Diario quotidiano del 6 marzo 2017: per le CU di alcuni redditi invio anche oltre il 7 marzo

Pubblicato il 6 marzo 2017



1) Bilanci: spese di pubblicità da spalmare nell’esercizio
2) per le CU di alcuni redditi invio anche oltre il 7 marzo
3) La conciliazione giudiziale fa venir meno le misure cautelari
4) Mancata applicazione di sanzioni per la normativa fiscale incerta
5) Sanzioni dell’Antitrust detraibili?
6) CU 2016: approfondimenti
7) Concorrenza sleale: niente studi di settore
8) Pagamento delle retribuzioni: sia tracciabile ma non farraginoso
9) Flat tax: in arrivo i provvedimenti attuativi
10) Investimenti e attività all’estero: il fisco definisce i criteri per i controlli
diario-quotidiano-articoli-71) Bilanci: spese di pubblicità da spalmare nell’esercizio 2) Trasmissione della CU: sì all’invio anche oltre il 7 marzo per le CU di alcuni redditi 3) La conciliazione giudiziale fa venir meno le misure cautelari 4) Mancata applicazione di sanzioni per la normativa fiscale incerta 5) Sanzioni dell’Antitrust detraibili? 6) Cu 2016: approfondimenti 7) Concorrenza sleale: niente studi di settore 8) Pagamento delle retribuzioni: sia tracciabile ma non farraginoso 9) Flat tax: in arrivo i provvedimenti attuativi 10) Investimenti e attività all’estero: il fisco definisce i criteri per i controlli *****

1) Bilanci: spese di pubblicità da spalmare nell’esercizio

Gli oneri pubblicitari non sono più capitalizzabili e dunque, dovranno essere imputate interamente al conto economico.

Per allineare le regole fiscali al nuovo principio contabile, l’art. 13 bis del D.L. 244/2016 ha modificato l’art. 108 del Tuir.

In pratica per queste spese (di pubblicità, impianto, ricerca, sviluppo, migliorie), la deduzione segue le regole contabili senza alcuna deroga o modifica da parte del Fisco.

Con la recente conversione in Legge del D.L. n. 244/2016 (Legge n. 19 del 27 febbraio 2017), noto come Milleproroghe, sono state estese le modalità di determinazione del reddito, previste per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali, anche alle imprese che redigono il Bilancio sulla base dei nuovi principi contabili nazionali redatti dall’OIC.

È noto che il D.Lgs. n. 139/2015, ha modificato le regole di redazione del Bilancio d’esercizio, aggiornando alcune disposizioni contenute nel codice civile. Al fine di coordinare la disciplina fiscale a quella contenuta nel citato Decreto, è stato introdotto, con il “Milleproroghe”, l’articolo 13-bis, rubricato, appunto, “Coordinamento della disciplina IRES e IRAP con il Decreto Legislativo n. 139/2015”.

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2) Trasmissione della CU: sì all’invio anche oltre il 7 marzo per le CU di alcuni redditi

La trasmissione delle certificazioni uniche che non contengono dati da utilizzare per la dichiarazione precompilata (come ad esempio redditi esenti o non dichiarabili con il
mod. 730) può avvenire anche oltre il 7 marzo senza l’applicazione di sanzioni, purché entro il termine di presentazione dei quadri riepilogativi (ST, SV, SX, SY) del modello
770.
Si tratta di un chiarimento fornito in passato dall’Agenzia con le circolari n. 6/E del 2015 e 12/E del 2016, valido anche quest’anno - per la prossima scadenza per l’invio
della CU - in continuità con quanto in precedenza precisato e tenuto conto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti degli operatori connessi alla trasmissione di tale documento.
Roma, 3 marzo 2017 Comunicato dell'Agenzia delle Entrate
 

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3) La conciliazione giudiziale fa venir meno le misure cautelari

