Diario quotidiano del 23 marzo 2017 – le nuove strategie antievasione del Governo

Pubblicato il 23 marzo 2017



1) Deduzione costi sponsor ASD solo se iscritte Coni
2) Governo: arrivano le strategie anti evasionefiscale
3) Rivalutazione beni d’impresa ampliata
4) Questioni di privacy sull’antiriciclaggio
5) Fisco: anche se la società si è estinta, gli ex soci possono presentare l’istanza di rimborso
6) Modello F24: abrogata causale contributo sull’acquisto dei voucher
7) Formazione dei revisori legali per l’anno 2017: al via l’equipollenza con la formazione erogata dagli Ordini territoriali dei Commercialisti
8) EBILTER: riscossione tramite modello F24
9) Sta per iniziare l’attività di accertamento sulla concessione di cure balneo-termali
10) Diversamente abili: i benefici fiscali per i trust
diario-quotidiano-articoli-71) Deduzione costi sponsor ASD solo con ok del Coni 2) Governo: arrivano le strategie antievasione fiscale 3) Rivalutazione beni d’impresa ampliata 4) Questioni di privacy sull’antiriciclaggio 5) Fisco: anche se la società si è estinta, gli ex soci possono presentare l’istanza di rimborso 6) Modello F24: abrogata causale contributo sull’acquisto dei voucher 7) Formazione dei revisori legali per l’anno 2017: al via l’equipollenza con la formazione erogata dagli Ordini territoriali dei Commercialisti 8) EBILTER: riscossione tramite modello F24 9) Sta per iniziare l’attività di accertamento sulla concessione di cure balneo-termali 10) Diversamente abili: i benefici fiscali per i trust ****

1) Deduzione costi sponsor ASD solo con ok del Coni

Non possono essere dedotti gli importi corrisposti all’associazione sportiva dilettantistica se manca l’iscrizione al Coni.

Per presunzione legale assoluta, il denaro corrisposto all’ASD, entro il limite annuo di 200mila euro sono, costituisce spese di pubblicità. Ma la mancata iscrizione dell’associazione sportiva al Registro del Coni (Comitato olimpico nazionale italiano), anche se obbligatoria solo dal 2008, impedendole di provare l’effettività del proprio status di associazione dilettantistica, complica la deducibilità del soggetto erogatore.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7202 del 21 marzo 2017.

Nel caso di specie, a una società di capitali venivano recuperati a tassazione costi per pubblicità poiché ritenuti non inerenti per l’anno d’imposta 2007, con effetti ai fini IRES, IVA e IRAP.

In sede di ricorso, i giudici di merito confermavano l’avviso di accertamento.

Per la cassazione della sentenza, la ricorrente eccepiva, prima, la violazione dell’art. 90, comma 8 della L. 289/2002, lamentando il fatto che i giudici di secondo grado non avevano ritenuto applicabile la presunzione legale assoluta quale spesa di pubblicità, di cui alla norma citata, poiché le società beneficiarie dei corrispettivi per sponsorizzazione non risultavano riconosciute dalle rispettive federazioni sportive, come espressamente previsto dalle norme in materia.

Con un secondo, subordinato, motivo di ricorso, eccepiva la violazione di cui agli artt. 108, comma 2 e 109, comma 5 del TUIR, poiché la C.T.R. aveva ritenuto non inerenti i citati costi, mentre la ricorrente riteneva di aver dimostrato di svolgere attività diretta di vendita e che doveva essere superato il giudizio di congruità delle spese in questione in relazione al reddito prodotto, dovendosi invece rapportare al volume d’affari complessivo.

Al riguardo, rilevava che le norme da ultimo citate prescindevano dalla predetta relazione costo-reddito.

A fronte di tale esposizione, i Supremi giudici hanno dichiarato totalmente infondato il primo motivo di ricorso, ancorché fosse necessaria la correzione della motivazione ex art. 384, ultimo comma c.p.c.

In particolare, la Suprema Corte ha ritenuto rilevante non tanto l’iscrizione o meno alle federazioni sportive quanto il fatto che le società beneficiarie dei corrispettivi in questione potessero qualificarsi come “dilettantistiche”.

E sul punto, è stato osservato che l’Ufficio, nell’atto impugnato, aveva disconosciuto la deducibilità delle spese di pubblicità giacché le società suddette non erano risultate iscritte all’apposito Registro tenuto dal CONI, già istituito all’epoca dei fatti.

Pertanto, per i giudici di legittimità, “la mancata iscrizione (...) comporta il difetto di prova in capo alle beneficiarie dello status di società o associazione sportiva dilettantistica e quindi il difetto di prova in ordine ad uno dei requisiti in relazione ai quali il citato art. 90 (...) consente (...) di ritenere applicabile ai contributi erogati (...) la qualificazione di spese di pubblicità”.

