Diario quotidiano del 22 febbraio 2017: dichiarazioni di intento esportatori le novità dal 1′ marzo

Pubblicato il 22 febbraio 2017



1) Dall'1 marzo 2017 obbligo del nuovo modello per le dichiarazioni di intento
2) Spese R&S: via libera al bonus sia pure con prototipo improprio
3) Bonus videosorveglianza: disponibile software di compilazione
4) Dichiarazione annuale IVA per il periodo d’imposta 2016: circolare di Assonime
5) Sanzioni formazione continua commercialisti e revisori legali: si apre uno spiraglio anche per l’antiriciclaggio
6) Modello Intra 2: niente sanzioni per i tardivi invii telematici
7) Dichiarazione precompilata 2017: le comunicazioni degli amministratori di condominio vanno inviate entro 7 marzo
8) Nuova Sabatini: domande dall'1 marzo 2017
9) Commercialisti: è già in vigore il nuovo codice delle sanzioni disciplinari
10) Contribuenti forfettari: scade il 28 febbraio il termine per chiedere la riduzione dei contributi
diario-quotidiano-articoli-91) Dall'1 marzo 2017 obbligo del nuovo modello per le dichiarazioni di intento 2) Spese R&S: via libera al bonus sia pure con prototipo improprio 3) Bonus videosorveglianza: disponibile software di compilazione 4) Dichiarazione annuale IVA per il periodo d’imposta 2016: circolare di Assonime 5) Sanzioni formazione continua commercialisti e revisori legali: si apre uno spiraglio anche per l’antiriciclaggio 6) Modello Intra 2: niente sanzioni per i tardivi invii telematici 7) Dichiarazione precompilata 2017: le comunicazioni degli amministratori di condominio vanno inviate fino al 7 marzo 8) Nuova Sabatini: domande dal 1° marzo 2017 9) Commercialisti: è già in vigore il nuovo codice delle sanzioni disciplinari 10) Contribuenti forfettari: scade il 28 febbraio il termine per chiedere la riduzione dei contributi ****

1) Dal 1° marzo 2017 obbligo del nuovo modello per le dichiarazioni di intento

Per le dichiarazioni d’intento relative alle operazioni di acquisto da effettuare a partire dal 1° marzo 2017 occorre utilizzare il nuovo modello approvato dall’Agenzia delle Entrate (in merito è intervenuta anche la risoluzione n. 120/E/2016).

L’Agenzia delle Entrate con Provvedimento n. 213221 del 2 dicembre 2016 ha approvato i nuovi moduli di dichiarazione d’intenti per gli acquisti effettuati dagli esportatori abituali. La nuova modulistica dovrà, quindi, essere utilizzata dal 1° marzo 2017.

Il nuovo modello di dichiarazione d’intento non potrà più essere utilizzato per un determinato periodo, ma solo per singola operazione o fino a concorrenza di uno specifico ammontare.

Pertanto, restano solo due modalità di acquisto tra le quali l’esportatore abituale potrà scegliere:

- presentazione della dichiarazione per singola operazione, indicando l’importo della stessa nel campo 1;

- presentazione della dichiarazione d’intento riferita ad una o più operazioni, fino a concorrenza di un determinato ammontare, da indicare nel campo 2.

La citata risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 120/E del 22 dicembre 2016 ha dunque fornito i primi chiarimenti sulle modalità di utilizzo della nuova modulistica a partire dal 1° marzo 2017.

Gli operatori che fruiscono dello status di cd. “esportatore abituale” (ossia che hanno effettuato nel periodo precedente operazioni non imponibili a fini IVA maggiori del 10% rispetto al totale delle operazioni) hanno la facoltà di acquistare da altri operatori italiani o di effettuare importazioni di beni, senza dover corrispondere l’IVA, nei limiti del plafond disponibile.

La dichiarazione d’intenti da emettere per valersi di tale facoltà deve essere:

- trasmessa telematicamente all’Agenzia delle entrate, anche a mezzo di un intermediario abilitato;

- fatta pervenire al fornitore che dovrà procedere a verificare la validazione dell’avvenuta trasmissione da parte dell’esportatore abituale a mezzo del servizio disponibile nel link posto sul sito delle Entrate.

