Diario quotidiano dell’8 marzo 2017 – Novità fiscali sui bilanci per il 2016

Pubblicato il 8 marzo 2017



1) Equitalia: apertura anche di pomeriggio per rottamare le cartelle
2) I pasticci del legislatore sugli adempimenti Iva
3) Dichiarazione annuale Iva/2017: chiarimenti sulle scadenze in fotofinish
4) Autovelox: nel territorio comunale deve essere presidiato, altrimenti l’atto non è valido
5) Novità fiscali sui bilanci per il 2016
6) Fusione tra Srl e fondazione: riserve di utili tassate se l’ente non esercita l’attività commerciale
7) Codice Doganale dell’Unione (CDU): nota delle Dogane
8) Voucher: cambiano le caselle di posta elettronica per la comunicazione
9) Niente Iva ridotta su ebook
10) Pubblicazioni digitali soggette all’aliquota normale Iva
domanda-ct1) Equitalia: apertura anche di pomeriggio per “rottamare” cartelle 2) I pasticci del legislatore sugli adempimenti Iva 3) Dichiarazione annuale Iva/2017: chiarimenti sulle scadenze in fotofinish 4) Autovelox: nel territorio comunale deve essere presidiato, altrimenti l’atto non è valido 5) Novità fiscali sui bilanci per il 2016 6) Fusione tra Srl e fondazione: riserve di utili tassate se l’ente non esercita l’attività commerciale 7) Codice Doganale dell’Unione (CDU): nota delle Dogane 8) Voucher: cambiano le caselle di posta elettronica per la comunicazione 9) Niente Iva ridotta su ebook 10) Pubblicazioni digitali soggette all’aliquota normale Iva *** 1) Equitalia: apertura anche di pomeriggio per “rottamare” cartelle Sportelli di Equitalia aperti anche di pomeriggio per dare massima assistenza ai contribuenti interessati in queste settimane alla definizione agevolata, la cosiddetta rottamazione delle cartelle prevista dal decreto legge n. 193/2016 convertito con modificazioni dalla legge n. 225/2016. Dal 6 marzo, e fino al 31, ben 15 sportelli di Equitalia saranno aperti anche di pomeriggio, fino alle 15,15, prolungando di due ore l'orario di apertura al pubblico. Da aprile 2016 l'orario pomeridiano agli sportelli cosiddetti ad alta affluenza di Roma (via Colombo, via Benigni, via Aurelia), Napoli (Corso Meridionale), Milano (viale dell'Innovazione, via Lario) e Torino (via Alfieri) era stato deciso, d'intesa con le rappresentanze sindacali, per poter soddisfare il maggior numero possibile di contribuenti e diminuire i tempi di attesa. In vista del 31 marzo, termine ultimo fissato dalla legge per aderire alla definizione agevolata, Equitalia ha disposto che l'orario prolungato fino alle 15,15 sia esteso anche ad altri 15 sportelli con sede a Padova, Bologna, Firenze e, con operazioni di cassa fino alle 13.15, a Bari (via Marin), Perugia, Napoli (Fuorigrotta e Vomero), Caserta, Salerno, Cagliari, Sassari, Catanzaro, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria. (Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 6 marzo 2017) ****** 2) I pasticci del legislatore sugli adempimenti Iva Nuovo spesometro, la beffa della trimestralità per l’invio opzionale: Confusione sull’identità di procedura tra l’invio dei dati di tutte le fatture per opzione piuttosto che per obbligo che mette in evidenza la dissimmetria che può manifestarsi sotto alcuni aspetti. I pasticci del legislatore sugli adempimenti Iva nel nostro paese vengono adesso denunciati con una nota congiunta di ANC/ConfimiIndustria del 6 marzo 2017. ****** 3) Dichiarazione annuale Iva/2017: chiarimenti sulle scadenze in fotofinish L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 26/E del 6 marzo 2017, rimarca che a causa di temporanei rallentamenti nelle reti di trasmissione delle dichiarazioni registrati il 28 febbraio 2017, la stessa Agenzia, con comunicato stampa dello scorso 1° marzo, ha avvisato che sono eccezionalmente considerate tempestive le dichiarazioni Iva 2017 (per l’anno d’imposta 2016) pervenute entro il 3 marzo 2017. Poiché