In arrivo via PEC gli alert per lo spesometro 2014, ai fini del ravvedimento operoso – Diario quotidiano del 28 marzo 2017

Pubblicato il 28 marzo 2017



1) Ravvedimento operoso: in arrivo gli alert per lo spesometro 2014
2) Multa ridotta se il commercialista trasmette le dichiarazioni in leggero ritardo
3) Stop alle risultanze degli studi di settore in presenza di familiare gravemente malato
4) Scelta entro il 31 marzo per l’invio on line delle fatture al Fisco
5) Accertamento fiscale: recupero di spese non inerenti, tra cui le spese legali
6) Anno 2016: stampa dei registri ai soli fini IVA entro il 28 maggio 2017
7) Verifica aziendale: delega al consulente anche per telefono
8) Cosa cambia con i nuovi principi contabili
9) Abolizione dei voucher: le possibili alternative al vuoto normativo
10) Con i nuovi indicatori che sostituiscono gli studi di settore ci sarà una riduzione dell’evasione fiscale?
cartellineCT1) Ravvedimento operoso: in arrivo gli alert per lo spesometro 2014 2) Multa ridotta se il commercialista trasmette le dichiarazioni in leggero ritardo 3) Stop alle risultanze degli studi di settore in presenza di familiare gravemente malato 4) Scelta entro il 31 marzo per l’invio on line delle fatture al Fisco 5) Accertamento fiscale: recupero di spese non inerenti, tra cui le spese legali 6) Anno 2016: stampa dei registri ai soli fini IVA entro il 28 maggio 2017 7) Verifica aziendale: delega al consulente anche per telefono 8) Cosa cambia con i nuovi principi contabili 9) Abolizione dei voucher: le possibili alternative al vuoto normativo 10) Con i nuovi indicatori che sostituiscono gli studi di settore viene prevista una drastica riduzione dell’evasione fiscale *****

1) Ravvedimento operoso: in arrivo gli alert per lo spesometro 2014

Occhio alle email ricevute tramite Pec: Operazioni Iva 2014, partono gli avvisi per promuovere l’adempimento spontaneo. Possibile sanare le anomalie tra dichiarazione e spesometro con le sanzioni ridotte del ravvedimento. Ad aprile inizia la stagione dei controlli sulle mancate risposte alle lettere dell’anno scorso.

Nuova tranche di 28.440 comunicazioni e inviti preventivi per segnalare discordanze e incongruenze emerse grazie all’incrocio dei dati da spesometro con quelli riportati in dichiarazione dai contribuenti. Le imprese e i professionisti che non hanno dichiarato ai fini Iva, in tutto o in parte, le operazioni attive effettuate nel 2014, rispetto a quelle comunicate dai propri clienti attraverso lo spesometro relativo allo stesso anno, potranno regolarizzare l’anomalia emersa ricorrendo all’istituto del ravvedimento operoso. Con il provvedimento firmato oggi dal Direttore, infatti, l’Agenzia fissa modalità e procedure utilizzate per mettere a disposizione dei contribuenti, in maniera preventiva, le informazioni utili ad adempiere correttamente ai propri doveri fiscali e ad evitare, quindi, controlli.

Tramite queste comunicazioni personalizzate, le Entrate mettono a disposizione dei soggetti Iva interessati sia le informazioni inviate dai loro clienti, da cui risultano ricavi o compensi non dichiarati e possibili anomalie rispetto a quanto riportato in dichiarazione, sia le modalità con cui il contribuente può richiedere informazioni o segnalare all’Agenzia eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti.

Per le imprese e i professionisti che non daranno seguito all’invito contenuto in queste lettere per la compliance sulle operazioni Iva 2014, i controlli partiranno nell’ultimo trimestre del 2017.

Come viaggia l’invito

L’Agenzia spedirà le comunicazioni via e-mail agli indirizzi di posta elettronica certificata (Pec) dei contribuenti interessati, in modo da informare il contribuente della sua posizione fiscale, consentendogli di fornire per tempo elementi in grado di giustificare le presunte anomalie.

L’adempimento spontaneo ha i suoi vantaggi

Grazie a questi alert o segnalazioni che viaggeranno via posta elettronica certificata, il contribuente potrà rimediare per tempo a un eventuale errore commesso avvalendosi del nuovo ravvedimento e beneficiando così di una significativa riduzione delle sanzioni. Ciò anche nel caso in cui la violazione sia già stata constatata o siano iniziati accessi, ispezioni o verifiche.

Inizia la stagione dei controlli per gli avvisi inviati nel 2016

Come indicato nelle comunicazioni inviate a dicembre 2016, a partire dal prossimo mese di aprile inizieranno i controlli per coloro che non hanno dato seguito agli inviti dell’Agenzia per segnalare le anomalie emerse da Spesometro 2013.

