No a presunzioni fiscali se i prelevamenti bancari sono proporzionati ai versamenti – Diario quotidiano del 24 marzo 2017

Pubblicato il 24 marzo 2017



1) Il bonifico del fidanzato annulla il redditometro
2) No a presunzioni fiscali se i prelevamenti bancari sono proporzionati ai versamenti
3) Fatca: un provvedimento delle Entrate definisce la scadenza per l’invio dei dati 2016
4) Non è soggetto all’IRAP il medico con dipendente il cui apporto non aumenta il proprio profitto
5) Misure antisismiche: bonus fiscale per la detrazione
6) Bonus bebè: vecchie e nuove misure di sostegno per le famiglie
7) Il Mef segnala l’arrivo di finte email via pec
8) INPS: Osservatorio sul precariato – i dati gennaio 2017
9) Ispettorato del Lavoro: disponibili i nuovi modelli videosorveglianza
10) Camera: contributo di solidarietà per 3 anni a carico degli ex deputati titolari di vitalizio
diario-quotidiano-articoli-91) Il bonifico del fidanzato annulla il redditometro 2) Accertamento: no a presunzioni fiscali se i prelevamenti bancari sono proporzionati ai versamenti 3) Fatca: un provvedimento delle Entrate definisce la scadenza per l’invio dei dati 2016 4) Non è soggetto all’IRAP il medico con dipendente il cui apporto non aumenta il proprio profitto 5) Misure antisismiche: bonus fiscale per la detrazione 6) Bonus bebè: vecchie e nuove misure di sostegno per le famiglie 7) Il Mef segnala l’arrivo di finte email via pec 8) INPS: Osservatorio sul precariato – i dati gennaio 2017 9) Ispettorato del Lavoro: disponibili i nuovi modelli videosorveglianza 10) Camera: contributo di solidarietà per 3 anni a carico degli ex deputati titolari di vitalizio ****

1) Il bonifico del fidanzato annulla il redditometro

Basta il bonifico del fidanzato con la causale “sussidi e regalie” per fare annullare l’accertamento basato sul redditometro in caso di evidente discrasia tra il dichiarato e l’immobile acquistato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, la sentenza n. 7258 del 22 marzo 2017, secondo cui l’accertamento (ex art. 41 del D.P.R. 600/73) deve essere annullato se il contribuente produce la documentazione bancaria che attesta la provenienza non reddituale delle somme impiegate per l’acquisto del bene, poiché rimesse da un terzo (nella specie, il futuro coniuge) a titolo di “regalia”.

Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria aveva accertato nei confronti una donna, ex art. 41 D.P.R. 600/73, circa 100.000 euro di redditi per le annualità considerate (1999-2000), sulla scorta dei registri immobiliari, dai quali risultava l’acquisto due unità immobiliari per un valore superiore a 557.000 euro.

La contribuente si è difesa sostenendo che gli acquisti erano stati effettuati con denaro elargito dal futuro coniuge e che, in mancanza di ulteriori indizi, poteva escludersi che le somme predette fossero il risultato di redditi non dichiarati. Dall’incresciosa vicenda ne è uscita indenne la donna anche nel ricorso in cassazione. Difatti, nel respingere il ricorso dell’Agenzia delle entrate, la Suprema Corte ha precisato che è pur vero che nelle ipotesi di omessa presentazione della dichiarazione da parte del contribuente, la legge autorizza l’Ufficio finanziario a servirsi di qualsiasi elemento probatorio ai fini dell’accertamento del reddito e, quindi, a determinarlo con metodo induttivo e anche utilizzando, in deroga alla regola generale, presunzioni “supersemplici” (ossia prive dei requisiti di cui all’art. 38 comma 3 del D.P.R. 600/73) che provocano un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente al quale, pertanto, spetta dedurre e dimostrare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi della pretesa erariale.

Ma la contribuente è riuscita a provare di non avere compiuto nessun tipo di evasione fiscale.

