Diario quotidiano del 10 marzo 2017 – il Commercialista non può essere promotore finanziario

Pubblicato il 10 marzo 2017



1) Definizione agevolata dei carichi affidati ai concessionari: oltre alla circolare delle Entrate si parla di proroga del termine di adesione
2) Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale: decreto in G.U.
3) Il Commercialista non può svolgere l’attività promotore finanziario
4) Evasore incallito “out”
5) Niente sanatoria per gli accertamenti non esecutivi
6) Conversione delle SRL a capitale ridotto in SRL semplificata
7) Via libera alle norme per la tutela del lavoro autonomo
8) Ok del Senato al Ddl povertà: al via il reddito di inclusione
9) Istruzioni nella compilazione del modello Uniemens: chiarimenti; Compensi erogati direttamente da Istituti Scolastici Statali
10) Imposta sulle transazioni finanziarie
diario-quotidiano-articoli-91) Definizione agevolata dei carichi affidati ai concessionari: oltre alla circolare delle Entrate si parla di proroga del termine di adesione 2) Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale: decreto in G.U. 3) Il Commercialista non può svolgere l’attività promotore finanziario 4) Evasore incallito “out” 5) Niente sanatoria per gli accertamenti non esecutivi 6) Conversione delle SRL a capitale ridotto in SRL semplificata 7) Via libera alle norme per la tutela del lavoro autonomo 8) Ok del Senato al Ddl povertà: al via il reddito di inclusione 9) Istruzioni nella compilazione del modello Uniemens: chiarimenti; Compensi erogati direttamente da Istituti Scolastici Statali 10) Imposta sulle transazioni finanziarie: modifiche al provvedimento sulla definizione degli adempimenti ****

1) Definizione agevolata dei carichi affidati ai concessionari: oltre alla circolare delle Entrate si parla di proroga del termine di adesione

Definizione agevolata dei carichi affidati a Equitalia e Riscossione Sicilia: L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 2/E del 8 marzo 2017, ha fornito alcuni chiarimenti.

I contribuenti hanno tempo fino al 31 marzo per presentare agli Agenti della riscossione la dichiarazione su quali debiti intendono attivare la procedura di definizione agevolata introdotta dal Dl n. 193/2016.

La dichiarazione può essere presentata per tutte le somme affidate agli Agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2016 e permette di evitare di pagare sanzioni e interessi di mora, versando solo il capitale, gli interessi, le spese sostenute per le procedure di recupero del credito e l’aggio dovuto agli Agenti della riscossione.

Nella neo circolare, l’Agenzia analizza alcuni aspetti della procedura di definizione agevolata in relazione ai carichi affidati da parte delle Entrate.

Possibile proroga del termine

Sulla proroga del termine di adesione del 31 marzo fino al 21 aprile Casero ha risposto alle sollecitazioni dei Cinque stelle sul differimento del termine, chiarendo che se l’emendamento presentato dal Pd al decreto legge terremoto sarà dichiarato ammissibile «il Governo esprimerà parere favorevole». Non solo. Sul tavolo della commissione Ambiente della Camera, dove è in corso l’esame del decreto terremoto, ci sono altri emendamenti alla rottamazione come quello di Giulio Cesare Sottanelli (Sc-Ala) che chiede di dilazionare in 48 rate il pagamento della sanatoria per chi è residente nelle aree del centro Italia colpite dal sisma.

Quali debiti possono essere definiti

Possono presentare la dichiarazione i debitori i cui carichi risultano affidati agli Agenti della riscossione dal 2000 al 2016. Per questo motivo non è possibile attivare la procedura per i carichi non affidati entro il 31 dicembre 2016. È invece possibile definire i carichi affidati nel 2016 per i quali alla data del 31 dicembre 2016 non è stata notificata la cartella di pagamento al debitore, ma della cui esistenza l’Agente della riscossione ha avvisato il debitore mediante comunicazione inviata per posta ordinaria.

Libertà di scelta su cosa definire

In base al Dl n. 193/2016, il contribuente ha la facoltà di definire singolarmente ciascuno dei carichi iscritti a ruolo o affidati dal 2000 al 2016. Non è quindi obbligato a definire tutti i carichi affidati che lo riguardano.

Definibili i carichi contenenti solo sanzioni

Nella circolare n. 2/E/2017 l’Agenzia risponde alle domande degli operatori in merito ai carichi che contengono solo somme dovute a titolo di sanzioni. Anche questi carichi possono essere definiti, purché le sanzioni siano di carattere amministrativo-tributarie. Per poter beneficiare della definizione agevolata, anche in questi casi, il debitore deve attivarsi presentando la dichiarazione di adesione alla procedura entro il 31 marzo 2017.

