Società immobiliari: esame delle metodologie di inclusione degli oneri finanziari nel costo delle immobilizzazioni

SpesometroSi è già avuto modo di accennare, nell’ambito di uno dei precedenti contributi in materia, il fatto che il costo di produzione delle immobilizzazioni materiali, giusta la previsione dell’articolo 2426 del Codice civile, può comprendere in sé anche altre e diverse tipologie di costi, per la quota che ragionevolmente può essere imputata al bene prodotto, in relazione al periodo per cui si protrae il periodo di produzione e fino al momento a partire dal quale il bene prodotto può essere utilizzato.

Con i medesimi criteri è possibile aggiungere gli oneri relativi al finanziamento della produzione del bene, sia essa proveniente da risorse interne all’impresa o assunti presso terzi (tipicamente nel settore edile Istituti di credito attraverso l’erogazione di mutui fondiari).

Il Codice civile sembrerebbe, quindi, considerare la capitalizzazione degli interessi passivi come una facoltà che si pone all’impresa, senza tuttavia indicare quali siano i casi in cui la capitalizzazione stessa sia funzionale ad una migliore e più fedele rappresentazione di quella che è la situazione patrimoniale ed economica dell’impresa (in proposito è tuttavia opportuno precisare che la soluzione di non capitalizzare gli oneri finanziari, per quanto possa essere indicata come frequentemente scelta per motivi di semplicità, non sia certamente la preferibile).

Ancora una volta soccorrono i principi contabili nazionali (in particolare il paragrafo 33 del citato principio contabile n. 16 secondo cui: Gli oneri finanziari sono imputati nella voce C17 “interessi e altri oneri finanziari” del conto economico dell’esercizio in cui maturano. La voce C17 comprende gli interessi capitalizzati che trovano per tale importo contropartita nella voce A4 “incrementi di immobilizzazioni per lavori interni”, in linea con le voci previste dal codice civile e con la previsione di un conto economico per natura disciplinata dal legislatore”), con, tuttavia, l’opportuna precisazione che gli oneri finanziari generalmente vengono a determinare spese relative all’esercizio e, quindi, devono essere imputate direttamente al Conto Economico dell’esercizio in cui maturano.

In relazione ai vincoli che è necessario rispettare per una eventuale capitalizzazione degli oneri finanziari sostenuti dall’impresa per l’acquisizione di immobilizzazioni materiali, dopo avere osservato che tale trattamento non deve costituire di differimento della registrazione di eventuali perdite, si pongono le seguenti condizioni:

  • la capitalizzazione deve essere riferita ad interessi passivi sostenuti a fronte del prestito di capitali specificamente destinati alla realizzazione delle specifiche immobilizzazioni;

  • gli interessi che possono essere capitalizzati sono esclusivamente quelli venuti a maturazione nel corso del periodo di costruzione, intendendo come tale il periodo che intercorre tra il momento in cui si verifica la corresponsione di fondi ai fornitori dei beni e dei servizi relativi ai cespiti sino al momento in cui il cespite è pronto per il suo utilizzo (tipicamente nel settore edile si tratta del momento in cui viene dichiarata la fine lavori). Tale periodo include anche il tempo di montaggio e messa a punto, sempre che ci si trovi di fronte ad una situazione normale. Nel caso in cui scioperi, inefficienze, ritardi di varia natura protraggono i tempi di realizzazione oltre quella che è la loro normale durata, gli oneri finanziari relativi al maggior tempo non possono essere capitalizzati, ma costituiscono costi ascrivibili al periodo in cui sono stati sostenuti. Inoltre, il periodo di tempo che intercorre tra il momento in cui si è verificato il materiale esborso dei fondi ai fornitori ed quello in cui il cespite è pronto per essere utilizzato deve, ovviamente, essere significativo;

  • il finanziamento è stato realmente utilizzato per l’acquisizione dei cespiti. Nel caso in cui per il pagamento dell’acquisto o la…

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