Diario quotidiano del 6 febbraio 2017: la gestione del credito IVA 2016 rimborso o compensazione?

Pubblicato il 6 febbraio 2017



1) Credito Iva 2016: rimborso o compensazione?
2) Spese scolastiche: nuovi limiti per la detrazione fiscale
3) Quando l’adesione la sentenza di primo grado è una “motivazione”
4) Ok ai prestiti infruttiferi tra società collegate
5) Il richiamo al procedimento penale non raddoppia i termini di decadenza
6) Esonero contributivo totale per l’assunzione di studenti
7) Telefisco 2017: i chiarimenti cui seguirà la circolare Ade
8) Dogane: in arrivo semplificazioni sulle operazioni di transito
9) MISE: nuove regole per i Call center
10) INAIL: Linee di coordinamento e di programmazione dell’attività di vigilanza
2017plus1) Credito Iva 2016: rimborso o compensazione ? 2) Spese scolastiche: nuovi limiti per la detrazione fiscale 3) Quando l’adesione la sentenza di primo grado è una “motivazione” 4) Ok ai prestiti infruttiferi tra società collegate 5) Il richiamo al procedimento penale non raddoppia i termini di decadenza 6) Esonero contributivo totale per l’assunzione di studenti 7) Telefisco 2017: i chiarimenti cui seguirà la circolare Ade 8) Dogane: in arrivo semplificazioni sulle operazioni di transito 9) MISE: nuove regole per i Call center 10) INAIL: Linee di coordinamento e di programmazione dell’attività di vigilanza ****

1) Credito Iva 2016: rimborso o compensazione?

Rimborso o compensazione del credito Iva nel 2017. Ecco le regole per il rimborso o l’utilizzo in compensazione del credito Iva 2016.

Coloro che presentano un credito che scaturisce dalla dichiarazione Iva annuale possono, alternativamente alla richiesta di rimborso, utilizzarlo in detrazione nelle liquidazioni periodiche del 2017, utilizzarlo in compensazione con il modello F24, a partire dall’1° gennaio 2017 per il pagamento di tributi, contributi o premi.

La richiesta a rimborso del credito emergente dalla Dichiarazione annuale IVA/2017 per l’anno 2016, possibile a partire dal 1° febbraio 2017, è disciplinata dall’art. 38-bis del D.P.R. 633/1972, che risulta ora modificata dalle disposizioni contenute nel neo Decreto Fiscale (D.L. 193/2016, convertito nella L. 225/2016), avendo raddoppiando il precedente limite portandolo da 15.000 a 30.000 euro, che riguarda esclusivamente la richiesta di rimborso del credito Iva.

Possibili alternativa in presenza di credito Iva

- riporto del credito all’anno successivo e scomputo dello stesso nelle relative liquidazioni periodiche;

- riporto del credito all’anno successivo e utilizzo dello stesso in compensazione;

- richiesta di rimborso.

Le predette alternative possono anche coesistere. Il credito può, infatti, essere in parte destinato alla compensazione (o detrazione) e in parte rimborsato.

Presentazione della Dichiarazione annuale Iva

Dal 2017 la Dichiarazione annuale Iva deve essere presentata in forma autonoma entro il 28 febbraio 2017 (e non più unificata con Unico/Redditi), in sostituzione della Comunicazione dati Iva, che non dovrà più essere trasmessa.

Questo significa rivedere oltre le scadenze, anche gli utilizzi dei crediti in compensazione e la tempistica delle richieste di rimborso.

Novità sulla domanda di rimborso

In virtù delle modifiche normative, dalle richieste di rimborso effettuate nel modello di dichiarazione annuale IVA/2017 per l’anno 2016 (e per quanto riguarda le istanze trimestrali, a partire dal modello TR relativo al primo trimestre 2017):

- è pari a 30.000 euro l’ammontare dei rimborsi eseguibili senza prestazione di garanzia e senza altri adempimenti, a eccezione della mera presentazione della Dichiarazione Iva annuale;

- è possibile ottenere i rimborsi di importo superiore a 30.000 euro senza prestazione della garanzia, presentando una dichiarazione annuale o un’istanza trimestrale munita di visto di conformità o sottoscrizione alternativa da parte degli organi di revisione, unitamente ad una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante la sussistenza di determinati requisiti;

- è obbligatoria la garanzia per i rimborsi superiori a 30.000 euro solo nelle ipotesi di specifiche situazioni di rischio.

Rimborsi di importo fino a 30.000 euro

Per queste tipologie di rimborso non sono previsti particolari adempimenti, se non la compilazione dei relativi dati contenuti nel quadro VX del modello di Dichiarazione annuale Iva. L’Agenzia delle Entrate, con riferimento al calcolo della soglia (al tempo del chiarimento pari a 15.000 euro ma ora di 30.000 euro) ha precisato che tale limite è da intendersi riferito non alla singola richiesta, ma alla somma delle richieste di rimborso effettuate per l’intero periodo d’imposta.

