Diario quotidiano del 15 marzo 2017: Sentenze tributarie subito esecutive: decreto in G.U.

Pubblicato il 15 marzo 2017



1) Redditometro: accertamento nullo se lo yacht è stato donato dai genitori
2) Stop alle sanzioni penali se poi vengono pagate le tasse
3) Dati nel registro imprese indelebili per il fallito
4) Sentenze tributarie subito esecutive: decreto in G.U.
5) Equitalia verso Agenzia delle entrate-Riscossione: nominato commissario straordinario
6) Processo tributario telematico: pagamenti on line
7) Evasione fiscale: polizza vita a favore della moglie sequestrabile
10) Donna musulmana licenziata, la Corte Ue: “E’ giusto vietare il velo islamico al lavoro”
11) Fondo di integrazione salariale: domande di assegno di solidarietà
12) Dirigenti civili amministrazione penitenziaria: chiarimenti previdenziali
diario-quotidiano-articoli-91) Redditometro: accertamento nullo se lo yacht è stato donato dai genitori 2) Stop alle sanzioni penali se poi vengono pagate le tasse 3) Dati nel registro imprese indelebili per il fallito 4) Sentenze tributarie subito esecutive: decreto in G.U. 5) Equitalia verso Agenzia delle entrate-Riscossione: nominato commissario straordinario 6) Processo tributario telematico: pagamenti on line 7) Evasione fiscale: polizza vita a favore della moglie sequestrabile 10) Donna musulmana licenziata, la Corte Ue: “E’ giusto vietare il velo islamico al lavoro” 11) Fondo di integrazione salariale: chiarimenti sui termini di presentazione delle domande di assegno di solidarietà 12) Dirigenti civili amministrazione penitenziaria: chiarimenti previdenziali ****

1) Redditometro: accertamento nullo se lo yacht è stato donato dai genitori

La Corte suprema dando ragione al contribuente ha escluso che possa avere rilevanza la circostanza, valorizzata dalla CTR sotto il profilo della inopponibilità all’Amministrazione finanziaria di tali donazioni, per carenza dei prescritti requisiti di forma ex art. 782 cod. civ. .

In particolare, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 5419 del 3 marzo 2017, afferma che l'accertamento eseguito dall’Agenzia e delle entrare e poi confermato dalla decisione del giudice di secondo grado riferito alla mancata considerazione dell’aiuto finanziario da parte dei genitori della contribuente, sia per il pagamento dei canoni di locazione sia per l’ulteriore contributo finanziario destinato alle più generali esigenze di vita, risulta inficiato dalla mancata considerazione delle ingenti risorse economiche nella disponibilità dei genitori della contribuente affermato, sia pure ai fini della esclusione della configurabilità della modica donazione, che tali condizioni erano rimaste indimostrate.

Al contrario, dalla documentazione acquisita nell'ambito del giudizio di merito, richiamata in ricorso da parte ricorrente con modalità conformi alle prescrizioni

dell'art. 366 comma primo n. 6 cod. proc. civ., si evince che negli anni di imposta oggetto di accertamento ciascun genitore del contribuente in questione ha presentato dichiarazione dei redditi per diverse centinaia di migliaia di euro.

Se si considera che, secondo quanto riferito in sentenza, le somme che la contribuente assume avere costituito aiuto economico da parte dei genitori ammontano per l'anno 2001 a € 47.000,00, per l'anno 2002 a € 14.142,00 e per l'anno 2003 a € 60.965,00, la valutazione della plausibilità del contributo finanziario dei genitori non potrà essere effettuata prescindendo dal rapporto tra la entità di tali elargizioni ed i redditi personali dei genitori nel medesimo periodo . Analogamente, alla luce di tale circostanza, oltre che dalla particolare compagine societaria della società proprietaria dell'immobile detenuto in locazione dovrà essere rivisitata anche la vicenda relativa alle spese per il pagamento dei canoni di locazione.

In definitiva la Cassazione ha accolto i motivi salienti del ricorso (6,7, e 8) presentato dal contribuente, per cui ne è scaturita la cassazione della decisione.

