Diario dell’1 marzo 2017: in arrivo la rottamazione delle liti pendenti?

Pubblicato il 1 marzo 2017



1) Enti non commerciali: come detrarre l’Iva sulle spese promiscue
2) Contratto con ASD: non può essere contestata la deduzione delle spese di sponsorizzazione
3) Si delinea l’introduzione di una nuova chiusura delle liti fiscali pendenti
4) PMI: come accedere ai contributi per l’acquisto di impianti
5) Commercialisti: commissioni tributarie più indipendenti
6) Nel regime IRI, contabilità ordinaria per cinque anni: le modalità d’adesione e l’eventuale convenienza
7) Trade Facilitation Agreement
8) Crisi d’impresa e insolvenza nella prospettiva aziendale e giuridica alla luce delle riforme in itinere
9) Rapporto tra SpA e suoi amministratori: rapporto di “parasubordinazione”?
10) Proroga tacita del termine di durata nelle società di persone: facoltà di disdetta unilaterale del socio
11) Azioni concrete di responsabilità sociale d’impresa
12) Opportunità di finanziamenti europei per i professionisti
ct-facebookIndice: 1) Enti non commerciali: come detrarre l’Iva sulle spese promiscue 2) Contratto con ASD: non può essere contestata la deduzione delle spese di sponsorizzazione 3) Si delinea l’introduzione di una nuova chiusura delle liti fiscali pendenti 4) PMI: come accedere ai contributi per l’acquisto di impianti 5) Commercialisti: commissioni tributarie più indipendenti 6) Nel regime IRI, contabilità ordinaria per cinque anni: la FNC ne spiega le modalità d’adesione e l’eventuale convenienza 7) Trade Facilitation Agreement 8) Crisi d’impresa e insolvenza nella prospettiva aziendale e giuridica alla luce delle riforme in itinere 9) Rapporto tra SpA e suoi amministratori: rapporto di “parasubordinazione” ? 10) Proroga tacita del termine di durata nelle società di persone: facoltà di disdetta unilaterale del socio 11) Azioni concrete di responsabilità sociale d’impresa 12) Opportunità di finanziamenti europei per i professionisti    *****   1) Enti non commerciali: come detrarre l’Iva sulle spese promiscue Negli enti non commerciali il problema della ripartizione dei costi nell’ambito delle proprie attività (detrazione Iva delle spese effettuate tra attività istituzionale e attività commerciale) continua a fare discutere (adesso anche sui social network). Nella gestione di tali organismi, per beni e servizi ad uso promiscuo si intendono quei beni e servizi che vengono utilizzati sia nell’attività istituzionale, sia nell’attività commerciale connessa e strumentale alla prima. Ad esempio, per l’immobile di un ente non commerciale, sede dell’attività principale istituzionale e commerciale connessa, si pone il problema della suddivisione della e dei costi di manutenzione o anche di energia, riscaldamento, e cosi via tra l’attività commerciale e quella non commerciale. Detrazione Iva sugli acquisti di beni e servizi ad uso promiscuo L’art. 19, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, dispone che i soggetti passivi possono portare in detrazione dall’ammontare dell’imposta relativa alle operazioni effettuate, l’imposta da loro assolta o dovuta o a loro addebitata a titolo di rivalsa “... in relazione ai beni ed ai servizi importati o acquistati nell’esercizio dell'impresa, arte o professione ...”. La citata disposizione, nel riconoscere il diritto di detrazione dell’Iva assolta sugli acquisti, esclusivamente nel caso in cui l’imposta si riferisca a beni e servizi inerenti alle attività d’impresa, artistica o professionale soggette ad Iva, nega, in pratica, il diritto alla detrazione per l’imposta assolta sugli acquisti di beni e servizi non destinati ad essere impiegati nell’ambito di tali attività (quindi, ovviamente, non spetta la detrazione Iva nell’attività istituzionale dell’ente che equivale all’attività di un comune privato cittadino). Inoltre, in aggiunta alla qualificazione degli enti non commerciali quali soggetti passivi d’imposta limitatamente alle attività di impresa eventualmente esercitate, l’art. 19-ter del D.P.R. n. 633/1972 prevede un particolare meccanismo di detrazione che considera la doppia configurazione assunta dai predetti enti ai fini dell’Iva. L’art. 19-ter fa riferimento all’art. 4, comma 4, del decreto Iva, secondo cui, per gli enti pubblici e privati, compresi i consorzi, le associazioni e le altre organizzazioni senza personalità giuridica e le società semplici che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali o agricole, si considerano effettuate nell’esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali o agricole. Il suddetto art. 19-ter, al comma 1, spiega il concetto che, per gli enti non profit, viene ammessa in detrazione soltanto l’Iva relativa agli acquisti e alle importazioni fatti nell’esercizio di tali attività e, nell’ipotesi di attività promiscua, per la parte imputabile alle stesse, senza, tuttavia, fare alcun riferimento a criteri proporzionali. Il comma 2 condiziona detta detrazione alla tenuta, per l’attività commerciale, di una contabilità