Diario quotidiano del 20 aprile 2017: in scadenza il termine per chiedere il rimborso IVA del 1′ trimestre 2017

Pubblicato il 20 aprile 2017



1) E’ valido l’accertamento basato sugli studi di settore se il contribuente non ne contesta un punto essenziale
2) In scadenza il termine per il rimborso Iva del 1 trimestre 2017
3) Esami del sangue vietati nelle parafarmacie
4) Tobin tax: termine presentazione dichiarazione fissato al 31 maggio 2017
5) Società estinte: il Fisco può agire contro gli ex soci ma non può chiedere le sanzioni
6) Come identificare gli azionisti
7) Ammessi ed esclusi sul cinque per mille 2015
8) Bonus asilo nido: Decreto pubblicato in G.U.
9) Accertamenti fiscali: prelievi bancari senza inerenza
10) Anche per le Srl in trasparenza fiscale, litisconsorzio necessario
Male Judge Writing On Paper In Courtroom 1) E’ valido l’accertamento basato sugli studi di settore se il contribuente non ne contesta un punto essenziale 2) In scadenza il termine per chiedere il rimborso Iva del 1 trimestre 2017 3) Esami del sangue vietati nelle parafarmacie 4) Tobin tax: termine presentazione dichiarazione fissato al 31 maggio 2017 5) Società estinte: il Fisco può agire contro gli ex soci ma non può chiedere le sanzioni 6) Come identificare gli azionisti 7) Ammessi ed esclusi sul cinque per mille 2015 8) Bonus asilo nido: Decreto pubblicato in G.U. 9) Accertamenti fiscali: prelievi bancari senza inerenza 10) Anche per le Srl in trasparenza fiscale, litisconsorzio necessario ****

1) E’ valido l’accertamento basato sugli studi di settore se il contribuente non ne contesta un punto essenziale

E’ valido l’accertamento basato sugli studi di settore se il contribuente non ne contesti il difetto di motivazione. Il fatto che le scritture contabili risultino regolari non incide a favore dello stesso contribuente.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9671 del 14 aprile 2017, ha condannato una società al pagamento delle maggiori imposte e sanzioni scaturenti dall’emissione di uno avviso di accertamento che la Commissione Tributaria Regionale aveva annullato.

In precedenza, la Commissione Tributaria provinciale aveva, invece, dato ragione al fisco.

In particolare, la Corte Suprema ha censurato la decisione del giudice d’appello ritenendo che la Commissione tributaria regionale, accogliendo nel merito l’appello della società, ha implicitamente ma inequivocabilmente escluso la nullità dell’avviso di accertamento per mancanza di motivazione, rilevando che esso era motivato sulla base dello scostamento esistente tra i ricavi dichiarati e quelli desumibili dalla applicazione dello studio di settore, previo contraddittorio con il contribuente.

Quindi, non è bastato invocare tali spunti difensivi, ma, invece, il contribuente avrebbe dovuto chiedere ed elencare, in maniera dettagliata, tutti i punti che avrebbero portato alla dichiarazione della mancanza di motivazione da parte dell’Amministrazione finanziaria. Circostanza che nel caso di specie non è avvenuta.

Il giudice di appello osservava che “l’accertamento è stato effettuato esclusivamente mediante il confronto tra le risultanze dello studio di settore ritenuto pertinente ed il reddito dichiarato dalla società”, mentre, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, “l’Amministrazione, in presenza di tale divergenza costituente un semplice indizio avrebbe dovuto cercare un riscontro nella contabilità della società: il che non è stato fatto. La mancanza di ogni indagine sul punto ha reso quindi l'accertamento incompleto ed illegittimo”.

Contro la sentenza di appello l’Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso per due motivi.

Primo motivo: Violazione e falsa applicazione dell'art. 39 comma 1 lett. d) D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, 62 sexies d.l. n. 331 del 1993 e art. 2697 cod. civ., in relazione all'art. 360 comma primo n. 3 cod proc. civ. , in quanto l'accertamento mediante applicazione degli studi di settore prescinde dall'analisi delle scritture contabili.

Secondo motivo: Omessa e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all'art. 360 comma primo n. 5 cod. proc. civ., nella parte in cui non ha considerato che l'avviso di accertamento non è basato sul mero scostamento dagli studi di settore, ma è scaturito anche dalla fase procedimentale di contraddittorio con il contribuente, al quale è stata data la possibilità di fornire giustificazioni alle anomalie rinvenute.

La società resiste con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato, deducendo la nullità della sentenza, ai sensi dell'art. 360 comma primo n. 4 cod. proc. civ., per omessa pronuncia sulla eccezione di nullità dell'avviso di accertamento per difetto di motivazione.

Ebbene la Cassazione ha dichiarato i due suddetti motivi del tutto fondati, trattati poi congiuntamente.

Secondo i giudici di legittimità, rispetto alle modalità di accertamento previste dall’art. 39 D.P.R. n. 600/1973, l’accertamento standardizzato mediante applicazione degli studi costituisce una metodologia di accertamento tributario autonoma ed aggiuntiva, la quale prescinde dall’analisi delle scritture contabili, la cui regolarità non è ostativa alla applicazione dei parametri presuntivi, né costituisce elemento di prova contraria rispetto alla efficacia del dato presuntivo.