Andato a buon fine l’esito del suddetto controllo, occorre procedere ad emettere fattura senza applicazione dell’IVA, a sensi dell’art. 8, comma 1, lett. c), del D.P.R. n. 633/1972, indicando in seno alla fattura la seguente dicitura:

Operazione non imponibile I.V.A. ex art. 8, co. 1, lett. c) del D.P.R. n. 633/1972, come da vs. dichiarazione d’intenti n. ……. del ……”.

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2) Spese R&S: via libera al bonus sia pure con prototipo improprio

Ok al bonus sulle spese di ricerca e sviluppo anche con prototipo realizzato da terzi.

I costi connessi ai componenti realizzati da terzi senza contratto devono, comunque, essere supportati da diversi documenti, quali proposte e/o ordini di acquisto e relative fatture.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 21/E del 20 febbraio 2017, ha precisato che gli investimenti effettuati in un progetto di ricerca per l’esecuzione del quale si è reso necessario il ricorso anche alle prestazioni di terzi, non regolate da uno specifico contratto, sono ammissibili al “credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo” laddove connessi all’attività di ricerca svolta. La risoluzione é stata emanata in risposta a un’istanza di interpello in cui si affronta il tema della riconducibilità dei costi sostenuti per lo sviluppo e la realizzazione di un prototipo tra le spese eleggibili all’agevolazione introdotta dall’articolo 3 del Dl 145/2013.

Come è noto, la normativa consente alle imprese, che effettuano, dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020, investimenti in attività di ricerca e sviluppo, di beneficiare di un credito di imposta se la spesa complessiva per gli investimenti in tali attività rappresenti un incremento rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Tra gli investimenti ammissibili, connessi allo svolgimento delle suddette attività, l’articolo 3, comma 6, del Dl 145/2013, nella formulazione in vigore fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2016, che è quella rilevante per l’interpello, indica i costi per l’assunzione di personale altamente qualificato impiegato nell’attività di ricerca (lettera a), le quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio (lettera b), le spese relative a contratti di ricerca extra-muros (lettera c) e le spese per l’acquisizione di competenze tecniche e privative industriali (lettera d). Nel caso esaminato, l’interpellante, nell’ambito di un progetto concernente lo studio e la prototipazione di una sorgente di particelle, ammesso anche a un finanziamento regionale e condotto in partenariato con altri soggetti, si era occupato, insieme ad alcuni dei partner, della fase relativa allo sviluppo e alla realizzazione del prototipo dimostratore destinato agli esperimenti tecnologici.

In particolare, il contribuente aveva progettato i “componenti di controllo supervisione e diagnostica” del prototipo con la collaborazione, non regolata da specifico contratto, anche di soggetti terzi ai quali ne aveva affidato, sulla base delle specifiche tecniche e funzionali elaborate, la costruzione. In tal modo sono stati realizzati i componenti necessari all’assemblaggio del prototipo dimostratore, costituiti in larga parte da prodotti unici e originali, non presenti sul mercato, costruiti appositamente dai terzi, ma anche da prodotti che, sebbene già presenti sul mercato, sono stati dai terzi opportunamente modificati per l’applicazione, diventando anch’essi originali in quanto “componenti di un apparato unico e innovativo”.

Il contribuente, intenzionato a fruire del bonus ricerca, ha chiesto di conoscere se gli investimenti effettuati per l’attività di progettazione e costruzione dei componenti potessero essere riconducibili nell’ambito di quelli ammissibili al “credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo” e, conseguentemente, beneficiare dell’agevolazione.

Trattandosi, per quanto riguarda il primo aspetto, di una problematica concernente l’ambito oggettivo di applicazione della misura, è stato necessario acquisire il parere del ministero dello Sviluppo economico. Il dicastero si è espresso in senso favorevole al contribuente, riconoscendo, in primo luogo, che l’attività svolta fosse agevolabile in quanto riconducibile nell’ambito dello sviluppo sperimentale (articolo 3, comma 4, lettera c) del Dl n. 145/2013) e, in secondo luogo, che gli investimenti effettuati in tale attività fossero agevolabili in quanto ascrivibili alle categorie di spese ammissibili al credito di imposta, secondo i seguenti criteri di connessione.