Rimborsi di importo superiore a 30.000 euro (senza obbligo di garanzia)

Per il rimborso di crediti Iva eccedenti l’importo di 30.000 euro, il contribuente può evitare di presentare apposita garanzia se:

- fa apporre il visto di conformità (o la sottoscrizione alternativa) nel frontespizio della Dichiarazione Iva annuale (va tenuto presente che la soglia dei 30.000 euro per i rimborsi deve essere calcolata separatamente rispetto a quella per le compensazioni, confermata in 15.000 euro);

- attesta, mediante dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà da rendere nell’apposito riquadro presente nella Dichiarazione Iva, l’esistenza di determinati requisiti di seguito riportati (la dichiarazione, debitamente sottoscritta dal contribuente, e la copia del documento di identità dello stesso, vanno conservati da chi invia la dichiarazione ed esibite a richiesta dell’Agenzia delle Entrate).

Oltre ad apporre il visto di conformità (o sottoscrizione alternativa), il contribuente deve rendere una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà per attestare la sussistenza dei seguenti tre requisiti:

a) requisito di solidità patrimoniale: che il patrimonio netto non è diminuito, rispetto alle risultanze dell’ultimo periodo di imposta, di oltre il 40%; la consistenza degli immobili iscritti non si è ridotta, rispetto alle risultanze dell’ultimo periodo di imposta, di oltre il 40% per cessioni non effettuate nella normale gestione dell’attività esercitata; l’attività stessa non è cessata né si è ridotta per effetto di cessioni di aziende o rami di aziende compresi nelle suddette risultanze contabili;

b) requisito di continuità aziendale: che non risultano cedute, se la richiesta di rimborso è presentata da società di capitali non quotate nei mercati regolamentati, nell’anno precedente la richiesta, azioni o quote della società stessa per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale. Secondo la circolare n. 31/2014, ai fini del computo dell’anno precedente deve farsi riferimento alla data di richiesta del rimborso;

c) requisito di regolarità contributiva: che sono stati eseguiti i versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi.

Rimborsi di importo superiore a 30.000 euro (con obbligo di garanzia)

In determinate situazioni considerate a rischio, di seguito elencate, il rimborso di crediti Iva di importo superiore a 30.000 euro va necessariamente eseguito previa presentazione della garanzia.

Il comma 4 del citato art. 38-bis, prevede l’obbligo di prestare apposita garanzia da parte dei soggetti “a rischio”, ossia sussistendo le seguenti situazioni:

a) esercizio dell’attività d’impresa da meno di due anni (escluse le start up di cui all’art. 25 del D.L. n. 179/2012 ed i lavoratori autonomi). L’Agenzia delle Entrate chiarisce che per individuare il periodo di due anni rileva l’effettivo esercizio dell’attività e pertanto non va fatto riferimento alla data di apertura della partita Iva; inoltre, il termine va riferito ai due anni precedenti la data di richiesta del rimborso: ad esempio, in presenza di una richiesta di rimborso presentata l’11.4.2015, non è necessario prestare alcuna garanzia qualora l’attività d’impresa sia iniziata prima del 12.4.2013;

b) notifica nei due anni antecedenti la richiesta di rimborso, di avvisi di accertamento/rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra importi accertati e importi dovuti (o di crediti dichiarati) superiore al:

- 10% degli importi dichiarati se questi non superano € 150.000,00;

- 5% degli importi dichiarati se questi superano € 150.000,00 ma non superano € 1.500.000,00;

- 1% degli importi dichiarati, o comunque a € 150.000,00 se gli importi dichiarati superano € 1.500.000,00;

c) dichiarazione o istanza priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;

d) la richiesta di rimborso dall’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.

Chi può richiedere il rimborso

In via generale, la procedura di rimborso è fruibile da coloro che si trovino strutturalmente a credito Iva e tale credito sia superiore ai versamenti che presumibilmente essi dovranno effettuare nel corso dell’anno 2017, per cui non riusciranno ad esaurire tale credito tramite la compensazione.

E’ possibile richiedere il rimborso del credito che emerge dalla dichiarazione annuale Iva, se ricorre una delle seguenti fattispecie:

- l’attività è cessata nel corso dell’anno 2016 (senza limiti di importo, anche se inferiore a 2.582,28 euro);

- l’aliquota media delle operazioni attive è inferiore a quella degli acquisti di oltre il 10%, con esclusione delle operazioni inerenti i beni ammortizzabili;

- le operazioni non imponibili per esportazioni o assimilate sono superiori al 25% del totale di quelle effettuate;

- sono stati effettuati acquisti di beni ammortizzabili e spese per studi e ricerche, limitatamente all’imposta relativa, anche se registrati in anni precedenti;

- sono state effettuate prevalentemente operazioni non soggette all’Iva per il requisito della territorialità;

- soggetti non residenti che si sono identificati direttamente in Italia o che hanno nominato un rappresentante fiscale;

- produttori agricoli che hanno effettuato esportazioni e altre operazioni non imponibili, limitatamente all’importo corrispondente alla c.d. Iva teorica;

- contribuenti minori che dall’anno seguente si avvalgono del regime forfetario disciplinato dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 e chiedono il rimborso del credito emergente dalla Dichiarazione annuale;

- minor eccedenza detraibile del triennio, quando dalle dichiarazioni relative agli ultimi tre anni (2014-2015-2016) risultino eccedenze di imposte a credito, anche se inferiore a 2.582,28 euro e comunque al netto di quanto già chiesto a rimborso o compensato con il modello F24.

