Libri sociali: entro il 16 marzo le società di capitali devono versare la tassa annuale – Diario quotidiano del 28 febbraio 2017

Pubblicato il 28 febbraio 2017



1) Aggiornata modulistica al Registro delle Imprese
2) Libri sociali: entro il 16 marzo le società di capitali devono versare la tassa annuale
3) In scadenza anche il versamento del saldo IVA del 2016
4) Iva di gruppo: opzione fino a revoca, decreto in G.U.
5) Fisco: la conciliazione giudiziale inibisce ipoteca e sequestro
6) La dichiarazione presentata in ritardo rende legittimo l’accertamento induttivo
7) Legge “salva-risparmio” in G.U.
8) Unioni civili e convivenze di fatto: effetti sulla concessione dei permessi e del congedo straordinario ai lavoratori dipendenti
9) Definizione agevolata cartelle: ai fini del rilascio del DURC positivo non basta presentare l’istanza entro il 31 marzo 2017
10) Per dedurre le spese veterinarie basta solo lo scontrino parlante
diario-quotidiano-articoli-81) Aggiornata modulistica al Registro delle Imprese 2) Libri sociali: entro il 16 marzo le società di capitali devono versare la tassa annuale 3) In scadenza anche il versamento del saldo IVA del 2016 4) Iva di gruppo: opzione fino a revoca, decreto in G.U. 5) Fisco: la conciliazione giudiziale inibisce ipoteca e sequestro 6) La dichiarazione presentata in ritardo rende legittimo l’accertamento induttivo 7) Legge “salva-risparmio” in G.U. 8) Unioni civili e convivenze di fatto: effetti sulla concessione dei permessi e del congedo straordinario ai lavoratori dipendenti del settore privato 9) Definizione agevolata cartelle: ai fini del rilascio del DURC positivo non basta presentare l’istanza entro il 31 marzo 2017 10) Per dedurre le spese veterinarie basta solo lo scontrino parlante

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1) Aggiornata modulistica al Registro delle Imprese

ComUnica: aggiornamento della modulistica nel Registro delle imprese. Dal 18 aprile 2017 le pratiche di ComUnica potranno essere inviate al Registro delle Imprese utilizzando esclusivamente software conformi alla modulistica aggiornata con le modifiche introdotte alle specifiche tecniche di cui al Decreto del Ministero dello sviluppo economico 6 febbraio 2017.

Sul sito webtelemaco.infocamere.it è già disponibile il software Fedra Plus 06.83.00 che tiene conto di queste ultime variazioni.

Tra le modifiche introdotte da ricordare:

- la creazione di nuovi comuni per fusione di preesistenti;

- le modifiche a codici e denominazioni comuni;

- gli adeguamenti di autorizzazioni per l’assolvimento del bollo virtuale;

- il nuovo codice atto per il bilancio delle microimprese (“718 – Bilancio microimprese”);

- gli adeguamenti dei codici degli uffici registrazione.

Ecco di seguito uno stralcio del citato Decreto 6 febbraio 2017:

Art. 1.

1. Sono approvate le modifiche alle specifiche tecniche di cui al decreto ministeriale 18 ottobre 2013, come modificato, in ultimo, dal decreto ministeriale 11 aprile 2016, elencate nell’allegato A al presente decreto.

2. Le presenti specifiche tecniche acquistano efficacia con decorrenza dal 14 febbraio 2017. A partire dal 18 aprile 2017 non potranno più essere utilizzati programmi realizzati sulla base delle specifiche tecniche approvate con precedenti decreti ministeriali.

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2) Libri sociali: entro il 16 marzo le società di capitali devono versare la tassa annuale

Entro il prossimo 16 marzo 2017 le società di capitali dovranno versare la consueta tassa annuale per la vidimazione dei libri sociali. Le regole sono le solite. Pertanto il versamento di:

- € 309,87 è dovuto se il capitale o il fondo di dotazione non è superiore a € 516.456,90;

- € 516,46 è dovuto se il capitale o il fondo di dotazione supera € 516.456,90.

