Diario quotidiano del 26 aprile 2017 – la manovra correttiva è legge (testo integrale)

Pubblicato il 26 aprile 2017



1) Valore merci in dogana: semplificata la determinazione degli importi
2) Regime di perfezionamento attivo: trattamento ai fini IVA delle merci unionali
3) Deduzione Ace e principi Oic
4) Liti fiscali: viene estesa la rottamazione
5) Cartella valida solo se con interessi in chiaro
6) Concorrenza alta: stop all’accertamento fiscale
7) L’amministratore subentrato risponde del reato
8) Manovra correttiva d’aprile: decreto firmato - con testo integrale definitivo
9) Voucher: Legge di abrogazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale
10) Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai risultati contabili dei 730 (modello 730-4)
11) Entrate in video: su YouTube arriva la precompilata 2017
12) Servizio Paga online, interruzioni mercoledì 26 aprile
diario-quotidiano-articoli-71) Valore merci in dogana: semplificata la determinazione degli importi 2) Regime di perfezionamento attivo: trattamento ai fini IVA delle merci unionali 3) Deduzione Ace e principi Oic 4) Liti fiscali: viene estesa la rottamazione 5) Cartella valida solo se con interessi in chiaro 6) Concorrenza alta: stop all’accertamento fiscale 7) L’amministratore subentrato risponde del reato 8) Manovra correttiva d’aprile: decreto firmato 9) Voucher: Legge di abrogazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale 10) Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai risultati contabili dei 730 (modello 730-4) 11) Entrate in video: su YouTube arriva la precompilata 2017 12) Servizio Paga online, interruzioni mercoledì 26 aprile *** 1) Valore merci in dogana: semplificata la determinazione degli importi Valori delle merci in dogana con calcolo semplificato. Proprio a tal fine, l’Agenzia delle dogane ha emesso la circolare n. 5 del 21 aprile 2017 sulla “Semplificazione della determinazione degli importi facenti parte del valore in dogana delle merci”. Peraltro, l’Agenzia aveva già segnalato la necessità di precostituire “un documento di base” in vista della prossima vigenza delle disposizioni recate dal Reg. UE 952/2013 (Codice Doganale dell’Unione) che, all’art. 73, introduce il seguente principio di semplificazione: “Le autorità doganali possono autorizzare su richiesta la determinazione dei seguenti importi sulla base di criteri specifici, se non sono quantificabili alla data di accettazione della dichiarazione in dogana: a) gli importi che devono essere inclusi nel valore in dogana conformemente all’articolo 70, paragrafo 2) (valore di transazione); e b) gli importi di cui agli articoli 71 e 72 (elementi da includere/escludere dal valore in dogana)”. Le stesse istruzioni invitavano, poi, a “non sottovalutare” il disposto dell’art. 70, paragrafo 1, laddove, nel definire il valore di transazione come “il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci quando sono vendute per l’esportazione verso il territorio doganale dell’Unione”, aggiunge le parole “eventualmente adeguato”, così da consentire la “ordinaria valorizzazione delle merci proprio sulla base dell’art. 73 CDU, alle condizioni previste dall’art.71 del Reg. delegato (UE) n. 2446 del 28 luglio 2015 (di seguito, RD)”. Successivamente, con la circolare n. 8/D del 19 aprile 2016, a seguito dell’entrata in applicazione del nuovo Codice doganale, sono state fornite disposizioni circa il valore in dogana delle merci. Valore in dogana forfetizzabile l’intero pagamento al venditore Viene introdotta nell’art. 166 del CDU, relativo alla dichiarazione semplificata, la possibilità di utilizzare – in alternativa all’indicazione di un valore provvisorio sulla dichiarazione stessa, solo per il regime dell’importazione, in presenza delle previste condizioni oggettive e soggettive stabilite dall’art. 71 del Regolamento delegato 2446 del 28 luglio 2015 – lo strumento di cui all’art. 73 del CDU con il quale è possibile operare una forfetizzazione non più solo di alcuni elementi del valore in dogana da aggiungere/defalcare al/dal prezzo pagato o da pagare di cui agli artt. 71 e 72 del CDU, bensì anche dell’intero pagamento dovuto al venditore o, tramite terzi, “a beneficio del venditore”, ex art. 70 del CDU. ****** 2) Regime di perfezionamento attivo: trattamento ai fini IVA delle merci unionali Il valore imponibile oggetto di tassazione, nel caso in cui venga applicato l’art. 85 del CDU, è determinato in base alle regole generali sul valore e quindi include, anche il valore delle merci unionali. Lo precisa l’Agenzia delle dogane con la nota n. 34667 del 20 aprile 2017, in risposta