Difatti, l’art. 7 del D.L. 136/2004 dispone che il CONI è l’unico organismo certificatore dell’effettiva attività sportiva svolta dalle società e associazioni sportive dilettantistiche e tutte le disposizioni del suddetto art. 90 si applicano agli enti in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI stesso, riconosciuto garante dell’unicità dell’ordinamento sportivo nazionale.

Dunque, l’iscrizione nel Registro CONI è elemento imprescindibile senza il quale non è possibile fruire delle agevolazioni fiscali per entrambi i soggetti coinvolti nel contratto (ASD e società di capitali).

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2) Governo: arrivano le strategie antievasione fiscale

Istituita la commissione consultiva per il contrasto all’evasione, elusione e frodi fiscali presieduta dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

La task force istituita con decreto del Mef traccerà le priorità delle misure per un contrasto più efficace dell'evasione guardando in particolare alle strategie internazionali che si intrecciano con quelle della nuova frontiera della fiscalità. quella digitale. Nel presentare i risultati della lotta all'evasione del 2017, Padoan aveva rimarcato infatti che «una forma particolarmente odiosa e preoccupante è l'evasione internazionale dei capitali nascosti nei cosiddetti paradisi fiscali attraverso intermediari compiacenti», ha ribadito Padoan. Il ministro ha citato anche «l'evasione delle multinazionali per le quali in realtà, ha osservato, si dovrebbe parlare di elusione. Queste, ha aggiunto, spesso sfruttano anche le asimmetrie fra ordinamenti. Questi comportamenti ci preoccupano come l'evasione vera e propria.

Reverse change sopra i 10 mila euro

Reverse charge generalizzato per le cessioni di beni e la prestazioni di servizi domestiche di importo superiore ai 10 mila euro. La misura sarà temporanea, fino al 30 giugno 2022, e mira a fornire una risposta di «pronto intervento» al fenomeno delle frodi Iva. Per introdurre l’inversione contabile allargata, non più legata ai singoli settori economici, lo stato membro dovrà presentare alcune caratteristiche: un tax gap Iva 2014 superiore di almeno 5 punti percentuali alla media europea, un livello di frodi carosello superiore al 25% del tax gap e l’attestazione che le altre misure di controllo non sono sufficienti a contrastare gli illeciti nel proprio territorio. Questi i contenuti salienti della proposta di direttiva, che modifica la n. 2006/112/Ce, discussa ieri a Bruxelles dall’Ecofin. Il lavoro dei ministri economici dell’Ue non è comunque concluso.

E’ accordo per l’IVA ridotta per gli e-book

Il Ministro dell’Economia Padoan ha annunciato il raggiungimento dell’accordo nel consiglio sull'accettare l'equiparazione dell'Iva sui libri cartacei e su libri elettronici, cosa che l'Italia aveva già adottato e per la quale era stata paventata una procedura d'infrazione.

L’accordo arriva dopo le numerose pronunce della Corte di Giustizia UE che aveva sancito l’impossibilità di applicare l’aliquota Iva ridotta alle pubblicazioni digitali.

La Corte di Giustizia UE (causa C-390/15) aveva ribadito il principio secondo cui non è possibile applicare l’aliquota IVA ridotta per i libri in formato e book a differenza di quanto avviene per i libri e i giornali cartacei. Evidenziava il giudice Europeo che “Tenuto conto delle continue evoluzioni cui sono soggetti i servizi elettronici nel loro complesso si è ritenuto necessario assoggettare tali servizi a norme chiare, semplici e uniformi, affinché l'aliquota Iva loro applicabile potesse essere stabilita con certezza e la gestione di tale imposta da parte dei soggetti passivi e delle amministrazioni fiscali nazionali fosse così facilitata”.

Con la sentenza richiamata si confermava il precedente orientamento. La Corte di giustizia UE con la sentenza 5 marzo 2015, cause riunite C-497/13 e C-502/13, accogliendo il ricorso della Commissione, aveva condannato la Repubblica francese e il Lussemburgo per avere assoggettato gli e-book ad aliquota Iva ridotta.

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3) Rivalutazione beni d’impresa ampliata

Possibilità, per società, trust e enti pubblici e privati diversi dalle società, che non adottano i principi contabili internazionali, di rivalutare beni strumentali e partecipazioni (tranne immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività di impresa) risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2015. L’imposta sostitutiva è del 16% per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili. Questo sulla base della Legge 232/2016, articolo 1, commi 556-563.

Rivalutazione dei beni nel 2016 delle imprese

La legge di Bilancio 2017 ha riaperto la possibilità di rivalutare i beni d’impresa e partecipazioni

La Legge di Stabilità 2017 (L. 232/2016) ha disposto la rivalutazione dei beni d’impresa nel bilancio al 31 dicembre 2016, che deve riguardare tutti i beni risultanti dal bilancio chiuso al 31.12.2015, con esclusione degli immobili merce delle imprese di costruzione.

