Diario quotidiano del 3 febbraio 2017: Telefisco 2017 in arrivo soluzione dei problemi sorti in relazione al bilancio civilistico e bilancio fiscale

Pubblicato il 3 febbraio 2017



1) Referendum abrogazione dei voucher
2) Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA): sottoscrizione dei progetti di presa in carico
3) Incubatori certificati di start-up innovative: definiti in nuovi requisiti per l’identificazione
4) Tasse universitarie: novità dalla Legge di bilancio
5) Voucher asilo nido: prorogata la domanda del beneficio
6) Sì alla delega al Governo sulle discipline relative alla crisi d’impresa
7) Successioni: on line tutorial Entrate su YouTube
8) Invio dati sanitari: proroga in G.U.
9) Aumenta il bonus Sud per l’acquisto di beni strumentali
10) Rinnovata l’intesa tra Entrate e FIGC per i controlli sulle società
11) Telefisco 2017: in arrivo soluzione dei problemi sorti in relazione al bilancio civilistico e bilancio fiscale
12) Terremoto: via libera dal governo per accelerare la ricostruzione
diario-quotidiano-articoli-81) Referendum abrogazione dei voucher 2) Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA): sottoscrizione dei progetti di presa in carico 3) Incubatori certificati di start-up innovative: definiti in nuovi requisiti per l’identificazione 4) Tasse universitarie: novità dalla Legge di bilancio 5) Voucher asilo nido: prorogata la domanda del beneficio 6) Sì alla delega al Governo sulle discipline relative alla crisi d’impresa 7) Successioni: on line tutorial Entrate su YouTube 8) Invio dati sanitari: proroga in G.U. 9) Aumenta il bonus Sud per l’acquisto di beni strumentali 10) Rinnovata l’intesa tra Entrate e FIGC per i controlli sulle società 11) Telefisco 2017: in arrivo soluzioni per i professionisti 12) Terremoto: via libera dal governo per accelerare la ricostruzione *****

1) Referendum abrogazione dei voucher

Voucher: sì della Consulta sul Referendum abrogativo. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 28 del 27 gennaio 2017, la dichiara ammissibile la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione dei voucher. In particolare, secondo la Corte, l’evoluzione di tale istituto, nel trascendere i caratteri di occasionalità dell’esigenza lavorativa cui era originariamente chiamato ad assolvere, lo ha reso alternativo a tipologie regolate da altri istituti giuslavoristici e quindi non necessario.

La Corte è stata chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità della richiesta di referendum popolare per l’abrogazione degli articoli 48, 49 (modificati dal D.Lgs. n. 185/2016) e 50, del Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante «Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.

In particolare, le disposizioni oggetto del quesito referendario disciplinano l’istituto del «lavoro accessorio», introdotto nell’ordinamento dagli articoli da 70 a 73 del Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276. Come noto, il citato articolo 70 definiva le prestazioni occasionali di tipo accessorio, come «attività lavorative di natura meramente occasionale rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in procinto di uscirne, nell’ambito: a) dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa l’assistenza domiciliare a bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap; b) dell’insegnamento privato supplementare; c) dei piccoli lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici e monumenti; d) della realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli; e) della collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato per lo svolgimento di lavori di emergenza, come quelli dovuti a calamità o eventi naturali improvvisi, o di solidarietà».

Il comma 2 dello stesso articolo 70 disponeva, poi, che la durata di tali attività lavorative non dovesse superare 30 giorni nel corso dell’anno solare e comunque dar luogo nello stesso anno a compensi superiori a 3 mila euro, sempre nel corso di un anno solare.

A sua volta l’articolo 71 stabiliva le caratteristiche soggettive dei prestatori di lavoro accessorio, individuandoli: nei disoccupati da oltre un anno, nelle casalinghe, studenti e pensionati, nei disabili e soggetti in comunità di recupero, nei lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia, nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro. Mentre l’articolo 72 introduceva innovative modalità di pagamento, prevedendo un carnet di buoni per prestazioni di lavoro accessorio del valore nominale di 7,50 euro, con un onere contributivo a fini previdenziali pari a 1 euro da versare alla Gestione separata Inps e di 0,50 euro all’Inail per fini assicurativi contro gli infortuni sul lavoro.

La disposizione prevedeva l’esenzione fiscale del compenso corrisposto al lavoratore e la sua non incidenza sullo stato di disoccupato o inoccupato del lavoratore medesimo. Infine, l’articolo 73 del medesimo Decreto Legislativo n. 276/2003 dettava disposizioni in tema di coordinamento informativo ai fini previdenziali, prevedendo modalità per la verifica dell’andamento delle prestazioni di carattere previdenziale e delle relative entrate contributive, «conseguenti allo sviluppo delle attività di lavoro accessorio».

L’istituto dei voucher ha subito nel tempo numerose modifiche, quali, in particolare, quelle recate dall’articolo 16, comma 1, del Decreto Legislativo 6 ottobre 2004, n. 251, dall’articolo 22 del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, dall’articolo 7 del Decreto Legge 28 giugno 2013, n. 76, e infine, dagli articoli 48, 49 e 50 del Decreto Legislativo n. 81/2015, oggetto della richiesta referendaria, che hanno integralmente riscritto la disciplina delle disposizioni degli articoli 70, 71, 72, e 73 del Decreto Legislativo n. 276/2003.

