Pubblicati modelli e istruzioni per comunicare le liquidazioni IVA – Diario quotidiano del 22 marzo 2017

Pubblicato il 22 marzo 2017



1) Congruità con gli studi di settore, ma contabilità inattendibile: accertamento lecito
2) Reati tributari: applicabilità della causa di non punibilità fino al giudicato
3) Obbligatorietà del contraddittorio endoprocedimentale per i tributi armonizzati
4) Corte Costituzionale: è dovuto il bollo sulle auto soggette a fermo fiscale
5) Professioni: concorso nel dolo con il cliente, consulente in salvo se...
6) Liquidazioni Iva: pubblicato modello ed istruzioni che pare smentire le anticipazioni
7) Voucher: per quelli acquistati prima valgono le norme precedenti
8) Appalti, committente pagherà prima dell’appaltatore: responsabilità solidale invariata
9) Revisione legale dei conti: il CNDCEC offre due documenti in vista dei bilanci 2016
10) Società, autonomia statutaria del consiglio di amministrazione
Commercialista_Telematico_Post_1200x628px_Stress1) Congruità con gli studi di settore, ma contabilità inattendibile: accertamento lecito 2) Reati tributari: applicabilità della causa di non punibilità fino al giudicato 3) Obbligatorietà del contraddittorio endoprocedimentale per i tributi armonizzati 4) Corte Costituzionale: è dovuto il bollo sulle auto soggette a “fermo fiscale” 5) Professioni: concorso nel dolo con il cliente, consulente in salvo se……. 6) Liquidazioni Iva: invio telematico dei dati fuori da Entratel ? pubblicato modello ed istruzioni che pare smentire le anticipazioni 7) Voucher: per quelli acquistati prima valgono le norme precedenti 8) Appalti, committente pagherà prima dell’appaltatore: responsabilità solidale invariata 9) Revisione legale dei conti: il CNDCEC offre due documenti in vista dei bilanci 2016 10) Società, autonomia statutaria del consiglio di amministrazione: intervento di Assonime ***

1) Congruità con gli studi di settore, ma contabilità inattendibile: accertamento lecito

E’ applicabile l’accertamento fiscale a quella azienda che, pur ritrovandosi congrua e coerente con gli standard derivanti dalle risultanze degli studi di settore, abbia la contabilità inattendibile.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6951 del 17 marzo 2017, ha stabilito che dichiarare un reddito entro gli studi di settore non salva dall’accertamento fiscale. E’, quindi, legittimo l’atto impositivo a carico della piccola impresa quando, nonostante la congruità dei ricavi con gli standard, la contabilità risulti nel complesso inattendibile. Sono rilevanti, ad esempio, le perdite dichiarate a fronte di un gran numero di dipendenti ben pagati. Gli “ermellini”, con questa pronuncia, hanno respinto il ricorso di un artigiano.

La suprema Corte non ha ritenuto fondato il motivo con il quale si contestava la violazione del D.L. 331/1993, per avere il giudice d’appello ignorato la sussistenza della congruità dei ricavi con quelli dello studio di settore applicabile.

Difatti, il metodo di accertamento di cui all’art. 62-sexies del D.L. n. 331/93, convertito in Legge n. 427/93, è soltanto uno degli strumenti utilizzabili dall’Amministrazione finanziaria per accertare in via presuntiva, al cospetto di una contabilità formalmente regolare, ma intrinsecamente inattendibile, il reddito reale del contribuente. Si tratta di un accertamento che può essere condotto anche sulla base del riscontro di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche della specifica attività svolta.

******

2) Reati tributari: applicabilità della causa di non punibilità fino al giudicato

La Suprema Corte ha affermato l'applicabilità della causa di non punibilità, introdotta all'art. 13, d.lgs. n. 74 del 2000 dal d.lgs. n. 158 del 2015, a tutti i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del decreto. L'estinzione dei reati tributari, di cui agli artt. 10 bis, 10 ter e 10 quater, comma 1, d. lgs. 74 del 2000, derivante dall'integrale pagamento dei debiti tributari, non è limitata ai soli casi in cui la regolarizzazione avvenga prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado (Cass. 4314/2016). Secondo i giudici di legittimità è, infatti, il principio di uguaglianza a imporre tali considerazioni, in assenza delle quali si verificherebbe una disparità di trattamento in relazione a situazioni uguali per la quale sarebbe prospettabile una questione di legittimità costituzionale.

(Corte di cassazione, sentenza del 09/03/2017, n. 11417/4)

******

3) Obbligatorietà del contraddittorio endoprocedimentale per i tributi armonizzati

E' illegittimo il recupero dell'IVA non preceduto dal contraddittorio. La normativa comunitaria, infatti, come riconosciuto anche dalla giurisprudenza di legittimità, impone l'obbligo del contraddittorio endoprocedimentale per i tributi armonizzati ed in particolare per l'IVA. Nel caso di specie, la Commissione Tributaria regionale di Roma, accogliendo parzialmente l'appello della società contribuente, afferma che, data l'incertezza della posizione tributaria della società, l'Ufficio avrebbe dovuto attivare un contraddittorio col contribuente e non limitarsi alla mera richiesta di documentazione.