Il perfezionamento della procedura

Se dopo aver avviato il procedimento, il contribuente non paga integralmente o paga in ritardo le somme da versare in un’unica soluzione oppure una delle rate, la definizione agevolata perde di efficacia e la procedura non va a buon fine. In questi casi, pertanto, viene meno il beneficio previsto dalla legge (l’estinzione del debito affidato senza il pagamento di sanzioni e interessi di mora). Gli eventuali versamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto. Inoltre riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza e prosegue l’attività di riscossione, senza possibilità di rateizzazione del pagamento del debito, salvo il caso in cui non sia stata pagata tempestivamente e integralmente la prima rata.

Carichi oggetto di giudizio

Possono essere definiti anche i carichi in contenzioso. A questo proposito, il debitore con la presentazione della dichiarazione di adesione alla procedura si impegna a rinunciare ai giudizi relativi ai carichi che intende definire. Tale impegno non corrisponde tuttavia alla rinuncia al ricorso di cui all’art. 44 del d.lgs. n. 546 del 1997 (codice del processo tributario). Il giudizio si estingue per cessazione della materia del contendere soltanto qualora il carico definito efficacemente - con l’integrale pagamento di quanto dovuto per la definizione agevolata - riguardi l’intera pretesa oggetto di controversia.

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2) Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale: decreto in G.U.

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 8 marzo 2017, il Decreto del Mef 23 febbraio 2017 recante “Attuazione dell'articolo 1, commi 145 e 146 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e della direttiva 2016/881/UE del Consiglio, del 25 maggio 2016, recante modifica della direttiva 2011/16/UE, per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale”.

Scambio di informazioni

L’art. 6 dispone che l'Agenzia delle entrate, utilizzando il modello tipo di cui all'Allegato 1), trasmette ad ogni altro Stato membro dell'Unione europea e ad ogni altra giurisdizione con la quale è in vigore un accordo le informazioni relative alle entità appartenenti al gruppo residenti o aventi una stabile organizzazione in tale altro Stato o giurisdizione, entro quindici mesi dall'ultimo giorno del periodo di imposta di rendicontazione del gruppo multinazionale cui si riferisce la rendicontazione paese per paese. La prima rendicontazione paese per paese, relativa al periodo di imposta che ha inizio il 1° gennaio 2016 o in data successiva, andrà trasmessa entro diciotto mesi dall'ultimo giorno di tale periodo.

L'Agenzia delle entrate mantiene la riservatezza delle informazioni contenute nella rendicontazione paese per paese, in misura non inferiore a quanto stabilito ai sensi delle disposizioni della Convenzione multilaterale per la mutua assistenza amministrativa in materia fiscale.

Utilizzo dei dati

Sulla base di quanto prevede l’art. 7, l'Agenzia delle entrate utilizza la rendicontazione paese per paese ai fini della valutazione del rischio nella determinazione dei prezzi di trasferimento, nonchè ai fini della valutazione di altri rischi collegati all'erosione della base imponibile ed al trasferimento degli utili e, se del caso, per analisi economiche e statistiche.

Le rettifiche dei prezzi di trasferimento da parte dell'Agenzia delle entrate non si possono basare sulle informazioni scambiate come indicato sopra.

In deroga a ciò, le informazioni possono costituire elementi per ulteriori indagini concernenti gli accordi sui prezzi di trasferimento o durante i controlli fiscali, a seguito dei quali possono essere opportunamente rettificate le basi imponibili.

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3) Il Commercialista non può svolgere l’attività promotore finanziario

L’attività di commercialista è incompatibile con quella di promotore finanziario. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza 5865 del 8 marzo 2017, ha stabilito che la professione di commercialista è incompatibile con l’attività di promotore finanziario anche se monomandatario in convenzione.

Pertanto, la Cassa di previdenza di competenza può annullare d’ufficio la posizione contributiva dell’iscritto.

Nel caso di specie, la massima Corte ha respinto il ricorso di un Commercialista che si era visto annullare la sua posizione per gli anni in cui aveva esercitato come promotore finanziario monomandatario di una banca.

Sul caso, di recente, il Consiglio nazionale dei commercialisti aveva pubblicato sul proprio sito internet il propria parere sulla questione (pronto ordini) che ricalca quanto ora affermato dalla Cassazione.

La decisione del giudice suprema si basa sulla circostanza per cui la professione di commercialista è incompatibile con qualunque esercizio del commercio e a ciò non rileva che il professionista fosse monomandatario: è comunque non possibile parificare un lavoratore autonomo con quello subordinato. Sul punto la sezione lavoro ha, infatti, chiarito che la previsione dell’incompatibilità dell’attività di dottore commercialista con l’esercizio del commercio stabilita dall’art. 3 del Dpr n. 1067 del 1953.