Orbene, nel ritenere ammissibile la richiesta referendaria per l’abrogazione dei voucher, la Consulta ha affermato che, l’evoluzione dell’istituto in esame, nel trascendere i caratteri di occasionalità dell’esigenza lavorativa cui era originariamente chiamato ad assolvere, lo ha reso alternativo a tipologie regolate da altri istituti giuslavoristici e quindi non necessario.

Invero, attraverso i ricordati interventi normativi, l’originaria disciplina del lavoro accessorio, quale attività lavorativa di natura meramente occasionale, limitata, sotto il profilo soggettivo, a particolari categorie di prestatori, e, sotto il profilo oggettivo, a specifiche attività, ha modificato la sua funzione di strumento destinato, per le sue caratteristiche, a corrispondere ad esigenze marginali e residuali del mercato del lavoro. Tale modifica - continua la Corte - appare già emblematicamente attestata dal cambiamento della denominazione della rubrica del Capo II del Decreto Legislativo n. 276 in cui risultano inserite le originarie previsioni normative («Prestazioni occasionali di tipo accessorio rese da particolari soggetti») rispetto a quella recata dal Capo VI del Decreto Legislativo n. 81/2015, («Lavoro accessorio»), nel quale sono inseriti gli articoli di cui si chiede l’abrogazione referendaria, in quanto viene a mancare qualsiasi riferimento alla occasionalità della prestazione lavorativa quale requisito strutturale dell’istituto.

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2) Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA): sottoscrizione dei progetti di presa in carico

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la nota prot. n. 629 del 27 gennaio 2017, fornisce le indicazioni operative relative alla sottoscrizione dei progetti di presa in carico, finalizzato al superamento della condizione di povertà, al reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale.

Sostegno Inclusione Attiva

con riferimento al D.I. 26 maggio 2016 relativo al Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA), il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha fornito le indicazioni sulla sottoscrizione dei progetti di presa in carico.

Chiarisce la nota che i nuclei familiari che hanno presentato richiesta di beneficio entro il 31 ottobre 2016 e che sono stati ammessi ai benefici, dovranno sottoscrivere il progetto entro il 31 marzo 2017.

Invece, i nuclei familiari che hanno presentato richiesta di beneficio successivamente al 31 ottobre 2016 e che sono stati ammessi ai benefici, dovranno sottoscrivere il progetto entro 60 giorni dalla fine del bimestre successivo a quello di presentazione della domanda.

Ricorda il Ministero che le amministrazioni interessate devono inviare le informazioni relative all’avvio del progetto di presa in carico del Nucleo Familiare Beneficiario entro novanta giorni dalla comunicazione dell’avvenuto accreditamento del primo bimestre.

In sede di prima applicazione, per le richieste di beneficio presentate fino al 31 ottobre 2016, l’invio delle informazioni per tali progetti può avvenire entro centoventi giorni dalla comunicazione dell’avvenuto accreditamento del primo bimestre.

In entrambi i casi il decreto prevede che la comunicazione avvenga entro 30 giorni dal termine per la sottoscrizione del progetto.

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3) Incubatori certificati di start-up innovative: definiti in nuovi requisiti per l’identificazione

Il Decreto 22 dicembre 2016, recante “Revisione del decreto 22 febbraio 2013 relativo ai requisiti per l'identificazione degli incubatori certificati di start up innovative, ai sensi dell'art. 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179” é stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 16 del 20 gennaio 2017.

Con tale decreto, che è in vigore dal 21 gennaio 2017 e che dalla stessa data sostituisce il decreto del 21 febbraio 2013 (erroneamente indicato con la data 22 febbraio 2013), il Ministero dello Sviluppo Economico adegua i valori minimi per il riconoscimento della qualifica di incubatore certificato di Start-up innovative. Ai sensi dell'art. 1, sono riconosciuti incubatori certificati di Start-up innovative le società che abbiano le seguenti caratteristiche:

- siano società di capitali, costituite anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea;

- siano residenti in Italia;

- abbiano come oggetto sociale prevalente il sostegno alla nascita e allo sviluppo di start-up innovative, e attività correlate relative al trasferimento tecnologico e ai processi di ricerca, sviluppo e innovazione, mediante l'offerta di spazi fisici dedicati e di servizi di consulenza;

- che raggiungano i valori minimi indicati nelle Tabelle A e B dell'allegato al decreto.

Ai fini del riconoscimento, il decreto ministeriale introduce una serie di valori minimi necessari per l'iscrizione, da calcolare sulla base di una scala di punteggi rappresentati in forma tabellare.

Nel dettaglio, il punteggio minimo richiesto per l'ammissione è determinato in almeno 35 punti con riferimento agli indicatori riportati nella Tabella A, e almeno 50 punti per gli indicatori presenti nella Tabella B, in allegato al decreto del Ministro dello sviluppo economico in commento.

Per l’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese, gli incubatori certificati di Start-up innovative dovranno presentare alla Camera di Commercio competente per territorio una dichiarazione attestante il possesso dei requisiti mediante l'utilizzo di un apposito modulo di domanda in formato elettronico, sottoscritto dal rappresentante legale della società, ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. n. 445/2000. Tale modulo verrà pubblicato sul sito web del Ministero dello Sviluppo Economico nella sezione «Start-up innovative».

L’incubatore certificato dovrà conservare gli atti e i documenti attestanti la veridicità delle informazioni fornite nella compilazione del modello informatico per un periodo di cinque anni a decorrere dalla data dell'iscrizione nella citata sezione speciale del Registro delle imprese.

