Diario quotidiano del 15 febbraio 2017: la cartella notificata via PEC è nulla?

Pubblicato il 15 febbraio 2017



1) Bonus fiscali 2017: ecco la situazione aggiornata
2) Azioni risarcitorie per violazioni antitrust: circolare di Assonime
3) Non occorre autorizzazione per spiare le colf in casa
4) Incentivo occupazione al Sud
5) La notifica della cartella via Pec è nulla?
6) Niente Irap per il professionista che si appoggia presso lo studio associato
7) Si applica l’Iva nella misura del 5% sulla cessione di erbe aromatiche surgelate
8) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: risoluzione Entrate
9) Fisco: al via lo spesometro semestrale per il 2017
10) Antiriciclaggio: tavolo di confronto al MEF
diario-quotidiano-articoli-91) Bonus fiscali 2017: ecco la situazione aggiornata 2) Azioni risarcitorie per violazioni antitrust: circolare di Assonime 3) Non occorre autorizzazione per spiare le colf in casa 4) Incentivo occupazione al Sud 5) La notifica della cartella via Pec è nulla 6) Niente Irap per il professionista che si appoggia presso lo studio associato 7) Si applica l’Iva nella misura del 5% sulla cessione di erbe aromatiche surgelate 8) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: risoluzione Entrate 9) Fisco: al via lo spesometro semestrale per il 2017 10) Antiriciclaggio: tavolo di confronto al MEF *****

1) Bonus fiscali 2017: ecco la situazione aggiornata

Bonus fiscali. Dopo i recenti stravolgimenti parlamentari, si propone di seguito una situazione aggiornata dei bonus fiscali esistenti nel 2017 (prorogati e non).

Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2017, sono state prorogate, e in alcuni casi ampliate, le agevolazioni fiscali previste per i lavori di ristrutturazione e di riqualificazione energetica degli edifici, nonché degli altri bonus collegati.

Recupero edilizio

Viene prorogata fino al 31 dicembre 2017 la detrazione IRPEF per gli interventi di recupero/ristrutturazione del patrimonio edilizio di cui all’art. 16-bis del TUIR alle medesime condizione previste per il 2016:

- detrazione IRPEF del 50% in 10 quote annuali di pari importo;

- soglia massima di spesa pari a 96.000 euro.

Bonus sisma

Esteso anche il regime delle detrazioni per gli interventi antisismici riguardanti gli edifici ubicati in zone ad alta pericolosità sismica, ampliandone sia l’intervallo temporale di fruizione sia la categoria di rischio sismico interessata

Per la definizione delle classi di rischio sismico sarà adottato un provvedimento specifico da parte dell’Agenzia delle Entrate entro il 2 marzo 2017.

Riqualificazione energetica

La Legge di Bilancio riconferma fino al 31 dicembre 2017, la detrazione ai fini IRPEF/IRES del 65% per le spese relative ad interventi di riqualificazione energetica degli edifici, in 10 rate annuali di pari importo, secondo i limiti di spesa previsti per ciascuna tipologia di intervento.

Bonus mobili ed elettrodomestici

Viene prorogata sino al 31 dicembre 2017 anche la detrazione IRPEF al 50%, fino ad un ammontare di spesa di 10.000 euro, per le spese relative all'acquisto di mobili e/o grandi elettrodomestici rientranti nella categoria A+ (A per i forni) e finalizzate all’arredo dell’immobile oggetto di intervento di recupero/ristrutturazione edilizia.

Bonus fiscali non prorogati

Viceversa, sono state escluse dalle proroghe, e quindi terminato al 31 dicembre 2016, le seguenti agevolazioni:

- Bonus mobili giovani coppie, che prevedeva una detrazione dall’Irpef del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili nuovi (acquistati nel 2016) adibiti all’arredo dell’abitazione acquistata;

- Credito d'imposta a favore delle persone fisiche che, al di fuori della loro attività d’impresa o di lavoro autonomo, installano sistemi di videosorveglianza o allarme ovvero stipulano contratti con istituti di vigilanza per la prevenzione di attività criminali;

- Detrazione IRPEF pari al 50% dell’IVA relativa agli acquisti, effettuati entro il 31 dicembre 2016, di unità immobiliari residenziali, di classe energetica A o B, cedute dalle imprese costruttrici.

