Diario quotidiano del 29 marzo 2017: le regole per la trasmissione delle comunicazioni dei dati delle fatture e delle liquidazioni periodiche IVA

Pubblicato il 29 marzo 2017



1) Condominio: comunicazione cessione detrazione entro il 31 marzo
2) Modello Eas: variazione dati da comunicare entro marzo 2017
3) Definite le regole per la trasmissione delle Comunicazioni dei dati delle fatture e delle liquidazioni periodiche Iva
4) Niente Inail per lo studio associato
5) Antiriciclaggio, stop alle sanzioni eccessive
6) Rimborsi Iva: niente visti e garanzie per gli importi fino a 30mila euro
7) Modello Iva Tr: cambia look per istruzioni e tracciati online
8) Pronti per l’invio dei dati Irap a Regioni e Province autonome
9) Depositi IVA: approvati i modelli di garanzia per l’estrazione dei beni
10) Equitalia, attenzione alle false email su avvisi di pagamento
diario-quotidiano-articoli-71) Condominio: comunicazione cessione detrazione entro il 31 marzo 2) Modello Eas: variazione dati da comunicare entro marzo 2017 3) Definite le regole per la trasmissione delle comunicazioni dei dati delle fatture e delle liquidazioni periodiche Iva 4) Niente Inail per lo studio associato 5) Antiriciclaggio, stop alle sanzioni eccessive 6) Rimborsi Iva: niente visti e garanzie per gli importi fino a 30mila euro 7) Modello Iva Tr: cambia look per istruzioni e tracciati online 8) Pronti per l’invio dei dati Irap a Regioni e Province autonome 9) Depositi IVA: approvati i modelli di garanzia per l’estrazione dei beni 10) Equitalia, attenzione alle false email su avvisi di pagamento ****

1) Condominio: comunicazione cessione detrazione entro il 31 marzo

Cessione della detrazione del 65% per i soggetti incapienti: Comunicazione da parte del Condominio entro il prossimo 31 marzo.

L’Agenzia delle entrate ha previsto una applicazione telematica con la quale è possibile comunicare entro il 31 marzo 2017 la cessione del credito d’imposta fatta dai condomini cd. “incapienti” a favore delle imprese che hanno effettuato i lavori, come strumento di pagamento delle spese sostenute per gli interventi di riqualificazione energetica su parti comuni condominiali soggette al 65%.

La previsione normativa è contenuta nella Legge n. 208/2015 (Stabilità 2016), che ha previsto a favore delle persone fisiche appartenenti alle cd. “fasce deboli” un regime alternativo di fruizione della detrazione del 65% per interventi, effettuati dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, di riqualificazione energetica sulle parti comuni condominiali degli edifici.

Soggetti interessati

Sono interessati i condomini che nel periodo d’imposta precedente (2015) a quello in cui sono sostenute le spese per gli interventi di riqualificazione (2016), non sono tenuti al versamento dell’Irpef, ovvero da coloro che non sono tenuti al versamento delle imposte per effetto delle detrazioni di cui all’art. 13 del Tuir.

Tali soggetti, infatti, non potrebbero fruire della detrazione spettante per interventi di riqualificazione energetica poiché la stessa spetta fino a concorrenza dell’imposta lorda.

Trasferimento del credito

In particolare, tali soggetti possono optare, in luogo della detrazione spettante, per la cessione della propria quota di detrazione Irpef del 65% alle imprese, che hanno realizzato i lavori condominiali, alle quali viene così riconosciuto un corrispondente credito d’imposta, a titolo di pagamento della quota di spese dovute dal soggetto incapiente, secondo le modalità che sono state definite nel Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 43434 del 22 marzo 2016.

La cessione del credito deve risultare dalla delibera assembleare che approva gli interventi di riqualificazione energetica oppure da una specifica comunicazione inviata al condominio che a sua volta la comunica ai fornitori. I fornitori dovranno poi comunicare al condominio di accettare la cessione quale pagamento di parte del proprio corrispettivo.

In sostanza, il credito cedibile è pari alla detrazione Irpef del 65% delle spese sostenute per gli interventi condominiali, rimaste a carico del condomino “incapiente”, sulla base delle tabelle millesimali di ripartizione.

