No a presunzioni fiscali se i prelevamenti bancari sono proporzionati ai versamenti - Diario quotidiano del 24 marzo 2017

diario-quotidiano-articoli-91) Il bonifico del fidanzato annulla il redditometro

2) Accertamento: no a presunzioni fiscali se i prelevamenti bancari sono proporzionati ai versamenti

3) Fatca: un provvedimento delle Entrate definisce la scadenza per l’invio dei dati 2016

4) Non è soggetto all’IRAP il medico con dipendente il cui apporto non aumenta il proprio profitto

5) Misure antisismiche: bonus fiscale per la detrazione

6) Bonus bebè: vecchie e nuove misure di sostegno per le famiglie

7) Il Mef segnala l’arrivo di finte email via pec

8) INPS: Osservatorio sul precariato – i dati gennaio 2017

9) Ispettorato del Lavoro: disponibili i nuovi modelli videosorveglianza

10) Camera: contributo di solidarietà per 3 anni a carico degli ex deputati titolari di vitalizio

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1) Il bonifico del fidanzato annulla il redditometro

Basta il bonifico del fidanzato con la causale “sussidi e regalie” per fare annullare l’accertamento basato sul redditometro in caso di evidente discrasia tra il dichiarato e l’immobile acquistato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, la sentenza n. 7258 del 22 marzo 2017, secondo cui l’accertamento (ex art. 41 del D.P.R. 600/73) deve essere annullato se il contribuente produce la documentazione bancaria che attesta la provenienza non reddituale delle somme impiegate per l’acquisto del bene, poiché rimesse da un terzo (nella specie, il futuro coniuge) a titolo di “regalia”.

Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria aveva accertato nei confronti una donna, ex art. 41 D.P.R. 600/73, circa 100.000 euro di redditi per le annualità considerate (1999-2000), sulla scorta dei registri immobiliari, dai quali risultava l’acquisto due unità immobiliari per un valore superiore a 557.000 euro.

La contribuente si è difesa sostenendo che gli acquisti erano stati effettuati con denaro elargito dal futuro coniuge e che, in mancanza di ulteriori indizi, poteva escludersi che le somme predette fossero il risultato di redditi non dichiarati.
Dall’incresciosa vicenda ne è uscita indenne la donna anche nel ricorso in cassazione.
Difatti, nel respingere il ricorso dell’Agenzia delle entrate, la Suprema Corte ha precisato che è pur vero che nelle ipotesi di omessa presentazione della dichiarazione da parte del contribuente, la legge autorizza l’Ufficio finanziario a servirsi di qualsiasi elemento probatorio ai fini dell’accertamento del reddito e, quindi, a determinarlo con metodo induttivo e anche utilizzando, in deroga alla regola generale, presunzioni “supersemplici” (ossia prive dei requisiti di cui all’art. 38 comma 3 del D.P.R. 600/73) che provocano un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente al quale, pertanto, spetta dedurre e dimostrare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi della pretesa erariale.

Ma la contribuente è riuscita a provare di non avere compiuto nessun tipo di evasione fiscale.

Peraltro, la legge non tipizza la prova da fornire, la anzi può essere offerta con qualsiasi elemento idoneo a fornire adeguata certezza circa la natura non reddituale dell’elemento preso in condirezione dal Fisco in sede di accertamento.
Nel caso sottoposto al vaglio di legittimità, è stata elogiata la CTR poiché, a detta della Cassazione, ha assunto una decisione corretta accogliendo il ricorso della donna mediante la produzione della documentazione bancaria, con la quale è riuscita a dimostrare di avere acquistato gli immobili grazie al denaro derivante da un bonifico effettuato dal futuro marito, dal quale è risultato l’accredito a titolo di regalia giacché specificava che il motivo del movimento bancario era un “acquisto immobile” e la causale era costituita da “sussidi e regalie”. L’Agenzia delle Entrate ha dovuto pure pagare le spese del giudizio.

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2) Accertamento: no a presunzioni fiscali se i prelevamenti bancari sono proporzionati ai versamenti

Accertamento: non valgono le presunzioni fiscali…

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