Motivi esposti dal contribuente ed accolti dalla Corte di cassazione:

Con il sesto motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 738 comma 2 cod. civ. censurandosi la decisione per avere ritenuto, in contrasto con la costante giurisprudenza di legittimità, le donazioni ricevute dai genitori, non di modico valore.

Si evidenzia che nei gradi di merito era stata prodotta ampia documentazione attestante non solo le condizioni economiche della contribuente ma anche il fatto che la famiglia del contribuente era dotata, all'epoca dei fatti, di importanti risorse finanziarie come comprovato dalle dichiarazioni dei redditi dei genitori della contribuente riferite agli anni oggetto di accertamento. La adeguata considerazione delle condizioni economiche dei genitori avrebbe dovuto indurre a configurare gli atti di liberalità di questi come donazioni di modico valore e pertanto opponibili all'Agenzia delle Entrate, senza necessità di forma scritta Con il settimo motivo di ricorso si deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. per non avere la CTR valutato le produzioni documentali versate in atti dalla contribuente. Si censura, in particolare, la decisione per avere ritenuto non dimostrate le condizioni economiche del donante pur avendo la contribuente dato prova delle stesse mediante produzione, nel corso del giudizi, delle dichiarazioni dei redditi dei genitori.

Con l'ottavo motivo di ricorso, si deduce, in via subordinata, omessa insufficiente motivazione su un fatto decisivo della controversia, ovvero sulla prova circa le condizioni economiche dei genitori in relazione alle erogazioni effettuate per spirito di liberalità nei confronti della figlia. Si censura la decisione per non avere offerto adeguato supporto motivazionale alla statuizione relativa alla insufficienza o carenza di prova delle condizioni economiche dei donanti.

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2) Stop alle sanzioni penali se poi vengono pagate le tasse

Se hai soldi eviti la reclusione: secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 11417 del 9 marzo 2017), a seguito dell’ultima riforma fiscale non è punibile il contribuente che, pur avendo evaso le imposte, abbia pagato l’intero debito con l’Erario prima della conclusione del processo a suo carico. Ma non è tutto. Le norme contenute nel Dlgs. 158 del 2015 sono retroattive in quanto più favorevoli al reo.

La Suprema Corte ha, così, assolto con formula piena un imprenditore milanese accusato di evasione contributiva. Infatti, ricorda la terza sezione penale, le cause di non punibilità introdotte nell’ordinamento dalla riforma sono applicabili ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.lgs. 158 del 2015, anche nel caso in cui il dibattimento sia già stato aperto.

In particolare, viene affermato dalla massima Corte che, ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 74/2000, come riformato dal D.Lgs. n. 158/2015, in vigore dal 22 ottobre 2015, il reato di omesso versamento di ritenute dovute o certificate non è punibile se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il debito tributario è stato estinto mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito di procedure conciliative e di adesione all’accertamento, nonché di ravvedimento operoso.

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3) Dati nel registro imprese indelebili per il fallito

Niente diritto all’oblio per precedente fallimento. Dati nel registro imprese: il fallito rimane tale anche dopo la cancellazione. Secondo le vigenti norme dell’Ue, gli Stati membri non sono tenuti a garantire alle persone fisiche il diritto di ottenere, una volta decorso un certo periodo di tempo dallo scioglimento della società, la cancellazione o il congelamento dei dati personali che le riguardano, iscritti nel registro delle imprese.

Lo ha deciso la Corte Ue, causa C-398/15, con la sentenza del 9 marzo 2017.

La Corte di giustizia è stata interpellata dalla Corte di cassazione italiana per chiarire se, ai sensi delle norme europee, il principio di conservazione dei dati personali dovesse prevalere e, quindi, fosse da ostacolo ad un sistema di pubblicità attuato con il registro delle imprese, laddove esso imponga per chiunque, senza limiti di tempo, la possibilità di conoscere i dati relativi alle persone fisiche ivi risultanti.

Da spiegare anche se, in deroga alla durata temporale illimitata e ai destinatari indeterminati dei dati pubblicati sul registro delle imprese, i dati stessi potessero non essere più soggetti a “pubblicità”, bensì “disponibili solo per un tempo limitato o nei confronti di destinatari determinati, in base ad una valutazione casistica affidata al gestore del dato”.

