Diario quotidiano del 17 marzo 2017: in arrivo il portale telematico per la rottamazione delle cartelle

Pubblicato il 17 marzo 2017



1) Modalità attuative del contributo 2017 per l’acquisto di strumenti musicali nuovi
2) Corte UE: va bene il limite della compensazione di debiti tributari con crediti Iva
3) Ok al bollo sulla certificazione di avvenuta registrazione delle opere protette nel RPG ma una sola volta
4) Jobs act: ok all’assegno di ricollocazione
5) EQUITALIA, 420mila cartelle rottamate: debutta “equipro”, progetto web per professionisti
6) La residenza fiscale in Italia non è dimostrabile sulla base di sole presunzioni
7) Compensazione nell’F24: credito d’imposta sull’abolizione dell’imposta sui fiammiferi
8) Revisione legale: sulla formazione continua arriva la determina della RGS
9) Coefficiente per rivalutare le il Tfr del mese di febbraio
10) Il commercialista che lavora nello studio associato non deve pagare l’Irap
diario-quotidiano-articoli-71) Modalità attuative del contributo per l’acquisto di strumenti musicali nuovi 2) Corte UE: va bene il limite della compensazione di debiti tributari con crediti Iva 3) Ok al bollo sulla certificazione di avvenuta registrazione delle opere protette nel RPG ma una sola volta 4) Jobs act: ok all’assegno di ricollocazione 5) EQUITALIA, 420mila cartelle rottamate: debutta “equipro”, progetto web per professionisti 6) La residenza fiscale in Italia non è dimostrabile sulla base di sole presunzioni 7) Compensazione nell’F24: Istituito codice tributo per fruire del credito d’imposta sull’abolizione dell’imposta sui fiammiferi 8) Revisione legale: sulla formazione continua arriva la determina della Rgs 9) Coefficiente per rivalutare le il Tfr del mese di febbraio 10) Il commercialista che lavora nello studio associato non deve pagare l’Irap ****

1) Modalità attuative del contributo per l’acquisto di strumenti musicali nuovi e del correlato credito d’imposta a favore del produttore o del rivenditore

Un provvedimento direttoriale delle Entrate, pubblicato il 15 marzo 2017, ha individuato le modalità applicative per l’attribuzione del contributo una tantum, finalizzato all’acquisto di uno strumento musicale nuovo, coerente con il corso di studi, anticipato dal rivenditore o produttore sotto forma di sconto sul prezzo di vendita, previsto dall’art. 1, comma 626, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, nel limite complessivo di quindici milioni di euro.

L’Agenzia delle entrate con il provvedimento n. 50771 del 14 marzo 2017, acquisiti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca gli elenchi delle Istituzioni musicali nonché degli strumenti musicali che danno diritto al contributo, riportati negli allegati 1 e 2 al provvedimento stesso, ha definito l’ambito soggettivo, oggettivo e temporale del contributo, le modalità di riconoscimento dello stesso e del correlato credito d’imposta per il produttore o rivenditore, anche allo scopo di garantire che ciò avvenga nel limite complessivo di 15 milioni di euro.

L’art. 1, comma 626, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, riconosce, per l’anno 2017, in favore degli studenti iscritti ai licei musicali, ai corsi preaccademici, ai corsi del precedente ordinamento e ai corsi di diploma di I e di II livello dei conservatori di musica, degli istituti superiori di studi musicali e delle istituzioni di formazione musicale e coreutica autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione artistica, musicale e coreutica ai sensi dell’articolo 11 del regolamento di cui al DPR 8 luglio 2005, n. 212 un contributo una tantum per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo, coerente con il corso di studi. Il contributo deve essere erogato secondo i criteri e le modalità di cui all’articolo 1, comma 984, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e quindi deve essere anticipato dal rivenditore o produttore sotto forma di sconto sul prezzo di vendita. Lo sconto pari al 65% del prezzo finale e per un massimo di euro 2.500 è rimborsato al rivenditore o al produttore sotto forma di credito d’imposta di pari importo, da utilizzare in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni. Agli studenti che, ai sensi del predetto articolo 1, comma 984, della legge n. 208 del 2015, hanno già beneficiato della agevolazione per l’acquisto di uno strumento musicale nel 2016, lo sconto spetta al netto del contributo già fruito.