(Comm. Trib. Reg. per il Lazio, sentenza del 16/01/2017, n. 20/1)

******

4) Corte Costituzionale: è dovuto il bollo sulle auto soggette a “fermo fiscale”

Non è esclusa dall'obbligo di pagamento della tassa automobilistica la vettura soggetta a fermo disposto dall'agente della riscossione. La Corte Costituzionale si è così pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalle Commissioni tributarie provinciali di Firenze e Bologna, entrambe in cerca di conferme sulla legittimità costituzionale delle proprie leggi regionali in materia di debenza del bollo auto sui veicoli sottoposti a "fermo fiscale". La Consulta, dopo aver tracciato un netto solco tra "fermo amministrativo", disposto dalle autorità preposte per gravi violazioni del codice della strada e "fermo fiscale", misura cautelativa provvisoria a garanzia del credito di enti pubblici, afferma che l'esenzione dal tributo prevista dal d. l. n. 953 del 1982 è applicabile al solo "fermo amministrativo".

(Corte Costituzionale, sentenza del 02/03/2017, n. 47)

******

5) Professioni: concorso nel dolo con il cliente, consulente in salvo se…

Professioni: concorso nel dolo con il cliente, consulente in salvo se gli elementi (costituenti solo indizi) non vengono poi corroborati da altri più concreti.

Per la Corte suprema mancava la prova che il professionista fosse consapevole della frode nei confronti della pubblica amministrazione.

Secondo la Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 13203 del 20 marzo 2017, il commercialista non è punibile per il reato più grave di violazione della procedura di emersione dei lavoratori extracomunitari occupati irregolarmente se si è limitato a fornire documentazione fiscale falsa, predisposta ad altri fini, che è stata poi utilizzata dal consulente del lavoro per presentare l’istanza.

Occorre, quindi, mostrare gli elementi che provano la consapevolezza non solo della falsità ma anche della finalità illecita della documentazione.

Nel caso di specie, i reati di falso venivano contestati sia al cliente (“presunto” datore di lavoro) sia al commercialista che aveva partecipato alla operazione di regolarizzazione. Ma il giudice supremo ha accolto il ricorso del commercialista che eccepiva la mancata dimostrazione sia della consapevolezza della falsità ideologica di quanto attestato nel Modello Unico, sia della consapevolezza della futura utilizzazione della dichiarazione fiscale per la presentazione della domanda di regolarizzazione.

La sentenza di condanna del professionista è stata, quindi, annullata poiché non era stato adeguatamente chiarito se il contributo concorsuale riferito al commercialista fosse consistito nella predisposizione della falsa documentazione fiscale al preordinato fine di consentirne l’utilizzazione nell’ambito della pratica di regolarizzazione. Sarebbe, invece, servita la puntuale dimostrazione della consapevolezza del successivo avvio dell’iter burocratico della pratica in questione. Né era stato chiarito se il concorso riguardava, invece, la predisposizione stessa della falsa documentazione fiscale.

******

6) Liquidazioni Iva: invio telematico dei dati fuori da Entratel? Pubblicato modello ed istruzioni che pare smentire le anticipazioni

L’Agenzia delle entrate, il 21 marzo 2017, ha pubblicato sul proprio sito internet le bozze del modello e delle relative istruzioni: Comunicazione delle liquidazioni Iva: la prima scadenza per i primi tre mesi del 2017 è (come noto) fissata al 31 maggio 2017.

Comunicazione di avvenuta presentazione telematica

La ricevuta di avvenuta trasmissione telematica dei dati della Comunicazione è resa disponibile nell’apposita sezione dell’area autenticata del sito dell’Agenzia delle Entrate nonché nella sezione Consultazione dell’area autenticata dell’interfaccia web “Fatture e Corrispettivi”.

In occasione del convegno AssoSoftware che si è tenuto a Bologna lo scorso 1° e il 2 marzo, i funzionari dell’Agenzia delle entrate avevano spiegato tutte le relative novità.

In particolare, era emerso che l’invio telematico non seguisse la via consueta (“non seguirà la tradizionale strada di Entratel”).

In attesa che vengano messi in atto i software gestionali che consentiranno di gestire il nuovo adempimento quindi vengano comunicate quali saranno le modalità di invio da utilizzare, adesso le Entrate pubblicano il modello in bozza della comunicazione liquidazioni periodiche Iva, che pare smentire le anticipazioni fornite, infatti, nella bozza delle istruzioni appare che:

Modalità e termini di presentazione

Il modello di comunicazione deve essere presentato esclusivamente per via telematica, direttamente dal contribuente o tramite intermediari abilitati di cui all’art. 3, commi 2-bis e 3, del d.p.r. 22 luglio 1998, n. 322.

Il modello deve essere presentato entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre. la comunicazione relativa al secondo trimestre è presentata entro il 16 settembre e quella relativa all’ultimo trimestre è presentata entro l’ultimo giorno del mese di febbraio.

Qualora il termine di presentazione della comunicazione scada di sabato o in giorni festivi, lo stesso è prorogato al primo giorno feriale successivo.

Se, entro il termine di presentazione, sono presentate più comunicazioni riferite al medesimo periodo, l’ultima sostituisce le precedenti.