Le questioni pregiudiziali sollevate dalla Corte di legittimità italiana risalgono al giudizio introdotto dall’amministratore unico di una Srl edile, assegnatario di un appalto per la costruzione di un complesso turistico.

Questi aveva convenuto in giudizio la Camera di commercio di Lecce, affermando di non riuscire a vendere le unità immobiliari di questo complesso, in quanto risultava dal registro delle imprese che egli, precedentemente, era stato amministratore unico e liquidatore di altra Srl, fallita nel 1992 e cancellata dal registro stesso all’esito della liquidazione avvenuta nel 2005.

L’uomo aveva lamentato che i suoi dati personali, contenuti nel registro imprese, erano stati trattati da una società specializzata nella raccolta ed elaborazione di informazioni di mercato e nella valutazione del rischio (rating) e che la Camera di commercio non aveva provveduto alla loro cancellazione nonostante una espressa richiesta in tal senso.

Da qui la domanda di condanna di quest’ultima sia alla cancellazione o al blocco dei dati che lo collegavano al fallimento, sia al risarcimento del danno all’immagine conseguitogli.

I giudici europei - causa C-398/15, sentenza del 9 marzo 2017 - hanno risposto alle specifiche questioni loro sottoposte fornendo la corretta interpretazione dell’articolo 6, paragrafo 1, lettera e), dell’articolo 12, lettera b), e dell’articolo 14, primo comma, lettera a), della direttiva n. 95/46, in combinato disposto con l’articolo 3 della direttiva n. 68/151.

In particolare, è stato precisato che, sulla base dello stato attuale del diritto comunitario, sono gli Stati membri a dover determinare se le persone fisiche possano chiedere all’autorità incaricata della tenuta dei registri, di verificare, in base ad una valutazione caso per caso, se sia eccezionalmente giustificato, per ragioni preminenti e legittime connesse alla loro situazione particolare e decorso un periodo di tempo sufficientemente lungo dopo lo scioglimento della società interessata, limitare l’accesso ai dati personali che le riguardano iscritti in detto registro, ai terzi che dimostrino un interesse specifico alla loro consultazione.

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4) Sentenze tributarie subito esecutive: decreto in G.U.

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 60 del 13 marzo 2017, il Decreto del Mef n. 22 del 6 febbraio 2017 che contiene le garanzie per l'esecuzione delle sentenze di condanna a favore del contribuente in attuazione del comma 2 dell'articolo 69 del D.lgs. n. 546/1992, che sarà in vigore dal 28 marzo 2017.

Il provvedimento segue quanto disposto con le modifiche alla disciplina introdotte dall'articolo 9, comma 1, lettera gg) del D.lgs. n. 156 del 2015.

Per effetto di tale disposizione l'esecutività immediata delle sentenze favorevoli al contribuente era carente di uno dei requisiti di base, ovvero quello relativo alla possibilità per il giudice di subordinare il pagamento delle somme a favore del contribuente alla prestazione di apposita garanzia.

Il decreto emanato lascia aperto lo spazio a un ulteriore tassello normativo: la redazione del modello di garanzia attraverso un apposito decreto del direttore generale delle finanze.

Questi di seguito sono i principali contenuti della garanzia alla quale i giudici tributari potranno subordinare il pagamento di somme superiori a 10 mila euro, in esecuzione delle sentenze di condanna in favore del contribuente ai sensi dell'articolo 69 del Dlgs n. 546/1992:

Tipologie di garanzie ammesse

Oltre a quelle già accennate – titoli di stato, fideiussioni bancarie e assicurative – il decreto in commento prevede anche, per le piccole e medie imprese, la possibilità di rilasciare le garanzie suddette tramite i consorzi fidi e le cooperative di garanzia collettiva fidi di cui alla legge n. 317/1991. Per i gruppi di imprese con patrimonio consolidato superiore a 250 milioni, la garanzia in oggetto potrà inoltre essere rilasciata direttamente dalla capogruppo o dalla controllante così come definite nell'articolo 2359 del codice civile.

