Diario quotidiano del 13 marzo 2017: in arrivo limiti stringenti all’utilizzo dei voucher

Pubblicato il 13 marzo 2017



1) Partite IVA: nel mese di gennaio aumento dell’8% delle nuove posizioni
2) “Patent Box”: attività di sviluppo, mantenimento ed accrescimento del software protetto da copyright
3) L’imposta a forfait di 100mila euro si paga soltanto per i soli redditi esteri
4) Stop agli studi di settore solo con un disegno di legge
5) Cedolare secca: istituito codice tributo per versare la sanzione sulla comunicazione tardiva
6) Credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi: chiarimenti sulla revoca del bonus
7) Nuova centralità per la figura del Garante del contribuente
8) Bonus ristrutturazioni edilizie: online la nuova guida aggiornata delle Entrate
9) Massima tutela per contestazione disciplinare tardiva
10) Voucher: limite a 3mila euro per aziende e famiglie
11) Principi contabili internazionali per immobilizzazioni materiali e immateriali
diario-quotidiano-articoli-81) Partite IVA: nel mese di gennaio aumento dell’8% delle nuove posizioni 2) “Patent Box”: attività di sviluppo, mantenimento ed accrescimento del software protetto da copyright 3) L’imposta a forfait di 100mila euro si paga soltanto per i soli redditi esteri 4) Stop agli studi di settore solo con un disegno di legge 5) Cedolare secca: istituito codice tributo per versare la sanzione sulla comunicazione tardiva 6) Credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi: chiarimenti sulla revoca del bonus 7) Nuova centralità per la figura del Garante del contribuente 8) Bonus ristrutturazioni edilizie: disponibile online la nuova guida aggiornata delle Entrate 9) Massima tutela per contestazione disciplinare tardiva 10) Voucher: limite a 3mila euro per aziende e famiglie 11) Adeguatezza dei principi contabili internazionali per immobilizzazioni materiali e immateriali ***

1) Partite IVA: nel mese di gennaio aumento dell’8% delle nuove posizioni

Osservatorio partite IVA: nel mese di gennaio si registra un aumento dell’ 8% di nuove partite Iva rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente

Sono stati pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze i dati relativi all'Osservatorio sulle partite IVA aggiornati al mese di gennaio 2017.

Sintesi dell’aggiornamento dei dati di gennaio 2017

Nel mese di gennaio 2017 sono state aperte 74.040 partite Iva e, in confronto al corrispondente mese dell’anno precedente, si è registrato un aumento dell’8%.

La distribuzione per natura giuridica mostra che il 77,1% delle nuove partite Iva è stato aperto da persone fisiche, il 17,2% da società di capitale e il 5,2% da società di persone. La percentuale dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” è pari allo 0,4%. Rispetto al mese di gennaio 2016, si rileva un aumento di avviamenti più marcato per le società di capitali (+10%) e le persone fisiche (+8,3%), più contenuto per le società di persone (+1,1%).

Riguardo alla ripartizione territoriale, circa il 45% delle partite Iva avviate a gennaio è localizzato al Nord, il 22% al Centro ed il 33% al Sud ed Isole. Rispetto allo stesso mese dello scorso anno, in tutte le Regioni si rileva un aumento di aperture, con picchi in Sardegna (+58,1%), in Calabria (+33,2%), e nella Provincia autonoma di Bolzano (+16%). In particolare, i maggiori avviamenti registrati in Sardegna e Calabria si concentrano nel settore dell’agricoltura, presumibilmente a seguito dall’emanazione dei bandi regionali legati al nuovo Programma di sviluppo rurale (PSR) 2014-2020, promosso dalla Commissione Europea. Flessioni sono registrate soltanto in Abruzzo (-10,3%), in Valle d’Aosta (-2%) e in Campania (-0,9%).

La classificazione per settore produttivo mostra che il 19,8% degli avviamenti riguarda le attività professionali, il 18,6% il commercio, e il 10,5% l’agricoltura. Rispetto al mese di gennaio dello scorso anno, tra i settori principali l’incremento maggiore delle aperture si rileva nella sanità (+40,3% soprattutto “altre attività paramediche”, “fisioterapia” e “attività svolta da psicologi”), nell’agricoltura (+29,6%) e nelle attività professionali (+14,8%). Segnalano un calo di aperture, invece, il commercio (-6,7%), le attività finanziarie (-5,8%) e manifatturiere (-1%).