Ambito soggettivo, oggettivo e temporale del contributo

Il contributo spetta agli studenti in regola con il pagamento delle tasse e dei contributi dovuti per l’iscrizione all’anno 2016-2017 o 2017-2018 ai licei musicali, ai corsi preaccademici, ai corsi del precedente ordinamento e ai corsi di diploma di I e di II livello dei conservatori di musica, degli istituti superiori di studi musicali e delle istituzioni di formazione musicale e coreutica autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione artistica, musicale e coreutica ai sensi dell’articolo 11 del regolamento di cui al DPR 8 luglio 2005, n. 212, inclusi nell’elenco dell’allegato 1, suscettibile di integrazioni e/o modificazioni dipendenti da eventuali variazioni dell’offerta formativa che dovessero intervenire nel corso dell’anno.

Il contributo è concesso per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo, coerente con il corso di studi cui è iscritto lo studente, in base all’allegato 2, o considerato “affine” o “complementare”, in base alle dichiarazioni di conformità agli obiettivi disciplinari del corso di studi rilasciate dalle istituzioni di appartenenza o compreso tra quelli indicati nel medesimo allegato 2 e dichiarato coerente con il corso di studi dai licei musicali ai quali lo studente è iscritto.

Il contributo spetta una tantum per gli acquisti effettuati nel 2017, anche in caso di acquisto di un singolo componente dello strumento, per un importo non superiore al 65% del prezzo finale, per un massimo di euro 2.500. Tale importo è ridotto del contributo eventualmente fruito, ai sensi dell’articolo 1, comma 984, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo nel 2016. Il contributo è riconosciuto nel limite complessivo dello stanziamento di spesa di quindici milioni di euro.

Modalità di riconoscimento del contributo

Per accedere al contributo previsto dall’art. 1, comma 626, della legge n. 232 del 2016, erogato sotto forma di sconto sul prezzo di vendita comprensivo di IVA, praticato dal rivenditore o produttore, lo studente richiede al proprio istituto, che è tenuto al relativo rilascio, un certificato d’iscrizione non ripetibile “per tale finalità”, da cui risulti il suo cognome, nome, codice fiscale, corso e anno di iscrizione nonché lo strumento musicale coerente con il corso di studi.

Gli studenti iscritti ai corsi preaccademici, nel caso in cui il corso sia affidato a soggetti terzi in base ad apposita convenzione, hanno diritto al contributo solo se la certificazione degli studi compiuti è rilasciata dal Conservatorio o dall’istituto superiore di studi musicali-ISSM e non dall’Istituzione convenzionata. Gli studenti iscritti ai licei musicali possono richiedere il certificato d’iscrizione per l’anno 2017-2018 solo a partire dall’avvio dell’anno scolastico.

Il predetto certificato, che attesta la sussistenza dei requisiti per fruire del contributo ed indica lo strumento agevolabile, è predisposto dall’istituto in duplice esemplare di cui uno conservato dall’emittente e uno rilasciato allo studente, il quale è tenuto a consegnarlo al produttore o al rivenditore al momento dell’acquisto dello strumento.

Il produttore o il rivenditore conserva il certificato di iscrizione fino al termine entro il quale l’Agenzia delle entrate può esercitare l’attività di accertamento e documenta la vendita dello strumento mediante fattura, anche semplificata, o ricevuta fiscale o scontrino parlante che indichi, oltre agli altri dati ordinariamente richiesti, il codice fiscale dello studente, il prezzo di vendita comprensivo del contributo e dell’imposta sul valore aggiunto applicata sull’intero ammontare, e l’importo del contributo.

Credito d’imposta per il produttore o rivenditore

Ai rivenditori o ai produttori degli strumenti musicali è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari al contributo riconosciuto agli studenti sotto forma di sconto, nel limite delle risorse stanziate di 15 milioni di euro, assegnate in ordine cronologico.