separata da quella relativa all’attività istituzionale, secondo il disposto dell’art. 20, comma 1, del D.P.R. n. 600/1973 (noto decreto sulle procedure da seguire anti “accertamento”). La circolare ministeriale n. 328/E del 24 dicembre 1997, paragrafo 3.2, ebbe a precisare che ai fini della ripartizione dell’Iva tra la quota detraibile e quella indetraibile, al contribuente non viene imposta alcuna regola specifica, lasciando la scelta del criterio più appropriato alle differenti situazioni che possono verificarsi. Tuttavia, sussiste la necessità di dovere individuare dei criteri oggettivi e coerenti con la natura dei beni e dei servizi acquistati. A tal proposito la suddetta circolare riporta anche un esempio relativo alle spese di riscaldamento di un fabbricato utilizzato sia per l’attività istituzionale sia per quella commerciale, per le quali un criterio oggettivo e coerente può essere costituito dalla cubatura dei rispettivi locali. La citata circolare precisa che, nonostante la norma parli di beni promiscui utilizzati, la detrazione parziale trova applicazione all’acquisto, indipendentemente dalla data di effettivo utilizzo, purché il bene sia già destinato ad uso promiscuo. In seguito la risoluzione ministeriale n. 137/E del 8 settembre 1998, intervenuta sulla medesima questione, ha esaminato una particolare problematica, riguardante tutti quei casi in cui non é risulta possibile individuare un criterio oggettivo, rispetto al quale suddividere i costi relativi ai beni e servizi ad uso promiscuo e conseguentemente la relativa Iva. In particolare, nel caso di specie (gestione di approdi turistici), il Ministero, facendo riferimento ad un criterio di proporzionalità di ordine generale simile a quello previsto per le imposte dirette, ha precisato che, al fine di stabilire la misura della detrazione spettante, si deve fare riferimento alla percentuale data dall’attività commerciale nell’ambito di tutta l’attività dell’ente. In tale ambito si stabilisce che, per la determinazione della base imponibile “Le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attività commerciali e di altre attività, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi”. Dunque, la proporzione di deducibilità dei costi promiscui è data da un rapporto tra i ricavi prodotti dall’attività commerciale e l’ammontare complessivo dei proventi dell’ente (proventi attività istituzionale + ricavi attività commerciale). Sulla base di tali chiarimenti ministeriali, quindi, l’incidenza dei costi promiscui non dipende, tanto dall’effettiva ed oggettiva utilizzazione del bene per l’attività commerciale rispetto a quella istituzionale, quanto dal criterio complessivo che confronta le entrate istituzionali a quelle commerciali.   ******   2) Contratto con ASD: non può essere contestata la deduzione delle spese di sponsorizzazione Non è contestabile la deducibilità delle spese di sponsorizzazione previste nel contratto stipulato con ASD. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale delle Marche che, con la sentenza n. 329.02.16, ha ribaltato le decisione dei giudici sottostanti, che si è avvalsa del dato normativo di cui al comma 8 dell’art. 90 della Legge 289/2002. Le spese di sponsorizzazione sostenute dall’imprenditore, come erogazione contrattuale alle associazioni sportive dilettantistiche (ASD), possono essere dedotte dall’azienda interamente nell’anno in cui sono state pagate al pari delle spese di pubblicità. L’Agenzia delle entrate, che ritiene tali spese antieconomiche, non può comunque interferire sulle scelte aziendali fatte dal manager. Garantita la deducibilità almeno fino all’importo annuo complessivamente non superiore a € 200.000. Anche la C.T. Prov. Ferrara con la sentenza n. 566.16 ha confermato la deducibilità delle spese promozionali. Secondo tale decisione le sponsorizzazioni sportive sono deducibili dal reddito d’impresa per presunzione assoluta fino al limite annuo di 200.000 euro. Sul caso si è pronunciata anche la Corte di cassazione con la sentenza 5720.2016. La Commissione Tributaria Provinciale di Ferrara ha evidenziato la piena deducibilità per le imprese delle sponsorizzazioni sostenute a favore del mondo sportivo dilettantistico qualora ne sia stata dimostrata l’effettiva destinazione al finanziamento di attività promozionali svolte dai sodalizi a favore del soggetto erogante. Tale deducibilità dovrà considerarsi per “presunzione assoluta” nel limite annuo dei 200.000 euro (c.d. inerenza qualitativa) dovendo, invece, il contribuente dimostrarne la congruità per i soli importi eccedenti tale soglia (c.d. inerenza quantitativa). L’art. 90, comma 8 della L. 289/2002 riconosce quale spesa di pubblicità (e quindi, deducibile come tale), volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante, il corrispettivo in denaro o in natura corrisposto a favore degli enti sportivi dilettantistici entro l’importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro qualora sia identificabile una specifica attività promozionale posta in essere dall’ente beneficiario. Mentre, invece, per le spese eccedenti i 200.000 euro, ai fini del rispetto del principio dell’inerenza, occorre la prova, a carico del contribuente, della “congruità dei costi, rispetto ai ricavi o all’oggetto sociale, ma soprattutto nell’allegazione delle potenziali utilità per la propria attività commerciale o dei futuri vantaggi conseguibili” (Cass. n. 10914/2015) in virtù della loro destinazione a finanziare un’attività “potenzialmente idonea a produrre utili” (Cass. n. 4041/2015).   ******   3) Si delinea l’introduzione di una nuova chiusura delle liti fiscali pendenti Dopo le precedenti uguali misure introdotte diversi anni addietro, dall’ex governo Berlusconi (contestato per questo dalla opposizioni di quel periodo), si profila nuovamente l’introduzione, nel nostro sistema fiscale, dell’ennesima chiusura delle liti fiscali pendenti. E lo annuncia un esponente dell’attuale governo (che in quel momento storico era all’opposizione), ovvero il Viceministro all’Economia, Luigi Casero. Questo, intanto, dimostra come le varie misure fiscali facciano comodo a qualsiasi partito politico, di qualsiasi colore, ancorché, chi sta all’opposizione lo contesti (come premio agli evasori), per poi utilizzarlo dopo quando è al governo. Arriva la rottamazione delle liti pendenti Allo studio del governo anche l’aumento della soglia per la mediazione e una sezione tributaria bis in Cassazione. Nei prossimi mesi, a palazzo Chigi si lavorerà ad una “riforma complessiva della giustizia tributaria”, che possa permettere di “migliorare la qualità” della giurisdizione e “smaltire la mole spropositata” di arretrato. Ad annunciarlo, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario tributario, tenutasi il 27 febbraio 2017 presso la Corte di Cassazione, è stato il Viceministro all’Economia, Luigi Casero, il quale ha preannunciato le principali novità che dovrebbe portare con sé la riforma. Riduzione dei contenziosi pendenti: l’idea sarebbe quella di introdurre delle “forme di conciliazione” anche riguardo al terzo grado di giudizio in Cassazione, e “valutare l’ipotesi di una rottamazione delle liti, basata su principi recentemente introdotti per la rottamazione delle cartelle”. Si studierà anche sulla mediazione obbligatoria e sulla possibilità di innalzare la soglia massima di valore delle cause “da 20 mila a 50 mila euro”. Si prevede, poi, anche una riforma di tipo amministrativo, che parte dal cambio nome delle Commissioni tributarie (che diventerebbero “tribunali tributari”) e investe anche l’assetto dei collegi, con un “aumento del numero dei magistrati togati”, per permettere a ogni tribunale di avere “sempre un Presidente togato” e ai collegi giudicanti di essere costituiti sempre da una “maggioranza di giudici togati”. Quanto all’aspetto organizzativo, l’Esecutivo avrebbe in mente di “svincolare le Commissioni dal Ministero dell’Economia”, in modo da assicurare alle stesse anche una “maggiore indipendenza”. Mentre, sulla Cassazione, si prenderà in considerazione l’idea di istituire una sezione tributaria bis, che sarebbe composta da “circa 50 giudici ausiliari”, scelti tra magistrati e altre figure professionali in pensione. ******   4) PMI: come accedere ai contributi per l’acquisto di impianti Da oggi (1 marzo 2017) si cominciano a presentare le domande d’accesso ai contributi per l’acquisto da parte di PMI di impianti per la realizzazione di investimenti in tecnologie digitali. E’ stato, infatti, pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2017, il Decreto 16 febbraio 2017 con il quale il Ministro dello Sviluppo Economico ha fissato il termine per la presentazione delle domande d’accesso ai contributi per l’acquisto da parte di piccole e medie imprese di impianti, macchinari e attrezzature finalizzati alla realizzazione di investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti. Per gli investimenti che fruiscono del contributo maggiorato, Industria 4.0, le imprese possono presentare le istanze a partire dal 1 marzo 2017. Nella domanda dovrà essere indicata esattamente la ripartizione tra investimenti ordinari e investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti. I moduli per la domanda di agevolazione e tutti gli altri moduli in PDF, necessari per l’accesso al finanziamento Sabatini ter sono disponibili sul sito internet del MiSE. Le banche/intermediari finanziari trasmettono al Ministero dello sviluppo economico le relative richieste di prenotazione del contributo a partire dal 1° aprile 2017. Inoltre, il MiSE con la circolare 14036/2017 del 15 febbraio 2017, ha fornito le istruzioni necessarie alla corretta attuazione degli interventi, oltre che gli schemi di domanda e di dichiarazione e l’ulteriore documentazione che l’impresa è tenuta a presentare per poter beneficiare delle agevolazioni.   ******   5) Commercialisti: commissioni tributarie più indipendenti Il Consiglio nazionale dei commercialisti, il 28 febbraio 2017, ha pubblicato sul proprio sito internet il seguente comunicato: Miani (Presidente nazionale): “No all’ipotesi di ricondurle in seno alla giustizia civile. Introdurre la professionalizzazione dei componenti”. “Rendere le attuali Commissioni tributarie sempre più indipendenti, assicurandone ancor meglio qualità ed equidistanza dalle parti con la professionalizzazione dei componenti”. E’ la proposta avanzata dal Presidente dei commercialisti, Massimo Miani, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario, tenutasi a Roma. “In particolare – afferma Miani - occorre introdurre un giudice a tempo pieno, professionale, che possa assicurare autonomia, terzietà e indipendenza della funzione giudicante, oltre che una maggiore sua produttività”. Secondo il presidente dei commercialisti, i futuri organi giudicanti, “dovrebbero essere composti da soggetti appartenenti al ruolo dei “Magistrati tributari”, selezionati con concorso pubblico che privilegi titoli di studio e di servizio nella materia tributaria, assicurando l’accesso al concorso anche ai laureati in economia, oltre che, ovviamente, ai laureati in giurisprudenza. Magistrati che, una volta vinto il concorso, siano a tempo pieno, sempre più professionali e specializzati e sottoposti all’obbligo di formazione continua”. In tale contesto, andrebbero in ogni caso preservate, a parere dei commercialisti, le professionalità oggi operanti nelle attuali Commissione tributarie, da includere in un ruolo ad esaurimento. Sui soggetti abilitati all’assistenza in giudizio, si è espresso il segretario nazionale dei commercialisti, Achille Coppola, secondo il quale “è da apprezzare la scelta, contenuta nel progetto di proposta di legge delega Ermini, di circoscrivere ad avvocati e commercialisti la difesa tecnica nel secondo grado di giudizio. Scelta che va nella direzione di quella che il Governo ha tracciato nel decreto delegato di revisione del contenzioso, in cui è stata bocciata una proposta della Commissione Finanze del Senato di includere tra i soggetti abilitati alla difesa tecnica i tributaristi.” “Per le medesime ragioni – continua Miani - abbiamo fortemente criticato l’inclusione tra i difensori dei dipendenti dei CAF, seppure limitatamente ai contenziosi originati da adempimenti predisposti dagli stessi CAF”. Sul complesso della proposta di legge Ermini, però, il giudizio dei commercialisti è negativo. A parere della categoria, infatti, “è assolutamente da scongiurare la “riconduzione” delle attuali Commissioni tributarie in seno alla Giustizia civile”. (Consiglio nazionale dei commercialisti, comunicato del 28 febbraio 2017)   ******   6) Nel regime IRI, contabilità ordinaria per cinque anni: la FNC ne spiega le modalità d’adesione e l’eventuale convenienza Il momento per optare per il regime IRI è stabilito nella dichiarazione dei redditi dell’anno a cui si riferisce, pertanto, se si volesse aderire al regime IRI nel 2017, l’opzione andrebbe esercitata nella dichiarazione dei redditi 2018. Assodato che la durata dell’opzione è stabilita in cinque anni e non è revocabile, questo comporta che per il suddetto periodo deve essere mantenuta anche obbligatoriamente la contabilità ordinaria. Affinché si possa ragionevolmente ipotizzarne la convenienza, occorre che il reddito d’impresa sia ragionevolmente superiore a € 50.000. Lo afferma la Fondazione nazionale dei commercialisti nel documento del 28 febbraio 2017 che, inoltre, rileva che , al contrario di quanto voluto dal legislatore, il regime IRI appare più appetibile dalle S.r.l. che non dalle società di persone, poiché le prime sono già tenute a una contabilità ordinaria; mentre nell’ottica dei soci esso pare fruibile nell'evenienza in cui, per ogni partecipante, sia ipotizzabile un reddito (da assoggettare a IRPEF), superiore a € 30.000. Qualora, invece, il contribuente possa vantare anche altre tipologie di reddito, soprattutto se superiori a 28.000€ (quale, per esempio, un reddito da lavoro dipendente), la convenienza del regime IRI, secondo la FNC, è sicuramente maggiore. Qualora si considerassero anche le addizionali regionali la convenienza per il regime IRI tende ad aumentare. Viene, quindi, fatta una prima valutazione di carattere generale in merito al nuovo regime: attraverso la sua introduzione viene in essere nell'ordinamento un istituto che potrebbe far entrare in conflitto gli interessi del socio-imprenditore con gli interessi della società-impresa, poiché, se per alcuni versi il regime potrebbe essere di vantaggio per la gestione aziendale (per esempio in relazione al riporto delle perdite), per altri potrebbe essere di vantaggio per i soci (per esempio in ordine all'entità dei prelevamenti). Il fronte in cui confinano i differenti interessi pare essere quello del rapporto tra utili e prelevamenti. Dunque l’elemento centrale da considerare in caso si volesse prendere in considerazione se optare o meno per il nuovo meccanismo impositivo è proprio questo. Infine, viene considerato anche