Diario quotidiano del 10 aprile 2017: confermati gli esoneri per lo spesometro in scadenza oggi

Pubblicato il 10 aprile 2017

1) Esonero da Spesometro: tutto confermato per le comunicazioni di commercianti al dettaglio e tour operator
2) Verifica del requisito della professione abituale per il contribuente che vende alcuni immobili
3) Sempre deducibili le spese di “sponsor” fino a € 200.000 pagate alle ASD
4) Cessione della licenza non equivale a cessione d’azienda, accertamento fiscale annullato
5) Interessi passivi dovuti al Fisco ancora in attesa di una aliquota unica
6) Regolamenti Consob in materia di abusi di mercato e la consultazione sulle guide operative
7) Autorizzazione di approvazione dei luoghi
8) Regolamentazione comunitaria: Gestione dei recuperi di prestazioni indebitamente erogate e di contributi
9) Iper/superammortamento: Assonime sulla circolare del Fisco
10) Circolare omnibus sulle ultime novità fiscali
11) F24 ELIDE: Istituiti codici tributo per versare l’Iva sui beni estratti
12) Scuola: dal Cdm ok a decreti attuativi della riforma, tutte le novità
CT_Facebook_Cover_828x3151) Esonero da Spesometro: tutto confermato per le comunicazioni di commercianti al dettaglio e tour operator 2) Verifica del requisito della professione abituale per il contribuente che vende alcuni immobili 3) Sempre deducibili le spese di “sponsor” fino a € 200.000 pagate alle ASD 4) Cessione della licenza non equivale a cessione d’azienda, accertamento fiscale annullato 5) Interessi passivi dovuti al Fisco ancora in attesa di una aliquota unica 6) Pubblicate le modifiche ai regolamenti Consob in materia di abusi di mercato e la consultazione sulle guide operative 7) Autorizzazione di approvazione dei luoghi: valgono le norme per il procedimento amministrativo 8) Regolamentazione comunitaria: Gestione dei recuperi di prestazioni indebitamente erogate e di contributi 9) Iper/superammortamento: Assonime sulla circolare del Fisco 10) Videoconferenza stampa/fisco: dalla circolare omnibus arrivati anche i chiarimenti sul regime di cassa 11) F24 ELIDE: Istituiti codici tributo per versare l’Iva sui beni estratti 12) Scuola: dal Cdm ok a decreti attuativi della riforma, tutte le novità *****

1) Esonero da Spesometro: tutto confermato per le comunicazioni di commercianti al dettaglio e tour operator

No allo Spesometro per la Pubblica Amministrazione. Tetto confermato per le comunicazioni di commercianti al dettaglio e tour operator.

Le Pubbliche Amministrazioni e quelle autonome non devono comunicare le operazioni rilevanti ai fini Iva (c.d. Spesometro) relative all’anno 2016. È quanto prevede il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate pubblicato il 6 aprile 2017 (si veda nel diario quotidiano del 7 aprile 2017).

Il documento esclude dalla comunicazione anche le operazioni dei commercianti al dettaglio, per importi fino a 3mila euro al netto dell’Iva, e quelle dei tour operator, per importi inferiori ai 3.600 euro, al lordo dell’Iva.

Il provvedimento si inserisce in un’ottica di progressiva semplificazione degli adempimenti di natura tributaria, evitando ulteriori incombenze a carico degli enti pubblici, e recepisce le richieste dei tour operator e dei commercianti al dettaglio, limitando, anche per quest’anno, l’obbligo di comunicazione delle operazioni Iva per questi soggetti, tenuto conto delle difficoltà che sono state segnalate dalle associazioni di categoria.

(Agenzia delle entrate, comunicato stampa n. 84 del 6 aprile 2017)

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2) Verifica del requisito della professione abituale per il contribuente che vende alcuni immobili

Sulla verifica del requisito della professione abituale per il contribuente che vende alcuni immobili si è soffermata la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 8982 del 6 aprile 2017, ha accolto il ricorso di un contribuente che aveva ricevuto un atto impositivo con il quale l’Agenzia delle entrate pretendeva Irpef e Iva in relazione alla vendita di tre immobili, dei quali era stato chiesto il cambio di destinazione d’uso e poi era stata eseguita la ristrutturazione.