Per fruire del credito d’imposta, il rivenditore o produttore, prima di concludere la vendita dello strumento musicale, è tenuto a comunicare all’Agenzia delle entrate i seguenti dati: il proprio codice fiscale, quello dello studente e dell’istituto che ha rilasciato il certificato di iscrizione, lo strumento musicale, il prezzo di vendita comprensivo del contributo e dell’imposta sul valore aggiunto.

I rivenditori o produttori degli strumenti musicali effettuano le comunicazioni previste al punto precedente a decorrere dal 20 aprile 2017 utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle entrate, in relazione ai requisiti da essi posseduti per la trasmissione telematica delle dichiarazioni, o avvalendosi degli intermediari di cui all’art. 3, commi 2-bis e 3, del DPR 22 luglio 1998, n. 322. Al fine della compilazione e della trasmissione telematica dei file devono essere utilizzati i prodotti software resi disponibili gratuitamente dall’Agenzia delle entrate.

Per ogni comunicazione inviata, il sistema telematico rilascerà apposita ricevuta attestante la fruibilità o meno del credito di imposta in ragione della capienza nello stanziamento complessivo di quindici milioni di euro, della correttezza dei dati e della verifica dell’unicità del bonus assegnabile a ciascuno studente. La ricevuta indicherà inoltre l’ammontare del credito spettante, tenuto conto anche del contributo concesso allo studente nel 2016 ai sensi dell’art. 1, comma 984, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Pertanto, la ricevuta riporterà l’importo del contributo pari al 65% del prezzo di vendita nell’ammontare massimo di 2.500 euro, qualora lo studente non abbia già fruito di analoga agevolazione nel 2016, ovvero l’importo del contributo al netto dello sconto già usufruito nell’anno precedente, del quale sarà data separata evidenza.

Il credito d’imposta maturato è utilizzabile dal secondo giorno lavorativo successivo alla data di rilascio dell’apposita ricevuta che ne attesta la fruibilità, esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni. Il modello F24 deve essere presentato esclusivamente tramite il servizio telematico Entratel o Fisconline, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. Nel caso in cui l’importo del credito d’imposta utilizzato risulti superiore all’ammontare maturato, anche tenendo conto di precedenti fruizioni del credito stesso, il relativo modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24 tramite apposita ricevuta consultabile sul sito internet del servizio telematico Entratel o Fisconline. Per utilizzare in compensazione il credito d’imposta, nel modello F24 deve essere indicato il codice tributo 6865, istituito con risoluzione 26/E del 20 aprile 2016, seguendo altresì le ulteriori istruzioni di compilazione ivi impartite.

Nel caso in cui, successivamente alla ricezione dell’apposita ricevuta, la vendita dello strumento musicale non si concluda, il rivenditore o il produttore invierà una comunicazione di annullamento della vendita, utilizzando i medesimi servizi e prodotti software, così da consentire allo studente di poter usufruire nuovamente del contributo. Il rivenditore o produttore dello strumento musicale che avesse già utilizzato in compensazione il relativo credito di imposta dovrà riversarlo tramite modello F24 utilizzando lo stesso codice tributo.

Per consentire la regolazione contabile delle compensazioni effettuate dai produttori e dai rivenditori ai sensi del presente provvedimento, le risorse stanziate per la copertura finanziaria del credito d’imposta sono trasferite sulla contabilità speciale n. 1778 “Agenzia delle Entrate – fondi di bilancio”, aperta presso la Banca d’Italia.

Controlli ed eventuali procedure di recupero del credito d’imposta illegittimamente fruito

L’Amministrazione finanziaria verificherà il rispetto delle disposizioni del presente provvedimento e, qualora accerti l’indebita fruizione, anche parziale, del credito d’imposta da parte dei produttori o dei rivenditori, per il mancato rispetto degli adempimenti posti a loro carico, provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo disposizioni di legge.

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2) Corte UE: va bene il limite della compensazione di debiti tributari con crediti Iva

Lo ha stabilito la Corte di giustizia a conclusione di un contenzioso che verte sull’interpretazione dell’articolo 183, primo comma, della direttiva Iva 2006/112/CE.