il rapporto tra i soci stessi: ciò che potrebbe essere di vantaggio per uno di loro, potrebbe non esserlo per gli altri. Si pensi al caso del socio titolare del solo reddito d'impresa e del socio che oltre al reddito d'impresa dichiara anche reddito di lavoro dipendente: al primo potrebbe non convenire l'applicazione della nuova imposta, allorché il secondo potrebbe trarne proficui vantaggi. S.r.l. trasparente opta per il regime IRI Anche la S.r.l. trasparente potrebbe optare, nel 2017, per il regime IRI anche prima dello scadere della durata triennale dell’opzione per la trasparenza. In questo caso pertanto, ai fini della scelta se optare per il regimi IRI o meno, è necessario comparare la situazione iniziale con la previsibile situazione una volta deciso positivamente per la nuova tassazione separata. Vengono così evidenziati anche altri elementi utili in sede di scelta se optare per il regime IRI o meno. L’opzione per la S.r.l. trasparente (da parte di una S.r.l. in regime ordinario che disponga dei requisiti indicati nell'art. 116 del TUIR) fa sì che gli utili siano imputati direttamente in capo ai soci, esattamente come previsto per le società di persone (dal regime per trasparenza ex art. 5 del TUIR), con la differenza che, rispetto a queste ultime, il reddito d'impresa non è calcolato secondo le previsioni contenute nel Capo VI del Titolo I del TUIR, ma è calcolato secondo quanto previsto per i soggetti IRES (pertanto, rimane applicabile - lo si evidenzia per i fini che in questa sede interessano -, il limite di deducibilità degli interessi passivi). All’imputazione diretta in capo ai soci consegue che siano questi ultimi a dover dichiarare il reddito (e le perdite non eccedenti la quota di patrimonio netto contabile della società partecipata - deducibili secondo le disposizioni sul riporto delle perdite di cui all’art. 8 del TUIR) e a doverlo assoggettare a imposta con aliquota progressiva. La natura del reddito in questione è quella di reddito d’impresa. Optando per il regime IRI si realizzerebbe, quindi la seguente situazione: la determinazione del reddito in capo alla società avverrebbe secondo quanto previsto nel Capo VI del Titolo I del TUIR, per cui, come evidenziato, gli interessi passivi sono deducibili per l’intero (e non nei limiti di cui all’art. 96 del TUIR) e le perdite è possibile riportarle in avanti senza alcun limite (non dovendo rispettare quello dei cinque anni successivi, per le perdite conseguite successivamente al triennio di inizio dell’attività). In capo ai soci la differenza principale sarebbe che essi, pur continuando a dichiarare reddito d’impresa (sia in regime di trasparenza che in regime IRI), nel regime della nuova tassazione, non possono utilizzare le perdite della società per abbattere il proprio reddito complessivo. Inoltre, viene posta l’attenzione sul fatto che il reddito non è più imputato in capo al socio nell’anno in cui viene dichiarato dalla società, ma solo nella misura in cui i soci prelevano gli utili. Regime della determinazione del costo fiscale della partecipazione Un tema particolare, attinente alla compagine sociale, può essere ulteriormente svolto. Si tratta del regime della determinazione del costo fiscale della partecipazione. Per quanto attiene al costo fiscale della partecipazione, qualora si opti per il regime IRI, esso non deve più essere determinato secondo quanto previsto dall’art. 68, comma 6, quinto periodo, del TUIR, in quanto detta previsione è efficace esclusivamente per le società di persone trasparenti (e, quindi, anche per le S.r.l. trasparenti, in virtù della disciplina loro applicabile). In base all'articolo richiamato il costo fiscale della quota di partecipazione è aumentato o diminuito dei redditi o delle perdite imputate al socio e dal costo si scomputano, fino a concorrenza dei redditi già imputati, gli utili distribuiti al socio. Ne conseguono, pertanto, ripercussioni sul calcolo della plusvalenza/minusvalenza in ipotesi di cessione delle quote, di cui, appunto, all'art. 68 appena richiamato (in quanto dal costo della partecipazione non si scomputano, diversamente da come previsto in ipotesi di trasparenza, gli utili distribuiti al socio). Ambito soggettivo i soggetti che possono optare per il regime Iri sono i seguenti: - Imprenditore individuale - società in nome collettivo - società in accomandita semplice, - società a responsabilità limitata in regime di trasparenza fiscale. Particolarità In merito agli interessi passivi viene ricordato che nella determinazione del reddito d'impresa ai fini IRPEF (art. 61, TUIR) non si applica il limite di deducibilità previsto invece nella determinazione del reddito d'impresa ai fini IRES (art. 96, TUIR), per cui gli oneri finanziari, per un soggetto IRPEF, sono interamente deducibili, ovviamente se inerenti all’attività. In ordine alle perdite, si richiama che, mentre per i soggetti IRES esse, se diverse da quelle dei primi tre periodi d’imposta dall’inizio dell’attività, sono riportabili