Secondo quanto stabilito all'art. 5, a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto (21 gennaio 2017), le società già iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese devono depositare, a pena di decadenza - entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio - la dichiarazione annuale di mantenimento dei requisiti in conformità ai parametri stabiliti dall’allegato al presente provvedimento.

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4) Tasse universitarie: novità dalla Legge di bilancio

Novità per gli studenti universitari: la Legge di Bilancio 2017 (Legge 232/2016) introduce il contributo annuale onnicomprensivo

In particolare, i commi 252-267 (Norme sulla contribuzione studentesca universitaria), dell’art. 1, contengono una ridefinizione della disciplina in materia di contributi corrisposti dagli studenti iscritti ai corsi di laurea e di laurea magistrale delle università statali, con l’istituzione di un contributo annuale onnicomprensivo.

Inoltre, per i medesimi studenti prevedono l’istituzione della c.d. “no tax area” per quanti appartengono ad un nucleo familiare con ISEE fino a 13.000 euro e il conseguente incremento delle risorse del Fondo di finanziamento ordinario (FFO).

Contributo onnicomprensivo annuale ed esoneri

Rispetto al quadro normativo precedente, si specifica che il contributo annuale versato dagli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale all’università statale cui sono iscritti, per la copertura dei costi dei servizi didattici, scientifici e amministrativi, è onnicomprensivo e, in particolare, comprende anche i contributi per attività sportive. Il contributo può essere differenziato per i diversi corsi di laurea e di laurea magistrale.

Pertanto, le università statali non possono istituire – fatti salvi i contributi per i servizi prestati su richiesta dello studente per esigenze individuali, nonché le imposte erariali – ulteriori tasse o contributi a carico degli studenti, fino al rilascio del titolo finale di studio.

A seguito dell’abrogazione, intervenuta durante l’esame alla Camera, degli artt. 2 e 3 del DPR 306/1997 – che prevedono, tra l’altro, che gli studenti contribuiscono alla copertura del costo dei servizi offerti dalle università mediante il pagamento dei contributi universitari e della tassa di iscrizione – si conferma, dunque, che, per gli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale, il nuovo contributo onnicomprensivo assorbirà anche l’attuale tassa di iscrizione. Il servizio studi parlamentare segnala, tuttavia, che il riferimento alla tassa di iscrizione è presente anche in altri articoli del DPR 306/1997.

Nel corso dell’esame alla Camera, è stato specificato che le università statali determinano anche il contributo annuale dovuto dagli iscritti ai corsi e alle scuole di specializzazione.

Si tratta, sostanzialmente, di quanto già previsto dall’art. 4 del DPR 306/1997, che prevede altresì che gli stessi studenti siano tenuti anche al pagamento della tassa di iscrizione.

Restano, invece, ferme le norme in materia di imposta di bollo, di esonero e di graduazione dei contributi di cui al citato art. 9 del D.Lgs. 68/2012 (che si aggiungeranno, dunque, agli esoneri e ai limiti massimi previsti dall’articolo in esame), nonché le norme sulla tassa regionale per il diritto allo studio.

La disciplina della tassa regionale per il diritto allo studio è recata dall’art. 3, co. 20-23, della L. 549/1995, come modificata, con riferimento ai soli importi (indicati nel co. 21), dall’art. 18, co. 8, dello stesso D.Lgs. 68/2012.

In base alla normativa vigente, gli studenti universitari sono tenuti al pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio universitario, il cui importo è determinato dalle regioni (o dalle province autonome), a partire dalla misura minima, rapportata alla condizione economica, di € 120 ed entro il limite massimo di € 200 (da aggiornare annualmente sulla base del tasso di inflazione programmato): ove non si proceda a tale determinazione, la tassa è dovuta nella misura di € 140. Le regioni (e le province autonome) concedono l'esonero parziale o totale dal pagamento della tassa agli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi; sono comunque esonerati dal pagamento gli studenti beneficiari delle borse di studio e dei prestiti d'onore, nonché gli studenti risultati idonei nelle graduatorie per l'ottenimento di tali benefici. Il gettito della tassa è interamente devoluto alla erogazione delle borse di studio e dei prestiti d'onore.

Con riferimento alla tassa regionale per il diritto allo studio, si specifica, inoltre, che la stessa deve essere pagata da tutti gli studenti, ad eccezione di coloro che ne sono esonerati ai sensi dell’art. 3, co. 22, della L. 549/1995 (e non anche degli studenti che rientrano nella c.d “no tax area”).

Si evidenzia, tuttavia, che un ulteriore caso di esonero dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio è previsto dall’art. 1, co. 283, per gli studenti che fruiscono delle (nuove) borse nazionali per il merito e la mobilità.

A seguito delle modifiche apportate alla Camera, sono esonerati dal pagamento del contributo onnicomprensivo annuale – oltre a coloro che rientrano nelle fattispecie considerate dall’art. 9 del D.Lgs. 68/2012 – gli studenti che soddisfano congiuntamente i seguenti requisiti:

a) appartengono ad un nucleo familiare il cui Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) sia inferiore o uguale a 13.000 euro.