Peraltro, la legge non tipizza la prova da fornire, la anzi può essere offerta con qualsiasi elemento idoneo a fornire adeguata certezza circa la natura non reddituale dell’elemento preso in condirezione dal Fisco in sede di accertamento. Nel caso sottoposto al vaglio di legittimità, è stata elogiata la CTR poiché, a detta della Cassazione, ha assunto una decisione corretta accogliendo il ricorso della donna mediante la produzione della documentazione bancaria, con la quale è riuscita a dimostrare di avere acquistato gli immobili grazie al denaro derivante da un bonifico effettuato dal futuro marito, dal quale è risultato l’accredito a titolo di regalia giacché specificava che il motivo del movimento bancario era un “acquisto immobile” e la causale era costituita da “sussidi e regalie”. L’Agenzia delle Entrate ha dovuto pure pagare le spese del giudizio.

******

2) Accertamento: no a presunzioni fiscali se i prelevamenti bancari sono proporzionati ai versamenti

Accertamento: non valgono le presunzioni fiscali se i prelevamenti bancari sono proporzionati ai versamenti effettuati dal contribuente (nel caso di specie, un intermediario finanziario).

E’ quanto deriva dalla sentenza n. 7259 del 22 marzo 2017 emessa dalla Corte di Cassazione.

Affinché la mancanza di riscontro (o di congruenza) tra i prelevamenti ed i versamenti possa rendere certi gli indizi, il Fisco deve prima appurare se gli importi prelevati dal conto destinato all’attività lavorativa siano stati superiori a quelli versati sul conto destinato alle esigenze personali/familiari e, in caso positivo, verificare se la differenza sia o meno compatibile, anche in relazione al dato temporale, con le ordinarie esigenze di vita, nella misura in cui non fossero state addotte spese straordinarie.

Stop, quindi, a semplici presunzioni per i prelevamenti dal conto corrente che, anzi, di base, possono essere destinati ai bisogni delle famiglia.

Dunque, anche la Cassazione comincia a considerare la possibilità di giustificare i prelevamenti in contanti con la loro imputabilità alle esigenze di vita personale e/o familiare.

Opportunità che, come noto, è stata di recente disposta dal legislatore (con la modifica dell’art. 32 del DPR 600/73 mediante il D.L. 193 del 2016) che ha limitato l’operatività delle presunzioni sui prelievi con l’introduzione di un limite di 1.000 euro giornalieri, e comunque di 5.000 euro mensili, al di sotto del quale la presunzione non può operare.

******

3) Fatca: un provvedimento delle Entrate definisce la scadenza per l’invio dei dati 2016

E’ il 31 maggio 2017 il termine entro cui gli operatori finanziari interessati dall’accordo Fatca dovranno inviare le informazioni sui conti finanziari statunitensi concernenti l’anno 2016. Un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 23 marzo 2017 definisce la nuova scadenza di trasmissione delle informazioni e integra i precedenti provvedimenti del 7 agosto 2015 e del 26 luglio 2016 in conseguenza della modifica del tracciato da utilizzare per l’invio delle informazioni pubblicata dall’Internal Revenue Service statunitense a partire dall’1 gennaio 2017.

Gli istituti finanziari potranno trasmettere al SID (Sistema di interscambio dati) i dati del Fatca 2.0 a partire dal 3 maggio 2017, con termine al 31/05/2017; da quest’ultima data si calcoleranno poi gli ulteriori 15 giorni (quindi, sino al 15/06/2017) entro cui si potranno ancora inviare messaggi di tipo “primo invio” col meccanismo della sostituzione previsto dalle regole di recepimento della normativa Fatca.

Cos’è il Fatca

L’accordo intergovernativo Fatca (Foreign Account Tax Compliance Act), ratificato con la legge n. 95 del 18 giugno 2015 e operativo a partire dal 1° luglio 2014, ha l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale di cittadini e residenti statunitensi realizzata attraverso conti correnti detenuti presso le istituzioni finanziarie italiane e da residenti italiani tramite conti correnti presso le istituzioni finanziarie statunitensi, utilizzando lo scambio automatico di informazioni finanziarie.