L'effetto novativo della conciliazione giudiziale sulle precedenti posizioni soggettive comporta l'estinzione della pretesa fiscale originaria con conseguente venir meno dell'atto tipico legittimante la misura cautelare. Secondo l'art. 22 del d.lgs. n. 472/97 l'ipoteca o il sequestro conservativo sono consentiti all'ente impositore sulla base di un atto di contestazione, di un provvedimento di irrogazione della sanzione o di un processo verbale di constatazione. Nel caso di specie il perfezionamento della conciliazione giudiziale, sostituendosi all'originario verbale di constatazione su cui si fondava l'avviso di accertamento, ha eliminato il presupposto giuridico alla base della misura cautelare, non potendosi condividere, a parere della Suprema Corte, quanto sostenuto dall'Agenzia delle Entrate in ordine alla circostanza che il proprio credito avrebbe meritato di essere fatto oggetto di cautela in quanto ingente e soggetto ad una lunga dilazione.

(Corte di cassazione, sentenza n. 4807/5 del 24/02/2017)

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4) Mancata applicazione di sanzioni per la normativa fiscale incerta

L'oggettiva incertezza della normativa sull'applicazione dell'IVA sui diritti portuali riscossi dalle compagnie di navigazione e devoluti all'Autorità portuale ha convinto i giudici cagliaritani a ritenere esente dal pagamento delle sanzioni l'appellante società di navigazione. La CTR, pur ritenendo l'imposta dovuta e l'appello infondato, accoglie l'impugnazione relativa alle sanzioni, sostenendo l'applicabilità dell'art. 6 comma 2 del D.Lgs. 472/97 che dispone la non punibilità dell'autore della violazione contestata, quando questa è determinata da obiettive incertezze sulla portata e sull'ambito di applicazione delle disposizioni.

(Comm. Trib. Reg. per la Sardegna, sentenza n. 2/4 del 17/01/2017)

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5) Sanzioni dell’Antitrust detraibili?

Le sanzioni comminate dall'Autorità Garante della Concorrenza non hanno natura di costo d'esercizio, per cui non sono detraibili dal reddito di impresa. La CTR friulana osserva, infatti, che in tema di determinazione del reddito societario, la sanzione irrogata per la violazione di un divieto da parte di un'impresa non deriva da un'attività legata al corretto esercizio della stessa per cui non può qualificarsi come fattore produttivo. Secondo i giudici di appello il computo della sanzione nella determinazione del reddito d'impresa significherebbe neutralizzare interamente la ratio punitiva della medesima, trasformandola in un risparmio d'imposta per le imprese che abbiano agito in violazione delle norme antitrust.

(Comm. Trib. Reg. Friuli Venezia-Giulia, sentenza n. 372/3 del 15/12/2016)

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6) Cu 2016: trasmissione telematica entro il 7 marzo 2017 -SALVO QUANTO PRECISATO PIU' SOPRA AL PUNTO 2)

I sostituti d’imposta devono trasmettere il modello Certificazione Unica 2017 all’Agenzia delle entrate entro il 7 marzo 2017 per poi rilasciarlo a lavoratori dipendenti, autonomi e titolari di redditi diversi, entro il 31 marzo 2017. Con la circolare n. 6 del 3 marzo 2017 Assonime ha segnalato le principali novità normative incidenti sulla compilazione del modello.

Certificazione unica per i redditi del 2016: La trasmissione telematica scade il 7 marzo 2017

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 16/01/2017 sono stati approvati il nuovo modello di Certificazione Unica - “CU 2017”, relativo all’anno 2016, unitamente alle istruzioni di compilazione, il frontespizio per la trasmissione telematica delle “CU 2017” e il quadro CT con le relative istruzioni.

La CU 2017 dovrà essere trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate tramite Entratel o Fisconline entro il 7 marzo 2017 e consegnata ai lavoratori dipendenti ed ai percipienti titolari di redditi di lavoro autonomo entro il 31 marzo 2017.

Nel nuovo modello Certificazione Unica 2017 sono state previste 3 nuove sezioni:

Premi di risultato

Si tratta di una nuova sezione inserita al fine di poter dichiarare le somme erogate ai lavoratori attraverso il bonus produttività sul quale è prevista l’applicazione di una imposta sostitutiva del 10%.

