Le sanzioni ridotte sul ravvedimento dell’F24 a saldo zero – Diario quotidiano del 21 marzo 2017

Pubblicato il 21 marzo 2017



1) Omessa presentazione del Modello F24 a saldo zero: arrivano i chiarimenti sulle sanzioni ridotte
2) Dichiarazione d’intento per utilizzo in estrazione da deposito IVA: chiarimenti operativi
3) Liti fiscali pendenti a dicembre 2016 in calo del 12%
4) CNDCEC: in arrivo il questionario che controlla dominus e tirocinanti
5) Voucher abrogati: decreto in Gazzetta Ufficiale
6) Estrazione di beni introdotti in deposito IVA: decreto in G.U.
7) Voucher senza pace: quali norme applicare fino al 31 dicembre 2017?
8) Percentuali di compensazione prorogate per il 2017: in G.U. il decreto
9) Voucher: sito Inps k.o.
10) Detassazione premi di risultato per le PMI
F24_immagine1) Omessa presentazione del Modello F24 a saldo zero: arrivano i chiarimenti sulle sanzioni ridotte 2) Modalità di presentazione della dichiarazione d’intento per utilizzo in estrazione da deposito IVA: chiarimenti operativi 3) Liti fiscali pendenti a dicembre 2016 in calo del 12% 4) CNDCEC: in arrivo il questionario che controlla dominus e tirocinanti 5) Voucher abrogati: decreto in Gazzetta Ufficiale 6) Estrazione di beni introdotti in deposito IVA: decreto in G.U. 7) Voucher senza pace: quali norme applicare fino al 31 dicembre 2017 ? 8) Percentuali di compensazione prorogate per il 2017: in G.U. il decreto 9) Voucher: sito Inps k.o. 10) Detassazione premi di risultato per le PMI ****

1) Omessa presentazione del Modello F24 a saldo zero: arrivano i chiarimenti sulle sanzioni ridotte

Ravvedimento operoso per chi dimentica di presentare il modello F24 a saldo zero: Dalle Entrate arrivano le istruzioni per sfruttare le sanzioni ridotte.

I contribuenti che compensano crediti e imposte e presentano in ritardo il modello F24 a saldo zero possono mettersi in regola e beneficiare delle sanzioni ridotte previste dal ravvedimento operoso (art. 13 del Dlgs n. 472/1997). L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 36/E del 20 marzo 2017, infatti, chiarisce quali sono gli importi da pagare in caso di omessa o ritardata presentazione del modello F24 a saldo zero, a seconda del momento in cui il contribuente regolarizza la violazione.

Ravvedimento entro 90 giorni

Viene ricordato che la sanzione prevista dalla legge per l’omessa presentazione del modello in cui si effettua la compensazione, dal primo gennaio del 2016 è in generale di 100 euro. La sanzione scende a 50 euro, però, se il ritardo non supera cinque giorni lavorativi. Pertanto, poiché in caso di ravvedimento operoso entro 90 giorni dall’omissione la sanzione si riduce di 1/9, in questa ipotesi le somme da versare saranno:

- 5,56 euro (1/9 di 50 euro), se il modello di pagamento a saldo zero viene presentato con un ritardo non superiore a cinque giorni lavorativi

- 11,11 euro (1/9 di 100 euro), se il modello F24 viene presentato con un ritardo superiore a cinque giorni lavorativi ma entro novanta giorni dall’omissione

Ravvedimento dopo 90 giorni

Se il contribuente intende regolarizzare la propria posizione con il Fisco, ma sono già trascorsi 90 giorni dalla scadenza, invece, gli importi previsti dal nuovo ravvedimento sono i seguenti:

- 12,50 euro (1/8 di 100 euro) se la delega di pagamento a saldo zero viene presentata entro un anno dall’omissione

- 14,29 euro (1/7 di 100 euro) se il modello F24 a saldo zero viene presentato entro due anni dall’omissione

- 16,67 euro (1/6 di 100 euro) se l’F24 a saldo zero viene presentato superati i due anni dall’omissione

- 20 euro (1/5 di 100 euro) se il contribuente si ravvede dopo che la violazione viene constatata con un processo verbale