E’ legittima la normativa interna che fissa, nell'importo di 700mila euro, il limite massimo dei crediti utilizzabili in compensazione per ciascun periodo d'imposta: purché le norme interne garantiscano anche la possibilità di recuperare il credito inutilizzato entro un lasso di tempo ragionevole.

Lo hanno stabilito i giudici della corte di Giustizia europea nella causa 211/16 depositata il 16 marzo 2017.

Il rinvio è stato disposto dalla Commissione tributaria provinciale di Torino che dubita delle compatibilità, con la disciplina comunitaria dell'Iva, della normativa interna in forza della quale il rimborso o la compensazione di crediti Iva siano consentiti, per singolo anno di imposta, non nella loro interezza ma solo entro un limite massimo predeterminato.

La norma interna, sospettata di incompatibilità, stabilisce una soglia massima dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ovvero rimborsabili. L'articolo 34, della legge 388/2000, prevede, infatti, la possibilità di poter compensare, nel limite di 700mila euro, i crediti maturati per ciascun periodo d'imposta.

Questo rappresenta, per i contribuenti, il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ovvero rimborsabili ai soggetti intestatari di conto fiscale.

Nel caso di specie veniva contesta alla contribuente l'indebita compensazione in conseguenza del fatto che il credito Iva era stato utilizzato per un importo eccedente il limite stabilito dalla legge.

Veniva, inoltre, irrogata la sanzione del 30% calcolata sulla parte eccedente il limite oltre il quale, secondo l'amministrazione finanziaria, era consentita la compensazione.

I giudici, prima di affrontare specificatamente la questione, hanno ritenuto opportuno analizzare l'intero impianto normativo rilevando come, in effetti, il riporto dell'eccedenza Iva a vari periodi d'imposta successivi a quello in cui il credito è sorto non è incompatibile con la direttiva Iva.

Nonostante dal fascicolo processuale non risultino elementi per valutare se la limitazione della compensazione sia necessaria e permette di raggiungere l'obiettivo della lotta all'evasione fiscale, rimane in capo al giudice nazionale il compito di verificare se le disposizioni interne rispettino il principio di proporzionalità, tenendo in considerazione le altre possibilità di rimborso e di compensazione previste dalla normativa italiana.

Pertanto, dalle conclusioni a cui sono giunti i Giudici se ne ricava, indirettamente, che è legittima la normativa interna che prevede limiti alla compensabilità a patto che non vi siano restrizioni temporali irragionevoli per il recupero del credito.

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3) Ok al bollo sulla certificazione di avvenuta registrazione delle opere protette nel Registro Pubblico Generale ma una sola volta

In relazione alla certificazione di avvenuta registrazione delle opere protette nel Registro Pubblico Generale, posta in calce ad una delle due dichiarazioni di deposito che viene restituita all’interessato, l’imposta di bollo può essere assolta con il pagamento di un’unica imposta nella misura di euro 16,00, per ogni foglio, secondo il principio enunciato dall’articolo 13, comma 3, punto 7) del DPR n. 642 del 1972.

All’Agenzia delle entrate, con istanza di interpello, è stato chiesto se la certificazione di avvenuta registrazione delle opere protette nel Registro pubblico generale, posta in calce alla dichiarazione di deposito che viene restituita all’interessato, comporti l’applicazione di una ulteriore imposta di bollo sul predetto documento ovvero se possa essere ritenuta sufficiente l’imposta già assolta sulla dichiarazione stessa.

A tal proposito, la stessa Agenzia chiarisce che la certificazione di eseguita annotazione, posta in calce a una delle due dichiarazioni di deposito rilasciata all’interessato, non sconta il tributo nuovamente.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 34/E del 16 marzo 2017)

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4) Jobs act: ok all’assegno di ricollocazione

Jobs act: Gentiloni, via ad assegno ricollocazione. Partono le prime trentamila lettere, il 10% del totale.

La fase sperimentale dell'assegno di ricollocazione, strumento messo a disposizione dal Jobs Act per i disoccupati alla ricerca di nuovo impiego, parte con le prime trentamila lettere. Lo ha annunciato il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ad Avellino dove ha visitato il centro per l'impiego. "Le trentamila lettere - ha detto il premier - sono il 10% del totale di quelle che verranno inviate a regime".