Quanto al “costo delle risorse umane”, il personale altamente qualificato viene collocato tra i costi agevolabili di cui all’articolo 3, comma 6, lettera a), “il personale interno tecnico” impiegato in attività di ricerca e sviluppo, viene collocato tra i costi di cui all’articolo 3, comma 6, lettera d), e “i costi sostenuti per l’attività di ricerca svolta da professionisti in totale autonomia di mezzi e di organizzazione” possono rientrare nella categoria di costi ammissibili ai sensi dell’articolo 3, comma 6, lettera c).

Per quanto concerne i componenti del prototipo, il Mise ha ritenuto che i relativi costi sono da considerare riconducibili alla categoria di cui alla lettera c) quando il rapporto con i soggetti terzi sia stato improntato ad attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla realizzazione di componenti nuovi. Ove il contribuente ha sostenuto costi per "competenze tecniche e privative industriali”, anche acquisite da fonti esterne" - con interpretazione ampia e sostanziale dell'articolo 3, comma 6, lettera d) - limitandosi poi ad adattarle alle esigenze del progetto, gli stessi sono da considerare riconducibili nella categoria di spesa citata.

Con l’occasione, la risoluzione fornisce anche indicazioni sulla corretta valorizzazione e imputazione temporale dei costi ricondotti tra quelli ammissibili, sulla determinazione del credito di imposta spettante nonché sulla documentazione a supporto da conservare.

In particolare, in merito all’imputazione temporale degli investimenti realizzati mediante le prestazioni di soggetti terzi, riconducibili, sulla scorta del parere reso dal Mise, nelle categorie di spese “ricerca extra-muros” e “competenze tecniche”, la risoluzione ricorda che i relativi costi devono considerarsi sostenuti alla data di ultimazione della prestazione ovvero, in caso di stati di avanzamento lavori, alla data di accettazione degli stessi da parte del committente. In assenza di “stato di avanzamento lavori”, come nel caso esaminato, i pagamenti effettuati in acconto assumono rilevanza esclusivamente ai fini del computo degli investimenti ammissibili nel periodo di imposta in cui le prestazioni sono ultimate e non anche ai fini del computo degli investimenti pregressi per il calcolo della media di riferimento.

Quanto agli aspetti documentali, la risoluzione puntualizza che, in mancanza del contratto, i costi connessi ai componenti realizzati dai soggetti terzi devono essere adeguatamente supportati da altri documenti, quali proposte e/o ordini di acquisto e relative fatture.

Inoltre, al fine di dimostrare la componente relativa all’attività di ricerca e sviluppo delle prestazioni, occorre acquisire anche una relazione sottoscritta dai terzi commissionari concernente le attività svolte nel periodo di imposta, a cui il costo sostenuto si riferisce e ogni altro elemento informativo che dimostri l’esistenza di accordi tra le parti volti a realizzare un progetto di ricerca nonché i relativi corrispettivi.

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3) Bonus videosorveglianza: disponibile software di compilazione

E’ stato pubblicato sul sito internet dell’Agenzia delle entrate il software di compilazione, nella versione 1.0.0, da utilizzare per usufruire del credito d’imposta per le spese di videosorveglianza, allarme e vigilanza previsto dalla legge di stabilità 2016.

Come è noto, l’art. 1, comma 982 della L. 208/2015 ha riconosciuto per il 2016, per le spese sostenute dalle persone fisiche non nell’esercizio di attività di lavoro autonomo o d’impresa ai fini dell’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale o di sistemi di allarme, nonché per quelle connesse ai contratti stipulati con istituti di vigilanza, dirette alla prevenzione di attività criminali, un credito d’imposta ai fini dell’imposta sul reddito nel limite massimo di 15 milioni di euro.

Termine di trasmissione

Le istanze devono essere trasmesse per via telematica tra il 20 febbraio e il 20 marzo 2017. L’applicativo non richiede installazione e garantisce l’uso di una versione sempre aggiornata

È disponibile, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, “Comunicazione VDS”, l’applicazione informatica per la compilazione e trasmissione dell’istanza di attribuzione del credito d’imposta relativo alle spese sostenute nel 2016, riguardanti l’installazione di sistemi di videosorveglianza digitali o di allarme oltre che per contratti stipulati con istituti di vigilanza.