Conclusione della Corte suprema

Una volta che l'Amministrazione finanziaria abbia ottemperato all’obbligo di valutare l’applicabilità degli studi di settore al caso concreto, in contraddittorio con il contribuente, ed abbia esaminato le giustificazioni eventualmente addotte dall’interessato dandone conto nella motivazione dell’atto di accertamento, nessun altro incombente sussiste a carico dell’ente impositore, e l’avviso di accertamento cosi emesso è sorretto dalla efficacia probatoria della presunzione qualificata stabilita dall’art. 62 sexies del D.l. n. 331 del 1993, non essendo necessario reperire altri elementi di riscontro probatorio “esterno” (come la irregolarità delle scritture contabili o altro).

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2) In scadenza il termine per chiedere il rimborso Iva del 1 trimestre 2017

Scadrà il prossimo 2 maggio il termine per chiedere il rimborso Iva del 1 trimestre 2017.

Il nuovo modello dovrà essere impiegato a partire dal mese di aprile per richiedere il rimborso o l’utilizzo in compensazione del credito Iva maturato nel primo trimestre del 2017 (quest’anno il termine di presentazione scade il 2 maggio poiché il 30 aprile cade di domenica).

Soglia dei 30.000 euro anche per i rimborsi IVA in corso al 3 dicembre 2016

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 8 del 7 aprile 2017, ha precisato che la nuova soglia di 30.000 euro per i rimborsi Iva senza la prestazione di garanzia si applica anche ai rimborsi in corso di esecuzione alla data del 3 dicembre 2016.

Per i rimborsi richiesti prima dell'entrata in vigore del D.L. 193/2016, ma non ancora eseguiti, gli Uffici non richiederanno la prestazione della garanzia o l’integrazione della Dichiarazione IVA con il visto di conformità mancante.

I contribuenti Iva che hanno realizzato nel trimestre un’eccedenza di imposta detraibile superiore a 2.582,28 euro e che intendono chiedere in tutto o in parte il rimborso di questa somma (o l’utilizzo in compensazione per pagare anche altri tributi, contributi e premi), devono presentare il modello TR.

Il credito Iva infrannuale può essere richiesto a rimborso (articolo 38-bis, secondo comma, Dpr n. 633/1972):

- dai contribuenti che esercitano esclusivamente o prevalentemente attività che comportano operazioni soggette a imposta con aliquote inferiori a quelle dell’imposta relativa agli acquisti e alle importazioni

- dai contribuenti che effettuano operazioni non imponibili (articoli 8, 8-bis e 9 del Dpr n. 633/1972) per un ammontare superiore al 25% del totale complessivo di tutte le operazioni effettuate

- dai contribuenti che hanno effettuato nel trimestre acquisti e importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 del totale degli acquisti e delle importazioni imponibili

- dai soggetti non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato, identificati direttamente (articolo 35-ter del Dpr n. 633/1972) o che hanno nominato un rappresentante residente nel territorio dello Stato.

E’ stato adeguato il modello IVA TR per tenere conto delle disposizioni introdotte dai D.Lgs. n. 127 e n. 128/2015, che hanno previsto ulteriori casi di esonero dalla prestazione della garanzia e dal D.L. n. 193/2016, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 225/2016, che ha innalzato a 30.000 euro l’ammontare dei rimborsi eseguibili senza prestazione di garanzia e senza altri adempimenti.

In particolare la principale novità riguarda la compilazione del rigo TD6, in cui deve essere indicato l’ammontare del credito infrannuale chiesto a rimborso. Sul punto, nelle istruzioni viene ricordato che, per l’erogazione dei rimborsi di cui all’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/1972, come modificato dal D.L. n. 193/2016, è stato innalzato a 30.000 euro l’ammontare dei rimborsi eseguibili senza prestazione della garanzia finanziaria (fideiussione, cauzione in titoli pubblici, ecc.) o della certificazione del credito Iva chiesto in restituzione.

Alla luce delle indicazioni contenute nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 32/2014, il limite di 30.000 euro è da intendersi riferito non alla singola richiesta, ma alla somma delle richieste di rimborso effettuate per l’intero periodo d’imposta. Per i rimborsi di importo superiore a 30.000 euro è obbligatoria la prestazione della garanzia finanziaria, anche se in alternativa è possibile prestare la garanzia contabile, costituita dal visto di conformità o dalla sottoscrizione dell’organo di controllo contabile sull’istanza da cui emerge il credito chiesto a rimborso e da un’attestazione, resa nella forma della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, di integrità patrimoniale e di regolare assolvimento degli obblighi contributivo/assicurativi. L’alternativa rappresentata dalla garanzia contabile corredata dalla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà non è ammessa per i soggetti passivi che si trovino in apposite situazioni considerate a rischio per gli interessi erariali.

Rigo TD6 indicare l’ammontare del credito infrannuale chiesto a rimborso.