Difatti, secondo la suprema Corte, non è imprenditore edile colui che vende alcuni immobili. Per questo motivo l’Irpef e l’Iva non possono essere accertate sulla base di presunzioni super semplici, essendo necessario da parte dell’ufficio qualche elemento concreto e soprattutto la verifica del requisito della professione abituale.

Infatti, quale punto di partenza della tesi esposta dagli Ermellini, anche sulla base della normativa e della giurisprudenza eurounitaria in materia di Iva - la nozione civilistica e quella tributaristica di “imprenditore commerciale” divergano per un aspetto essenziale ossia quello della necessità dell’organizzazione, essendo tale requisito indispensabile per il diritto civile, non indispensabile per quello tributario, ai fini del quale è sufficiente la “professionalità abituale” dell'attività economica, anche senza l’esclusività della stessa.

Nel caso di specie, tre cessioni immobiliari effettuate nel 2005 dal contribuente quale persona fisica - quindi il primo, pregiudiziale, tema giuridico della controversia è se ciò possa considerarsi una attività economica produttiva di un reddito di impresa e qualificabile come esercizio di impresa rispettivamente ai fini delle imposte dirette e dell’Iva, essendo peraltro evidente che ciò costituisce presupposto necessario ai fini della applicabilità delle correlative procedure di accertamento, quali quelle attuate nel caso di specie ex artt. 39, secondo comma, lett. a), dpr 600/1973, 55, dpr 633/1972.

Per la Cassazione questa ricostruzione è insufficiente: di imprenditore si può parlare e dunque si procede all’accertamento basato solo quando è verificato il requisito della professionalità abituale.

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3) Sempre deducibili le spese di “sponsor” fino a € 200.000 pagate alle ASD

Sempre deducibili le spese di pubblicità fino a € 200.000 pagate alle ASD.

L’Amministrazione finanziaria non può recuperare il costo di pubblicità inferiore a 200mila euro poiché la deducibilità di questi oneri è prevista espressamente dalla norma con una presunzione assoluta.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 8981 del 6 aprile 2017. L’agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società disconoscendo, tra l’altro, anche la deducibilità delle spese di pubblicità sostenute. Si trattava di somme corrisposte a un’associazione sportiva dilettantistica affinché promuovesse il marchio in occasione degli eventi sportivi.

Secondo la Corte Suprema, le sponsorizzazioni erogate ad associazioni sportive dilettantistiche (ASD) costituiscono, per lo sponsor, spese di pubblicità, per presunzione assoluta di legge, sino a 200.000 euro annui, dovendosi, pertanto, ritenere ex se integrata, entro tale limite, sia l’inerenza quantitativa che qualitativa. Dette spese non sono quindi contestabili da parte del Fisco, neppure parzialmente per antieconomicità, qualora sussistano i relativi presupposti oggettivi e soggettivi, a prescindere dalla registrazione del contratto di sponsorizzazione e di eventuali omissioni finanche dichiarative dei soggetti sponsorizzati.

In relazione alle sponsorizzazioni concesse alle ASD, il legislatore ha previsto una specifica disciplina agevolativa: si tratta dell’art. 90, comma 8 della L. 289/2002, per cui il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino a un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario.

Con la neo sentenza la Suprema Corte dovrebbe avere chiuso la querelle, occupandosi dell’ultima questione rimasta, ovvero della sindacabilità della congruenza delle spese in oggetto (cd. inerenza quantitativa): Infatti, a fronte della contestazione di antieconomicità formulata dal Fisco (atteso che vi sarebbe stata un’irragionevole sproporzione tra l’entità delle spese di sponsorizzazione e il fatturato/utile dello sponsor) i giudici hanno stabilito che quella sancita dall’art. 90, comma 8 della L. 289/2002 è una presunzione assoluta oltre che della natura di spesa pubblicitaria, altresì di inerenza della spesa stessa fino alla soglia, normativamente prefissata, dell’importo di 200.000 euro.

Infine, secondo la Cassazione, per la contestazione della deducibilità delle spese in oggetto è del tutto irrilevante la registrazione e la certezza di data del contratto di sponsorizzazione, nonché l’omissione della dichiarazione reddituale da parte dell’ASD, se, come nel caso di specie, tutto è risultato regolare.