Aggiornamento degli allegati tecnici

Gli allegati del neo provvedimento sostituiscono gli allegati n. 1 e n. 2 del provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 7 agosto 2015.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 65 del 23 marzo 2017)

******

4) Non è soggetto all’IRAP il medico con dipendente il cui apporto non aumenta il proprio profitto

E’ escluso da IRAP il medico con dipendente “part time” che si limita ad accogliere i pazienti.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 7199 del 23 marzo 2017.

Secondo la Corte suprema, in materia di imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), l’avvalersi in modo non occasionale, da parte di un medico di base, della collaborazione di terzi (nella specie di un solo dipendente “part time”), non costituisce, di per sé, fattore decisivo per determinare il riconoscimento della “autonoma organizzazione”, dovendo il giudice del merito accertare in concreto se tale prestazione lavorativa rappresenti quel valore aggiunto idoneo ad accrescere la capacità produttiva del professionista (Sez. 6 - 5, n. 26982 del 19/12/2014; conf. Sez. 6 - 5, n. 3755 del 18/02/2014).

E, sul punto, la CTR ha esaustivamente concluso che l’apporto di lavoro di terzi è limitato all’accoglienza degli assistiti (e dunque è implicitamente inidoneo ad accrescere la capacità reddituale del sanitario), mentre le spese non superano il 20%.

L’Agenzia delle entrate ha presentato ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale, che, in linea con la decisione della Commissione tributaria provinciale, aveva accolto l’impugnazione del professionista, medico di base convenzionato col SSN, avverso il silenzio rigetto sull’istanza di rimborso dell’IRAP versata. Nella decisione impugnata, la CTR ha affermato che gli elementi evidenziati nella vicenda (dipendente part-time, locale in affitto, autovettura) non sarebbero stati tali da integrare il presupposto di una rilevante attività organizzata da assoggettare all’IRAP: lo stesso compenso corrisposto al dipendente sarebbe stato proporzionato allo svolgimento del compito affidatogli e non avrebbe indotto a ritenere una prestazione più impegnativa (e quindi più produttiva) di quella riferita (accoglienza assistiti). Infine, il rapporto tra i compensi percepiti dal sanitario e le spese da lui sostenute per l’attività svolta non sarebbe stato elevato.

L’Amministrazione finanziaria ha sostenuto che, nella specie, l’impiego di un collaboratore nell’esercizio dell’attività professionale, seppure part-time, (al quale sarebbero stati versati importi di entità non esigua) sarebbe stato di sicuro un indice della sussistenza di un’autonoma organizzazione, consentendo al medico di dedicarsi esclusivamente alla visita dei pazienti, riducendo i tempi di attesa ed aumentando la produttività e l’efficienza complessiva del servizio offerto.

La Suprema Corte ha, invece, evidenziato che in tema di imposta regionale sulle attività produttive, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’art. 2 del D.lgs. n. 446 del 1997 non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all'esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive.

Con particolare riguardo al caso di specie, in materia di IRAP, l’avvalersi in modo non occasionale, da parte di un medico di base, della collaborazione di terzi (nella specie di un solo dipendente “part time”), non costituisce, di per sè, fattore decisivo per determinare il riconoscimento della "autonoma organizzazione", dovendo il giudice del merito accertare in concreto se tale prestazione lavorativa rappresenti quel valore aggiunto idoneo ad accrescere la capacità produttiva del professionista.

******

5) Misure antisismiche: bonus fiscale per la detrazione

Detrazione per misure antisismiche: pubblicate le linee guida per valutare le classi di rischio.

In relazione alla detrazione IRPEF prevista per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 è previsto un aumento della percentuale – dal 50% di base si può arrivare fino al 80%, aumentato all’85% per le parti comuni di edifici condominiali – se, per effetto delle misure antisismiche adottate, si ottiene una riduzione del rischio sismico tale da determinare il passaggio a una classe di rischio inferiore. A tale riguardo, è stato pubblicato il DM 28 febbraio 2017, in vigore dal 1° marzo 2017, che stabilisce:

- le Linee guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni;

- le modalità per l’attestazione, da parte di professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati.