alcuni operatori hanno espresso dei dubbi sulla corretta esecuzione degli adempimenti fiscali che derivano dal “termine di presentazione” delle dichiarazioni IVA annuali, vengono ora fornite le seguenti precisazioni: Il termine per la presentazione della dichiarazione non è stato prorogato, ma è stato solo consentito di inoltrare la stessa entro il 3 marzo 2017 a quei soggetti che per problemi di rallentamento nel canale di trasmissione non sono riusciti ad inviarla all’Agenzia delle entrate entro il 28 febbraio. Ne consegue che tutti gli adempimenti fiscali aventi scadenza successiva al 28 febbraio 2017 e connessi al “termine di presentazione” del modello di dichiarazione annuale Iva dovranno essere eseguiti facendo riferimento esclusivamente alla data del 28 febbraio 2017. Per quanto riguarda la compensazione c.d. “orizzontale” del credito Iva annuale nel modello F24, per importi superiori a euro 5.000 annui (articolo 10 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78), si precisa che la stessa potrà essere effettuata a partire dal giorno 16 del mese di marzo 2017 anche se la dichiarazione annuale è stata presentata dopo il 28 febbraio ma entro il 3 marzo 2017. ****** 4) Autovelox: nel territorio comunale deve essere presidiato, altrimenti l’atto non è valido Non vale l’autovelox in città senza la polizia accanto: E, infatti, illegittimo il provvedimento prefettizio che autorizza l’installazione di apparecchiature autovelox senza obbligo di fermo del conducente su strade urbane che non hanno le caratteristiche minime delle strade di scorrimento. La multa con l’autovelox è legittima solo se vengono rispettate regole stringenti volte a garantire, all’automobilista, il diritto alla difesa. La regola generale vuole che, in città, tutte le violazioni del codice della strada, ivi compreso l’eccesso di velocità, debbano essere contestate immediatamente all’automobilista. La pattuglia deve cioè intimare lo stop al trasgressore e notificargli, in quello stesso momento, il verbale. In tal modo è possibile raccogliere eventuali dichiarazioni del conducente a propria discolpa, che potrebbero giustificarne la condotta (ad esempio: l’essere in corsa all’ospedale per un grave pericolo alla vita propria o altrui). Ma fermare l’automobilista finito nella trappola dell’autovelox non è sempre facile, né possibile. Succede nelle strade a scorrimento che attraversano le città, dove sia l’inseguimento del trasgressore che il suo arresto repentino potrebbe sarebbe pericoloso per il traffico delle auto lanciate in velocità. Solo in questi casi, dunque, non è necessario fermare l’automobilista nell’immediatezza. Ma devono ricorrere due condizioni: - si deve trattare di strade urbane di scorrimento che, secondo la definizione del codice della strada, sono quelle strade a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate; - ci deve essere un decreto del Prefetto che individua la strada urbana di scorrimento su cui è possibile l’autovelox. La strada deve però avere i requisiti di cui al punto precedente. Pertanto è illegittimo il provvedimento prefettizio che autorizza l’installazione di autovelox, per rilevare l’andatura dei veicoli, su una strada urbana priva delle caratteristiche appena indicate. Fuori da quest’unica ipotesi, in città non è legittima la multa con autovelox se non c’è la polizia accanto a fermare subito il trasgressore. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 5532 del 6 marzo 2017) ****** 5) Novità fiscali sui bilanci per il 2016 Le novità fiscali del bilancio, introdotte dal cd. Milleproroghe, riguardano il periodo d’imposta 2016. Il D.L. 244/2016 (decreto Milleproroghe), in materia di coordinamento tra regole fiscali e novità in materia di bilancio d’esercizio, introduce, a partire dal 2016, del principio di derivazione “rafforzata” del reddito imponibile per le imprese che redigono il bilancio in base agli OIC, ad eccezione delle micro-imprese. In particolare, con l’articolo 13-bis vengono estese le modalità di determinazione del reddito previste per i soggetti IAS-adopter anche alle imprese che redigono il bilancio sulla base dei nuovi principi contabili nazionali. Vengono escluse dal principio di “derivazione rafforzata” soltanto le microimprese di cui all’articolo 2435-ter c.c., in virtù delle semplificazioni ad esse riservate. A tal fine, sono stati modificati alcuni articoli del Tuir quale effetto del coordinamento appunto con le nuove disposizioni civilistiche in materia di bilancio. Inoltre, al fine di agevolare la “prima applicazione” delle suddette novità è prorogato al 16 ottobre 2017 (il 15 ottobre cade di domenica) il termine di presentazione delle dichiarazioni dei redditi e Irap relative al 2016. Determinazione del reddito L’articolo 83 del Tuir si occupa della determinazione del reddito d’impresa, per i soggetti non-IAS, secondo il principio di “derivazione”: il reddito complessivo è determinato apportando all’utile o alla perdita risultante dal conto economico, relativo all’esercizio chiuso nel periodo d’imposta, le variazioni in aumento o in diminuzione conseguenti all’applicazione delle rispettive disposizioni tributarie. In merito, l’articolo 13-bis del D.L. 244/2016 ha esteso le modalità di determinazione del reddito previste per i soggetti IAS/IFRS anche alle imprese che redigono il bilancio sulla base dei nuovi principi contabili nazionali redatti dall’OIC, ad eccezione delle micro-imprese. In particolare, con la modifica dell’articolo 83, comma 1 del Tuir, viene introdotto un principio di “derivazione rafforzata”, già operante per i soggetti IAS, che prevede il riconoscimento, per i soggetti diversi dalle micro-imprese di cui all’articolo 2435-ter del cod. civ., dei criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio contenuti nei nuovi principi contabili OIC. A tal fine sono applicabili, ove compatibili, le disposizioni attuative emanate per i soggetti che applicano i principi contabili internazionali (articolo 1, comma 59 della L. 244/2007 e articolo 4, comma 7-quater del D.Lgs. 38/2005). Viene consentito a tali soggetti “il pieno riconoscimento della rappresentazione di bilancio fondata sul principio della prevalenza della sostanza sulla forma mediante la disattivazione delle regole di competenza fiscale … ovvero delle ipotesi in cui la rappresentazione di bilancio per ragioni di ordine fiscale cede il passo alla gestione degli effetti fiscali sulla base della natura giuridica delle operazioni (come nelle fattispecie aventi ad oggetto titoli partecipativi recata dall’articolo 3 del predetto DM 48/2009) al fine di garantire l’applicazione di istituti fiscali quali l’esenzione delle plusvalenze e l’esclusione dei dividendi …”. Coerentemente con le modifiche apportate, viene prorogato di 15 giorni il termine per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi e delle dichiarazioni Irap relative al 2016 che, quindi, slitta al 16 ottobre 2017 (il 15 ottobre cade di domenica); tale differimento è stato predisposto “al fine di agevolare la prima applicazione delle disposizioni introdotte dal decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 139, e delle disposizioni di coordinamento …”. Modifiche di coordinamento al Tuir Le principali novità hanno riguardato le seguenti modifiche di coordinamento con il Tuir: - ai fini della determinazione del ROL (risultato operativo lordo) in materia di interessi passivi, sono esclusi i componenti positivi e negativi di natura straordinaria derivanti da operazioni di trasferimento di azienda o rami d’azienda; l’irrilevanza dei citati componenti è stata disposta anche ai fini Irap, con la modifica dell’articolo 5, comma 1 del D.Lgs. 