Contenuto e oggetto

La garanzia, recita il decreto, deve avere a oggetto l'integrale restituzione della somma pagata al contribuente, comprensiva di interessi mentre se è stata rilasciata a seguito, per esempio, di provvedimenti di sospensione, l'obbligazione di versamento integrale della somma dovuta, sempre comprensiva di interessi.

Durata ed escussione della garanzia

Per quanto attiene invece alla durata della garanzia l'articolo 2 del decreto del Mef stabilisce che la stessa deve essere prestata fino al termine del nono mese successivo a quello del passaggio in giudicato del provvedimento che definisce il giudizio, ovvero fino al termine del nono mese successivo a quello dell'estinzione del processo. Viene inoltre stabilito, in conformità al disposto di cui al primo comma dell'articolo 69 del dlgs 546/1992 che la garanzia prestata cessa nel caso in cui il giudice del grado successivo di giudizio, ritenga di non subordinare la condanna al pagamento di somme in favore del contribuente alla prestazione di alcuna garanzia.

Escussione della garanzia

Infine, riguardo l’escussione della garanzia l'articolo 3 del neo decreto stabilisce che Il termine di tre mesi previsto dall'articolo 69 citato, per la restituzione da parte del contribuente delle somme garantite decorre dal passaggio in giudicato del provvedimento che definisce il giudizio ovvero dall'estinzione del processo.

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5) Equitalia verso Agenzia delle entrate-Riscossione: nominato commissione straordinario

Sarà Ernesto Maria Ruffini, in qualità di commissario straordinario, che si occuperà della trasformazione di Equitalia in Agenzia delle entrate-Riscossione. La nomina è arrivata nel Dpcm del 16 febbraio 2017 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 60 del 13 marzo 2017. L'incarico di Ruffini entra in vigore dalla data del provvedimento, e quindi dal 16 febbraio fino al 30 giugno dovrà elaborare lo statuto dell'ente, predisporre gli atti per l'operatività dello stesso, gestire la fase transitoria di passaggio della società di riscossione ed effettuare la ricognizione delle competenze del personale.

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6) Processo tributario telematico: pagamenti on line

Il Decreto del Mef 10 marzo 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 60 del 13 marzo 2017, fa si che il contributo unificato nel processo tributario telematico anche in Toscana e Lazio si paghi on line.

Difatti, il Ministero dell’Economia con tale provvedimento ha esteso alle Regioni Toscana e Lazio la possibilità di pagare il contributo unificato tributario in modalità telematica tramite il nodo dei pagamenti - SPC.

L’opzione é disponibile:

- dal 15 marzo, per i depositi telematici dei ricorsi e appelli presso gli Uffici di segreteria delle Commissioni tributarie presenti nella Regione Toscana;

- dal 15 aprile 2017 per i depositi telematici dei ricorsi e appelli presso gli Uffici di segreteria delle Commissioni tributarie presenti nella Regione Lazio.

Il MEF attiverà progressivamente, nelle Regioni in cui risulta operativo il PTT, il pagamento telematico del contributo unificato tributario tramite “pagoPA”, piattaforma messa a disposizione dall’Agenzia per l’Italia digitale. Con successivo decreto sarà estesa tale modalità di pagamento nelle restanti Regioni in cui il processo tributario telematico è attivo.

Nella Regione Toscana il PTT è attivo dal 2016. Nella Regione Lazio, invece, partirà il 15 aprile 2017, in coincidenza con la nuova possibilità di pagamento del contributo unificato.

Il decreto 15 dicembre 2016 ha infatti stabilito le nuove “tappe” del 2017 per la completa attivazione in tutto il territorio nazionale:

- il 15 febbraio, in Campania, Puglia e Basilicata;

- il 15 aprile, oltre al Lazio, in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia;

- il 15 giugno, in Calabria, Sicilia e Sardegna;

- il 15 luglio, nelle Marche, in Valle d’Aosta e nelle Province autonome di Trento e Bolzano.

Nelle altre Regioni il PTT è stato già attivato.