ad un quesito. Si fa riferimento alla nota prot. n. 3399 del 02.02.2017 con la quale è stato posto un quesito in merito al trattamento fiscale da applicare alle merci ottenute dalla lavorazione in regime di perfezionamento attivo all’atto dell’importazione delle stesse. In particolare, il quesito fa riferimento ad un’autorizzazione di perfezionamento attivo che coinvolge più Stati membri rilasciata dall’Amministrazione doganale tedesca alla ditta Tetra Pak Carta S.p.A. con svolgimento di alcune lavorazioni in Italia e la successiva importazione dei prodotti trasformati. L’autorizzazione in questione, con inizio validità il 1° maggio 2016, sostituisce una precedente autorizzazione alla trasformazione sotto controllo doganale in vigore prima di tale data. Nel caso di specie, come già indicato nella nota prot. n. 84724 del 10.10.2016, la normativa da applicare per il regime di perfezionamento attivo sia dal punto di vista doganale che fiscale è quella propria di tale ultimo regime. Il titolare dell’autorizzazione al regime di perfezionamento attivo, in base a quanto indicato nell’istanza, applicherà ai fini della tassazione l’art. 85 o 86 parag. 3 del CDU, e gli elementi dell’obbligazione doganale saranno determinati al momento della presentazione della dichiarazione di importazione (art.85 CDU) oppure del vincolo delle materie prime al regime (art.86 parag. 3 CDU). Il valore imponibile oggetto di tassazione, nel caso in cui venga applicato l’art. 85 del CDU, sarà determinato in base alle regole generali sul valore e quindi includerà, se sono state utilizzate merci unionali, anche il valore di quest’ultime. Se non si intende sottoporre a tassazione il valore delle merci unionali si dovrà optare per l’applicazione dell’art.86 parag. 3 del CDU. Il valore imponibile dei prodotti compensatori determinato secondo le disposizioni sopra citate sarà utilizzabile all’atto dell’importazione sia ai fini daziari che ai fini fiscali, come previsto dall’art. 69 del D.P.R. n. 633/72. L’utilizzo nella lavorazione in regime di perfezionamento attivo sia di merci unionali che merci terze per la produzione del prodotto finale comporta la prevalenza, nella fase di tassazione, del regime doganale scelto rispetto allo status delle merci stesse, in quanto ciò che è oggetto di importazione è il prodotto ottenuto dalla lavorazione di merce terza e merce unionale. Considerato quindi il nuovo quadro normativo di riferimento, spetterà all’operatore valutare quale è il tipo di tassazione più conveniente per l’operazione che intende effettuare. Ad esempio, nel caso in esame, in cui la merce unionale (88,776%) utilizzata nella lavorazione risulta quasi totalmente prevalente rispetto alle merci terze (11,224%), l’applicazione del regime potrebbe non essere conveniente per la ditta, in quanto il risparmio in termini daziari sulla materia prima terza potrebbe essere notevolmente inferiore rispetto ai costi dovuti all’applicazione della fiscalità interna sul prodotto compensatorio finale. Per completezza si rammenta infine che, come già precisato nella nota prot. n.8474 sopra citata, per le operazioni relative ad autorizzazioni alla trasformazione sotto controllo doganale ancora in essere nel periodo transitorio, dovrà essere applicata necessariamente, all’atto dell’importazione dei prodotti compensatori, la tassazione prevista dall’art. 85 CDU sia ai fini daziari che fiscali e non potrà più essere seguita la prassi contenuta nella nota prot. n.5258/9311 del 22.12.1984 che prevedeva la riscossione dell’IVA sulle materie prime vincolate al regime. ****** 3) Deduzione Ace e principi Oic Ace del 2016, calcolo a ostacoli: I principi Oic prevedono imputazioni dirette a patrimonio netto nel bilancio 2016. Le società devono fare i conti con i dubbi interpretativi sulla deduzione Ace. Mentre l’incentivo alla capitalizzazione rischia di subire nuove penalizzazioni ad opera della neo manovra, le imprese attendono il decreto ministeriale, da emanare entro il 30 aprile, che dovrà revisionare le regole attuative dell’Ace per adeguarle ai nuovi principi contabili. Tra i dubbi maggiori l’impatto sulla base dell’agevolazione della riserva negativa per azioni proprie, le movimentazioni dirette delle riserve per cambio di principi contabili o correzione di errori, e l’iscrizione a patrimonio netto dello scorporo di interessi passivi figurativi sui finanziamenti soci infruttiferi. Con la pubblicazione del Decreto Legislativo 18 agosto 2015, n. 139 sulla Gazzetta Ufficiale del 4 settembre 2015 si è completato l’iter di recepimento della direttiva 34/2013/UE. Tale decreto ha aggiornato la