Procedura per ottenere il rimborso

Il rimborso del credito Iva annuale è effettuato, in conto fiscale, tramite:

- la procedura ordinaria, dal competente Ufficio, entro 90 giorni dalla richiesta.

In tal caso il rimborso è erogato dall’Agente della Riscossione entro 20 giorni dal ricevimento della disposizione di pagamento emessa dall’Agenzia delle Entrate;

- la procedura semplificata (con la compilazione del campo 2 del rigo VX4), direttamente dall’Agente della Riscossione, nel limite massimo di € 700.000 ovvero € 1.000.000, per i subappaltatori nel settore edile aventi un volume d’affari costituito per almeno l’80% da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto.

L’art. 14, D.Lgs. n. 175/2014, modificando l’art. 78, comma 33, lett. a), Legge n. 413/91 prevede che l’erogazione dei rimborsi in conto fiscale avviene entro:

- dal 41° al 60° giorno della richiesta, sottoscritta dal contribuente ed attestante il diritto al rimborso;

- 20 giorni qualora il rimborso sia disposto sulla base della comunicazione da parte del competente Ufficio.

Inoltre, in caso di rimborso in conto fiscale, l’Agente della Riscossione procede ad erogare anche gli interessi maturati senza necessità da parte del contribuente di presentare una specifica richiesta.

Tale procedura è comunque preclusa per i soggetti che hanno cessato l’attività e per quelli sottoposti a procedure concorsuali.

Residuo credito Iva dell’anno 2015

Nel caso in cui un contribuente abbia ancora un residuo credito relativo al periodo d’imposta 2015, non interamente compensato nel 2016, può utilizzarlo per i primi due mesi del 2017, secondo le vecchie regole, fino alla presentazione della Dichiarazione annuale Iva entro il 28 febbraio 2017, a partire dalla quale esso verrà assorbito (per la parte non ancora utilizzata) nel nuovo credito annuale, che assumerà l’anzianità 2016.

Ciò trova applicazione fino all’importo di 15.000 euro per il credito Iva 2015 non “vistato”, mentre è senza limiti per il credito Iva 2015 già oggetto di visto di conformità per quella Dichiarazione annuale.

L’utilizzo dovrà avvenire con l’indicazione nel modello F24 del codice tributo 6099 e l’anno 2015.

L’importo che fino alla data del 16 febbraio 2017 sarà utilizzato in compensazione, dovrà essere riportato nel quadro VL della dichiarazione annuale Iva e dal quel momento in poi, il credito residuo si trasformerà in credito 2016 (6099/2016) e sempre da quel momento rientrerà nel regime delle compensazioni monitorate.

Compensazione dei crediti in presenza di ruoli scaduti

Il D.L. 78/2010 ha previsto che dal 1° gennaio 2011 non è più possibile compensare i crediti erariali nel modello F24 in presenza di debiti per imposte o cartelle scadute di importo superiore a € 1.500,00.

Quindi sarà preclusa la compensazione in presenza delle seguenti due condizioni:

. che vi siano degli importi iscritti a ruolo per i quali siano scaduti i termini per il pagamento (dopo i 60 gg. dalla notifica); non basta quindi la sola notifica della cartella per determinare il divieto, ma occorre che sia scaduto il termine per il pagamento;

- l’importo del ruolo deve essere superiore a € 1.500,00 considerando oltre all’imposta anche gli oneri accessori e le sanzioni.

Quindi con ruoli scaduti oltre i 1.500 euro il blocco delle compensazioni è integrale e non limitato all’importo del debito da pagare (comunicato stampa del 14/01/11).

Per le società di comodo, il D.L. n. 138/2011 ha vietato la compensazione del credito Iva alle società cosiddette non operative.

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2) Spese scolastiche: nuovi limiti per la detrazione fiscale

Con la Legge di Bilancio 2017 (Legge 232/2016) sono stati stabiliti nuovi limiti alla detrazione delle spese scolastiche sostenute nell’anno d’imposta 2016. Vengono determinati, infatti, i limiti riferiti agli anni d’imposta 2016, 2017, 2018, 2019 e seguenti. Ecco nel dettaglio come detrarre tali importi.

Come indicato nell’art.15 del Tuir al c.1, lett. e-bis), la detrazione Irpef del 19% si riferisce alle spese di frequenza delle scuole d’infanzia (asili), del primo e secondo grado di istruzione (scuole elementari e medie) e delle scuole secondarie di secondo grado (superiori), siano esse statali o paritarie.

Per l’anno d’imposta 2015 la detrazione competeva per l’importo massimo di euro 400,00 a studente.

La Legge 232/2016 (c.d. Legge di Bilancio 2017) all’art. 1 comma 617 fissa i seguenti nuovi limiti, usufruibili dal 2016 in poi:

- per l’anno d’imposta 2016 in euro 564,00

- per l’anno d’imposta 2017 in euro 717,00

- per l’anno d’imposta 2018 in euro 786,00

- dall’anno d’imposta 2019 in poi in euro 800,00.