Per quanto riguarda le modalità di erogazione dei rimborsi l’articolo 38-bis (come modificato dall’art. 7-quater, comma 32, del decreto legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 dicembre 2016, n. 225) prevede:

- l’innalzamento a 30.000 euro dell’ammontare dei rimborsi eseguibili senza prestazione di garanzia e senza altri adempimenti;

- la possibilità di ottenere i rimborsi di importo superiore a 30.000 euro senza prestazione della garanzia, presentando l’istanza munita di visto di conformità o sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo e una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante la sussistenza di determinati requisiti patrimoniali;

- l’obbligo di prestare la garanzia per i rimborsi superiori a 30.000 euro solo nelle ipotesi di situazioni di rischio e cioè quando il rimborso è richiesto:

a) da soggetti che esercitano un’attività di impresa da meno di due anni ad esclusione delle imprese start-up innovative di cui all’articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179;

b) da soggetti ai quali, nei due anni precedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento o di rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore:

1) al 10 per cento degli importi dichiarati se questi non superano 150.000 euro;

2) al 5 per cento degli importi dichiarati se questi superano 150.000 euro ma non superano 1.500.000 euro;

3) all’1 per cento degli importi dichiarati, o comunque a 150.000 euro se gli importi dichiarati superano 1.500.000 euro;

c) da soggetti che presentano l’istanza priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;

d) da soggetti passivi che richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.

Rigo TD7 indicare l’ammontare del credito infrannuale che si intende utilizzare in compensazione con il modello F24, tenendo conto che tale ammontare partecipa al limite annuo di 700.000 euro (articolo 9, comma 2, decreto legge n. 35 del 2013).

Per effetto dell’art. 35, comma 6-ter, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, il predetto limite annuo è elevato ad un milione di euro nei confronti dei subappaltatori che nell’anno precedente abbiano registrato un volume d’affari costituito per almeno l’80 per cento da prestazioni rese in esecuzione di contrattidi subappalto.

Si evidenzia che l’utilizzo in compensazione del credito IVA infrannuale è consentito, in linea generale, solo dopo la presentazione dell’istanza da cui lo stesso emerge. Inoltre, il superamento del limite di 5.000 euro annui, limite modificato dall’articolo 8, comma 18, del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16, riferito all’ammontare complessivo dei crediti trimestrali maturati nell’anno d’imposta, comporta l’obbligo di utilizzare in compensazione i predetti crediti a partire dal sedici del mese successivo a quello di presentazione dell’istanza. Si ricorda che la somma degli importi indicati nei righi TD6 e TD7 non deve essere superiore all’imposta a credito risultante al rigo TC7 ovvero all’imposta relativa agli acquisti di beni ammortizzabili in presenza del presupposto previsto dall’art. 30, terzo comma, lettera c).

Rigo TD8 La compilazione del rigo è prevista ai fini dell’erogazione prioritaria del rimborso nonchè ai fini dell’esonero dalla prestazione della garanzia.

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3) Esami del sangue vietati nelle parafarmacie

Le parafarmacie non potranno più usare apparecchi di autodiagnostica rapida per fare gli esami dei trigliceridi, della glicemia e del colesterolo. Lo ha stabilito la Corte costituzionale che, con la sentenza 66 del 7 aprile 2017, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della legge regionale piemontese 11/16 del maggio dello scorso anno, la quale aveva dato il via alla liberalizzazione.

L’articolo 1, comma 2, del nuovo testo normativo aveva modificato la legge regionale precedente che impediva l’utilizzo di apparecchi autodiagnostici al di fuori delle farmacie, consentendo il loro impiego «limitatamente al rilevamento di prima istanza dei trigliceridi, glicemia e colesterolo totale, secondo le modalità stabilite da disposizioni della Giunta regionale»: una scelta che aveva provocato un’immediata levata di scudi della farmacie piemontesi.

La Consulta, a cui aveva fatto ricorso il presidente del Consiglio dei ministri, ha bocciato la legge regionale del Piemonte perché «in contrasto con il principio fondamentale della tutela della salute», che risulterebbe garantito dalle farmacie ma non dalle parafarmacie. «Il legislatore regionale - afferma la sentenza - con la normativa impugnata avrebbe illegittimamente abbassato gli standard di tutela della salute dei cittadini».

Più in particolare, nel dispositivo i giudici costituzionali hanno ricordato che se l’articolo 32 del Dl 201/11 in materia di liberalizzazioni (poi convertito nella legge 214/11) ha consentito che negli esercizi di vicinato e nelle grandi e medie strutture di vendita possano vendersi medicinali da banco, nessuna facoltà è stata invece riconosciuta per le prestazioni analitiche di prima istanza, che per la legge statale possono essere effettuate dalle sole farmacie.

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4) Tobin tax: termine presentazione dichiarazione fissato al 31 maggio 2017

E’ stato fissato al 31 maggio 2017 (in origine fissato per il 31 marzo 2017) il termine dell’invio della dichiarazione riguardante l’imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin tax) relativa all’anno 2016.

Il Provvedimento dell’Agenzia Entrate n. 42770 del 2 marzo 2017, ha differito al a fine maggio il termine per la presentazione della dichiarazione dell’Imposta sulle Transazioni Finanziarie relativa all’anno 2016 e il Provvedimento dell’Agenzia Entrate n. 2169/2017 ha approvato il nuovo modello per la dichiarazione della medesima imposta, nonché le relative istruzioni.

L'imposta sulle transazioni finanziarie (Financial Transaction Tax – FTT) è stata introdotta ad opera dell'art. 1, co. da 491 a 500, L. 24.12.2012, n. 228 (Legge di Stabilità 2013).

Ambito oggettivo

Per espressa previsione normativa non sono soggetti all'imposta:

- i trasferimenti avvenuti per successione o donazione;

- le operazioni di emissione e di annullamento di azioni e di strumenti finanziari;

- le operazioni di conversione in azioni di nuova emissione e le operazioni di «finanziamento tramite titoli» (come definiti dal Regolamento CE 1287/2006, art. 2, p.to 10);

- i trasferimenti di proprietà di azioni negoziate sui mercati regolamentati emesse da società di piccola capitalizzazione.

