori della Pubblica amministrazione». E che «entrambe le misure hanno fornito un contributo alla riduzione del gap. In particolare, per quanto riguarda lo 'split payment', le più recenti stime effettuate dall'Agenzia delle Entrate, evidenziano una riduzione strutturale del 'gap' di 2,5 miliardi nel 2015 e di un ulteriore miliardo nel 2016, importi al netto dei maggiori rimborsi e compensazioni».

Orlandi: 2016 record, 19 miliardi recupero evasione

Dei 19 miliardi - ha spiegato Orlandi - 10,5 miliardi derivano da attività di controllo sostanziale, in crescita del 36% rispetto al 2015, 8 miliardi sono frutto di attività di liquidazione. «Si tratta - ha proseguito -di un’attività su cui abbiamo investito molto per affinare le nostre capacità di estrazione e di analisi ed evitare, quindi, l’invio di avvisi imprecisi o inesatti».

Incassati oltre 4,1 miliardi dalla voluntary disclosure

Nei 10,5 miliardi sono inclusi anche gli incassi da attività di accertamento relativa alla voluntary 1 (relativa alle violazioni commesse fino al 30 settembre 2014): sono stati incassati oltre 4,1 miliardi . Un risultato, quest’ultimo, che «è andato oltre le previsioni, quantificate in circa 3,8 miliardi di maggiori Entrate, grazie alla certosina attività di controllo». Si tratta di entrate che, secondo Orlandi, possono definirsi in parte «strutturali», poiché comportano un significativo allargamento della base imponibile per gli anni futuri, oltre che un patrimonio informativo classificato con una specifica applicazione che è destinato ad affinare e condizionare in positivo le ulteriori e future azioni di deterrenza. Infine, circa 500 milioni provengono da versamenti spontanei da compliance.

Con voluntary emerse attività estere per 61,7 mld

Orlandi ha ricordato il bilancio della “voluntary disclosure”, per un «valore complessivo degli investimenti e delle attività estere di natura finanziaria, oggetto della procedura di emersione» che «ammonta a circa 61,7 miliardi di euro». «Delle oltre 129mila istanze pervenute, 127.383 - ha precisato - sono riferibili alla cosiddetta collaborazione volontaria internazionale». Gli Stati esteri maggiormente interessati dalla emersione delle attività sono stati, ha spiegato, la Svizzera, il Principato di Monaco, Bahamas, Singapore, Lussemburgo, San Marino e Liechtenstein. «Dalle ultime rilevazioni effettuate alla data del 28 febbraio 2017 - ha concluso al riguardo - la lavorazione delle istanze risulta pressoché conclusa».

750 italiani nei Panama Papers

L’Agenzia delle Entrate ha inoltre elaborato un elenco di soggetti italiani coinvolti nell’inchiesta Panama Papers secondo il quale sarebbero 750 gli italiani che con la costituzione di entità offshore hanno presumibilmente nascosto al fisco italiano «rilevanti attività di natura finanziaria, detenute in altri Paesi non collaborativi, e di natura patrimoniale». Il dato è stato riferito sempre da Orlandi nel corso dell’audizione alla Commissione Finanze delle Camera.

Equitalia: 600.000 richieste rottamazione cartelle, 8,3 miliardi

Lo riferisce l'amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, in un'audizione alla Camera.

I contribuenti hanno presentato a Equitalia al 23 marzo circa 600 mila domande di adesione alla definizione agevolata (rottamazione delle cartelle). Lo riferisce l'amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, in un'audizione alla Camera, spiegando che -delle 575 mila istanze che avevano i requisiti- ne sono state lavorate circa 502 mila per un controvalore complessivo di circa 8,3 miliardi.

Ruffini ha spiegato che la somma di 8,3 miliardi "potrà subire una modifica, innanzitutto, dopo le verifiche sull'effettiva possibilità di definire tutti i debiti indicati dai contribuenti nelle loro istanze". Inoltre, da tale cifra, che è già al netto delle somme aggiuntive e degli interessi di mora eventualmente maturati dopo la trasmissione dei carichi, dagli enti creditori a Equitalia - spiega - andranno decurtati gli importi affidati, a titolo di "sanzione", nonché aggiunti gli oneri di riscossione, i diritti di notifica della cartella di pagamento e le eventuali spese per procedure esecutive. L'importo finale sarà comunicato al contribuente entro il 31 maggio 2017 per effettuare il relativo pagamento secondo il piano prescelto (unica soluzione o a rate). Le domande di rottamazione delle cartelle hanno riguardato per il 63,1% persone fisiche (per il 21,5% degli importi), per il 23,3% persone fisiche con attività economica (21,3% degli importi) e per il 13,6% persone giuridiche (per il 57,2% degli importi). Oltre 5,77 miliardi (il 69,4% del totale) delle somme contenute nelle istanze già lavorate sono crediti verso l'Agenzia delle entrate mentre 1,69 miliardi (il 20,4%) riguardano l'Inps.

Orlandi, 2016 record per il recupero dell'evasione pregressa - Il 2016 è stato un anno record per il recupero dell'evasione pregressa con 19 miliardi di euro, "il maggiore risultato mai conseguito dall'istituzione" dell'Agenzia delle Entrate: lo ha detto il direttore dell'Agenzia, Rossella Orlandi un una audizione alla Commissione Finanze della Camera. Rispetto al 2015 (14,9 miliardi) si registra un aumento del 28% mentre rispetto al 2007 (6,4 miliardi) la cifra è triplicata. Dei 19 miliardi 10,5 derivano da attività di controllo sostanziale (è inclusa la voluntary disclosure) mentre 8 miliardi sono frutto di attività di liquidazione.

(Agenzia Ansa, nota del 5 aprile 2017)

Vincenzo D’Andò