Definizione liti pendenti, sospensione dei termini processuali e ingorgo di scadenze

Pubblicato il 27 aprile 2017



è arrivata la definizione (o condono) delle liti pendenti, tuttavia la procedura prevista presenta alcune criticità: la prima è nelle scadenze previste, che non tengono conto dell'affollato calendario fiscale dei prossimi mesi

Processo_TributarioParte già male la “definizione agevolata delle controversie tributarie” e il calendario fiscale previsto dalla manovra sembra difficilmente rispettabile. E’ auspicabile che il legislatore, in sede di approvazione definitiva del decreto, verifichi anche la scadenza relativa agli ulteriori adempimenti per scegliere il timing migliore. In ogni caso, in considerazione dell’elevato numero di adempimenti recentemente introdotto nel sistema, è difficile individuare una data libera.

Presumibilmente i tempi stretti indicati dal legislatore manifestano la necessità di “fare cassa” nel breve periodo anche se, la scelta effettuata, rischia di compromettere il successo dell’operazione. Successo che invece non è mancato con riferimento alla “rottamazione” delle cartelle. La circostanza è probabilmente dovuta agli ampi termini a disposizione dei contribuenti per avvalersi dell’opportunità e quindi per effettuare attente valutazioni di convenienza.

Il decreto - all'art. 11 - prevede espressamente che “Entro il 30 settembre 2017, per ciascuna controversia autonoma è presentata una distinta domanda di definizione esente dall’imposta di bollo”. Si tratta di un atto propedeutico essenziale al fine di avvalersi della possibilità di definizione agevolata e ai lettori non mancherà di osservare come la scadenza sia perfettamente coincidente con quella prevista per l’invio telematico dei modelli di dichiarazione.

Occorre quindi domandarsi in quale periodo dell’anno imprese e professionisti potranno effettuare la valutazione di convenienza della definizione. L’operazione non è affatto semplice in quanto dovrà essere valutata la possibilità o meno di successo del contenzioso tenendo altresì in considerazione, eventualmente, i risultati dei precedenti gradi di giudizio.

L’operazione non potrà essere effettuata in autonomia dal professionista che rappresenta il cliente presso la Commissione tributaria, ma necessita di un coinvolgimento anche del cliente. L’operazione è stata collocata in un periodo dell’anno “denso” di scadenze. In pratica gli unici mesi utilizzabili sono maggio, giugno, luglio e agosto. Ciò compatibilmente all’approvazione dei bilanci, agli obblighi dichiarativi, all’IMU, alla TASI, alla comunicazione dei dati relativi alle liquidazioni Iva, alla presentazione del modello 770... Non è difficile comprendere come i soggetti interessati saranno di fatto obbligati a chiedere una proroga. In pratica è immediatamente intuibile come la data del 30 settembre 2017, valida ai fini della presentazione dell’istanza, non possa essere agevolmente rispettata.

[blox_button text="ABBIAMO ELABORATO UN'INFORMATIVA SULLA ROTTAMAZIONE DELLE LITI FISCALI" link="https://www.commercialistatelematico.com/ecommerce/definizioni-liti-tributarie-pendenti-informativa-alla-clientela.html" target="_self" button_type="btn-default" icon="" size="btn-md" /]

Le regole previste ai fini del perfezionamento della definizione sono diverse rispetto a quelle relative alla rottamazione dei ruoli. Infatti, “la definizione si perfeziona con il pagamento degli importi dovuti … o della prima rata”. In pratica se il contribuente decide di avvalersi della definizione e paga la prima rata (tempestivamente) entro la scadenza del 30 settembre del 2017, la definizione è in ogni caso valida anche se, successivamente, non si procede ad effettuare il versamento entro le scadenze del 30 novembre 2017 e il 30 giugno 2018. Logicamente gli importi non versati relativi alla seconda e alla terza rata saranno iscritti a ruolo con l’irrogazione della sanzione pari al 30 per cento del dovuto.

Il decreto prevede altresì che il contribuente, in attesa di effettuare le relative valutazioni, possa ottenere la sospensione del giudizio. La sospensione è subordinata alla presentazione di apposita richiesta al giudice dichiarando di volersi avvalere della definizione in rassegna. In questo caso il processo è sospeso fino al 10 ottobre 2017.

Il provvedimento prevede ancora che “Per le controversie definibili sono sospesi per sei mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dalla data di entrata in vigore del presente articolo fino al 30 settembre 2017”.

La ratio della disposizione è quella di consentire ai contribuenti interessati di effettuare le valutazioni necessarie. Tuttavia, in base ad un’interpretazione letterale, sembra che la sospensione dei termini sia del tutto “sganciata” dalla circostanza che il contribuente si avvalga effettivamente della definizione. L’unica condizione sembra essere rappresentata dalla possibilità, anche in astratto, di definire la relativa controversia.

Si consideri ad esempio il caso in cui il deposito della decisione della Commissione Tributaria provinciale di primo grado sia stato effettuato in data 15 febbraio 2017. Secondo le regole ordinarie e tenendo conto della sospensione dei termini estivi, la data ultima entro cui presentare il ricorso in appello sarebbe il 15 settembre 2017. Tale data scade precedentemente al 30 settembre 2017, cioè la data ultima entro cui presentare la domanda. In questo caso i termini di impugnazione sono sospesi per sei mesi e quindi la data da osservare ai fini della presentazione del ricorso in appello dovrebbe risultare prorogata, fatte salve diverse ed ulteriori interpretazioni, al 15 marzo 2018. Ciò, in base ad un’interpretazione letterale, indipendentemente dalla scelta di avvalersi della definizione agevolata in rassegna.

[libprof code="57" mode="inline"]

27 aprile 2017

Nicola Forte