446/1997; - si introduce un unico limite di deducibilità delle spese relative a più esercizi di cui all’articolo 108, del Tuir, costituito dalla quota delle stesse imputabile a ciascun esercizio, ad eccezione delle spese di rappresentanza; inoltre, il nuovo comma 3 dispone che “le quote di ammortamento dei beni acquisiti in esito agli studi e alle ricerche sono calcolate sul costo degli stessi diminuito dell’importo già dedotto”; - si consente il rispetto del principio di “previa imputazione a conto economico” anche a quei componenti di reddito che non transitano più al conto economico, pur se rilevati nello stato patrimoniale (modifica dell’articolo 109, comma 4 del Tuir); - si introduce la possibilità di fare riferimento, ai fini fiscali, a tassi di cambio “alternativi” rispetto a quelli della BCE, purché si tratti di quotazioni fornite da operatori indipendenti con idonee forme di pubblicità; - viene disciplinato il trattamento fiscale degli strumenti finanziari derivati, a seguito delle nuove regole di contabilizzazione che comporta l’iscrizione degli stessi al valore di fair value. Inoltre, sulla base del comma 4 dell’articolo 13-bis del D.L. 244/2016, il riferimento alle norme fiscali vigenti per i componenti positivi o negativi di cui alle lett. A) e B) dell’articolo 2425 del cod. civ. va inteso al netto dei componenti di natura straordinaria derivanti da trasferimenti di azienda o di rami di azienda. Decorrenza Le suddette novità decorrono, anche ai fini Irap, dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015, quindi, per le imprese solari dal 2016. Continuano, invece, ad essere assoggettati alla disciplina previgente “gli effetti reddituali e patrimoniali sul bilancio del predetto esercizio e di quelli successivi delle operazioni che risultino diversamente qualificate, classificate, valutate e imputate temporalmente ai fini fiscali rispetto alle qualificazioni, classificazioni, valutazioni e imputazioni temporali risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2015”. È previsto poi un “regime transitorio” per i derivati diversi da quelli iscritti in bilancio, la cui valutazione assume rilievo ai fini della determinazione del reddito al momento del realizzo. Regime transitorio L’articolo 13-bis, comma 7, del D.L. 244/2016 reca la disciplina transitoria che garantisce, ai fini fiscali (anche Irap), la “cristallizzazione delle rettifiche operate in sede di prima applicazione dei nuovi OIC”. In particolare, viene stabilito che: - le disposizioni di cui all’articolo 109, comma 4, del Tuir sono applicabili anche ai componenti imputati direttamente a patrimonio; - i componenti imputati direttamente a patrimonio netto concorrono alla formazione della base imponibile Irap se, sulla base dei criteri applicabili negli esercizi precedenti, sarebbero stati classificati nelle voci di cui alle lettere A) e B) dell’articolo 2425 del cod. civ. rilevanti ai fini Irap; - il ripristino e l’eliminazione, nell’attivo patrimoniale, rispettivamente, di costi già imputati a conto economico di precedenti esercizi e di costi iscritti e non più capitalizzabili non rilevano ai fini della determinazione del reddito né del valore fiscalmente riconosciuto; resta ferma per questi ultimi la deducibilità sulla base dei criteri applicabili negli esercizi precedenti; - l’eliminazione nel passivo patrimoniale di passività e fondi di accantonamento, considerati dedotti per effetto dell’applicazione delle disposizioni del Tuir, non rileva ai fini della determinazione del reddito; resta ferma l’indeducibilità degli oneri a fronte dei quali detti fondi sono stati costituiti, nonché l’imponibilità della relativa sopravvenienza nel caso del mancato verificarsi degli stessi; - le previsioni di cui alle lettere c) e d) si applicano, in quanto compatibili, anche ai fini Irap. I- l comma 