Il bonus è a favore delle persone fisiche mentre i costi agevolabili sono quelli riguardanti immobili non usati nell’esercizio di attività d’impresa o di lavoro autonomo. Il credito c’è, ma è dimezzato, in caso di strutture utilizzate promiscuamente per l’esercizio d’impresa o di lavoro autonomo e personale o familiare del contribuente.

La richiesta, come specificato nel provvedimento dello scorso 14 febbraio, deve essere trasmessa online all’Agenzia delle Entrate tra il 20 febbraio e il 20 marzo 2017.

L’Agenzia comunicherà, entro il 31 marzo, con successivo provvedimento, la percentuale dell’agevolazione calcolata sul rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate e il credito d’imposta complessivamente richiesto. L’importo è utilizzabile solo in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici Entratel o Fisconline, pena il rifiuto dell’operazione di versamento, dalla data di pubblicazione del provvedimento di determinazione della percentuale di utilizzo del credito d’imposta.

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4) Dichiarazione annuale IVA per il periodo d’imposta 2016: circolare di Assonime

Approssimandosi la scadenza del termine ultimo per presentazione della dichiarazione annuale IVA per il periodo d’imposta 2016 (che scade il prossimo 28 febbraio 2017), Assonime ha ritenuto utile evidenziare le principali novità del modello di dichiarazione rispetto a quello relativo alla dichiarazione per l’anno 2015.

In particolare, nell’attuale modello sono stati inseriti nuovi righi per recepire le norme emanate nel corso del 2016 che hanno interessato alcuni dati da indicare nella dichiarazione annuale, come, ad esempio, le norme che hanno disciplinato i nuovi termini per la presentazione delle dichiarazioni integrative di precedenti dichiarazioni, quelle che hanno esteso l’applicazione del reverse charge al settore informatico e quelle che hanno modificato alcune disposizioni in materia di liquidazione IVA di gruppo.

(Assonime, circolare n. 4 del 21 febbraio 2017)

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5) Sanzioni formazione continua commercialisti e revisori legali: si apre uno spiraglio anche per l’antiriciclaggio

E’ arrivato l’annuncio direttamente dal vicepresidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Davide Di Russo che, nel prendere parte al Forum che si è tenuto il 20 febbraio 2017 a Milano organizzato da Cassa ragionieri in collaborazione con l’Odcec di Milano sulla “Legge di stabilità 2017 e ultime novità fiscali”, ha evidenziato la necessità di armonizzare la formazione professionale continua e sul fatto che “in tema di antiriciclaggio in caso di errori formali da parte dei professionisti non possono essere previste le stesse tipologie di sanzioni che gravano sugli istituti di credito”.

Oltre alla revisione delle sanzioni antiriciclaggio allo studio del governo, vi sarebbero altre novità in arrivo: Per quanto riguarda l’equo compenso, il sistema Intrastat, la contabilità per cassa e la formazione professionale continua. Quindi, se tutto verrà poi confermato in atti ufficiali del Mef, i professionisti, iscritti anche al registro dei revisori, saranno tenuti a maturare 30 crediti formativi l’anno, di cui fino a 20 potranno attenere materie inerenti la revisione legale. Dovrebbe, quindi, scomparire il rischio per i dottori commercialisti iscritti al registro dei revisori di dovere raggiungere la soglia dei 50 crediti l’anno (30 come commercialisti e 20 come revisori legali), in luogo dei 30 crediti annuali.

Da rivedere al ribasso le sanzioni antiriciclaggio per i commercialisti

Non possiamo non tenere in considerazione la necessità di rimettere mano alle sanzioni antiriciclaggio anche perché», ha precisato Casero (viceministro dell’Economia), “i professionisti che fanno determinati tipi di segnalazione rischiano in proprio e non possono essere assimilati a dei meri burocrati”.

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6) Modello Intra 2: niente sanzioni per i tardivi invii telematici

Un emendamento al D.L. 244/2016 (c.d. “Decreto Milleproroghe”) in corso di conversione in legge, rimanda al 2018 la soppressione degli elenchi Intrastat degli acquisti intracomunitari di beni e servizi prevista dal DL 193/2016.