disciplina del codice civile in merito ai bilanci d’esercizio e la disciplina del d.lgs. 127/1991 in tema di bilancio consolidato. L’art. 12 del d.lgs. 139/2015 prevede quanto segue: - Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano ai bilanci relativi agli esercizi finanziari aventi inizio a partire da quella data. - Le modificazioni previste dal presente decreto all’articolo 2426, comma 1, numeri 1), 6) e 8), del codice civile, possono non essere applicate alle componenti delle voci riferite a operazioni che non hanno ancora esaurito i loro effetti in bilancio. L’Organismo italiano di contabilità aggiorna i principi contabili nazionali di cui all’articolo 9-bis, comma 1, lettera a), del d.lgs 28 febbraio 2005, n. 38, sulla base delle disposizioni contenute nel presente decreto. L’OIC, che ha iniziato il processo di aggiornamento dei principi contabili nazionali che si prevede si concluderà entro il prossimo mese di luglio, ha ritenuto opportuno dedicarsi prioritariamente a quei principi contabili maggiormente impattati dalle novità introdotte dal d.lgs. 139/2015 (costo ammortizzato ed attualizzazione per l’iscrizione dei crediti e dei debiti; iscrizione e valutazione in bilancio degli strumenti finanziari derivati; eliminazione dallo stato patrimoniale delle voci “costi di ricerca” e “costi di pubblicità”). Definizione di base imponibile “differenziata” Principio generale è la differenza tra micro-imprese ed altre aziende con riferimento alle modalità di definizione della base imponibile. Infatti, per le imprese diverse da quelle disciplinate dall’art. 2435-ter del codice civile valgono, anche a fini fiscali, i criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio dei principi contabili nazionali. Seguendo l’impostazione adottata per i soggetti che applicano gli IAS/IFRS (art. 83 del TUIR), le regole contabili assumono rilievo anche per l’amministrazione finanziaria nel senso che, i criteri di classificazione e valutazione previsti da codice civile e OIC, valgono anche per la definizione della base imponibile tranne che la normativa fiscale non disciplini diversamente. In crisi il criterio di derivazione: correttivi L’eliminazione dei componenti straordinari dal conto economico, l’iscrizione degli strumenti finanziari derivati, il criterio del costo ammortizzato, la modifica degli oneri pluriennali capitalizzabili, i principi di rilevanza e di prevalenza della sostanza sulla forma, ecc., hanno messo in crisi il criterio di derivazione. Questo ha reso pertanto necessario l’adeguamento all’impostazione prevista per i soggetti IAS/IFRS al fine di evitare innumerevoli, e in cerci casi complesse, variazioni in aumento e in diminuzione ed il moltiplicarsi delle problematiche di fiscalità differita. Micro-imprese escluse Le micro-imprese invece continuano a definire la base imponibile con in precedenza. Tali soggetti sono espressamente esclusi dalla suddetta e nuova impostazione con la conseguenza che continueranno con il tradizionale “doppio binario”. Decorrenza delle nuove regole contabili Oltre al cambiamento della “filosofia” di fondo per le imprese diverse dalle micro, l’emendamento approfondisce come gestire alcune problematiche in sede di implementazione delle nuove regole contabili. In generale, le nuove disposizioni si applicano ai proventi ed agli oneri rilevati in contabilità a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015. Le operazioni in essere a tale data, invece, continua ad essere assoggettate alla vecchia normativa salvo alcune eccezioni. Costi di ricerca e di pubblicità Con riferimento ai costi di ricerca e a quelli di pubblicità, l’intervento conferma l’impossibilità di capitalizzarne l’importo e la necessità di imputarli interamente nell’esercizio di competenza. Ciò comporta che i costi rilevati precedentemente rispetto all’entrata in vigore delle novità del D.Lgs. n. 139/2015, continuano a concorrere alla determinazione della base imponibile per le imposte sui redditi tramite il processo di ammortamento se, in applicazione all’OIC 24, rimangono iscritte tra i costi di sviluppo (per i costi di ricerca) o tra quelli di impianto e ampliamento (per i costi di pubblicità). Qualora i costi iscritti prima dello 01.01.2016 avessero utilità pluriennale, l’OIC 24 ne prevede l’iscrizione tra le immobilizzazioni immateriali e l’emendamento ne consente la deduzione per quote costanti nel periodo di ammortamento. Per quelli invece che non presentano tali caratteristiche si rende necessario lo storno dall’attivo con riduzione del patrimonio netto (utilizzando la posta utili a nuovo) e impossibilità di dedurne