Come in passato la rivalutazione deve essere effettuata per categorie omogenee di beni (e non per singoli beni), ed il maggior valore iscritto in bilancio si considera riconosciuto ai fini fiscali a decorrere dal terzo esercizio successivo a quello con riferimento al quale è stata eseguita la rivalutazione (gli effetti fiscali sono dunque differiti al 2019), ad esclusione degli immobili per i quali gli effetti fiscali si considerano riconosciuti a partire dal 2018.

Sull’importo rivalutato deve essere versata un’imposta sostitutiva pari al 16% per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili; viene anche previsto che il saldo attivo di rivalutazione possa essere affrancato con il pagamento di un’imposta sostitutiva del 10%.

Beni che possono essere rivalutati

Possono essere rivalutati:

- i beni materiali e immateriali, con esclusione di quelli alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa (immobili beni merce);

- le partecipazioni in società controllate e collegate che rappresentano immobilizzazioni finanziarie.

I beni rivalutabili devono risultare dal bilancio dell’esercizio in corso al 31.12.2015, appartenenti alla stessa categoria omogenea, ed effettuata nel bilancio al 31.12.2016.

Imposta sostitutiva

Al fine di ottenere il riconoscimento fiscale dei valori rivalutati degli beni appartenenti all’impresa, ancorché con effetti differiti, l’imposta sostitutiva dell’Irpef dell’Ires, dell’Irap e delle eventuali addizionali, deve essere versata nella misura del 16%, per i beni ammortizzabili, e del 12%, per i beni non ammortizzabili.

Si evidenzia che i requisiti di appartenenza alla specifica categoria omogenea vanno verificati alla data di chiusura del bilancio nel quale la rivalutazione è eseguita (31 dicembre 2016), i beni devono essere ininterrottamente collocati tra le immobilizzazioni materiali nel bilancio in cui viene eseguita la rivalutazione e in quello precedente e si rende necessario aver ben presente cosa ricomprende la categoria concernente, per esempio, gli immobili non ammortizzabili e quella relativa agli immobili ammortizzabili.

L’imposta sostitutiva dovuta per il riconoscimento della rivalutazione va versata in unica soluzione senza interessi, entro il termine previsto per il saldo delle imposte sui redditi 2016 (30 giugno/31 luglio 2017). Il perfezionamento della rivalutazione è collegato alla compilazione dell’apposito prospetto nel modello Redditi 2017.

Effetti fiscali della nuova rivalutazione

Il riconoscimento fiscale, ai fini delle imposte sui redditi (Ires e Irpef) e dell’Irap, ha effetto a decorrere dal terzo esercizio successivo a quello in cui la rivalutazione è stata eseguita (per i soggetti con esercizio sociale coincidente con l’anno solare a decorrere dal 2019), mentre per gli immobili il maggior valore iscritto in bilancio e riconosciuto dal 2018.

In caso di cessione, assegnazione ai soci, autoconsumo o destinazione a finalità estranea all’esercizio dell’impresa prima dell’inizio del quarto esercizio successivo a quello della rivalutazione (in generale dal 1° gennaio 2020), la plusvalenza o minusvalenza è calcolata senza tener conto del maggior valore attribuito in sede di rivalutazione.

Modalità di iscrizione in bilancio

In bilancio la rivalutazione può essere effettuata utilizzando una delle seguenti modalità:

- Rivalutazione sia del costo storico sia del fondo ammortamento: consente di mantenere invariato il periodo di ammortamento;

- rivalutazione del costo storico: comporta un allungamento del periodo di ammortamento; tale modalità potrebbe incontrare il limite rappresentato dal valore di sostituzione del bene (costo di acquisto di un bene nuovo della stessa tipologia). Secondo la dottrina infatti il costo rivalutato non deve essere superiore a tale valore.

- riduzione totale o parziale del fondo ammortamento: consente di ridurre il fondo di ammortamento. Tale tecnica era stata utilizzata nelle precedenti rivalutazioni per eliminare la quota di ammortamento anticipato effettuata in esercizi precedenti ai soli fini fiscali.

Affrancamento della riserva di rivalutazione

E’, inoltre, consentita la possibilità di affrancare il saldo attivo di rivalutazione (per cui “liberato”), mediante il versamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef, dell’Ires, dell’Irap e delle eventuali addizionali, nella misura pari al 10%.

In tal caso, il saldo attivo della rivalutazione risulterà fiscalmente affrancato e liberamente distribuibile ai soci, dovendo parificare lo stesso ad una riserva di utili già tassata in capo al soggetto che ha prodotto detti utili, con la sola conseguenza che l’attribuzione ai soci comporterà l’applicazione delle regole ordinarie disposte per l’attribuzione dei dividendi.