Dunque, come rileva la Corte, “La previsione dell'incompatibilità dell'attività di dottore commercialista con l'esercizio del commercio stabilita dall'art. 3 del D.P.R. n. 1067 del 1953 non richiede che tale esercizio sia svolto con caratteristiche tali da configurare un'impresa commerciale sotto il profilo dell'organizzazione di mezzi, dovendosi avere riguardo alla natura commerciale di un'attività svolta con caratteristiche di continuità e professionalità. La dimensione imprenditoriale dell'attività non è infatti richiesta dalla disposizione, così come non è richiesta in relazione alla figura del mediatore dovendosi quindi avere riguardo alla tipologia dell'attività piuttosto che ai suoi fattori organizzativi ed elementi patrimoniali. Né rileva che il reddito percepito sia inferiore a quello conseguito nello svolgimento dell'attività di commercialista, non richiedendosi alcuna valutazione di prevalenza o equivalenza ai fini che ne occupano. La professionalità è poi insita nell'attività del promotore finanziario, che in virtù delle espresse definizioni sopra riportate esercita professionalmente l'offerta fuori sede ed è iscritto all'Albo unico nazionale tenuto presso la Consob, mentre la continuità in concreto è stata nel caso configurata per effetto dei redditi conseguiti in ogni anno d‘iscrizione”.

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4) Evasore incallito “out”

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11045 del 8 marzo 2017, ha escluso la particolare tenuità del fatto nei casi di reiterate dichiarazioni infedeli.

In particolare, secondo la Suprema Corte,é congrua e logica la motivazione della decisione di merito che esclude l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’art. 131-bis c.p., in relazione alla fattispecie di dichiarazione infedele, rimarcando, quali elementi ostativi al riconoscimento, sia le modalità dell’azione (imponenti e reiterare dichiarazioni infedeli) che il vincolo della continuazione tra i reati contestati.

Limiti stretti alla non punibilità per tenuità del fatto nelle ipotesi di dichiarazione fiscale infedele. Se il contribuente è responsabile di una pluralità di violazioni, anche all'interno del medesimo procedimento, non può beneficiare della depenalizzazione delle sue condotte da contribuente infedele.

La massima Corte ha, così, dichiarato inammissibile il ricorso di una coppia di imprenditori cagliaritani, condannati in concorso per violazione dell'articolo 4 del Decreto legislativo 74/2000.

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5) Niente sanatoria per gli accertamenti non esecutivi

Rottamazione dei ruoli: Resta escluso l’avviso “non esecutivo”. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5951 del 8 marzo 2017, fornisce per la prima volta chiarimenti sulla rottamazione delle cartelle di Equitalia ai sensi della legge 225 del 2016. La definizione agevolata non si applica, infatti, agli accertamenti non ancora esecutivi perché emessi prima di ottobre 2011.

La Sezione Tributaria della massima fornisce un’importante precisazione in materia di definizione agevolata dei carichi pendenti. Una questione di strettissima attualità, che interessa moltissimi contribuenti. Gli Ermellini, nell’ambito di un giudizio relativo a un accertamento di maggior reddito per l’anno 2000 sulla base del “redditometro”, precisano che la rottamazione prevista dall’articolo 6 del D.L. n. 193 del 2016, convertito nella legge n. 225 del 2016, non riguarda per gli avvisi di accertamento non esecutivi perché non rientranti nella previsione dell’articolo 29 D.L. 78/10 (conv. in L. 122/10 e succ. mod.).

Nel caso di specie, il difensore del contribuente aveva chiesto ai giudici di legittimità di rinviare la trattazione della causa, poiché interessato alla cosiddetta rottamazione di ruoli.

La corte di legittimità ha respinto la richiesta precisando che:

il giudizio in oggetto, riguardante un avviso di accertamento non esecutivo (poiché emesso prima del 1.10.2011), non è interessato dalla sopravvenuta normativa relativa alla definizione agevolata dei carichi fiscali affidati all'agente della riscossione, comprensivi delle cartelle di pagamento e degli accertamenti esecutivi (art.6 comma 3 ter della legge 1.12.2016 n.225).”

Avvisi di accertamento esecutivi

Dunque, si concentra nell’avviso di accertamento la qualità di titolo esecutivo e si passa dalla riscossione con emissione del ruolo e della cartella di pagamento a una procedura che non prevede più la notifica della cartella.

Come è noto, a partire dal 1° ottobre 2011 gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate sono divenuti esecutivi (Legge n. 111 del 15 luglio 2011).

Secondo quanto prevede l’art. 29 del D. L. n. 78/2010, gli avvisi devono contenere l’intimazione ad adempiere entro il termine di presentazione del ricorso degli importi indicati nel caso in cui si decida di ricorrere davanti alla Commissione tributaria.