Il Legislatore, a partire dal periodo d'imposta 2013, ha istituito un'imposta:

- sui trasferimenti di proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato, nonché di titoli rappresentativi di tali strumenti (co. 491);

sulle operazioni su strumenti finanziari derivati di cui all'art. 1, co. 3 del Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 58/1998, TUF), quando abbiano come sottostante uno o più azioni o strumenti finanziari partecipativi, e altri valori mobiliari (co. 492);

- sulle negoziazioni ad alta frequenza (co. 495).

La tassazione riguarda pertanto, in via più generale, il trasferimento della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi così come individuati dall'art. 2346 c.c. emessi da società residenti nel territorio dello Stato, nonché i titoli rappresentativi dei predetti strumenti indipendentemente dalla residenza del soggetto emittente.

L'imposta, che trova quindi applicazione per il trasferimento di azioni di S.p.a., non trova invece applicazione per il trasferimento di quote di S.r.l..

La base imponibile di tale imposta è il valore della transazione, inteso come saldo netto delle operazioni concluse nella stessa giornata sullo stesso strumento finanziario e stessa controparte, ovvero il corrispettivo versato.

Risulta irrilevante, peraltro, la natura giuridica delle controparti. Risultano, infatti, tassate le transazioni poste in essere da persone fisiche, da persone giuridiche o da enti diversi.

L'imposta sulle transazioni su azioni e strumenti partecipativi e su strumenti finanziari derivati, nonché l'imposta sulle negoziazioni ad alta frequenza non sono deducibili dal reddito ai fini dell'Irpef, dell'Ires e dell'Irap (co. 499).

Il co. 500 del medesimo articolo prevedeva che con apposito Decreto del Ministro dell'economia e delle finanze dovevano essere stabilite le modalità di applicazione dell'imposta citata, compresi gli eventuali obblighi dichiarativi e che, con uno o più provvedimenti del Direttore dell'Agenzia delle entrate, potevano essere previsti precisi adempimenti dichiarativi nonché relative modalità di assolvimento dell'imposta in commento.

La tassazione riguarda, in via più generale, il trasferimento della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi così come individuati dall'art. 2346 c.c. emessi da società residenti nel territorio dello Stato, nonché i titoli rappresentativi dei predetti strumenti indipendentemente dalla residenza del soggetto emittente.

L'imposta, che si applica quindi per il trasferimento di azioni di S.p.a., non trova invece applicazione per il trasferimento di quote di S.r.l..

La base imponibile di tale imposta è il valore della transazione, inteso come saldo netto delle operazioni concluse nella stessa giornata sullo stesso strumento finanziario e stessa controparte, ovvero il corrispettivo versato.

Risulta irrilevante, peraltro, la natura giuridica delle controparti. Risultano, infatti, tassate le transazioni poste in essere da persone fisiche, da persone giuridiche o da enti diversi.

L'imposta sulle transazioni su azioni e strumenti partecipativi e su strumenti finanziari derivati, nonché l'imposta sulle negoziazioni ad alta frequenza non sono deducibili dal reddito ai fini dell'Irpef, dell'Ires e dell'Irap (co. 499).

Il co. 500 del medesimo articolo prevedeva che con apposito Decreto del Ministro dell'economia e delle finanze dovevano essere stabilite le modalità di applicazione dell'imposta citata, compresi gli eventuali obblighi dichiarativi e che, con uno o più provvedimenti del Direttore dell'Agenzia delle entrate, potevano essere previsti precisi adempimenti dichiarativi nonché relative modalità di assolvimento dell'imposta.

Ambito soggettivo ed aliquota dell'imposta

L'imposta sulle transazioni finanziarie è dovuta dal beneficiario dei trasferimenti e si applica alle transazioni concluse a partire dall'1.3.2013, con le seguenti aliquote:

- 0,2% sul valore della transazione, quando la transazione avviene non sul mercato regolamentato;

- 0,1% sul valore della transazione se il trasferimento avviene sui mercati regolamentati degli Stati membri dell'Unione europea e dello Spazio Economico Europeo inclusi nella white list, definiti dalla Direttiva 2004/39 (i mercati regolamentati dei Paesi membri dell'Unione europea, oltre la Svezia e la Norvegia, e dunque ad esempio Borsa Italiana, Euronext, Xetra, ecc.).

Modalità applicative dell'imposta

Le modalità di applicazione dell'imposta sono state stabilite con D.M. 21.2.2013, integrato poi dal D.M. 16.9.2013.

Già la norma al co. 494 precisava che la Tobin Tax non doveva gravare sui soggetti interposti nelle transazioni, e andava versata dalle banche, dalle società fiduciarie, dalle imprese di investimento abilitate e dagli altri soggetti che intervenivano nell'esecuzione delle operazioni, anche se non residenti.

In regime ordinario, il versamento dell'imposta va effettuato entro il 16 del mese successivo a quello in cui avviene la transazione soggetta ad imposta.

Il primo D.M. 21.2.2013, composto da 22 articoli, dettagliava definizioni, ambito oggettivo di applicazione, modalità di determinazione del valore della transazione, aliquota di imposta, ambito oggettivo di applicazione e così discorrendo. Alcuni articoli del citato Decreto sono stati integrati ad opera del D.M. 16.9.2013.