Scadenza del 16 marzo 2017

Entro il prossimo 16 marzo le società di capitali, le società consortili, le aziende speciali degli enti locali e i consorzi costituiti fra gli stessi, nonché gli enti commerciali, devono effettuare il versamento della tassa di concessione governativa relativa alla vidimazione dei libri sociali per l’anno 2017.

Per alcune categorie di soggetti (si tratta, come accennato delle S.p.a., S.r.l., S.a.p.a., comprese quelle consortili anche se in liquidazione) è rimasta in vigore l’applicazione dell’imposta di bollo e della tassa di concessione governativa.

Misura del versamento

Questi soggetti sono obbligati a versare una tassa annuale sulle concessioni governative per la numerazione e bollatura di libri e registri contabili pari a:

- € 309,87 euro, se l’ammontare del capitale o del fondo di dotazione non supera l’importo di 516.456,90 euro;

- 516,46 euro, se il capitale sociale o il fondo di dotazione supera tale importo.

La data di riferimento per quantificare il capitale sociale o il fondo di dotazione è il 1° gennaio dell’anno per il quale il versamento viene eseguito. Per il 2017 la data è quella del 1/1/2017.

Resta in vigore anche l’obbligo, all’atto della vidimazione dei libri sociali, di apporre la marca da bollo nella misura di 16,00 euro ogni 100 pagine, in occasione della vidimazione sarà necessario esibire alla Camera di Commercio (o agli altri soggetti abilitati alla vidimazione) il versamento della tassa di concessione governativa eseguito per l’anno in corso.

Soggetti esclusi

Sono escluse dal pagamento della tassa di concessione governativa:

- le società di persone;

- le società cooperative;

- le società di mutua assicurazione;

- gli enti non commerciali;

- le società di capitali sportive dilettantistiche.

Queste società, anche se sono escluse dal versamento della tassa di concessione governativa, sono comunque soggette al pagamento dell’imposta di bollo in misura doppia (32 euro) da applicare sulle pagine del libro giornale e del libro degli inventari.

Libri e registri per i quali è obbligatoria la vidimazione

La vidimazione iniziale è prevista solo per i libri sociali obbligatori di cui all’articolo 2421 del codice civile, in particolare si tratta del:

- libro dei soci;

- libro delle obbligazioni;

- libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee;

- libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione;

- libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale;

- libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo;

- libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti;

- ogni altro libro o registro per i quali l’obbligo della bollatura è previsto da norme speciali.

I libri contabili previsti dal codice civile, ovvero libro giornale e libro degli inventari non vanno vidimati ma numerati in maniera progressiva al momento dell’utilizzo, su di essi deve essere apposta, precedentemente all’utilizzo, una marca da bollo nella misura di 16,00 euro per ogni 100 pagine.

Quanto invece ai registri Iva e registro beni ammortizzabili essi non devono essere vidimati, sono soggetti a numerazione ma non alla apposizione della marca da bollo.

Versamento

Il versamento deve essere effettuato con modello F24 utilizzando il codice tributo 7085 nella sezione “Erario” ed indicando, quale annualità, il 2017, anno per il quale si versa la tassa.

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3) In scadenza anche il versamento del saldo IVA del 2016

Altra scadenza: Entro il prossimo 16 marzo 2017 va effettuato il versamento del saldo Iva 2016 risultante dalla dichiarazione annuale Iva (modello IVA/2017). Ancorché dal 2017 sia venuta meno la possibilità di unificare la Dichiarazione annuale con la dichiarazione dei redditi (ex modello Unico), è ancora possibile differire detto versamento al 30/06/2017, termine previsto per il pagamento delle imposte.

Il differimento del versamento Iva con il pagamento del saldo delle imposte (30/06), può avvenire con la maggiorazione dello 0,4% a titolo di interessi per ogni mese o frazione di mese dal 17/03 al 30/06 (pari al 1,6%).

Versamento del saldo Iva 2016

Il versamento del saldo Iva 2016 va effettuato entro il 16.3.2017:

- in un’unica soluzione;

- in forma rateale in 9 rate mensili di pari importo e alle rate successive alla prima vanno applicati gli interessi dello 0,33% mensile (0,66 alla terza, 0,99 alla quarta, …e così via); le rate devono essere versate entro il giorno 16 di ogni mese di scadenza, a partire dal 16.3.2017, data entro la quale va versata la prima rata.