La ripartizione relativa alle persone fisiche mostra un apprezzabile aumento della quota femminile che rappresenta nel mese di gennaio circa il 39% del totale delle aperture. Il 49,2% delle partite Iva è stato avviato da giovani fino a 35 anni ed il 32,5% da soggetti di età compresa nella fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente mese del 2016 la distribuzione per classi di età evidenzia che solo la classe più giovane registra un aumento di aperture, peraltro molto consistente (+23,6%). Le altre classi di età registrano invece un calo di aperture, in particolare la classe più anziana (-15,6%). Il 12,5% degli avvianti risulta nato all’estero.

Nello scorso mese di gennaio 31.116 soggetti, pari al 42% del totale delle nuove aperture, hanno aderito al nuovo regime forfetario, con un aumento del 21,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

(MEF, comunicato n. 38 del 10 marzo 2017)

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2) “Patent Box”: attività di sviluppo, mantenimento ed accrescimento del software protetto da copyright

Patent box ok per le attività di implementazione, aggiornamento, personalizzazione e customizzazione del software. Le attività di sviluppo, mantenimento e accrescimento del software protetto da copyright si concretizzano nelle attività di implementazione, aggiornamento, personalizzazione e customizzazione del software.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 28/E del 9 marzo 2017, di cui un relativo comunicato ne ha sintetizzato i contenuti.

Il patent box per i software

Introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, il patent box consiste in un regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, da brevetti industriali, da marchi d’impresa, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. In base ai chiarimenti forniti dalle Entrate, nella determinazione del reddito agevolabile dei programmi per elaboratore - purché originali e frutto di creazione intellettuale dell’autore - rientrano anche i canoni riferibili alla remunerazione delle attività di implementazione, aggiornamento, personalizzazione e customizzazione del software. Tali prestazioni rappresentano l’espressione di quelle attività di ricerca e sviluppo obbligatorie in base alla norma.

I redditi che non rientrano nel patent box

Non rientrano, invece, tra le attività agevolabili quelle puramente strumentali all’utilizzo del software, come l’attività di formazione del personale, il basic help desk di “secondo livello”, il supporto telefonico, il canone periodico per l’utilizzo di software applicativi in cloud, e così via. Tali attività, infatti, non rappresentano un esercizio esclusivo di una prerogativa autoriale.

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3) L’imposta a forfait di 100mila euro si paga soltanto per i soli redditi esteri

Neo residenti: forfait di 100mila euro per i soli redditi esteri. Imposta ordinaria per i redditi in Italia.

A precisazione di alcuni titoli apparsi sui media, l’Agenzia sottolinea che i soggetti che intendono trasferire la loro residenza fiscale in Italia, aderendo all’opzione prevista dall’art 24-bis del TUIR, pagheranno un’imposta di 100mila euro esclusivamente sui redditi prodotti all’estero. Per i redditi prodotti in Italia dai neo residenti si applicano le aliquote ordinarie previste nel nostro Paese.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 56 del 9 marzo 2017)

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4) Stop agli studi di settore solo con un disegno di legge

Per gli Isa, che dal 2018 sostituiranno gli studi di settore, doppio livello di premialità. Livelli che saranno parametrati al “voto in pagella” (da 1 a 10) che prenderanno i contribuenti con i nuovi indicatori. L’idea di fondo potrebbe essere quella di prevedere un primo livello di “premi” per chi arriva alla sufficienza piena come potrebbe essere l’«8». In questo caso si potrebbero riconoscere tutti o quasi gli attuali vantaggi fiscali riconosciuti a chi rispetta oggi gli studi di settore. E magari prevedere un premio aggiuntivo per chi va oltre. Attualmente il regime premiale prevede un anno in meno per l’accertamento, l’esclusione dagli accertamenti induttivi, la soglia più elevata (30%) per finire sotto il redditometro, un percorso accelerato sui rimborsi IVA. La definizione dei due livelli di premialità ed eventuali premi aggiuntivi arriverà con un disegno di legge della maggioranza, definito d’intesa con il governo.