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2) Modalità di presentazione della dichiarazione d’intento per utilizzo in estrazione da deposito IVA: chiarimenti operativi

Arrivano dalle Entrate tutte le delucidazioni su come presentare la dichiarazione d’intento per utilizzo in estrazione da deposito IVA.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 35/E del 20 marzo 2017, fornisce chiarimenti operativi rispetto al modo in cui gli esportatori abituali sopra indicati devono compilare la dichiarazione d’intento, anche in considerazione dell’approvazione del nuovo modello di dichiarazione (utilizzabile a partire dal 1° marzo 2017), avvenuta con il provvedimento del 2 dicembre 2016.

Compilazione del modello

L’amministrazione chiarisce che, nei casi in esame, l’esportatore abituale deve compilare una dichiarazione d’intento per ogni singola estrazione e indicare quale destinatario il gestore del deposito, i cui dati (codice fiscale, partita Iva e denominazione), quindi, devono essere inseriti nella sezione del modello “Destinatario della dichiarazione”.

L’importo dell’estrazione, invece, deve essere inserito nella sezione “Dichiarazione”, valorizzando il campo 1 “una sola operazione per un importo fino a euro”.

Modalità di presentazione e verifica della trasmissione

L’esportatore abituale trasmette telematicamente all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione d’intento e acquisisce la relativa ricevuta. La dichiarazione, insieme alla ricevuta di presentazione, va consegnata al gestore del deposito che, a sua volta, procede a riscontrare telematicamente l’avvenuta presentazione.

Restano ferme le modalità procedurali per lo svincolo della garanzia (commisurata all’imposta) relativa alle operazioni di immissione in libera pratica di beni non comunitari destinati a essere introdotti in un deposito Iva (sul punto, la risoluzione in esame rinvia alle istruzioni fornite dall’Agenzia delle Dogane e dei monopoli con le note prot. n. 84920/RU e prot. n. 113881/RU rispettivamente del 7 settembre e del 5 ottobre 2011).

Utilizzo del plafond

Infine, l’Agenzia precisa che l’uso della dichiarazione d’intento per l’estrazione di beni da un deposito Iva implica, per l’esportatore abituale, l’utilizzo del suo plafond disponibile, il cui importo, conseguentemente, si riduce, per ogni singola estrazione, dell’ammontare dell’estrazione stessa, nella misura indicata all’interno della sezione “Dichiarazione” - campo 1 “una sola operazione per un importo fino a euro”.

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3) Liti fiscali pendenti a dicembre 2016 in calo del 12%

Alla fine del periodo ottobre-dicembre 2016 le controversie tributarie pendenti (469.048) mostrano una riduzione dell'11,6% rispetto all'anno precedente, proseguendo il trend positivo già iniziato dal 2012.

Nel trimestre considerato, le controversie instaurate in entrambi i gradi di giudizio sono state 54.788, facendo registrare una riduzione dei nuovi contenziosi pari al 14,51% (-9.299 ricorsi) rispetto allo stesso periodo del 2015. Le controversie definite sono state 82.713, con una crescita delle decisioni del 2,99% (pari a 2.404 ricorsi).

Le nuove controversie presentate in primo grado presso le Commissioni tributarie provinciali (CTP) sono risultate 36.635 con un calo del 19,91%. I ricorsi definiti sono stati 62.397, con una riduzione del 3,28% rispetto all'analogo periodo del 2015.

Gli appelli pervenuti alle Commissioni tributarie regionali (CTR) nel periodo ottobre-dicembre 2016 sono stati 18.153, facendo registrare nel complesso un calo dell'1,03%. Il numero degli appelli definiti, pari a 20.316, è sensibilmente aumentato rispetto al volume prodotto nello stesso periodo del 2015 (+ 28,62%).

Il volume complessivo delle nuove controversie presentate nell'anno 2016 mostra una riduzione del 9,85% rispetto al 2015; nello stesso periodo le controversie definite diminuiscono dell'1,60%.