Comunicazione da parte del Condominio

Con riferimento agli aspetti legati agli obblighi di comunicazione, l’Agenzia delle entrate, al fine di consentire il controllo della cessione ed evitare indebite fruizioni, ha stabilito che il condominio, entro il 31 marzo 2017, dovrà trasmettere telematicamente:

- una comunicazione che indichi il totale delle spese sostenute nel 2016 a titolo di riqualificazione energetica su parti comuni;

- l’elenco dei bonifici effettuati per il pagamento delle suddette spese;

- il codice fiscale dei condomini che hanno ceduto il credito, con l’indicazione del relativo importo;

- il codice fiscale dei fornitori cessionari del credito e l’importo totale del credito ceduto a ciascuno di essi.

La comunicazione è obbligatoria e il mancato invio rende inefficace la cessione del credito.

Chiarimenti dalle Entrate

Relativamente alla fase di controllo da parte dell’Amministrazione Finanziaria, viene chiarito che qualora venga accertata la non spettanza in capo al condomino incapiente o l’indebita fruizione da parte del fornitore della detrazione (anche se parziale), l’Agenzia delle entrate provvederà al recupero del relativo importo, maggiorato da interessi e sanzioni.

In ogni caso, viene confermato che:

- la cessione di tale credito può essere effettuata solo nei confronti dei fornitori e delle imprese che hanno realizzato gli interventi di riqualificazione energetica per il condominio, relativamente alle spese sostenute nel corso del 2016 (anche se riferite ad interventi iniziati in anni precedenti);

- è necessario che il condominio abbia effettuato entro il 31 dicembre 2016 il pagamento delle spese ancora dovute mediante bonifico bancario o postale;

- la volontà di cedere il credito fiscale deve risultare dalla delibera assembleare che approva gli interventi di riqualificazione energetica oppure da un’apposita comunicazione, anche successiva, che il soggetto “incapiente” invia al condominio, il quale deve provvedere a trasmetterla ai fornitori.

Anticipazioni sulle prossimi comunicazioni

Infine, si ricorda che l’art. 1, co. 2, lett. a), nn. 1-3, della legge n. 232/2016 (cd. Legge di Bilancio 2017) ha previsto, tra l’altro, per gli interventi di riqualificazione energetica che riguardano l’intero condominio la proroga, fino al 31 dicembre 2021, con un aumento della percentuale di detrazione in ragione dell’intervento effettuato.

Per i suddetti lavori condominiali, inoltre, viene prevista la possibilità di cedere la detrazione alle imprese esecutrici o a soggetti privati, con esplicita esclusione degli istituti di credito e degli intermediari finanziari. In sostanza, rispetto al meccanismo di cessione del credito d’imposta in vigore già per il 2016, è stata introdotta una modifica che permette la cessione, non solo ai soggetti incapienti e non solo nei confronti delle imprese esecutrici, ma anche di altri soggetti privati.

In merito, l’Agenzia delle entrate, nel comunicato stampa del 31 gennaio 2017, ha confermato che per le spese sostenute dal 2017 al 2021 le modalità attuative ed i tempi di trasmissione dei relativi dati saranno indicati in un nuovo Provvedimento in corso di predisposizione.

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2) Modello Eas: variazione dati da comunicare entro marzo 2017

Modello Eas: per i dati variati comunicazione entro il 31 marzo 2017. E’ in scadenza l’appuntamento, per informare l’Agenzia delle entrate dei cambiamenti intervenuti, per gli enti associativi che, operano con fini non commerciali, già beneficiano di agevolazioni fiscali.

Gli enti e le associazioni senza scopo di lucro hanno tempo fino a venerdì 31 marzo per comunicare variazioni dei dati, rispetto a quelli precedentemente inviati, verificatesi nel 2016, ripresentando telematicamente il modello Eas.

L’adempimento va effettuato soltanto se si tratta di informazioni determinanti per la verifica dei requisiti necessari per usufruire delle agevolazioni fiscali concesse agli enti no profit. L’obiettivo primario è contrastare eventuali frodi e tutelare le vere forme associazionistiche. Non occorre inviare il modello se le novità hanno riguardato:

- i proventi per attività di sponsorizzazione e pubblicità (punto 20 del modello)

- i messaggi pubblicitari (punto 21)

- l’ammontare medio delle entrate complessive degli ultimi tre esercizi chiusi (punto 23)

- il numero degli associati dell’ente nell’ultimo esercizio (punto 24)

- l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute (punto 30)

l’ammontare dei contributi pubblici ricevuti (punto 31)

- il numero e i giorni delle manifestazioni di raccolta pubblica di fondi (punto 33).