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7) Evasione fiscale: polizza vita a favore della moglie sequestrabile

E’ sequestrabile la polizza vita stipulata, con il proprio denaro, in favore della moglie. Questo a seguito della facoltà di revoca da parte di chi corrisponde il premio.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11945 del 14 marzo 2017.

Dunque, nel caso di contestazione di reati tributari, il sequestro preventivo per equivalente del relativo profitto, funzionale rispetto alla successiva confisca, può intervenire anche sulla polizza vita avente come beneficiario il coniuge del supposto evasore ovvero, in particolare, sui premi già versati.

Nel caso di specie, a un soggetto veniva contestata un’evasione d’imposta superiore a due milioni di euro quale conseguenza di una serie di dichiarazioni omesse (ex art. 5 del DLgs. 74/2000) e infedeli (ex art. 4 del DLgs. 74/2000).

Ne conseguiva, tra l’altro, il sequestro preventivo di una polizza vita che aveva come beneficiaria la moglie.

Il provvedimento del GIP, contestato dai coniugi, veniva confermato dal Tribunale del Riesame. Avverso l’ordinanza di quest’ultimo veniva presentato ricorso per Cassazione sia da parte del marito che della moglie.

Quest’ultima sottolineava come l’autonomia del proprio diritto e la sua estraneità rispetto al patrimonio del marito/contraente della polizza potesse desumersi dai seguenti elementi: l’assicurazione aveva, fin dall’origine, se stessa quale beneficiaria; l’azione di adempimento contrattuale non avrebbe potuto essere esperita dal contraente, ma dal beneficiario, cui avrebbe dovuto essere direttamente versato il capitale assicurato; l’art. 1923 comma 1 c.c. stabilisce che la somma assicurata non può essere aggredita dai creditori e dagli eredi del contraente, sia in via esecutiva che cautelare. Né la polizza poteva considerarsi nella “disponibilità” del marito, dal momento che l’originale cartaceo era in suo possesso.

Il marito, invece, eccepiva il fatto che il Tribunale del Riesame avesse omesso completamente di motivare sulla legittimità del provvedimento pure quando, come accadeva nel caso di specie, si documentava l’esistenza di un consistente patrimonio (superiore a cinque milioni di euro), con offerta di sicure garanzie di soddisfazione dei crediti tributari tramite beni differenti da quelli in concreto appresi dal provvedimento (almeno così sembrerebbe desumersi dalla lettura complessiva della sentenza).

Ma i motivi di ricorso non sono stati accolti dalla Suprema Corte.

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8) Tutto pronto per la deducibilità delle donazioni all’Istituto buddista Soka Gakkai

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il Decreto del 23 febbraio 2017 (pubblicato sulla G.U. n. 60 del 13 marzo 2017), recante l’individuazione delle modalità per la deduzione delle erogazioni liberali effettuate in favore dell’Istituto buddista italiano Soka Gakkai, ha stabilito le formalità da osservare per la deduzione delle erogazioni liberali in favore dell’Istituto buddista italiano Soka Gakkai. Le donazioni possono essere fatte con bollettino postale, bonifico e assegno bancario, purchè, in ogni caso, sia specificamente indicata la causale “erogazioni liberali”.

Modalità per la deduzione delle erogazioni liberali versate a favore dell'Istituto buddista italiano Soka Gakkai

Le erogazioni liberali in denaro versate, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dalle persone fisiche a favore dell'Istituto buddista italiano Soka Gakkai e destinate alla realizzazione delle finalità istituzionali dell'Istituto e delle attività di religione o di culto di cui all'art. 12, comma 1, lettera a), della legge 28 giugno 2016, n. 130, debbono risultare, ai fini della loro deduzione dal reddito complessivo fino all'importo di euro 1.032,91, dai seguenti documenti: a) attestazione o ricevuta di versamento in conto corrente postale intestato all'Istituto buddista italiano Soka Gakkai, contenente la causale dell'erogazione liberale; b) ricevuta rilasciata dall'azienda di credito al cliente attestante l'avvenuto accreditamento dell'importo dell'erogazione liberale, per detta causale, sul conto corrente bancario o postale intestato all'Istituto buddista italiano Soka Gakkai, in caso di effettuazione dell'erogazione mediante bonifico bancario o postale, ovvero mediante altri mezzi di pagamento bancario o postale; c) quietanza liberatoria rilasciata, in caso di effettuazione dell'erogazione con assegno bancario, a nome dell'Istituto buddista italiano Soka Gakkai su appositi stampati predisposti e numerati da detto Istituto e contenente: il numero progressivo della quietanza; cognome, nome e comune di residenza del donante; l'importo dell'erogazione liberale; la causale dell'erogazione liberale. I soggetti che effettuano le erogazioni di cui al comma 1 sono tenuti a conservare ed esibire, previa richiesta degli uffici finanziari entro i termini di cui all'art. 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, i documenti comprovanti le erogazioni medesime.