in avanti nel limite dell’80% del reddito di ciascun esercizio successivo (art. 84, TUIR), per i soggetti IRI (ancora diversamente dai soggetti IRPEF, per cui le perdite sono deducibili nel limite dei cinque esercizi successivi - art. 5, TUIR) le perdite sono riportabili in avanti senza alcun limite (art. 55-bis, comma 2, TUIR). Inoltre, in seconda istanza, prestando attenzione alla tassazione in capo ai soci, gli utili prelevati da questi ultimi assumerebbero in ogni caso la natura di reddito di impresa, i quali, in base al neo-introdotto comma 3 dell'art. 55-bis del TUIR, concorrono integralmente a formare il reddito complessivo del socio. Ne consegue: che non si applica il meccanismo previsto per le società soggette all’IRES per evitare le doppie imposizioni sui dividendi distribuiti ai soci, e che non si applicano le ritenute ex art. 26 e ss. del D.P.R. n. 600/1973. Accertamento A fronte del nuovo meccanismo di tassazione IRI e del dualismo impresa-società imprenditore-soci, in sede di accertamento, viene ipotizzato, come avviene ordinariamente per le società di capitali a ristretta base proprietaria indipendentemente dall’opzione IRI, che in seguito all'accertamento in capo al soggetto passivo IRI, ai soci (o all’imprenditore) sia rettificato il reddito (ai fini IRPEF) ricorrendo, da parte dell’Amministrazione, alla presunzione, elaborata dalla Corte di cassazione, di distribuzione degli utili extra-bilancio. Il differenziale accertato in capo ai soci dovrebbe essere poi dedotto in sede di determinazione del reddito nei confronti della società. Altro discorso è se il maggior reddito accertato in capo alla società non derivi, ad esempio, da ricavi non dichiarati (che potrebbero dar luogo alla presunzione di distribuzione degli utili di cui sopra), ma da un costo sostenuto, ritenuto non inerente. In tal caso, sarebbe difficile presumere una tassazione del socio, non avendo generato l’accertamento un maggior utile distribuibile, ma soltanto un maggior reddito di impresa da assoggettare a IRI. Imprese familiari Anche le imprese familiari ex articolo 230 bis c.c. e articolo 5, comma 4 del T.U.I.R., possono essere incluse nell'ambito soggettivo di applicazione dell'Iri sia per ragioni di ordine generale che conducono a qualificarle come imprese individuali ai fini tributari (il reddito prodotto dalla medesima è quello risultante dalla dichiarazione dei redditi dell'imprenditore, unico titolare di essa. il quale può imputare parte del suo reddito ai familiari per un ammontare non superiore al 49 per cento); sia per ragioni strettamente attinenti alla disciplina Iri, avuto riguardo all'espressa menzione nel testo normativo dell'articolo 55 bis del T.U.I.R. dei “collaboratori familiari”. Società tra professionisti Con riferimento alle società tra professionisti di cui all’articolo 10, comma 3 della L. 12 novembre 2011, n. 183, viene, infine, rilevato che queste, dovendosi costituire in una delle forme societarie tipiche regolate dai titoli V e VI del libro V del codice civile (quindi anche S.n.c. e S.a.s.), potrebbero essere annoverate tra i soggetti interessati dalla nuova imposta. Contributi previdenziali Infine, l'articolo 1, comma 548 della Legge di bilancio 2017, ha precisato che per i soggetti che esercitano l'opzione in argomento l'ammontare del contributo annuo dovuto è determinato senza tener conto delle disposizioni di cui all'articolo 55 bis del T.U.I.R., pertanto, per gli imprenditori individuali e soci di società di persone iscritti alle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali, l'ammontare del contributo annuo è pari al 12% del reddito annuo derivante dalla attività di impresa che dà titolo all'iscrizione alla gestione, dichiarato ai fini Irpef, relativo all'anno precedente (12% del reddito d'impresa calcolato secondo le ordinarie regole Irpef al lordo dei prelevamenti dell'imprenditore, dei soci o dei collaboratori familiari). Meccanismo impositivo Nell'ipotesi in cui venga esercitata l'opzione per l'Iri, il reddito d'impresa dei soggetti sopra indicati non concorrerà più alla formazione del reddito complessivo ai fini delle imposte sui redditi, stante la disapplicazione del regime di imputazione e tassazione del reddito per trasparenza di cui all'articolo 5 del T.U.I.R., ma sarà assoggettato a tassazione separata in capo all'impresa individuale-società di persone con aliquota allineata a quella Ires, ovverosia con aliquota che, a decorrere dal 1° gennaio 2017, è pari al 24%. Il reddito d'impresa ai fini Iri si determina ai sensi del Capo VI, Titolo I del T.U.I.R., quindi sempre sulla base delle regole Irpef (che, pertanto, troverà applicazione anche per le S.r.l. a ristretta base societaria che decideranno di aderire al regime in oggetto), con successiva deduzione delle somme prelevate dall'imprenditore o dai soci o dai collaboratori familiari nei limiti dell'utile di esercizio e delle riserve di utili sottoposte a tassazione separata sostitutiva negli anni precedenti al