Modalità di versamento

Il D.L. 193/2016 non apporta modifiche alle disposizioni previste per i contribuenti con partita Iva, i quali possono versare gli F24 con le seguenti modalità:

- F24 tramite home banking (purchè non contenga compensazioni per cui il saldo del modello sia pari a zero);

- F24 tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (Fisconline, Entratel), modalità obbligatoria per il versamento di F24 con compensazioni a saldo zero.

In particolare va utilizzato il codice tributo 6099 (per gli interessi rateali 1668), anno di riferimento “2016” e indicato il numero della rata che si sta versando ed il numero totale delle rate scelte (ad esempio, “0105” per la prima rata di 5, “0101” in caso di versamento in unica soluzione). Se il versamento è effettuato in unica soluzione entro il 16/03, l’importo va esposto all’unità di euro.

Il versamento deve essere effettuato se supera i 10,33 euro (€ 10,00 per effetto di arrotondamenti), quindi a partire da € 11,00.

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4) Iva di gruppo: opzione fino a revoca, decreto in G.U.

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 46 del 24 febbraio 2017, il Decreto del Ministero dell’Economia 13 febbraio 2017 in materia di liquidazione e versamento. Niente più validità annuale ma rinnovo fino alla revoca. Dunque, dal 2017 l’opzione per la liquidazione ed il versamento dell’Iva di gruppo non vale soltanto per un anno, ma si rinnova automaticamente fino a quando non è revocata. È una delle novità contenute nel citato decreto ora reso esecutivo. Il provvedimento apporta modifiche alla disciplina di attuazione del particolare regime per le società controllanti e controllate, contenuta nel Dm 13 dicembre 1979, a fini di adeguamento alla nuova normativa primaria, recata dal terzo comma dell’art. 73 del dpr 633/72, come sostituito, a decorrere dal 1° gennaio 2017, dalla legge n. 232/2016.

Inoltre, viene formalmente abrogato l’obbligo della società controllante di presentare anche le dichiarazioni annuali Iva delle società controllate (di fatto superato da tempo). Il riformulato secondo comma dell’art. 1 del decreto delimita ora nell’ambito dei versamenti, al netto delle eccedenze a credito, il perimetro del consolidamento Iva. È stato inoltre abrogato l’obbligo per le società controllate di annotare, a margine della liquidazione dell’imposta eseguita nei registri Iva, il trasferimento del saldo alla controllante, già previsto dal quarto comma dell’art. 4. Altra modifica di adeguamento è l’esplicita previsione, nell’ambito dell'art. 5 del decreto, della possibilità per la società controllante di utilizzare in compensazione l’eventuale eccedenza di credito di gruppo (come peraltro previsto dall'art. 8, comma 1, del dpr n. 542/99).

Ha invece natura sostanziale la modifica sui requisiti per l’accesso all’Iva di gruppo: sempre in conformità al dettato di legge, infatti, il primo comma dell’art. 2 stabilisce che, ai fini in esame, si considerano controllate le società di capitali le cui azioni o quote sono possedute per oltre il 50% del loro capitale almeno dal 1º luglio dell’anno solare precedente (e non più dal 1° gennaio).

Opzione

È stato completamente sostituito l'articolo 3 del decreto, allo scopo di adeguare le modalità dell’opzione alla nuova previsione di legge. Il nuovo testo stabilisce che la controllante comunica all’Agenzia delle entrate l’esercizio congiunto dell’opzione (cioè da parte delle controllate) con la dichiarazione annuale Iva presentata nell'anno solare a decorrere dal quale si intende attivare la procedura di gruppo. Va ricordato che nel modello Iva 2017 è stato pertanto istituito il nuovo quadro VG, onde consentire di manifestare l’opzione in esame con effetto dal 1° gennaio 2017.