Nel presente modello il contribuente deve indicare i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche dell’imposta effettuate.

La Comunicazione è presentata anche nell’ipotesi di liquidazione con eccedenza a credito.

Sono esonerati dalla presentazione della Comunicazione i soggetti passivi non obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale IVA o all’effettuazione delle liquidazioni periodiche, sempre che, nel corso dell’anno, non vengano meno le predette condizioni di esonero.

In caso di determinazione separata dell’imposta in presenza di più attività, i soggetti passivi presentano una sola Comunicazione riepilogativa per ciascun periodo.

L’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche è punita con la sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.000. La sanzione è ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza stabilita, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

Inoltre, la struttura della modulistica sarebbe la seguente:

<<La struttura del modello consta di due sole pagine, la prima, costituita dal frontespizio, contiene la partita Iva del contribuente, il codice fiscale del soggetto che eventualmente presenta la comunicazione per conto del contribuente, i dati relativi all’impegno alla presentazione telematica e, infine, alcune informazioni relative alle liquidazioni di gruppo; la seconda, costituita dal quadro VP (multimodulo), contiene i dati delle liquidazioni Iva del trimestre o di ciascun mese del trimestre e dovrà essere compilato sia in caso di liquidazione a debito che a credito (e quindi, presumibilmente, anche in caso di assenza di operazioni nel periodo).

In particolare ciascun soggetto obbligato, se svolge un’unica attività, dovrà presentare per ciascun trimestre dell’anno solare:

- un solo frontespizio;

- un solo quadro VP, se liquida l’Iva trimestralmente, indicando il trimestre di riferimento; - tre quadri VP, se liquida l’Iva mensilmente, indicando in ciascuno il mese di riferimento.

Qualora il soggetto obbligato svolga più attività, se per tutte le attività liquida l’Iva con la medesima periodicità (mensile oppure trimestrale), dovrà presentare per ciascun trimestre dell’anno solare:

- un solo frontespizio;

- se liquida l’Iva trimestralmente, un quadro VP con i dati riepilogativi di tutte le attività, indicando il trimestre di riferimento;

- se liquida l’Iva mensilmente, tre quadri VP con i dati riepilogativi di tutte le attività, indicando in ciascuno il mese di riferimento.

Qualora, infine, il soggetto obbligato svolga più attività per le quali liquida l’Iva con diversa periodicità (mensile e trimestrale), dovrà presentare per ciascun trimestre dell’anno solare:

- un solo frontespizio

- per tutte le attività per le quali liquida l’Iva trimestralmente, un quadro VP con i dati riepilogativi di tutte tali attività, indicando il trimestre di riferimento;

- per tutte le attività per le quali liquida l’Iva mensilmente, tre quadri VP con i dati riepilogativi di tutte tali attività, indicando in ciascuno il mese di riferimento;

- nel particolare caso di anticipazione della liquidazione periodica del trimestre con quella del terzo mese del trimestre (marzo, giugno, settembre ed eventualmente dicembre), effettuata ai fini della compensazione dell’imposta tra le diverse attività, dovrà essere compilato un unico quadro VP indicando nello stesso sia il mese che il trimestre, con i dati riepilogativi di tutte le attività.

Un ulteriore peculiarità è relativa al solo quarto trimestre, in relazione a coloro che liquidano l’Iva con cadenza trimestrale:

- se la liquidazione viene effettuata con cadenza trimestrale ai sensi dell’articolo 74, comma 4, del Dpr 633/1972, con versamento da effettuarsi senza interessi entro il termine ordinario del 16 febbraio, il contribuente dovrà compilare il quadro VP indicando il valore “42 nel campo Trimestre;

- se la liquidazione viene effettuata con cadenza trimestrale per opzione ai sensi dell’articolo 7, del Dpr 542/1999, con versamento da effettuarsi con interessi nella dichiarazione Iva, il contribuente dovrà compilare il quadro VP indicando il valore “5” nel campo Trimestre.>>.

Cosa emerge, invece, dalla bozza delle istruzioni al modello:

Liquidazione dell’imposta

Gli importi, da riportare tenendo conto delle variazioni eseguite ai sensi dell’art. 26, devono essere indicati in centesimi di

euro arrotondando l’ammontare alla seconda cifra decimale per eccesso se la terza cifra è uguale o superiore a 5, per difetto

se la stessa è inferiore a 5.

Rigo VP2 - Totale operazioni attive

Indicare l’ammontare complessivo delle operazioni attive (cessioni di beni e prestazioni di servizi) al netto dell’IVA, effettuate

nel periodo di riferimento, comprese quelle ad esigibilità differita, rilevanti agli effetti dell’IVA (imponibili, non imponibili,

esenti, ecc.) annotate nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi o comunque soggette a registrazione, ad

esclusione di quelle esenti effettuate dai soggetti che si sono avvalsi della dispensa dagli adempimenti di cui all’art. 36-bis

(vanno, invece, indicate le operazioni esenti di cui ai nn. 11, 18 e 19 dell’art. 10, per le quali resta in ogni caso fermo l’obbligo

di fatturazione e registrazione).