L’imposta sostitutiva per l’eventuale affrancamento della riserva deve essere versata in unica soluzione senza interessi, entro il termine previsto per il saldo delle imposte sui redditi (30 giugno/31 luglio 2017).

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4) Questioni di privacy sull’antiriciclaggio

Sono troppi dieci anni per la conservazione dei dati antiriciclaggio: Parere favorevole, ma condizionato, del Garante della privacy sullo schema di DLgs. di recepimento della Direttiva 2015/849/UE.

Il Garante per la protezione dei dati personali, con il provvedimento n. 125 del 9 marzo 2017, ha espresso parere favorevole, ma condizionato, sullo schema di D.Lgs. recante disposizioni per il recepimento della Direttiva (UE) n. 2015/849 (c.d. IV Direttiva) relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.

Come noto, lo schema di Decreto introduce modifiche significative alla disciplina vigente allo scopo di allineare la normativa nazionale alle più recenti disposizioni introdotte in materia con la Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2015/849, che prevede l’integrazione ed abrogazione delle Direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE, applicando le raccomandazioni GAFI. La Direttiva intende operare un contrasto più rigoroso nei confronti della crescente diversificazione del mercato criminale, in quanto i flussi di denaro illecito, rappresentano una minaccia concreta per il mercato interno dell’Unione e dei singoli Stati membri.

A seguito di una attenta analisi effettuata, il Garante Privacy ha espresso parere favorevole allo schema di Decreto a condizione che siano apportate le seguenti modifiche:

- introduzione di una disposizione che preveda tra gli obblighi dell'UIF anche quelli di individuare misure idonee a garantire la protezione dei dati personali nelle comunicazioni dei dati da parte degli operatori finanziari all’UIF e sulla tenuta e gli accessi alla banca dati, da adottare sentito il Garante;

- previsione di una nuova disposizione che rimandi ad un Decreto modificativo della disciplina attuale di accesso al Sistema SCIPAFI che, previo parere del Garante, individui i presupposti, le categorie di soggetti che vi possono accedere, le procedure di abilitazione dei soggetti obbligati e i dati oggetto di riscontro per la verifica della veridicità dei dati forniti;

- inserimento all’art. 19, comma 1, lettera b), seconda parte, di un rinvio ad un successivo atto regolamentare che individui le banche dati pubbliche che dovrebbero essere consultate, ovvero eliminare tale periodo dal testo, tenendo conto del fatto che già l’accesso a SCIPAFI consente la verifica dei dati attraverso la consultazione delle banche dati pubbliche, anche ad accesso riservato, idonee a verificare l’identità;

- riduzione, con inserimento di un termine certo, della durata della conservazione dei dati;

- inserimento del richiamo al D.P.C.M. 22 febbraio 2013 e al D.P.C.M. 13 novembre 2014;

- richiamo delle misure di sicurezza individuate dal Garante (punto 5.1. e 5.2. del Provvedimento);

- previsione di adeguate modalità di gestione della c.d. “lista nazionale” che riguarda la designazione di persone o entità e il conseguente congelamento dei loro fondi e risorse economiche;

- adozione di accorgimenti e misure a protezione dei dati personali per la notifica, mediante posta elettronica certificata, da parte del Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di finanza.

Infine, riguardo sempre la conservazione dei dati, il nuovo art. 32 comma 3 del DLgs. 231/2007, consente ai soggetti obbligati di avvalersi di un autonomo centro di servizi, ovvero di un soggetto esterno, per la conservazione di documenti, dati e informazioni, purché sia assicurato ai soggetti obbligati l’accesso diretto e immediato al sistema di conservazione. In relazione al trattamento dei dati personali, occorre che detto soggetto sia preventivamente designato quale responsabile del trattamento, che deve offrire idonee garanzie in relazione a quanto previsto dall’art. 29 del Codice in materia di protezione dei dati personali (DLgs. 196/2003); siano fornite a tale soggetto adeguate istruzioni; il titolare vigili sul trattamento da effettuare, con particolare riguardo alle ipotesi in cui tale soggetto sia designato responsabile da più operatori, al fine di garantire misure di carattere tecnico organizzativo volte ad assicurare la segregazione dei flussi con ciascun operatore.

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5) Fisco: anche se la società si è estinta, gli ex soci possono presentare l’istanza di rimborso

E’ possibile il rimborso tributario per gli ex soci che possono chiedere il rimborso già negato alla Snc.

Il rifiuto del rimborso di un credito Iva chiesto dal legale rappresentante di una società cessata non impedisce agli ex soci di ottenere il rimborso dell’imposta, se spettante. È uno degli aspetti innovativi della pronuncia della Ctp Treviso 119/1/2017. Il collegio pone l’accento sul diritto dei soci della società estinta, alla quale era stato già rifiutato il rimborso, di presentare una nuova istanza, purché nei termini di legge e purché il credito sia esistente, rientrando nei diritti patrimoniali della società cancellata.