Gli enti tenuti all’adempimento

La norma (articolo 30, comma 1, Dl 185/2008) dispone che i corrispettivi, le quote e i contributi di cui all’articolo 148 del Tuir e, in materia di Iva, all’articolo 4 del Dpr 633/1972, non sono imponibili se gli enti associativi sono in possesso dei requisiti stabiliti dalla norma tributaria e trasmettono in via telematica all’Agenzia delle Entrate, che dovrà effettuare gli opportuni controlli, i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali. In sostanza, elemento fondamentale per usufruire dei benefici fiscali è che gli enti, di natura privata, con o senza personalità giuridica, non abbiano per oggetto esclusivo o principale della loro attività il “profitto”.

Tenuti all’adempimento sono i seguenti enti, ciascuno identificato nel modello Eas con un apposito codice: associazioni politiche (1), associazioni sindacali (2), associazioni di categoria (3), associazioni religiose (4), associazioni assistenziali (5), associazioni culturali (6), associazioni sportive dilettantistiche (7), associazioni di promozione sociale (8), associazioni di formazione extra-scolastica della persona (9), società sportive dilettantistiche (10), associazioni pro-loco (11), organizzazioni (12), altri enti (13).

Ne sono invece dispensati: enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del Coni che non svolgono attività commerciale, pro-loco che, avendo realizzato nel periodo di imposta precedente proventi inferiori a 250mila euro, hanno optato per il regime agevolativo (legge 398/1991), organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali che non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali individuate dal Dm 25 maggio 1995, Onlus, enti destinatari di una specifica disciplina fiscale (per esempio, i fondi pensione).

Tempi e modi per la trasmissione

La comunicazione va trasmessa entro sessanta giorni dalla data di costituzione dell’associazione. Sessanta sono pure i giorni a disposizione per informare l’amministrazione, compilando la sezione “Perdita dei requisiti”, di aver perso le caratteristiche qualificanti richieste dalle norme tributarie.

Inoltre, il modello Eas deve essere presentato di nuovo se si verificano variazioni dei dati già comunicati (è questo l’adempimento ora in scadenza); in questo caso, il termine è fissato al 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui è avvenuta la variazione (vanno riportati tutti i dati, non solo quelli variati).

In rete sono disponibili due software, di compilazione e di controllo: il primo consente di inserire i dati e di predisporre il file da inviare, il secondo verifica, prima della trasmissione definitiva, la presenza di eventuali anomalie e incongruenze, segnalate con messaggi di errori.

La comunicazione può essere inviata direttamente dall’associazione o tramite intermediari abilitati. In quest’ultimo caso, l’incaricato rilascia al contribuente un esemplare del modello trasmesso e una copia della comunicazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate, che ne attesta la ricezione.

Rimessione in bonis

La presentazione “fuori tempo” del modello Eas è tra i casi ammessi dall’istituto della rimessione in bonis, che rimette in gioco i contribuenti in possesso dei requisiti sostanziali per usufruire di agevolazioni fiscali o regimi di favore, ma che hanno compiuto errori formali o hanno inviato non tempestivamente comunicazioni o attestazioni necessarie al beneficio. I ritardatari possono rimediare eseguendo o perfezionando l’adempimento entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile (nel caso specifico, il 30 settembre 2017) e versando, contestualmente, senza possibilità di compensazione, la sanzione di 258 euro, tramite il modello F24 (codice tributo “8114”).

Tutto questo è possibile, sempre che, la violazione non sia stata constatata o non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento, delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza (articolo 2, comma 1, Dl 16/2012).