fiscalmente l’importo negli esercizi futuri. Riclassificazione dei componenti straordinari di reddito L’eliminazione della macroclasse E dal conto economico ha reso necessaria la riclassificazione dei componenti straordinari di reddito nelle altre voci. In tale ambito, l’OIC 12 propone in appendice una tabella di raccordo che aiuta il redattore del bilancio nell’iscrivere nelle macroclassi A, B e C i componenti reddituali precedentemente ritenuti straordinari. Questo inoltre ha imposto il coordinamento con le norme fiscali che, precedentemente, gli escludevano almeno in parte dalla definizione della base imponibile. A partire dal 2016 questi ricavi e questi costi concorreranno alla definizione della base imponibile IRAP e per le imposte sui redditi con l’unica esclusione di proventi ed oneri emersi da operazioni straordinarie in cui avviene il trasferimento dell’azienda (o del ramo d’azienda). Questi ultimi componenti reddituali non concorrono alla definizione del ROL, e quindi alla determinazione degli interessi passivi deducibili, e sono esclusi dalla base imponibile IRAP. Modifica del TUIR e poste in valuta La modifica dell’art. 110 del TUIR consente ora di utilizzare tassi di cambio alternativi per la valutazione delle poste in valuta, coerentemente all’OIC 26. In particolare, si tratta della possibilità di impiegare tassi forniti da operatori internazionali indipendenti, purché il dato sia reso pubblico e verificabile attraverso fonti informative accessibili. Criterio del costo ammortizzato e Fisco Con riferimento all’applicazione del costo ammortizzato, non vengono introdotte modifiche alla normativa fiscale. Per le imprese che redigono il bilancio in forma ordinaria, pertanto, gli oneri e i proventi finanziari che emergono dall’utilizzo di tale criterio sembra rileveranno anche a fini fiscali con la conseguente iscrizione tra gli oneri finanziari (macroclasse C) anche di quei costi strumentali all’ottenimento di finanziamenti (si tratta dei costi di transazione che includono gli onorari e le commissioni pagati a soggetti terzi (es.: consulenti, mediatori finanziari e notai), i contributi pagati a organismi di regolamentazione e le tasse e gli oneri sui trasferimenti) che tuttavia precedentemente al D.Lgs. n. 139/2015 erano rilevati tra i costi di produzione. Strumenti finanziari derivati Il regime transitorio per i derivati speculativi risulta il seguente: - quelli in essere ma non iscritti in bilancio al 31 dicembre 2015 concorrono alla determinazione del reddito al momento del realizzo; - quelli iscritti in bilancio al 31 dicembre 2015 concorrono alla determinazione del reddito sulla base della normativa precedente l’emendamento. ****** 4) Liti fiscali: viene estesa la rottamazione Liti fiscali, rottamazione estesa a tutti. Nella manovra arriva la rottamazione delle liti fiscali. Si è chiusa, senza proroga per ora, la rottamazione delle cartelle di Equitalia. Adesso si apre quella delle liti pendenti con il Fisco. Nel decreto legge sulla manovra arriva infatti la procedura per chiudere le controversie tributarie pagando gli importi impugnati senza sanzioni e interessi. Per la presentazione delle domande c'è tempo fino al 30 settembre e se l'importo è superiore a 2mila euro, è possibile pagare in tre rate: l'80% nel 2017 (40% il 30 settembre e 40% il 30 novembre), il resto a giugno 2018. Se la somma da versare è invece inferiore a 2mila euro, si paga tutto entro il 30 settembre. Il decreto prevede che i contribuenti in lite con il Fisco possono chiedere la sospensione del procedimento dal primo grado di giudizio a quello in Cassazione. Il processo viene quindi bloccato fino al 10 ottobre e poi, dopo la presentazione della domande e del pagamento della prima rata, fino al 31 dicembre 2018. ****** 5) Cartella valida solo se con interessi in chiaro La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 9799/2017 ha stabilito che é illegittima la cartella di pagamento che non indica il tasso e i giorni utilizzati per il calcolo degli interessi precisi. Ad alcuni eredi era stata notificata una cartella di pagamento con la quale venivano richiesti interessi liquidati a seguito di una sentenza emessa dalla Ctp. Nel provvedimento era stato indicato il numero della sentenza senza altri riferimenti. Da qui l’impugnazione. I giudici della Suprema corte hanno accolto il ricorso degli eredi affermando che la cartella impugnata conteneva solo il riferimento alla sentenza mentre mancavano indicazioni sul tasso e sulla decorrenza degli interessi pretesi. Per applicazione analogica potrebbero risultare illegittimi anche i ruoli su maggiori