Gli avvisi di accertamento diventano esecutivi decorso il termine utile per la proposizione del ricorso e devono espressamente riportare l’avvertimento che, trascorsi 30 giorni dal termine utile per il pagamento, la riscossione delle somme richieste sarà affidata agli agenti della riscossione.

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6) Conversione delle SRL a capitale ridotto in SRL semplificata

Con una recente nota la Camera di commercio di Modena ha informato dell’avvenuta conversione automatica da Società a Responsabilità Limitata a capitale ridotto in SRL semplificate, vengono informate le società interessate dell'avvenuta riqualificazione della stesse in SRL semplificata.

Più precisamente in data 2-12-2016 le posizioni iscritte nel Registro Imprese sono state aggiornate d'ufficio, tramite procedura automatica, riqualificando la forma giuridica da “società a responsabilità limitata a capitale ridotto” in “società a responsabilità limitata semplificata”.

Questa operazione si è resa necessaria ai sensi dell'art. 9, comma 15, del DL 76/2013 che dispone quanto segue:

Le società a responsabilità limitata a capitale ridotto iscritte nel Registro Imprese ai sensi dell'art. 44 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, alla data di entrata in vigore del presente decreto sono qualificate a responsabilità limitata semplificata”.

Viene poi ricordato che in occasione delle prossime modifiche statutarie, le società interessate dovranno modificare la propria denominazione sia a livello statutario sia a livello di certificato Registro Imprese.

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7) Via libera alle norme per la tutela del lavoro autonomo

La Camera ha approvato il disegno di legge: Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato (C. 4135-A e abb.). Il provvedimento passa ora all’esame dell'altro ramo del Parlamento (Senato).

Il provvedimento era già stato esaminato in prima lettura al Senato (AS 2233), che ha approvato numerose modifiche al testo iniziale del disegno di legge.

ll disegno di legge si compone di 22 articoli, suddivisi in tre Capi.

Il Capo I (articoli 1-14) contiene le norme per la tutela del lavoro autonomo.

Il Capo II (articoli 15-20) contiene le norme sul lavoro agile, relative all'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.

Il Capo III (articoli 21-22) contiene le disposizioni finanziarie e sull'entrata in vigore della legge.

Misure fiscali

L'articolo 7 detta una serie di disposizioni di carattere fiscale e sociale. Il comma 1 prevede che le spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande sostenute dall'esercente arte o professione per l'esecuzione di un incarico e addebitate analiticamente in capo al committente non sono più sottoposte ai limiti di deducibilità del 75% e del 2% dei compensi percepiti, stabiliti per le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande dal primo periodo del comma 5 dell'articolo 54 del TUIR.

Inoltre si prevede che tutte le spese relative all'esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista. Pertanto tali spese non partecipano alla formazione del suo reddito di lavoro autonomo e potranno essere dedotte dal committente.

Il comma 2 stabilisce la decorrenza dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2016 delle suddette norme.

I commi da 3 a 7 modificano, dal 2017, la disciplina del congedo parentale per le lavoratrici ed i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata I.N.P.S., non iscritti ad altra forma pensionistica obbligatoria né titolari di trattamento pensionistico.

Le disposizioni, estendendo la durata del congedo parentale e l'arco temporale entro il quale esso può essere fruito, prevedono, in particolare:

- il prolungamento della durata del congedo parentale da 3 mesi (come attualmente previsto) a 6 mesi;

- la possibilità di fruire del congedo parentale non solo entro il primo anno di vita del bambino (come

attualmente previsto), ma fino al terzo anno di vita del bambino;

- l'introduzione di un tetto massimo di 6 mesi di congedo complessivamente fruibile dai genitori (anche

se fruiti in altra gestione o cassa di previdenza);

- l'introduzione della possibilità di fruire del congedo parentale, entro il primo anno di vita del bambino, a

- prescindere dal requisito contributivo previsto dalla normativa vigente;

- l'applicazione delle nuova disciplina anche ai casi di adozione e affidamento preadottivo.

Per i restanti profili restano ferme le disposizioni vigenti in ordine ai requisiti contributivi per l'accesso al beneficio (versamento di almeno 3 mensilità di contribuzione aggiuntiva dello 0,5% nei 12 mesi precedenti i due mesi antecedenti al parto), nonché alla misura e alle modalità di calcolo dell'indennità (definite, rispettivamente, dall'articolo 1, comma 788, della legge n.296 del 2006 e dall'articolo 4, commi 2-3, del DM 4 aprile 2002).