Si evidenzia, inoltre, che nel presente rigo devono essere comprese anche le operazioni non soggette per carenza del presupposto

territoriale di cui agli artt. da 7 a 7-septies per le quali è obbligatoria l’emissione della fattura in base alle disposizioni

contenute nell’art. 21, comma 6-bis.

Nel rigo deve essere compreso anche l’imponibile relativo alle operazioni per le quali l’imposta, in base a specifiche disposizioni,

è dovuta da parte del cessionario.

Rigo VP3 - Totale operazioni passive

Indicare l’ammontare complessivo degli acquisti all’interno, intracomunitari e delle importazioni relativi a beni e servizi risultanti

dalle fatture e dalle bollette doganali di importazione, al netto dell’IVA, annotate nel periodo di riferimento sul registro

degli acquisti di cui all’art. 25, ovvero su altri registri previsti da disposizioni riguardanti particolari regimi. Nel rigo vanno

compresi, altresì, gli acquisti ad esigibilità differita, nonché quelli con IVA indetraibile.

Si precisa che nel rigo vanno anche compresi gli acquisti intracomunitari non imponibili di cui all’art. 42, comma 1, del decreto

legge n. 331 del 1993 (inclusi quelli effettuati senza pagamento dell’imposta con utilizzo del plafond di cui all’art. 2,

comma 2, della legge 18 febbraio 1997, n. 28), nonché quelli di cui all’art. 40, comma 2, dello stesso decreto legge (triangolare

comunitaria con intervento dell’operatore nazionale in qualità di cessionario-cedente).

ATTENZIONE L’imposta relativa a particolari tipologie di operazioni per le quali la stessa, in base a specifiche disposizioni,

è dovuta da parte del cessionario (es. acquisti intracomunitari e art. 17, commi 2, 5, 6 e 7), ovvero da parte di soggetti

operanti in particolari settori di attività per le provvigioni da loro corrisposte (es. art. 74, primo comma, lett. e), art. 74-ter,

comma 8), deve essere compresa, quale IVA esigibile, nel rigo VP4 e, quale IVA detratta, nel rigo VP5.

Tale modalità di compilazione vale anche con riferimento alle importazioni di materiale d’oro, di prodotti semilavorati in oro

e le importazioni d’argento puro per le quali l’imposta non viene versata in dogana, ma assolta mediante contemporanea

annotazione della bolletta doganale nei registri di cui agli artt. 23 (o 24) e dell’art. 25.

Rigo VP4 - IVA esigibile

Indicare l’ammontare dell’IVA a debito, relativa alle operazioni effettuate nel periodo di riferimento, per le quali si è verificata

l’esigibilità, ovvero relativa ad operazioni effettuate in precedenza per le quali l’imposta è diventata esigibile nello stesso

periodo, annotate nel registro delle fatture emesse ovvero dei corrispettivi o comunque soggette a registrazione.

Rigo VP5 - IVA detratta

Indicare l’ammontare dell’IVA relativa agli acquisti registrati per i quali viene esercitato il diritto alla detrazione per il periodo

di riferimento. Nel rigo va indicata, altresì, l’imposta relativa agli acquisti effettuati dai soggetti che si avvalgono del regime

dell’IVA per cassa di cui all’art. 32-bis del decreto-legge n. 83 del 2012, registrati in precedenti periodi, per i quali si è

verificato il diritto alla detrazione. Il relativo imponibile non va, invece, riportato nel rigo VP3 in quanto già indicato nella Comunicazione

del periodo di registrazione degli acquisti.

Contribuenti che adottano particolari regimi di determinazione dell’imposta

I contribuenti che adottano, per obbligo di legge o per opzione, speciali criteri di determinazione dell’imposta dovuta ovvero

detraibile (ad esempio regime speciale agricolo, agriturismo, ecc.) devono indicare nel rigo VP4 (IVA esigibile) e nel rigo

VP5 (IVA detratta) l’imposta risultante dall’applicazione dello speciale regime di appartenenza. Nelle ipotesi in cui il particolare

regime adottato non preveda la detrazione dell’imposta (ad esempio, regime dei beni usati), il rigo VP5 non deve essere

compilato in relazione alle operazioni alle quali detto regime si applica.

Rigo VP6 - IVA dovuta o a credito

Indicare nella colonna 1 l’ammontare della differenza tra i righi VP4 e VP5 nel caso in cui tale differenza sia positiva. In caso

contrario, riportare in colonna 2 il valore assoluto della predetta differenza.

Rigo VP7 - Debito periodo precedente non superiore 25,82 euro

Indicare l’eventuale importo a debito non versato nel periodo precedente in quanto non superiore a 25,82 euro.

Rigo VP8 - Credito periodo precedente

Indicare l’ammontare dell’IVA a credito computata in detrazione, risultante dalle liquidazioni precedenti dello stesso anno

solare (senza considerare i crediti chiesti a rimborso o in compensazione mediante presentazione del modello IVA TR).

Si evidenzia che il rigo non può essere compilato dai soggetti che hanno partecipato alla liquidazione dell’IVA di gruppo di

cui all’art. 73 per il periodo di riferimento (VP1).