imposte e sanzioni che di rado recano i dati per quantificare il dovuto. ****** 6) Concorrenza alta: stop all’accertamento fiscale Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 9932 del 19 aprile 2017, ha respinto il ricorso delle Entrate, l’accertamento a carico dell’impresa può essere annullato quando la concorrenza è molto alta. In questi casi, infatti, lo studio di settore non può essere usato per aumentare le percentuali di ricarico. La vicenda riguardava un ristoratore da asporto che aveva ricevuto un accertamento. L’Ufficio aveva aumentato le percentuali di ricarico del 200%, secondo le medie di settore ma l’uomo si era difeso sostenendo di praticare prezzi più bassi per via dell'altissima concorrenza nella zona. Dunquem l’accertamento induttivo basato sulla percentuale media di ricarico del settore è nullo quando viene dimostrata l’esistenza di una concorrenza intensa. Difatti, l’accertamento induttivo basato sulla percentuale di ricarico desunta dallo studio di settore è illegittimo qualora non tenga conto dell’esistenza di un’elevata concorrenza nella zona di operatività del contribuente. Pedaggi autostradali: ok all’accertamento I pedaggi autostradali giustificano l’accertamento induttivo a carico di un professionista. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9825 del 19 aprile 2017, con cui ha rigettato il ricorso di un contribuente confermando definitivamente la legittimità dell’accertamento emesso Pertanto, la fatturazione da parte di un professionista di molti pedaggi autostradali è indice di una attività professionale intensa che legittima l’accertamento induttivo in assenza di compensi fatturati e di spiegazioni relative ai viaggi effettuati. Ciò a maggior ragione quando sul conto cointestato confluiscano ingenti versamenti non giustificati. ****** 7) L’amministratore subentrato risponde del reato Il nuovo manager risponde del reato. La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 18834 del 19 aprile 2017, ha precisato che risponde del reato di omesso versamento Iva il nuovo amministratore subentrato dopo la presentazione della dichiarazione firmata dal precedente rappresentante legale. La responsabilità scatta se la sostituzione avviene dopo la presentazione della dichiarazione ma prima della scadenza di pagamento. Il nuovo amministratore è tenuto ad effettuare una minima verifica della contabilità, dei bilanci e delle ultime dichiarazioni dei redditi per cui ove ciò non avvenga, risponde del reato del mancato versamento chi subentra. L’assenza di tale preventivo controllo comporta la responsabilità quantomeno a titolo di dolo eventuale. Il prestanome paga con l’amministratore di fatto La Terza sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza n. 18924 del 20 aprile, sancisce che il prestanome risponde insieme all’amministratore di fatto dei reati tributari posti in essere a meno che non provi di essere privo di qualunque potere o possibilità di ingerenza nella gestione dell’impresa. Accettando la carica il prestanome assume i rischi a questa connessi esponendosi alle conseguenze dell'operato dei gestori reali e dunque alla possibilità che questi compiano operazioni legali attraverso la copertura ricevuta. Da qui il rigetto del ricorso e l’affermazione della responsabilità anche dell'amministratore di diritto a titolo di concorso con quello di fatto non solo in virtù della posizione formale rivestita, ma anche per la condotta omissiva consistente nel non aver impedito l’evento. Bancarotta, scatta la doppia sanzione Carte distrutte, il reato a ruota della bancarotta. L'imprenditore già condannato per bancarotta documentale può essere processato, in relazione agli stessi fatti, anche per il reato fiscale di distruzione dei documenti contabili. Non sussiste, in questo caso, il ne bis in idem. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 18927 del 20 aprile 2017, ha confermato la condanna a quasi due anni di reclusione a carico di un manager. I giudici di Piazza Cavour hanno sposato l'impianto accusatorio escludendo il ne bis in idem fra i due reati. ****** 8) Manovra correttiva d’aprile: decreto firmato: clicca QUI per il testo integrale Manovra, via libera Quirinale. Mattarella ha firmato. Il decreto può essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto con la manovra di correzione dei conti. Ora può essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Nella sezione atti firmati del sito della presidenza della Repubblica, si trova il dispositivo firmato: si tratta del Decreto Legge 24/04/2017, (in attesa di pubblicazione) che contiene “disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”. (Ansa, nota del 24 aprile 2017) Compensazioni Iva, stop al limite annuale Il limite annuale previsto per l’utilizzo in compensazione orizzontale del credito Iva è contrario alla normativa comunitaria e il giudice interno è tenuto a disapplicarlo. Lo ha stabilito dalla Ctr Veneto con la sentenza 136/5/2017 del 19 gennaio scorso (presidente Rosin, relatore Chini). Sotto questo profilo, un impatto non trascurabile potrebbe avere la “stretta” contenuta nella manovra correttiva approvata dal Governo (obbligo di visto di conformità per tutte le compensazioni orizzontali superiori a 5mila euro). Peraltro, il limite annuale si applica alla compensazione orizzontale tra debiti e crediti di diversa natura (imposte e contributi), non solamente all’Iva. Pertanto, se fosse confermata l’illegittimità della soglia per contrasto con la normativa comunitaria Iva, ci troveremmo di fronte ad una compensabilità “a due velocità” in base alla tipologia di credito utilizzato. L’Agenzia di Vicenza emetteva nei confronti di una società un atto impositivo contestando per l’anno 2009 l’utilizzo in compensazione del credito Iva oltre il limite annuale fissato dalla legge (allora pari a 516.456,90 euro, oggi elevato a 700mila euro). Ne conseguiva il recupero dei maggiori importi utilizzati, oltre a interessi e sanzioni pari al 30% dell’eccedenza. Il contribuente impugnava l’atto impositivo lamentando, tra l’altro, che il limite annuale alla compensazione orizzontale del credito Iva è contrario alle norme Ue. La Ctp rigettava il ricorso, ma il verdetto veniva ribaltato in appello. La Ctr, accogliendo la tesi del contribuente, conferma che secondo la Corte di giustizia Ue (di cui sono richiamate le cause C-78/00, C-25/07 e C-274/10) la norma di uno Stato membro che non permette all’impresa una immediata fruizione, anche tramite compensazione, della totalità del credito Iva, stabilendo un limite massimo e obbligandola al riporto della differenza negli esercizi successivi, viola la direttiva Iva. In altri termini, la normativa interna a uno Stato membro che impone ai soggetti passivi il riporto parziale o totale dell’eccedenza a credito al periodo d’imposta successivo viene meno agli obblighi fissati dalla disciplina armonizzata Iva. Pertanto, al giudice tributario è fatto obbligo di disapplicare il limite alla compensazione orizzontale del credito Iva ogniqualvolta il fisco ne invochi gli effetti. In linea con i giudici veneti si erano già espresse in passato altre commissioni di merito (Ctr L’Aquila 45/5/2012, Ctr Milano, 3047/30/2014). ****** 9) Voucher: Legge di abrogazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale È stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 del 22 aprile 2017, la Legge n. 49 del 20 aprile 2017 di conversione in legge del D.L. n. 25 del 17 marzo 2017, recante “Disposizioni urgenti per l'abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti”. La Legge 49/2017: 1. all’articolo 1 – abroga il lavoro accessorio (articoli da 48 a 50 del decreto legislativo n. 81 del 2015). Viene lasciato un periodo transitorio, per i buoni acquistati in precedenza, che potranno essere utilizzati, in prestazioni di lavoro accessorio, entro il 31 dicembre 2017. 2. all’articolo 2 – modifica il comma 2, dell’articolo 29, del decreto legislativo n. 276 del 2003, ripristinando integralmente la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, per garantire una miglior tutela in favore dei lavoratori impiegati. Articolo 29 – Appalto 1. Ai fini della applicazione delle norme contenute nel presente titolo, il contratto di appalto, stipulato e regolamentato ai sensi dell’articolo 1655 del codice civile, si distingue dalla somministrazione di lavoro per la organizzazione dei mezzi necessari da parte dell’appaltatore, che può anche risultare, in relazione alle esigenze dell’opera o del servizio dedotti in contratto, dall’esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell’appalto, nonché per la assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d’impresa. 2. In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro e’ obbligato in solido con l’appaltatore, nonché’ con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché’ i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento. Il committente che ha eseguito il pagamento è tenuto, ove previsto, ad assolvere gli obblighi del sostituto d’imposta ai sensi delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e può esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali. 3. L’acquisizione del personale già impiegato nell’appalto a seguito di subentro di nuovo appaltatore dotato di propria struttura organizzativa e operativa, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d’appalto, ove siano presenti elementi di discontinuità che determinano una specifica identità di impresa, non costituisce trasferimento d’azienda o di parte d’azienda. 