Cassetto fiscale va in soffitta

Al via nuovo canale telematico interattivo che manderà in soffitta il cassetto fiscale. E un disegno di legge d’iniziativa parlamentare che conterrà i 70 indicatori di affidabilità che manderanno in soffitta gli studi di settore, in arrivo a breve. Queste le novità di cui ha parlato il 9 marzo 2017 in audizione in Commissioni riunite di Camera e Senato l’amministratore delegato di Sose, società per gli studi di settore, Vieri Ceriani. Il quale ha spiegato che attraverso gli indici sintetici si potrà andare a misurare l’affidabilità fiscale dei contribuenti in una scala che va da 1 a 10. Un caso di studio presentato, per far toccare con mano come opereranno gli indici di affidabilità, è stato quello dei venditori di pesce. Visto che il loro core business è la vendita del pesce, se le loro giacenze in magazzino hanno un periodo di soggiorno medio di sei mesi, il risultato di affidabilità sarà relativamente basso e quindi si collocheranno nella prima metà della scala. Altro indicatore sarà quello delle anomalie.

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5) Cedolare secca: istituito codice tributo per versare la sanzione sulla comunicazione tardiva

Istituito il codice tributo che consente il pagamento – attraverso l’utilizzo del modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” – della sanzione prevista in caso di mancata comunicazione di proroga o risoluzione del contratto di locazione immobiliare soggetto a cedolare secca. Presentata non oltre i trenta giorni dal termine previsto, in misura ridotta a 50 euro, altrimenti, in misura fissa pari a 100 euro. In entrambi i casi tramite modello F24 Elide.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 30/E del 10 marzo 2017, ha creato il codice tributo “1511” denominato “Locazione e affitto di beni immobili – sanzione per mancata comunicazione di proroga o risoluzione del contratto soggetto a cedolare secca”.

La mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga del contratto – di locazione immobiliare – non comporta la revoca dell’opzione – regime fiscale agevolato – esercitata in sede di registrazione del contratto di locazione qualora il contribuente abbia mantenuto un comportamento coerente con la volontà di optare per il regime della cedolare secca, effettuando i relativi versamenti e dichiarando i redditi da cedolare secca nel relativo quadro della dichiarazione dei redditi. In caso di mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga, anche tacita, o alla risoluzione del contratto di locazione per il quale è stata esercitata l’opzione per l’applicazione della cedolare secca, entro trenta giorni dal verificarsi dell’evento, si applica la sanzione nella misura fissa pari a euro 100, ridotta a euro 50 se la comunicazione è presentata con ritardo non superiore a trenta giorni”. È questa la previsione contenuta nel comma 24, dell’articolo 7-quater del Dl 193/2016 (convertito nella legge 225/2016, “Disposizioni in materia di semplificazione fiscale”), che ha sostituito l’articolo 3, comma 3, del Dlgs 23/2011, in materia di cedolare secca sugli affitti immobiliari. I codici tributo per il versamento delle somme dovute in relazione alla registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili sono stati già istituiti con la risoluzione n. 14/E del 24 gennaio 2014.

Nella sezione “Contribuente” del modello F24 Elide, si dovranno inserire i dati anagrafici e il codice fiscale della parte che effettua il versamento nonché i dati anagrafici e il codice fiscale della controparte (oppure di una delle controparti) unitamente al codice “63”, da indicare nel campo “codice identificativo”.

Nella sezione “Erario ed altro”, andranno riportati:

nel campo “codice ufficio” e “codice atto”, nessun valore

nel campo “tipo”, la lettera “F” (identificativo registro)

nel campo “elementi identificativi” (composto da 17 caratteri), il codice identificativo del contratto, reperibile nella copia del modello di richiesta di registrazione del contratto restituito dall'ufficio o, per i contratti registrati per via telematica, nella ricevuta di registrazione (reperibile anche attraverso la funzione “Ricerca codice identificativo del contratto di locazione” disponibile sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it); nel caso in cui il codice identificativo non fosse disponibile, il campo andrà valorizzato con l'indicazione di altro codice (composto da 16 caratteri) formato come segue (vedi esempio riportato sotto):