Per le modalità di calcolo dell’ISEE, si fa riferimento all’art. 8 del DPCM 5 dicembre 2013, n. 159, nonché all’art. 2-sexies del D.L. 42/2016 (L. 89/2016) che, nelle more dell'adozione delle modifiche al DPCM 159/2013, volte a recepire le sentenze del Consiglio di Stato, sezione IV, nn. 00841, 00842 e 00838 del 2016, ha introdotto una disciplina transitoria per il calcolo dell’ISEE, citando esplicitamente anche le prestazioni per il diritto allo studio universitario;

b) sono iscritti all’università di appartenenza da un numero di anni accademici inferiore o uguale alla durata normale del corso di studio, aumentata di uno.

La disciplina dell’esonero, dunque, si applicherà anche ai corsi di laurea magistrale (non a ciclo unico) e agli studenti iscritti al primo anno fuori corso (mentre il testo del ddl la prevedeva solo per gli studenti iscritti ai corsi di laurea e ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico da un numero di anni accademici inferiore o uguale alla durata normale del corso di studio);

c) nel caso di iscrizione al secondo anno accademico, hanno conseguito almeno 10 crediti formativi universitari (CFU) entro il 10 agosto del primo anno; nel caso di iscrizione ad anni successivi, hanno conseguito almeno 25 CFU nei dodici mesi antecedenti il 10 agosto dell’anno accademico precedente la relativa iscrizione.

Nel corso dell’esame alla Camera è stato specificato che, ai fini dell’esonero, gli studenti iscritti al primo anno accademico devono soddisfare solo il requisito relativo all’ISEE.

Si è disposto, inoltre, che gli studenti dei corsi di dottorato di ricerca che non sono beneficiari di borsa di studio sono esonerati dal pagamento delle tasse e dei contributi universitari.

L’art. 8 del DM 45/2013, recante il Regolamento relativo alle modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato e i criteri per l’istituzione dei corsi di dottorato da parte degli enti accreditati, dispone che il bando per l’ammissione ai corsi contiene, fra l’altro, l'indicazione del numero di borse di studio che possono essere attribuite a uno o più candidati risultati idonei nelle procedure di selezione, nonché “l'indicazione delle tasse e dei contributi posti a carico dei dottorandi anche tenuto conto di quanto previsto dalla normativa vigente sul diritto allo studio”.

Ulteriori disposizioni fissano i criteri per la determinazione dell’importo massimo del contributo onnicomprensivo annuale per determinate categorie di studenti, fino ad un ISEE – a seguito delle modifiche introdotte dalla Camera – di 30.000 euro (e non più di 25.000), (ampliando così la platea dei beneficiari).

In particolare, in base al testo approvato dalla Camera:

- per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è compreso tra 13.001 euro e 30.000 euro, e che soddisfano i requisiti di cui alle lett. b) e c), il contributo non può superare il 7% (percentuale abbassata dall’8% previsto dal ddl) della quota di ISEE eccedente 13.000 euro;

- per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è inferiore o uguale a 13.000 euro, e che soddisfano solo il requisito di cui alla lett. c), il contributo è pari a 200 euro;

- per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE

è compreso tra 13.001 euro e 30.000 euro, e che soddisfano solo il requisito di cui alla lett. c), il contributo non può superare quello determinato ai sensi del primo punto, aumentato del 50%, con un valore minimo di 200 euro.

Si segnala che, anche per quanto riguarda la determinazione degli importi massimi del contributo onnicomprensivo annuale appena indicati, sarebbe necessario specificare la disciplina applicabile agli studenti iscritti al primo anno accademico.

A decorrere dall’a.a. 2020/21, i limiti degli importi ISEE per usufruire dell’esonero o delle riduzioni sono aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a seguito del monitoraggio dell’attuazione e dell’efficacia delle disposizioni introdotte.

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5) Voucher asilo nido: prorogata la domanda del beneficio

La presentazione delle domande per fruire dei voucher asilo nido 2017-2018 è consentita fino al 31 dicembre 2018, o comunque fino ad esaurimento dello stanziamento di 40 milioni di euro per ciascuno dei due anni, di cui all’art. 1, co. 356 della Legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Legge di bilancio 2017).

Rifinanziamento voucher asili nido (commi 356 e 357)

I commi 356 e 357 dispongono la proroga per il 2017 e 2018 della facoltà riconosciuta alla madre lavoratrice, anche autonoma, di richiedere un contributo economico (cd. voucher asili nido o baby-sitting) in sostituzione, anche parziale, del congedo parentale.

Più nel dettaglio, il comma 356 dispone la proroga per il 2017 e 2018 delle norme (già stabilite, in via sperimentale, per gli anni 2013-2015 e prorogate, in via sperimentale, per il 2016) relative alla possibilità, per la madre lavoratrice dipendente (pubblica o privata), o iscritta alla gestione separata, di richiedere (al termine del periodo di congedo di maternità, per gli 11 mesi successivi e in sostituzione, anche parziale, del congedo parentale) un contributo economico da impiegare per il servizio di baby-sitting o per i servizi per l'infanzia (erogati da soggetti pubblici o da soggetti privati accreditati). Tale beneficio è riconosciuto nel limite di spesa di 40 milioni per ciascuno degli anni 2017 e 2018, ferme restando le relative disposizioni attuative.