netto delle perdite residue computabili in diminuzione dei redditi dei periodi di imposta successivi (c.d. plafond di deducibilità Iri). In deroga all'articolo 8, comma 3 del T.U.I.R., infatti, le perdite maturate nei periodi di imposta di applicazione dell'Iri sono computate in diminuzione del reddito dei periodi di imposta successivi per l'intero importo che trova capienza in essi e sono riportabili in avanti senza limiti temporali. Le regole dell'imposizione ordinaria sui redditi (in genere, l’Irpef) trovano una riespansione solo al momento in cui vengono prelevate somme a carico dell'utile di esercizio e delle riserve di utili sottoposte a tassazione separata sostitutiva negli anni precedenti e non ancora prelevati, da parte dell'imprenditore o dei soci o dei collaboratori familiari: per evitare una duplicazione della tassazione sugli utili, a fronte della deducibilità delle medesime somme in capo all'impresa-società, viene previsto che queste concorrano alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef dei soci percipienti in proporzione al valore dei conferimenti (a meno che non risulti diversamente dall'atto costitutivo ovvero da altro atto di data certa anteriore all'inizio del periodo d'imposta). Dunque, i prelievi fiscalmente rilevanti ai fini Iri (i.e. ai fini della deducibilità in capo all'impresa-società ovvero ai fini della tassazione Irpef per l'imprenditore-soci) sono solo quelli effettuati a carico del reddito d'esercizio o dei redditi di esercizi precedenti che hanno già scontato la tassazione separata; di conseguenza, le riserve formate con utili dei periodi di imposta precedenti a quello a decorrere dal quale si applica la nuova imposta rimangono soggette al regime previgente (trattandosi di riserve di utili già tassati) e, per la presunzione di cui all'ultimo comma dell'articolo 55 bis in commento, le riserve da cui sono prelevate le somme si considerano formate prioritariamente con utili di tali periodi di imposta. Questo induce a ritenere che la disciplina Iri dei prelevamenti non troverà applicazione fino a quando non saranno esaurite le riserve esistenti al termine del periodo d'imposta precedente a quello a decorrere dal quale trova applicazione il nuovo regime. È necessario rilevare, altresì, che, ulteriore conseguenza delle descritte disposizioni è rappresentata dal fatto che i redditi d'impresa eccedenti la misura dell'utile di esercizio restano assoggettati in modo definitivo esclusivamente ad Iri, in quanto non potranno essere prelevati. Aspetto fondamentale della disciplina in esame risulta essere, pertanto, la determinazione del limite di deducibilità delle somme oggetto di prelievo, ovverosia del c.d. plafond Iri. A tal riguardo l'Amministrazione finanziaria, in risposta ai quesiti della stampa specializzata nel corso del Telefisco del 2 febbraio 2017, ha chiarito che “il plafond Iri va determinato computando in aumento i redditi assoggettati a tassazione separata con l’aliquota del 24% (sia nel periodo di imposta che nei periodi di imposta precedenti) e in diminuzione le perdite residue non ancora utilizzate. Pertanto, laddove tali perdite siano utilizzate, le stesse non dovranno più essere portate in diminuzione del plafond Iri”.   ******   7) Trade Facilitation Agreement La Commissione europea informa che il “Trade Facilitation Agreement” (TFA) Accordo sulla facilitazione del commercio, è entrato in vigore il 22 febbraio u.s. grazie alla ratifica di n. 4 Paesi (Ciad, Giordania, Oman e Ruanda) che ha consentito di superare il quorum minimo richiesto (110 parti contraenti) La stessa Commissione considera tale accordo come l’evento commerciale multilaterale più importante dalla fondazione dell’OMC nel 1995. Esso mira a semplificare e a chiarire le procedure internazionali di importazione e di esportazione, le formalità doganali e i requisiti per il transito e renderà più facile e meno costoso l’espletamento delle pratiche amministrative commerciali, contribuendo così a fornire un importante e fondamentale stimolo alla crescita economica globale. Per maggiori dettagli esplicativi si rinvia al seguente link: http://ec.europa.eu/taxation_customs/general-information-customs/trade-facilitation (Agenzia delle Dogane, comunicato n. 23579 del 27 febbtaio 2017)   ******   8) Crisi d’impresa e insolvenza nella prospettiva aziendale e giuridica alla luce delle riforme in itinere La Camera ha approvato il disegno di legge che delega il Governo alla riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza. Il provvedimento è stato modificato in più parti nel corso dell'esame in Commissione Giustizia con l’obiettivo di predisporre una riforma (organica) della crisi d’impresa basandosi su un nuovo approccio al fallimento. Il provvedimento (attualmente all’esame del Senato) è innovativo sotto diversi profili: nel generale quadro di favore per gli strumenti di composizione stragiudiziale della crisi, viene introdotta una fase preventiva di “allerta”, finalizzata all’emersione precoce