10 dell’articolo 13-bis autorizza il MEF ad adottare disposizioni di coordinamento per la determinazione della base imponibile dell’Ires e dell’Irap in caso di approvazione o aggiornamento dei principi contabili nazionali. Viene, poi, demandato ad un apposito provvedimento, da emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione ossia entro il prossimo 30 aprile 2017, la revisione delle disposizioni dei decreti n. 48/2009 e 8/06/2011 contenenti le disposizioni di coordinamento fiscale per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali ora applicabili anche ai soggetti che adottano i nuovi OIC, nonché del decreto 14 marzo 2012 contenente la disciplina dell’ACE. ****** 6) Fusione tra Srl e fondazione: riserve di utili tassate se l’ente non esercita l’attività commerciale La società di capitali viene incorporata dall’ente che non svolge alcuna attività commerciale: In tale caso (la fondazione risultante dalla trasformazione eterogenea non esercita alcuna attività commerciale) la riserva in sospensione d’imposta è assoggettata a tassazione nei confronti della società incorporata (poiché destinata a finalità estranee all’esercizio d’impresa), mentre in capo alla fondazione incorporante considerate distribuite le riserve di utili (inclusa, quindi, quella in sospensione d’imposta), nell’esercizio successivo a quello in cui si è avuta la trasformazione. Lo precisa l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 27/E del 7 marzo 2017. Con istanza di interpello, una fondazione, in procinto di incorporare, mediante fusione, una società a responsabilità limitata, ha chiesto all’Agenzia delle Entrate chiarimenti circa il trattamento fiscale cui assoggettare, dopo la realizzazione dell’operazione straordinaria, la riserva in sospensione d’imposta (presente nel patrimonio della società incorporata). Secondo la soluzione interpretativa proposta dalla fondazione istante, nel caso sottoposto all’attenzione dell’amministrazione, la riserva, in applicazione del principio generale di neutralità fiscale, non deve subire alcuna tassazione. Il parere dell’Agenzia L’amministrazione finanziaria, nell’articolare la risposta all’interpello, parte da una premessa di ordine sistematico e dalla esatta qualificazione giuridica dell’operazione di fusione prospettata dalla fondazione istante. In primo luogo, l’Agenzia evidenzia che il ricordato principio di neutralità fiscale delle fusioni, in forza del quale, ai fini tributari, la fusione non determina fenomeni fiscalmente realizzativi, presuppone “un sistema di rilevazione dei valori che è tipico della tassazione dell’imponibile fiscale in base al bilancio e che è proprio delle società che svolgono attività commerciale”. In secondo luogo, l’amministrazione sottolinea che l’operazione di fusione per incorporazione, oggetto dell’istanza di interpello, deve essere qualificata alla stregua di una trasformazione eterogenea ovverosia della trasformazione di una società di capitali (soggetto Ires) in un ente non commerciale. Dal punto di vista civilistico, l’operazione de qua è espressamente consentita e disciplinata dall’articolo 2500-septies cc, a mente del quale “le società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata, possono trasformarsi in consorzi, società consortili, società cooperative, comunioni di azienda, associazioni non riconosciute e fondazioni”. Dalla qualificazione, nei termini suddetti, dell’operazione in esame, l’Agenzia trae la logica conseguenza dell’applicabilità, nel caso concreto, della disciplina fiscale della trasformazione eterogenea, dettata, come noto, dall’articolo 171 Tuir. Tutto ciò premesso, la soluzione a cui perviene l’amministrazione è diametralmente opposta a quella avanzata dall’istante. Infatti, secondo l’Agenzia, nel caso di specie, l’operatività del ricordato articolo 171 