Il comma 8, infine, ai fini della corresponsione dell'indennità di malattia per gli iscritti Gestione separata I.N.P.S., equipara alla degenza ospedaliera i periodi di malattia certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche e i periodi di gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti o che comunque comportino un'inabilità lavorativa temporanea del 100%.

Spese per i corsi di formazione

L'articolo 8 rende integralmente deducibili ai fini Irpef dal reddito di lavoro autonomo, nel limite di 10.000 euro all'anno, le spese sostenute per l'iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale, nonché le spese di iscrizione a convegni e congressi (modifica all'articolo 54, comma 5, del TUIR).

Si prevede inoltre la integrale deducibilità, entro il limite di 5.000 euro all'anno, delle spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all'auto-imprenditorialità mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati alle condizioni del mercato di lavoro, erogati dagli organismi accreditati ai sensi della disciplina vigente.

Infine, si rendono integralmente deducibili i costi per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà.

Tra le altre misure contenute nel provvedimento:

Maternità

Le lavoratrici potranno usufruire del trattamento di maternità a prescindere dall'astensione dall'attività lavorativa. La durata del congedo parentale sale da 3 a 6 mesi che potrà essere utilizzato fino al terzo anno di vita del bambino. Il tetto massimo del congedo resta sei mesi.

Malattia

In caso di malattia, infortunio e gravidanza se si svolge un'attività continuativa per il committente, il rapporto di lavoro non si estingue e può essere sospeso fino a 150 giorni. In caso di malattia o infortunio particolarmente gravi il versamento dei contributi e premi può essere sospeso fino a due anni.

Dis-Coli

Da luglio la Dis-coll, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori, anche a progetto, diventa strutturale, ed estesa ad assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio, a fronte di un incremento dell`aliquota contributiva dello 0,51%.

Smart working

Non è una nuova tipologia contrattuale ma si configura come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, caratterizzata dall`utilizzo di strumenti tecnologici, eseguito in parte all`interno dell`azienda in parte all`esterno. L'accordo scritto tra impresa e lavoratore disciplinerà anche i tempi di riposo. Il trattamento economico e normativo riconosciuto al lavoratore in modalità agile non dovrà essere inferiore a quello applicato ai colleghi che svolgono le stesse mansioni all`interno dell’impresa.

Appalti

Le pubbliche amministrazioni possono promuovere la partecipazione degli autonomi agli appalti pubblici o ai bandi per l'assegnazione di incarichi individuali di consulenza o ricerca. Per l’accesso ai piani regionali e nazionali a valere sui Fondi strutturali europei i lavoratori autonomi sono equiparati alle Pmi. Pagamenti

Più tutele nelle transazioni commerciali e contro i ritardi nei pagamenti. Diventano abusive le clausole che concordano termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla consegna della fattura al cliente.

L'articolo 3 riguarda le clausole e le condotte abusive. Il comma 1 stabilisce che si considerano abusive e prive di effetto le clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza congruo preavviso, nonché le clausole mediante le quali le parti concordino termini di pagamento superiori a sessanta giorni dalla data del ricevimento, da parte del committente, della fattura o della richiesta di pagamento.

Il comma 2 prevede che sia abusivo il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta. Il comma 3 prevede che nelle ipotesi di violazioni delle norme di cui ai commi 1 e 2, il lavoratore autonomo ha diritto al risarcimento del danno, anche mediante la promozione di un tentativo di conciliazione presso gli organismi abilitati.

Il comma 4 estende ai lavoratori autonomi, in quanto compatibile, la disciplina di cui all'art. 9 della legge 192/1998, relativa all'abuso, da parte di una o più imprese, dello stato di dipendenza economica (dalla medesima o dalle medesime) nel quale si trova un'impresa cliente o fornitrice.

L'articolo 9 dispone che i centri per l'impiego ed i soggetti autorizzati alle attività di intermediazione in materia di lavoro si dotino, in ogni sede aperta al pubblico, di uno sportello dedicato al lavoro autonomo.

Compiti dello sportello del lavoro autonomo sono:

raccogliere le domande e le offerte di lavoro autonomo, consentendo l'accesso alle relative informazioni ai professionisti ed alle imprese che ne facciano richiesta;

fornire indicazioni sulle procedure per l'avvio di attività autonome, per le eventuali trasformazioni e per l'accesso a commesse ed appalti pubblici;

fornire informazioni relative alle opportunità di credito ed alle agevolazioni pubbliche nazionali e locali.

Lo sportello del lavoro autonomo può essere costituito anche attraverso la stipula di convenzioni non onerose con gli ordini professionali, con le associazioni delle professioni non organizzate in ordini o collegi e le associazioni che rappresentano forme aggregative delle suddette associazioni, con le associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale dei lavoratori autonomi (ivi compresi i lavoratori autonomi appartenenti a categorie non organizzate mediante albi professionali).