Così come specificato nelle Circolari dell’Agenzia delle Entrate n. 3/E/2016 e n. 18/E/2016 e nella Risoluzione 68/E/2016, tra le spese detraibili rientrano:

- le tasse d’iscrizione e di frequenza

- le spese sostenute per la mensa scolastica, anche se il servizio mensa è erogato dal Comune o da altri soggetti

- i contributi volontari e le erogazioni liberali, così come deliberati dagli Istituti scolastici, diversi da quelli indicati nella lettera i-octies) che riguardano erogazioni liberali a favore di Istituti scolastici finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa

- l’assistenza al pasto

- il pre scuola e il post scuola.

La Risoluzione citata conferma inoltre la non detraibilità delle spese sostenute per il trasporto scolastico.

L’importo sostenuto, nel limite stabilito, è detraibile al rigo E8 del modello 730 o al rigo RP8 del modello Unico PF utilizzando il codice 12.

Ai fini della detraibilità devono essere presentate e conservate le ricevute o le quietanze di pagamento recanti gli importi sostenuti.

In riferimento alle spese sostenute per il servizio mensa, sul bollettino o bonifico bancario attestante il pagamento va indicato:

- il destinatario della somma

- la causale del versamento (servizio mensa)

- la scuola frequentata e il nominativo dell’alunno.

Se il pagamento è effettuato in modalità diverse dal bonifico (es. in contanti o tramite l’acquisto di buoni mensa, ecc.) il soggetto che ha erogato il servizio rilascerà attestazione del costo sostenuto nell’anno dal contribuente e i dati dello studente.

La detrazione per tali spese spetta al genitore al quale è intestato il documento di spesa. Se il documento è invece intestato al figlio, la detrazione spetta ad entrambi i genitori al 50% ciascuno. Rimane valido il principio generale che permette l’annotazione sul documento di spesa di una percentuale diversa qualora l’onere sia stato sostenuto diversamente tra i due genitori.

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3) Quando l’adesione la sentenza di primo grado è una “motivazione”

L’adesione acritica alla sentenza di primo grado non può essere considerata “motivazione”.

"Non può essere considerata "motivazione" la mera adesione acritica da parte del giudice alla sentenza di primo grado, dovendo il giudice fornire, anche sinteticamente, le ragioni per le quali le altrui tesi sono seguite". Lo dicono i giudici della Suprema Corte secondo i quali è nulla per carenza di motivazione la sentenza di appello nella quale manca ogni indicazione, anche sintetica, delle ragioni di condivisione della sentenza di primo grado, rendendosi impossibile l'apprezzamento dell'iter logico-giuridico alla base del rigetto dei motivi di appello. Nel caso di specie, infatti, l'impugnata sentenza della CTR campana mancava sia dell'enunciazione dei motivi di appello, sia delle ragioni che hanno condotto alla conferma della pronunzia della CTP.

(Corte di cassazione, sentenza del 30/12/2016 n. 27500/5)

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4) Ok ai prestiti infruttiferi tra società collegate

I prestiti infruttiferi tra società collegate rappresentano operazioni lecite non effettuate a fini elusivi.

L'Agenzia delle Entrate aveva prodotto alcuni avvisi di accertamento nei confronti di una società che aveva erogato finanziamenti infruttiferi a due società di diritto serbo, di cui possedeva rispettivamente il 70% e l'80% del capitale sociale, poiché aveva ritenuto di non riconoscere tali finanziamenti ipotizzando violazione dell'art. 110, comme 7 del Tuir, in tema di transfer pricing. La CTR friulana, allineandosi al giudicato di primo grado, ha affermato che il prestito infruttifero non può considerarsi una componente di reddito, ma va considerato una tipologia di finanziamento tra società collegate, "operazione lecita effettuata non a fini elusivi".

(Comm. Trib. Reg. Friuli Venezia-Giulia, Sentenza del 17/10/2016 n. 308/2)

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5) Il richiamo al procedimento penale non raddoppia i termini di decadenza

Non basta il mero richiamo al procedimento penale per il raddoppio dei termini di decadenza.

La CTR ha rigettato il motivo d'appello proposto dall'Amministrazione finanziaria che aveva fruito del raddoppio dei termini di cui all'art. 37 del D.L. 223/2006, senza aver assolto all'onere di provare il presupposto fondamentale dell'avvenuta formalizzazione di una denuncia per un fatto penalmente rilevante. L'Agenzia delle Entrate sosteneva di non essere incorsa in alcuna decadenza dal potere di accertamento poiché aveva prodotto copia del pvc della Guardia di Finanza in cui vi era riferimento al procedimento penale in corso. Invero, secondo i giudici calabresi, tale generico richiamo non consente in alcun modo di valutare la "notitia criminis" ai fini della possibilità di ritenere operante il raddoppio dei termini.

