Diario quotidiano del 21 febbraio 2017: in arrivo un taglio drastico agli sconti fiscali? Si tratta di ipotesi della manovra correttiva

Pubblicato il 21 febbraio 2017



1) Le dichiarazioni del terzo recepite dall’avviso di accertamento hanno valore meramente indiziario
2) Detassazione premi di risultato per le PMI
3) Professioni: il collaboratore di studio non rilascia quietanze
4) Governo: in arrivo un taglio drastico ai bonus fiscali?
5) Riforma della pubblica amministrazione e delle società partecipate
6) La norma che ha tolto l’obbligo di deposito della copia dell’appello presso la Commissione tributaria provinciale non vale per il passato
7) In presenza di debiti erariali non serve donare ai propri familiari. Ma non solo si rischia il penale
8) Niente controlli sugli smartphone dei dipendenti
9) Termini di rettifica dichiarazione fiscale a proprio favore: circolare di Assonime
10) Obbligo dell’utilizzo del ticket per le domande di integrazione salariale straordinaria
20171) Le dichiarazioni del terzo recepite dall’avviso di accertamento hanno valore meramente indiziario 2) Detassazione premi di risultato per le PMI 3) Professioni: il collaboratore di studio non rilascia quietanze 4) Governo: in arrivo un taglio drastico ai bonus fiscali? 5) Riforma della pubblica amministrazione e delle società partecipate 6) La norma che ha tolto l’obbligo di deposito della copia dell’appello presso la Commissione tributaria provinciale non vale per il passato 7) In presenza di debiti erariali non serve donare ai propri familiari. Ma non solo si rischia il penale 8) Niente controlli sugli smartphone dei dipendenti 9) Termini di rettifica dichiarazione fiscale a proprio favore: circolare di Assonime 10) Obbligo dell’utilizzo del ticket per le domande di integrazione salariale straordinaria ***

1) Le dichiarazioni del terzo recepite dall’avviso di accertamento hanno valore meramente indiziario

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16711/2016, si é soffermata sull'idoneità probatoria delle dichiarazioni dei terzi ai fini della legittimità dell’accertamento

In particolare, che: "l'idoneità probatoria delle dichiarazioni dei terzi a suffragare la legittimità dell'accertamento in rettifica che su di esse venga a fondarsi risulta di regola apprezzabile solo nell'ambito di un ragionamento inferenziale che ne faccia materia di ponderazione nel concorso di ulteriori elementi di giudizio, a meno che non diano esse stesse vita, per qualità e quantità di indicazioni significative, ad un quadro circostanziale sussumibile per gravità, precisione e concordanza nello schema della prova presuntiva".

Sulla base di tale recentissima pronuncia la CTR di Firenze ha ribaltato la sentenza di primo grado che aveva ritenuto non meritevole di accoglimento il ricorso del contribuente. Il collegio ritiene, infatti, che le dichiarazioni del terzo recepite dall'avviso di accertamento hanno valore meramente indiziario e possono concorrere alla formazione del convincimento del giudice solo se supportati da altri elementi di prova.

(Comm. Trib. Reg. per la Toscana, Sentenza n. 83/31 del 12/01/2017)

******

2) Detassazione premi di risultato per le PMI

In che modo le piccole imprese, prive di sindacato interno, possono beneficiare della detassazione dei premi di risultato per i propri lavoratori ?.

La risposta giunge dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro che, con il parere n. 1 del 20 febbraio 2017, interviene sull'applicazione della tassazione agevolata del 10% sui premi di risultato. Secondo quanto disposto dall'art. 1 della legge n.208/2015, per fruire della tassazione agevolata l'impresa deve stipulare un contratto aziendale o territoriale.

Le piccole realtà imprenditoriali che non hanno un sindacato interno possono, invece, scegliere di raggiungere un'intesa con il sindacato più rappresentativo a livello nazionale oppure optare per altre soluzioni. Se l'azienda è iscritta ad associazioni di categoria, è obbligata ad applicare il contratto territoriale sottoscritto dalla propria associazione. In caso contrario, invece, è libera di recepire un qualsiasi contratto territoriale senza vincoli di territorio o di settore, così come disposto dall'art. 39 della Costituzione sui diritti sindacali.