L'elenco dei soggetti convenzionati è pubblicato sul sito internet dell'Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL).

Si demanda, inoltre, ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, la definizione delle modalità di trasmissione all'ANPAL delle convenzioni e degli statuti dei soggetti convenzionati.

I centri per l'impiego, ai fini dello svolgimento delle proprie attività in favore di lavoratori autonomi disabili, si avvalgono dei servizi pubblici per l'inserimento lavorativo dei disabili.

L'articolo 10, comma 1, delega il Governo al riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori applicabili agli studi professionali (si suppone al fine di armonizzare la disciplina di tali studi alla normativa generale). La delega (per la quale, ai sensi del comma 2, sono poste specifiche clausole di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica e delle amministrazioni interessate) deve essere esercitata mediante l'adozione, entro un anno dall'entrata in vigore del provvedimento in esame, di uno o più decreti legislativi, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:

individuazione delle misure di prevenzione e protezione idonee a garantire la tutela della salute e sicurezza delle persone che svolgono attività lavorativa negli studi professionali (con o senza retribuzione e anche al fine di apprendere un'arte un mestiere o una professione) (lettera a));

determinazione di misure tecniche ed amministrative di prevenzione compatibili con le caratteristiche gestionali ed organizzative degli studi professionali (lettera b));

semplificazione degli adempimenti meramente formali in materia di salute e sicurezza negli studi professionali, anche per mezzo di forme di unificazione documentale (lettera c));

riformulazione e razionalizzazione dell'apparato sanzionatorio, amministrativo e penale (per la violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro negli studi professionali), avuto riguardo ai poteri del soggetto contravventore e alla natura sostanziale o formale della violazione (lettera d)).

L'articolo 11 contiene disposizioni volte a favorire la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici e ai bandi per l'assegnazione di incarichi.

Il comma 1 prevede che le amministrazioni pubbliche promuovono, in qualità di stazioni appaltanti, la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici o ai bandi per l'assegnazione di incarichi individuali di consulenza o ricerca, in particolare favorendo il loro accesso alle informazioni relative alle gare pubbliche, anche attraverso gli appositi sportelli costituiti presso i centri per l'impiego (ai sensi dell'articolo 9, comma 1) e la partecipazione alle procedure di aggiudicazione. Il comma 2 equipara i lavoratori autonomi di cui al Capo I del provvedimento in esame alle PMI ai fini dell'accesso ai piani operativi regionali e nazionali a valere sui fondi strutturali europei.

8) Ok del Senato al Ddl povertà: al via il reddito di inclusione

Via libera definitivo del Senato al disegno di legge delega per il contrasto della povertà che introduce il reddito di inclusione. L'Aula di Palazzo Madama ha approvato il provvedimento - che aveva ottenuto il disco verde della Camera a luglio scorso - con 138 si', 71 no e 21 astenuti. Il provvedimento è in seconda lettura e non è stato modificato a Palazzo Madama e dunque ha ottenuto il via libera definitivo del Parlamento. Ora il governo dovrà varare il decreto di attuazione della delega che definirà nel dettaglio i requisiti per l'accesso al reddito di inclusione, una misura "unica a livello nazionale", con "carattere universale" e "condizionata" alla "prova dei mezzi" attraverso l'Isee e che, secondo stime del governo, potrà interessare circa 400mila nuclei familiari con minori a carico, pari a un milione e 77mila persone. I voti a favore sono stati 138, i contrari 71 e le astensioni 21. Un sostegno economico legato a doppio filo con politiche attive per il lavoro: potrà accedere al reddito di inclusione, infatti, chi aderisce "a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa". "Approvata la legge sulla #povertà. Un passo avanti per venire incontro alle famiglie in difficoltà. Impegno sociale priorità del Governo", scrive su twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. "Con l'approvazione del disegno di legge delega sul contrasto alla povertà si compie oggi un passo storico: per la prima volta il nostro Paese si dota di uno strumento nazionale e strutturale di contrasto alla povertà, il Reddito di inclusione (Rei), che ci consente di introdurre progressivamente una misura universale fondata sull`esistenza di una condizione di bisogno economico e non più sull`appartenenza a particolari categorie (come anziani, disoccupati, disabili, genitori soli)". Ad affermarlo è Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle politiche sociali.

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9) Istruzioni nella compilazione del modello Uniemens. Modalità di compilazione dell’elemento Forza Aziendale. Chiarimenti

L’INPS pubblica due messaggi, entrambi del 9 marzo 2017:

Lavoratori autonomi esposti in Uniemens:

Come riportato nel documento tecnico Uniemens, nell’elemento obbligatorio <ForzaAziendale> deve essere indicato il numero di tutti i dipendenti – compresi quelli non retribuiti – a tempo pieno e i dipendenti a tempo parziale calcolati in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno.