(Comm. Trib. Reg. per la Calabria, sentenza del 01/12/2016 n. 3411/1)

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6) Esonero contributivo totale per l’assunzione di studenti

Per due interi anni (dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2018) ai datori di lavoro privati, che effettuano nuove assunzioni di studenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato (anche in apprendistato), viene concessa la possibilità di chiedere l’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico azienda (esclusi premi e contributi dovuti all’INAIL). Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Lo prevede l’art. 1, commi 308 e 309 della Legge n. 232 del 11 dicembre 2016 (Legge di bilancio 2017), pubblicata nella G.U. n. 297 del 21 dicembre 2016).

L’assunzione deve avvenire entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio.

L’esonero non spetta nel caso di assunzione con contratto di lavoro domestico e di operai del settore agricolo.

Studenti da assumere

Si tratta di studenti che hanno svolto presso il datore di lavoro che assume:

- attività di alternanza scuola-lavoro pari almeno al 30% delle ore di alternanza previste negli istituti tecnici e professionali e nei licei (art. 1, c. 33, L. 107/2015, secondo cui i percorsi di alternanza scuola-lavoro sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio), all’interno dei percorsi di istruzione e formazione professionale (capo III D.Lgs. 226/2005), nell’ambito dei percorsi degli Istituti tecnici superiori (ITS) (capo II DPCM 25 gennaio 2008) o dai rispettivi ordinamenti per le attività di alternanza nei percorsi universitari;

- periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

Misura e durata dell’esonero contributivo

L’esonero contributivo è riconosciuto, nei limiti delle risorse disponibili, per un periodo massimo di 36 mesi e nel limite massimo di € 3.250 annui.

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7) Telefisco 2017: i chiarimenti cui seguirà la circolare Ade

Come di consueto, nel corso di Telefisco che si è svolto il 2 febbraio scorso, l’Agenzia delle entrate ha fornito diversi chiarimenti in relazione alle novità che interessano l’anno 2017, e che, quindi, poi verranno tramutati nella classica max circolare.

Leasing, resta la competenza: L’Agenzia delle Entrate ha confermato che i canoni di leasing, compreso il maxi canone e le spese per prestazioni di lavoro si deducono secondo il criterio di competenza anche per le imprese minori che dal 2017 devono applicare obbligatoriamente il regime di cassa. Secondo l’Agenzia, viene quindi confermato un regime nella sostanza misto (improntato alla cassa) poiché solo le operazioni caratteristiche della attività seguono il criterio di cassa, ma molti costi saranno ancora deducibili per competenza; si tratta degli ammortamenti, accantonamento del trattamento di fine rapporto del lavoro dipendente, plusvalenze e minusvalenze, sopravvenienze, autoconsumo. La competenza può riguardare anche gli oneri di utilità sociale (art. 100 del T.U.I.R.) per quelli deducibili per competenza.

Maggiorazione degli ammortamenti

Iper-ammortamenti solo per beni consegnati nel 2017. Forniti i primi chiarimenti sulla nuova agevolazione introdotta dalla legge di bilancio 2017.

L’Agenzia precisa che l’art. 1 comma 9 della L. 232/2016 ha introdotto un nuovo beneficio, il c.d. “iper-ammortamento”, che consiste nella possibilità di maggiorare del 150%, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento ovvero dei canoni di leasing, il costo di acquisizione di alcuni beni materiali strumentali nuovi ad alta tecnologia (elencati nell’Allegato A annesso alla legge di bilancio 2017). Tale beneficio, secondo l’Agenzia, dal tenore letterale della norma riguarda soltanto i titolari di reddito d’impresa e non anche gli esercenti arti e professioni (come, invece, i super-ammortamenti).

L’iper-ammortamento si applica, secondo quanto chiarito dell’Agenzia, agli investimenti effettuati nel periodo che va dal 1° gennaio 2017, data di entrata in vigore della legge di bilancio, al 31 dicembre 2017 (ovvero al 30 giugno 2018 in presenza di determinate condizioni). Ai fini della spettanza della maggiorazione del 150%, secondo l’Agenzia, l’imputazione degli investimenti al periodo di vigenza dell’agevolazione, come per il super-ammortamento, deve seguire le regole generali della competenza previste dall’art. 109, commi 1 e 2 del TUIR.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito alcune risposte in merito, specialmente sul requisito dell’interconnessione del bene oggetto di investimento con il sistema aziendale. Le condizioni giudicate necessarie e sufficienti riguardano due aspetti: l’identificazione univoca del bene mediante l’utilizzo di standard di indirizzamento riconosciuti (ad esempio l’indirizzo IP); l’esistenza di scambi di informazioni con sistemi interni o esterni per mezzo di collegamenti documentati che seguono protocolli ufficialmente riconosciuti. Va ricordato anche che la definizione di interconnessione e delle informazioni che deve contenere la dichiarazione dei periti che certificano questo requisito dovrebbero essere oggetto di un protocollo d’intesa tra Confindustria e il ministero dello Sviluppo economico.