(Agenzia delle entrate, notiziario telematico del 27 marzo 2017)

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3) Definite le regole per la trasmissione delle comunicazioni dei dati delle fatture e delle liquidazioni periodiche Iva

Termini unici per la trasmissione dei dati delle fatture. Pubblicate sul sito delle Entrate le regole e i termini per la trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute e delle relative variazioni e dei dati delle liquidazioni periodiche Iva. Con il provvedimento firmato il 27 marzo 2017 dal Direttore dell’Agenzia, le Entrate stabiliscono un termine unico valido sia per la trasmissione telematica opzionale dei dati delle fatture (Dlgs n. 125/2015) sia per la trasmissione dei dati delle fatture prevista dal Dl n. 78/2010 modificato dal Dl n. 193/2016. Per semplificare il più possibile gli adempimenti, pertanto, l’invio dei dati delle fatture previsto dal Dlgs n. 127/2015 può essere effettuato entro il 16 settembre 2017, per il primo semestre dell’anno in corso, ed entro il mese di febbraio 2018 per il secondo semestre.

Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 27 marzo 2017, inoltre, stabilisce che i dati acquisiti verranno messi tempestivamente a disposizione dei contribuenti che li hanno inviati nell’interfaccia web “Fatture e Corrispettivi”. In questo modo sarà possibile instaurare un dialogo tra l’Agenzia e i contribuenti prima dell’invio della dichiarazione, nel caso emergano, dall’analisi dei dati trasmessi, potenziali incoerenze tra i dati delle fatture e quelli delle liquidazioni Iva.

Dati fattura, termine unico per entrambi gli invii

Il provvedimento stabilisce quali dati vanno trasmessi all’Agenzia delle entrate per quanto riguarda le fatture emesse, le fatture ricevute e registrate, le bollette doganali e le relative note di variazione.

Le Entrate specificano che i dati da inviare, le modalità nonché i termini per la trasmissione sono identici, sia nel caso in cui i contribuenti esercitino l’opzione per l’invio telematico dei dati delle fatture (di cui all’art. 1, comma 3 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127) sia nel caso di invio della “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute” di cui agli articoli 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78.

La consultazione dei dati aiuta la compliance

I dati acquisiti dall’Agenzia saranno messi tempestivamente a disposizione dei contribuenti che li hanno inviati nella sezione Consultazione dell’area autenticata dell’interfaccia web “Fatture e Corrispettivi” consentendo di instaurare un processo di dialogo pre-dichiarativo tra l’Agenzia e i contribuenti per i quali emergano, dall’analisi dei dati trasmessi, potenziali incoerenze tra i dati delle fatture e quelli delle liquidazioni Iva.

Le informazioni sulle incoerenze tra i versamenti dell’imposta effettuati rispetto all’importo da versare indicato nelle comunicazioni potranno essere consultate dai contribuenti nel Cassetto fiscale e nella sezione Consultazione dell’area autenticata dell’interfaccia web “Fatture e Corrispettivi”, nel sito internet dell’Agenzia delle entrate.

I nuovi termini

Il Provvedimento ha uniformato, per il primo anno di applicazione, i termini per l’invio opzionale dei dati delle fatture (di cui all’art. 1, comma 3 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127) con i nuovi termini per la “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute” (di cui agli articoli 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78) stabiliti dal decreto “milleproroghe” (decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244 convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19). In sintesi:

Tipo di comunicazione

1° anno di applicazione (2017)

A regime

Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute (art. 21 Dl n. 78/2010)

1° semestre entro il 16 settembre 2017

2° semestre entro febbraio 2018

1° trimestre entro il 31 maggio

2° trimestre entro il 16 settembre

3° trimestre entro il 30 novembre

4° trimestre entro febbraio

Comunicazione opzionale dei dati delle fatture (art. 1, comma 4, Dlgs. n. 127/2016)

1° semestre entro il 16 settembre 2017

2° semestre entro febbraio 2018

1° trimestre entro il 31 maggio

2° trimestre entro il 16 settembre

3° trimestre entro il 30 novembre

4° trimestre entro febbraio

Comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche Iva (art. 21-bis Dl n. 78/2010)

1° trimestre entro il 31 maggio

2° trimestre entro il 16 settembre

3° trimestre entro il 30 novembre

4° trimestre entro febbraio

1° trimestre entro il 31 maggio

2° trimestre entro il 16 settembre

3° trimestre entro il 30 novembre

4° trimestre entro febbraio

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4) Niente Inail per lo studio associato