Regime speciale ex D.Lgs. 147/2015

Si tratta di nuovi campi creati al fine di dichiarare i redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia da parte di persone che ivi hanno trasferito la propria residenza, c.d. “rimpatriati”, in questi casi, infatti, tali redditi sono tassati nella misura massima del 70% del loro ammontare, gli importi esenti andranno indicati nella sezione Altri dati.

Rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione

Effettuati dal datore di lavoro. In questa sezione vanno riportati i dati relativi ai rimborsi di determinati oneri individuati dalle istruzioni ministeriali effettuati dal datore di lavoro, sia del settore pubblico che privato, in applicazione dell’articolo 51, comma 2, lettera f-bis) e f-ter), Tuir.

In sede di interpello, l’Agenzia delle Entrate ha risposto che nel caso di soggetto autonomo con contribuzione Inps per la parte che eccede i 5.000 euro, oltre all’esposizione dei dati previdenziali, occorre anche compilare la sez. III dei dati Inps G.S. in presenza delle causali: C, M, M1 e V.

Tempi e composizione delle CU

Il modello CU 2017 viene suddiviso in:

- CU ordinaria (ex modello 770 comprensivo di tutti i dati del modello sintetico più i dati dell’assistenza fiscale 730/2015, i dati del Tfr, i dati relativi al coniuge e dei familiari a carico, ecc.) da inviare telematicamente entro il 7 marzo 2017;

- CU sintetica contenente i dati da certificare al dipendente/lavoratore autonomo (comprensivo delle annotazioni estese), da consegnare al percipiente di reddito di lavoro autonomo, assimilato, lavoro autonomo, o provvigione, entro il 31 marzo 2017.

Unica certificazione per tutte le tipologie di reddito

La Certificazione Unica serve per attestare sia le ritenute di lavoro dipendente, sia le ritenute di lavoro autonomo (ex certificazione di cui all’art. 4, del D.P.R. 22/07/1998, n. 332).

In particolare la CU serve a certificare:

- l’ammontare complessivo dei redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati, di cui agli articoli 49 e 50 del Tuir, corrisposti ed assoggettati a tassazione ordinaria, a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta e ad imposta sostitutiva;

- l’ammontare complessivo dei redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi di cui agli articoli 53 e 67, comma 1, del Tuir;

- l’ammontare complessivo delle provvigioni per prestazioni, anche occasionali, inerenti a rapporti di commissione, di agenzia di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento d’affari, nonché provvigioni derivanti da vendita a domicilio di cui all’art. 19 del D.Lgs. 114/1998, assoggettate a ritenuta a titolo d’imposta, cui si sono rese applicabili le disposizioni contenute nell’art. 25-bis del D.P.R. 600/1973;

- l’ammontare complessivo dei corrispettivi erogati per prestazioni relative a contratti d’appalto per cui si sono rese applicabili le disposizioni contenute nell’art. 25-ter del D.P.R. 600/1973;

- l’ammontare complessivo delle indennità corrisposte per la cessazione di rapporti di agenzia, per la cessazione da funzioni notarili e per la cessazione dell’attività sportiva quando il rapporto di lavoro è di natura autonoma (lettere d), e), f), dell’art. 17, comma 1, del Tuir);

- l’ammontare complessivo dei compensi erogati a seguito di procedure di pignoramenti presso terzi di cui all’art. 21, c. 15, L. 449/97;

- l’ammontare complessivo delle somme erogate a seguito di procedure di esproprio di cui all’art. 11, L. 413/91;

- corrispettivi erogati dai condomini per prestazioni relative a contratti di appalto, d’opera e/o servizi svolte nell’esercizio di un’attività d’impresa, sui quali è stata operata la ritenuta del 4%;

- le relative ritenute di acconto operate;

- le detrazioni effettuate;

- dati previdenziali ed assistenziali.

Si ricorda che vanno riportati nella CU anche i compensi, non assoggettati a ritenuta d’acconto, corrisposti ai nuovi soggetti “minimi forfetari” di cui all’articolo 1 della L. 190/2014 e i compensi, non soggetti a ritenuta d’acconto, corrisposti a coloro che applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità previsto dall’articolo 27, D.L. 98/2011.