I destinatari dell'assegno di ricollocazione sono stati individuati tra i lavoratori che percepiscono da almeno quattro mesi il Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego). A loro sarà destinato un bonus fino ad un massimo di 5000 euro per poter usufruire di "assistenza intensiva" alla ricollocazione in un centro per l'impiego oppure in un'agenzia per il lavoro accreditata.

"Estendere gradualmente a tutti le tutele sul lavoro. In questa direzione deve muoversi l'attività dell'Anpal, l'agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni, ad Avellino, ricordando la figura di Marco Biagi a pochi giorni dal quindicesimo anniversario del suo assassinio.

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5) EQUITALIA, 420mila cartelle rottamate: debutta “equipro”, progetto web per professionisti

Al via il progetto EquiPro, la nuova area riservata all’interno del portale di Equitalia, destinata ai professionisti per gestire al meglio cartelle, avvisi, rate e scadenze dei loro clienti. EquiPro, destinato ad oltre 20 categorie professionali, associazioni e ordini, tra cui commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati tributaristi, centri di assistenza fiscali (Caf), consente di eseguire direttamente dal proprio pc, smartphone o tablet, tutte le operazioni utili per conto dei loro assistiti, anche quelle relative alla definizione agevolata.

Entrando nell’area riservata del portale della società pubblica di riscossione, www.gruppoequitalia.it, gli intermediari e i loro incaricati abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate (ex art. 3 comma 3 DPR n. 322/1998), possono non solo visualizzare on line la situazione debitoria (cartelle di pagamento emesse dal 2000) e i piani di rateizzazione dei loro clienti, ma anche utilizzare una serie di funzionalità operative.

In particolare possono pagare cartelle e avvisi, ottenere la rateizzazione e trasmettere istanze di rateizzazione per importi fino a 60mila euro o di sospensione legale della riscossione. Sempre per conto dei propri assistiti, i professionisti possono anche trasmettere dichiarazioni per aderire alla definizione agevolata ai sensi del D.L. n. 193/2016, convertito con modificazioni dalla Legge n. 225/2016, un provvedimento che ad oggi ha raggiunto quota 420 mila domande di adesione

COME FUNZIONA EQUIPRO. L’intermediario o l’incaricato abilitato per poter accedere all’Area riservata del portale di Equitalia deve essere già abilitato al servizio Entratel dell’Agenzia delle entrate e alla funzione denominata “servizi on-line Equitalia”. Inoltre gli intermediari devono necessariamente ricevere la delega dai loro assistiti ai nuovi servizi. La modalità di attribuzione e accettazione delle deleghe prevede tre passaggi fondamentali: 1) l’intermediario abilitato (o suo incaricato) deve entrare nell’Area riservata agli intermediari - EquiPro con le credenziali di Entratel dell’Agenzia delle entrate o tramite Smart Card (Carta Nazionale dei Servizi), accedere alla sezione “Gestione deleghe” e accettare il regolamento con le “Condizioni generali di adesione” al servizio che ha validità quattro anni; 2) il contribuente (delegante) deve entrare nell’Area riservata ai cittadini con le sue credenziali e accedere alla sezione “Delega un intermediario”, prendere visione delle "Condizioni generali di adesione" ai servizi web e indicare il codice fiscale dell’intermediario abilitato che desidera delegare. La delega, che potrà essere revocata in qualsiasi momento, ha una validità di due anni; 3) l’intermediario abilitato (o suo incaricato), sempre nella sezione “Gestione deleghe”, deve accettare la delega ricevuta.

In alternativa a queste modalità, grazie alla cooperazione tra i sistemi informatici degli intermediari e di Agenzia delle entrate con EquiPro, la delega può essere conferita anche in modo tradizionale recandosi presso le sedi degli intermediari.