3-bis. Quando il contratto di appalto sia stipulato in violazione di quanto disposto dal comma 1, il lavoratore interessato può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell’articolo 414 del codice di procedura civile, notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest’ultimo. In tale ipotesi si applica il disposto dell’articolo 27, comma 2. 3-ter. Fermo restando quando previsto dagli articoli 18 e 19, le disposizioni di cui al comma 2 del presente articolo non trovano applicazione qualora il committente sia una persona fisica che non esercita attività di impresa o professionale. Fondazione dei Consulenti del Lavoro: Lavoratori impatriati – regime fiscale agevolativo entro il 2 maggio La Fondazione dei Consulenti del Lavoro ha pubblicato, il 24 aprile 2017, un approfondimento con il quale fornisce alcuni chiarimenti circa gli interventi previsti dall’Agenzia delle Entrate – con il provvedimento n. 64188 del 31 marzo 2017 – che fissa le modalità di esercizio dell’opzione al regime agevolato, per chi non l’abbia esercitata nel termine indicato dal provvedimento del 29 marzo 2016. Lavoratori impatriati: regime fiscale agevolativo entro il 2 maggio I lavoratori impatriati possono optare per il regime fiscale agevolativo fino al 2 maggio 2017. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con il provvedimento n. 64188 del 31 marzo 2017, che fissa le modalità di esercizio dell’opzione per chi non l'abbia esercitata nel termine indicato dal provvedimento del 29 marzo 2016. La misura agevolativa per questi lavoratori dipendenti consiste in una riduzione della base imponibile ai fini IRPEF del 30% per l’anno di imposta 2016 e del 50% a partire dal periodo di imposta 2017 e per i tre periodi successivi. Dal momento che il provvedimento in esame costituisce il sesto intervento (fra normativa e prassi) dedicato alle misure per lavoratori impatriati, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con il presente approfondimento mette a sistema i predetti interventi al fine di rendere più agevole ai destinatari la facoltà di opzione. ****** 10) Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai risultati contabili dei 730 (modello 730-4) Al fine di consentire ai sostituti d’imposta di trasmettere correttamente i menzionati dati sono stati predisposti, all’interno della Certificazione Unica, il quadro CT da utilizzare esclusivamente in caso di comunicazione effettuata per la prima volta e il modello “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate” (CSO) per effettuare le variazioni dei dati precedentemente comunicati o per effettuare la comunicazione per la prima volta secondo le istruzioni operative di fornite dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 51/E del 24 aprile 2017. Conguagli da modello 730: novità per il flusso telematico Solo i risultati contabili che l’Agenzia non ha potuto trasmettere al sostituto “inadempiente” saranno inviati da Caf e professionisti tramite i canali tradizionali, come e-mail e fax. La legge prevede che i Centri di assistenza fiscale e i professionisti abilitati devono comunicare, in via telematica, all’Agenzia delle entrate il risultato contabile delle dichiarazioni inviate (modello 730-4). A sua volta, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei sostituti d’imposta (sempre con modalità telematica) i dati ricevuti, per rendere possibile le operazioni di conguaglio. A tal fine, i sostituti devono comunicare all’Agenzia la “sede telematica” dove ricevere i dati e lo possono fare o compilando il quadro CT della Certificazione unica o il modello CSO - “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate”. Come detto, il provvedimento dello scorso 14 aprile ha eliminato il precedente termine del 31 marzo per l’invio del modello CSO. Pertanto, ora i sostituti d’imposta possono comunicare la sede telematica anche oltre tale data, producendo effetti immediati. Il percorso del flusso telematico delle informazioni necessarie per il conguaglio (e, quindi, per le operazioni di rimborso o di addebito degli importi risultanti dai 730), peraltro, prevede un ulteriore passaggio: infatti, l’Agenzia delle Entrate, entro 15 giorni dalla ricezione dei modelli 730-4, comunica al Caf/professionista che i dati relativi al risultato contabile sono stati messi a disposizione