Il Commercialista Gastronomico alla riscoperta del vermut


14495446_1261737763876711_5703537965289171116_nPer questo sabato il commercialista Gastronomico inizia il suo viaggio partendo da un vecchio testo di legge, il Regio Decreto Legge n. 773 del 19/4/1934 che riguarda uno storico vino liquoroso italiano in quanto norma “la disciplina della preparazione e del commercio del vermut”.

Oggi ci lamentiamo dell’eccessiva produzione normativa e del peso burocratico del Fisco nella vita di tutti i giorni, ma già nel 1934 il Regime Fascista aveva trovato il modo ed il tempo per normare e tassare produzione e commercio di vermut. Dato che è sabato è che è giusto rilassarsi dall’eccesso di novità e di adempimenti (e di preoccupazioni, visto che si vocifera di una manovra che rischia di intervenire sulle accise) utilizzeremo questo pezzo di archeologia legislativa per parlare del vermut come vino o aperitivo da bere, magari da godersi con calma in questo weekend di febbraio.

Il vermut nasce nel 1786 a Torino per mano di Antonio Benedetto Carpano che era titolare di una bottega in Piazza Castello. Carpano diede una forma definitiva ad un prodotto che è forse antico quanto l’uomo: il vino aromatizzato. Nei primi anni del ‘700 a seguito della Guerra di Successione Spagnola l’Inghilterra lanciò un embargo sui vini francesi e, per rifornirsi sul mercato, si rivolse ai vini portoghesi o siciliani (Porto, Madeira o Marsala). Questi vini erano sostanzialmente diversi dal vino di Bordeaux che dominava i mercato inglese (attenzione un Bordeaux del ‘700 era un prodotto totalmente differente dal Bordeaux di oggi) e per adattarli al gusto inglese vennero aromatizzati. Carpano aromatizzò non i forti e liquorosi vini portoghesi e siciliani, ma i giovani moscati liguri e piemontesi e usò come base l’artemisia che è una tipica pianta alpina del Piemonte.

La Legge del 1934 definisce vermut un prodotto a base di vino di produzione nazionale (il vino deve essere almeno il 75%) addizionato di sostanze aromatiche e amaricanti permesse la cui gradazione alcolica non deve essere inferiore al 15,5%.

Il vermut divenne una moda internazionale, prima come digestivo, poi come aperitivo e base per numerosi di cocktail. Le marche più famose erano Martini & Rossi e Cinzano. Nell’Italia di fine ‘900 il vermut è caduto in disuso almeno come aperitivo da bere da solo ed è rimasto come prodotto di massa per la preparazione dei cocktail e per la cucina. L’aperitivo più noto a base di vermut è l’Americano.

La moda del Vermut fu internazionale e dilagò in tutta Europa, i concorrenti più temibili per le grandi marche piemontesi era i francesi che iniziarono a produrre vermut (come abbiamo già raccontato la Kina Lillet era il vermut che sta alla base del famoso Martini di James Bond – ne avevamo parlato nel giugno scorso)

Oggi il vermut è tornato di moda, come tanti altri prodotti vintage (si prega di leggere con pronuncia francese); oltre le canoniche marche è esploso un modo di di produttori artigianali che producono infinite qualità di vermut. Il vermut, porprio per le sue caratteristiche, è un prodotto che si presta alla differenziazione in quanto ciascun produttore può inventare, all’interno dei disciplinari, l’aromatizzazione preferita. Questi vermut, oltre che come base per i cocktail, sono ottimi per essere degustati come aperitivi o digestivi, riportando in vita una moda di oltre un secolo fa, quando al Caffè si ordinava un bicchiere di vermut.

Per una buona vermuteria vicino alla sede del Commercialista Telematico segnaliamo il locale Teatro Condomini (via Saffi 40/42), locale che prova a ricostruire gli anni di fine ‘800, inizio ‘900.

11 febbraio 2017

Luca Bianchi


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