La medesima proroga, per i medesimi anni, è disposta dal comma 357 anche nei confronti delle lavoratrici autonome o imprenditrici, alle quali la suddetta facoltà di richiedere il cd. voucher baby-sitting o l’utilizzo di servizi per l’infanzia è stata riconosciuta, per la prima volta e sperimentalmente per il 2016, dalla legge di Stabilità 2016. Tale beneficio è riconosciuto nel limite di spesa di 10 milioni per ciascuno degli anni 2017 e 2018, ferme restando le relative disposizioni attuative.

Buono asili nido (comma 355)

Il comma 355 stabilisce a regime, a decorrere dal 2017, l’erogazione di un buono per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido. La misura è stata estesa, in sede di esame referente, all’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei tre anni, affetti da gravi patologie croniche.

Il buono è pari a 1.000 euro su base annua, corrisposti in 11 mensilità – perciò circa 90,9 euro mensili-, effettuata da parte dell’INPS al genitore che ne faccia richiesta presentando documentazione idonea a dimostrare l’iscrizione in strutture pubbliche o private. Oltre all’iscrizione – in base ad una modifica approvata in sede di esame in prima lettura della disposizione–, la documentazione dovrà riguardare anche il pagamento della retta.

Il buono è riferito ai nuovi nati dal 2016 e potrà essere percepito per un massimo di un triennio, visto che si riferisce alla platea dei bambini da 0 a 3 anni.

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6) Sì alla delega al Governo sulle discipline relative alla crisi d’impresa

Anche i professionisti potranno fallire, anche se scompare la parola fallimento. Prevista la procedura di insolvenza anche per i professionisti.

La Camera ha approvato il disegno di legge: Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza (Testo risultante dallo stralcio dell'articolo 15 del disegno di legge n. 3671, deliberato dall'Assemblea il 18 maggio 2016) (C. 3671-bis-A e abb.). Il provvedimento passa ora all'esame del Senato.

Nel pomeriggio, il Ministro dell'interno Marco Minniti ha svolto una informativa urgente del Governo sulle recenti notizie circa la violazione di sistemi informatici utilizzati dallo Stato, da altri enti pubblici e da cariche istituzionali. E' seguito un breve dibattito a cui ha partecipato un rappresentante per Gruppo.

I principali profili innovativi del disegno di legge di riforma delle procedure concorsuali appaiono i seguenti:

nel generale quadro di favore per gli strumenti di composizione stragiudiziale della crisi, viene introdotta una fase preventiva di "allerta", finalizzata all'emersione precoce della crisi d'impresa e ad una sua risoluzione assistita;

la facilitazione, nello stesso quadro, dell'accesso ai piani attestati risanamento e agli accordi di ristrutturazione dei debiti;

la semplificazione delle regole processuali, con la riduzione delle incertezze interpretative, anche di natura giurisprudenziale, che nuocciono alla celerità delle procedure concorsuali; in caso di sbocco giudiziario della crisi è prevista, in particolare, l'unicità della procedura destinata all'esame di tutte le situazioni di crisi e di insolvenza; dopo una prima fase comune, la procedura potrà, seconda i diversi casi, evolvere nella procedura conservativa o in quella liquidatoria;

la revisione della disciplina dei privilegi che, tra le maggiori novità, prevede un sistema di garanzie mobiliari non possessorie;

l'individuazione del tribunale competente in relazione alle dimensioni e alla tipologia delle procedure concorsuali; in particolare, le procedure di maggiori dimensioni sono assegnate al tribunale delle imprese (a livello di distretto di corte d'appello);

l'eliminazione della procedura fallimentare e la sua sostituzione con quella di liquidazione giudiziale; tale strumento vede, in particolare, il curatore come dominus della procedura e, come possibile sbocco (in caso di afflusso di nuove risorse), anche un concordato di natura liquidatoria;

una rivisitazione, sulla base delle prassi verificate e delle criticità emerse, della normativa sul concordato preventivo, lo strumento ritenuto più funzionale tra quelli concorsuali attualmente vigenti;

la sostanziale eliminazione come procedura concorsuale della liquidazione coatta amministrativa, che residua unicamente come possibile sbocco dei procedimenti amministrativi volti all'accertamento e alla sanzione delle gravi irregolarità gestionali dell'impresa;

la previsione di una esdebitazione di diritto (non dichiarata, quindi, dal giudice) per le insolvenze di minori dimensioni;

le modifiche alla normativa sulle crisi da sovraindebitamento, sia per coordinarla con la riforma in essere che per tenere conto dell'esperienza successiva alla introduzione dell'istituto, previsto dalla legge n. 3 del 2012;

colmando una lacuna dell'attuale legge fallimentare, viene introdotta una specifica disciplina di crisi e insolvenza dei gruppi di imprese.

Oggetto della delega e procedure per l'esercizio (art. 1)

L'articolo 1 delega il Governo ad emanare – entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge – uno o più decreti legislativi (comma 1) per riformare:

le procedure concorsuali (R.D. n. 267 del 1942, c.d. Legge fallimentare);

la disciplina della composizione delle crisi da sovraindebitamento (legge n. 3 del 2012);

il sistema dei privilegi e delle garanzie.

Principi generali della riforma (art. 2)

L'articolo 2 del disegno di legge, che individua i principi generali sui quali si fonda la riforma, interviene anzitutto sul lessico della riforma, prevedendo la sostituzione del termine "fallimento", con tutti i suoi derivati, con l'espressione "liquidazione giudiziale" (lett. a). La modifica terminologica dovrà operare anche in relazione alle disposizioni penali contenute nella legge fallimentare, garantendo comunque la continuità delle fattispecie.