del sostituto d’imposta. Tuttavia, può succedere che non sia possibile inviare i dati contabili al sostituto perchè quest’ultimo non ha comunicato, né con il quadro CT né con il modello CSO, la sede telematica dove riceverli. In questo caso, potrebbero crearsi problemi e lungaggini per il conguaglio. Proprio per evitare inconvenienti di questo tipo, con la risoluzione pubblicata oggi, l’Agenzia, dopo aver ricordato che da quest’anno il modello 730-4 è accettato indipendentemente dalla circostanza che il sostituto abbia comunicato la sede telematica, ha precisato che l’attestazione della messa a disposizione del sostituto dei dati necessari per il conguaglio può essere fornita sino al 31 luglio, se nel frattempo il sostituto stesso ha provveduto all’invio del modello CSO. Dal 31 luglio, inoltre, all’intermediario viene rilasciata una ricevuta di riepilogo che contiene sia i dati già messi a disposizione dei sostituti sia quelli relativi ai modelli 730-4 per i quali l’operazione non è stata possibile. Per i modelli CSO inviati dopo il 31 luglio, l’Agenzia rilascia ai Caf/professionisti le ricevute relative ai modelli 730 per i quali è andata a buon fine l’attività di messa a disposizione dei sostituti dei dati contabili (oltre a una ricevuta di riepilogo mensile). Infine, la risoluzione chiarisce che solo i risultati contabili che non è stato possibile mettere a disposizione dei sostituti (per mancanza di indicazione della sede telematica) possono essere inviati direttamente dal Caf o dal professionista ai sostituti, utilizzando i tradizionali canali di comunicazione (e-mail, fax eccetera). In tal modo, quindi, si assicura che i risultati contabili dei modelli 730 comunque arrivino al sostituto affinché possa eseguire le operazioni di conguaglio. ****** 11) Entrate in video: su YouTube arriva la precompilata 2017 Un breve filmato mostra com’è semplice inviare la dichiarazione Vuoi sapere come accedere alla dichiarazione dei redditi precompilata in maniera autonoma? Da oggi è online il nuovo video dell’Agenzia delle Entrate che spiega le novità di quest’anno e guida i contribuenti attraverso i passaggi da seguire per visualizzare e, a partire dal prossimo 2 maggio, eventualmente modificare e inviare il modello 2017. Il video è disponibile, sul canale YouTube dell’Agenzia, al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=wucCOHvnOzU. Precompilata fai da te, ecco come Il nuovo video dell’Agenzia introduce le principali novità della nuova stagione dichiarativa e spiega passo dopo passo tutte le operazioni da effettuare per accedere in autonomia all’area autenticata, visualizzare le informazioni disponibili e operare all’interno della dichiarazione. La funzionaria delle Entrate illustra anche tutte le modalità per entrare nella piattaforma: oltre al pin e alla password rilasciati dalle Entrate, si può infatti accedere con le credenziali Inps, con quelle del portale NoiPa (per i dipendenti pubblici), con la Carta Nazionale dei Servizi oppure tramite Spid, il nuovo Sistema Pubblico di Identità Digitale, che consente di utilizzare le stesse credenziali per tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni e delle imprese aderenti. Le risposte alle domande più frequenti, le scadenze e le altre novità sono invece disponibili sul sito di assistenza dedicato, https://infoprecompilata.agenziaentrate.it, dove sono elencati anche tutti gli altri canali di assistenza che saranno potenziati per rispondere alle richieste dei cittadini. I numeri di Entrate in video Sono oltre un milione e 700mila le visualizzazioni dei video dell’Agenzia delle Entrate sul suo canale YouTube. Nelle clip i funzionari del Fisco illustrano le opportunità offerte dai servizi web, aiutano a eseguire con facilità gli adempimenti più comuni e informano i contribuenti su agevolazioni e novità. Gli argomenti dei filmati - che sono realizzati a costo zero, autoprodotti e ospitati gratuitamente sulla piattaforma YouTube - sono scelti tenendo conto delle effettive esigenze degli utenti attraverso l’utilizzo dei termini fiscali più ricercati in rete. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 95 del 24 aprile 2017) ****** 12) Servizio Paga online, interruzioni mercoledì 26 aprile Equitalia informa che dalle ore 9 alle ore 10 di mercoledì 26 aprile 2017, saranno eseguite alcune attività di manutenzione programmata per l’aggiornamento dei sistemi. Pertanto in questa fascia oraria Il servizio di pagamento potrebbe non essere disponibile sul nostro portale Internet. Equitalia si scusa per gli eventuali disagi arrecati. (Equitalia, nota 24.04.2017) Vincenzo D’Andò