Per le Ctp la quota di giudizi completamente favorevoli all'Ente impositore, nel periodo ottobre-dicembre 2016, è stata di circa il 45%, per un valore complessivo di 3.116,74 milioni di euro; la quota dei giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata di circa il 31%, per un valore di 1.242,26 mln di euro.

La percentuale delle controversie concluse con giudizi intermedi è stata di circa il 12%, per un valore complessivo di 555,78 milioni di euro.

Per le Ctr, invece, la quota di giudizi completamente favorevoli all'Ente impositore è stata di circa il 47%, per un valore complessivo di 1.511,00 mln di euro; la quota dei giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata di circa il 37%, per un valore complessivo di 988,38 mln di euro. Le controversie concluse con giudizi intermedi rappresentano circa l'8%, per un valore complessivo di 314,64 milioni di euro.

Tutte le statistiche e le analisi del contenzioso tributario sono disponibili sul sito internet del Dipartimento delle Finanze.

(MEF, comunicato del 20 marzo 2017)

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4) CNDCEC: in arrivo il questionario che controlla dominus e tirocinanti

Commercialisti, arriva il questionario per controllare tirocinanti e tutor. Un questionario per monitorare le attività svolte dai praticanti e per verificare il reale rispetto delle norme deontologiche da parte del tutor. E' la novità introdotta dal Consiglio nazionale dei commercialisti con la Nota informativa 14/2017 inviata agli Ordini territoriali della categoria. Il questionario, da sottoporre ai tirocinanti per rafforzare i controlli sulle attività da loro svolte e per verificare con maggiore puntualità il reale rispetto delle norme deontologiche da parte del dominus, si aggiunge a strumenti di controllo e verifica già esistenti, quali i colloqui periodici con gli stessi tirocinanti e la verifica semestrale del loro libretto. “Nell’ambito dei controlli che il Consiglio dell’Ordine è chiamato ad effettuare – si legge nella Nota - il colloquio periodico anche a campione con il tirocinante - pur rappresentando, accanto alla verifica semestrale del libretto del tirocinio - solo una delle modalità attraverso la quale la vigilanza può essere effettuata, appare indubbiamente lo strumento di controllo più efficace”. Secondo il Consiglio nazionale il colloquio “non solo permette di accertare in concreto la veridicità delle indicazioni obbligatorie nel libretto ai fini della verifica dell’attività svolta dal tirocinante, ma può essere anche occasione per verificare il rispetto delle norme del Codice deontologico da parte sia dei tirocinanti, ai quali le norme deontologiche si applicano in quanto compatibili, sia dei professionisti che svolgono la funzione di dominus”. Proprio a proposito dei dominus, la Nota informativa ricorda come “il Codice deontologico prevede una serie di doveri ben precisi finalizzati a rendere effettive le potenzialità offerte dall’esperienza di praticantato, in particolare con gli articoli 35 e 37”. Il questionario inviato agli Ordini territoriali, che dovranno a loro volta sottoporlo ai tirocinanti, punta a rendere i controlli in questo ambito ancora più stringenti. Oltre a illustrare i contenuti obbligatori del libretto, prevede anche l’acquisizione di informazioni relative ai comportamenti tenuti dal dominus, sia per ciò che riguarda l’aspetto organizzativo del tirocinio, sia per quel che riguarda il suo trattamento economico. Sette le domande alle quali i tirocinanti dovranno rispondere per render noto se sono effettivamente ammessi quale uditori alla trattazione delle pratiche con i clienti e con i terzi, se gli è consentito di svolgere, contestualmente al tirocinio, gli studi universitari specialistici o magistrali conformemente alle indicazioni fornite dal Consiglio Nazionale, se gli vengono affidati solo compiti meramente esecutivi, se gli è consentito di partecipare a convegni e corsi di formazione professionale, se hanno ricevuto copia del codice deontologico, se gli stato è riservato un idoneo ambiente di lavoro e, infine, se gli è riconosciuto un compenso o un rimborso spese. Le informazioni acquisite dovranno essere verificate, nel caso emergessero profili di non conformità alle regole deontologiche, tramite riscontro con il dominus. Nel caso poi in cui - all’esito della verifica con quest’ultimo - dovessero essere confermate situazioni di criticità, vi sarà la necessità da parte del Consiglio dell’Ordine di trasmettere la segnalazione al Consiglio di Disciplina il quale potrà valutare i comportamenti del dominus anche alla luce del Codice delle sanzioni (in particolare, l’articolo 24), le cui norme sono entrate in vigore lo scorso 1° gennaio. “Il rafforzamento dei controlli sulle modalità di svolgimento del tirocinio e sul rispetto da parte del dominus delle norme deontologiche – spiegano i consiglieri nazionali Giorgio Luchetta e Sandro Santi, delegati rispettivamente proprio alla Deontologia e al Tirocinio – nasce dalla volontà del Consiglio nazionale di verificare la puntuale applicazione del codice deontologico e di quello delle sanzioni, ma anche dalla necessità, da noi fortemente avvertita, di tutelare sempre più i giovani, futuri colleghi, che vanno messi nelle condizioni migliori per conoscere i loro doveri e i loro diritti. Tanto più in una fase in cui proprio presso le nuove generazioni la nostra professione mostra chiari segni di perdita di appeal”.