Secondo quanto stabilito dal Tribunale di Parma, con la sentenza n. 61/2017, non può essere applicato l’obbligo assicurativo all’Inail per i liberi professionisti di uno studio associato. L’Inail non può assimilare un’associazione tra professionisti ad una società di fatto: lo studio associato, infatti, non è un soggetto giuridico autonomo rispetto agli associati ma una mera modalità di esercizio della professione (Si parla del tentativo di assimilazione che viene definito come una “irragionevole forzatura”). I giudici hanno così accolto il ricorso contro il verbale unico di accertamento degli ispettori con il quale si prevedeva l’apertura di un rapporto assicurativo nonché la quantificazione dei premi e delle relative sanzioni.

Rapporto tra studio associato e soci

Prima di arrivare alle conclusioni, la sentenza chiarisce intanto perché l’entità associativa non può essere equiparata ad una società. Il c.d. studio associato, si costituisce mediante la stipulazione di un contratto di associazione, il quale disciplina altresì le regole a cui devono attenersi gli associati. Tuttavia nel fare ciò, spesso si utilizzano termini derivanti dal diritto dell’impresa, denominando il suddetto contratto “atto costitutivo” o “statuto”, ovvero individuando sé stessi come soci. In realtà, il ricorso a questo linguaggio è solo un modo improprio di inquadrare la nuova realtà. Parimenti, a nulla rileva giuridicamente il fatto che gli associati si attribuiscano, per identificarsi, la qualità di soci.

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5) Antiriciclaggio, stop alle sanzioni eccessive

Le professioni tornano a chiedere sanzioni più basse: avvocati, commercialisti e notai, in audizione alla Camera, hanno presentato le proposte di modifica al decreto di recepimento della direttiva Ue.

Le nuove sanzioni antiriciclaggio non funzionano. Almeno quelle proposte dal Governo con lo schema di decreto legislativo (approvato in Cdm il 24 febbraio 2017) che recepisce la quarta direttiva comunitaria. A lanciare l’allarme sono professionisti e operatori nella prima delle due giornate di audizioni presso le commissioni Giustizia e Finanze della Camera. In particolar modo, avvocati, commercialisti e notai con un documento unitario sottolineano la necessità di rivedere gli importi minimi per le violazioni meramente formali. Una richiesta dettata - come spiega una nota congiunta - da “evidenti esigenze di ragionevolezza e proporzionalità”. E per gli stessi motivi le professioni giuridico-economiche hanno evidenziato l’esigenza di un’estensione generalizzata dell’oblazione che, invece, nel testo consegnato al Parlamento è limitato solo ad alcune sanzioni.

ANTIRICICLAGGIO

Avvocati, Commercialisti e Notai, ridurre le sanzioni

I consigli dei tre Ordini professionali auditi dalla Commissione Finanze della Camera

Si è tenuta presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati un’audizione in merito all’esame del decreto attuativo della quarta direttiva antiriciclaggio, già approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri lo scorso 24 febbraio, alla quale hanno partecipato congiuntamente i Consigli nazionali di Avvocati, Commercialisti e Notai.

Al centro dell’attenzione delle osservazioni dei tre Ordini, raccolte in un documento consegnato alla Commissione, l’impianto sanzionatorio del decreto, in relazione al quale le professioni giuridico-economiche hanno chiesto, per evidenti esigenze di ragionevolezza e proporzionalità, una riduzione dell’entità delle sanzioni minime previste per le violazioni meramente formali. Per analoghi motivi è stata evidenziata anche la necessità di un’estensione generalizzata dell’istituto dell’oblazione ex legge n. 689/1981 (che nel testo attuale appare limitata solo ad alcune fattispecie sanzionatorie) non ritenendosi in tal senso pienamente convincente il meccanismo di pagamento in misura ridotta previsto negli altri casi.

È stato fortemente auspicato anche un ripensamento della nozione di “segnalazione tardiva”, ritenuta penalizzante per tutti i soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio.