Le Linee guida forniscono gli strumenti tecnici indispensabili per la classificazione del rischio sismico degli edifici, ove per rischio sismico si intende la misura matematica/ingegneristica utilizzata per valutare il danno (perdita) atteso a seguito di un possibile evento sismico. Detta misura dipende da un’interazione di diversi fattori: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione. Il decreto prevede 8 classi di rischio, con intensità crescente dalla lettera A+ (meno rischio) alla lettera G (più rischio).

Modalità operative

Il proprietario dell’immobile che intende usufruire della detrazione deve innanzitutto incaricare un professionista – ingegnere o architetto iscritti al relativo albo – della valutazione della classe di rischio e della predisposizione del progetto di intervento.

A seguito dell’incarico, il professionista:

- individua la classe di rischio della costruzione nello stato di fatto prima dell’intervento; - progetta l’intervento di riduzione del rischio sismico e determina la classe di rischio della costruzione a seguito del completamento dell’intervento; - assevera i valori delle classi di rischio e l’efficacia dell’intervento.

Al termine dell’intervento il direttore dei lavori e il collaudatore statico attestano la conformità al progetto.

******

6) Bonus bebè: vecchie e nuove misure di sostegno per le famiglie

La Legge di Bilancio 2017 (Legge n. 232/2016) ha predisposto diverse misure a sostegno delle famiglie: alcune, come ad esempio il bonus mamma domani, vanno ad aggiungersi a quelle presenti nella manovra finanziaria 2016, che la legge ha prorogato anche per l’anno successivo. Alcune di queste misure sono strettamente vincolate ad un limite ISEE, altre invece vengono erogate a tutti coloro che ne fanno richiesta e che posseggono i requisiti indipendentemente dal reddito familiare.

In relazione al bonus famiglia 2017 ecco di seguito l’elencazione dei benefici per le famiglie con figli.

Bonus bebè

Una prima conferma è quella relativa al bonus bebè, misura entrata in vigore allo scopo di incentivare le nuove nascite e al contempo fornire assistenza alle famiglie.

Il bonus viene concesso dall’INPS ai genitori di bambini nati/adottati tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, fino ai tre anni (o per i primi tre anni dall’ingresso del figlio adottivo nel nucleo familiare).

L’importo del beneficio è pari a:

- 80 euro mensili per le famiglie con valore ISEE che va da 7.000 a 25.000 euro;

- 160 euro mensili per le famiglie con valore ISEE inferiore ai 7.000 euro.

La domanda di assegno va presentata entro 90 giorni dalla nascita oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo. In caso di parto gemellare occorre presentare un’apposita domanda per ciascun minore.

L’assegno spetta a decorrere dal mese di nascita o di ingresso in famiglia del figlio adottato.

La domanda deve essere presentata all’INPS, esclusivamente in via telematica, una sola volta e per ciascun figlio, attraverso uno dei seguenti canali:

- servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite proprio PIN attraverso il portale dell’INPS;

- contact center INPS.

Attenzione, il termine di validità di ogni DSU scade il 15 gennaio dell’anno successivo a quello della sua presentazione. Pertanto, decorso tale termine, non si può utilizzare la DSU scaduta ma occorre ogni anno presentarne un’altra. Quindi, in caso di mancata presentazione di una nuova DSU, il beneficio viene sospeso finché non si presenta una nuova DSU. Mentre il richiedente è tenuto a presentare ogni anno la DSU, per le domande in essere non va invece presentata una nuova domanda.

Bonus mamma domani

Si tratta di un assegno erogato una sola volta, “una tantum”, pari a 800 euro, che viene riconosciuto dall’INPS per i nati dal 1° gennaio 2017 da erogarsi prima della nascita o adozione del bambino, al fine di agevolare le famiglie impegnate in spese connesse all’evento come ad esempio le visite mediche o l’acquisto di beni di prima necessità.