L'art. 19, Decreto 21.2.2013 rimandava ad apposito Provvedimento dell'Agenzia i chiarimenti relativi agli adempimenti dichiarativi.

Il Provvedimento 2013/87896 del 18.7.2013 aveva, infatti, chiarito, quali erano e sono gli adempimenti dichiarativi connessi alla Tobin Tax, le modalità di versamento dell'imposta, i relativi obblighi strumentali e le modalità di rimborso.

Il successivo Provvedimeto 27.12.2013 ha approvato il modello FTT per la dichiarazione dell'Imposta sulle Transazioni Finanziarie (Financial Transaction Tax), nonché le relative istruzioni. Quest'ultimo Provvedimento è stato modificato dai Provvedimenti di gennaio e marzo 2017.

Nuovo Modello FTT 2017

L'Agenzia delle Entrate, nei primi mesi del 2017, ha emanato tre Provvedimenti che hanno interessato l'imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) nonché gli adempimenti connessi:

- il Provvedimento 4.1.2017, prot. 2169, che ha approvato il modello FTT, con le relative istruzioni, per la dichiarazione dell'imposta sulle transazioni finanziarie (Financial Transaction Tax) da utilizzare in luogo del modello approvato con Provv. del Direttore dell'Agenzia delle Entrate 27.12.2013.

La decorrenza per l'utilizzo del nuovo modello è dal 1° febbraio 2017;

Novità del modello

Il modello, in via generale, serve per comunicare all'Agenzia delle Entrate i dati relativi all'imposta sulle transazioni finanziarie; tale istanza, deve infatti essere utilizzata per comunicare i dati relativi alla FTT dovuta e versata per il periodo d'imposta 2016, richiedere il rimborso dell'imposta versata in eccesso, e riportare il credito nell'anno successivo.

Come precisano le istruzioni ministeriali, la dichiarazione deve essere presentata dai «Dichiaranti», ossia dagli intermediari e dagli altri soggetti responsabili del versamento dell'imposta individuati ai punti 1 e 2 del Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate 18.7.2013.

Se l'imposta liquidata è di importo inferiore a 50 euro, non va presentata alcuna dichiarazione.

Il quadro di maggior rilievo è il QuadroTT.

La Sezione I del Quadro TT «Sezione I - Dati sulle operazioni effettuate» è suddivisa per mesi.

In questa Sezione vanno indicati, infatti, per ciascun mese dell'anno a cui si riferisce la dichiarazione, i dati relativi alle operazioni per le quali è dovuta l'imposta sul trasferimento della proprietà delle azioni e degli altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato, nonché di titoli rappresentativi di tali strumenti, su strumenti finanziari derivati e sulle negoziazioni ad alta frequenza.

I righi TT1, TT2 e TT3 vanno compilato in base agli schemi rispettivamente della Tabella n. 2, 3 e 4.

Nel rigo TT4 va indicato:

- in colonna 3, il totale delle imposte dovute per il mese di riferimento, pari alla somma degli importi indicati nella colonna 3 dei righi da TT1 a TT3;

- in colonna 4, l'importo del credito risultante dalla dichiarazione relativa all'anno precedente (colonna «Credito da riportare» del rigo TT49) utilizzato in compensazione interna a scomputo dell'imposta dovuta (colonna 3);

- in colonna 6, l'imposta versata mediante il modello di pagamento «F24»;

- in colonna 7, l'imposta versata con bonifico dai soggetti non residenti;

- in colonna 8, l'eventuale eccedenza di versamento.

La Sezione II accoglie un riepilogo dei dati indicati nella Sezione I, e la Sezione III serve per evidenziare casi di esclusioni/esenzioni relative a transazioni afferenti a partecipazioni e derivati.

Tra le novità introdotte ad opera del Provvedimento di gennaio 2017, evidenziamo quanto segue:

- nella Sezione dell'impegno all'invio telematico si specifica «incaricato» in luogo della dicitura «intermediario»;

- nel Quadro TT relativo ai dati delle operazioni, anche per i derivati e le operazioni ad alta frequenza dovrà essere riportato il numero delle operazioni effettuate, il valore nozionale (per i derivati) e l'imponibile (per le operazioni ad alta frequenza), ossia dati in passato non richiesti;

- nella sezione riepilogativa deve essere indicato anche il maggior credito derivante da dichiarazioni integrative eventualmente presentate per la quota non richiesta a rimborso.

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5) Società estinte: il Fisco può agire contro gli ex soci ma non può chiedere le sanzioni

L’estinzione della società non fa venir meno la legittimazione passiva dei soci in giudizio, anche se la pretesa del fisco resta comunque vincolata a quanto percepito nel riparto dell’attivo di liquidazione. Il Fisco, infatti, potrebbe avere comunque interesse a vedersi riconoscere un credito nei confronti dei soci ove siano percepite somme per sopravvenute ragioni non risultanti dal bilancio.

I massimi giudici, dopo aver richiamato l’art. 8 del DLgs. 472/97, affermano che l’art. 7 del D.L. 269/2003, prevede che “le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica sono esclusivamente a carico della persona giuridica”.

Tale norma viene ritenuta introduttiva del “canone della riferibilità esclusiva alla persona giuridica delle sanzioni amministrative tributarie”.