implica, innanzitutto, l’applicazione della disposizione relativa alla destinazione dei beni (della società incorporata) a finalità estranee all’esercizio di impresa, con il conseguente realizzo degli stessi al valore normale (salvo che non siano confluiti nel ramo commerciale del soggetto incorporante). In altri termini, devono essere assoggettati a tassazione i maggiori valori dei beni del soggetto incorporato (la società) in ragione della loro destinazione a finalità estranee all’esercizio di impresa e in virtù della circostanza che gli stessi non confluiscono “nell’azienda o complesso aziendale” della fondazione, che, come evidenziato, non svolge alcuna attività commerciale. Inoltre, anche il trattamento fiscale della riserva in sospensione d’imposta, presente nel patrimonio della società incorporata prima della trasformazione, è quello previsto dall’articolo 171 del Tuir. Secondo tale disposizione, la tassazione delle riserve di utili avviene nel momento della loro effettiva distribuzione o utilizzazione per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio, purché le stesse vengano inserite in bilancio con indicazione della loro origine. Detto in altri termini, la trasformazione, nel rispetto della condizione dell’iscrizione in bilancio, di per sé non determinerebbe, rispetto alle riserve di utili (comprese quelle in sospensione d’imposta), l’emergere del presupposto impositivo in capo ai soci o alla società. Tuttavia, la condizione che esclude la tassazione, sottolinea l’Agenzia, può dirsi realizzata solo quando il soggetto trasformato (nel nostro caso, la fondazione incorporante) svolge anche attività commerciale. Difatti, solo in tal caso può aversi l’utilizzo delle riserve per coprire (o meno) perdite di esercizio. Qualora si ammettesse la soluzione inversa, si legittimerebbe il ricorso a un regime di sospensione d’imposta (rispetto alla fondazione e ai soci) non giustificato da alcun appiglio normativo. ****** 7) Codice Doganale dell’Unione (CDU): nota delle Dogane Codice Doganale dell’Unione (CDU): novità introdotte ed istruzioni operative a decorrere dal 1° maggio 2016. Con la nota 27517/RU del 6 marzo 2017, pubblicata il 7 marzo 2017, l’Agenzia delle Dogane ha integrato le istruzioni diramate con nota prot. n 45898 del 19 aprile 2016, a seguito di richieste di chiarimenti in merito alle condizioni ed ai requisiti necessari per l’utilizzo dei luoghi diversi dalla dogana per la presentazione delle merci Pertanto la presente sostituisce integralmente la nota sopracitata. ****** 8) Voucher: cambiano le caselle di posta elettronica per la comunicazione A seguito dell'istituzione dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro - e del modificato ambito operativo di alcuni Ispettorati Territoriali del Lavoro (ITL) - sono attive, da oggi, le nuove caselle di posta elettronica dedicate alla gestione dei voucher. I vecchi indirizzi resteranno validi, e compiranno in automatico il reindirizzamento ai nuovi, fino a domenica 30 aprile 2017. Dopo tale data, essi saranno definitivamente disattivati. Gli uffici territoriali interessati dalla modifica sono indicati nella nota del 7 marzo 2017, pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro, nella quale si comunica, inoltre, che il nuovo indirizzo sarà pubblicato anche nella pagina istituzionale di ciascun Ispettorato Territoriale del Lavoro. Ministero del Lavoro comunica le caselle di posta elettronica dedicate alla gestione dei Voucher, operative presso gli Ispettorati Territoriali del Lavoro (ITL). I vecchi indirizzi resteranno validi, e compiranno in automatico il reindirizzamento ai nuovi, fino a domenica 30 aprile 2017. Dopo tale data, essi saranno definitivamente disattivati. VECCHI INDIRIZZI NUOVI INDIRIZZI Voucher.Alessandria@ispettorato.gov.it Voucher.Asti@ispettorato.gov.it