Diario quotidiano del 23 marzo 2017 – le nuove strategie antievasione del Governo

Pubblicato il 23 marzo 2017

1) Deduzione costi sponsor ASD solo se iscritte Coni
2) Governo: arrivano le strategie anti evasionefiscale
3) Rivalutazione beni d’impresa ampliata
4) Questioni di privacy sull’antiriciclaggio
5) Fisco: anche se la società si è estinta, gli ex soci possono presentare l’istanza di rimborso
6) Modello F24: abrogata causale contributo sull’acquisto dei voucher
7) Formazione dei revisori legali per l’anno 2017: al via l’equipollenza con la formazione erogata dagli Ordini territoriali dei Commercialisti
8) EBILTER: riscossione tramite modello F24
9) Sta per iniziare l’attività di accertamento sulla concessione di cure balneo-termali
10) Diversamente abili: i benefici fiscali per i trust
diario-quotidiano-articoli-71) Deduzione costi sponsor ASD solo con ok del Coni 2) Governo: arrivano le strategie antievasione fiscale 3) Rivalutazione beni d’impresa ampliata 4) Questioni di privacy sull’antiriciclaggio 5) Fisco: anche se la società si è estinta, gli ex soci possono presentare l’istanza di rimborso 6) Modello F24: abrogata causale contributo sull’acquisto dei voucher 7) Formazione dei revisori legali per l’anno 2017: al via l’equipollenza con la formazione erogata dagli Ordini territoriali dei Commercialisti 8) EBILTER: riscossione tramite modello F24 9) Sta per iniziare l’attività di accertamento sulla concessione di cure balneo-termali 10) Diversamente abili: i benefici fiscali per i trust ****

1) Deduzione costi sponsor ASD solo con ok del Coni

Non possono essere dedotti gli importi corrisposti all’associazione sportiva dilettantistica se manca l’iscrizione al Coni.

Per presunzione legale assoluta, il denaro corrisposto all’ASD, entro il limite annuo di 200mila euro sono, costituisce spese di pubblicità. Ma la mancata iscrizione dell’associazione sportiva al Registro del Coni (Comitato olimpico nazionale italiano), anche se obbligatoria solo dal 2008, impedendole di provare l’effettività del proprio status di associazione dilettantistica, complica la deducibilità del soggetto erogatore.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7202 del 21 marzo 2017.

Nel caso di specie, a una società di capitali venivano recuperati a tassazione costi per pubblicità poiché ritenuti non inerenti per l’anno d’imposta 2007, con effetti ai fini IRES, IVA e IRAP.

In sede di ricorso, i giudici di merito confermavano l’avviso di accertamento.

Per la cassazione della sentenza, la ricorrente eccepiva, prima, la violazione dell’art. 90, comma 8 della L. 289/2002, lamentando il fatto che i giudici di secondo grado non avevano ritenuto applicabile la presunzione legale assoluta quale spesa di pubblicità, di cui alla norma citata, poiché le società beneficiarie dei corrispettivi per sponsorizzazione non risultavano riconosciute dalle rispettive federazioni sportive, come espressamente previsto dalle norme in materia.

Con un secondo, subordinato, motivo di ricorso, eccepiva la violazione di cui agli artt. 108, comma 2 e 109, comma 5 del TUIR, poiché la C.T.R. aveva ritenuto non inerenti i citati costi, mentre la ricorrente riteneva di aver dimostrato di svolgere attività diretta di vendita e che doveva essere superato il giudizio di congruità delle spese in questione in relazione al reddito prodotto, dovendosi invece rapportare al volume d’affari complessivo.

Al riguardo, rilevava che le norme da ultimo citate prescindevano dalla predetta relazione costo-reddito.

A fronte di tale esposizione, i Supremi giudici hanno dichiarato totalmente infondato il primo motivo di ricorso, ancorché fosse necessaria la correzione della motivazione ex art. 384, ultimo comma c.p.c.

In particolare, la Suprema Corte ha ritenuto rilevante non tanto l’iscrizione o meno alle federazioni sportive quanto il fatto che le società beneficiarie dei corrispettivi in questione potessero qualificarsi come “dilettantistiche”.

E sul punto, è stato osservato che l’Ufficio, nell’atto impugnato, aveva disconosciuto la deducibilità delle spese di pubblicità giacché le società suddette non erano risultate iscritte all’apposito Registro tenuto dal CONI, già istituito all’epoca dei fatti.