Pertanto, nel caso di estinzione della società, l’Amministrazione finanziaria non può pretendere dai soci o dal liquidatore il pagamento delle sanzioni relative al tardivo invio della dichiarazione.

(Corte di Cassazione, sentenza 9094 del 7 aprile 2017)

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6) Come identificare gli azionisti

Identificazione degli azionisti: relazione dell’ESMA. Sul tema Assonime ha pubblicata una nota del 10 aprile 2017.

Il 5 aprile 2017, l’Autorità europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati (ESMA) ha pubblicato una relazione in materia identificazione degli azionisti e sistemi di comunicazione. La relazione, basata sulle risposte ad un questionario inviato alle autorità nazionali competenti, analizza il livello di armonizzazione dei sistemi normativi nazionali in tutto lo Spazio Economico Europeo (SEE) e fornisce un contributo alla Commissione europea per la preparazione degli atti esecutivi volti a definire gli obblighi minimi di trasmissione delle informazioni, con riferimento al formato delle informazioni e della richiesta, e ai termini da rispettare, come richiesto dalla recente modifica della Direttiva sui Diritti degli Azionisti (SRD II).

In particolare:

Identificazione degli azionisti: la revisione della direttiva ha introdotto il diritto dell’emittente di identificare i propri azionisti, tuttavia non ha introdotto una definizione unica di azionista per la quale si continua a fare riferimento al diritto nazionale. Attualmente l’identificazione degli azionisti è ostacolata sia dall’eterogeneità dei sistemi nazionali (ad esempio, alcuni Stati membri prevedono un opt-out dell’azionista, mentre altri stabiliscono una soglia minima per la loro identificazione), sia dai diversi obblighi degli intermediari e dalla difficoltà di applicare sanzioni a intermediari stranieri o di paesi terzi. Tuttavia, dal momento che le procedure d’identificazione sono abbastanza simili nello SEE, occorre far leva sui sistemi nazionali esistenti. In particolare, l’armonizzazione dovrebbe assicurare l’interoperabilità e focalizzarsi su: (i) informazioni minime da trasmettere (nome e recapiti degli azionisti o, in caso essi fossero persone legali, il loro identificatore unico); (ii) formato dei moduli di richiesta e risposta (basandosi su quelli già esistenti); (iii) uso compatibile dei sistemi informativi; (iv) termini da rispettare.

Processo di comunicazione: per quel che riguarda la comunicazione dagli emittenti verso gli azionisti, la relazione mostra come questa avvenga essenzialmente tramite i siti internet degli emittenti. Tuttavia, la pubblicazione online non soddisfa tutti i requisiti della «notifica» richiesti dal diritto societario, pertanto, in molte giurisdizioni alla pubblicazione online si affiancano altri strumenti (posta elettronica, posta tradizionale, pubblicità sui mass media). Sarebbe utile che gli atti esecutivi agevolassero un uso più ampio dei mezzi elettronici per semplificare il processo di comunicazione e ridurre gli oneri sia sugli emittenti che sugli investitori. Gli sforzi di armonizzazione dovrebbero concentrarsi non solo sugli strumenti di comunicazione, ma anche sulle procedure, sulle informazioni minime da trasmettere e sulla record date.

Per quel che concerne la comunicazione dagli azionisti verso gli emittenti, il livello di armonizzazione appare relativamente elevato nelle procedure di convocazione dell’assemblea generale (AG), d’inserimento dei punti all’ordine del giorno e di formulazione dei quesiti. Al contrario, il livello di armonizzazione delle procedure interne all’AG - delega di voto e notifica della partecipazione - appare piuttosto basso. L’adozione di standard comuni in questi casi potrebbe facilitare la trasmissione delle informazioni lungo la catena degli intermediari.

Formulari di comunicazione: i formulari di comunicazione sono disponibili in quasi tutte le giurisdizioni, tuttavia il loro contenuto e la loro formattazione non sono armonizzati. Una loro armonizzazione potrebbe agevolare un uso più ampio e coerente degli strumenti elettronici di comunicazione.

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7) Ammessi ed esclusi sul cinque per mille 2015

Cinque per mille 2015: online gli elenchi degli ammessi e degli esclusi. Sono in rete gli elenchi con i dati relativi al numero delle preferenze espresse dai contribuenti nel 2015 per la destinazione del 5 per mille e gli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio. Le liste degli ammessi e degli esclusi sono consultabili online sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione 5 per mille > 5 per mille 2015.

La mappa del Cinque per mille 2015: volontariato, ricerca sanitaria e scientifica, associazioni sportive e Comuni, in tutto più di 46mila enti

Gli elenchi sono divisi in base alle categorie di beneficiari: enti del volontariato, ricerca scientifica, ricerca sanitaria, comuni e associazioni sportive dilettantistiche. In particolare, la platea dei beneficiari è di 46.755 enti tra i quali la parte del leone spetta al volontariato (39.168) con, a seguire, le associazioni sportive dilettantistiche (7.060), gli enti impegnati nella ricerca scientifica (421) e quelli che operano nel settore della sanità (106). A questi soggetti si devono aggiungere anche i Comuni, in numero di 8.088, cui sono destinati 15,3 milioni di euro.