(CNDCEC, comunicato del 20 marzo 2017)

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5) Voucher abrogati: decreto in Gazzetta Ufficiale

Abrogazione dei voucher, pubblicazione sprint: approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta di venerdì mattina,

Il provvedimento (D.L. n. 25 del 17 marzo 2017) con cui vengono eliminati i buoni lavoro è stato subito pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2017, già in vigore.

Vengono, quindi, aboliti i voucher introdotti dal Jobs Act, ad eccezione di quelli richiesti entro il 17 marzo 2017, che potranno essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017.

In particolare, gli articoli 48, 49 a 50 del Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, sono stati abrogati.

I buoni per prestazioni di lavoro accessorio richiesti alla data di entrata in vigore del presente decreto possono essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017.

Il Decreto abrogativo elimina, inoltre, le disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti di opere e servizi, ripristinando integralmente la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, al fine di garantire una miglior tutela in favore dei lavoratori impiegati. Difatti, all’articolo 29, comma 2, del Decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, vengono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo, le parole: «Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative del settore che possono individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti,» sono soppresse;

b) il secondo, il terzo e il quarto periodo sono soppressi.

Modifiche legislative in materia di appalto

L'articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dunque, nella sua nuova formulazione - eliminati i periodi soppressi - risulta essere il seguente:

1. Ai fini della applicazione delle norme contenute nel presente titolo, il contratto di appalto, stipulato e regolamentato ai sensi dell'articolo 1655 del codice civile, si distingue dalla somministrazione di lavoro per la organizzazione dei mezzi necessari da parte dell'appaltatore, che può anche risultare, in relazione alle esigenze dell'opera o del servizio dedotti in contratto, dall'esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell'appalto, nonché per la assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d'impresa.

2. In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l'appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell'appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell'inadempimento.

3. L'acquisizione del personale già impiegato nell'appalto a seguito di subentro di nuovo appaltatore dotato di propria struttura organizzativa e operativa, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d'appalto, ove siano presenti elementi di discontinuità che determinano una specifica identità di impresa, non costituisce trasferimento d'azienda o di parte d'azienda.

3-bis. Quando il contratto di appalto sia stipulato in violazione di quanto disposto dal comma 1, il lavoratore interessato può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell'articolo 414 del codice di procedura civile, notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo. In tale ipotesi si applica il disposto dell'articolo 27, comma 2.

3-ter. Fermo restando quando previsto dagli articoli 18 e 19, le disposizioni di cui al comma 2 non trovano applicazione qualora il committente sia una persona fisica che non esercita attività di impresa o professionale”. Si cancella quindi la preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore nelle controversie sui crediti di lavoro, per ripristinare la piena responsabilità solidale nella catena degli appalti, togliendo alle parti la possibilità di derogare con la contrattazione collettiva.

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6) Estrazione di beni introdotti in deposito IVA: decreto in G.U.