i caratteri da 1 a 3 si riferiscono al codice ufficio presso il quale è stato registrato il contratto

i caratteri da 4 a 5 sono le ultime due cifre dell'anno di registrazione

i caratteri da 6 a 7 si riferiscono alla serie di registrazione (in caso di numero inferiore, completare gli spazi, a partire da sinistra, con gli zeri)

i caratteri da 8 a 13 si riferiscono al numero di registrazione (in caso di numero inferiore, completare gli spazi, a partire da sinistra, con gli zeri)

i caratteri da 14 a 16 si riferiscono, se presente, il sottonumero di registrazione oppure “000”.

nel campo “codice tributo”, indicare il codice di neo istituzione “1511”

nel campo “anno di riferimento”, in caso di “proroga” è indicato l'anno della data di inizio proroga, in caso di “risoluzione” del contratto è indicato l'anno della data di risoluzione, nel formato “aaaa”.

Esempio di registrazione

- contratto di locazione registrato presso l'Ufficio territoriale (codice ufficio) TMD

- estremi di registrazione: “anno 2013”

- “serie 3”

- “numero 10725”

- “sottonumero non presente”

In tal caso nel campo "elementi identificativi" è indicata la sequenza “TMD1303010725000”.

Istituiti altri codici tributo

Con la risoluzione 31/E del 10 marzo 2017, sono stati, inoltre, istituiti i codici tributo necessari per il versamento delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973.

I codici di nuova istituzione che seguono, riguardanti il credito d’imposta a favore dei soggetti danneggiati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 – articolo 67-octies del Dl 83/2012 – istanze presentate nel 2014, dovranno essere utilizzati con riferimento al codice tributo 6843, previsto per il versamento spontaneo. In particolare:

906C” – per versare l’imposta dovuta

907C” – per versare gli interessi

908C” – per versare le sanzioni.

Questi codici sono utilizzabili nell’eventualità in cui il contribuente, destinatario della comunicazione inviata ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente ivi richiesto.

In tal caso, deve essere predisposto un modello F24 nel quale i codici istituiti sono esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, riportando anche, nei campi specificamente denominati, il codice atto e l’anno di riferimento (nella forma “aaaa”) reperibili all’interno della stessa comunicazione.

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6) Credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi: chiarimenti sulla revoca del bonus

Credito d’imposta beni strumentali: confermata la revocabilità parziale. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 29/E del 10 marzo 2017, ha evidenziato che l’indebita fruizione del beneficio può, in presenza di precise condizioni, essere limitata a una sola parte dell’investimento agevolato.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito dei chiarimenti in relazione alle cause di revoca previste dalla disciplina istitutiva del credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007. In particolare, l’Amministrazione finanziaria ha risposto ad un’istanza di interpello presentata da una società che esercita l’attività di noleggio di autoveicoli.

La società istante, nel corso del 2014, ha acquistato, mediante stipula di un contratto di leasing, un carrello elevatore dotato di apposita attrezzatura magnetica beneficiando, nel corso del 2015, del credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi (articolo 18, Dl 91/2014).

Per questo la società ha chiesto il parere dell’Agenzia in merito alla possibilità di vendita all’estero del solo carrello elevatore, senza dover rinunciare al beneficio fiscale anche per la parte relativa all’attrezzatura magnetica, che resterebbe in una struttura produttiva situata nel territorio dello Stato.

Il contribuente ha dichiarato di voler cedere all’estero, entro il 2017, il carrello elevatore acquisito, insieme ad apposita attrezzatura magnetica, nel corso del 2014 mediante contratto di locazione finanziaria. Quindi, tenuto conto che la cessione all’estero del carrello avverrà entro il quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui è stato effettuato l’investimento agevolato, tale cessione, a parere dell’Agenzia, costituisce causa di revoca del credito di imposta relativamente all’acquisizione del carrello elevatore stesso.

L’Amministrazione finanziaria ha poi precisato che, nel caso in cui la quota di credito d’imposta relativa al carrello elevatore alienato fosse stata già utilizzata, il contribuente avrebbe l’obbligo di restituire, entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sui redditi per il periodo di imposta in cui si è verificata la causa di revoca, il credito indebitamente utilizzato, maggiorato degli interessi calcolati al tasso legale.