Flussi d’ingresso 2017: decreto in G.U.

Pubblicato, nella G.U. n. 60 del 13 marzo 2017, il D.P.C.M. del 13 febbraio 2017, relativo alla programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio dello Stato, per l'anno 2017. Relativamente ai lavoratori non comunitari ammessi in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo, la domanda deve essere presentata dalle ore 9,00 del 20 marzo 2017.

Quanto ai lavoratori non comunitari stagionali dei settori agricolo e turistico-alberghiero, la stessa domanda deve essere trasmessa dalle ore 9,00 del 27 marzo 2017.

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9) Fisco: inammissibile emendamento sul rinvio della definizione agevolata delle cartelle

Commissione Ambiente, proposta estranea a dl terremoto. E’ stato giudicato inammissibile l'emendamento al decreto terremoto che rimandava dal 31 marzo al 21 aprile la scadenza per la presentazione della domanda di rottamazione delle cartelle fiscali. Esaminando i circa 900 emendamenti al testo, la Commissione Ambiente della Camera ha ritenuto la proposta di modifica presentata da Federico Ginato (Pd) non attinente alla materia del provvedimento.

Voucher e appalti: il referendum fissato per il 28 maggio

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 14 marzo 2017, ha approvato il decreto per l'indizione dei referendum popolari relativi alla “abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” e alla “abrogazione di disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)”.

Le consultazioni referendarie si svolgeranno domenica 28 maggio 2017.

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10) Donna musulmana licenziata, la Corte Ue: “E’ giusto vietare il velo islamico al lavoro”

Il divieto di indossare un velo islamico, se deriva da una norma interna di un'impresa privata che vieta di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso sul luogo di lavoro, non costituisce una discriminazione diretta fondata sulla religione o sulle convinzioni personali.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue, con la sentenza del 14 marzo 2017 (cause C-157/15 e C-188/15), pronunciandosi su un caso di una donna musulmana licenziata in Francia per essersi rifiutata di togliere il velo al lavoro.

La sentenza riguarda il caso di una donna musulmana, Samira Achbita, assunta nel 2003 come receptionist dall'impresa G4S in Belgio. All'epoca dell'assunzione, una regola non scritta interna alla G4S vietava ai dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili delle loro convinzioni politiche, filosofiche o religiose. Nell'aprile 2006, la signora Achbita ha informato il datore di lavoro del fatto che intendeva indossare il velo islamico durante l'orario di lavoro. La direzione le ha comunicato che non sarebbe stato tollerato, in quanto portare in modo visibile segni politici, filosofici o religiosi era contrario alla neutralità cui si atteneva l'impresa nei suoi contatti con i clienti. La signora ha insistito, e l'azienda ha modificato il regolamento interno per mettere nero su bianco “il divieto ai dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili delle loro convinzioni politiche, filosofiche o religiose e/o manifestare qualsiasi rituale che ne derivi”. Dopo il rifiuto di rispettare la norma, la signora Achbita è stata licenziata, e ha contestato tale licenziamento dinanzi ai giudici del Belgio, che a loro volta hanno chiamato in causa la Corte Ue.