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2017, il Decreto 23 febbraio 2017 che attua le nuove disposizioni in materia di Depositi IVA introdotte dal Decreto Fiscale (art. 4, c. 7. D.L. 193/2016).

A decorrere dal 3 dicembre 2017, infatti, sono stati modificati gli adempimenti relativi alle estrazioni dal deposito in caso di beni diversi da quelli introdotti in forza di un acquisto intracomunitario (ovvero le ipotesi previste dall’art. 50-bis, comma 4, lettera b), D.L. 331/93).

In particolare, le disposizioni del Decreto Fiscale hanno previsto che:

- sull’estrazione di beni extra UE immessi in libera pratica, l’IVA è dovuta dal soggetto che estrae il bene mediante il meccanismo del reverse charge, previa prestazione di idonea garanzia;

- sull’estrazione di beni diversi da quelli introdotti in forza di un acquisto comunitario, l’imposta è dovuta dal gestore del deposito, senza possibilità di compensazione, in nome e per conto del soggetto estrattore che rimane comunque obbligato in solido al pagamento.

A tal fine, il neo decreto 23 febbraio 2017 disciplina i requisiti di garanzia, l’attestazione relativa alla garanzia e i casi di esclusione.

Requisiti di garanzia

L’imposta è dovuta qualora sussistano i seguenti requisiti di affidabilità del contribuente:

- presentazione della dichiarazione IVA, per chi sussiste l’obbligo, nei tre periodi d’imposta antecedenti l'operazione di estrazione;

- esecuzione dei versamenti, se dovuti, relativi all’IVA dovuta in base alle ultime tre dichiarazioni annuali presentate alla data dell'operazione di estrazione;

- assenza di avviso di rettifica o di accertamento definitivo per il quale non è stato eseguito il pagamento delle somme dovute, per violazioni relative all’emissione o all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, notificati nel periodo d’imposta in corso ovvero nei tre antecedenti l'operazione di estrazione;

- assenza della formale conoscenza dell’inizio di procedimenti penali o di condanne o di applicazione della pena su richiesta delle parti a carico del legale rappresentante o del titolare della ditta individuale, per uno dei delitti previsti dagli artt. 2, 3, 5, 8, 10, 10-ter, 10-quater e 11 D.Lgs. n. 74/2000 e dall’art. 216 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267.

In assenza di tali requisiti l’imposta è dovuta previa prestazione della garanzia secondo le modalità stabilite dall’art. 38-bis, comma 5, D.P.R. n. 633/72, a favore del competente ufficio dell’Agenzia delle entrate, per l’importo corrispondente all’imposta dovuta per la durata di sei mesi dalla data di estrazione.

Attestazione relativa alla garanzia

La sussistenza dei sopraindicati requisiti di affidabilità, sono attestati dal soggetto che procede all’estrazione attraverso una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà redatta in conformità al modello approvato con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate. La dichiarazione sostitutiva deve essere consegnata dal soggetto estrattore al gestore del deposito all’atto della prima estrazione effettuata ed è valida per l’intero anno solare di presentazione. Il gestore del deposito trasmette la dichiarazione sostitutiva all’Agenzia delle Entrate che procede, anche sulla base di analisi del rischio di evasione o di frode, ad opportuni controlli ivi compresi quelli connessi alla verifica dell’effettiva sussistenza dei requisiti di garanzia dichiarati dal contribuente.

Casi di esclusione

I requisiti di affidabilità sono considerati sussistenti in capo ai soggetti che procedono all’estrazione qualora ricorra una delle seguenti condizioni:

- il soggetto che procede all'estrazione dei beni dal deposito IVA coincide con quello che ha effettuato l’immissione in libera pratica con introduzione dei beni nel deposito IVA;

- il soggetto che procede all’estrazione dei beni dal deposito IVA è un soggetto autorizzato ai sensi degli artt. 38 e seguenti del Regolamento n. 952/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 ottobre 2013, oppure è esonerato dalle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al D.P.R. n. 43/1973.

In tali casi, per l’estrazione dei beni introdotti nel deposito IVA, l’imposta è dovuta dal soggetto che procede all’estrazione (art. 17, D.P.R. 633/72).