La quota di credito relativa all’attrezzatura magnetica, invece, non dovrà essere restituita, a condizione che l’attrezzatura stessa, oltre che dotata di propria funzionalità rispetto al carrello ceduto, rispetti tutti i requisiti fissati dalla norma.

Infatti, come chiarito nella più volte citata circolare, “gli acquisti di beni strumentali rientranti nella divisione 28 rilevano ai fini dell’agevolazione anche se destinati a essere inseriti in impianti e strutture più complessi esistenti”. Pertanto, l’attrezzatura magnetica, inserita in una struttura più complessa, ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, oltre ad essere compresa nella divisione 28 della tabella Ateco 2007, deve caratterizzarsi per i requisiti della strumentalità rispetto all’attività esercitata dall’istante e della novità al momento dell’acquisto della stessa.

Va, inoltre, rispettata anche la condizione dell’importo minimo, fissato dalla disciplina istitutiva del credito di imposta, in misura non inferiore a 10mila euro per ciascun progetto di investimento. In assenza anche di uno solo di tali requisiti, il contribuente dovrebbe rinunciare anche alla quota di credito di imposta relativamente all’attrezzatura magnetica non alienata.

Come noto, ai soggetti titolari di reddito di impresa è riconosciuto un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007 (“fabbricazione di macchinari e apparecchiature n.c.a.”), destinati a strutture produttive situate in Italia. Il credito non spetta per gli investimenti di importo unitario inferiore a 10mila euro (articolo 18, Dl 91/2014). In particolare, l’agevolazione compete per gli investimenti effettuati dal 25 giugno 2014 al 30 giugno 2015, nella misura del 15% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo di imposta nel quale l’investimento è stato maggiore. In relazione ai requisiti dei beni oggetto di investimento, l’Agenzia ha chiarito che tali beni devono caratterizzarsi, oltre che per il requisito della “strumentalità” rispetto all’attività esercitata dall’impresa beneficiaria, anche per il requisito della “novità” e che, pertanto, l’agevolazione non spetta per gli investimenti in beni a qualunque titolo già utilizzati (circolare n. 5/E, già citata, paragrafo 2.2). Con il medesimo documento di prassi è stato altresì precisato, che “sono agevolabili anche i beni acquisiti mediante locazione finanziaria, che si caratterizza per la presenza dell’opzione di acquisto finale del bene a favore dell’utilizzatore”. Per quanto riguarda le cause di revoca dell’agevolazione, la stessa si verifica “se i beni oggetto di investimento sono trasferiti, entro il termine di cui all’articolo 43, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, in strutture produttive situate al di fuori dello Stato, anche appartenenti al soggetto beneficiario dell’agevolazione”. Pertanto, la citata causa di revoca opera se il trasferimento avviene entro il quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui è stato effettuato l’investimento agevolato

R&S: ok al credito d’imposta per i progetti a favore di terzi

In presenza dei requisiti che danno accesso all’agevolazione, riconosciuta la spettanza del bonus per le attività commissionate a un ente di ricerca da un’associazione di cooperative.

L’Agenzia si è pronunciata ancora una volta in materia di credito d’imposta in ricerca e sviluppo (articolo 3 del Dl 145/2013 e successive modifiche) con la risoluzione n. 32/2017. Nell’occasione è stata esaminata una particolare ipotesi di applicazione del credito d’imposta in R&S, ossia quella relativa a due progetti di ricerca commissionati a terzi (nel caso di specie a un ente/fondazione di ricerca) da un’organizzazione che agisce per conto della cooperativa/società istante. Ci muoviamo, dunque, nel settore del movimento cooperativo caratterizzato dalla presenza di un’organizzazione senza fini di lucro che ha, come scopo istituzionale, la rappresentanza, l’assistenza, la tutela e la vigilanza delle singole associate. Nell’ambito di tali finalità istituzionali, l’associazione ha commissionato alcuni progetti di ricerca nell’interesse delle proprie associate, precisando, quindi, che non intende utilizzare direttamente i risultati dell’attività di ricerca.