Anche i titolari di posizione assicurativa Inail comunicano, mediante la presentazione della Certificazione Unica, i dati relativi al personale assicurato, compilando l’apposito riquadro previsto per l’Istituto.

Certificazione degli utili corrisposti - CUPE

Contrariamente alla CU, resta confermato al 28 febbraio il rilascio, da parte dei soggetti eroganti ai percettori degli utili o proventi equiparati, ovvero agli associati in partecipazione con apporto di capitale o misto, corrisposti nel 2016, secondo il principio di cassa, utilizzando l’apposito modello denominato Cupe, senza invio telematico.

Sono obbligati al rilascio della certificazione degli utili ed altri proventi equiparati corrisposti ai percettori residenti in Italia:

- i soggetti IRES (srl, spa, ecc.) che nel 2016 hanno corrisposto utili;

- i soggetti che nel 2016 hanno corrisposto proventi equiparati agli utili (es. proventi da strumenti finanziari, interessi qualificati come dividendi, riserve di capitale o di utili);

- i soggetti (comprese ditte individuali e società di persone) che nel 2016, in forza di un contratto di associazione in partecipazione con apporto di capitale o misto, hanno corrisposto somme all’associato.

La certificazione può essere rilasciata anche ai soggetti non residenti nonostante le somme siano state soggette a ritenuta a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva, per consentire il recupero delle imposta pagate.

Lo schema di certificazione è stato aggiornato in funzione della disposizione che prevede l’unificazione al 20% delle ritenute e imposte sostitutive sugli utili e altri proventi equiparati erogati dal 1° gennaio 2014 al 30 giugno 2014 e del 26% per quelli erogati dal 1° luglio 2014 in avanti (precedentemente nella misura del 27%).

Sui dividendi di partecipazioni qualificate, detenute da persone fisiche, la quota imponibile varia dal 40% (per gli utili formati fino all’esercizio in corso al 31/12/2007) al 49,72% (per gli utili formati successivamente). Nei casi in cui il percettore socio sia un soggetto Ires, a prescindere dalla qualificazione o meno della partecipazione, si applica in capo al socio la tassazione della misura del 5% dell’ammontare del dividendo.

I dati contenuti nella certificazione saranno utilizzati:

- dal percettore ai fini della compilazione del mod. 730/Redditi PF 2017;

- dal soggetto che ha corrisposto le predette somme per la compilazione del quadro SK. Infatti, i campi da 25 a 41 della certificazione corrispondono ai campi da 28 a 44 del riquadro “Dati relativi agli utili corrisposti e ai proventi equiparati” presente nel quadro SK.

Non vi è alcun obbligo di certificazione per:

- gli utili e gli altri proventi assoggettati a ritenuta a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva, come il caso degli utili per partecipazioni non qualificate, non in regime di impresa;

- gli utili e proventi relativi a partecipazioni detenute nelle gestioni individuali di portafoglio.

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7) Concorrenza sleale: niente studi di settore

Con la concorrenza da parte dei dipendenti infedeli, l’accertamento sugli studi di settore è illegittimo.

Lo dice la Corte di Cassazione, con la sentenza 5183 del 28 febbraio 2017, secondo cui nell’accertamento da studi di settore il fisco deve motivare perché risultano irrilevanti gli elementi oggettivi introdotti dal contribuente quale l’infedeltà di dipendenti che hanno avviato una attività in concorrenza.

La Suprema corte ha, così, accolto il ricorso di una contribuente, esercente attività di laboratorio di fotografia, che aveva subito la concorrenza sleale di alcuni dipendenti.

La Corte ha, invece, censurato l’operato della Commissione tributaria regionale che aveva ritenuto valido l’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle entrate. Le affermazioni del giudice della CTR erano “meramente astratte”. La Commissione regionale non aveva ritenuto illegittimo l’accertamento fondato sugli studi di settore “limitandosi solo ad esprimere la considerazione che forse potevano essere eseguiti approfondimenti da parte dell’ufficio sulle dichiarazioni del contribuente”. Inoltre, erano stati ritenuti “non sufficientemente apprezzabili dette rappresentazioni in rapporto a quanto dichiarato ed alla perdita indicata rispetto ai valori indicati dallo studio di settore”.