Tutti i canali di assistenza a disposizione dei contribuenti

Imprese e professionisti potranno richiedere informazioni o fornire chiarimenti, anche tramite gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni, seguendo le modalità indicate nelle comunicazioni ricevute. Per eventuali ulteriori informazioni, o per comunicare precisazioni ritenute utili a chiarire l’incongruenza segnalata, il contribuente potrà contattare immediatamente le Entrate telefonando al numero 848.800.444 da telefono fisso (tariffa urbana a tempo) oppure al numero 06.96668907 da telefono cellulare (costo in base al piano tariffario applicato dal proprio gestore), dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, selezionando l’opzione “servizi con operatore > comunicazione dalla Direzione Centrale Accertamento”. La richiesta di informazioni può essere presentata tramite gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni e che all’interno del canale di assistenza CIVIS è attivo il servizio telematico che consente di trasmettere la documentazione in formato elettronico.

Condivisione e collaborazione, nel segno della compliance

Il rapporto tra Fisco e contribuenti, sempre più improntato alla trasparenza e supportato da forme di comunicazione avanzate, consente quindi ai titolari di partita Iva che ricevono le informazioni dall’Agenzia di regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commessi, secondo le modalità previste dall’istituto del ravvedimento operoso (articolo 13 del Dlgs n.472/1997). I contribuenti possono così beneficiare della riduzione delle sanzioni graduata in ragione della tempestività delle correzioni. Una chance che resta salva a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata o che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, delle quali il contribuente abbia avuto formale conoscenza, salvo la formale notifica di un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento e il ricevimento delle comunicazioni di irregolarità (articoli 36-bis Dpr 600/1973 e 54-bis Dpr 633/1972) e degli esiti del controllo formale (art. 36-ter Dpr 600/1973).

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 69 del 24 marzo 2017)

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2) Multa ridotta se il commercialista trasmette le dichiarazioni in leggero ritardo

Paga solo una sanzione ridotta il commercialista che trasmette le dichiarazioni dei clienti con qualche giorno di ritardo. Infatti, anche per gli intermediari del fisco (commercialisti, consulenti del lavoro, ecc.) opera la distinzione tra violazioni non formali e quelle formali.

In tali ipotesi, l'ufficio delle Entrate deve applicare il cumulo sanzionatorio previsto dalle specifiche disposizioni tributarie e non, quindi, la più pesante disciplina generale delle sanzioni amministrative.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7661 del 24 marzo 2017.

Nel caso di specie, un intermediario abilitato per la trasmissione telematica aveva ritardato di tre giorni, rispetto alla scadenza prevista, l’invio on line di 87 dichiarazioni dei propri clienti.

Secondo la Corte suprema si possono distinguere, anche nell’ambito delle infrazioni commesse dall’intermediario, le violazioni formali da quelle non formali, giacché sono ipotizzabili fattispecie in cui la condotta dell’intermediario agevola l’evasione o comunque determina un minor incasso erariale (infrazioni non formali) ed ipotesi in cui tale condotta arreca solo un qualche ritardo o difficoltà alle operazioni di accertamento o riscossione (infrazioni formali).

Spazio, dunque, al ravvedimento operoso, nonché all’applicazione dell’art. 12 del D.Lgs. n. 472/1997, che punisce con la sanzione che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave, aumentata da un quarto al doppio, chi, con una sola azione od omissione, viola diverse disposizioni anche relative a tributi diversi ovvero commette, anche con più azioni od omissioni, diverse violazioni formali della medesima disposizione.

Invece, l’Agenzia delle entrate aveva applicato il cumulo materiale, irrogando una max sanzione di € 44.892,00, ovvero € 516,00 per le 87 dichiarazioni trasmesse in ritardo di tre giorni, ma la Cassazione ha convalidato la decisione dei giudici di merito che avevano stabilito, invece, in € 1.032,00 la sanzione irrogabile, pari al doppio del minimo previsto dall’articolo 7-bis del DLgs. 241/1997, in applicazione del succitato art. 12 del DLgs. 472/1997.

Insomma, grazie all’intervento del giudice di legittimità la sanzione è scesa da € 44.892,00 (assolutamente spropositata) a € 1.032,00. Insomma, giustizia è fatta.

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3) Stop alle risultanze degli studi di settore in presenza di familiare gravemente malato

Stop alle risultanze degli studi di settore in presenza di familiare gravemente malato. L’assistenza nei confronti del proprio figlio, gravemente malato, prevale su tutto. I maggiori ricavi erano stati determinati nei confronti di un professionista (nel caso di specie, un medico) mediante l’applicazione degli standard settoriali.

In particolare, ai fini degli studi di settore, in presenza di un rilevante scostamento del risultato di Gerico è il giudice tributario che deve verificare le giustificazioni prodotte dal contribuente. Solo così si può confermare la fondatezza della pretesa. La precisazione è contenuta nella sentenza 7639 del 24 marzo 2017 della Corte di Cassazione. L’Agenzia delle entrate ha notificato alcuni avvisi di accertamento ad un medico per rettificare induttivamente il reddito dichiarato in più esercizi sulla base delle incongruenze riscontrate.