EquiPro, realizzato in sinergia con Agenzia delle entrate e in stretta collaborazione con gli ordini e le associazioni nazionali dei professionisti, si inserisce nella riforma digitale voluta dall’amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, e va ad affiancare sia il nuovo portale trasformato in un vero e proprio sportello online che dal primo gennaio scorso ad oggi ha avuto poco più di 3 milioni di accessi, così come la app Equiclick scaricata da circa 35mila utenti, e il servizio di alert ‘SMS – Se mi scordo’, relativo a cartelle e piani di rateizzazione dei contribuenti che registrandosi, possono riceve messaggi o email da Equitalia. Progetti che hanno l’obiettivo di rendere più semplice e diretto il dialogo e il rapporto con i cittadini e offrire servizi migliori e più snelli. EquiPro, nel pieno delle dinamiche della definizione agevolata che vedono tutte le strutture di Equitalia impegnate al massimo per affrontare nel migliore dei modi le esigenze dei contribuenti, è senza dubbio un altro strumento con cui poter fornire servizi ai professionisti abilitati e ai loro utenti, cercando nel contempo di diminuire i tempi di attesa agli sportelli.

(Equitalia, comunicato del 16 marzo 2017)

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EquiPro, attivo il servizio di Equitalia

Permette ai professionisti di trasmettere anche le dichiarazioni per aderire alla definizione agevolata che finora ha raggiunto 440mila domande di adesione

Il Consiglio nazionale dei commercialisti esprime un giudizio positivo su EquiPro, il servizio attivo sul sito di Equitalia, dedicato ai professionisti per la gestione di cartelle, avvisi, rate e scadenze dei loro clienti e che nasce anche dalla collaborazione tra i due enti.

Per il presidente del Cndcec, Massimo Miani, “si tratta di uno strumento indubbiamente utile in un’ottica di semplificazione e snellimento delle procedure per i professionisti, tanto più in un momento come questo nel quale tanti contribuenti sono impegnati nella definizione agevolata delle cartelle. Il nostro auspicio è che questa iniziativa si inserisca in un contesto di sempre maggior dialogo tra le due realtà”.

Il progetto, caratterizzato da una nuova area riservata all’interno del portale di Equitalia, è destinato ad oltre 20 categorie professionali, associazioni e Ordini – tra cui commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati tributaristi e Caf – per eseguire direttamente da pc, smartphone e tablet tutte le operazioni utili per conto dei loro assistiti, anche quelle relative alla definizione agevolata.

Entrando nell’area riservata del portale della società pubblica di riscossione, www.gruppoequitalia.it, gli intermediari ed i loro incaricati abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate possono non solo visualizzare online la situazione debitoria (cartelle di pagamento emesse dal 2000) ed i piani di rateizzazione dei loro clienti, ma anche utilizzare una serie di funzionalità operative.

In particolare, possono pagare cartelle e avvisi, ottenere la rateizzazione e trasmettere istanze di rateizzazione per importi fino a 60mila euro o di sospensione legale della riscossione. Sempre per conto dei propri assistiti, i professionisti possono anche trasmettere dichiarazioni per aderire alla definizione agevolata ai sensi del D.L. n. 193/2016, convertito con modificazioni dalla Legge n. 225/2016, un provvedimento che ad oggi ha raggiunto quota 440mila domande di adesione.

L’intermediario o l’incaricato abilitato per poter accedere all’area riservata del portale di Equitalia deve essere già abilitato al servizio Entratel dell’Agenzia delle entrate ed alla funzione denominata “servizi on-line Equitalia”. Gli intermediari, inoltre, devono necessariamente ricevere la delega dai loro assistiti ai nuovi servizi.

(Cndcec, comunicato del 16 marzo 2017)

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6) La residenza fiscale in Italia non è dimostrabile sulla base di sole presunzioni

L'ufficio finanziario non può dimostrare che un soggetto sia fiscalmente residente in Italia sulla base di sole deduzioni presuntive. La CTR pugliese ha rigettato l'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate che sosteneva la presenza di attività fiscalmente rilevanti compiute sul territorio italiano da parte del contribuente dichiaratosi residente all'estero negli anni oggetto di accertamento. Secondo i giudici baresi la tardiva iscrizione all'AIRE e la qualifica di rappresentante legale di una società, rivestita tra l'altro in un periodo successivo a quello dell'accertamento, rappresentano mere presunzioni, non sono sufficienti a far ritenere il contribuente fiscalmente residente nel territorio italiano.