Secondo la Corte, che ha valutato il caso alla luce della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, “la norma interna non implica una disparità di trattamento direttamente fondata sulla religione o sulle convinzioni personali”. Potrebbe tuttavia, sottolinea la Corte, rappresentare una discriminazione “indiretta”, qualora venga dimostrato che l'obbligo di abbigliamento neutrale comporta un particolare svantaggio per le persone che aderiscono a una determinata religione o ideologia. Ma anche in questo caso, la “discriminazione indiretta può essere oggettivamente giustificata da una finalità legittima, come il perseguimento, da parte del datore di lavoro, di una politica di neutralità politica, filosofica e religiosa nei rapporti con i clienti”.

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11) Fondo di integrazione salariale: chiarimenti sui termini di presentazione delle domande di assegno di solidarietà

Saranno non indennizzabili le ore effettuate dalla data di inizio della riduzione richiesta al giorno di presentazione della domanda ed in caso di presentazione tardiva della domanda il datore di lavoro dovrà indicare tali ore non indennizzabili, utilizzando il modello allegato 2 della circolare 176 del 9 settembre 2016.

L’Inps, con il messaggio n. 1133 del 13 marzo 2017, fornisce alcuni chiarimenti in merito ai termini di presentazione delle domande di assegno di solidarietà – Fondo di integrazione salariale (FIS).

L’analisi della disciplina relativa all’assegno di solidarietà garantito dal FIS, contenuta nell’art. 31 del decreto legislativo n. 148/2015 e nell’art. 6 del D.I. n. 94343/2016, ha fatto sorgere alcune perplessità in ordine all’ipotesi di presentazione tardiva dell’istanza, a seguito delle quali è stato richiesto un intervento chiarificatore al Ministero.

Le disposizioni normative sopra citate prevedono che le istanze di accesso all’assegno di solidarietà garantite dal FIS siano presentate in via telematica all’INPS entro sette giorni dalla data di conclusione dell’accordo collettivo aziendale e che la riduzione dell’attività lavorativa abbia inizio entro il trentesimo giorno successivo alla data di presentazione della domanda.

I termini suddetti non sono stati previsti come termini di decadenza ed assumono, pertanto, natura ordinatoria.

Il Ministero del Lavoro, con nota prot. 1502 del 3 marzo, nel prendere atto della mancata previsione nei decreti in parola di un effetto decadenziale conseguente alla presentazione tardiva della domanda, ritiene che si possa applicare la regola generale secondo la quale l’assegno di solidarietà può essere riconosciuto a decorrere dal giorno successivo alla data della domanda. Quest’ultimo termine costituisce, sempre ad avviso del Ministero, il dies a quo al quale ancorare la decorrenza della riduzione dell’attività lavorativa e del relativo trattamento integrativo.

Saranno non indennizzabili le ore effettuate dalla data di inizio della riduzione richiesta al giorno di presentazione della domanda ed in caso di presentazione tardiva della domanda il datore di lavoro dovrà indicare tali ore non indennizzabili, utilizzando il modello allegato 2 della circolare n. 176/2016.

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12) Dirigenti civili amministrazione penitenziaria: chiarimenti previdenziali

Dirigenti civili amministrazione penitenziaria: valutazione maggiorazione scatti di stipendio sul trattamento di previdenza e quiescenza dei dirigenti civili dell’amministrazione penitenziaria.

Il rapporto di impiego del personale della carriera dirigenziale penitenziaria è riconosciuto come rapporto di diritto pubblico in considerazione della particolare natura delle funzioni esercitate individuando, quale Comparto di riferimento, quello della Sicurezza ed in particolare quello previsto per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile.

In attesa della definizione delle procedure che disciplinano l’ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria e il relativo trattamento giuridico ed economico, l’Inps con il messaggio 1134 del 13 marzo 2017, precisa che, in assenza di una previsione normativa che preveda l’estensione di specifici benefici ai fini della quiescenza e della previdenza già riconosciuti al personale della Polizia di Stato, ai dirigenti dell’amministrazione penitenziaria non compete la valutazione della maggiorazione dei sei scatti di stipendio.

Il beneficio in esame può essere attribuito esclusivamente ai dirigenti della polizia penitenziaria appartenenti alla carriera militare penitenziaria ed in particolare ai vice commissario penitenziario, commissario penitenziario, commissario capo penitenziario, commissario coadiutore penitenziario.

Vincenzo D’Andò