Nel corso dell’audizione, infine, è stata rinnovata la richiesta di una più puntuale delimitazione dell’ambito oggettivo di applicazione degli obblighi di adeguata verifica della clientela, nonché la reintroduzione dell’esonero dagli obblighi antiriciclaggio per il collegio sindacale con il solo controllo di legalità, attualmente previsto dal d.lgs. 231/2007 e impropriamente non riproposto nello schema di decreto e la reintroduzione dell’esenzione dagli obblighi in caso di difesa davanti ad una autorità giudiziaria.

(CNDCEC, comunicato del 28 marzo 2017)

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6) Rimborsi Iva: niente visti e garanzie per gli importi fino a 30mila euro

Niente visti e garanzie per gli importi fino a 30mila euro: L’erogazione dei rimborsi Iva diventa ancora più semplice.

I contribuenti Iva possono chiedere i rimborsi fiscali fino a 30mila euro senza essere sottoposti a particolari adempimenti. Il provvedimento firmato il 28 marzo 2017 dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, infatti, aggiorna le istruzioni di compilazione del modello Iva Tr e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati, per tenere conto delle semplificazioni introdotte dal Dl n. 193/2016. La nuova soglia, entro cui i contribuenti possono chiedere il rimborso senza dover prestare garanzie o chiedere il visto di conformità, permetterà all’Agenzia di concentrare il proprio impegno sui contribuenti maggiormente a rischio.

Nessun adempimento fino a 30mila euro

In base alle norme contenute nel Dl n. 193/2016, per i rimborsi annuali fino a 30mila euro basta presentare la dichiarazione, mentre per quelli relativi a periodi inferiori all’anno dovrà essere presentata soltanto l’istanza di rimborso.

Come chiedere i rimborsi over 30mila euro

Scompare l’obbligo di garanzia anche per i rimborsi di importo superiore a 30mila euro. Sarà sufficiente il visto di conformità o la sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo e la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che riporti le informazioni relative alla solidità patrimoniale, alla continuità aziendale e alla regolarità dei versamenti contributivi. In ogni caso, in caso di presentazione della garanzia, il contribuente non dovrà apporre il visto di conformità e presentare la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

Quando la garanzia è obbligatoria

Nel caso di rimborsi superiori ai 30mila euro, la garanzia resta obbligatoria per i contribuenti che esercitano attività di impresa da meno di due anni, ad esclusione delle start up innovative, per quelli che presentano la dichiarazione o l’istanza priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo (o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà) e per quelli che richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività. Inoltre, la garanzia è prevista per i contribuenti considerati più “a rischio”, cioè quelli che nei due anni precedenti la richiesta di rimborso hanno ricevuto avvisi di accertamento o di rettifica, che evidenziano significativi scostamenti tra quanto accertato e quanto dichiarato.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 71 del 28 marzo 2017)

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7) Modello Iva Tr: cambia look per istruzioni e tracciati online

Sono disponibili sul sito dell’Agenzia e interessano i contribuenti che hanno realizzato nel trimestre un’eccedenza di imposta detraibile di importo superiore a 2.582,28 euro

Cambiano istruzioni e specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati del modello Iva Tr, per la richiesta di rimborso o per l’utilizzo in compensazione del credito trimestrale, che sostituiscono quelle approvate il 21 marzo 2016. L’aggiornamento arriva con il provvedimento del 28 marzo 2017 dell’Agenzia delle Entrate che non modifica il modello.

Gli adeguamenti tengono conto dell’evoluzione normativa. In particolare, i decreti legislativi 127/2015 e 128/2015 hanno determinato ulteriori casi di esonero dalla prestazione della garanzia, mentre il Dl 193/2016 ha innalzato, da 15mila a 30mila euro, la soglia massima dei rimborsi eseguibili senza garanzia e senza altri adempimenti.

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8) Pronti per l’invio dei dati Irap a Regioni e Province autonome

Dopo l’approvazione del modello per la dichiarazione dell’imposta regionale sulle attività produttive per l’anno 2016, arrivano anche le coordinate per l’imputazione agli enti locali

Arrivano le specifiche tecniche, in formato xml, per la trasmissione, da parte dell’Agenzia delle Entrate alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, dei dati relativi alle dichiarazioni Irap 2017 (anno d’imposta 2016), utilizzando il sistema di collegamento tra Anagrafe Tributaria ed enti locali denominato “Siatel v2.0 PuntoFisco”.