PARERE NUMERO 1 DEL 18/02/2017

È stato chiesto di sapere in quale modo è possibile per le piccole imprese prive di sindacato interno, di beneficiare della detassazione dei premi di risultato corrisposti ai propri lavoratori.

***

L’art. 1 commi da 182 a 189 della legge n. 208/2015 introduce una disposizione strutturale nel nostro ordinamento con cui disciplina un regime agevolato di natura fiscale per le somme corrisposte a titolo di premio di risultato di ammontare variabile e per le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell'impresa. La disciplina agevolativa si pone, dunque, come strumento stabile di sostegno alla contrattazione di secondo livello in quanto non è circoscritta a determinati periodi di imposta. Il comma 187 stabilisce che ai fini dell'applicazione delle disposizioni in esame le somme e i valori devono essere erogati in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81. In via generale è necessario, quindi, che il contratto aziendale o territoriale rispetti un requisito in ordine ai soggetti stipulanti: essi devono essere sottoscritti da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, o dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria. L’accordo è sufficiente che sia sottoscritto anche da una sola associazione sindacale e non necessariamente da una pluralità di esse (la norma richiama “da” associazioni sindacali). Con riferimento alle piccole imprese che non hanno rapporti sindacali è possibile fruire dei benefici fiscali in funzione di una scelta di campo che è quella di avere o meno una interlocuzione sindacale.

Piccole imprese con interlocuzione sindacale

Nel caso in cui anche la piccola azienda avesse intenzione di sottoscrivere un contratto aziendale, essendo priva di una rappresentanza sindacale interna, potrebbe avviare una interlocuzione con un sindacato comparativamente più rappresentativo di livello provinciale.

Qualora si raggiungesse un’intesa sugli indicatori di performance e sull’ammontare del premio, le parti potrebbero sottoscrivere l’accordo aziendale con piena validità rispetto alla normativa vigente, fermo restando gli obblighi di deposito di seguito illustrati.

Pertanto, l’azienda fruirebbe dei benefici fiscali qualora in attuazione di tale accordo, venissero raggiunti i risultati programmati durante il periodo stabilito dal contratto.

In questa ipotesi non ci sarebbero particolari formalità di comunicazione ai lavoratori poiché è ragionevole ritenere che durante la trattativa i lavoratori interessati siano stati adeguatamente coinvolti ed informati.

Piccole imprese senza interlocuzione sindacale

Si può verificare però l’ipotesi di piccole aziende che non intrattengano una interlocuzione sindacale. Al riguardo, è necessario distinguere le seguenti realtà:

Azienda iscritta ad una associazione di categoria

Se l’azienda è iscritta all’associazione di categoria, è obbligata ad applicare il contratto territoriale sottoscritto dalla propria associazione di appartenenza in tema di detassazione dei premi di risultato.

Ciò in quanto, con l’adesione all’associazione, l’azienda si obbliga ad applicare tutti i livelli di contrattazione collettiva sottoscritti dalle diverse articolazioni territoriali.

Pertanto, l’azienda per poter fruire dei benefici fiscali su somme corrisposte a titolo di premi, essa è tenuta a rispettare i contenuti del contratto sottoscritto nella sua area territoriale.

Azienda non iscritta ad una associazione di categoria

Se l’azienda non è iscritta ad una associazione di categoria, è libera di recepire un qualsiasi contratto collettivo territoriale, sia se riferito ad un territorio diverso, sia se sottoscritto da un’associazione di categoria diversa rispetto al settore economico di appartenenza. La libertà in questo senso è assicurata dall’articolo 39 della Costituzione.

Conseguentemente, l’azienda può vagliare il contratto territoriale più aderente ai propri obiettivi e decidere di applicarlo per un determinato periodo di tempo (normalmente un anno).