Per il Volontariato Emergency ancora in vetta, quasi 380mila le scelte espresse, per un importo pari a 13,4milioni di euro

Il pianeta del volontariato non cambia i suoi orientamenti e ne è la conferma il fatto che anche nel 2015 è la oramai storica ONG-ONLUS Emergency ad occupare la prima posizione attraendo il maggior sostegno degli italiani che guardano con sempre maggiore partecipazione al mondo del volontariato. Quasi 380mila le scelte espresse, mentre il beneficio totale supera i 13,4 milioni di euro. Chiudono il podio dei preferiti dai contribuenti che hanno espresso la loro scelta la Onlus di Medici senza Frontiere, oltre 247mila le scelte per più di 10 milioni di euro, e l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, con oltre 283mila scelte e un importo che supera gli 8,2milioni di euro.

Pianeta ricerca, con la scelta utile i contribuenti hanno confermato l’impegno nel cercare una soluzione al cancro

L’Associazione italiana per la ricerca sul cancro occupa la prima posizione sia tra gli enti impegnati nella ricerca sanitaria sia tra quelli che operano nel settore della ricerca scientifica. Nel primo caso, sono 357mila le scelte espresse grazie alle quali il beneficio raggiunge i 16,5 milioni di euro. Per quanto riguarda invece la ricerca scientifica, sono più di 1 milione le scelte che premiano il lavoro dell’Associazione cui vanno più di 40 milioni di euro. In totale, considerando tutti i diversi settori, incluso quello del volontariato, i fondi destinati all’Airc sfiorano i 65milioni di euro. Al riguardo, è sufficiente scorrere gli elenchi, soprattutto quello della ricerca sanitaria, per avere la raffigurazione istantanea di come i contribuenti guardino con estrema attenzione ai diversi attori coinvolti nel trovare soluzioni e cure concrete alle problematiche originate da una patologia percepita ad alto rischio come il cancro.

Ricordiamo, che per garantire la corretta ripartizione delle somme relative al 5 per mille, l’Agenzia ha effettuato approfondite attività di verifiche che si sono concluse con l’elaborazione delle liste pubblicate oggi.

(Agenzia, delle entrate, comunicato n. 92 del 18 aprile 2017)

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8) Bonus asilo nido: Decreto pubblicato in G.U.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2017, il Decreto del 17 febbraio 2017, riguardante le agevolazioni per la frequenza di asili nido pubblici e privati.

Dunque, dall’anno 2017 per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2016, è previsto un buono per le rette dovute per la frequenza di asili nido pubblici o privati, di importo pari a 1.000 euro su undici mensilità, al ricorrere di determinati requisiti in capo al lavoratore.

Agevolazioni per la frequenza di asili nido pubblici e privati

In particolare, l’art. 1, comma 355, della Legge n. 232 del 2016, prevede, tra l’altro, che, con riferimento ai nati a decorrere dal 1° gennaio 2016, per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, nonché per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei 3 anni, affetti da gravi patologie croniche, è attribuito, a partire dall’anno 2017, un buono di 1000 euro su base annua e parametrato a 11 mensilità.

Il genitore richiedente deve essere in possesso dei seguenti requisiti:

a) cittadinanza italiana, oppure di uno Stato membro dell’Unione europea oppure, in caso di cittadino di Stato extracomunitario, permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (art. 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286);

b) residenza in Italia.

Come accennato, il beneficio consiste in un buono annuo di 1.000,00 euro, parametrato per ogni anno di riferimento a 11 mensilità, da corrispondere, in base alla domanda del genitore richiedente, per far fronte al pagamento della retta relativa alla frequenza di asili nido pubblici o asili nido privati autorizzati.

Il contributo è erogato dall’INPS tramite un pagamento diretto, con cadenza mensile, al genitore richiedente, fino a concorrenza dell’importo massimo della quota parte mensile, dietro presentazione da parte dello stesso genitore della documentazione attestante l’avvenuto pagamento della retta per la fruizione del servizio presso l’asilo nido pubblico, o privato autorizzato, prescelto.

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Legge con gli interventi in materia di immigrazione in G.U.

È stato pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2017, la Legge n. 46 del 13 aprile 2017, di conversione del Decreto Legge n. 13 del 17 febbraio 2017, recante: «Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale».

Nello specifico, con la legge 46/2017:

- sono istituite, presso i tribunali di Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Firenze, Lecce, Milano, Palermo, Roma, Napoli, Torino e Venezia, 14 sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea. Tali sezioni avranno competenza relativamente a: mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore di cittadini Ue; impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini Ue per motivi di pubblica sicurezza; riconoscimento della protezione internazionale; mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitari; diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari; accertamento dello stato di apolidia. In tali controversie il tribunale giudica in composizione monocratica;

- si introducono misure per la semplificazione e l’efficienza delle procedure innanzi alle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e di integrazione dei richiedenti, nonché per la semplificazione e l’efficienza dei procedimenti giudiziari di riconoscimento dello status di persona internazionalmente protetta e degli altri procedimenti giudiziari connessi ai fenomeni dell’immigrazione. A tale ultimo riguardo, si delinea un nuovo modello processuale basato sul rito camerale che delimita i casi nei quali si prevede l’udienza orale e riduce da sei a quattro mesi il termine entro il quale è definito il procedimento con un decreto non reclamabile ma ricorribile esclusivamente in Cassazione;