(Comm. Trib. Reg. per la Puglia, sentenza del 16/01/2017, n. 64/7)

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7) Compensazione nell’F24: Istituito codice tributo per fruire del credito d’imposta sull’abolizione dell’imposta sui fiammiferi

Istituito codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta derivante dall’abolizione dell’imposta di fabbricazione sui fiammiferi.

Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in questione, tramite modello F24, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 33/E del 15 marzo 2017, ha istituito il seguente codice tributo:

- “6870” “denominato “Credito d’imposta derivante dall’abolizione dell’imposta di fabbricazione sui fiammiferi - articolo 1, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 15 dicembre 2014, n. 188”.

In sede di compilazione del modello di pagamento F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento del credito compensato, nella colonna “importi a debito versati”. Nel campo “anno di riferimento” è indicato l’anno “2014”.

Per fruire del credito d’imposta, il modello F24 deve essere presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici (ENTRATEL e FISCONLINE) messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.

In fase di elaborazione dei modelli F24 ricevuti, l’Agenzia delle Entrate effettua controlli automatizzati, sulla base delle istanze inoltrate dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, contenenti i dati identificativi dei beneficiari e l’importo del credito compensabile. Nel caso in cui l’importo del credito d’imposta utilizzato risulti superiore all’ammontare del credito disponibile, il relativo modello F24 è scartato.

L’articolo 1, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 15 dicembre 2014, n. 188, ha abrogato, tra l’altro, l’articolo 62-bis del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, che disciplinava l’imposta di fabbricazione sui fiammiferi.

In proposito, la citata disposizione ha previsto che “Ai soggetti, diversi dai commercianti al dettaglio, che commercializzano fiammiferi e che comunicano entro il 31 gennaio 2015 al competente ufficio dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli la quantità e il valore delle rimanenze al 31 dicembre 2014, nonché l'entità del credito oggetto di compensazione, è riconosciuto, per il rimborso dell'imposta di fabbricazione già assolta sui beni presenti in magazzino alla data del 31 dicembre 2014, un apposito credito fruibile in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni”.

Con comunicato prot. n. 331 R.I. del 21 gennaio 2015, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha reso noto, tra l’altro, che “Per fruire del credito detti soggetti sono tenuti a comunicare, entro il 31 gennaio 2015, al competente Ufficio dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, cioè all’Ufficio che ha rilasciato a suo tempo la licenza fiscale, la quantità e il valore delle rimanenze al 31 dicembre 2014, nonché l'entità del credito oggetto di compensazione, che è pari all’ammontare dell’imposta di fabbricazione già assolta sui prodotti in rimanenza al 31 dicembre 2014” e che “La comunicazione al competente Ufficio dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, costituisce titolo di credito fruibile in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni”.

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8) Revisione legale: sulla formazione continua arriva la determina della Rgs

Formazione continua (ex art. 5 D.LGS. n. 39 del 2010): Con determina del Ragioniere generale dello Stato prot. n. 37343 del 7 marzo 2017 è stato adottato il programma annuale relativo all’anno 2017 per l’aggiornamento professionale dei revisori legali.

La determina e l’allegato programma sono pubblicati sul sito della Ragioneria generale dello Stato-Revisori legali, alla sezione “NORMATIVA DI RIFERIMENTO - DETERMINE”.

Verranno poi pubblicate al più presto le indicazioni su come potere assolvere agli obblighi formativi ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, come modificato dal decreto legislativo 17 luglio 2016, n. 135.

Come è noto, dal 1 gennaio 2017 i revisori legali sono obbligati alla formazione continua, altrimenti scattano poi le connesse sanzioni.

Il periodo di formazione continua è triennale e i trienni decorrono dal 1° gennaio al 31 dicembre. L’iscritto deve acquisire almeno 20 crediti formativi all’anno, per un totale di un minimo di 60 crediti nel triennio.

Con la suddetta è stato adottato il programma, che contiene un lungo elenco delle materie oggetto della formazione continua.