Il giudizio nasce dall’istanza di rimborso di un credito Iva proposta dagli ex soci di una Snc immobiliare estinta, che aveva fatto seguito a una precedente domanda di rimborso presentata dalla società stessa, per lo stesso credito, a cui l’ufficio aveva risposto con un diniego.

La Ctp ritiene che l’istanza dei soci non debba essere qualificata – come ha fatto, sbagliando, l’ufficio – quale domanda di riesame in autotutela dell’istanza avanzata dalla società estinta, ma quale nuova istanza. Con la conseguenza che, una volta accertati i presupposti dell’esistenza del credito, questo deve essere riconosciuto in capo ai soci in regime di comunione.

Partendo da tale presupposto il collegio pone poi l’accento sul fatto che durante il contenzioso l’ufficio non ha mai contestato l’esistenza del credito Iva indicato dalla società nel modello Unico SP 2008, che è pertanto da ritenersi legittimo e spettante. In particolare i giudici valorizzano il principio della non contestazione sancito dall’articolo 115 del Codice di procedura civile, secondo cui i fatti allegati da una parte vanno considerati pacifici se la controparte li abbia esplicitamente ammessi o abbia assunto una posizione difensiva incompatibile con la loro negazione, ammettendone così implicitamente l’esistenza. Tale principio, elaborato inizialmente dalla giurisprudenza di legittimità (Cassazione, Sezioni unite 761/2002) e cristallizzato nel processo civile con le modifiche introdotte dalla legge 69/2009 al comma 1 dell’articolo 115, trova fondamento nell’onere che ha la parte di prendere posizione sui fatti posti da controparte. Con la conseguenza che, se non lo fa tempestivamente, incorre in decadenze che, nella sostanza, gli impediranno di provare fatti di segno opposto a quanto già affermato.

In applicazione del rinvio generico agli articoli del Codice di procedura civile in quanto compatibili (articolo 1, comma 2, del Dlgs 546/92) tale principio si applica anche al processo tributario, come confermato dalla giurisprudenza di legittimità (Cassazione, sentenza 1540/2007).

Pertanto quando l’ufficio, con le proprie controdeduzioni, non contesti specificatamente tutta la documentazione e i fatti addotti dal contribuente a supporto delle proprie richieste, è importante che il contribuente stesso, in sede di memorie di replica alle controdeduzioni, eccepisca il principio di non contestazione evidenziando quali fatti, dedotti con il ricorso introduttivo, siano da considerare pacifici tra le parti.

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6) Modello F24: abrogata causale contributo sull’acquisto dei voucher

Lavoro accessorio e modello F24: l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 37/E del 22 marzo 2017, ha soppresso una causale contributo che a seguito dell’avvenuta abrogazione dei voucher non serve più.

La cancellazione del codice è conseguente all'entrata in vigore del decreto legge 25/2017, che ha abrogato le disposizioni contenute negli articoli da 48 a 50 del decreto legislativo 81/2015.

Sparisce la norma e la causale contributo ne segue la sorte. Con la risoluzione n. 37/E del 22 marzo 2017, l'Agenzia delle Entrate, su richiesta dell'Inps, ha sancito l'andata in pensione della causale contributo "LACC - lavoro occasionale accessorio", utilizzata nel modello "F24 Versamenti con elementi identificativi" ("F24 Elide") per l'acquisto dei buoni lavoro ("voucher") destinati alla remunerazione delle prestazioni occasionali di tipo accessorio. La soppressione della causale contributo è diretta conseguenza dell'abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio (articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 81/2015), stabilita dal recente decreto legge n. 25 del 17 marzo 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 64 dello stesso giorno.

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7) Formazione dei revisori legali per l'anno 2017: al via l’equipollenza con la formazione erogata dagli Ordini territoriali dei Commercialisti

Si comincia a delineare la prima fase di coordinamento tra il Ministero dell’Economia e finanze e il Consiglio nazionale dei commercialisti.

Difatti, il CNDCEC, con la nota informativa n. 16 del 22 marzo 2017, fornisce le prime opportune precisazioni in merito al “Programma di formazione dei revisori legali per l’anno 2017 - equipollenza con la formazione erogata dagli Ordini territoriali”.

Sulla Formazione continua (ex art. 5 D.lgs. n. 39 del 2010) si è già avuta la Determina del Ragioniere generale dello Stato prot. n. 37343 del 7 marzo 2017 con cui è stato adottato il programma annuale relativo all’anno 2017 per l’aggiornamento professionale dei revisori legali.

Con la suddetta determina è stato adottato il programma, che contiene un lungo elenco delle materie oggetto della formazione continua.