Fino all’anno scorso, l'opzione doveva invece essere manifestata con l'autonomo modello Iva 26, che peraltro non esce di scena, ma continuerà ad essere utilizzato per comunicare eventuali variazioni nel gruppo intervenute nel corso della procedura di consolidamento Iva, come già anticipato dall’Agenzia delle entrate con un comunicato stampa e come espressamente previsto ora nel riformulato articolo 3. L’Agenzia ha fatto sapere che per quest’anno considera valide anche le opzioni esercitate con il modello 26 anziché con la dichiarazione annuale.

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5) Fisco: la conciliazione giudiziale inibisce ipoteca e sequestro

Il contribuente se aderisce alla conciliazione giudiziale evita l’ipoteca e il sequestro.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’interessante sentenza n. 4807 del 24 febbraio 2017, secondo cui si tratta di un atto che fa venire meno la misura cautelare.

Questo poiché la conciliazione giudiziaria, stipulata ai sensi dell’articolo 48 del Dlgs n. 549/1992, ha un effetto novativo e quindi sostituisce l’originario avviso di accertamento, facendo venire meno l’atto legittimante la misura cautelare dell’articolo 22 del Dlgs n. 472/1997, il quale prevede che, in presenza di fondato timore di perdere la garanzia del credito, l’ufficio può di chiedere al presidente della commissione tributaria provinciale, l’iscrizione di ipoteca e sequestro conservativo sui beni del debitore e degli eventuali obbligati in solido.

Peraltro, gli atti che consentono all'ufficio la richiesta delle misure cautelari sono: l’atto di contestazione, il provvedimento di irrogazione delle sanzioni o il processo verbale di constatazione.

Nel caso di specie il processo verbale di constatazione e il successivo avviso di accertamento impugnato dal contribuente, erano stati poi definiti attraverso un verbale di conciliazione giudiziale con le quali le parti avevano inteso definire ogni aspetto del rapporto controverso. Preso atto del perfezionamento della conciliazione con il regolare versamento della prima rata, la Ctp di Milano dichiarava estinta la materia del contendere e il relativo giudizio.

La richiesta delle misure cautelari, respinta in primo grado e accolta in regionale, veniva inoltrata dall’ufficio prima della conciliazione giudiziale. Circostanza, quest'ultima, giudicata ininfluente nella sentenza in commento.

Ciò che è importante e decisivo, è invece il valore giuridico della conciliazione giudiziale che “ha carattere novativo comportando l’estinzione della pretesa fiscale originaria, unilaterale e contestata, e la sua sostituzione con una certa e concordata, tanto che il relativo processo verbale costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute”

La circostanza che nel caso di specie le somme oggetto di conciliazione giudiziale fossero ingenti e fosse stata concessa al contribuente una lunga dilazione concessa, non sposta i termini della questione né assume alcuna rilevanza ai fini della decisione.

L'unica cosa che rileva ai fini del giudizio è che la conciliazione giudiziale non rientra nel novero degli atti per i quali il già citato articolo 22 del Dlgs 472/1997 prevede la concessione dell’ipoteca e del sequestro conservativo.

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6) La dichiarazione presentata in ritardo rende legittimo l’accertamento induttivo

La Corte di cassazione, con la sentenza 4785 del 24 febbraio 2017, ha deciso che è legittimo l’accertamento induttivo al contribuente che ha presentato la dichiarazione oltre i 90 giorni. La situazione, paragonabile all’omessa presentazione, rende dunque utilizzabili presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. Nel caso di specie, le Entrate notificavano a una società in liquidazione un avviso di accertamento per maggior reddito imputabile. La dichiarazione era stata presentata in ritardo e pertanto l’Ufficio riteneva di poter operare la rettifica utilizzando presunzioni semplici. Il provvedimento veniva impugnato in Ctp dove i giudici accoglievano parzialmente il ricorso. La Ctr, invece, annullava l’accertamento ritenendolo non sufficientemente motivato. L’Agenzia ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte ha sostenuto che per la dichiarazione omessa o tardiva oltre i 90 giorni spetta al contribuente l’onere di dimostrare i fatti modificativi o estintivi della pretesa. Fattura inesistente se manca la prestazione

Per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture oggettivamente inesistenti non basta provare che i fornitori non sono in grado di svolgere i servizi fatturati ma va riscontrata l’effettività delle prestazioni eseguite. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 9139 del 24 febbraio 2017. Nel caso di specie, un contribuente veniva accusato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per prestazioni oggettivamente inesistenti relative a opere edili affidate in subappalto.