L’INPS, con le circolari 39 del 27 febbraio e 61 del 16 marzo 2017, ha chiarito i requisiti, i termini e le modalità per la presentazione delle domande.

La futura madre può chiedere il bonus per via telematica all’INPS, dal compimento del settimo mese di gravidanza (o all’atto dell’adozione), che verrà erogato indipendentemente dallo stato di occupazione della stessa; ciò significa che ne avranno diritto anche le donne che risultano disoccupate e non è previsto alcun limite ISEE per l’accesso alla prestazione.

Bonus mamma, scontro tra l’INPS e il Ministero. Una lettera di Boeri al dicastero: “Regole poco chiare”. Ci vorranno due mesi perché la misura sia operativa, Un ritardo che tutti volevano evitare. Un ritardo per cui ora Inps e governo si rimpallano le responsabilità. A quasi tre mesi dall'entrata vigore non è ancora possibile fare domanda per il bonus “Mamma domani”, il contributo di 800 euro che la legge di Bilancio ha destinato alle prime spese legate alla nascita di un bebè, dagli esami pre-parto alla carrozzina. Come denunciato da Repubblica, ad oggi l’INPS non ha predisposto la piattaforma per presentare la richiesta. Tempi tecnici, per costruirla ci vogliono dai due ai tre mesi. Ma che si sono dilatati anche per le lungaggini della burocrazia ministeriale. Ora si lavora, dicono dall’Istituto, per renderla operativa ai primi di maggio. Con la struttura per il pagamento pronta verso metà del mese.

Ora, al netto di ulteriori ripensamenti, i paletti della misura sono fissati. Nessuna delle mamme interessate, circa 750 mila, perderà il diritto al contributo. Ma per vedere la piattaforma online ci vorrà ancora qualche settimana: sarà possibile presentare le domande dai primi giorni di maggio, dice l’Inps, il sistema per rilasciare i contributi si attiverà verso il 15. Ma al ritardo già accumulato se ne potrebbe aggiungere altro. Appena aperto il portale dovrebbe essere invaso dalle richieste rimaste in sospeso in questo periodo.

Voucher per babysitter e asili nido

Altre misure confermate per il 2017 sono quelle riguardanti i voucher erogati per i servizi di babysitting e i contributi per gli asili nido destinati a coloro che non hanno chiesto il congedo parentale.

Si tratta di un contributo pari a 600 euro mensili riconosciuti per un massimo di 6 mesi, che scendono a 3 mesi per le lavoratrici autonome e libere professioniste iscritte alla gestione separata dell’INPS. Il contributo è ridotto proporzionalmente all’orario di lavoro per le lavoratrici part-time.

I contributi per gli asili nido sono erogati direttamente dall’INPS alla struttura prescelta, mentre i voucher o buoni lavoro per pagare le babysitter devono essere richiesti dalla lavoratrice all’Istituto.

Bonus asilo nido

È la nuova agevolazione pensata sia per sostenere le spese necessarie all’iscrizione dei propri figli all’asilo nido, sia come forma di supporto, a favore delle famiglie i cui figli, minori di tre anni, sono affetti da gravi patologie croniche.

Come per il bonus mamma, anche per questo beneficio non è necessario rispettare specifici requisiti di reddito; quindi potranno richiedere l’importo di 1.000 euro per pagare l’iscrizione all’asilo nido tutte le famiglie con figli nati a partire dal 1° gennaio 2016, presentando domanda direttamente all’INPS.

Dunque, il bonus:

- spetta ai nuovi nati dal 2016;

- non è cumulabile con la detrazione IRPEF del 19% e nemmeno con la corresponsione di voucher babysitter e asilo nido 2017 (quest’ultimi richiedibili solo dopo aver rinunciato al congedo parentale);

- potrà essere percepito per un massimo di un triennio in quanto riguarda i bambini da 0 a 3 anni;

- l’ambito di applicazione è esteso anche a supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini affetti da gravi patologie croniche.