Voucher.Asti-Alessandria@ispettorato.gov.it Voucher.Molise@ispettorato.gov.it Voucher.Campobasso-Isernia@ispettorato.gov.it Voucher.Sondrio-Lecco@ispettorato.gov.it Voucher.Lecco@ispettorato.gov.it Voucher.Como-Lecco@ispettorato.gov.it Voucher.Ferrara@ispettorato.gov.it Voucher.Rovigo@ispettorato.gov.it Voucher.Ferrara-Rovigo@ispettorato.gov.it Voucher.Livorno@ispettorato.gov.it Voucher.Pisa@ispettorato.gov.it Voucher.Livorno-Pisa@ispettorato.gov.it Voucher.Parma@ispettorato.gov.it Voucher.Reggio Emilia@ispettorato.gov.it Voucher.Parma-ReggioEmilia@ispettorato.gov.it Voucher.Umbria@ispettorato.gov.it Voucher.Perugia@ispettorato.gov.it Voucher.Basilicata@ispettorato.gov.it Voucher.Potenza-Matera@ispettorato.gov.it Voucher.Prato@ispettorato.gov.it Voucher.Pistoia@ispettorato.gov.it Voucher.Prato-Pistoia@ispettorato.gov.it Voucher.Ravenna@ispettorato.gov.it Voucher.Forli-Cesena@ispettorato.gov.it Voucher.Ravenna-Forli-Cesena@ispettorato.gov.it Voucher.Sondrio-Lecco@ispettorato.gov.it Voucher.Sondrio@ispettorato.gov.it Voucher.Rieti@ispettorato.gov.it Voucher.Terni-Rieti@ispettorato.gov.it Voucher.Pordenone@ispettorato.gov.it Voucher.Udine@ispettorato.gov.it Voucher.Udine-Pordenone@ispettorato.gov.it I nuovi indirizzi saranno pubblicati anche nella pagina istituzionale di ciascun Ispettorato Territoriale del Lavoro. ****** 9) Niente Iva ridotta su ebook La Corte di Giustizia ha nuovamente bocciato l’applicazione dell'aliquota Iva ridotta alle cessioni di e-book. Nella sentenza relativa alla causa C-392/15, depositata il 7 marzo 2017, esaminando il caso proposto dalla Corte costituzionale polacca, i giudici unionali ribadiscono che è legittimo applicare l’Iva ridotta alle cessioni di libri e giornali cartacei e quella ordinaria alle cessioni di libri in formato ebook, consultabili in streaming o con download. A motivare la disparità di trattamento, secondo i giudici, è la continua evoluzione della tecnologia, che potrebbe mettere in difficoltà le amministrazioni fiscali nell’individuare quali prodotti digitali agevolare e quali no. “Tenuto conto delle continue evoluzioni cui sono soggetti i servizi elettronici nel loro complesso - si legge infatti nel comunicato stampa diffuso dalla Corte - si è ritenuto necessario assoggettare tali servizi a norme chiare, semplici e uniformi, affinché l'aliquota Iva loro applicabile potesse essere stabilita con certezza e la gestione di tale imposta da parte dei soggetti passivi e delle amministrazioni fiscali nazionali fosse così facilitata”. ****** 10) Pubblicazioni digitali soggette all’aliquota normale Iva Il principio della parità di trattamento non osta a che libri, giornali e riviste digitali forniti per via elettronica siano esclusi dall’applicazione di un’aliquota IVA ridotta. La direttiva IVA è valida sotto tale profilo. Ai sensi della direttiva IVA gli Stati membri possono applicare un’aliquota IVA ridotta alle pubblicazioni in forma cartacea quali libri, giornali e riviste. Al contrario le pubblicazioni digitali sottostanno all’aliquota normale, ad eccezione dei libri digitali forniti tramite un supporto fisico come un CD-ROM. La Corte costituzionale polacca, adita dal Difensore civico polacco, dubita della validità di tale differenza di tassazione. Essa chiede alla Corte di giustizia, da un lato, se ciò sia compatibile con il principio della parità di trattamento e, dall’altro, se il Parlamento europeo sia stato sufficientemente coinvolto nel procedimento legislativo. Con la sentenza del 7 marzo 2017 la Corte Ue constata anzitutto che, nei limiti in cui la direttiva IVA ha l’effetto di escludere l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta alla fornitura di libri digitali per via elettronica, mentre una siffatta applicazione è autorizzata per la fornitura di libri digitali su qualsiasi tipo di supporto fisico, si deve ritenere che tali