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7) Legge “salva-risparmio” in G.U.

E’ incentrata sulla conversione in legge del Decreto legge “salva-risparmio”, la nota di Assonime del 27 febbraio 2017.

E’ stata pubblicata la legge 17 febbraio 2017, n. 15, che ha convertito con modificazioni il decreto legge n. 237/2016 “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”, cosiddetto “salva-risparmio” (Gazzetta Ufficiale n. 43 del 21 febbraio 2017).

Le disposizioni contenute nel Capo I del decreto riguardano una serie di misure a sostegno della liquidità del settore bancario. Esse consistono nella concessione della garanzia dello Stato su passività emesse dopo il 23 dicembre 2016 e su erogazioni di liquidità di emergenza da parte della Banca d’Italia (emergency liquidity assistance – ELA). Tali misure mirano a rafforzare la capacità di una banca di approvvigionarsi di liquidità, consentendole di reperire risorse finanziarie sul mercato a condizioni analoghe a quelle dello Stato italiano. Di fatto, le obbligazioni emesse dalla banca che beneficiano della garanzia pubblica presentano per i sottoscrittori il grado di rischio dello Stato e non quello della banca emittente. Per entrambe le forme di garanzia è richiesto che la banca rispetti i requisiti patrimoniali prescritti dalla normativa europea vigente ed è necessario che non siano emerse carenze patrimoniali nell’ambito degli stress test condotti a livello nazionale o europeo. Nel caso in cui queste condizioni non siano rispettate, la garanzia può essere rilasciata previa decisione positiva da parte della Commissione europea sulla compatibilità con il quadro normativo sugli aiuti di Stato.

Il Capo II del decreto è dedicato agli interventi di rafforzamento patrimoniale delle banche. Il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato a sottoscrivere o acquistare azioni di banche italiane, appartenenti o meno a gruppi bancari, o di società italiane capogruppo di gruppi bancari che presentano esigenze di rafforzamento patrimoniale, sulla base di stress test effettuati con scenario avverso e condotti a livello nazionale, dell’Unione europea o del Meccanismo unico di risoluzione. Le banche che intendano richiedere l’intervento dello Stato per il rafforzamento del loro patrimonio devono sottoporre all’autorità competente la richiesta contenente il piano di ristrutturazione e devono assumere gli impegni previsti dalla Commissione europea nella comunicazione sugli aiuti di Stato alle banche (2013/C 216/01, paragrafo 47) volti a impedire il deflusso di risorse prima della ristrutturazione. Dopo l’approvazione del piano da parte della Commissione, che ne valuta della compatibilità con la disciplina degli aiuti di Stato, un decreto del Ministero dell’economia stabilisce la ripartizione degli oneri di risanamento della banca (burden sharing) tra azionisti e creditori subordinati secondo i criteri fissati nel provvedimento.

Il Capo III del decreto istituisce nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze un Fondo di 20 miliardi di euro per il 2017 finalizzato alla copertura degli oneri derivanti dalle operazioni di rafforzamento patrimoniale di cui al Capo II e dalle garanzie concesse dallo Stato di cui al Capo I. Viene inoltre affidato al MEF, d’intesa con il Ministero dell’istruzione, il compito di definire un programma nazionale di rafforzamento dell’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale della popolazione.