Deposito dei contratti territoriali

L’Agenzia delle Entrate con la circolare 28/2016 e il Ministero del Lavoro con la Nota direttoriale 22 luglio 2016 prot.n. 33/4274, hanno spiegato che i contratti aziendali e territoriali devono essere depositati entro 30 giorni dalla loro sottoscrizione presso l’Ispettorato provinciale del lavoro con le modalità telematiche o tramite PEC.

È necessario inoltre, depositare la dichiarazione di conformità di tali contratti alle disposizioni contenute nel Decreto 25 marzo 2016. Qualora alla data di pubblicazione del citato Decreto, i contratti risultino già depositati (ad esempio un contratto territoriale già depositato a cura di una delle Parti sociali firmatarie), il datore di lavoro non sarà tenuto a depositare nuovamente il contratto applicato, ma dovrà indicare nel modulo della procedura telematica unicamente i riferimenti dell’avvenuto deposito (data e DTL in cui sia avvenuto il deposito). La circolare precisa che altresì in caso di contratti collettivi territoriali il datore di lavoro, all’atto della compilazione del modulo, dovrà evidenziare nella Sezione 2 la tipologia di contratto “Territoriale”.

Modalità di recepimento

Le piccole imprese senza interlocuzione sindacale, indipendentemente dalla loro appartenenza ad una associazione di categoria, devono seguire alcune procedure di recepimento dell’accordo territoriale.

In particolare, è consigliabile che il recepimento sia formalizzato attraverso una comunicazione scritta da inviare ai lavoratori (via email o consegnata a mano).

Non è necessario acquisire firma per accettazione da parte dei lavoratori, ma è sufficiente che sia presente una modalità che provi l’avvenuta comunicazione.

In considerazione che si tratta di piccole realtà aziendali non appare necessario rispettare specifiche formalità nei contenuti della comunicazione. Una volta effettuata la comunicazione, l’azienda deve solo attuare i contenuti dell’accordo cosi come normalmente avviene con un CCNL. La comunicazione non deve essere inoltrata alle parti firmatarie dell’accordo e non deve essere preventivamente verificata e/o autorizzata. Al termine del periodo di riferimento, l’azienda autonomamente potrà misurare gli indicatori previsti dall’accordo e corrispondere eventuali somme di denaro ai lavoratori assoggettandole ad un prelievo fiscale del 10%.

******

3) Professioni: il collaboratore di studio non rilascia quietanze

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7630/2017, ha condannato il collaboratore di professionista (avvocato) a pagare i danni, anche morali, alle parti civili per avere fatto firmare ai clienti dello studio false quietanze apparentemente emesse dalla compagnia assicuratrice, dopo essersi presentato come il legale incaricato della trattazione della pratica relativa alla morte di un congiunto in un incidente stradale.

La vicenda verte sul tema dell’esercizio abusivo della professione per il collaboratore del legale che, senza essere abilitato, in una controversia civile teneva contatti con la compagnia di assicurazione facendp firmare quietanze dopo le trattative stragiudiziali.

Il collaboratore é stato condannato per falso materiale in scrittura privata (articolo 485 del codice penale) e per esercizio abusivo della professione (articolo 348 del codice penale).

******

4) Governo: in arrivo un taglio drastico ai bonus fiscali?

In seno alla possibile manovra-bis si parla per adesso di taglio delle agevolazioni in base al reddito: Potrebbero essere il livello di reddito dei contribuenti e la natura delle spese fiscali da revisionare. Il taglio delle agevolazioni potrebbe garantire risorse tra i 300 e i 500 milioni di euro. Si è in presenza, al momento, solo di ipotesi di studio legate al fatto che il governo avrebbe deciso di non aumentare le tasse, o meglio le accise, per far quadrare i conti come chiede Bruxelles.

Il vice ministro Luigi Casero, rispondendo all’interpellanza parlamentare per conoscere quando il governo avrebbe presentato la cosiddetta manovra correttiva e la natura degli interventi, ha spiegato che l’esecutivo continuerà ad utilizzare strumenti di politica economica che favoriscono la crescita. E in questo senso tra le misure che si potranno utilizzare ci sarà anche “la revisione selettiva delle spese fiscali”.