Dei 20 crediti formativi annuali da conseguire, almeno la metà (10 crediti) dovranno essere conseguiti nelle materie cd. “caratterizzanti” (Gruppo A), e precisamente:

- gestione del rischio e controllo interno;

- principi di revisione nazionale ed internazionali;

- disciplina della revisione legale;

- deontologia professionale ed indipendenza;

- tecnica professionale della revisione.

I restanti crediti dovranno essere conseguiti nelle seguenti materie:

Gruppo B

- contabilità generale;

- contabilità analitica e di gestione;

- disciplina del bilancio di esercizio e del bilancio consolidato;

- principi contabili nazionali ed internazionali;

- analisi finanziaria.

Gruppo C

- diritto civile e commerciale;

- diritto societario;

- diritto fallimentare;

- diritto tributario;

- diritto del lavoro e della previdenza sociale;

- informatica e sistemi operativi;

- economica politica, aziendale e finanziaria;

- principi fondamentali di gestione finanziaria;

- matematica e statistica.

Nota informativa 16/2017 del CNDCEC

Sulla questione si attendeva anche l’intervento dei commercialisti (per gli iscritti che siano anche revisori legali), che ora puntualmente arrivato, almeno con la citata nota informativa pubblicata sul sito del CNDCEC il 22 marzo 2107.

- Viene adesso precisato che, in attesa di ulteriori indicazioni dal parte del Mef:

ai fini della formazione già assolta dagli iscritti nei vari Ordini locali dei commercialisti occorre attivarsi in tempo per evitare che poi a consuntivo un evento organizzato dall’Ordine o da terzi autorizzati possa non essere valido ai fini del programma formativo annuale approvato dal Mef;

- gli Ordini dovranno comunicare annualmente al Mef l’avvenuto assolvimento dell’obbligo formativo da parte dei revisori legali iscritti nei propri albi. Per tale finalità, l’Ordine locale dei commercialisti dovrà controllare che i propri iscritti abbiano comunicato di essere anche iscritti all’albo dei revisori legali.

A questo punto si attendono soltanto le attese indicazioni del Mef, che non appena apprese, verranno subito comunicate dal Consiglio nazionale commercialisti ai vari Ordini locali.

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8) EBILTER: riscossione tramite modello F24

Arrivano le istruzioni INPS (circolare n. 64/17) per il servizio di riscossione dei contributi da destinare al finanziamento di EBILTER tramite il mod. F24.

Il 21 dicembre 2016 è stata sottoscritta una convenzione tra l’INPS e l’Ente Bilaterale del Terziario “EBILTER”, per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale. EBILTER affida all’INPS il servizio per la riscossione dei contributi previsti per il finanziamento dell’Ente Bilaterale di cui al CCNL - Contratto Collettivo Nazionale di Riferimento per i dipendenti da aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi, sottoscritto in data 28 maggio 2014 tra, per la parte datoriale, FEDERIMPRESEITALIA, la CONF.COINAR e, per la parte sindacale, il Sindacato Indipendente Agenzia di Controllo e Vigilanza Agroalimentare “Confsal-SIA. Il versamento di tali contributi avverrà tramite il modello F24, utilizzando il codice causale “EBLE” attribuito dall’Agenzia delle Entrate a seguito della richiesta inoltrata dall’INPS per conto di EBILTER.

I datori di lavoro che intendono versare il contributo per il finanziamento dell’Ente Bilaterale, indicheranno, in sede di compilazione del modello di versamento “F24” distintamente dai dati relativi al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori, la causale “EBLE” esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, del campo “importi a debito versati”.

Nel campo “codice sede” va indicato il codice della sede INPS competente; nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda” è indicata la matricola INPS dell’azienda; nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa” è indicato il mese e l’anno di competenza, nel formato MM/AAAA; la colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

I datori di lavoro interessati compileranno il flusso Uniemens all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <DatiParticolari>, valorizzeranno l’elemento <ConvBilat> inserendo nell’elemento <Conv> in corrispondenza di <CodConv> il valore “EBLE” e in corrispondenza dell’elemento <Importo> l’importo, a livello individuale, del versamento effettuato nel mod.F24 con il corrispondente codice. L’elemento <Importo> contiene l’attributo <Periodo> in corrispondenza del quale va indicato il mese di competenza del versamento effettuato con F24, espresso nella forma “AAAA-MM”.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 22 marzo 2017)

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9) Sta per iniziare l’attività di accertamento sulla concessione di cure balneo-termali

A giorni parte l’attività di accertamento sulla concessione di cure balneo-termali in regime di Assicurazione Generale Obbligatoria.

Lo rende noto l’Inps, con il messaggio n. 1274 del 22 marzo 2017, incentrato sull’avvio dell’attività di accertamento, ai fini previdenziali, dal 27 marzo 2017 e fino al 2 dicembre 2017.

Dunque, l’Inps comunica che per l’anno 2017 l’attività termale avrà inizio il 27/03/2017 e avrà termine il 2/12/2017.