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7) Voucher senza pace: quali norme applicare fino al 31 dicembre 2017 ?

L'improvvisa quanto drastica abolizione totale dell'utilizzo dei voucher non ha soltanto creato un vuoto operativo nelle attività abitualmente (e lecitamente) gestite tramite il lavoro accessorio. Ma ha anche creato un vulnus molto importante a livello normativo. L'immediata entrata in vigore del decreto legge 25/2017 ha prodotto infatti la contestuale abrogazione dell'intera normativa sui voucher, con la incredibile conseguenza che per quelli utilizzabili fino alla fine del 2017 manca una qualsiasi norma di riferimento.

Quali procedure attivare ora? Quali comunicazioni fare? A quale regolamentazione fare riferimento? Interrogativi tutti leciti e molto delicati, visto che riguarderanno tutti coloro in possesso attualmente di voucher da poter utilizzare entro fine anno.

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro il 20 marzo 2017 ha diramato un primo parere sul tema, cercando di fare chiarezza.

Abrogazione del lavoro accessorio: problemi di diritto intertemporale

Il decreto legge 17 marzo 2017, n. 25, recante “disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti”, pubblicato in gazzetta ufficiale ed entrato in vigore alla stessa data, all’art. 1, co. 1, dispone l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del d.lgs. n. 81/2015, recanti la disciplina del lavoro accessorio.

Al secondo comma la norma prevede la possibilità che i buoni per prestazioni di lavoro accessorio (c.d. voucher) richiesti alla data di entrata in vigore dello stesso decreto possano essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017.

Gli artt. 48 – 50 del d.lgs. n. 81/15 disciplinavano gli aspetti essenziali del lavoro accessorio: definizione, campo di applicazione, sanzioni, aspetti previdenziali. Le norme abrogate prevedevano i limiti economici, unico elemento definitorio sostanziale, lo speciale regime per l’agricoltura, le modalità di accesso al lavoro accessorio, fino ad un recente obbligo di comunicazione preventiva ed un conseguente apparato sanzionatorio specifico in caso di violazione, introdotto dal d.lgs. n. 185/2016 (c.d. correttivo jobs act).

La disciplina del lavoro accessorio è dunque abrogata dal 17 marzo 2017, ma i voucher eventualmente già richiesti a quella data potranno essere utilizzati ancora per i rimanenti nove mesi dell’anno in corso.

Si tratta di una criticità di non poco conto, perché ciò significa che nel caso di attivazione di voucher acquistati sino al 17 marzo 2017, ci si troverà di fronte alla necessità di gestire un rapporto di lavoro privo di una disciplina propria. Anzi, senza regola alcuna.

Ciò perché manca al d.l. n. 25/17 una norma dal contenuto analogo a quanto previsto in materia di collaborazioni coordinate e continuative, laddove l’art. 52 del d.lgs. n. 81/2015, pur abrogando esplicitamente le norme regolatrici del lavoro a progetto, altrettanto dichiaratamente ne dispone l’applicabilità per i contratti ancora in corso alla data di entrata in vigore della riforma, sino al loro spirare naturale. Al contrario, nel caso dell’utilizzo dei voucher alle condizioni del secondo comma dell’art. 1 del d.l. n. 25/17, un eventuale conflitto connesso alla conduzione del rapporto di lavoro accessorio, per qualsiasi ragione o causa, non troverebbe alcun riferimento normativo cui ancorare il giudizio e la risoluzione del conflitto stesso. Con una conseguente incertezza senza pari, perché il lavoro accessorio è (era) indifferente alla qualificazione classica tra lavoro autonomo e subordinato. Abrogate ora le norme speciali, risulta davvero complicata la possibilità di ricondurlo efficacemente all'una o all'altra disciplina, al netto dei casi patologici delle applicazioni elusive in cui sia necessaria la conversione.

La criticità è poi particolarmente significativa in relazione al terzo comma dell’art. 49, appena di recente introdotto dal d.lgs. n. 185/16, che impone la comunicazione preliminare di sessanta minuti prima dell’inizio della prestazione, sanzionandone pesantemente l’eventuale omissione (da 400 a 2.400 euro in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione).