Spunta, quindi, l’ipotesi di azzerare o ridurre i bonus fiscali in relazione al reddito del contribuente. In sostanza, oltre una determinata soglia l’agevolazione fiscale potrebbe essere anche azzerata. Fatta pari a 100mila questa soglia, solo per fare un esempio, il contribuente che dichiara 110mila euro si potrebbe veder cancellare la detrazione per spese veterinarie o quella per l’abbonamento dei figli ad associazioni sportive, palestre e piscine o ancora le detrazioni per le spese funebri. Si tratta comunque di alcune voci, del lungo elenco delle agevolazioni fiscali, che non intervengono nella formazione del reddito (reddito da lavoro dipendente, pensioni e redditi assimilati).

Sul fronte della maggiori entrate, invece, si starebbe esplorando un aumento del Prelievo erariale unico, il cosiddetto Preu applicato alle slot (Awp) e alle videolotterie. Per ribilanciare il prelievo non si esclude un ritocco al pay out, ossia la percentuale di restituzione in vincite ai giocatori.

Altra voce di entrata allo studio è l’aumento - anche di 200 milioni rispetto ai 100 attesi in due anni come prevede la legge di Bilancio - della base d’asta per il rinnovo della concessione del Superenalotto.

******

5) Riforma della pubblica amministrazione e delle società partecipate

Il Consiglio dei ministri, il 17 febbraio 2017, ha approvato, in esame preliminare, due decreti legislativi contenenti disposizioni integrative e correttive ai decreti di attuazione della riforma della Pubblica Amministrazione (legge 7 agosto 2015, n. 124) e al testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175).

L’intervento correttivo dà seguito e applicazione alla recente sentenza (n. 251 del 2016) con cui la Corte Costituzionale ha censurato il procedimento di attuazione previsto dall’articolo 18 della legge n. 124 del 2015, nella parte in cui stabilisce che i decreti legislativi attuativi siano adottati previa acquisizione del parere reso in Conferenza unificata, anziché previa intesa. Nel sancire comunque la piena efficacia dei decreti legislativi già emanati e in vigore, la sentenza ha raccomandato di sanare il suddetto vizio procedimentale per dare certezza al quadro normativo attraverso lo strumento del correttivo previsto dalla stesa legge delega. Sui decreti dovranno essere acquisiti l’intesa della Conferenza Unificata e i pareri delle competenti Commissioni parlamentari.

Di seguito i provvedimenti nel dettaglio.

Licenziamento disciplinare

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 20 giugno 2016, n.116, recante modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di licenziamento disciplinare, a norma dell’articolo 17, comma 1, lettera s), della legge 7 agosto 2015, n. 124.

Le principali novità sono le seguenti:

si prevede un maggior termine per esercitare l’azione di risarcimento per i danni di immagine alla PA provocati dalle condotte fraudolente punite dal licenziamento. La denuncia al Pubblico Ministero e la segnalazione alla competente Procura regionale della Corte dei conti avverrà, ora, entro 20 giorni (non più 15) dall’avvio del procedimento disciplinare in modo da evitare un eccessivo accavallamento dei termini e delle procedure poste a carico delle pubbliche amministrazioni. Lo stesso avverrà per il caso in cui la Procura della Corte dei conti, quando ne ricorrono i presupposti ed entro 150 giorni (non più 120) dalla conclusione della procedura di licenziamento, potrà procedere per danni di immagine della PA nei confronti del dipendente licenziato per assenteismo. La finalità è di garantire maggiore certezza e una più netta separazione tra il procedimento disciplinare a carico del dipendente (che si svolge presso l’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari) e il conseguente procedimento per danni di immagine alla PA (che si svolge presso la Procura generale della Corte dei conti);

si prevede l’obbligo di comunicazione dei provvedimenti disciplinari all’Ispettorato per la funzione pubblica entro 20 giorni dall’adozione degli stessi: ciò, al fine di consentire il monitoraggio sull’attuazione della riforma, anche per adottare ogni possibile strumento che ne garantisca la piena efficacia.