Spesometro, fuori i forfettari ed ex minimi

I contribuenti che si avvalgono del regime forfettario, oppure del regime di vantaggio (ex minimi), non rientrano tra i soggetti tenuti a trasmettere all’agenzia delle entrate i dati delle fatture emesse e ricevute, secondo le disposizioni dell’art. 21 del dl n. 78/2010, come modificato, a decorrere dalle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2017, dal dl n. 193/2016. Questo il parere che l’Agenzia delle entrate ha rilasciato nel corso del convegno e che troverà conferma ufficiale in una circolare di prossima emanazione. Trova così soluzione uno dei molti dubbi che ruotano intorno all’adempimento riconfigurato dalla riformulazione del citato articolo 21 ad opera dell’art. 4 del dl 193/2016, che sostituisce da quest’anno il cosiddetto «spesometro». Invero, la lettera della norma non offriva grandi margini per escludere dall’adempimento i contribuenti operanti in regime di franchigia dell’Iva (sia esso il regime forfettario introdotto dalla legge n. 190/2014 o quello - a esaurimento - di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità di cui al dl n. 98/2011).

Regime di cassa

Nel regime di cassa restano alcune deroghe al principio di cassa individuate espressamente mediante il richiamo della specifica disciplina prevista dal TUIR.

Chiarimenti anche sull’applicabilità della disciplina transitoria prevista dall’art. 1 comma 19 della L. 232/2016, per evitare che il passaggio dal regime di competenza al regime di cassa possa determinare anomalie in termini di doppia tassazione/deduzione, ovvero nessuna tassazione/deduzione di alcuni componenti di reddito.

Per effetto della norma, il componente che abbia concorso alla formazione del reddito 2016 in base agli ordinari criteri di competenza non rileverà più nel 2017, anche se in tale periodo si verifica la manifestazione finanziaria.

Per quanto concerne le modalità di determinazione del reddito in base al nuovo art. 66 del TUIR, da utilizzare a partire dal 2017 per tutte le imprese in contabilità semplificata, è stato chiarito che, sebbene il nuovo regime sia “improntato alla cassa”, permangono alcune deroghe individuate espressamente dal legislatore mediante il richiamo della specifica disciplina prevista dal TUIR. In questo modo, viene reso di fatto operante per tali componenti il criterio di competenza. Ciò opera rispetto ai seguenti componenti: - plusvalenze, minusvalenze, sopravvenienze attive o passive, valore normale dei beni assegnati ai soci o destinazione degli stessi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa, come richiamati all’ultimo periodo del comma 1 dell’art. 66 (stessa sorte, anche se non citati espressamente, avrebbero i proventi immobiliari);

- spese per prestazioni di lavoro, oneri di utilità sociale e ammortamenti e canoni di leasing, come richiamati ai commi 2 e 3 dello stesso articolo.

In applicazione di tale criterio, ad esempio, il maxi-canone di leasing è deducibile per competenza secondo l’ordinaria disciplina prevista dal comma 7 dell’art. 102 del TUIR, essendo irrilevante il momento del pagamento.

Interessanti sono poi i chiarimenti resi sulle impostazioni contabili che, come viene indicato, dipendono dalla scelta gestionale del contribuente.

La previsione dell’istituzione dei registri cronologici ha un’obbligatorietà generale e non è limitata solo ai contribuenti minori esonerati dalla tenuta della contabilità IVA. Le registrazioni nei registri cronologici devono essere effettuate nei termini di cui all’art. 22 comma 1 ultimo periodo del DPR 600/73, ossia non oltre 60 giorni dall’incasso o dal pagamento.

Niente bonus IRPEF sui terreni per Snc e Sas

Secondo l’Agenzia delle Entrate le società di persone sono escluse dal beneficio previsto per i redditi agrari.

Il comma 44 dell’art. 1 della L. 232/2016 stabilisce che, per gli anni 2017, 2018 e 2019, non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’IRPEF dei coltivatori diretti (CD) e degli imprenditori agricoli professionali (IAP) di cui all’art. 1 del DLgs. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola, i redditi dominicali e agrari.

Dall’anno 2017 e fino al 2019, quindi, i terreni posseduti e condotti da CD o IAP sono esenti da IRPEF sia per il reddito dominicale che per il reddito agrario.

I terreni che vengono affittati per la coltivazione, invece, continuano a generare reddito dominicale in capo al proprietario, mentre l’esenzione dall’IRPEF si applica sul reddito agrario in capo ai CD e IAP.

Rottamazione cartelle

Un importante chiarimento riguarda il rapporto tra rottamazione delle cartelle e contenzioso pendente. La definizione agevolata delle cartelle, infatti, non comporta la rinuncia al ricorso ex art. 44 d.lgs. n. 546/92, come inizialmente si era compreso, ma assume rilevanza all’atto dell’integrale pagamento, comportando la cessazione della materia del contendere.

Tra le risposte di Equitalia a Telefisco 2017 vi è quella sulla rottamazione dei ruoli in caso di pignoramento. L'Ente di riscossione ha cercato di sciogliere alcuni dei nodi della definizione agevolata, anche se, però, non sempre a favore del debitore

Tra i principali chiarimenti resi quelli secondo cui in caso di pignoramento dello stipendio in corso, la presentazione della domanda di rottamazione non sospende neppure le trattenute sulle retribuzioni che maturano successivamente. Il pignoramento, infatti, prosegue fino alla fine, anche dopo che sia stata presentata la domanda di rottamazione.