Per effetto del combinato disposto del primo e del secondo comma del d.l. n. 25/17, a rigor di legge, ci sarebbe da rilevare non soltanto che la comunicazione preventiva non è più obbligatoria, non essendo prevista da alcuna legge vigente, ma, circostanza altrettanto grave, sarebbe impossibile applicare la sanzione in caso di omissione, perché anche la norma che la prevede(va) è stata espressamente abrogata.

Appare perciò evidente la necessità di un intervento correttivo del secondo comma dell’art. 1 del d.l., cioè quello che elimina i voucher. Intervento che colmi tale vuoto normativo, altrimenti oggettivamente evidente, con una previsione che rispetto all’attuale proroga circoscritta del lavoro accessorio fino al 31 dicembre 2017, preveda anche un effettivo regime transitorio di vigenza delle norme altrimenti abrogate, entro gli identici limiti previsti per l’utilizzabilità dei voucher.

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8) Percentuali di compensazione prorogate per il 2017: in G.U. il decreto

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2017, il Decreto MEF del 27 gennaio 2017 relativo alla proroga delle percentuali di compensazione applicabili alle cessioni di bovini e suini vivi.

In particolare, il decreto prevede che anche per l'anno 2017 la percentuale di compensazione:per le cessioni di animali vivi della specie bovina (compresi gli animali del genere bufalo) è stabilita nella misura del 7,65%; per le cessioni di animali vivi della specie suina è stabilita nella misura del 7,95%.

Tali disposizioni hanno effetto dal 1° gennaio 2017.

Proroga di talune percentuali di compensazione

1. All'art. 1, comma 2, del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, emanato di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, del 26 gennaio 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 39 del 17 febbraio 2016, le parole «Per l'anno 2016» sono sostituite dalle seguenti: «Per gli anni 2016 e 2017».

Le disposizioni del presente decreto hanno effetto dal 1° gennaio 2017.

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9) Voucher: sito Inps k.o.

Sono pervenute al Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, da tutto il territorio nazionale, proteste di iscritti che segnalano l'impossibilità di attivare voucher dal sito dell'Inps.

Chi oggi cerca di avviare una prestazione di lavoro accessorio, tramite l’apposita procedura telematica prevista sul portale dell’Istituto, vede apparire il seguente messaggio di errore: «Failed to update database “POA_2008” because the database is read-only».

In termini pratici vuol dire che la procedura non consente l’inserimento di nuovi buoni lavoro, ma soltanto la consultazione dei quelli precedentemente attivati. Probabile conseguenza del decadere dell'intera normativa sui voucher, a seguito dell'entrata in vigore del dl 25/2017.

Il Consiglio Nazionale è immediatamente intervenuto presso la Direzione Generale dell'Istituto per segnalare i disagi subiti da imprese e lavoratori. Il servizio dovrebbe essere riattivato in serata.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 20 marzo 2017)

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10) Detassazione premi di risultato per le PMI

In che modo le piccole imprese, prive di sindacato interno, possono beneficiare della detassazione dei premi di risultato per i propri lavoratori?

La risposta giunge dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro che, con il parere n. 1/2017, interviene sull'applicazione della tassazione agevolata del 10% sui premi di risultato. Secondo quanto disposto dall'art. 1 della legge n. 208/2015, per fruire della tassazione agevolata l'impresa deve stipulare un contratto aziendale o territoriale.

Le piccole realtà imprenditoriali che non hanno un sindacato interno possono, invece, scegliere di raggiungere un'intesa con il sindacato più rappresentativo a livello nazionale oppure optare per altre soluzioni. Se l'azienda è iscritta ad associazioni di categoria, è obbligata ad applicare il contratto territoriale sottoscritto dalla propria associazione. In caso contrario, invece, è libera di recepire un qualsiasi contratto territoriale senza vincoli di territorio o di settore, così come disposto dall'art. 39 della Costituzione sui diritti sindacali.

Il parere è quindi disponibile sul sito dei consulenti del lavoro.

Vincenzo D’Andò