Si precisa che in tale elemento non devono essere indicati i lavoratori autonomi.

In particolare, si pone l’attenzione sui lavoratori autonomi dello sport e dello spettacolo. Infatti, nonostante nel settore dello spettacolo il lavoratore autonomo sia, per previsione legislativa e prassi costante, considerato alla stregua del lavoratore subordinato (cfr. circolare n. 154/2014), tale equiparazione, prevista in riferimento alle disposizioni applicabili per il calcolo dei contributi previdenziali, non può essere estesa in relazione all’inserimento degli stessi nel computo della media occupazionale. Il computo dei lavoratori nell’organizzazione aziendale si riferisce, infatti, soltanto ai soggetti assunti con contratto di lavoro subordinato (2094 c.c.) e, nell’ambito delle singole tipologie contrattuali, la legge stabilisce specifici criteri di computo (es. part-time, tempo determinato).

Analoga disciplina riguarda anche i lavoratori sportivi professionisti, assicurati all’Inps a prescindere dalla natura, autonoma o subordinata del rapporto di lavoro.

Non devono, pertanto, essere indicati nell’elemento obbligatorio <ForzaAziendale> i lavoratori con le seguenti qualifiche:

Qualifica1

Descrizione

S

Lavoratore autonomo dello spettacolo

U

Lavoratore autonomo sportivo professionista

Per quanto concerne, invece, il settore marittimo, si rappresenta che sono, analogamente, da escludere dall’elemento obbligatorio <ForzaAziendale> l’armatore ed il proprietario-armatore imbarcati sulla nave dai medesimi gestita, denunciati con <Tipo contribuzione> 73 (cfr. circolare n. 56/1988).

Viceversa, i lavoratori in questione seguiteranno ad essere indicati nell’elemento obbligatorio <NumLavoratori> che indica il numero lavoratori occupati.

Per completezza, si evidenzia che tali lavoratori non devono essere ricompresi ai fini del computo del livello dimensionale dal quale dipende l’applicabilità delle disposizioni di legge di cui alla Cassa integrazione guadagni straordinaria e dai Fondi di solidarietà ex titoli I e II del D.Lgs. n. 148/2015.

2. Lavoratori intermittenti

Con riferimento al lavoratore intermittente, si fa presente che l’articolo 18 del D.Lgs. n. 81/2015 prevede espresse modalità di computo. Nello specifico, la norma dispone che, “ai fini dell'applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, il lavoratore intermittente sia computato nell'organico dell'impresa in proporzione all'orario di lavoro effettivamente svolto nell'arco di ciascun semestre”; non vanno pertanto considerate le ore in cui il lavoratore resta in disponibilità.

Specifiche istruzioni in merito alle modalità di compilazione delle denunce mensili sono state fornite con circolare n. 17/2006, in vigenza delle disposizioni del decreto legislativo n. 276/2003. Tali disposizioni si intendono integralmente richiamate.

Si precisa che ai fini dell’applicazione della disposizione sopra citata è necessario fare riferimento al semestre precedente al mese di competenza della denuncia Uniemens.

Ad esempio, per la determinazione della forza aziendale da esporre nel modello Uniemens avente come periodo di competenza gennaio 2017, bisogna valutare l'orario di lavoro effettivamente svolto nell'arco del semestre luglio 2016 – dicembre 2016; per l’Uniemens avente come periodo di competenza febbraio 2017, bisogna valutare l'orario di lavoro effettivamente svolto nell'arco del semestre agosto 2016 – gennaio 2017.

3. Percettori di assegno straordinario per il sostegno al reddito

Sempre ai fini della corretta compilazione dall’elemento <ForzaAziendale>, si rammenta che i soggetti percettori di assegno straordinario per il sostegno al reddito – riconosciuto nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo – erogato dai Fondi di solidarietà di cui agli artt. 26 e 40 del citato D.Lgs. n. 148/2015 sono da escludere dall’elemento medesimo.

Come noto, l’assegno di cui si tratta viene erogato, mensilmente, dalla cessazione del rapporto di lavoro del soggetto interessato e fino alla maturazione dei requisiti di età e di contribuzione richiesti per l’accesso alla pensione.

Per le medesime motivazioni, devono essere esclusi dall’elemento obbligatorio <ForzaAziendale>, i soggetti destinatari delle prestazioni di esodo di cui all’art. 4, commi da 1 a 7-ter 1, della L. n. 92/2012.

Tali soggetti non devono essere indicati nemmeno nell’elemento obbligatorio <NumLavoratori> riferito al numero lavoratori occupati.