******

7) Il Mef segnala l’arrivo di finte email via pec

Segnalazione di sicurezza per utenti esterni - phishing con provenienza Dipartimento Finanze:

Si segnala che stanno circolando comunicazioni di messaggi di posta elettronica che simulano la provenienza da questo Dipartimento.

In particolare le email sembrerebbero provenire dall’ufficio delle imposte sugli immobili. Si invitano gli utenti a prestare la massima attenzione a questa segnalazione evitando di cliccare sul link artefatto che avvia il download di un file contenente codice malevolo denominato “Dipartimento.zip”.

Si assicura che il portale non risulta sotto attacco e che sono state già intraprese adeguate contromisure di sicurezza.

(Mef, comunicato del 23 marzo 2017)

******

8) INPS: Osservatorio sul precariato – i dati gennaio 2017

L’Inps, il 23 marzo 2017, ha reso noto i dati del mese di gennaio 2017 sui nuovi rapporti di lavoro.

Nel settore privato si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +142.000, superiore a quello del corrispondente mese del 2016 (+117.000) e inferiore a quello osservato nel 2015 (+162.000).

Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro.

Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a gennaio 2017 risulta positivo e pari a +351.000. Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+49.000), dei contratti di apprendistato (+29.000) e dei contratti a tempo determinato (+268.000). Queste tendenze sono in netta continuità con le dinamiche osservate nei mesi precedenti.

Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nel mese di gennaio 2017 sono risultate 511.000: sono aumentate del 7,3% rispetto a gennaio 2016. Sono aumentate soprattutto le assunzioni di apprendisti (+20%) e quelle a tempo determinato (+13,5%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-9%).

Ripartizione dei flussi per ingresso lavoratori extraUE 2017

La Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato la circolare n. 6 del 22 febbraio 2017, con la quale attribuisce, a livello territoriale, le quote per lavoro subordinato e autonomo, ai fini del rapido rilascio dei nulla osta al lavoro da parte degli Sportelli Unici per l’Immigrazione (SUI).

******

9) Ispettorato del Lavoro: disponibili i nuovi modelli videosorveglianza

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro mette a disposizione i nuovi modelli per la richiesta di istanza di autorizzazione all’installazione di impianti di videosorveglianza e di sistemi di controllo a distanza diversi dalla videosorveglianza.

L’art. 4 della Legge n. 300 del 1970 stabilisce che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale.

Le aziende che intendono installare nei luoghi di lavoro un impianto di videosorveglianza, in difetto di Accordo con la rappresentanza sindacale unitaria o la rappresentanza sindacale aziendale, hanno l’obbligo di munirsi di apposita autorizzazione all’installazione ed all’utilizzo dell’impianto, rilasciata dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente per territorio, previa presentazione di apposita istanza.

Le imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione, ovvero in più regioni, possono presentare apposita istanza o alle singole sedi territoriali dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro ovvero alla sede centrale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Nella sezione modulistica sono presenti i nuovi modelli della istanza di autorizzazione all’installazione di impianti di videosorveglianza e di sistemi di controllo a distanza diversi dalla videosorveglianza con l’esatta indicazione della documentazione necessaria da allegare alla medesima.

L’istanza è soggetta all’imposta di bollo nella misura di euro 16,00, così come il provvedimento di autorizzazione rilasciato dalla sede centrale o territoriale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Si fa presente che in mancanza degli elementi minimi indicati nell’istanza, la medesima risulterà incompleta e laddove tali mancanze non venissero sanate, l’autorizzazione non potrà essere rilasciata.

*****

10) Camera: contributo di solidarietà per 3 anni a carico degli ex deputati titolari di vitalizio

L’ufficio di presidenza della Camera dei Deputati ha dato il via libera al contributo di solidarietà per 3 anni – a partire dal 1° maggio – a carico degli ex deputati titolari di vitalizio.

Il contributo sarà del 10% per i vitalizi da 70mila a 80mila euro, del 20% da 80mila a 90mila euro, del 30% da 90mila a 100 mila euro e del 40% per quelli superiori ai 100mila euro annui.

Vincenzo D’Andò