Rigo VP9 - Credito anno precedente

Indicare l’ammontare del credito IVA compensabile, ai sensi del D.Lgs. n. 241/1997, che viene portato in detrazione nella

liquidazione del periodo, risultante dalla dichiarazione annuale dell’anno precedente, al netto della quota già portata in detrazione

nelle liquidazioni dei periodi precedenti dello stesso anno solare.

Nella particolare ipotesi in cui il contribuente intenda “estromettere” dalla contabilità IVA (per la compensazione tramite modello

F24) una parte o l’intero ammontare del credito IVA compensabile risultante dalla dichiarazione dell’anno precedente,

già precedentemente indicato nel rigo VP9 e non ancora utilizzato, deve compilare il rigo VP9 della presente Comunicazione

riportando l’importo del credito da estromettere preceduto dal segno meno.

Nel presente rigo va indicato anche il credito chiesto a rimborso in anni precedenti per il quale l’Ufficio competente abbia

formalmente negato il diritto al rimborso per la quota dello stesso utilizzata (a seguito di autorizzazione dell’Ufficio) in sede

di liquidazione periodica (vedasi il d.P.R. 10 novembre 1997, n. 443 e la circolare n. 134/E del 28 maggio 1998).

Si evidenzia che il rigo non può essere compilato dai soggetti che hanno partecipato alla liquidazione dell’IVA di gruppo di

cui all’art. 73 per il periodo di riferimento (VP1).

Rigo VP10 - Versamenti auto UE

Indicare l’ammontare complessivo dei versamenti relativi all’imposta dovuta per la prima cessione interna di autoveicoli in

precedenza oggetto di acquisto intracomunitario effettuati utilizzando gli appositi codici tributo istituiti con la risoluzione n.

337 del 21 novembre 2007. In particolare, devono essere indicati i versamenti relativi a cessioni avvenute nel periodo di riferimento

(rigo VP1), anche se effettuati in periodi precedenti.

Rigo VP11 - Crediti d’imposta

Indicare l’ammontare dei particolari crediti d’imposta utilizzati nel periodo di riferimento a scomputo del versamento, esclusi

quelli la cui compensazione avviene direttamente nel modello F24.

Rigo VP12 - Interessi dovuti per liquidazioni trimestrali

Indicare l’ammontare degli interessi dovuti, pari all’1%, calcolati sugli importi da versare ai sensi dell’art. 7 d.P.R. 14 ottobre

1999, n. 542, relativamente alla liquidazione del trimestre.

Questo rigo non deve essere compilato dai contribuenti trimestrali di cui al citato art. 7, relativamente al 4° trimestre (vedi

paragrafo “Contribuenti con liquidazioni trimestrali”).

Rigo VP13 - Acconto dovuto

Indicare l’ammontare dell’acconto dovuto, anche se non effettivamente versato. Il rigo deve essere compilato dai contribuenti

obbligati al versamento dell’acconto ai sensi dell’art. 6 della legge 29 dicembre 1990, n. 405, e successive modificazioni.

Qualora l’ammontare dell’acconto risulti inferiore a euro 103,29, il versamento non deve essere effettuato e pertanto

nel rigo non va indicato alcun importo.

Si evidenzia che nel caso di ente o società controllato partecipante alla liquidazione IVA di gruppo, uscito dal gruppo dopo

la data del 27 dicembre (termine finale stabilito per il versamento dell’acconto IVA) a seguito, ad esempio, di incorporazione

da parte di società esterna, deve essere compreso nel presente rigo della Comunicazione della società incorporante relativa

al mese di dicembre anche il credito derivante dall’importo dell’acconto dovuto dall’ente o società controllante per l’ente

o società controllato incorporato.

Rigo VP14 - IVA da versare o a credito

Indicare in colonna 1 l’importo dell’IVA da versare, o da trasferire all’ente o società controllante nel caso di ente o società

che aderisce alla liquidazione dell’IVA di gruppo, pari al risultato della seguente formula, se positivo:

(VP6, col. 1 + VP7 + VP12) – (VP6, col. 2 + VP8 + VP9 + VP10 + VP11 + VP13)

In colonna 2 indicare l’importo dell’IVA a credito, o da trasferire all’ente o società controllante nel caso di ente o società che

aderisce alla liquidazione dell’IVA di gruppo, pari al risultato della seguente formula, se positivo:

(VP6, col. 2 + VP8 + VP9 + VP10 + VP11 + VP13) – (VP6, col. 1 + VP7 + VP12)

Si avverte che tale rigo non deve essere compilato dai contribuenti trimestrali di cui all’art. 7 del d.P.R. 14 ottobre 1999, n.

542, relativamente al 4° trimestre (vedi paragrafo “Contribuenti con liquidazioni trimestrali”).

******

7) Voucher: per quelli acquistati prima valgono le norme precedenti

Ai voucher acquistati entro il 17 settembre 2017 ed ancora in circolazione, validi fino al 31 dicembre 2017, per tutto il periodo transitorio andranno applicate “le disposizioni in materia di lavoro accessorio previste nelle norme oggetto di abrogazione da parte del decreto”.

Lo ha precisato il Ministero del Lavoro, con una nota del 21 marzo 2017, pubblicata sul sito ministeriale.