- si prevede che i prefetti, d’intesa con i Comuni, promuovano ogni iniziativa utile a favorire l’impiego dei richiedenti protezione internazionale, su base volontaria e gratuita, nello svolgimento di attività con finalità di carattere sociale in favore delle collettività locali, al fine di favorirne l’integrazione nel tessuto sociale della località in cui sono ospitati. I Comuni potranno predisporre a questo scopo progetti da finanziare con risorse europee destinate al settore dell’immigrazione e dell’asilo;

- si introducono misure per accelerazione delle procedure di identificazione e per la definizione della posizione giuridica dei cittadini di Paesi terzi non appartenenti all’Unione europea, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale e del traffico di migranti. A tal fine, saranno individuati i centri, tra quelli destinati alla prima accoglienza, ove allocare i flussi di migranti per le esigenze di soccorso e prima accoglienza, nei quali viene effettuato un primo screening sanitario e sono avviate le procedure di identificazione, assicurando l’informazione sulla procedura internazionale, sul programma di ricollocazione all’interno di altri Stati membri dell’Unione europea, nonché sulla possibilità del ricorso al rimpatrio volontario assistito. Nei medesimi centri sono effettuate le operazioni di fotosegnalamento, rilevamento delle impronte digitali e registrazione obbligatorie per gli Stati membri dell’Unione europea;

- si introducono disposizioni finalizzate a garantire l’effettività dei provvedimenti di espulsione e il potenziamento della rete dei centri di identificazione ed espulsione, ridenominati centri di permanenza per il rimpatrio, in modo da garantirne una distribuzione omogenea sul territorio nazionale. La dislocazione delle nuove strutture avverrà, sentiti i Presidenti delle Regioni interessate, privilegiando siti e aree che risultino più facilmente raggiungibili e nei quali siano presenti strutture pubbliche che possano essere riconvertite allo scopo.

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INAIL: Minimali per l’anno 2017

L’INAIL, con la circolare n. 17 del 18 aprile 2017, rende noti i limiti minimi di retribuzione imponibile giornaliera per il calcolo dei premi assicurativi relativamente all'anno 2017.

In particolare, con riferimento all’anno 2017, il minimale giornaliero per la generalità delle retribuzioni effettive, viene riportato in allegato alla circolare in esame, a seconda della tipologia di dipendente e di settore di appartenenza: Tali minimi sono stati adeguati, ove inferiori, a 47,68 euro.

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Determinazione del Presidente INPS del 14 aprile 2017 n. 78 avente ad oggetto “convenzione finalizzata a disciplinare l’estinzione dietro cessione del quinto della pensione di prodotti di finanziamento concessi a pensionati INPS”

L’INPS ha pubblicato il messaggio n. 1671 del 19 aprile 2017.

Gli oneri a carico delle Banche e degli Intermediari Finanziari che aderiranno alla nuova convenzione saranno calcolati in ragione di ciascun contratto di cessione, in misura pari a 1,61 €, IVA esente, fino al 31 dicembre 2017 e 1,84 € (IVA esente) dal 1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018 per ciascuna estrazione di rateo pensionistico.

Diversamente, nei confronti delle Banche e degli Intermediari Finanziari che non sottoscriveranno la convenzione, operando, quindi, in regime di accreditamento, l’onere sarà pari a:

a 87,26 €, IVA esente, in ragione d’anno per ogni contratto di cessione ed a 7,27 € a fronte di ciascuna estrazione di rateo pensionistico, fino al 31 dicembre 2017;

a 90,02 €, IVA esente, in ragione d’anno per ogni contratto di cessione ed a 7,50 € a fronte di ciascuna estrazione di rateo pensionistico, dal 1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018.

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9) Accertamenti fiscali: prelievi bancari senza inerenza

Durante le indagini finanziarie, in relazione ai prelevamenti effettuati, il contribuente non deve dimostrare l’inerenza rispetto all’attività di impresa, essendo sufficiente indicare nelle scritture contabili l’indicativo del beneficiario. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9761 del 18 aprile 2017. L’Agenzia delle Entrate aveva notificato ad una società un avviso di accertamento fondato sulle indagini bancarie. In particolare, tra le diverse contestazioni dell’Ufficio, era stato rettificato il reddito poiché, per alcuni prelevamenti, il contribuente non aveva fornito prova dell’inerenza rispetto all’attività d’impresa esercitata.

La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso del contribuente, ha precisato che “in tema di Iva, l'art. 51 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, consente all'amministrazione finanziaria di rettificare su basi presuntive la dichiarazione del contribuente utilizzando i dati relativi ai movimenti su conti bancari dallo stesso intrattenuti. La presunzione, di cui al citato art. 51, di omessa fatturazione di ricavi conseguiti dalla società contribuente, correlata agli accertati prelevamenti operati sui conti correnti bancari, ritenuti uscite di cassa, deve ritenersi superata qualora gli assegni siano stati regolarmente contabilizzati dalla medesima società e la stessa, come suo onere, fornisca giustificazioni in ordine al transito e al conteggio in contabilità dei dati in questione”.

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10) Anche per le Srl in trasparenza fiscale, litisconsorzio necessario

La Suprema corte con una recentissima sentenza ha chiarito che nel caso di rettifica delle dichiarazioni dei redditi di una società di capitali, in cui i soci hanno optato per il regime di trasparenza fiscale, con conseguente automatica imputazione dei redditi sociali a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi, il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i soci e della società, sicché il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche d’ufficio.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 9751 del 18 aprile 2017)

Vincenzo D’Andò