È stato, invece, confermato che se la dilazione è stata accordata dopo il 24 ottobre 2016 non opera la condizione di accesso del pagamento delle rate in scadenza tra ottobre e dicembre 2016.

Riguardo, infine, alla definizione parziale dei debiti in corso di rateazione, Equitalia ha precisato che occorre recarsi presso i suoi uffici per ottenere la rimodulazione della rata. Tanto, anche al fine di delimitare l’ambito della sospensione dei pagamenti in scadenza nei primi mesi dell’anno.

Certificazioni Uniche 2017

Viene, infine, confermata la possibilità di inviare, anche dopo il 7 marzo, le certificazioni riguardanti redditi non dichiarabili nel modello 730.

Bilancio civilistico e bilancio fiscale

Uno dei primi interventi del viceministro all'Economia Casero, che è stato rivolto ai professionisti e alle imprese, è la soluzione del problema – più volte sollevato dalle associazioni di categoria – circa il raccordo tra le norme fiscali e le nuove regole civilistiche introdotte dalla riforma dei bilanci.

Proprio per superare questo gap, il Viceministro ha assicurato che è ferma intenzione del Governo presentare un emendamento che permetterà di avere un rapporto tra bilancio civilistico e bilancio fiscale, grazie all'introduzione di una norma di raccordo. Non si è potuto agire in tal senso nella legge di bilancio, per motivi tecnici, ma l'intenzione di risolvere questa necessità c'è ed è reale. La soluzione giungerà con la conversione in legge del decreto Milleproroghe, che ospiterà una disposizione che darà maggiori certezze ad oltre un milione di aziende e le aiuterà a chiudere il bilancio e a presentare le dichiarazioni.

Le parole del Viceministro hanno trovato conferma nella stessa giornata del 2 febbraio con il deposito di un emendamento al Milleproroghe, che prevede il rinvio di 15 giorni dei termini per la trasmissione delle dichiarazioni Ires e Irap, così da agevolare le imprese che devono fare i conti, per la prima volta, con le nuove regole previste dalla riforma dei bilanci in vigore per l’esercizio 2016. Grazie a questa mini-proroga il termine per la presentazione della dichiarazione Ires e Irap, quest’anno, slitta al 16 ottobre 2017.

Nuove comunicazioni Iva

Altro tema caldo per le imprese è quello delle nuove comunicazioni Iva: Non ci saranno cambiamenti per ciò che riguarda la trimestralità di invio dei dati delle liquidazioni, mentre sembra plausibile l’arrivo a due trasmissioni per il 2017 delle informazioni relative alle fatture emesse e ricevute, se ciò verrà confermato dal decreto Milleproroghe.

Casero ha anticipato a Telefisco che l’emendamento è già stato predisposto, quindi, pare possibile che per il 2017 l’obbligo diventi semestrale, mentre per il 2018 possa anche ritornare annuale.

I nuovi termini dovrebbero essere, per il primo semestre, il 18 settembre (dato che quest'anno il 16 settembre cade di sabato) e, per il secondo semestre, il 28 febbraio dell’anno successivo (2018).

Per la trasmissione dei dati delle liquidazioni periodiche rimarranno, invece, le scadenze attuali e cioè entro il secondo mese successivo a ciascun trimestre, con lo slittamento al 16 settembre per il secondo trimestre.

Studi di settore indicatori di “fedeltà”

Sul tema della modifica degli studi di settore è intervenuta la Direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, che ha ribadito l’azione già in atto finalizzata a trasformarne l’attuale funzione di “deterrente” dello strumento in un indicatore di fedeltà dei contribuenti.

Al riguardo Casero ha aggiunto che tale operazione necessita, però, di diversi e delicati passaggi che potrebbero rallentarne l’immediatezza, anche se, comunque, la procedura sta andando avanti e si è in attesa della presentazione di una mappa della relativa riforma.

Al termine della modifica degli studi di settore, essi non saranno più uno strumento di accertamento, ma un strumento che misurerà la fedeltà del contribuente.

Pur apprezzando lo sforzo del Governo di venire incontro alle esigenze dei professionisti, il neoeletto Presidente del Cndcec, Massimo Miani, ha evidenziato la necessità di un'operazione più ampia e completa, vista la complessità di un sistema fiscale alla cui semplificazione non risultano sufficienti interventi singoli ed occasionali. Pertanto, Miani ha dichiarato che la protesta dei commercialisti non potrà considerarsi sedata soltanto grazie agli interventi annunciati, ed ha ribadito che: “quello delle comunicazioni è solo uno dei problemi, con lo sciopero vogliamo segnalare in maniera serena e composta il nostro disagio. La nostra professione ha contribuito moltissimo alla crescita del Paese ma chi ci governa dovrà capire le nostre esigenze”.

Bilancio civilistico e bilancio fiscale

Infine, riguardo il raccordo tra le norme fiscali e le nuove regole civilistiche introdotte dalla riforma dei bilanci, il Viceministro all'Economia Casero ha assicurato che è ferma intenzione del Governo presentare un emendamento che permetterà di avere un rapporto tra bilancio civilistico e bilancio fiscale, grazie all'introduzione di una norma di raccordo. Non si è potuto agire in tal senso nella legge di bilancio, per motivi tecnici, ma l'intenzione di risolvere questa necessità c'è ed è reale. La soluzione giungerà con la conversione in legge del decreto Milleproroghe, che ospiterà una disposizione che darà maggiori certezze ad oltre un milione di aziende e le aiuterà a chiudere il bilancio e a presentare le dichiarazioni.