Le Unità Operative Medico Legali possono avviare i relativi accertamenti, considerando che l’assicurato dovrà iniziare il trattamento entro 90 giorni dal ricevimento del provvedimento di accoglimento della domanda.

Adempimenti sanitari

Occorre premettere che l’art. 20 del DPCM 12 gennaio 2017, pubblicato in G.U. n. 65 del 18 marzo 2017, ha stabilito che “1. Il Servizio sanitario nazionale garantisce l'erogazione delle prestazioni di assistenza termale ai soggetti, inclusi gli assicurati dell'INPS e dell'INAIL, affetti dalle patologie indicate nell'allegato 9 al presente decreto, che possono trovare reale beneficio da tali prestazioni. Nel medesimo allegato sono elencate le prestazioni erogabili suddivise per tipologia di destinatari.”

Nel termalismo previdenziale il reale beneficio corrisponde al differimento dell’erogazione delle prestazioni di invalidità/inabilità ovvero al superamento dello stato invalidante già realizzatosi.

I medici legali dell’Istituto sono quindi chiamati a verificare la sussistenza dei requisiti per accedere a cure balneo-termali efficaci sul piano della prevenzione dell’invalidità, in ordine all’insorgenza, all’evoluzione peggiorativa e alla riabilitazione degli stati morbosi invalidanti.

Ne discende che le prestazioni termali trovano corretto motivo di erogazione solo allorché possano avere un reale effetto terapeutico sui processi morbosi denunciati. Restano valide in tal senso le indicazioni circa la prescrivibilità limitata alle seguenti patologie: Malattie Reumatiche: Osteoartrosi ed altre forme degenerative, reumatismi extra-articolari; Malattie delle vie respiratorie: bronchiti croniche semplici o accompagnate da componente ostruttiva (con esclusione dell’asma e dell’enfisema avanzato, complicato da insufficienza respiratoria grave o da cuore polmonare cronico).

Fermo restando il limite massimo di erogazione stabilito in cinque cicli totali, limite per il quale a decorrere dall’anno in corso non è ammessa alcuna deroga, saranno autorizzabili cicli ulteriori al terzo solo qualora sia oggettivamente documentato il reale beneficio conseguito con i precedenti trattamenti.

Tanto in occasione del primo accertamento che dei successivi, l’Assicurato dovrà esibire, obbligatoriamente e a propria cura, la seguente documentazione:

Certificazione specialistica attestante la patologia e l’indicazione terapeutica al trattamento termale;

esami strumentali che documentino adeguatamente la patologia attestata (immagini radiologiche, esami di tipo funzionale quali la spirometria, ecc.);

visita cardiologica ed esame elettrocardiografico recenti e comunque non anteriori a 3 mesi.

In tutti i casi dovrà essere verificato che il processo morboso si trovi nella cosiddetta “fase termale”. In altri termini, la patologia deve essere in uno stadio clinico in cui le cure termali possano comportare un reale beneficio ai fini della prevenzione della condizione di invalidità pensionabile; è di tutta evidenza che si debbano escludere quindi le patologie in fase del tutto iniziale o in fase avanzata per le quali le cure termali non perseguirebbero in ogni caso le finalità istituzionali.

Particolare attenzione andrà posta all’età del richiedente allorché la prossimità al pensionamento escluda il verificarsi, nello stesso intervallo, dello stato invalidante in dipendenza dalle patologie autorizzabili.

All’esito dell’esame della documentazione clinica e delle risultanze dell’esame obiettivo il Medico della UO territorialmente competente che ha effettuato l’accertamento formulerà la diagnosi medico legale e il parere in merito alla concessione. A tal fine la criteriologia medico legale dovrà tener conto della prognosi clinica in relazione alla capacità lavorativa attitudinale. In altri termini una medesima condizione patologica assumerà rilievo diverso, ai fini della concessione, in base all’impegno funzionale richiesto per l’apparato interessato dall’attività lavorativa svolta.

Le patologie tutelate (malattie osteoarticolari e bronco-polmonari),infatti, comportano ripercussioni menomanti sulle sole attività che richiedono un particolare impegno motorio e/o cardio-respiratorio e quindi, più in generale, sulle attività ad alto consumo energetico.

Ciò comporta che le finalità istituzionali del termalismo INPS risultano perseguite solo quando le potenziali ripercussioni funzionali delle patologie sono tali da esercitare un apprezzabile ruolo nel determinismo dello stato invalidante; alla luce dell’evoluzione tecnologica dell’organizzazione del lavoro le categorie professionali interessate saranno quindi quelle per le quali risulti prevalente l’impegno fisico rispetto a quello intellettuale durante l’arco della giornata lavorativa.