disposizioni instaurino una differenza di trattamento tra due situazioni peraltro comparabili sotto il profilo dell’obiettivo che il legislatore dell’Unione ha perseguito consentendo di applicare un’aliquota IVA ridotta a determinati tipi di libri, obiettivo che consiste nell’incentivare la lettura. La Corte passa quindi a verificare se tale differenza sia giustificata. Essa ricorda che una differenza di trattamento è giustificata quando sia collegata a un legittimo scopo perseguito dalla misura che ha l’effetto di instaurarla e sia proporzionata a tale scopo. In effetti il legislatore dell’Unione è chiamato, quando adotta una misura di carattere fiscale, a operare scelte di natura politica, economica e sociale, nonché a stabilire un ordine di priorità tra interessi divergenti o a effettuare valutazioni complesse. Per conseguenza, occorre riconoscergli, in tale ambito, un ampio potere discrezionale, di modo che il controllo giurisdizionale del rispetto di siffatte condizioni si deve limitare al controllo dell’errore manifesto. In tale contesto, la Corte osserva che l’esclusione dell’applicazione di un’aliquota IVA ridotta alla fornitura di libri digitali per via elettronica è la conseguenza del particolare regime di IVA applicabile al commercio elettronico. Infatti, tenuto conto delle continue evoluzioni cui sono soggetti i servizi elettronici nel loro complesso, si è ritenuto necessario assoggettare tali servizi a norme chiare, semplici e uniformi, affinché l’aliquota IVA loro applicabile potesse essere stabilita con certezza e la gestione di tale imposta da parte dei soggetti passivi e delle amministrazioni fiscali nazionali fosse così facilitata. Orbene, escludendo l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta ai servizi forniti per via elettronica, il legislatore dell’Unione evita ai soggetti passivi e alle amministrazioni fiscali nazionali di dover esaminare, per ogni tipo di servizio elettronico fornito, se esso rientri in una delle categorie di servizi che possono beneficiare di una simile aliquota in forza della direttiva IVA. Di conseguenza, una misura siffatta deve essere considerata idonea a realizzare l’obiettivo perseguito dal particolare regime di IVA applicabile al commercio elettronico. Peraltro, ammettere che gli Stati membri abbiano la possibilità di applicare un’aliquota IVA ridotta alla fornitura di libri digitali per via elettronica, come consentito per la fornitura di libri del genere su qualsiasi tipo di supporto fisico, equivarrebbe a pregiudicare la coerenza d’insieme della misura voluta dal legislatore dell’Unione, consistente nell’escludere tutti i servizi elettronici dalla possibilità di applicare un’aliquota IVA ridotta. Per quanto riguarda l’obbligo di consultare il Parlamento europeo nel corso del procedimento legislativo, la Corte sottolinea che tale obbligo implica che il Parlamento sia nuovamente consultato ogni volta che l’atto infine adottato, considerato complessivamente, sia diverso quanto alla sua stessa sostanza da quello sul quale esso è già stato consultato, eccetto i casi in cui gli emendamenti corrispondono essenzialmente al desiderio espresso dal Parlamento stesso. La Corte verifica quindi se fosse necessario consultare nuovamente il Parlamento per quanto riguarda la disposizione della direttiva che limita l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta alla sola fornitura di libri su supporto fisico. La Corte ritiene, a tale riguardo, che il testo finale della disposizione di cui trattasi altro non sia che una semplificazione redazionale del testo contenuto nella proposta di direttiva e la cui sostanza è stata integralmente mantenuta. Il Consiglio non era dunque tenuto a consultare nuovamente il Parlamento. La Corte ne deduce che la suddetta disposizione della direttiva non è invalida. Vincenzo D’Andò