Il decreto contiene infine, nel Capo IV, disposizioni che modificano le condizioni di accesso al Fondo di solidarietà in favore degli investitori delle banche poste in risoluzione a fine 2015 (Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e Carichieti), individuate dal decreto legge n. 59/2016. Viene in particolare prorogato al 31 maggio 2017 il termine per la presentazione dell’istanza per l’erogazione dell’indennizzo forfettario ed è stabilita la gratuità del servizio di assistenza agli investitori per la compilazione e la presentazione delle istanze. La platea degli investitori che può accedere alle tutele del fondo viene ampliata, facendo rientrare nella protezione anche il coniuge, il convivente more uxorio, i parenti entro il secondo grado in possesso degli strumenti finanziari a seguito di trasferimento con atto tra vivi. Vengono inoltre allentati i requisiti per accedere alle tutele del Fondo: fermo restando che il patrimonio mobiliare dell’investitore al 31 dicembre 2015 deve essere inferiore a 100.000 euro, viene escluso dal calcolo di tale importo il corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari subordinati delle banche in risoluzione.

(Assonime, nota del 27 febbraio 2017)

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8) Unioni civili e convivenze di fatto: effetti sulla concessione dei permessi e del congedo straordinario ai lavoratori dipendenti del settore privato

La Legge 20 maggio 2016, n.76 ha disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto prevedendo, tra l’altro, che “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso”.

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 213 del 5 luglio 2016, inoltre, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.33, comma 3, della legge 104/1992 nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire dei permessi ex art. 33, comma 3, della legge 104/92.

Alla luce di ciò ora l’INPS ha pubblicato la circolare n. 38 del 27 febbraio 2017 sulle “Unioni civili e convivenze di fatto. Legge 20 maggio 2016, n. 76 e Sentenza della Corte Costituzionale n. 213 del 5 luglio 2016. Effetti sulla concessione dei permessi ex lege n. 104/92 e del congedo straordinario ex art. 42, comma 5 D.Lgs.151/2001 ai lavoratori dipendenti del settore privato”.

La Legge 20 maggio 2016, n.76 ha disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto prevedendo, tra l’altro, che “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso”.

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 213 del 5 luglio 2016, inoltre, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.33, comma 3, della legge 104/1992 nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire dei permessi ex art. 33, comma 3, della legge 104/92.

Argomenti trattati

Questi gli argomenti trattati nella suddetta circolare: Quadro normativo; Effetti sulla concessione dei permessi di cui all’art. 33 comma 3, della legge 104/92 ai lavoratori dipendenti del settore privato; Effetti sul congedo straordinario ex art. 42, comma 5, D.lgs 151/2001 ai lavoratori dipendenti del settore privato; Modalità di presentazione della domanda.

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9) Definizione agevolata cartelle: ai fini del rilascio del DURC positivo non basta presentare l’istanza entro il 31 marzo 2017

Ai fini del rilascio del DURC positivo non è sufficiente la presentazione dell'istanza, da effettuare entro il 31 marzo 2017 da parte degli interessati alla definizione agevolata, ma è necessario il versamento delle somme in unica soluzione ovvero, in caso di richiesta di rateazione, il versamento della prima rata.

Lo ha precisato l’INPS, con il messaggio n. 824 del 24 febbraio 2017, secondo cui, la mera presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata è irrilevante ai fini dell’attestazione della regolarità contributiva,

Come noto, l’articolo 6 del D.L. n. 193 del 22 ottobre 2016 (convertito in L. n. 225 del 1 dicembre 2016), ha introdotto e disciplinato la definizione agevolata (cd. "rottamazione") dei carichi affidati agli Agenti della Riscossione (AdR) negli anni compresi tra il 2000 e il 2016. In particolare, è stato previsto che i debitori possano estinguere il loro debito senza corrispondere le sanzioni comprese in tali carichi, gli interessi di mora decorrenti dal termine di scadenza per il pagamento delle cartelle di pagamento (60 gg dalla notificazione) (art. 30, co. 1, D.P.R. n. 602/1973), ovvero le sanzioni e le somme aggiuntive dovute sui contributi o premi dovuti agli enti pubblici previdenziali allo spirare della suddetta scadenza (art. 27, co. 1, D.Lgs. n. 46/1999). In relazione ai carichi di competenza dell’Inps, il Ministero dell’economia e delle finanze, nella nota n. 1740 del 9 febbraio 2017, ha avuto modo di chiarire che le ulteriori somme aggiuntive dovute a titolo di sanzioni civili per omissione od evasione contributiva (art. 116, co. 8, lett. a) e b), L. n. 388/2000), sono da ricomprendere tra le somme per le quali è ammessa la falcidia. Di contro, gli interessi calcolati "nella misura degli interessi di mora" (art. 116, co. 9, L. n. 388/2000), dovuti dopo il raggiungimento del tetto massimo delle sanzioni civili (rispettivamente, 40% per l’omissione contributiva e 60% per l’evasione), rientrano nell’ambito delle somme da corrispondere, unitamente ai contributi dovuti, ai fini della definizione agevolata.