In sostanza, l’associazione si è riservata, al momento della stipula del contratto di commissione, la facoltà di nominare, con gli effetti di cui all’articolo 1401 cc e avvalendosi della procedura descritta all’articolo 3 del contratto, la cooperativa - scelta tra le proprie associate - che subentrerà, con efficacia ex tunc, in tutti i diritti e gli obblighi derivanti dal contratto medesimo. Ne consegue che i risultati dei singoli progetti di ricerca saranno acquisiti, a titolo originario dalla cooperativa “nominata”, senza che tra quest’ultima e l’associazione si verifichi alcun fenomeno traslativo. Quanto ai citati riferimenti normativi, si rammenta che l’articolo 3 del Dl 145/2013 (nella versione più recente, modificata da ultimo con la legge di bilancio 2017) riconosce un credito di imposta a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020. Nel caso di specie, lo stesso contratto di ricerca prevede espressamente che “per ogni progetto di ricerca, la dichiarazione di nomina della società cooperativa dovrà avvenire prima della consegna del progetto ed avrà efficacia, nei riguardi della Fondazione di Ricerca, solo dopo che quest'ultima ne riceverà comunicazione scritta”. Tale dichiarazione di nomina, ex articolo 1401 cc, è effettivamente intervenuta ed è stata sottoscritta dalla cooperativa, per accettazione, e dalla fondazione di ricerca, per conoscenza. Pertanto, gli effetti del contratto di ricerca stipulato dall’associazione si riverberano direttamente sulla cooperativa istante, considerato che la dichiarazione di nomina a suo favore, ex articolo 1401 cc, è intervenuta nei termini di legge.

Peraltro, la medesima società precisa, per quanto riguarda l’aspetto finanziario relativo ai progetti in esame, che - al momento della designazione della società cooperativa destinataria finale dei progetti di ricerca – l’associazione non aveva pagato nessun acconto e, che, quindi, il pagamento dell’intero prezzo sarà eseguito integralmente da parte dell’interpellante, come riportato anche nella stessa dichiarazione di nomina, senza previsione di stati di avanzamento lavori. Ciò comporta che al contratto di ricerca non si applica l’articolo 1666 cc (verifica e pagamento di singole partite), in quanto la committente è interessata esclusivamente alla realizzazione del risultato finale dell’attività di ricerca e non alle fasi intermedie del singolo progetto di ricerca. Alla luce delle considerazioni svolte, l’Agenzia ha, in primo luogo, acquisito il parere del competente ministero dello Sviluppo economico circa l’ammissibilità dei progetti in questione al credito d’imposta in R&S; dopodiché, entrando nel merito della questione prospettata, ha ritenuto che le spese commissionate rientrassero tra le categorie di costi eleggibili connessi allo svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo, ex comma 6, lettera c), del citato articolo 3, come confermato dall’articolo 4, comma 1, lettera c) del decreto attuativo del 27 maggio 2015. Si tratta della cosiddetta ricerca extra-muros, consistente nelle spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese, comprese le start-up innovative di cui all’articolo 25 del Dl 179/2012. Alle stesse spese è stato riconosciuto, ex comma 7 dell’articolo 3, il credito di imposta nella misura del 50% della spesa incrementale.

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7) Nuova centralità per la figura del Garante del contribuente

Intesa tra l’Agenzia delle Entrate e l’Associazione nazionale. Rilanciare il ruolo del Garante del contribuente quale attore fondamentale per il miglioramento del rapporto di fiducia tra Amministrazione finanziaria e cittadini. Questo il tema dell’incontro tenutosi il 9 marzo 2017 presso la sede centrale dell’Agenzia delle Entrate con i rappresentanti dell’Associazione nazionale Garanti del contribuente.

Alla riunione ha preso parte il direttore delle Entrate, Rossella Orlandi, insieme ai direttori centrali Audit, Leonardo Zammarchi, e Affari legali, contenzioso e riscossione, Pier Paolo Verna. Per l’Associazione sono intervenuti il presidente nazionale nonché Garante del Contribuente del Lazio, Angelo Gargani; il vicepresidente e Garante del Contribuente della Sicilia, Salvatore Forastieri e il segretario e Garante del Contribuente della Basilicata, Domenico Antonio Zotta.