Tuttavia, il contribuente ha fornito numerosi elementi per giustificarle, tra cui in particolare, il fatto di avere trascurato l’attività medica per assistere il figlio affetto da una grave patologia, oltre ad altre circostanze di natura più reddituale/contabile.

A tal proposito, la Suprema corte ha rilevato che la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente.

Studi di settore: i proventi straordinari non incidono sulla congruità

Secondo la Corte di Cassazione (n. 7642 del 24 marzo 2017), la congruità agli studi di settore va determinata considerando esclusivamente i ricavi, i compensi e gli altri corrispettivi dichiarati inerenti all’attività economica ordinaria; nessun rilievo assumono i componenti derivanti da eventi economici straordinari, i quali possono eventualmente giustificare lo scostamento dai risultati presunti, ma non la congruità.

Nel caso di specie, l’esclusione riguardava una sopravvenienza attiva conseguente alla cessione di un contratto di leasing.

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4) Scelta entro il 31 marzo per l’invio on line delle fatture al Fisco

Entro il 31 marzo 2017 i soggetti passivi IVA possono optare per la trasmissione telematica dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute con cadenza trimestrale, ovvero, per i commercianti al minuto, di optare per la memorizzazione elettronica e la successiva trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, al fine di ottenerne determinate agevolazioni.

Caratteristiche e modalità di esercizio dell’opzione

Con il Provvedimento n. 182070/2016, l’Agenzia delle entrate ha definito le regole, nonché i termini per l’invio dei dati delle fatture emesse e ricevute da parte dei soggetti passivi IVA che intendono optare per il regime di cui all’art. 1, comma 3 del D.Lgs. 127/2015.

Viene previsto che i soggetti passivi IVA, a partire dall’1.1.2017, possono optare per la trasmissione dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute, nonché delle relative variazioni, all’Agenzia delle entrate, anche mediante l’utilizzo del Sistema di Interscambio.

In tal caso, gli stessi soggetti beneficiano dell’esonero dalla:

- presentazione della comunicazione delle operazioni trimestrali ai fini IVA, di cui al D.L. 193/2016;

- comunicazione delle operazioni con Paesi “black list”;

- comunicazione dei dati relativi ai contratti di leasing e noleggio ai sensi dell’art. 7 comma 12 del DPR 605/73;

- comunicazione delle operazioni con San Marino;

- presentazione degli elenchi Intrastat per gli acquisti di beni e servizi.

Ulteriori agevolazioni

A tali agevolazioni si aggiungono:

- l’accesso ai rimborsi IVA in via prioritaria;

- la riduzione di due anni dei termini di decadenza dell’accertamento, posto che sia garantita, altresì, la tracciabilità di tutti i pagamenti effettuati e ricevuti.

Inoltre, per seguenti soggetti (di minori dimensioni che optano per la trasmissione telematica delle fatture e dei corrispettivi) sono previste una serie di riduzioni degli adempimenti contabili (Decreto MEF del 4 agosto 2016):

- esercenti arti e professioni;

- imprese ammesse al regime di contabilità semplificata;

- imprese in regime di contabilità ordinaria per i primi tre anni di attività.

La riduzione consiste nella possibilità di aderire al programma di assistenza, messo a disposizione dal 1° gennaio 2017 dall’Agenzia delle entrate, contenente tutti gli elementi informativi necessari per le liquidazioni periodiche e per la dichiarazione annuale dell’IVA.

Viene così a cadere l’obbligo di registrazione delle fatture emesse e ricevute (artt. 23 e 25 del D.P.R. 633/72) così come viene meno l’obbligo di apposizione del visto di conformità o la sottoscrizione alternativa e la garanzia previsti per i rimborsi IVA.

Queste semplificazioni si applicano a condizione che i soggetti passivi IVA:

- effettuino la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle rispettive variazioni, anche mediante il sistema di interscambio (SdI);

- effettuino la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi se esercitano l’attività di commercio al dettaglio o altra attività assimilata.

Esercizio dell’opzione per il regime premiale

L’opzione per il regime di cui all’art. 1 comma 3 del D.Lgs. 127/2015 deve essere esercitata in via telematica:

- utilizzando l’apposita funzionalità presente sul sito dell’Agenzia delle entrate;

- entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello in cui si intende applicare il nuovo regime (entro il 31.12.2017, ad esempio, se si intende esercitare l’opzione a decorrere dall’1.1.2018).

Con Provvedimento del 1 dicembre 2016 n. 212804 l’Agenzia delle entrate ha apportato alcune modifiche in relazione alle comunicazioni dei dati relativi all’IVA.

Il Provvedimento in esame ha stabilito che, solo per il primo anno di applicazione, per i contribuenti che già a partire dall’anno 2017 intendono avvalersi della prima o della seconda opzione, entrambe le opzioni possono essere esercitate entro il 31 marzo 2017.