Il procedimento prevede la presentazione, entro il 31 marzo 2017, di un’apposita dichiarazione da parte degli interessati con la quale gli stessi manifestano la volontà di avvalersi della definizione agevolata, e la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza con riguardo ai crediti per i quali la dichiarazione viene presentata, con inibizione rispetto ai medesimi di avviare azioni esecutive da parte degli Agenti.

Il pagamento delle somme può essere integrale o anche dilazionato in rate di pari ammontare da versare nel numero massimo di tre nel 2017 e di due nel 2018; sulle rate decorrono gli interessi dal 1° agosto 2017. Entro il 31 maggio 2017, l’Agente della Riscossione deve comunicare ai debitori l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione, nonché quello delle singole rate, con indicazione del giorno e del mese di scadenza di ciascuna di esse. In caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento delle somme dovute (integralmente o delle singole rate), la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere gli ordinari termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi.

Alcun ruolo è previsto in capo agli Enti impositori nell’ambito del procedimento in parola. Di qui, si è posta la necessità di valutare gli effetti della presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata nelle more della conclusione del procedimento medesimo, laddove in tale periodo sia proposta una richiesta di verifica della regolarità contributiva. Al riguardo, in materia di Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), il Decreto ministeriale del 30 gennaio 2015, peraltro ribadendo i contenuti del previgente Decreto ministeriale 24 ottobre 2007, consente l’attestazione di regolarità nelle ipotesi di "sospensione dei pagamenti in forza di disposizioni legislative"(art. 3, co. 2, lett. b). Tuttavia, tenuto conto che il Legislatore ha inteso limitare gli effetti della dichiarazione per la definizione agevolata alla sola impossibilità di procedere al recupero coattivo da parte degli Agenti della Riscossione, si è concluso di non ritenere la fattispecie quale condizione esimente l’obbligo di regolarità contributiva. Peraltro, la mera presentazione della dichiarazione per accedere al beneficio costituisce una manifestazione di intenti che come tale non può essere considerata quale atto idoneo a consentire agli Istituti l’attestazione della regolarità per il periodo intercorrente tra la data di presentazione della stessa e quella in cui, a seguito della comunicazione dell’importo da pagare nella misura stabilita, il contribuente viene in concreto ammesso alla definizione agevolata. Soltanto a quel momento, con il pagamento delle somme dovute comunicate dall’Agente ovvero, qualora il contribuente vi provveda mediante rateazione, con il versamento della prima rata, posto che solo con il corretto adempimento si produce l’effetto estintivo debito compreso nelle cartelle di pagamento o negli avvisi di addebito oggetto dell’istanza, nei confronti degli enti impositori, la fattispecie può consentire l’attestazione della regolarità.

Infine, l’Istituto chiarisce che, in caso di adesione agevolata e pagamento rateale, la condizione sospensiva che consente comunque di ottenere la regolarità è sussistente fino all’eventuale comunicazione da parte dell’Agente del mancato, insufficiente o tardivo versamento di una delle rate previste. Infatti, la norma prevede che il soggetto che non versa le rate stabilite, o adempie in misura inferiore al dovuto ovvero in ritardo, perde i benefici previsti (art. 6, co. 4, D.L. n. 193/2016).