A parere della Cassazione, invero, le minori entrate dichiarate dall’imprenditore erano ampiamente giustificate a causa della concorrenza sleale dei due dipendenti. I due avevano avviato un’attività in concorrenza, tanto che la vicenda era anche finita davanti al giudice del lavoro. Tale dato, insieme ai documenti contabili, avrebbero permesso anche al giudice di merito di comprendere l’iter logico che ha portato all’annullamento dell’avviso di accertamento.

La società non è di comodo, se il mancato conseguimento dei ricavi è legato a situazioni oggettive di mercato

La nozione di “impossibilità” di cui all’art. 30 comma 4-bis della L. n. 724/1994 va intesa non in termini assoluti, quanto piuttosto in termini economici, relativi alle effettive condizioni del mercato.

La Corte di Cassazione, con la decisione n. 5080 del 28 febbraio 2017, ha, così, respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate che aveva impugnato la decisione della CTR del Lazio, secondo cui doveva ritenersi infondato l’avviso di accertamento emesso a carico di una srl in liquidazione, che si occupava di acquisto, vendita, permuta e noleggio di macchinari ed attrezzature speciali per lavori edili nel settore pubblico, con cui il fisco aveva valutato la società, come società di comodo costituita a fini elusivi, in quanto disponeva di un unico bene strumentale ed era risultata inattiva nell’anno in cui veniva compiuto l’accertamento.

In realtà la srl, aveva provato nel giudizio di merito che pur essendo stata attiva nel triennio che precedeva l’accertamento, nell’anno successivo non era riuscita a stipulare alcun nuovo contratto di noleggio dell’unico macchinario che possedeva, per questo aveva deciso di venderlo, procedendo alla propria collocazione in liquidazione.

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8) Pagamento delle retribuzioni: sia tracciabile ma non farraginoso

La Fondazione studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ha pubblicato il documento del 3 marzo 2017 sulle nuove modalità di pagamento delle retribuzioni.

Sì alla tracciabilità del pagamento delle retribuzioni, purché non sia farraginosa. Secondo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro la proposta di legge recante le modalità di pagamento delle retribuzioni (c1041) persegue obiettivi nobili e largamente condivisibili: il controllo dell'effettivo pagamento al dipendente di quanto dovutogli, per impedire l'elusione della obbligazione retributiva o, peggio, fenomeni di rilievo penale.

Tuttavia il meccanismo previsto non è esente da critiche. Ad esempio l'obbligo di indicazione di un unico conto corrente o la previsione - che appare dalla lettera della norma - che il pagamento dello stipendio avvenga con un bonifico continuativo, costituiscono momenti di rigidità che non giovano ai fini perseguiti e, fatto più significativo, appaiono inconciliabili con le dinamiche effettive della gestione del rapporto di lavoro. Nell'approfondimento del 3 marzo 2017 della Fondazione Studi vengono evidenziate le incongruenze e le lacune della proposta in esame.

LE NUOVE IPOTIZZATE MODALITÀ DI PAGAMENTO DELLE RETRIBUZIONI

I contenuti della proposta di legge titolata “Disposizioni in materia di modalità di pagamento delle retribuzioni ai lavoratori” e presentata il 23 maggio 2013 sono meritevoli di approfondimento giuridico e di alcune conseguenti considerazioni.

In via preliminare si sottolinea che va in tutti modi condannata ed eliminata la deprecabile prassi in forza della quale alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al lavoratore, molto spesso, una busta paga dalla quale risulti una retribuzione regolare. Tale prassi si pone in palese violazione degli articoli 1, 35 e, soprattutto, 36 della Costituzione.

Tuttavia, pur apprezzando l’intenzione rappresentata dalla proposta di legge in esame, non si possono non rilevare alcune criticità, individuate nello specifico nell’art. 1 comma 1 lett. B) e nei primi due commi dell’art. 2.