L’opzione ha una durata minima di cinque anni e ha effetto:

- dal 1° gennaio dell’anno in cui ha inizio la trasmissione e la memorizzazione dei dati e per i 4 anni successivi;

- per i soggetti che iniziano l’attività in corso d’anno e che intendono esercitare l’opzione fin dal primo giorno di attività, dall’anno solare in cui è manifestata e per i 4 anni successivi.

L’opzione si rinnova ogni cinque anni, salvo revoca da esercitarsi entro il 31 dicembre dell’ultimo anno del quinquennio, con decorrenza dal 1° gennaio dell’anno successivo (D.Lgs. 127/2015 art.2, comma 1).

L’opzione e la revoca sono esercitate esclusivamente in modalità telematica mediante l’apposita funzione presente nel sito dell’Agenzia delle Entrate, previa autenticazione con le credenziali dei servizi telematici.

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5) Accertamento fiscale: recupero di spese non inerenti, tra cui le spese legali

Accertamento fiscale: recupero di spese non inerenti, tra cui le spese legali.

Sul tema è incentrata la sentenza n. 6185 del 10 marzo 2017 della Corte di Cassazione.

In sintesi, viene affermato che affinché le singole spese integrino il requisito dell'inerenza, necessario alla conseguente deducibilità fiscale, non è sufficiente che il relativo costo sia conseguente in senso generico all’attività d'impresa svolta, ma è necessaria la correlazione con un’attività potenzialmente idonea a produrre utili.

Inoltre, la presunzione di cessione in nero derivante dalle differenze inventariali di magazzino opera anche nell’ipotesi in cui gli scostamenti siano esigui rispetto al volume d’affari della società o alla consistenza del magazzino stesso, perché non è configurabile una soglia minima all’esercizio del potere accertativo da parte dell’Amministrazione finanziaria.

In particolare, l’Agenzia delle entrate procedeva a notificare ad una società un avviso di accertamento ai fini delle imposte dirette e dell’Iva per la ripresa a tassazione di costi ritenuti non inerenti, afferenti il rimborso delle spese legali sostenute da dipendenti della stessa società per vertenze sorte nell’ambito del rapporto di lavoro e l’accertamento di ricavi in nero conseguenti alle differenze inventariali riscontrate nel magazzino.

I giudici di merito avevano riconosciuto la deducibilità delle spese legali sostenute dalla società per la difesa di propri dipendenti che, nell’ambito di un procedimento penale, erano stati querelati da altri dipendenti per vertenze sorte nell’ambito del rapporto di lavoro, assimilando tali costi alle spese finalizzate a garantire la sicurezza e la salute negli ambienti di lavoro.

A fronte di ciò, la suprema Corte ha rilevato che non è sufficiente a giustificare la deduzione del relativo costo dal reddito imponibile, perché è assente “qualsiasi correlazione tra la spesa e un’attività potenzialmente idonea a produrre utili”, secondo la nozione di inerenza più volte precisata dalla giurisprudenza della Corte di cassazione (in ultimo, sentenza 4041/2015). A conferma dell’indeducibilità dei costi in questione, i giudici di legittimità hanno richiamato il disposto della sentenza 23089/2012, in cui si afferma che è indeducibile il rimborso sostenuto a fronte delle spese sostenute dal rappresentante legale nell’ambito di un procedimento penale “a nulla rilevando che il capo d'imputazione concernesse fatti compiuti nello svolgimento dell’incarico”.

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6) Anno 2016: stampa dei registri ai soli fini IVA entro il 28 maggio 2017

La stampa e la conservazione sostitutiva dei registri IVA del 2016 va fatta entro il 28 maggio 2017.

Entro il 28 maggio 2017 deve essere effettuata la stampa e la conservazione sostitutiva dei registri IVA e l’archiviazione delle fatture elettroniche. I libri contabili tenuti con sistemi meccanografici (libro giornale, registri iva, libro inventari) devono essere stampati entro 3 mesi dal termine di presentazione della dichiarazione annuale. Per quanto concerne il registro dei beni ammortizzabili, l’art. 16 del DPR 600/73 impone come termine di aggiornamento quello di presentazione delle dichiarazioni (per il 2016 la scadenza è pertanto il 30 settembre 2017, ma slitta al 2 ottobre per le festività). Dal momento che la scadenza della dichiarazione IVA 2017, riferita al 2016, è stata il 28 febbraio 2017, per i contribuenti, scade il 28 maggio 2017 il termine per la stampa dei registri IVA la conservazione elettronica delle fatture elettroniche.

Il mod. IVA 2017, relativo al 2016, doveva essere presentato, esclusivamente in forma autonoma, entro il 28 febbraio 2017 (ferma restando la riconosciuta tempestività delle dichiarazioni presentate entro il 3 marzo 2017).

Considerato che al termine di presentazione della dichiarazione è collegata la stampa dei registri contabili / fiscali, entro il 28 maggio 2017 devono essere stampati i registri IVA relativi al 2016.