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4) Cessione della licenza non equivale a cessione d’azienda, accertamento fiscale annullato

E’ illegittimo per violazione dell'obbligo di motivazione, l’avviso di accertamento relativo all'omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi della plusvalenza realizzata per effetto del trasferimento di una licenza taxi che faccia un semplice rinvio, per la determinazione del valore accertato, ad indagini di mercato svolte attraverso vari operatori d'informazione specializzati nel settore, o ad indagini fatte da noti quotidiani economici.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8770 del 5 aprile 2017. Il caso sottoposto all’esame dei massimi giudici si basava sull’impugnazione di un avviso di accertamento induttivo da parte di un taxista, cui l’Amministrazione finanziaria aveva contestato la cessione della sua licenza poiché sarebbe stata paragonabile ad una cessione d’azienda.

Il Fisco emetteva l’accertamento per omessa presentazione della dichiarazione del reddito imputabile alla cessione. I Giudici di merito davano ragione al contribuente, che sosteneva di essere un socio di una cooperativa e che il caso di specie era un semplice cambio di intestazione della licenza. L’Agenzia delle Entrate attribuiva alla licenza il valore di 150mila euro, basandosi su indagini effettuate tramite siti internet specializzati, ma omettendo qualsiasi altra indicazione.

In definitiva, la Suprema Corte ha affermato che è invalido, per violazione dell’obbligo di motivazione, l’avviso di accertamento relativo all’omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi della plusvalenza realizzata per effetto del trasferimento di una licenza taxi, che operi un mero rinvio, per la determinazione del valore accertato, ad indagini di mercato svolte attraverso vari operatori dell’informazione specializzati nel settore, nonché ad indagini poste da autorevoli quotidiani economici, senza alcuna allegazione o specifica riproduzione dei documenti richiamati, trattandosi di una generica indicazione, che preclude al contribuente di potersene avvalere ai fini difensivi ed al giudice, in sede di eventuale sindacato giurisdizionale, di esaminare il merito della pretesa fiscale.

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5) Interessi passivi dovuti al Fisco ancora in attesa di una aliquota unica

Interessi passivi dovuti al Fisco in attesa di una aliquota unica. Difatti, come viene “denunciato” da un noto quotidiano economico, ancora non è fissata una misura unica per i versamenti e per i rimborsi. Purtroppo, nonostante i vari annunci, si è ancora in attesa di un allineamento per evitare che i tassi di interesse applicati dal Fisco su quanto gli è dovuto siano sensibilmente più alti di quelli riconosciuti al contribuente in caso di rimborso.

La disparità doveva essere eliminata da un decreto che si sarebbe dovuto approvare nel mese di gennaio del 2016. Si tratta del decreto previsto dall'articolo 13 del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 159, in vigore dal 22 ottobre 2015.

Misura degli interessi

Le misure previste per i pagamenti in ritardo nei confronti del Fisco

Rimborsi o pagamenti

Misure vigenti

Norma di riferimento

Interessi legali

0,2% dal 1° gennaio 2016 0,1% dal 1° gennaio 2017

Articolo 1284 del Codice civile; articolo 1, decreto ministero dell’Economia 7 dicembre 2016, pubblicato sulla «Gazzetta ufficiale» 291 del 14 dicembre 2016

Tasse e imposte indirette dovute all’erario (per ogni semestre compiuto)

1% semestrale dal 1° gennaio 2010

Articolo 1, legge 29/1961; articolo 1, Dm 21 maggio 2009

Rimborso di tasse e imposte indirette non dovute all’erario (per ogni semestre compiuto, a decorrere dalla data della domanda di rimborso)

1% semestrale dal 1° gennaio 2010

Articolo 5, legge 29/1961; articolo 1, Dm 21 maggio 2009

Rimborso di imposte pagate (a decorrere dal secondo semestre successivo alla presentazione della dichiarazione)

2% annuo e 1% semestrale dal 1° gennaio 2010

Articolo 44, Dpr 602/1973; articolo 1, Dm 21 maggio 2009

Rimborso di imposte con procedura automatizzata (a decorrere dal secondo semestre successivo alla presentazione della dichiarazione)

2% annuo e 1% semestrale dal 1° gennaio 2010

Articolo 44-bis, Dpr 602/1973; articolo 1, Dm 21 maggio 2009

Rimborsi Iva

2% annuo dal 1° gennaio 2010

Articoli 38-bis e 38-ter, Dpr 633/1972; articolo 1, Dm 21 maggio 2009

Impos