E’ necessario inoltre escludere il ricorrere di controindicazioni. A tal fine di seguito si riporta l’elenco già dettagliato nel msg. 11 aprile 2003, n. 23:

Fangoterapia

In generale ogni malattia che compromette, temporaneamente o permanentemente, le condizioni generali è controindicata alla prescrizione della fangoterapia. In particolare prestare massima attenzione alle seguenti patologie: - Tubercolosi in atto: la prescrizione per la fangoterapia non deve essere fatta prima di 2 anni dalla completa guarigione clinica;

- Cardiopatie: Miocardiopatie medio– gravi; Cardiopatie in fase di scompenso cardio–circolatorio; Cardiopatie ischemiche: Infarto miocardio acuto, esiti di infarto miocardico complicato (valutare attentamente i singoli casi);

- Difetti valvolari: non esiste controindicazione assoluta;

- Ipertensione arteriosa non esiste controindicazione assoluta;

- Ipotensione arteriosa: non esiste controindicazione assoluta

- Insufficienza respiratoria grave;

- Neoplasie: tutte in fase di trattamento

- Tromboflebiti in fase acuta;

- Manifestazioni emorragiche in atto, recenti

- Insufficienza renale medio grave

- Nefropatie acute: tutte

- Nefropatie croniche: da valutare caso per caso

- Patologie psichiatriche o neurologiche: i due gruppi patogeni non prevedono una controindicazione assoluta (valutare caso per caso);

- Epilessia: valutare l’insorgenza dell’ultimo episodio, periodo di latenza, terapia in atto ecc.;

- Gravidanza e allattamento;

- Diabete mellito non compensato;

- Malattie infettive e contagiose in genere;

- Ulcera gastro duodenale in fase attiva;

- Malattie cutanee ripugnanti.

Balneoterapia

- In genere vengono considerate le stesse patologie previste per la fangoterapia, in modo particolare quelle riguardanti l’apparato cardiocircolatorio e respiratorio tenendo conto anche del fatto che tale terapia viene spesso associata alla fangoterapia per gli effetti benefici che tale associazione produce sull’apparato osteoarticolare artrosico.

A decorrere dall’anno in corso il parere medico legale formulato dalla U.O medico legale territorialmente competente sarà in tutti i casi sottoposto, sia per gli accoglimenti che per le reiezioni, al giudizio medico legale definitivo del Coordinamento Generale Medico Legale.

Pertanto non è più procedibile l’istituto dell’istanza di riesame sanitario.

La procedura informatica del Fascicolo Sanitario Elettronico (Sigas) verrà modificata per adeguarsi alle nuove disposizioni pertanto a conclusione della visita presso la U.O. competente, il responsabile medico avrà come unica possibilità l'inoltro al Coordinamento Generale Medico Legale. Solo dopo il giudizio medico legale definitivo di quest'ultimo, la pratica verrà restituita all'ufficio amministrativo per il consueto iter.

Nelle more degli interventi evolutivi, il personale medico dovrà continuare a chiudere la visita con le stesse modalità previste da SIGAS. In questa fase temporanea le pratiche definite dalla U.O. competente, anche quelle chiuse ed inviate al responsabile amministrativo, non attiveranno l’iter successivo ma verranno inoltrate preliminarmente ed in modo automatico al giudizio del Coordinamento Generale Medico Legale.

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10) Diversamente abili: i benefici fiscali per i trust

Il trust (per le necessità e le impellenze dei disabili) è utilizzabile anche per tutelare il patrimonio lasciato dai genitori al disabile ed assicurarsi così che detto patrimonio andrà effettivamente a beneficio del disabile. La proprietà non viene intestata al disabile direttamente ma a un terzo soggetto, che può essere una persona, un’associazione o un gruppo di parenti.

La Legge n. 112/2016 prevede esenzioni e agevolazioni tributarie per la costituzione di trust, di vincoli di destinazione e di fondi speciali composti da beni sottoposti a vincolo di destinazione dei disabili. In particolare, viene prevista la cancellazione dell’imposta di successione e donazione per i genitori sulla casa di proprietà, la riduzione delle aliquote e delle franchigie e le esenzioni per l’IMU, la detraibilità delle spese per le polizze assicurative in favore dei disabili e agevolazioni fiscali per i trasferimenti di beni e diritti per causa di morte, per donazione o a titolo gratuito in favore di persone con disabilità grave.

Al verificarsi di determinate condizioni, infatti, la norma prevede l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni per i beni e i diritti conferiti in un trust o gravati da un vincolo di destinazione e per quelli destinati a fondi speciali istituiti in favore delle persone con disabilità grave.

In particolare, l’art. 6 della legge n. 112/2016 riconosce piena titolarità ai trust istituiti in favore di persone con disabilità grave che perseguono come finalità esclusiva, espressamente indicata nell’atto istitutivo del trust, l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità in favore delle quali il trust è istituito come la prima tra le opportunità di creazione di uno strumento destinato a garantire la qualità della vita del disabile in assenza dei propri familiari.

Vincenzo D’Andò