Nel corso dell’incontro è emersa un’ampia convergenza sul comune obiettivo di attribuire una rinnovata centralità alla figura del Garante, cui lo Statuto dei diritti del contribuente attribuisce un’importante funzione propulsiva e di mediazione nel rapporto tra Fisco e cittadini.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 57 del 10 marzo 2017)

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8) Bonus ristrutturazioni edilizie: disponibile online la nuova guida aggiornata delle Entrate

Tutto sulle agevolazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio nella nuova edizione della guida “L’Agenzia informa”, disponibile dal 9 marzo 2017 sul sito delle Entrate. Il pratico vademecum illustra regole e modalità da seguire per poter accedere al bonus per le ristrutturazioni edilizie e tiene conto delle novità sul tema contenute nella Legge di bilancio 2017. Trovano spazio nella guida anche le indicazioni fornite dall’Agenzia nei documenti di prassi sugli adempimenti necessari per richiedere l’agevolazione. Tra le principali novità segnalate: la proroga per tutto l’anno 2017 del bonus mobili e del bonus ristrutturazioni edilizie, nuove istruzioni e tempi più ampi per effettuare gli interventi di adozione di misure antisismiche.

Bonus mobili e ristrutturazioni prorogati per tutto il 2017

La Legge di bilancio 2017 ha prorogato fino al 31 dicembre 2017 la maggiore detrazione Irpef del 50% per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, con un tetto massimo di spesa di 96mila euro per unità immobiliare. È prorogato fino al 31 dicembre 2017 anche il bonus per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici destinati ad arredare un immobile ristrutturato. La detrazione del 50% spetta sulle spese sostenute, dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2017, per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, nonché A per i forni, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica. Attenzione, però, per gli acquisti che si effettueranno nel 2017 potrà essere richiesta solo se è stato effettuato un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato a partire dal 1 gennaio 2016.

Detrazioni per gli interventi antisismici

Tra i contenuti della guida, anche la nuova detrazione d’imposta del 50%, introdotta per il periodo compreso tra il primo gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021, legata alle spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche su edifici che ricadono nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3), con un importo complessivo pari a 96mila euro per unità immobiliare per ciascun anno. La detrazione fiscale sale al 70% della spesa sostenuta (75% per gli edifici condominiali) se, dalla realizzazione degli interventi concernenti l’adozione di misure antisismiche, deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore e aumenta all’80% (85% per gli edifici condominiali) se dall’intervento deriva il passaggio a due classi di rischio inferiori.

Tra le spese detraibili per la realizzazione degli interventi antisismici rientrano anche quelle effettuate per la classificazione e la verifica sismica degli immobili.

Le indicazioni dell’Agenzia

La nuova guida riporta, tra le novità, anche le indicazioni fornite dall’Agenzia in alcuni documenti di prassi emanati recentemente. Tra queste, ricordiamo quella sui beneficiari della detrazione, tra i quali rientrano a pieno titolo anche il convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato (risoluzione n. 64/E del 28 luglio 2016). Un’altra indicazione è quella riguardante il pagamento con bonifico. Sono validi, ai fini della detrazione, anche i bonifici effettuati tramite conti aperti presso gli “Istituti di pagamento”, cioè le imprese, diverse dalle banche, autorizzate dalla Banca d’Italia a prestare servizi di pagamento (risoluzione n.9/E del 20 gennaio 2017).

Dove trovare la guida

La guida è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate al seguente percorso: L'Agenzia > L’Agenzia comunica > Prodotti editoriali > Guide fiscali.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 57 del 10 marzo 2017)

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9) Massima tutela per contestazione disciplinare tardiva

Se la contestazione disciplinare è tardiva il fatto contestato deve considerarsi come fatto insussistente, con conseguente applicazione della tutela reintegratoria ex art. 18 dello Statuto dei lavoratori, a patto che l’azienda sia in regime di tutela reale e che non si applichino le tutele crescenti. Così la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2513 del 31 gennaio 2017, commentata nell’approfondimento giurisprudenziale della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro pubblicato il 10 marzo 2017.