Il Governo dovrà inoltre eliminare dalla disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, la dichiarazione di fallimento d'ufficio, attualmente disciplinata dall'art. 3, comma 1, del d.lgs. n. 270 del 1999 (lett. b); verrà così meno l'unica ipotesi di fallibilità di ufficio prevista nel nostro ordinamento.

La riforma dovrà inoltre distinguere i concetti di stato di crisi e di insolvenza, configurando la crisi come probabilità di futura insolvenza (lett. c). Se il concetto di crisi dovrà essere definito dal legislatore delegato, anche tenendo conto delle elaborazioni della scienza aziendalistica (come specificato dalla Commissione di merito), per quello di insolvenza si dovrà confermare l'attuale nozione contenuta nella legge fallimentare, in base alla quale «lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni» (art. 5, R.D. n. 267 del 1942).

Quanto alle procedure, la lett. d) delega il Governo ad adottare un unico modello processuale per l'accertamento dello stato di crisi o dello stato di insolvenza. Si desume quindi che a seguito di un procedimento unitario dovrà essere l'autorità giudiziaria a classificare la sofferenza dell'impresa o del singolo debitore come crisi ovvero come insolvenza, sulla base delle possibilità di recupero economico del debitore. Il modello processuale dovrà ricalcare il procedimento per la dichiarazione di fallimento attualmente disciplinato dall'art. 15 della legge fallimentare. Il procedimento dovrà caratterizzarsi per particolare celerità, anche nella fase di reclamo contro il provvedimento che dichiara la crisi o l'insolvenza. Inoltre, la riforma dovrà:

prevedere la legittimazione ad agire, per la richiesta di apertura della procedura, dei soggetti con funzioni di controllo o vigilanza dell'impresa, oltre che del PM che abbia notizia di uno stato di insolvenza;

disciplinare le misure cautelari, attribuendone la competenza anche alla corte d'appello;

armonizzare il regime delle impugnazioni, con riferimento tra l'altro all'efficacia delle pronunce rese avverso i provvedimenti di apertura della procedura di liquidazione giudiziale o di omologazione del concordato.

La lett. e) chiarisce che a tale modello processuale unitario dovranno essere assoggettate tutte le categorie di debitori, con la sola esclusione degli enti pubblici. A fronte di un avvio processuale unitario, alla diversa natura dei debitori dovranno corrispondere diversi esiti processuali, che tengano conto delle peculiarità oggettive e soggettive. La delega specifica che al c.d. piccolo imprenditore deve essere applicata la disciplina dettata per i debitori civili, i professionisti ed i consumatori.

Il Governo dovrà inoltre:

prevedere priorità per la trattazione delle proposte che assicurino la continuità

aziendale, considerando la liquidazione giudiziale come extrema ratio (lett. g). La Commissione di merito ha bilanciato le esigenze di continuità aziendale con quelle di garanzia di miglior soddisfacimento dei creditori richiedendo che la convenienza della continuità aziendale rispetto alla possibile liquidazione giudiziale sia esplicitata nel piano;

uniformare, semplificando, la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale (lett. h);

prevedere che la notificazione degli atti nei confronti del debitore professionista o imprenditore venga effettuata attraverso posta elettronica certificata, attingendo all'anagrafe degli indirizzi già attualmente disciplinata. Laddove tale notifica sia impossibile, gli atti da notificare dovranno essere inseriti in apposita area del sito di Infocamere; spetterà al Governo disciplinare questa particolare modalità di notificazione introdotta nel corso dell'esame del disegno di legge in Commissione (lett. h-bis);

ridurre la durata delle procedure concorsuali (lett. i);

ridurre i costi delle procedure concorsuali (lett. i). In particolare, la delega prevede di responsabilizzare gli organi di gestione e di contenere le ipotesi di prededuzione per evitare che il pagamento dei crediti prededucibili (i primi a dover essere soddisfatti in sede di ripartizione dell'attivo fallimentare) assorba sostanzialmente tutto l'attivo delle procedure. In merito dovranno essere rivisti i compensi dei professionisti.

Il Governo dovrà inoltre riformulare le disposizioni che hanno dato luogo a contrasti interpretativi (lett. l).

Quando all'individuazione dei giudici competenti a conoscere delle procedure di

insolvenza, la delega stabilisce il principio della specializzazione dei giudici (lett. m). Il Governo dovrà individuare il tribunale competente seguendo i seguenti criteri:

le procedure di insolvenza relative alle grandi imprese (tali sono sia i gruppi di

imprese di rilevante dimensione sia le imprese già in amministrazione straordinaria) dovranno essere attribuite alla competenza dei tribunali che attualmente sono sede di sezione specializzata in materia di impresa (n. 1);

le procedure di insolvenza relative a consumatori, professionisti e c.d. piccoli imprenditori dovranno essere attribuite alla competenza dei tribunali circondariali, mantenendo invariata la competenza attuale per le procedure di sovraindebitamento (n. 2);

le procedure di insolvenza relative alle imprese diverse da quelle indicate ai numeri 1) e 2) dovranno essere attribuite dal Governo ad alcuni specifici tribunali, individuati sulla base di una serie di parametri (n. 3). Sul punto è intervenuta la Commissione di merito introducendo una serie di indicatori volti a orientare il Governo nell'individuazione dei tribunali competenti: dovrà essere valutato il numero di giudici previsti dalla pianta organica del tribunale, le procedure concorsuali incardinate e definite negli ultimi 5 anni e la loro durata, il rapporto tra i dati del singolo tribunale e la media nazionale, il numero delle imprese iscritte nel registro delle imprese in rapporto alla popolazione residente nel circondario. Il disegno di legge delega inoltre il Governo a rivedere gli organici dei tribunali la cui competenza sarà ampliata a seguito della riforma (lett. m).