Dei 20 crediti formativi annuali da conseguire, almeno la metà (10 crediti) dovranno essere conseguiti nelle materie cd. “caratterizzanti” (Gruppo A), e precisamente:

- gestione del rischio e controllo interno;

- principi di revisione nazionale ed internazionali;

- disciplina della revisione legale;

- deontologia professionale ed indipendenza;

- tecnica professionale della revisione.

I restanti crediti dovranno essere conseguiti nelle seguenti materie:

Gruppo B

- contabilità generale;

- contabilità analitica e di gestione;

- disciplina del bilancio di esercizio e del bilancio consolidato;

- principi contabili nazionali ed internazionali;

- analisi finanziaria.

Gruppo C

- diritto civile e commerciale;

- diritto societario;

- diritto fallimentare;

- diritto tributario;

- diritto del lavoro e della previdenza sociale;

- informatica e sistemi operativi;

- economica politica, aziendale e finanziaria;

- principi fondamentali di gestione finanziaria;

- matematica e statistica.

Tutto ancora tace sulla questione dei commercialisti che siano anche revisori legali (come è noto, la formazione dei primi viene curata dal CNDCEC, mentre la seconda dalla Ragioneria generale dello Stato, sezione revisori legali), se ai 30 crediti annuali dei commercialisti si debbano cumulare i 20 crediti dei revisori oppure se verrà attivata una apposita convenzione tra i due enti al fine di razionalizzare la vicenda e quindi evitare inutili complicazioni ai professionisti.

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9) Coefficiente per rivalutare le il Tfr del mese di febbraio

Il coefficiente per rivalutare le quote di trattamento di fine rapporto (Tfr) del mese di febbraio è pari a 0,773430.

Per determinare il coefficiente di rivalutazione del Tfr, o delle anticipazioni, si parte dall’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati diffuso ogni mese dall’Istat, nel nostro caso quello “senza tabacchi lavorati”. In particolare, si calcola la differenza in percentuale tra il mese di dicembre dell’anno precedente e il mese in cui si effettua la rivalutazione. Poi si calcola il 75% della differenza, a cui si aggiunge, mensilmente, un tasso fisso di 0,125 (che su base annua è di 1,500). La somma tra il 75% e il tasso fisso è il coefficiente di rivalutazione per il calcolo del Tfr.

L’indice Istat per febbraio è, pari a 101,0.

A partire dai dati di gennaio 2016 la base di riferimento dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati è il 2015 (la base precedente era 2010 = 100).

La differenza in percentuale rispetto a dicembre 2016, su cui si calcola il 75%, è 0,697906. Pertanto il 75% è 0,523430.

A febbraio il tasso fisso è pari ad 0,250. Sommando quindi il 75% (0,523430) più il tasso fisso (0,250), si ottiene il coefficiente di rivalutazione pari a 0,773430.

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10) Il commercialista che lavora nello studio associato non deve pagare l’Irap

Il commercialista che svolge la propria attività presso uno studio associato, senza esserne socio, non è soggetto all’Irap poiché pur avvalendosi di una struttura organizzata non ne è in alcun modo il titolare.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6673 del 15 marzo 2017, ha accolto il ricorso di un professionista (commercialista) al quale le Entrate avevano chiesto il pagamento dell’imposta in relazione alle attività svolte per conto di uno studio associato.

La Suprema Corte ha spiegato che:

- in materia di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’articolo 2 del D.Lgs. n. 446 del 1997 non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all'esercizio dell'attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive;

- il requisito dell’attività autonomamente organizzata di cui all’articolo 2 del D.Lgs. n. 446/97 ricorre quando il contribuente sia sotto qualsiasi forma il responsabile dell’organizzazione e, dunque, non risulti inserito in strutture riferibili ad altrui responsabilità e interesse, non essendo sufficiente che il lavoratore si avvalga di una struttura organizzata, ma essendo anche necessario che questa struttura sia “autonoma”.

Pertanto, il lavoratore autonomo non deve versare Irap in relazione ai proventi che percepisce come compenso per le attività svolte all’interno di una struttura da altri organizzata.

Vincenzo D’Andò