Ma come può un comunicato fare resuscitare una legge abrogata (artt. 48, 49 e 50 del Decreto Legislativo 81/2015) ?. Peraltro, nello stessp comunicato del Ministero viene riportato che ad essere abrogati sono gli articoli 48, 49 e 51 (ovvero, quello sui contratti collettivi).

Comunicato del Ministero del Lavoro del 21 marzo 2017

Voucher: Ministero del lavoro, i buoni richiesti alla data di entrata in vigore del Decreto 25/2017 dovranno essere utilizzati, nel periodo transitorio, nel rispetto delle norme previgenti.

Il Decreto legge 17 marzo 2017, n. 25, “Disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti”, dispone, al primo comma dell’articolo 1, l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 51 del Decreto legislativo n. 81/2015 relativi alla disciplina del lavoro accessorio.

Al comma 2 la norma prevede che possano essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017 i buoni per prestazioni di lavoro accessorio richiesti alla data di entrata in vigore dello stesso decreto.

A tale proposito, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali chiarisce che l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, nel periodo transitorio sopra ricordato, dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni in materia di lavoro accessorio previste nelle norme oggetto di abrogazione da parte del decreto.

******

8) Appalti, committente pagherà prima dell’appaltatore: responsabilità solidale invariata

Il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro (Fondazione studi) ha diffuso il parere (circolare) n. 3 del 21 marzo 2017.

Con il Dl n. 25/17, in vigore dal 17 marzo 2017, è stato cancellato il beneficio della preventiva escussione, introdotto nel 2012 ed eliminata la facoltà per le parti sociali di modificare le regole della solidarietà passiva.

Per garantire ai lavoratori i loro crediti retributivi e previdenziali è previsto il regime di responsabilità solidale, che incombe su appaltatore e committente.

Il Dl n. 25/17 riguarda le modalità pratiche di applicazione del regime di responsabilità solidale legate al principio di preventiva escussione: il lavoratore deve agire prima verso il proprio datore per il riconoscimento dei pagamenti (retribuzione e contributi) e solo dopo verso il committente.

Oggi, con l’abrogazione della norma il committente può essere aggredito anche prima dell’appaltatore, dovendo pagare direttamente al lavoratore tutti i crediti, salvo il diritto di agire per ottenere il rimborso dall’appaltatore di quanto pagato.

Appalti, committente pagherà prima dell’appaltatore con dl 25/17 responsabilità solidale invariata

Con il Dl n.25/17, in vigore dal 17 marzo 2017, è stato cancellato il beneficio della preventiva escussione, introdotto nel 2012 ed eliminata la facoltà per le parti sociali di modificare le regole della solidarietà passiva.

Quando un’impresa (il committente) affida a un’altra impresa (l’appaltatore) il compito di erogare un servizio con un contratto di appalto, la legge prevede particolari forme di tutela per i dipendenti coinvolti.

Per garantire i lavoratori, relativamente ai loro crediti retributivi e previdenziali è previsto il regime di responsabilità solidale, che incombe su appaltatore e committente (art. 29 del Dlgs n.276/03 - Biagi).

Sulla base di questa distribuzione delle obbligazioni (non toccato dal provvedimento di venerdì scorso), sono tenuti a pagare i crediti da lavoro maturati dal personale impiegato nell’appalto (e anche le obbligazioni contributive di cui sono titolari gli enti previdenziali) sia il committente, sia l’appaltatore. Il medesimo principio vale anche per i compensi e gli obblighi previdenziali ed assicurativi nei confronti dei lavoratori autonomi.

Il Dl n.25/17 riguarda le modalità pratiche di applicazione del regime di responsabilità solidale legate al principio di preventiva escussione: il lavoratore deve agire prima verso il proprio datore per il riconoscimento dei pagamenti (retribuzione e contributi) e solo dopo verso il committente.

Il committente, nella sua prima difesa, o nella memoria di costituzione nel giudizio in base all’art. 414 del Cpc, poteva richiedere il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore e dei subappaltatori. In tal caso, l’azione esecutiva del lavoratore poteva essere promossa nei confronti del committente (imprenditore o datore di lavoro) solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e dei subappaltatori. Rimaneva invariata la responsabilità comune del committente e dell’appaltatore.

Oggi, con l’abrogazione della norma il committente può essere aggredito anche prima dell’appaltatore, dovendo pagare direttamente al lavoratore tutti i crediti, salvo il diritto di agire per ottenere il rimborso dall’appaltatore di quanto pagato.

Un’altra disposizione abrogata dal dl è quella che consentiva ai contratti collettivi di regolare il regime di solidarietà tra committente e appaltatore in maniera diversa da quanto stabilito dalla norma di legge.

******

9) Revisione legale dei conti: il CNDCEC offre due documenti in vista dei bilanci 2016

Messi a punto dal “Gruppo di Lavoro Revisione Legale” del Consiglio nazionale . Due importanti strumenti di lavoro in vista delle scadenze dei bilanci 2016. Sono stati elaborati dal “Gruppo di Lavoro Revisione Legale” del Consiglio nazionale dei commercialisti, coordinato dal prof. Raffaele D’Alessio insieme ai consiglieri nazionali Raffaele Marcello e Andrea Foschi.