Poiché la conversione del decreto non potrà avvenire in tempo per la prossima scadenza del 27 febbraio, è stata data indicazione di trasmettere comunque gli elenchi Intrastat degli acquisti (Mod. Intra-2) integralmente, già a partire da tale scadenza (come per tutto il 2017).

Niente sanzioni per chi ritarda ad inviare i modelli Intrastat, e sulla contabilità per cassa si pensa al frazionamento di perdite e rimanenze. È quanto è emerso il 20 febbraio 2017 durante l’incontro sulla legge di stabilità 2017 organizzato dall’Ordine dei commercialisti di Milano in collaborazione con la Cassa di previdenza dei ragionieri, a cui erano presenti, il viceministro dell’Economia, Luigi Casero e il direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi.

L’impegno sull’Intrastat arriva dal direttore Orlandi, a cui è stato chiesto che cosa accadrà ora dato che la norma, che ne reintroduce l’obbigo, arriverà in prossimità del 27 febbraio, se non addirittura a scadenza superata. “L’agenzia delle Entrate ha dato un’interpretazione d’urgenza sui modelli Intra con i colleghi dell’agenzia delle Dogane come segno di attenzione verso i contribuenti - ha detto Rossella Orlandi -. Se la norma è in ritardo non si erogano sanzioni”.

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7) Dichiarazione precompilata 2017: le comunicazioni degli amministratori di condominio vanno inviate fino al 7 marzo

Ampliato il termine: Lo rende noto un comunicato stampa delle Entrate. Le comunicazioni dovute dagli amministratori di condominio, relative alle spese sostenute per interventi di ristrutturazione edilizia e risparmio energetico, realizzati su parti comuni di edifici residenziali, pervenute entro il 7 marzo e non entro il 28 febbraio, come normativamente previsto (Dm 1° dicembre 2016), saranno considerate “buone” dal Fisco.

Dichiarazione precompilata 2017: Resta tempo fino al 7 marzo per le comunicazioni degli amministratori di condominio. Tutti i chiarimenti nelle Faq del sito dell’Agenzia delle Entrate.

Gli amministratori di condominio possono effettuare l’invio dei dati relativi alle spese di ristrutturazione edilizia e risparmio energetico effettuati sulle parti comuni eccezionalmente, per questo anno, fino al 7 marzo 2017. Queste informazioni, se trasmesse entro questa data, saranno utilizzate per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, senza alcun impatto negativo sui contribuenti.

La scelta della nuova data è stata resa necessaria per venire incontro alle esigenze rappresentate dagli amministratori, senza comunque compromettere la tempistica per l’elaborazione della dichiarazione precompilata.

La nuova tempistica per l’invio dei dati

A partire da quest’anno, gli amministratori di condominio devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese di ristrutturazione edilizia e risparmio energetico effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali entro il 28 febbraio (decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 1° dicembre 2016).

Nei giorni scorsi gli amministratori hanno segnalato delle difficoltà nello svolgimento di tutte le attività necessarie per questo adempimento entro il termine previsto dal decreto. Solo per quest’anno, quindi, saranno considerati validi gli invii dei dati effettuati entro il 7 marzo 2017.

Le Faq online con tutte le informazioni

L’Agenzia delle Entrate, in risposta ai quesiti che pervengono dagli operatori coinvolti, fornisce chiarimenti attraverso delle Faq pubblicate sul proprio sito internet, che vengono costantemente e tempestivamente aggiornate.

Tra le Faq pubblicate, in merito all’indicazione del soggetto a cui è attribuita la spesa, l’Agenzia chiarisce che l’amministratore di condominio deve comunicare il codice fiscale del proprietario o del titolare di un altro diritto reale (ad esempio l’usufruttuario), salvo che quest’ultimo gli abbia comunicato un soggetto diverso (ad esempio il conduttore). L’amministratore, quindi, non deve tener conto dell’intestazione del conto bancario/postale utilizzato dal proprietario o da altri per il pagamento della quota condominiale.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 42 del 21 febbraio 2017)

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8) Nuova Sabatini: domande dal 1° marzo 2017

A partire dal 1° marzo 2017 le imprese potranno presentare domanda di agevolazione per usufruire del contributo maggiorato, calcolato su un tasso di interesse annuo del 3,575%, a fronte di investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti. Con una nota stampa del 21 febbraio 2017 il Ministero dello Sviluppo Economico elenca anche le principali novità introdotte dalla Nuova Sabatini.