Il Governo è inoltre delegato a istituire presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti abilitati a svolgere - anche in forma associata o societaria (come specificato dalla Commissione) - funzioni di gestione e controllo nell'ambito delle procedure concorsuali (lett. n), disciplinando i requisiti richiesti per l'iscrizione. Questa disposizione è assistita da una autonoma norma di copertura finanziaria (comma 2).

(Camera dei deputati, nota del 1 febbraio 2017)

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7) Successioni: on line tutorial Entrate su YouTube

Inviare la dichiarazione di successione telematica in pochi e semplici passi: Su YouTube il nuovo video tutorial dell’Agenzia delle Entrate.

Come si presenta una dichiarazione di successione direttamente dal proprio pc? Spiega tutto il nuovo tutorial di Entrate in video, il canale YouTube dell’Agenzia delle Entrate. In poco più di quattro minuti, il filmato illustra, passo dopo passo, tutto quello che c’è da sapere per compilare e trasmettere telematicamente da casa la dichiarazione di successione, utilizzando il software gratuito SuccessioniOnLine, disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it.

SuccessioniOnLine, tutti gli step - L’applicativo è disponibile in modalità stand alone sul sito internet delle Entrate e consente di produrre un file che si potrà trasmettere per via telematica e che dovrà contenere la dichiarazione di successione e i documenti da allegare, in formato PDF/A o TIFF. Con la presentazione del nuovo modello di successione il contribuente ha la possibilità di richiedere contestualmente le volture catastali degli immobili senza quindi dover passare dagli Uffici provinciali Territorio dell’Agenzia delle Entrate. Al termine della procedura, il sistema rilascia la ricevuta di presentazione sia della dichiarazione sia delle volture. Inoltre, il calcolo delle imposte in autoliquidazione è automatico ed è possibile versare il dovuto direttamente con addebito in conto corrente. La dichiarazione di successione presentata rimane disponibile nel cassetto fiscale del dichiarante e in quello di coeredi e chiamati.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 27 del 1 febbraio 2017)

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8) Invio dati sanitari: proroga in G.U.

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1 febbraio 2017, il Decreto Ministero dell’Economia e Finanze del 25 gennaio 2017, che proroga i termini per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate, con il Sistema tessera sanitaria, dei dati delle spese sanitarie relative all’anno 2016 ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata.

Il nuovo calendario era già stato reso noto con il provvedimento n. 17731/E/2017.

Nuovo calendario:

- il termine entro il quale deve essere effettuata la trasmissione telematica dei dati delle spese sanitarie da parte delle strutture sanitarie e dei medici è prorogato al 9 febbraio 2017;

- il diritto del contribuente a esercitare l’opposizione termina il 9 marzo 2017.

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9) Aumenta il bonus Sud per l’acquisto di beni strumentali

Con un emendamento al disegno di legge di conversione del D.L. 243/2016, contenente interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, la Commissione Bilancio della Camera ha aumentato, al massimo consentito, il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nel Mezzogiorno.

La misura del bonus, destinata a strutture produttive ubicate in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna è differenziata in base alla dimensioni aziendali.

A seguito dell’emendamento approvato il credito d’imposta passerà dal 10% al 25% per le grandi imprese, dal 15% al 35% per le medie e infine dal 20% al 45% per le piccole.

Inoltre il bonus sarà commisurato alla quota del costo complessivo degli investimenti nel limite massimo, stabilito per ogni progetto, di 3 milioni di euro per le piccole imprese, di 10 milioni di euro per le medie e di 15 milioni di euro per le grandi.

Infine, un’ulteriore modifica prevede che il bonus sia cumulabile con aiuti de minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto gli stessi costi ammessi al beneficio, a condizione che tale cumulo non porti al superamento dell’intensità o dell’importo di aiuto più elevati consentiti dalle relative discipline europee di riferimento.

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10) Rinnovata l’intesa tra Entrate e FIGC per i controlli sulle società

Il Fisco scende in campo con la Federazione Italiana Giuoco Calcio: rinnovata l’intesa tra Entrate e FIGC per i controlli sulle società.

La Federazione Italiana Giuoco Calcio e l’Agenzia delle Entrate rinnovano la collaborazione in vista della prossima stagione sportiva 2017/2018.

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, e il presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, hanno infatti sottoscritto un protocollo d’intesa che permetterà ai due enti di verificare l’equilibrio finanziario delle società professionistiche, in modo da garantire il regolare svolgimento dei campionati sportivi.