A margine di quanto sopra, si evidenzia, in conclusione, che le precisazioni di cui al presente messaggio sono da intendersi sostitutive delle istruzioni fornite, in merito all’elemento obbligatorio in trattazione, con il Documento tecnico per la compilazione del flusso Uniemens attualmente disponibile sul sito dell’Istituto che è in corso di aggiornamento.

(INPS Messaggio n. 1092 del 9 marzo 2017)

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Compensi erogati direttamente da Istituti Scolastici Statali

Con Circolare n. 172 del 16/10/2015 e il successivo messaggio n. 2314 del 24/05/2016 sono stati dati chiarimenti in ordine alla denuncia dei compensi erogati dagli Istituti scolastici statali avvalendosi di fondi propri o finanziamenti da parte di soggetti privati o pubblici, compresi anche quelli della Unione Europea.

Numerosi Istituti scolastici hanno, tuttavia, manifestato dei dubbi in ordine alla necessità di denunciare direttamente tali compensi poiché la Direzione dei Sistemi Informativi e dell’Innovazione - Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi - del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con riferimento a tali compensi ha rappresentato, in note successive alla pubblicazione del messaggio n. 2314/2016, di provvedere ad elaborare nelle denunce contributive l’elemento V1 Causale 7 per trasmettere i dati del conguaglio.

Al fine di eliminare ogni dubbio, si evidenzia che l’elaborazione dell’elemento V1, causale 7, per le operazioni di conguaglio, segnatamente codice motivo utilizzo 1 o 2, nelle denunce contributive trasmesse da NoiPA non esime,gli istituti scolastici, in qualità di sostituti di imposta, come già indicato nel messaggio n. 2314 del 24/05/2016, dall’obbligo di denunciare i compensi di cui trattasi corrisposti direttamente ai lavoratori. Tale adempimento è necessario sia per la finalità dichiarativa della contribuzione dovuta e di verifica della regolarità dei pagamenti, sia per alimentare la posizione assicurativa dei lavoratori ed incrementare le retribuzioni utili ai fini del trattamento pensionistico.

Si confermano, pertanto, le indicazioni fornite dall’Istituto e, segnatamente, l’obbligo degli Istituti scolastici che erogano direttamente i compensi di cui trattasi di aprire una propria posizione contributiva e trasmettere le denunce contributive per le retribuzioni erogate direttamente utilizzando fondi propri o finanziamenti di altri soggetti.

(INPS Messaggio n. 1090 del 9 marzo 2017)

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10) Imposta sulle transazioni finanziarie: modifiche al provvedimento sulla definizione degli adempimenti

Imposta sulle transazioni finanziarie: modifiche al provvedimento sulla definizione degli adempimenti dichiarativi, delle modalità di versamento dell’imposta, dei relativi obblighi strumentali, delle modalità di rimborso.

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il provvedimento n. 47944 del 9 marzo 2017 recante “Imposta sulle transazioni finanziarie di cui all’articolo 1, comma 491, 492 e 495 della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Modifiche al Provvedimento Prot. n. 2013/87896 del Direttore dell’Agenzia del 18 luglio 2013 concernente la definizione degli adempimenti dichiarativi, delle modalità di versamento dell’imposta, dei relativi obblighi strumentali, delle modalità di rimborso, ai sensi dell’articolo 19, commi 5 e 8 e dell’articolo 22 del decreto del Ministro dell’economia e finanze del 21 febbraio 2013, come modificato dal decreto del Ministro dell’economia e finanze del 18 marzo 2013”.

In particolare, viene sostituito il “Prospetto sintetico” delle operazioni di cui ai commi 491, 492 e 495 dell’articolo 1 della legge di stabilità per il 2013 (allegato n. 5 del Provvedimento Prot. n. 2013/87896 del Direttore dell’Agenzia del 18 luglio 2013), contenente le informazioni da trasmettere alla Società di gestione accentrata di cui all’art. 80 del TUF.

Modifiche anche Modifiche al “Prospetto analitico” delle operazioni di cui ai commi 491 e 492 dell’articolo 1 della legge di stabilità per il 2013 (allegato n. 8 del Provvedimento Prot. n. 2013/87896 del Direttore dell’Agenzia del 18 luglio 2013).

Infine, vi è l’indicazione del criterio di priorità da adottare in caso di concorrenza di più cause di esclusione e/o esenzione di cui agli articoli 15 e 16 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 21 febbraio 2013.

Entrata in vigore del Provvedimento

Le modifiche apportate dal presente Provvedimento decorrono dal 1 giugno 2017 ed in relazione alle operazioni poste in essere a partire da tale data.

Vincenzo D’Andò