L’obiettivo è incentivare la manifattura digitale e incrementare l’innovazione e l’efficienza del sistema imprenditoriale, anche tramite l’innovazione di processo e di prodotto. Le istruzioni per le imprese e gli schemi di domanda e di dichiarazione da trasmettere per poter beneficiare delle agevolazioni sono stati definiti dal Ministero nella circolare attuativa del 15 febbraio 2017.

Le disposizioni contenute nella circolare - specifica il Mise - si applicano sia alle domande presentate dal 1° marzo 2017, sia a quelle presentate prima di tale data, tenuto conto della fase a cui sono giunti i relativi procedimenti.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 21 febbraio 2017)

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9) Commercialisti: è già in vigore il nuovo codice delle sanzioni disciplinari

Dottori commercialisti ed esperti contabili: Il nuovo Codice delle sanzioni disciplinari è già in vigore dal 1° gennaio 2017.

Dal 1° gennaio 2017 è entrato in vigore il nuovo Codice delle sanzioni disciplinari, approvato, lo scorso luglio, dal Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti ed esperti contabili (CNDCEC), dopo una consultazione pubblica scaduta il 30 giugno 2016.

La volontà di creare un apposito regolamento in materia di sanzioni disciplinari, nasce dall'esigenza di promuovere sul territorio nazionale un'applicazione uniforme dei provvedimenti sanzionatori in relazione alle stesse fattispecie, favorendo così il rispetto effettivo, in sede di irrogazione della sanzione, dei principi di proporzionalità e gradualità oltre che di eguaglianza e di parità di trattamento. Il nuovo Codice fornisce, infatti, ai Consigli di disciplina territoriali indicazioni uniformi in ordine alle modalità e alla gradazione delle sanzioni disciplinari in caso di violazione delle singole norme deontologiche.

Il Codice delle sanzioni rappresenta l'ideale completamento del nuovo Codice deontologico in vigore dal 1° marzo 2016, e si applica, in sede di procedimento disciplinare, agli iscritti all'Albo in caso di violazione dei principi, degli obblighi e dei divieti stabiliti dallo stesso Codice Deontologico.

Il nuovo Codice delle sanzioni si divide in due Titoli ed è composto da 29 articoli. Il Titolo Primo (artt. 1 - 10) è dedicato all'ambito di applicazione del Codice e alla natura e tipologia delle sanzioni; il Titolo Secondo (artt. 11 - 29) individua, invece, le sanzioni disciplinari comminabili in caso di violazione delle disposizioni del Codice deontologico della professione.

Le sanzioni disciplinari contemplate per la categoria professionale sono tre:

- la censura (art. 5);

- la sospensione dall'esercizio professionale per un periodo di tempo non superiore a due anni (art. 6);

- la radiazione dall'Albo (art. 7).

Riguardo la formazione professionale e la maturazione dei relativi crediti, l'aggiornamento professionale viene ora inquadrato in un vero e proprio obbligo, alla cui violazione corrisponde ora precise e ben chiare sanzioni.

Chi nel triennio, che parte dal 1° gennaio 2017, non osserva l'obbligo della formazione rischia, infatti, le seguenti sanzioni:

- la sospensione dall'esercizio professionale fino a tre mesi in caso di assenza totale di crediti formativi professionali;

- la sospensione fino a due mesi con meno di 30 crediti nel triennio;

- la sospensione fino a un mese se i crediti maturati sono tra i 30 e i 60;

con almeno 60 crediti è prevista la censura.

Le sanzioni raddoppiano se il comportamento viene reiterato nel triennio successivo (art. 15).

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10) Contribuenti forfettari: scade il 28 febbraio il termine per chiedere la riduzione dei contributi

Forfettari: entro il 28 febbraio la comunicazione per la riduzione dei contributi.

I soggetti di cui al regime agevolato L. 190/2014 possono fruire dell’agevolazione contributiva INPS se presentano entro e non oltre il 28 febbraio il modello previsto.