Secondo l’orientamento della Suprema Corte il ritardo nella contestazione disciplinare, impedendo la verificabilità giudiziale del fatto, è equiparabile alla sua insussistenza materiale e per questo giustifica l’applicazione della massima tutela legale.

Contestazione disciplinare tardiva: c’è la reintegrazione

Corte di Cassazione 31 gennaio 2017, n. 2513: Con la sentenza in commento la Corte di Cassazione afferma che se la contestazione disciplinare è tardiva il fatto contestato deve considerarsi come fatto insussistente, con conseguente applicazione della tutela reintegratoria ex art. 18 St. lav. (comma 4). Ciò a condizione, ovviamente, che l’azienda sia in regime di “tutela reale” (azienda “grande”) e che non si applichino le tutele crescenti.

Nel caso di specie, la tardività era particolarmente grave, poiché l’azienda – a fronte di una lavoratrice che, dopo un trasferimento, si era rifiutata di prendere servizio nella nuova sede – aveva atteso ben 15 mesi oltre il termine previsto dal contratto collettivo per recapitare la contestazione disciplinare.

In base a questo orientamento, quindi, un fatto non tempestivamente contestato ai sensi dell’art. 7 Stat. Lav., è da considerare inesistente poiché compromette il diritto di difesa del lavoratore, impedendo anche al giudice di valutare se è stato effettivamente commesso oppure no. L’idea di fondo è che il ritardo nella contestazione disciplinare, impedendo la verificabilità giudiziale del fatto, sia equiparabile alla sua insussistenza materiale, giustificando l’applicazione della massima tutela legale.

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10) Voucher: limite a 3mila euro per aziende e famiglie

Per i voucher si introdurrà un limite annuo complessivo di utilizzo di 3mila euro per famiglie e imprese senza dipendenti. Per imprenditori con zero addetti e professionisti il valore nominale del buono lavoro aumenterà a 15 euro, mentre resterà di 10 euro per le famiglie. Il lavoratore pagato con voucher non potrà ricevere compensi annui oltre 5mila euro (rispetto agli attuali 7mila euro), mentre è confermato l’attuale tetto di 2mila euro per ciascun committente.

Sono alcune delle novità del testo di base uscito dal comitato ristretto che martedì prossimo sarà portato all’esame della commissione lavoro della Camera. Prevede l’esclusione dei voucher per le imprese da un dipendente in su, confermando l’attuale impiego nell’agricoltura (per vendemmia e raccolte stagionali effettuate da pensionati o giovani con meno di 25 anni), introducendo limiti più stringenti per la pubblica amministrazione (utilizzo solo in occasione di calamità naturali o manifestazioni di solidarietà).

Il testo indica le attività di natura «prettamente occasionale» che possono essere retribuite con i voucher: piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa l’assistenza domiciliare a bambini e anziani, l’insegnamento privato supplementare, piccoli lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione, manifestazioni sportive senza finalità di lucro. Potranno essere retribuiti con i buoni lavoro solo i disoccupati, pensionati e giovani con meno di 25 anni, disabili e soggetti in comunità di recupero, extracomunitari con permesso di soggiorno senza lavoro da oltre sei mesi: dovranno comunicare al centro per l’impiego la loro disponibilità e riceveranno una tessera magnetica.

Come previsto dal correttivo al Jobs act, è prevista la tracciabilità dei voucher e gli imprenditori o i professionisti dovranno comunicare in via telematica almeno 60 minuti prima della prestazione, alla sede territoriale dell’Ispettorato al lavoro. Per l’utilizzo improprio del buono lavoro si applica una multa da 600 euro a 3.600 euro, il superamento dei limiti quantitativi e qualitativi provoca la trasformazione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

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11) Adeguatezza dei principi contabili internazionali per immobilizzazioni materiali e immateriali

Pubblicato da Assonime il Note e Studi 2-2017 del 10 marzo 2017 - Adeguatezza dei principi contabili internazionali per immobilizzazioni materiali e immateriali.

Il testo del Note Studi riproduce l’intervento tenuto dall’Autore al Convegno “La fiscalità della quarta rivoluzione industriale” organizzato dalla Scuola Europea di alti studi tributari dell’Università di Bologna, il 24 febbraio 2017.

Vincenzo D’Andò