Diario dell'1 marzo 2017: in arrivo la rottamazione delle liti pendenti?

Indice:

1) Enti non commerciali: come detrarre l’Iva sulle spese promiscue

2) Contratto con ASD: non può essere contestata la deduzione delle spese di sponsorizzazione

3) Si delinea l’introduzione di una nuova chiusura delle liti fiscali pendenti

4) PMI: come accedere ai contributi per l’acquisto di impianti

5) Commercialisti: commissioni tributarie più indipendenti

6) Nel regime IRI, contabilità ordinaria per cinque anni: la FNC ne spiega le modalità d’adesione e l’eventuale convenienza

7) Trade Facilitation Agreement

8) Crisi d’impresa e insolvenza nella prospettiva aziendale e giuridica alla luce delle riforme in itinere

9) Rapporto tra SpA e suoi amministratori: rapporto di “parasubordinazione” ?

10) Proroga tacita del termine di durata nelle società di persone: facoltà di disdetta unilaterale del socio

11) Azioni concrete di responsabilità sociale d’impresa

12) Opportunità di finanziamenti europei per i professionisti

 

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1) Enti non commerciali: come detrarre l’Iva sulle spese promiscue

Negli enti non commerciali il problema della ripartizione dei costi nell’ambito delle proprie attività (detrazione Iva delle spese effettuate tra attività istituzionale e attività commerciale) continua a fare discutere (adesso anche sui social network).

Nella gestione di tali organismi, per beni e servizi ad uso promiscuo si intendono quei beni e servizi che vengono utilizzati sia nell’attività istituzionale, sia nell’attività commerciale connessa e strumentale alla prima. Ad esempio, per l’immobile di un ente non commerciale, sede dell’attività principale istituzionale e commerciale connessa, si pone il problema della suddivisione della e dei costi di manutenzione o anche di energia, riscaldamento, e cosi via tra l’attività commerciale e quella non commerciale.

Detrazione Iva sugli acquisti di beni e servizi ad uso promiscuo

L’art. 19, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, dispone che i soggetti passivi possono portare in detrazione dall’ammontare dell’imposta relativa alle operazioni effettuate, l’imposta da loro assolta o dovuta o a loro addebitata a titolo di rivalsa “… in relazione ai beni ed ai servizi importati o acquistati nell’esercizio dell’impresa, arte o professione …”.

La citata disposizione, nel riconoscere il diritto di detrazione dell’Iva assolta sugli acquisti, esclusivamente nel caso in cui l’imposta si riferisca a beni e servizi inerenti alle attività d’impresa, artistica o professionale soggette ad Iva, nega, in pratica, il diritto alla detrazione per l’imposta assolta sugli acquisti di beni e servizi non destinati ad essere impiegati nell’ambito di tali attività (quindi, ovviamente, non spetta la detrazione Iva nell’attività istituzionale dell’ente che equivale all’attività di un comune privato cittadino). Inoltre, in aggiunta alla qualificazione degli enti non commerciali quali soggetti passivi d’imposta limitatamente alle attività di impresa eventualmente esercitate, l’art. 19-ter del D.P.R. n. 633/1972 prevede un particolare meccanismo di detrazione che considera la doppia configurazione assunta dai predetti enti ai fini dell’Iva.

L’art. 19-ter fa riferimento all’art. 4, comma 4, del decreto Iva, secondo cui, per gli enti pubblici e privati, compresi i consorzi, le associazioni e le altre organizzazioni senza personalità giuridica e le società semplici che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali o agricole, si considerano effettuate nell’esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali o agricole. Il suddetto art. 19-ter, al comma 1, spiega il concetto che, per gli enti non profit, viene ammessa in detrazione soltanto l’Iva relativa agli acquisti e alle importazioni fatti nell’esercizio di tali attività e, nell’ipotesi …

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