Per quanto concerne l’art. 1 comma 1 lett. B) (“pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale”) si precisa che lo stesso va coordinato con quanto stabilito dall’art. 1 bis dell’art. 49 del D. lvo 21 novembre 2007, n. 231, secondo cui la soglia limite al pagamento degli stipendi in contanti per i dipendenti del settore privato è fissato in tremila euro.

Per quanto riguarda l’art. 2 commi 1 e 3, secondo cui “il datore di lavoro o committente inserisce nella comunicazione obbligatoria, fatta al centro per l’impiego competente per territorio, gli estremi dell’istituto bancario o dell’ufficiopostale che provvede al pagamento della retribuzione, ovvero una dichiarazione di tale istituto o ufficio che attesta l’attivazione del canale di pagamento a favore del lavoratore…il datore di lavoro o committente che trasferisce l’ordine di pagamento a un altro istituto bancario o ufficio postale è tenuto a darne comunicazione scritta, tempestiva e obbligatoria, al lavoratore”, si deduce quanto segue.

Dando attuazione a tale previsione, si realizzerebbe un inutile adempimento, in quanto: a) si fissa un ulteriore obbligo di comunicazione al variare dell’Istituto di credito utilizzato; b) molto spesso i datori lavoro o i committenti utilizzano più Istituti di credito contestualmente per pagare i dipendenti e i collaboratori, così che un lavoratore potrà vedersi cambiare più volte l’Istituto di credito erogatore dello stipendio; c) la norma si pone in palese contrato con ogni regola di semplificazione anche in relazione ai termini perentori di modifica dei contenuti nella comunicazione obbligatoria (5 giorni), laddove fosse variato l’Istituto di credito o la Posta di riferimento.

In riferimento al comma 2 dell’ art. 2 , secondo cui “l’ordine di pagamento all’istituto bancario o all’ufficio postale di cui al comma 1 può essere annullato solo con trasmissione allo stesso di copia della lettera di licenziamento o delle dimissioni del lavoratore…”, va segnalato quanto segue. Il dettato normativo lascerebbe intuire l’esistenza di una disposizione continuativa dell’ordine di pagamento. Ciò non appare compatibile con le effettive e concrete dinamiche della gestione del rapporto di lavoro, per le quali lo stipendio mensile non necessariamente è corrisposto sempre nella identica misura, potendo avere variabilità collegate a diverse ragioni (ore lavorabili, festività, ferie, malattie, infortuni ecc.).

Inoltre, corre l’obbligo di sottolineare quanto sia pleonastica ed in contraddizione con lo spirito stesso della proposta di legge in commento la previsione contenuta nell’ultimo periodo di cui all’art. 2 , “fermo restando l’obbligo di effettuare tutti i pagamenti dovuti dopo la risoluzione del rapporto di lavoro”, atteso che a) l’obbligo del pagamento è insito nel sinallagma contrattuale; b) lascerebbe intendersi la non efficacia della nuova regolamentazione in riferimento ai menzionati pagamenti successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Inoltre, si sottolineano alcune incongruenze e lacune individuate:

1) la proposta in esame non regolamenta i pagamenti relativi alle conciliazioni e transazioni sottoscritte nelle sedi protette di cui al D.lgs 276/2003 e al c.p.c., compresa anche l’ “Offerta di conciliazione” prevista dall’art. 6, comma 1, Dlgs 23 del 2015, (“…il datore di lavoro può offrire al lavoratore, entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento, in una delle sedi di cui all'articolo 2113, quarto comma, del codice civile, e all'articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, un importo che non costituisce reddito imponibile ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e non è assoggettato a contribuzione previdenziale, di ammontare pari a una mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a due e non superiore a diciotto mensilità, mediante consegna al lavoratore di un assegno circolare”);

2) nell’art. 1, comma 3, della proposta di legge si fa menzione sia dei co.co.co sia dei co.co.pro., senza tenere conto che quest’ultima fattispecie contrattuale è stata abrogata dall’art. 52 del Dlgs 81/2015.

