Nel nuovo spesometro non entrano le fatture elettroniche, si invece a quelle cumulative - Diario quotidiano del 9 febbraio 2017

1) Violazioni sul versamento dell’imposta: niente cumulo giuridico

2) Incarichi dirigenziali di livello non generale – interpello per posti funzione centrali e territoriali: precisazioni INPS

3) Cartella esattoriale con errori: Equitalia paga le spese processuali

4) Scontrini, ricevute fiscali e fatture elettroniche fuori dal nuovo “spesometro”

5) Estensione dello split payment fino al 2020

6) Software Albo Unico commercialisti: invito all’utilizzo per gli Ordini

7) Retribuzioni convenzionali 2017 per i lavoratori all’estero

8) Istruzioni per l’erogazione del contributo garantito in caso di inidoneità alla donazione

9) Ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti

10) Niente forme di pubblicità comparativa tra negozi con diverse caratteristiche

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1) Violazioni sul versamento dell’imposta: niente cumulo giuridico
Non può essere invocata l’applicazione del cumulo giuridico e della continuazione dal contribuente che omette o ritarda il versamento dell’imposta liquidata in dichiarazione. Il debito con l’Erario, infatti, in tal caso, non è potenziale o incidentale, ma certo e quantificabile. La Corte di cassazione, con la sentenza 1540 del 20 gennaio 2017 ritiene quindi corretto che l’Agenzia delle Entrate proceda ad irrogare una sanzione per ogni violazione, di questo tipo, commessa.
La vicenda processuale nasce dalla cartella di pagamento recapitata a una Srl per gli omessi versamenti, riscontrati a seguito di controlli automatizzati, delle imposte autoliquidate nei modelli Unico 2003 e 2004.
La società impugnava il ruolo contestando il sistema sanzionatorio applicato dall’Agenzia delle Entrate. Per l’ufficio, infatti, i reati erano distinti e, quindi, per ogni rilievo era stata richiesta la relativa penale.
La contribuente rivendicava, invece, la consequenzialità degli illeciti e l’applicazione dell’istituto della continuazione disciplinato dall’articolo 12 del Dlgs 472/1997. La norma, vista la progressione delle irregolarità, derivanti, a cascata, dalla prima trasgressione, consente di infliggere un’unica sanzione pari alla più grave tra quelle previste per i reati commessi, aumentata di una percentuale che varia in base alle diverse ipotesi individuate dalla disciplina.
La tesi della Srl non passa in primo grado, mentre l’appello dà parzialmente ragione alla ricorrente.
L’Agenzia delle Entrate chiede la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale.
Per la Corte suprema, il ricorso dell’amministrazione finanziaria è fondato.
Secondo i giudici di cassazione, infatti, la Ctr ha erroneamente ritenuto applicabile al caso l’articolo 12 del Dlgs 472/1997 e, ritiene, invece, appropriata la strada scelta dall’ufficio.
L’Agenzia, infatti, insiste sulla necessità di trattare separatamente i mancati pagamenti e di calcolare distintamente le sanzioni, in base alle regole dettate dall’articolo 13 del Dlgs 471/1997. La norma applicata prevede, per l’omesso versamento dell’imposta emersa in dichiarazione, una penale pari al 30% di ogni importo non finito nelle casse dell’erario (modalità in vigore per il periodo relativo ai fatti esaminati dalla sentenza).
L’articolo 12 richiamato dalla ricorrente, invece, parte dal presupposto che alcune violazioni, progressivamente, producono, in automatico, altre infrazioni. Per fare un esempio, a una falsa fatturazione, segue una errata determinazione dell’Iva e una liquidazione, anche periodica, non corrispondente alla realtà, e gli effetti possono ripercuotersi anche sulle dichiarazioni dei redditi e Irap.
Nella sentenza in esame, i giudici ricordano che la possibilità del cumulo giuridico e della continuazione è stata esclusa in precedenti contenziosi riguardanti il ritardato pagamento dei diritti doganali in conto debito e l’omesso versamento dell’imposta di bollo (Cassazione, pronunce 5897/2013 e 10357/2015).
Un …

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