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Donazione sangue: da marzo 2017 obbligatorio gestire in UniEmens l'assenza per inidoneità

L'INPS, con il messaggio n. 825 del 24 febbraio 2017, interviene per comunicare che i nuovi adempimenti relativi all'assenza oraria per inidoneità alla donazione sangue dei lavoratori del settore privato (circolare INPS n. 29/2017) decorreranno dalla competenza marzo 2017 anziché gennaio 2017. Tale proroga è stata disposta per agevolare i datori di lavoro, tenuto conto dei ridotti tempi tecnici a disposizione delle aziende per l'adeguamento delle procedure conferenti in UniEmens e con l'intento di non creare controlli diversificati in sede di accoglienza dei flussi.

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Lavoratori padri dipendenti: proroga del congedo obbligatorio per l'anno 2017

L'INPS, con il messaggio n. 828 del 24 febbraio 2017, rende noto che il congedo obbligatorio (2 giorni) per i padri lavoratori dipendenti è stato prorogato anche per le nascite e le adozioni/affidamenti avvenute nell'anno solare 2017.

Il congedo facoltativo per i padri, invece, non è stato prorogato per l'anno 2017 e pertanto non potrà essere fruito né indennizzato da parte dell'INPS.

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Premio di 800 euro per la nascita o l’adozione di un minore di cui all’articolo 1, comma 353 legge di Bilancio 2017, legge 11 dicembre 2016, n. 232, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21-12-2016

L’art. 1, comma 353 della legge di Bilancio per il 2017 prevede che: “A decorrere dal 1º gennaio 2017 è riconosciuto un premio alla nascita o all'adozione di minore dell'importo di 800 euro. Il premio, che non concorre alla formazione del reddito complessivo di cui all'articolo 8 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è corrisposto dall'INPS in unica soluzione, su domanda della futura madre, al compimento del settimo mese di gravidanza o all'atto dell'adozione”.

Si specifica che l'onere derivante dall'erogazione dell'indennità di cui al comma 353 citato è posto a carico dello Stato.

Ai fini dell’attuazione della predetta disposizione, sulla base delle indicazioni comunicate dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, L’INPS fornisce con la presente circolare la disciplina di dettaglio di questa nuova misura.

(INPS, circolare n. 39 del 27 febbraio 2017)

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10) Per dedurre le spese veterinarie basta solo lo scontrino parlante

Per la detraibilità delle spese sostenute per medicinali veterinari, non occorre più conservare la prescrizione del medico veterinario, ma é sufficiente lo scontrino parlante. I farmaci generici possono essere acquistati anche nei supermercati. Le spese sostenute per i mangimi speciali per animali da compagnia prescritti dal veterinario, non sono detraibili.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 24/E del 27 febbraio 2017, emessa per chiarire la disciplina delle detrazioni delle spese fatte per gli animali domestici attraverso la risposta ai due seguenti quesiti posti sulla materia.

Quesito 1

Le spese relative all'acquisto di medicinali, anche veterinari, sono detraibili a condizione che siano certificate da scontrino “parlante”. Quindi lo scontrino dovrà riportare, oltre al codice fiscale del soggetto destinatario, anche la natura e la quantità dei medicinali acquistati. In particolare, per quanto concerne la natura di farmaco, questa è attestata dal codice di autorizzazione in commercio del farmaco stesso. (Cfr. Ris. 218/2099, Circ. 40/E del 2009).

Resta inteso che se la struttura emette uno scontrino parlante per un bene che non è un farmaco tale spesa non è detraibile, in quanto la detrazione spetta esclusivamente per le spese relative ai farmaci veterinari così come definiti dal Dlgs n. 193 del 2006.

Per le spese sostenute per l'acquisto di farmaci veterinari non è più necessaria la prescrizione medica ma solamente lo scontrino parlante, come precedentemente chiarito.

Non rileva invece il luogo dove sono stati acquistati detti medicinali; infatti, i farmaci certificati da scontrino parlante sono detraibili anche se venduti da strutture diverse dalle farmacie, purché a ciò autorizzate dal ministero della salute (come per la vendita di farmaci generici nei supermercati).

Quesito 2

In analogia agli integratori alimentari umani, le spese sostenute per i mangimi speciali per animali da compagnia prescritti dal veterinario, non sono detraibili poiché non possono essere considerati farmaci, ma prodotti appartenenti all’area alimentare (Cfr. Risoluzione n.396 del 2008).

Vincenzo D’Andò