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9) Flat tax: in arrivo i provvedimenti attuativi

Dovranno esercitare l’opzione entro il 30 settembre 2018 i non residenti che vogliono usufruire della tassazione sulle persone fisiche agevolata dell’Italia, già dal periodo d’imposta 2017. A chiarirlo il viceministro all’Economia, Luigi Casero che il 2 marzo 2017 ha annunciato l’imminente arrivo del relativo provvedimento e della circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate. Essendo l’esercizio dell’opzione subordinato a risposta favorevole/silenzio-assenso sull’istanza di interpello probatorio, affinché la norma possa avere una concreta applicazione dal periodo di imposta in corso, il non residente dovrà avere trasferito la propria residenza in Italia entro il 2 luglio 2017.

L’opzione per l’agevolazione, in favore dei soggetti che siano fiscalmente fuori Italia da almeno 9 anni o che non siano mai stati residenti fiscali italiani, è effettuata con la presentazione di un interpello, in cui eventualmente includere i propri familiari (assoggettati a un’ulteriore imposta sostitutiva di 25mila euro ciascuno).

Si prevede:

- l’applicazione di un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero pari a 100mila euro per ciascun periodo di imposta;

- l'esenzione dall’Ivie ed dall’Ivafe e dall’imposta sulle successioni e donazioni limitatamente ai beni e ai diritti esistenti all’estero;

- per i periodi d’imposta di validità dell’opzione non si è tenuti agli obblighi di dichiarazione RW sul monitoraggio fiscale.

Conto alla rovescia per la definizione agevolata delle cartelle

Rottamazione” delle cartelle, comincia l’ultima fase. L’istanza per aderire, infatti, andrà presentata entro il 31 marzo. Ma c’è un vuoto di un paio di mesi tra questa scadenza e il 31 maggio, data entro la quale Equitalia comunica l’ammontare del debito residuo dovuto. Un’adesione al buio, dunque, tanto più se si riflette sulla circostanza che nella domanda vanno indicate anche le modalità di pagamento, unica soluzione entro luglio 2017 ovvero dilazione fino a un massimo di cinque rate. Ci si potrebbe, quindi, trovare di fronte a un debito da saldare diverso, anche molto più alto, rispetto a quello che si poteva presumere al momento dell’adesione. All’approssimarsi della scadenza di fine mese, dunque, è necessario chiarire la questione e verificare quali siano le ipotesi percorribili per evitare sorprese.

Verifica antiriciclaggio anche per il tabaccaio

Con la bozza di Decreto Legislativo approvato il 23 febbraio dal Consiglio dei Ministri, viene affermato che l’antiriciclaggio colpirà i punti vendita e ricarica di carte prepagate. Tabaccai, bar, edicole, ricevitorie ed esercizi convenzionati dovranno effettuare l’adeguata verifica della clientela. Viene prevista l’adeguata verifica per tutte le operazioni inferiori ai 15.000 euro. Traduzione: tutti coloro che fanno ricariche dovranno assoggettare i clienti a domande su residenza, domicilio, titolare effettivo della carta, perché è evidente che un siffatto importo viene ritrovato in ogni carta di cui si è parlato. Con evidente impatto su tempi, costi e fiducia del cliente che si vedrà “interrogato” per un’operazione a lui consentita dal servizio cui si affida acquistando una carta (e probabilmente si sposterà su quelle esenti).

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10) Investimenti e attività all’estero: il fisco definisce i criteri per i controlli

Investimenti e attività all’estero: L’Agenzia delle entrate definisce le modalità ed i criteri per i controlli.

Nuovi controlli su patrimoni e redditi all’estero non dichiarati. Saranno usati anche i dati provenienti dallo scambio internazionale di informazioni.

Fari puntati sui capitali e i redditi detenuti all’estero e non dichiarati da parte dei contribuenti italiani che hanno trasferito la residenza fuori dal territorio nazionale a partire dal 1° gennaio 2010. L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 43999 del 3 marzo 2017, stabilisce che le attività di controllo verranno effettuate sulla base di apposite liste selettive, in cui confluiranno prioritariamente le situazioni più anomale di trasferimento della residenza.