Il Consiglio nazionale – affermano Marcello e Foschi - è convinto che i colleghi impegnati nella revisione potranno trovare in questi documenti appena pubblicati risposte ad alcuni dei maggiori dubbi che sicuramente saranno insorti in questa ‘fase di transizione’ e potranno concludere i propri incarichi di revisione con maggiore incisività e serenità”.

Il primo dei due documenti si intitola: “La relazione di revisione dei sindaci revisori per il bilancio del 2016” e ha lo scopo di orientare l’attività dei commercialisti impegnati, come membri del collegio sindacale incaricato della revisione legale, nella revisione dei bilanci 2016. Infatti, dopo la Determina del Ragioniere Generale dello Stato del 23 dicembre 2014 con la quale sono stati emanati i principi internazionali di revisione della serie ISA Italia, con effetto a partire dal 1 gennaio 2015, sono sopraggiunte, nel frattempo, due importanti novità legislative quali:

a) il D.Lgs. 139/2015, in attuazione della Direttiva 2013/34/UE, che ha modificato il bilancio oggetto di revisione e l’art. 14 del D.Lgs. 39/2010;

b) il D.Lgs. 135/2016, in attuazione della Direttiva 2014/56/UE, che ha riscritto gran parte dell’appena menzionato D.Lgs. 39/2010.

Di qui, la necessità di mappare, comprendere e applicare le novità che trovano applicazione già nella revisione dei bilanci 2016.

Nel documento, dopo una disamina di tali novità, sono proposte alcune modifiche al modello standard per la sezione della relazione unitaria di controllo societario dedicata alla relazione di revisione legale, da utilizzarsi con riferimento ai bilanci 2016, presentando, in appendice, un modello così aggiornato. Tali modifiche riguardano, in particolare, l’inclusione del rendiconto finanziario nel sistema di bilancio civilistico, l’applicazione del nuovo art. 11 del D.Lgs. 39/2010, la riscrittura della ‘formula’ del giudizio inerente al bilancio, i dati corrispondenti (bilancio 2015).

Le considerazioni svolte nel documento sono valide, mutatis mutandis, per la relazione di revisione legale dei sindaci revisori, nei casi in cui si preferisca emettere due relazioni separate anziché una relazione unitaria di controllo societario.

Il documento non fa, invece, riferimento ai contenuti della relazione di revisione legale nelle circostanze in cui il collegio sindacale (o l'organo di controllo delle S.r.l.) non possa essere incaricato della revisione legale (bilanci di Enti di interesse pubblico o di Enti sottoposti a regime intermedio, bilanci di loro controllate, controllanti o società sottoposte a comune controllo, bilanci consolidati, relazione sul governo societario e gli assetti proprietari, ecc.).

Seguono alcune considerazioni sulle ulteriori modifiche che si dovranno apportare, a seguito della nuova normativa, ai modelli di relazione di revisione per il futuro, cioè dopo l'approvazione dei bilanci 2016, in particolare in previsione dell’emanazione del SA Italia 720B, relativo all’innovato art. 14, comma 2, lett. e, del D.Lgs. 39/2010, in tema di controlli sulla relazione sulla gestione, del quale si attende la pubblicazione.

Il secondo strumento di lavoro è una rivisitazione di un documento emanato nel 2016, di cui conserva lo stesso titolo: “La relazione unitaria di controllo societario del collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti”. Per tenere conto delle novità legislative intervenute – e ampiamente trattate in “La relazione di revisione dei sindaci revisori per il bilancio del 2016” – è stato, infatti, necessario adeguare le indicazioni operative fornite in questo secondo documento per renderlo pienamente utilizzabile. Sono stati effettuati, poi, alcuni altri aggiornamenti per tenere conto delle modifiche intervenute nell’art. 2426 c.c..

Come nella precedente versione, il documento si sofferma sulla natura e sulle funzioni della relazione unitaria alla quale è richiesto di tenere conto in modo puntuale delle peculiari e non simmetriche due funzioni (vigilanza e revisione) svolte simultaneamente dal collegio sindacale. Le novità apportate dal D.Lgs. 139/2015 e dal D.Lgs. 135/2016, già vigenti per le revisioni condotte sui bilanci 2016, sono state integrate direttamente nel testo. Il documento di ricerca si conclude con un facsimile di relazione unitaria, anch’essa modificata per tenere conto delle novelle legislative ora ricordate.

******

10) Società, autonomia statutaria del consiglio di amministrazione: intervento di Assonime

Valorizzare il ruolo del consiglio di amministrazione, delle sue componenti e dei

meccanismi di autodisciplina significa essenzialmente spostare il luogo della decisione dall’esclusivo dominio dei soci alle competenze degli amministratori e dare, quindi, alle relative decisioni il significato di esercizio di poteri funzionali (ancorché ovviamente privati), cioè di poteri attribuiti per la cura di interessi altrui (e non di interessi propri dell’agente).

Da qui discende ulteriormente l’esigenza di precisare meglio i meccanismi di controllo dell’esercizio di tale potere; meccanismi che, all’evidenza, non possono essere né di sostituzione nelle scelte né di controllo nel merito delle decisioni. Ciò spiega la recente tendenza ad utilizzare con larghezza meccanismi e paradigmi sviluppati dal diritto amministrativo per il controllo di legittimità dell’azione delle pubbliche amministrazioni (eccesso di potere; sue figure sintomatiche; e soprattutto ruolo della motivazione).