Se la domanda viene presentata oltre la scadenza del termine, è escluso l'accesso all’agevolazione e per l’anno successivo andrà presentata una nuova domanda. Si ricorda che l’agevolazione prevede la riduzione del 35% della contribuzione dovuta ai fini previdenziali sia sul minimale di reddito sia sull’eventuale contribuzione dovuta sul reddito eccedente.

Possono godere dell’agevolazione solo gli imprenditori individuali (con esclusione dei lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata) che possiedono le caratteristiche per applicare il regime forfettario.

L’INPS, con la circolare n. 22 del 31 gennaio 2017, ha precisato che i soggetti che beneficiano già del regime contributivo agevolato nel 2016, possono continuare a beneficiare della riduzione contributiva INPS anche per l’anno in corso, senza la necessità di ulteriori adempimenti.

Per continuare ad usufruire del beneficio è necessario che permangano i requisiti di accesso al regime di agevolazione fiscale e che i soggetti che beneficiano del regime agevolato non abbiano prodotto espressa rinuncia allo stesso.

I soggetti che hanno intrapreso nel 2016 una nuova attività d’impresa e per la quale intendono beneficiare anche nel 2017 del regime agevolato devono manifestare tale volontà presentando un’apposita istanza.

Il termine per la presentazione dell’istanza è il 28 febbraio 2017. Entro tale data i soggetti interessati possono scaricare il modulo di domanda disponibile sul portale INPS accedendo al proprio cassetto previdenziale artigiani e commercianti. La trasmissione deve essere effettuata in via telematica entro la suddetta scadenza.

Nel caso in cui la comunicazione all’INPS sia inviata dopo il termine di scadenza, il contribuente potrà beneficiare dell’agevolazione contributiva soltanto a partire dal periodo successivo.

Nuove partite IVA

La circolare n. 22/2017 ha chiarito che i contribuenti che intraprendono una nuova attività nel corso del 2017 dovranno comunicare l’opzione per il regime agevolato con la massima tempestività rispetto alla ricezione del provvedimento d’iscrizione, in modo tale da consentire all’INPS la corretta e tempestiva predisposizione della tariffazione annuale.

Modalità di versamento dei contributi

Come noto, i contributi previdenziali devono essere versati mediante i modelli di pagamento unificato F24 alle scadenze del 16 maggio, 21 agosto, 16 novembre 2017 e 16 febbraio 2018, per quanto riguarda il versamento delle quattro rate dei contributi dovuti sul minimale di reddito.

I contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale a titolo di saldo 2016, primo acconto 2017 e secondo acconto 2017, devono essere versati entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche.

Ecco di seguito uno stralcio della suddetta circolare INPS:

Regime contributivo agevolato ai sensi della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificata dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208.

La legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di stabilità per il 2017) non ha introdotto alcuna modifica in materia di regime contributivo agevolato, introdotto dalla norma sopra citata; conseguentemente detto regime, in assenza di espressa abrogazione, si considera prorogato anche per il 2017, con la medesima portata già illustrata con circolare n. 35/16 per l’anno 2016, alla quale si rinvia per i contenuti di dettaglio.

Con riferimento alle modalità di accesso al regime contributivo agevolato, nel ricordare che la circolare n. 29/15 e la circolare n. 35/16 hanno chiarito la natura facoltativa dell’accesso, che avviene a fronte di apposita domanda presentata dall’interessato, che attesti di essere in possesso dei requisiti di legge, si precisa quanto segue.

Il regime in parola che, come noto, consiste nella riduzione contributiva del 35% (cfr. par. 1 circolare 35/2016), si applicherà nel 2017 ai soggetti già beneficiari del regime agevolato nel 2016 che, ove permangano i requisiti di agevolazione fiscale, non abbiano prodotto espressa rinuncia allo stesso.

I soggetti che hanno invece intrapreso nel 2016 una nuova attività d’impresa per la quale intendono beneficiare nel 2017 del regime agevolato devono comunicare la propria adesione entro il termine perentorio del 28 febbraio 2017.

I soggetti, infine, che intraprendono una nuova attività nel 2017, per la quale intendono aderire al regime agevolato, devono comunicare tale volontà con la massima tempestività rispetto alla ricezione del provvedimento d’iscrizione, in modo da consentire all’Istituto la corretta e tempestiva predisposizione della tariffazione annuale.

Vincenzo D’Andò