Mentre ciò non comporta particolari problematiche per i soggetti in contabilità ordinaria, per quelli in contabilità semplificata si pone la questione delle scritture di rettifica 2016.

Una diversa interpretazione del quadro normativo porterebbe alla conclusione che la stampa dei registri IVA 2016 possa essere effettuata comunque entro il 2 gennaio 2018 (il 31 dicembre 2017 ed il 1 gennaio 2018 sono giorni festivi).

Date diverse invece per i libri contabili obbligatori, poiché il decreto milleproroghe 2017 ha previsto la proroga della scadenza dell’invio delle dichiarazioni dei redditi di 15 giorni, con l’eccezione delle micro-imprese. Pertanto la stampa del libro giornale, dei mastrini, degli inventari deve avvenire entro il 02 gennaio ovvero il 15 gennaio 2018 per taluni soggetti.

In generale, a livello normativo la stampa dei libri e dei registri tenuti con sistemi meccanografici è disciplinata agli articoli 2215, 2216, 2219 del codice civile. Tali documenti, devono essere stampati entro 3 mesi dalla presentazione della dichiarazione dei redditi del relativo periodo d’imposta.

Tanto premesso, poiché l’art. 7 comma 4-ter del D.L. 357/94 fa riferimento ai “termini di presentazione delle relative dichiarazioni annuali”, se ne dovrebbe ricavare che il termine di conservazione dei registri IVA relativi al 2016 scada il 28 maggio 2017, ossia tre mesi dopo il termine di presentazione della dichiarazione IVA 2017 che, ai sensi del riformato art. 8 del DPR 322/98, è scaduto lo scorso 28 febbraio.

Tuttavia, è da tenere in considerazione che sui registri IVA possono essere effettuate anche annotazioni rilevanti ai fini delle imposte dirette.

In particolare, il riferimento è alle registrazioni:

- necessarie alla determinazione del reddito d’impresa di cui all’art. 9 comma 1 del D.L. 2 marzo 89 n. 69 e al DM 2 maggio 89, per gli imprenditori in contabilità semplificata;

- e a quelle sostitutive del registro dei beni ammortizzabili di cui agli artt. 2 comma 1 e 3 comma 2 lett. c) del DPR 695/96, per imprenditori e professionisti che si avvalgono di tale semplificazione.

Tali annotazioni devono essere effettuate, nella quasi totalità dei casi, entro il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Che fare, dunque, se entro il 28 maggio 2017, non si sia ancora provveduto ad effettuare tutte quelle annotazioni necessarie ai fini reddituali che, per espressa disposizione di legge, possono essere eseguite in termini molto più ampi ?.

Tra le diverse soluzioni possibili (quella più assurda sarebbe quella di dovere stampare due volte i registri Iva, prima a maggio e poi con le integrazioni ai fini imposte sui redditi a dicembre), si è ipotizzato che il termine di conservazione dei registri IVA possa continuare ad essere mantenuto fermo al 30 dicembre, analogamente agli anni scorsi.

Tipologia di documento, tenuto con sistemi meccanografici

Secondo la norma

Per i dati relativi al 2016

Per i dati relativi al 2017

Registri IVA acquisti, vendite e corrispettivi

Entro 3 mesi dalla scadenza dell'invio del relativo modello IVA annuale

Entro il 28 maggio 2017

Entro il 30 luglio 2018

Fatture elettroniche

Entro 3 mesi dalla scadenza dell'invio del relativo modello IVA annuale

Conservazione sostitutiva entro il 28 maggio 2017

Conservazione sostitutiva entro il 30 luglio 2018

Libri giornale, mastrini, libri inventari, registri dei beni ammortizzabili e scritture ausiliarie di magazzino, in generale

Entro 3 mesi dalla scadenza dell'invio della relativa dichiarazione dei redditi

Entro il 30 dicembre 2017

Entro il 30 dicembre 2018

Libri giornale, mastrini, libri inventari, registri dei beni ammortizzabili e scritture ausiliarie di magazzino, per i soggetti diversi dalle micro imprese che redigono il bilancio in conformità alle disposizioni del Codice Civile

Entro 3 mesi dalla scadenza dell'invio della relativa dichiarazione dei redditi

Entro il 2 gennaio 2018 (ovvero entro il 15 gennaio 2018 per taluni soggetti)

Entro il 30 dicembre 2018

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7) Verifica aziendale: delega al consulente anche per telefono

Se il controllo viene svolto nei confronti di un’impresa la delega ad assistere alle operazioni può essere legittimamente conferita al consulente anche per telefono, a patto che ne sia data evidenza nel processo verbale. E’ questo il chiarimento fornito dalla Corte di cassazione (sentenza 6683/2017), con una sentenza che ha dato lo spunto per esaminare i vari adempimenti e i diritti del professionista in caso di controlli fiscali.