E’ stato pubblicato il 21 marzo 2017 da Assonime l’intervento n. 4/2017 sull’autodisciplina e autonomia statutaria nell’evoluzione del ruolo del consiglio di amministrazione: autovalutazione, piani di successione, composizione e nomina.

Si tratta, in particolare, dell’intervento di Mario Stella Richter alla tavola rotonda in occasione del Convegno su “La Corporate Governance delle Società quotate italiane” del 17 febbraio 2017.

Le previsioni del Codice di autodisciplina su questi temi riflettono una evoluzione ancora in parte incompiuta nella direzione della valorizzazione del ruolo del consiglio.

Con riferimento alle funzioni del comitato nomine, la cui istituzione è stata peraltro raccomandata solo a partire dalla revisione del Codice del 2011, lo stesso si limita a indicare la formulazione di pareri al consiglio sulla dimensione e sulla composizione ottimale di quello e la proposta di candidature nei casi di cooptazione, se occorre sostituire amministratori indipendenti. Aperture interessanti nel senso di una sua maggiore valorizzazione si possono però riscontrare nel Commento, là dove si sottolinea la importanza del coinvolgimento del comitato nomine nel caso di presentazione di una lista di candidati da parte del consiglio uscente (benché in un inciso si aggiunga “compatibilmente con le disposizioni legislative vigenti”) e là dove si richiama che il comitato nomine svolge un ruolo consultivo e propositivo nella indicazione della composizione ottimale del consiglio anche negli emittenti caratterizzati da un elevato grado di concentrazione della proprietà.

Da questa “sobrietà” che il Codice riserva all’istituto discende, nelle applicazioni

concrete, che il comitato nomine è presente solo nella metà circa delle società che aderiscono al Codice e spesso le sue funzioni sono accorpate con quelle del comitato remunerazioni. Si evidenzia altresì, sempre con riferimento a questo aspetto, una compliance spesso solo formale, “di facciata” o poco più che formale. Inoltre le motivazioni fornite dalle società not compliant fanno spesso riferimento al sistema normativo sul voto di lista e alla presenza di azionisti di controllo, senza indicare valutazioni più approfondite.

Lo dimostrano le previsioni relative:

alla autovalutazione del consigli di amministrazione;

alla espressione di orientamenti sulla composizione ottimale del consiglio;

alle funzioni del comitato nomine;

ai piani di successione.

L’incompiutezza delle scelte del Codice sul comitato nomine si riflette anche sull’applicazione sostanziale della raccomandazione in merito agli orientamenti del consiglio sulla sua composizione ottimale, che è ancora modesta. Lo dimostra il fatto che solo un terzo delle società che hanno rinnovato il consiglio nel biennio 2015-16 ha espresso tale orientamento e lo dimostra la circostanza che le motivazioni fornite in caso di mancata compliance sono spesso inesistenti o generiche.

Con riferimento ai piani di successione, il Codice si limita a raccomandare di valutare se adottare tali piani, non prevedendo un obbligo di motivazione in caso di mancata previsione. Pure questo mi pare un limite da superare, e del rilievo da dare alla motivazione tornerò a dire. Ad ogni modo, anche qui si riscontra una ritrosia delle società nell’adozione dei piani (solo 29 società li hanno) e la qualità delle informazioni fornite sulle caratteristiche del piano sono spesso insufficienti.

Dalla autodisciplina passo ad un cenno sulla autonomia statutaria, la cui valorizzazione è altrettanto importante anche in ragione delle profonde differenze che esistono tra le società quotate sul mercato italiano.

Questi sono i più significativi spazi di espressione e sviluppo dell’autonomia statutaria dei singoli emittenti nella nostra materia:

- possibilità di prevedere che anche il consiglio di amministrazione uscente sia legittimato a presentare liste di candidati (alla carica di amministratore);

- possibilità di declinare statutariamente requisiti soggettivi ulteriori per gli amministratori;

-possibilità di prevedere, nel rispetto del voto di lista, un rinnovo parziale del consiglio (e cioè il c.d. staggered board);

- possibilità di declinare diversamente la durata in carica dei consiglieri di amministrazione, sia come durata complessiva del collegio sia come limite alla elezione dopo un certo numero di mandati (a prescindere dalla eventuale perdita dell’indipendenza).

Più in generale, si deve sottolineare che il principale compito dell’organo amministrativo resta la ricerca dell’adeguatezza organizzativa della impresa societaria.

Un consimile compito non può, a sua volta, prescindere dallo sviluppo di quelle soluzioni organizzative che meglio assecondino le funzioni di controllo dell’organo amministrativo (o degli organi amministrativi). Si tratta cioè di sperimentare come l’autonomia statutaria possa meglio graduare l’intensità dell’azione del Consiglio e le forme del monitoring board. Anche in questa prospettiva si deve tornare a considerare che i sistemi alternativi prevedono significativi margini di libertà che consentono all’autonomia statutaria di adattarne le caratteristiche alle specifiche esigenze di governo societario dell’emittente.

Vincenzo D’Andò