Società a partecipazione pubblica

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, recante testo unico in materia di società a partecipazione pubblica.

Il decreto prevede, tra le principali novità:

che l’attività di autoproduzione di beni e servizi possa essere strumentale agli enti pubblici partecipanti o allo svolgimento delle loro funzioni; che sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili e che le università possono costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche;

che, nel caso di partecipazioni regionali, l’esclusione, totale o parziale, di singole società dall’ambito di applicazione della disciplina può essere disposta con provvedimento motivato del Presidente della Regione, adottato in ragione di precise finalità pubbliche nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità;

viene prevista l’intesa in Conferenza unificata per: il Dpcm di determinazione dei requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico; il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla regione o da enti locali; il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente;

il termine per la ricognizione, in funzione della revisione straordinaria, di tutte le partecipazioni possedute, in scadenza il 23 marzo 2017, è portato al 30 giugno 2017 per dare tempo alle amministrazioni di adeguarsi al decreto;

parimenti è prorogato al 30 giugno 2017 il termine entro il quale le società a controllo pubblico effettuano una ricognizione del personale in servizio, per individuare eventuali eccedenze;

viene fissato al 31 luglio 2017 il termine per l’adeguamento delle società a controllo pubblico alle disposizioni in tema di governance societaria.

Riforma del comitato paralimpico

Disciplina del Comitato italiano paralimpico, a norma dell’art. 8, comma 1, lettera f) della legge 7 agosto 2015, n. 124 (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri ha poi approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo concernente il Comitato italiano paralimpico ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera f), della legge 7 agosto 2015, n. 124.

Nello specifico, il provvedimento, nel riconoscere le peculiarità dello sport per persone con disabilità, prevede la costituzione del Comitato italiano paralimpico in ente autonomo di diritto pubblico. Conformemente ai criteri di delega la costituzione del nuovo ente non introduce oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, in quanto saranno utilizzate parte delle risorse finanziarie attualmente in disponibilità o attribuite al Coni.

Libretto di circolazione auto accorpato con certificato di proprietà

Addio al libretto di circolazione e al certificato di proprietà dell'auto. Nella riforma della Pubblica Amministrazione, infatti, ci dovrebbe essere anche la più volte annunciata integrazione tra le competenze del Pubblico Registro Automobilistico (PRA) gestito dall'Aci e della Motorizzazione, che dovrebbero confluire in un'agenzia unica presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Tradotto in soldoni, significa che, come ha annunciato il viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini, l'automobilista avrà «un solo documento per l'auto al posto dei due attuali» prodotti da Aci (il certificato di proprietà del veicolo) e Motorizzazione (il libretto di circolazione), «con responsabilità del Ministero».

«Avevo preso questo impegno due anni fa e l'ho mantenuto», ha aggiunto Nencini sottolineando che «per i cittadini ci sarà un risparmio di 39 euro». In sostanza per ogni pratica di immatricolazione o passaggio di proprietà si pagheranno 61 euro contro gli attuali 100.

Sul tema si era pronunciata lo scorso 7 febbraio anche l'Autorità Antitrust che aveva chiesto l'istituzione di «un'unica agenzia sottoposta alla vigilanza del Ministero dei Trasporti in cui far confluire le funzioni ad oggi svolte dal Mit e da Aci», precisando che la nascita della nuova agenzia avrebbe avuto come conseguenza «l'introduzione di un'unica modalità di archiviazione finalizzata al rilascio di un documento contenente i dati di proprietà e di circolazione» degli autoveicoli.

Il tutto nell'ottica di una «semplificazione amministrativa nella gestione delle banche dati stesse». L'Antitrust segnalava anche come «non ammissibile» «la commistione, in seno ad Aci e agli Ac provinciali, tra l'attività istituzionale di gestione del PRA, le attività federali del settore dell'automobilismo e una serie di altre attività commerciali, soggette a concorrenza e non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali».