L’accesso nelle sede

In caso di attività commerciali, agricole o industriali, i verificatori delle Entrate o della Guardia di finanza che eseguono l’accesso, devono essere muniti di specifica autorizzazione, che ne indica lo scopo, rilasciata dal capo dell’ufficio da cui dipendono Non servono altre autorizzazioni, anche per l’eventuale controllo che i verificatori intendono svolgere in automezzi aziendali. Tuttavia l’accesso nei locali destinati all’esercizio di arti e professioni, rispetto alle attività commerciali e industriali, richiede la presenza del titolare dello studio o di un suo delegato.

L’uso promiscuo

Serve l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica se i locali sono adibiti ad uso promiscuo, intendendo per tale un luogo utilizzato sia per lo svolgimento dell’attività, sia per abitarvi ed ancora i locali comunicanti, anche se separati.

Per giurisprudenza consolidata, questa autorizzazione è ritenuta di carattere amministrativo, una sorta di atto dovuto da parte del Pm, il quale deve solo limitarsi a verificare che il controllo fiscale debba essere svolto, a richiesta dei funzionari o dei militari, in un luogo utilizzato “promiscuamente” dal contribuente da ispezionare.

Locali privati

Per accedere in luoghi privati sono necessarie specifiche condizioni. È il caso, ad esempio, dell’abitazione del contribuente, dei suoi familiari, dell’amministratore, dei dipendenti, soci, o ancora di garage, cantine e altri luoghi non di pertinenza aziendale. In queste ipotesi l’autorizzazione della Procura, rispetto al caso precedente (uso promiscuo), può essere richiesta solo in presenza di gravi indizi di violazioni alle norme tributarie.

Tali indizi devono essere esplicitati nella richiesta che i verificatori avanzano al magistrato. Quest’ultimo, se li ritiene sussistenti, concede l’autorizzazione all’accesso.

L’inosservanza di queste prescrizioni comporta per giurisprudenza di legittimità ormai consolidata l’inutilizzabilità degli atti compiuti e quindi la nullità del successivo avviso di accertamento. È evidente che nell’ultima ipotesi – accesso in locali privati – la nullità dell’accertamento può discendere sia dalla totale assenza di autorizzazione, sia dalla mancanza dei requisiti (gravi indizi di violazioni).

Pc e server

Nel corso del controllo i verificatori possono copiare ed accedere al contenuto del pc senza necessità di una specifica autorizzazione, trattandosi di beni presenti nella sede aziendale e liberamente accessibili. Non è necessaria alcuna autorizzazione. La normativa al riguardo prevede che gli impiegati che procedono all’accesso nei locali di soggetti che si avvalgono di sistemi meccanografici, elettronici e simili hanno facoltà di provvedere con mezzi propri all’elaborazione dei supporti fuori dei locali stessi qualora il contribuente non consenta l’utilizzazione dei propri impianti e del proprio personale.

Borse, plichi, casseforti, mobili. È necessaria l’autorizzazione della Procura per l’apertura coattiva di borse, plichi, mobili e simili. In sostanza si verifica quando il contribuente si oppone all’apertura ovvero contesti in qualche modo tale attività.

Posta elettronica

Stante l’assimilazione alla posta cartacea, l’apertura di email non lette da parte dei verificatori comporta l’autorizzazione della Procura. Le email aperte, invece, secondo la Guardia di finanza (circolare 1/2008 ) sono liberamente accessibili ai verificatori.

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8) Cosa cambia con i nuovi principi contabili

Queste le novità sui nuovi principi contabili:

Immobilizzazioni materiali

Il nuovo principio Oic 16 , al di là di una novità terminologica (la sostituzione della locuzione «fabbricati industriali» con «fabbricati strumentali» e quella di «fabbricati civili» con «fabbricati non strumentali»), elimina la facoltà di non ammortizzare i fabbricati non strumentali, in quanto eccezione non più ammessa.

Si ribadisce, comunque, che il processo di ammortamento va essere interrotto se, in seguito all’aggiornamento della stima, il valore residuo risulta pari o superiore a quello netto contabile. Ed è lo stesso Oic a riconoscere che «per i fabbricati non strumentali ad uso investimento sembrano limitati i casi in cui tali fabbricati verranno effettivamente ammortizzati».

Il nuovo principio sottolinea che, in caso di cessione di immobilizzazione, il valore netto contabile (che concorre a determinare la plusvalenza o minusvalenza) è calcolato al netto anche della quota di ammortamento relativa alla frazione dell’esercizio in corso (paragrafo 81).

Si tratta di una previsione spesso disapplicata nella pratica. A livello fiscale, infatti, l’agenzia delle Entrate ha ritenuto ammissibili entrambi i comportamenti (ammortizzare o meno il bene per la frazione di esercizio in cui è venduto), a condizione che l’alternativa prescelta sia applicata costantemente per tutti i beni dismessi o alienati (risoluzione 41/E/2002 ).