L’identikit dei soggetti viene stilato dall’Agenzia utilizzando un applicativo informatico denominato So.No.Re. (Soggetti Non Residenti) e incrociando le informazioni disponibili nella banca dati delle Entrate con quelle derivanti dallo Spesometro e dallo scambio di informazioni attivato sulla base di direttive europee (Direttive DAC1 e DAC2) e accordi internazionali con le amministrazioni fiscali estere (FATCA e Common Reporting Standard) che saranno progressivamente disponibili.

I criteri che verranno utilizzati dall’Agenzia si basano in sostanza sulla presenza di più elementi che fanno ipotizzare l’effettiva permanenza dei cittadini in Italia. Un caso tipico può essere rappresentato da un soggetto che ha trasferito la residenza in un Paese a fiscalità privilegiata per il quale risultano la mancata partecipazione alla voluntary disclosure, l’esistenza di movimenti di capitali da e per l’estero e altri elementi che lascino supporre l’effettiva permanenza in Italia.

In attuazione dell’art. 7, comma 3, del Dl n. 193/2016, che ha introdotto nell’ordinamento italiano la formazione delle liste selettive in esame, il provvedimento detta anche le modalità di acquisizione da parte dell’Agenzia dei dati dei cittadini italiani che hanno trasferito la propria residenza all’estero. Entro sei mesi dalla richiesta di iscrizione all’AIRE, l’Agenzia riceverà i dati anagrafici dei richiedenti, sulla base delle convenzioni stipulate con il Ministero dell’Interno.

Come verranno formate le liste

I criteri che saranno utilizzati per la formazione delle liste selettive si basano su elementi che fanno ipotizzare la permanenza dei cittadini in Italia nonostante il trasferimento all’estero, quali, ad esempio, l’intestazione di contratti di utenze attive, la disponibilità di veicoli, la titolarità di partita Iva e la residenza degli altri membri del nucleo familiare. Un altro aspetto che verrà preso in considerazione è l’eventuale mancata adesione alla procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure), i cui termini sono stati riaperti con il Dl n. 193/2016. Nell’ordine verranno valutati:

a) residenza dichiarata in uno degli Stati e territori a fiscalità privilegiata

b) movimenti di capitale da e verso l’estero

c) informazioni relative a patrimoni immobiliari e finanziari detenuti all’estero, trasmesse dalle Amministrazioni fiscali estere nell’ambito di Direttive europee e di Accordi di scambio automatico di informazioni

d) residenza in Italia del nucleo familiare del contribuente

e) atti del registro segnaletici dell’effettiva presenza in Italia del contribuente

f) utenze elettriche, idriche, del gas e telefoniche attive

g) disponibilità di autoveicoli, motoveicoli e unità da diporto

h) titolarità di partita Iva attiva

i) rilevanti partecipazioni in società residenti di persone o a ristretta base azionaria

j) titolarità di cariche sociali

k) versamento di contributi per collaboratori domestici

l) informazioni trasmesse dai sostituti d’imposta con la Certificazione unica e con il modello dichiarativo 770

m) informazioni relative a operazioni rilevanti ai fini Iva comunicate all’Agenzia delle Entrate (spesometro)

La normativa europea sullo scambio di informazioni

Con la Direttiva del Consiglio Ue n. 2014/107/UE (cosiddetta DAC2), è stato introdotto lo scambio obbligatorio delle informazioni finanziarie sui conti detenuti all’estero. La stessa tipologia di informazioni è scambiata, a livello extra-UE, nell’ambito degli Accordi internazionali basati sul Common Reporting Standard. Le giurisdizioni che si sono impegnate a scambiare le informazioni secondo lo standard globale a partire dal 2017 (cosiddetti early adopters) sono 53 (inclusi gli stati UE) e, ad oggi, altre 47 giurisdizioni si sono impegnate allo scambio con decorrenza 2018. Relativamente ai conti detenuti negli Stati Uniti, lo scambio di informazioni avviene sulla base dell’accordo FATCA.

Infine, la Direttiva del Consiglio 2011/16/UE (cosiddetta DAC1) prevede lo scambio, tra le altre, delle informazioni relative alle proprietà immobiliari estere detenute dai soggetti residenti.

Vincenzo D’Andò