L'integrazione tra le competenze dei due Enti, oltre che ridurre i costi correlati alla gestione dei dati, metterebbe fine anche ad una anomalia tutta italiana. Infatti, se la carta di circolazione emessa dalla Motorizzazione è l'unico documento valido per la circolazione dei veicoli in tutti i Paesi, per l'ordinamento italiano c'è anche la necessità di iscrivere il veicolo al PRA gestito dall'Aci. Solo attraverso questa iscrizione, infatti, l'intestatario del veicolo diventa proprietario.

******

6) La norma che ha tolto l’obbligo di deposito della copia dell’appello presso la Commissione tributaria provinciale non vale per il passato

Secondo quanto contenuto nell’ordinanza n. 2276/2017 della Corte di cassazione, la disposizione che ha eliminato l’obbligo di depositare una copia dell’appello presso la Ctp che aveva emesso la sentenza impugnata, pur essendo norma di carattere processuale, ha effetti solamente dopo la sua entrata in vigore e non sana eventuali irregolarità commesse in precedenza, ancorché relative a processi ancora in corso. Vige, in tal caso, la regola del tempus regit actum, secondo cui gli atti perfezionatisi prima dell’entrata in vigore di una novella in materia processuale restano regolati dalla norma sotto il cui imperio sono stati posti in essere, salvo che esista una specifica disciplina transitoria che preveda qualcosa di diverso.

******

7) In presenza di debiti erariali non serve cedere ai propri familiari. Ma non solo si rischia il penale

Stop agli atti di cessione simulati per non pagare le tasse: Rischia la sanzione penale colui che cede, in maniera simulata, alla propria figlia il 50% della quota di partecipazione in una società a responsabilità limitata per evitare di pagare imposte.

Sul tema si è pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 7682/2017.

Difatti, secondo la Corte Suprema, la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte si ha anche quando l’imprenditore cede delle quote ai familiari per un prezzo irrisorio, non avendo soldi in banca per far fronte alle pretese dell’Erario.

L’imputato era stato indagato per aver ceduto le quote aziendali alla figlia, per una cifra irrisoria. La difesa del contribuente verteva sull’assenza di carattere fraudolento dell’operazione posta in essere, senza contare che l’irrisorietà del prezzo della cessione non prendeva in considerazione la pregressa situazione debitoria della S.r.l.

Dunque, il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte si configura quando un soggetto pone in essere degli artifici volti ad impedire od ostacolare la riscossione coattiva da parte dell’Erario.

In particolare, il comma 1 dell’art. 11 del D.Lgs. 74/2000 (riformulato dalla Legge 122/2010) prevede che sia punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte, di ammontare complessivo superiore a 50.000 euro, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva.

******

8) Niente controlli sugli smartphone dei dipendenti

Stop a controlli sugli smartphone in dotazione al personale dipendente. Difatti, il Garante della Privacy, con provvedimento n. 547 del 22 dicembre 2016, si è dimostrato contrario a tale procedura.

Nonostante il datore di lavoro abbia il diritto di verificare l’esatto adempimento della prestazione professionale ed il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro forniti ai dipendenti, deve in ogni caso salvaguardare la libertà e la dignità di questi ultimi, attenendosi ai limiti previsti dalla normativa.

Non è quindi possibile effettuare controlli indiscriminati su posta elettronica e dati personali contenuti negli smartphone in dotazione al personale.

Inoltre, la normativa in materia di controlli a distanza non consente di effettuare attività idonee a realizzare, anche indirettamente, il controllo massivo, prolungato e indiscriminato dell'attività del lavoratore.