Svalutazioni complicate

Un deciso “cambio di rotta” che non semplifica i comportamenti delle imprese è presente nel principio Oic 9 , in tema di svalutazioni per perdite durevoli. In proposito, la precedente versione riconosceva l’applicabilità dell’approccio semplificato per la determinazione di tali perdite, basato sulla capacità di ammortamento e non sul valore attuale dei flussi di cassa attesi, anche alle “medie imprese” (cioè le imprese che, per due esercizi consecutivi, non superano nel proprio bilancio due dei seguenti limiti: numero medio dei dipendenti durante l’esercizio 250, attivo 20 milioni di euro e ricavi 40 milioni di euro).

Diversamente, a decorrere dal 2017, tale approccio è destinato soltanto alle società che redigono il bilancio in forma abbreviata e alle micro-imprese.

L’impressione è che, al di là del rinvio di un anno, nella maggior parte dei casi l’approccio ordinario non rientrerà nelle capacità tecniche di previsione delle società che ne divengono obbligate, rendendo più difficile una condotta che, già di per sé, presenta diversi aspetti critici.

Rimanenze

Il nuovo Oic 13 , in applicazione del generale principio della rilevanza, individua meglio le condizioni di utilizzo dei metodi alternativi per la valorizzazione delle giacenze, rispetto ai metodi principali del Lifo, Fifo e Costo medio ponderato.

Si tratta dei metodi del prezzo al dettaglio e dei costi standard (applicabili alle rimanenze di beni fungibili) e di quello del valore costante (applicabile alle materie prime, sussidiarie e di consumo).

Tesorerie decentrate

Il principio Oic 14 disciplina ora il trattamento contabile di crediti e debiti che si generano nei gruppi in caso di tesoreria accentrata (sistemi di cash pooling e simili). Se i termini di esigibilità lo consentono, la società che matura crediti aggiunge un’apposita voce tra le «Attività finanziarie non immobilizzate», altrimenti i crediti si iscrivono tra le attività immobilizzate.

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9) Abolizione dei voucher: le possibili alternative al vuoto normativo

Il lavoro intermittente è quello che più si avvicina ai contenuti dei soppressi voucher. E quanto rileva la Fondazione studi del CNCL che si sofferma, con uno studio pubblicato il 27 marzo 2017, sulle possibili alternative al vuoto normativo che si è venuto a creare con l’abolizione della precedente disciplina.

Il D.l. n. 25/17 ha abolito i voucher, consentendo l’utilizzo soltanto di quelli già acquistati alla data di entrata in vigore della norma fino al 31 dicembre.

L’abrogazione, motivata dalla dichiarata esigenza di eliminare gli abusi dell’utilizzazione del lavoro accessorio (condivisibile), ha però creato un vuoto normativo per tutte quelle esigenze – genuine – di prestazioni di lavoro residuali ed estemporanee, che comunque esistono di fatto ed alle quali l’ordinamento deve comunque dare una risposta di disciplina, pena il rischio di alimentare sacche di lavoro nero.

Auspicando un apposito intervento in tal senso, nell’immediato la Fondazione studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro con l’approfondimento datato 24 marzo 2017 analizza contratti che potrebbero prestarsi a rappresentare un’alternativa ai voucher per regolare dei rapporti di lavoro occasionale.

SOMMINISTRAZIONE

Il contratto di somministrazione di lavoro è il contratto, a tempo indeterminato o determinato, con il quale un'agenzia di somministrazione autorizzata mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti, i quali, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attività nell'interesse e sotto la direzione e il controllo dell'utilizzatore.

COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE

La recente riforma con l’abolizione del progetto, pur prevedendo un rigido sistema sanzionatorio in caso di applicazione non genuina, ha ampliato la possibilità del ricorso alle collaborazioni coordinate e continuative, assegnando un’ampia autonomia alle parti, che possono determinare il contenuto del contratto delle co.co.co. come meglio credono, con ritorno di fatto alla situazione precedente all’entrata in vigore della c.d. “Riforma Biagi”.

LAVORO INTERMITTENTE

In linea teorica il lavoro intermittente appare quello più simile a rispondere alle esigenze connesse al lavoro accessorio, perché prevede la possibilità di richiedere la prestazione di lavoro “a chiamata”, soltanto cioè quando il datore di lavoro la richieda, con un connotato di “estemporaneità” assimilabile perciò all’utilizzazione dei voucher.

Ve detto però che quello intermittente è pur sempre un rapporto di lavoro subordinato a tutti gli effetti, che prevede adempimenti, formalità ed oneri tipici di questa tipologia generale. L’unico elemento di specialità è rappresentato dalla eventualità della prestazione, che può essere richiesta dal datore di lavoro quando la ritiene necessaria e non è un obbligo continuo per il lavoratore, come avviene per i dipendenti nella generalità dei casi. Questo però sempre nell’ambito di un vero e proprio contratto di lavoro, scritto, che può anche essere a tempo indeterminato e che dunque presuppone delle esigenze diverse da quelle tipiche del lavoro accessorio cui erano destinati i voucher.