I punti dell’intesa

Entro i prossimi due giorni, la FIGC comunicherà alle Entrate l’elenco delle società sportive professionistiche completo di denominazione sociale e codice fiscale/partita Iva, in modo da procedere alla verifica degli adempimenti tributari. In particolare, l’Agenzia controllerà:

- il pagamento dei debiti Iva relativi all’anno d’imposta 2016 risultanti dalle dichiarazioni presentate entro il 28 febbraio 2017 e scaduti alla medesima data, oltre al trasferimento dei saldi d’imposta per le società che aderiscono al regime della liquidazione dell’Iva di gruppo in qualità di controllate;

- l’avvenuta presentazione delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta chiuso al 31 dicembre 2015, i pagamenti di Ires, Irap, Iva e le ritenute Irpef sui redditi di lavoro dipendente risultanti da dichiarazioni dello stesso periodo;

- l’avvenuto pagamento rateale delle somme dovute a seguito della liquidazione delle imposte e delle ritenute relative a dichiarazioni con periodi d’imposta chiusi al 31 dicembre 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015;

- l’avvenuto pagamento, anche rateale, delle imposte e delle ritenute relative ad atti divenuti definitivi, con cartelle notificate entro il 30 aprile 2017.

Report a prova di privacy

Una volta completate le operazioni di verifica, l’Agenzia delle Entrate comunicherà alla FIGC gli esiti dei controlli. Le informazioni viaggeranno in modalità sicura e controllata, protette da password e rispettando i canoni della pertinenza e della non eccedenza del trattamento dei dati. Agenzia delle Entrate e Federcalcio individueranno, inoltre, un responsabile per la gestione del protocollo e per la trasmissione e ricezione delle informazioni.

Il protocollo resterà valido fino al 28 febbraio 2018, termine entro il quale potrà essere rinnovato per le successive stagioni sportive.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 28 del 2 febbraio 2017)

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11) Telefisco 2017: in arrivo soluzioni per i professionisti per risolvere i problemi sorti in relazione al bilancio civilistico e bilancio fiscale

Nel corso di Telefisco 2017, il viceministro all’Economia, Luigi Casero, ha annunciato l’arrivo di un emendamento per risolvere i problemi sorti in relazione al bilancio civilistico e bilancio fiscale. Pare che in pochi giorni sia risolvibile anche la questione delle comunicazioni Iva: l’ipotesi è di mantenere l’incrocio dei dati aggregati Iva (e non più analitici) e di arrivare a una semestralità sui dati delle fatture.

Verrà presentato un emendamento nel Milleproroghe, attualmente all’esame del Senato, che permetterà di avere «un rapporto fra bilancio civilistico e bilancio fiscale», in considerazione della «evoluzione della normativa europea».

Dunque «lo Stato italiano deve adeguarsi», ha detto il viceministro dell’Economia, precisando che la norma correttiva «non si è riusciti, per motivi tecnici, ad inserirla in prima battuta nella Legge di Bilancio», che «è stata approvata senza emendamenti al Senato». Si tratta, ha aggiunto, di una modifica «voluta da tutte le categorie economiche e sociali».

Per arginare l’evasione Iva Casero ha annunciato, infatti, che si punta, invece, ad «arrivare ad una semestralità per quel che riguarda l'invio dei dati delle fatture nel 2017», così da «vedere, in via sperimentale, come funziona questo sistema che porta ad un incrocio preventivo dei dati fra fatture emesse e fatture ricevute».

Le novità annunciate da ministero ed Entrate non placano, però, la protesta dei commercialisti: «Lo sciopero annunciato ci sarà, spiega Massimo Miani, neo presidente del Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili intervenuto a Telefisco. Quello delle comunicazioni è solo uno dei problemi, con lo sciopero vogliamo segnalare in maniera serena e composta il nostro disagio. La nostra professione ha contribuito moltissimo alla crescita del Paese ma chi ci governa dovrà capire le nostre esigenze».

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12) Terremoto: via libera dal governo per accelerare la ricostruzione

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge che prevede nuove misure per il sostegno delle aree del centro Italia colpite dal terremoto. "L'Italia non dimenticherà questo colpo inferto a una parte rilevante del nostro territorio" dal terremoto e dal maltempo, ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al termine del Cdm, aggiungendo che "l'Italia ora deve reagire con decisione. Con l'obiettivo di mettere in campo tutte le norme e le iniziative necessarie per accelerare i percorsi sia di emergenza e di ricostruzione".

"Si deve accelerare sui problemi, le difficoltà e i rischi di strozzature burocratiche. A questo si rivolge il decreto che abbiamo approvato", ha poi spiegato il presidente del Consiglio che ha inoltre sottolineato la necessità di "accelerare di fronte a una situazione difficile, e prevenire se possibile le strozzature burocratiche". Al momento "non abbiamo un conto esatto delle risorse previste dal dl terremoto, ma si tratta di diverse centinaia di milioni, ha risposto Gentiloni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi che poi ha precisato che "il lavoro che il governo fa ripetutamente su questa materia non deriva da una particolare passione del governo a fare un percorso a tappe, purtroppo deriva dal fatto che la situazione è senza precedenti. Abbiamo risorse nella legge di bilancio, ne stiamo mettendo in campo ulteriori", ha aggiunto. "Le risorse ci sono e ci saranno. Non ci saranno rischi di interruzione dei lavori, è un impegno della Repubblica italiana.

Sospeso il pagamento dei tributi

Gentiloni ha poi annunciato che nel D.L. ci sono "misure indirizzate direttamente a cittadini e residenti che riguardano in parte la proroga della cassa integrazione, la cosiddetta busta paga pesante, l'introduzione anticipata delle norme a favore della povertà, meccanismi di sospensione del pagamento dei tributi e agevolazioni fiscali".

Vincenzo D’Andò