Dunque, il Garante della Privacy, con il citato provvedimento ha dichiarato l’illiceità del trattamento effettuato da una multinazionale che:

- non aveva informato i lavoratori sulle modalità e finalità di utilizzo degli strumenti elettronici in dotazione, né su quelle relative al trattamento dei dati;

- aveva configurato il sistema di posta elettronica in modo da conservare copia di tutta la corrispondenza per un tempo non proporzionato allo scopo della raccolta;

- aveva in essere una procedura che le consentiva di accedere al contenuto dei messaggi che, in linea con la policy aziendale, potevano avere anche carattere privato;

- manteneva attive le caselle e-mail fino a sei mesi dopo la cessazione del contratto, senza però dare agli ex dipendenti la possibilità di consultarle o, comunque, senza informare i mittenti che le lettere non sarebbero state visionate dai legittimi destinatari ma da altri soggetti.

******

9) Termini di rettifica dichiarazione fiscale a proprio favore: circolare di Assonime

Con il D.L. n. 193/2016, si è voluto dare una disciplina unitaria per la correzione degli errori e delle omissioni nel comparto delle imposte sul reddito e dell’IVA, superando un orientamento restrittivo della Suprema Corte, a danno del dichiarante. In entrambi i casi, il contribuente può inviare una dichiarazione integrativa entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione da rettificare.

In tema Assonime si sofferma con la circolare n. 3 del 20 febbraio 2017 sulle novità del D.L. n. 193/2016 in tema di rettifica delle dichiarazioni fiscali.

La circolare illustra la nuova disciplina introdotta dall’art. 5 del D.L. 193/2016 in merito alla rettifica delle dichiarazioni fiscali che i contribuenti presentano ai fini delle imposte sui redditi, dell’IRAP, dell’IVA nonché in qualità di sostituti d’imposta.

La novità principale consiste nell’aver unificato il termine entro il quale i contribuenti possono rettificare la dichiarazione fiscale a prescindere dal “segno” di tale rettifica; anche le c.d. dichiarazioni integrative a favore, infatti, similmente a quelle c.d. a sfavore, possono ora essere presentate entro il termine previsto per l’accertamento dei dati in esse contenute. In precedenza, invece, il termine che i contribuenti avevano per presentare la c.d. dichiarazione integrativa a favore era notevolmente più breve.

Si tratta di un’innovazione molto importante in quanto risolve una serie di criticità che avevano dato luogo ad un vivace dibattito giurisprudenziale e dottrinario ormai risalente nel tempo.

******

10) Obbligo dell’utilizzo del ticket per le domande di integrazione salariale straordinaria

L’INPS, con il messaggio n. 738 del 20 febbraio 2017, avvisa che a partire dal 1° marzo 2017 il Sistema di Gestione della Cassa Integrazione Guadagni con ticket sarà esteso alle domande di CIG Straordinaria.

Pertanto, a seguito dei decreti ministeriali di concessione, per tutte le istanze di CIGS che le Aziende presenteranno all’Inps mediante MOD cod. SR40 (IG15), a partire dal 1° marzo 2017 e con decorrenza non antecedente alla stessa, sarà obbligatorio associare un ticket Uniemens.

Sarà inoltre obbligatoria l’esposizione con ticket su UNIEMENS anche degli eventi CIGS per periodi dal 1° marzo 2017 richiesti al Ministero del Lavoro ma non ancora concessi tramite decreto ministeriale.

A tale scopo per tutte le aziende è disponibile, sull’applicazione on line per l’invio delle domande compilate con Digiweb, la nuova funzione “TICKET” dalla quale sarà possibile creare il ticket (in alternativa alla generazione direttamente su Uniemens) ed associarlo ad una domanda di CIG Straordinaria già inviata (MOD cod. SR40 – IG15).

Il procedimento presenterà una diversa modalità operativa rispetto alla CIG Ordinaria: infatti, mentre nella CIG Ordinaria l’associazione del ticket è contestuale all’invio della domanda, sulla CIG Straordinaria gli utenti dovranno prima inviare la domanda con le modalità tradizionali e successivamente creare ed associare il ticket. Il suddetto ticket deve essere utilizzato anche sugli Uniemens per contrassegnare gli eventi di CIG Straordinaria.

Le sedi Inps non potranno prendere in carico le domande di CIG Straordinaria fino a quando l’azienda o il consulente non avranno provveduto ad effettuare l’associazione del ticket.

Vincenzo D’Andò