Il Commercialista Gastronomico celebra l'inizio del 6 Nazioni con gli involtini alla rugbista

landsdowne-ctIl primo sabato di febbraio è storicamente un sabato dedicato al rugby; è così dal remoto 1883. Il primo sabato di febbraio inizia il 6 Nazioni, che vanta di essere il più antico campionato sportivo del mondo.

Per il mondo del rugby è un must imperdibile: le home nation della disciplina, la Francia e l’Italia si sfidano per il primato dell’Emisfero Nord. E’ vero che la geografia del rugby è cambiata e che forse il torneo principe è oggi il Rugby Championship che è giocato dalle quattro potenze dell’Emisfero Sud. Tuttavia il fascino del Sei Nazioni è innegabile, in fondo è il Torneo che annualmente propone la scontro internazionale più antico di sempre: Inghilterra e Scozia si sfidano per la Calcutta Cup dal 1878.

E’ vero che la presenza di Francia e Italia conferisce al 6 Nazioni un’aura anche internazionale e continentale, il rugby rimane uno sport tendenzialmente britannico, sicuramente più britannico del calcio. Fino all’apertura al professionismo il rugby era anche uno sport elitario.

Oggi è uno sport globale ed il 6 Nazioni è forse lo zenith in cui si misura questa globalità. Per il Commercialista Gastronomico il rugby è legato alle Isole Britanniche al loro tempo umido, freddo piovoso ai campi fangosi do ve i rugbisti inseguono la la meta… L’evoluzione o involuzione del rugby è visibile a Dublino: oggi il vecchio stadio di Dublino (Landsdowne Road) è un astronave modernissima calata in un paesaggio di tranquille villette dai giardini fioriti e curati. Il vecchio stadio aveva le tribune in legno, che vibravano quando il trenino della DART (la ferrovia suburbana dublinese) si fermava alla stazione che era posta proprio nel corpo di fabbrica dello stadio. Lerba del nuovo Landsowne Road è verde come quella del vecchio e come quella della maglia irlandese, ma il fascino del nuovo Aviva Stadium non è lo stesso. Anche a Cardiff il nuovo Millennium Stadium non ha lo stesso fascino del vecchio Arms Park.

Il rugby invece si nutre di tradizione e di storia.

Il rugby anglossassone in fondo è una guerra di trincea in cui gli uomini di prima linea si disputano selvaggiamente la linea del vantaggio per permettere ai mediani di aprire e dare aria al gioco lanciando negli spazi la cavalleria (cioè i tre quarti). Il rugby è ancora un’immagine impastata di fango fatica sudore e vecchia Inghilterra Imperiale.

Per omaggiare il rugby ed il 6 Nazioni il Commercialista gastronomico vi propone un piatto estremamente invernale: gli involtini alla rugbista

Non differiscono molto dai normali involtini se non per 2 scelte: se possibile il formaggio da usare dovrebbe inglese (tipo cheddar) ed il fondo di cottura sarà a base di birra. Ovviamente l’involtino dovrà avere la forma di un pallone da rugby.

Per gli involtini ci servono fettine di vitello, fettine di formaggio, un po’ di salvia e gli stuzzicadenti.

E’ tutto facile: preparare l’involtino come al solito, cuocerlo in padella con l’olio e gli odori (io suggerisco aglio e salvia) – ricordiamo che gli involtini vanno stufati. Una volta cotti gli involtini, al fondo di cottura aggiungere la birra fino ad ottenere una riduzione di un bel colore marrone. Che birra sceglie? Per il tema del piatto io direi una stout, che alla fine non ha note troppe amare.

Come contorno si suggerisce un bel pure di patate.

Bibendum: ovviamente una pinta di stout – ricordiamo che Guinness è un marchio storicamente legato al rugby, mentre la nazionale Gallese ha fra i partner commerciali la birra Brains.

Buon rugby a tutti!

4 febbraio 2017

Luca Bianchi

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