Quanto affermato dal Viceministro ha poi trovato conferma nella stessa giornata del 2 febbraio 2017 con il deposito di un emendamento al Milleproroghe, che prevede il rinvio di 15 giorni dei termini per la trasmissione delle dichiarazioni Ires e Irap, così da agevolare le imprese che devono fare i conti, per la prima volta, con le nuove regole previste dalla riforma dei bilanci in vigore per l’esercizio 2016. Grazie a questa mini-proroga il termine per la presentazione della dichiarazione Ires e Irap, quest’anno, passerebbe al 16 ottobre 2017.

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8) Dogane: in arrivo semplificazioni sulle operazioni di transito

L’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 11058 del 1 febbraio 2017, ha diffuso nuove istruzioni per lo svolgimento delle operazioni di transito a destino presso il luogo autorizzato aggiornate con il nuovo Codice doganale dell’Unione che introduce nuove semplificazioni per i destinatari autorizzati derivanti dall’implementazione nazionale del nuovo Codice. La nuova nota, che contiene altresì le istruzioni per la presentazione delle merci all’ufficio di destinazione/luogo autorizzato dopo la data limite di arrivo nonché le modalità operative per l’applicazione dei benefici ai destinatari autorizzati e non aventi status “AEO”, sostituisce integralmente le indicazioni diffuse dalle Dogane con le precedenti note pubblicate, e precisamente:

- nota n. 61559/RU del 18 giugno 2015;

- nota n. 118467/RU del 30 ottobre 2015;

- nota n. 125907/RU del 17 novembre 2015;

- nota n. 129542/RU del 19 novembre 2015;

- nota n. 140506/RU del 16 dicembre 2015.

«Le nuove semplificazioni nazionali, indirizzate a ridurre ulteriormente i tempi di sdoganamento – scrivono dalle Dogane nella nuova Nota - riguardano il colloquio digitale con il destinatario autorizzato e consentono di inviare il messaggio IE007 “Notifica di arrivo” H24 – 7 giorni su 7, a differenza di quanto stabilito in precedenza e di ricevere immediatamente il messaggio IE043 “Permesso di scarico” nei casi in cui il riscontro sommario non rilevi difformità ed il canale proposto dal Circuito Doganale di Controllo sia “CA”».

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9) MISE: nuove regole per i Call center

Il Ministro dello Sviluppo Economico, il 1° Febbraio 2017,ha diramato una nota informativa sulle nuove disposizioni normative sulle attività di call center.

Nell’ambito dell’ultima legge di bilancio sono state approvate nuove regole per il funzionamento dei call center.

Dal 1° gennaio 2017 quando un utente effettua o riceve una chiamata da un call center deve essere informato preliminarmente riguardo al Paese in cui è fisicamente collocato l’operatore che risponde. Dal 1° aprile 2017, l’operatore del call center collocato in un Paese extra UE deve inoltre offrire subito la possibilità di richiedere che il servizio sia reso da un operatore collocato nel territorio nazionale o nella UE, con immediato trasferimento nel corso della medesima chiamata.

Per tutti gli operatori economici che svolgono attività di call center diventa inoltre obbligatorio iscriversi al Registro degli operatori di comunicazione tenuto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, alla quale dovranno essere fornite tutte le numerazioni telefoniche messe a disposizioni del pubblico e utilizzate per i servizi di call center.

Per chi decide di localizzare, anche mediante affidamento a terzi, l’attività di call center in un Paese extra UE, diventa obbligatorio darne comunicazione almeno 30 giorni prima del trasferimento alle seguenti amministrazioni:

- Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonché Ispettorato nazionale del lavoro

- Ministero dello Sviluppo Economico

- Garante per la protezione dei dati personali.

Coloro che hanno localizzato l’attività di call center al di fuori del territorio nazionale e dell’Unione europea prima del 1° gennaio 2017 devono procedere alle comunicazioni entro il 2 marzo 2017.

Un’ulteriore novità è la responsabilità solidale tra committente e gestore del call center: chi affida il servizio ad un call center esterno è responsabile in solido con il soggetto gestore. Le sanzioni previste arrivano fino a 50 mila euro per ogni giornata di violazione e a 150 mila per ciascuna comunicazione omessa o tardiva.

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10) INAIL: Linee di coordinamento e di programmazione dell’attività di vigilanza

L’Ufficio vigilanza assicurativa dell’Inail ha emanato la nota prot. 2176 del 2 febbraio 2017, con la quale fornisce le prime indicazioni operative, ai propri ispettori, sull’attività di vigilanza, richiamando quanto precisato dall’Ispettorato nazionale del lavoro sotto il profilo logistico, di coordinamento e di programmazione dell’attività di vigilanza con la circolare n. 2 del 25 gennaio 2017.

Vincenzo D’Andò