Pertanto, per i giudici di legittimità, “la mancata iscrizione (...) comporta il difetto di prova in capo alle beneficiarie dello status di società o associazione sportiva dilettantistica e quindi il difetto di prova in ordine ad uno dei requisiti in relazione ai quali il citato art. 90 (...) consente (...) di ritenere applicabile ai contributi erogati (...) la qualificazione di spese di pubblicità”.

Difatti, l’art. 7 del D.L. 136/2004 dispone che il CONI è l’unico organismo certificatore dell’effettiva attività sportiva svolta dalle società e associazioni sportive dilettantistiche e tutte le disposizioni del suddetto art. 90 si applicano agli enti in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI stesso, riconosciuto garante dell’unicità dell’ordinamento sportivo nazionale.

Dunque, l’iscrizione nel Registro CONI è elemento imprescindibile senza il quale non è possibile fruire delle agevolazioni fiscali per entrambi i soggetti coinvolti nel contratto (ASD e società di capitali).

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2) Governo: arrivano le strategie antievasione fiscale

Istituita la commissione consultiva per il contrasto all’evasione, elusione e frodi fiscali presieduta dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

La task force istituita con decreto del Mef traccerà le priorità delle misure per un contrasto più efficace dell'evasione guardando in particolare alle strategie internazionali che si intrecciano con quelle della nuova frontiera della fiscalità. quella digitale. Nel presentare i risultati della lotta all'evasione del 2017, Padoan aveva rimarcato infatti che «una forma particolarmente odiosa e preoccupante è l'evasione internazionale dei capitali nascosti nei cosiddetti paradisi fiscali attraverso intermediari compiacenti», ha ribadito Padoan. Il ministro ha citato anche «l'evasione delle multinazionali per le quali in realtà, ha osservato, si dovrebbe parlare di elusione. Queste, ha aggiunto, spesso sfruttano anche le asimmetrie fra ordinamenti. Questi comportamenti ci preoccupano come l'evasione vera e propria.

Reverse change sopra i 10 mila euro

Reverse charge generalizzato per le cessioni di beni e la prestazioni di servizi domestiche di importo superiore ai 10 mila euro. La misura sarà temporanea, fino al 30 giugno 2022, e mira a fornire una risposta di «pronto intervento» al fenomeno delle frodi Iva. Per introdurre l’inversione contabile allargata, non più legata ai singoli settori economici, lo stato membro dovrà presentare alcune caratteristiche: un tax gap Iva 2014 superiore di almeno 5 punti percentuali alla media europea, un livello di frodi carosello superiore al 25% del tax gap e l’attestazione che le altre misure di controllo non sono sufficienti a contrastare gli illeciti nel proprio territorio. Questi i contenuti salienti della proposta di direttiva, che modifica la n. 2006/112/Ce, discussa ieri a Bruxelles dall’Ecofin. Il lavoro dei ministri economici dell’Ue non è comunque concluso.

E’ accordo per l’IVA ridotta per gli e-book

Il Ministro dell’Economia Padoan ha annunciato il raggiungimento dell’accordo nel consiglio sull'accettare l'equiparazione dell'Iva sui libri cartacei e su libri elettronici, cosa che l'Italia aveva già adottato e per la quale era stata paventata una procedura d'infrazione.

L’accordo arriva dopo le numerose pronunce della Corte di Giustizia UE che aveva sancito l’impossibilità di applicare l’aliquota Iva ridotta alle pubblicazioni digitali.

La Corte di Giustizia UE (causa C-390/15) aveva ribadito il principio secondo cui non è possibile applicare l’aliquota IVA ridotta per i libri in formato e book a differenza di quanto avviene per i libri e i giornali cartacei. Evidenziava il giudice Europeo che “Tenuto conto delle continue evoluzioni cui sono soggetti i servizi elettronici nel loro complesso si è ritenuto necessario assoggettare tali servizi a norme chiare, semplici e uniformi, affinché l'aliquota Iva loro applicabile potesse essere stabilita con certezza e la gestione di tale imposta da parte dei soggetti passivi e delle amministrazioni fiscali nazionali fosse così facilitata”.

Con la sentenza richiamata si confermava il precedente orientamento. La Corte di giustizia UE con la sentenza 5 marzo 2015, cause riunite C-497/13 e C-502/13, accogliendo il ricorso della Commissione, aveva condannato la Repubblica francese e il Lussemburgo per avere assoggettato gli e-book ad aliquota Iva ridotta.

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