L'ANALISI COMPARATA DEI COSTI DEI DIVERSI ISTITUTI

L’analisi che effettua la Fondazione studi dei consulenti del lavoro compara le differenti forme contrattuali: lavoro accessorio, somministrazione, co.co.co. e intermittente, al fine di evidenziare le differenze di costo rispetto alla gestione dei voucher.

L’analisi di costo eseguita dal CNCL, è stata sviluppata al fine di determinare la quantificazione dei costi aziendali derivanti dalle differenti fattispecie, partendo da un dato comune: il netto spettante al lavoratore quantificato in € 1.260,00 su base mensile.

LAVORO ACCESSORIO:

Dallo sviluppo del costo del lavoro si evince che l’adozione del lavoro occasionale risulta particolarmente agevole in termini di costi e adempimenti.

L’esigenza connessa a prestazioni occasionali ed estemporanee è al momento insoddisfatta, stante l’abrogazione integrale della normativa in merito.

LAVORO IN SOMMINISTRAZIONE:

Il contratto di somministrazione nelle differenti tipologie analizzate non risulta tra i meno onerosi; infatti oltre ai costi dettati dalla contrattazione collettiva lo stesso è da intendersi ulteriormente aggravato dalle maggiorazioni che le agenzie di somministrazione richiedono per la loro attività. Nell’ipotesi allegata viene preso a riferimento la maggiorazione del 13,20%, quale dato tra i più bassi registrati.

CO.CO.CO

Seppur non rapportabile a base oraria o mensile, il contratto di collaborazione coordinata e continuativa è stato preso a riferimento poiché nel ventaglio delle opzioni contrattuali disponibili risulta meno vincolato agli schemi previsti per i lavoratori subordinati. Tuttavia i limiti previsti dalla normativa vigente ne circoscrivono l’ambito di applicazione a prestazioni rese nella piena autonomia operativa, seppur prevedendo momenti di confronto con la committenza.

INTERMITTENTE:

a) Contratto senza indennità di disponibilità

Il contratto di lavoro intermittente, nell’ambito dello svolgimento di prestazione di lavoro subordinato, dall’analisi riportata risulterebbe la forma contrattuale più aderente sia in termini di costi che in termini di gestione. Infatti la peculiarità di questa forma contrattuale consente di accedere a prestazioni di lavoro discontinue, circoscritte esclusivamente a specifici periodi dell’anno o cicli di lavoro.

b) Contratto con indennità di disponibilità

Nella relazione del contratto di lavoro intermittente è prevista la possibilità che le parti disciplinino la disponibilità a garantire la prestazione al momento della chiamata del committente, a fronte di un riconoscimento di una indennità di carattere retributivo. Se da un lato infatti, tale disponibilità determina un aumento dei costi (almeno il 20% della retribuzione spettante), dall’altro assolve ad una duplice funzione: garanzia per il datore di lavoro della prestazione e garanzia per il lavoratore di una forma retributiva che, in aggiunta alla retribuzione spettante per la prestazione resa, garantisce una ulteriore stabilità retributiva.

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10) Con i nuovi indicatori che sostituiscono gli studi di settore viene prevista una drastica riduzione dell’evasione fiscale

Orlandi: mi aspetto calo evasione Iva. Faro del fisco, indicatori vanno in questo senso.

"Dagli indicatori che abbiamo mi aspetto una diminuzione dell'evasione dell'Iva". Lo ha detto il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, a Milano per il convegno "Il nuovo istituto della Cooperative Compliance". "I dati sull'Iva al 2014 - ha aggiunto - ci dicono che ci sono stati circa 40 miliardi di evasione. L'azione di controllo e di prevenzione è molto focalizzata su questa imposta che trascina anche le altre. Molta Iva evasa non si recupera più perchè la gran parte è legata alle frodi".

Nei primi mesi del 2017, ha sottolineato, anche le entrate stanno "tenendo bene il ritmo e si registra anche un incremento". E questo incremento, ha aggiunto, "lo si vede dai dati della ragioneria generale. C'è ad esempio un incremento dell'Iva, che è una delle imposte su cui è concentrata la nostra attenzione. Secondo la strategia e le linee che stiamo adottando la cosa più importante è la crescita del gettito. Quindi riuscire a prevenire l'evasione e incrementare l'adempimento spontaneo".

"In questa fase - ha affermato - stiamo vedendo che le entrate erariali, in modo particolare quelle delicate come Iva e Ires, sono salite nel 2016 e stanno avendo un trend positivo". "La dichiarazione dei redditi online ha agevolato molto il contribuente. Inoltre c'è stata una diminuzione significativa degli errori". "Con la dichiarazione online - ha aggiunto - molti contribuenti hanno avuto modo di comprendere tutte quelle detrazioni che spesso venivano trascurate. E poi si è ridotto anche il numero di coloro che non la presentavano. Guardando a tutti questi aspetti positivi posso dire che le dichiarazioni online sono ormai il futuro".

Vincenzo D’Andò