Le coordinate informatiche sono state approvate con provvedimento del 28 marzo 2017.

Era stato previsto dal precedente provvedimento del 31 gennaio 2017 (di approvazione del modello “Irap 2017”, con relative istruzioni, da utilizzare per la dichiarazione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive per l’anno 2016) che, successivamente, l’Agenzia delle Entrate avrebbe definito le specifiche tecniche per la trasmissione a Regioni e Province autonome dei dati dichiarati in quei modelli.

Pertanto, nell’allegato A alla disposizione odierna sono definite le regole tecniche da utilizzare per la fornitura delle dichiarazioni Irap alle Regioni e alle Province autonome in cui ha sede il domicilio fiscale del contribuente ovvero dove viene ripartito il valore della produzione netta.

La trasmissione sarà mensile, a partire dal trentesimo giorno successivo alla data di scadenza della presentazione della dichiarazione Irap.

Eventuali correzioni alle specifiche tecniche approvate oggi saranno pubblicate nell’apposita sezione del sito dell’Agenzia.

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9) Depositi IVA: approvati i modelli di garanzia per l’estrazione dei beni

L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento n. 59277 del 28 marzo 2017, ha approvato i modelli che devono essere utilizzati da banche, società o intermediari per il rilascio della garanzia, sotto forma di deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato o di polizza fideiussoria o fideiussione bancaria, richiesta dal contribuente ai fini dell’estrazione di beni da depositi IVA.

Estrazione di beni da depositi Iva: i modelli per prestare la garanzia

Uno stampato riguarda la costituzione di deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato; l'altro, invece, il rilascio di polizza fideiussoria o fideiussione bancaria

Chi procede all'estrazione di beni non comunitari introdotti in un deposito Iva in regime di libera pratica (articolo 50-bis, comma 4, lettera b), Dl 331/1993) è tenuto al pagamento dell'imposta secondo il meccanismo dell'inversione contabile, previa prestazione di idonea garanzia, non necessaria se si possiedono determinati requisiti di affidabilità (articolo 2 del Dm 23 febbraio 2017). In assenza di tali requisiti, va prestata garanzia a favore del competente ufficio dell'Agenzia delle Entrate, per l'importo corrispondente all'imposta dovuta per la durata di sei mesi dalla data di estrazione, con le stesse modalità previste per la garanzia dei rimborsi Iva superiori a 30mila euro. I necessari modelli arrivano con provvedimento 28 marzo 2017.

Il primo modello consente di effettuare la costituzione della garanzia mediante la creazione di un deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato presso un intermediario finanziario/banca. Il modello, compilato a cura dell'intermediario, deve essere consegnato alla direzione provinciale dell'Agenzia delle Entrate competente in base al domicilio fiscale del richiedente, cioè di colui che intende estrarre beni dal deposito Iva.

Il secondo modello deve essere utilizzato per prestare la garanzia attraverso polizza fideiussoria o fideiussione bancaria. Va compilato a cura della società o banca che rilascia la garanzia e, come l'altro, deve essere consegnato alla direzione provinciale delle Entrate competente in base al domicilio fiscale del richiedente.

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10) Equitalia, attenzione alle false email su avvisi di pagamento

Equitalia segnala che continuano ad arrivare e-mail truffa contenenti presunti avvisi di pagamento della società di riscossione e che invitano a scaricare file o a utilizzare link esterni. Sul portale www.gruppoequitalia.it sono riportati, a titolo di esempio, alcuni dei domini utilizzati per l’invio delle false e-mail di cui Equitalia ha avuto conoscenza sulla base delle segnalazioni, anche informali, dei destinatari.

Le ricorrenti campagne di phishing, cioè di tentativi di truffa informatica architettati per entrare illecitamente in possesso di informazioni riservate,sono state più volte segnalate a Equitalia dal Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche), l’unità specializzata della Polizia Postale e dal CERT-PA (Computer Emergency Response Team della Pubblica Amministrazione).

Equitalia è assolutamente estranea all’invio di questi messaggi e raccomanda, come già avvenuto in passato, di non tenere conto della email ricevuta e di eliminarla senza scaricare alcun allegato.

(Equitalia, comunicato del 28 marzo 2017)

Vincenzo D’Andò