della crisi d’impresa e ad una sua composizione assistita; si facilita l’accesso ai piani di risanamento e agli accordi di ristrutturazione dei debiti; viene rivista la disciplina dei privilegi; si elimina la procedura fallimentare sostituendola con quella di liquidazione giudiziale; si rivisita, sulla base delle prassi verificate e delle criticità emerse, la normativa sul concordato preventivo; si modifica la normativa sulle crisi da sovraindebitamento. Con il documento del 28 febbraio 2017 la Fondazione nazionale dei commercialisti approfondisce, in una prospettiva aziendalistica e giuridica le novità relative alle procedure di “allerta”, finalizzate all’emersione precoce della crisi d’impresa e alla composizione dei contrapposti interessi.   ******   9) Rapporto tra SpA e suoi amministratori: rapporto di “parasubordinazione” ? La natura giuridica del rapporto intercorrente tra una società per azioni e i propri amministratori, con particolare riferimento al tema dei compensi, alla luce delle recenti evoluzioni giurisprudenziali. Con la sentenza n. 1545 del 20 gennaio 2017, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono pronunciate, con un intervento normofilattico dopo più di vent’anni di contrasti interpretativi, in ordine alla qualificazione del rapporto che lega una società di capitali ai propri amministratori. Segnatamente, il quesito di diritto affrontato in questa sede riguarda la natura dei compensi degli amministratori di s.p.a. e la necessità di stabilire se tali emolumenti siano riconducibili al corrispettivo di un rapporto di c.d. “parasubordinazione”, o a quello derivante da un contratto di lavoro autonomo o di opera professionale, oppure da un rapporto unitario connesso inscindibilmente con l’attività gestoria, che presenta un profilo sui generis. La Fondazione nazionale dei commercialisti, con il documento del 28 febbraio 2017, affronta il tema nella sua complessità anche perché l’individuazione della tipologia del rapporto in esame è dirimente per una serie di ulteriori questioni, tra le quali, in particolare, la pignorabilità delle rimunerazioni spettanti agli amministratori con i limiti previsti dall’art. 545, 4° comma, c.p.c., in sede di espropriazione presso terzi.   ******   10) Proroga tacita del termine di durata nelle società di persone: facoltà di disdetta unilaterale del socio La proroga tacita del termine di durata nelle società di persone e la facoltà di disdetta unilaterale del socio. Il termine di durata delle società di persone, ove indicato nell’atto costitutivo, determina, al suo verificarsi una causa di scioglimento della società per cui, prima del suo decorso, è necessaria una valutazione circa l’ipotesi o meno di proroga del suddetto termine, salvo la possibilità di proroga tacita ai sensi degli artt. 2307, co. 3 e 2273 c.c.. Con riguardo alla proroga tacita, nelle società di persone si è soliti ulteriormente distinguere tra proroga tacita legale prevista dall’art. 2273 c.c. e proroga tacita convenzionale, prevista da specifiche clausole contrattuali. La Fondazione nazionale dei commercialisti, con il documento del 28 febbraio 2017, analizza le fattispecie con particolare riguardo alle criticità derivanti dall'esercizio della facoltà del singolo socio di comunicare unilateralmente la disdetta.   ******   11) Azioni concrete di responsabilità sociale d’impresa Azioni concrete di responsabilità sociale d'impresa. Il coinvolgimento degli stakeholder Con l’emanazione del Decreto Legislativo 254/2016 in tema di rendicontazione obbligatoria di informazioni aziendali di carattere non finanziario, commentato nella precedente newsletter della FNC, la Responsabilità Sociale d'Impresa è stata “sdoganata” in via definitiva anche sotto il profilo giuridico, come parte integrante delle strategie aziendali. Lo spunto offre così la possibilità di tornare a descrivere e divulgare uno dei concetti chiave della RSI e cioè l’interazione dell’impresa con i propri stakeholder. Il coinvolgimento di questi ultimi diventa un valore e acquisisce la connotazione di variabile critica che orienta le scelte. Il c.d. Stakeholder Engagement si consolida come materia aziendalistica oggetto di nuove prospettive professionali per consulenti d’impresa e manager.   ******   12) Opportunità di finanziamenti europei per i professionisti L'applicazione concreta dei finanziamenti europei a favore dei professionisti è ancora molto in ritardo. Occorre che "l'equiparazione tra imprese e professionisti" sui fondi europei avvenga attraverso un'azione congiunta del mondo delle professioni sui livelli istituzionali che gestiscono questi fondi come Regioni e Stato. L'informazione sulle possibilità di finanziamento è comunque lo strumento fondamentale per poter fruire appieno delle possibilità variegate e diverse che i finanziamenti europei concedono ai professionisti ed alle loro imprese. In tema la Fondazione nazionale dei commercialisti ha pubblicato il documento del 28 febbraio 2017.   Vincenzo D’Andò