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2) Azioni risarcitorie per violazioni antitrust: circolare di Assonime

Azioni risarcitorie per violazioni antitrust: analisi del decreto legislativo n. 3/2017.

E’ questo il tema su cui si sofferma Assonime con la circolare n. 2 del 13 febbraio 2017.

Si procede ad illustrare la disciplina delle azioni risarcitorie per violazioni antitrust introdotta dal decreto legislativo n. 3/2017, in attuazione della direttiva 2014/104/UE.

Con l’obiettivo di rendere più efficace il private enforcement del diritto antitrust, il decreto n. 3/2017 prevede un significativo rafforzamento del potere del giudice di ordinare l’esibizione delle prove in possesso di una delle parti o di un terzo. Inoltre, la violazione antitrust constatata da una decisione non più impugnabile dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato o da una sentenza del giudice amministrativo passata in giudicato viene ora considerata definitivamente accertata ai fini dell’azione risarcitoria. Nei casi di cartello, l’esistenza del danno viene presunta, anche se è consentito al convenuto fornire la prova contraria.

Il decreto contiene anche una serie di disposizioni volte ad assicurare il coordinamento tra le azioni risarcitorie e l’applicazione pubblicistica del diritto antitrust: esse riguardano, in particolare, l’esibizione delle prove contenute nel fascicolo dell’Autorità e l’applicazione delle regole sulla responsabilità solidale nel caso dei soggetti che hanno ricevuto l’immunità dalle ammende nell’ambito di un programma di leniency.

In occasione del recepimento della direttiva è stata operata una revisione della competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa, concentrando il private enforcement del diritto antitrust presso le sezioni specializzate di Milano, Roma e Napoli.

Nella circolare vengono sottolineati, in particolare, il sistema delle garanzie che accompagna la nuova disciplina relativa all’esibizione delle prove, l’importanza del controllo giurisdizionale pieno sulle decisioni dell’Autorità alle quali è ora attribuito un effetto vincolante e i principi che devono ispirare la cooperazione tra Autorità e giudici in tema di quantificazione del danno.

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3) Non occorre autorizzazione per spiare le colf in casa

Lavoro domestico, telecamere in casa senza autorizzazione. Lo evidenzia il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro con la nota del 13 Febbraio 2017.

E questo a seguito della nota n. 1004/17 emessa dall’Ispettorato del lavoro che ripercorre le caratteristiche del lavoro domestico legate all’applicazione dello Statuto dei lavoratori.

Il rapporto di lavoro domestico, in considerazione della peculiarità dello stesso, sin dall’origine ha goduto di una regolamentazione specifica, che, per l’appunto, tiene conto delle speciali caratteristiche che contraddistinguono la prestazione lavorativa resa dal lavoratore, l’ambiente lavorativo e, fattore non irrilevante, la particolare natura del soggetto datoriale.

Anche le fasi di estinzione del contratto di lavoro domestico, quindi, sono disciplinate da un corollario normativo che si allontana dalle regole generali che assistono, ordinariamente, il momento di interruzione del legame negoziale fra le parti interessate.

Il rapporto di lavoro domestico è sottratto alla tutela dello Statuto dei lavoratori (legge n. 300/70) poiché in questo caso, il datore di lavoro è un soggetto privato non organizzato in forma di impresa.

Per conseguenza è esclusa l’applicabilità dei limiti e dei divieti di cui all’art. 4 della legge n. 300/70 (installazione telecamere). L’esclusione del lavoro domestico non sottrae al rispetto dell’ordinaria disciplina sul trattamento dei dati personali, essendo confermata la tutela del diritto del lavoratore alla riservatezza, garantita dal d.lgs. n.196/2003, che dispone la necessità del consenso preventivo e del connesso obbligo informativo degli interessati.

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4) Incentivo occupazione al Sud

Il Decreto Direttoriale n. 367 del 16 novembre 2016, poi modificato, ha istituito l’incentivo per l’occupazione Sud riconosciuto ai datori di lavoro che assumono presso talune sedi di lavoro soggetti disoccupati in possesso di talune caratteristiche.

Nuovo incentivo per l’assunzione di disoccupati nel Mezzogiorno

I datori di lavoro che nel 2017 assumono a tempo indeterminato disoccupati nelle regioni del Sud hanno diritto ad uno specifico esonero contributivo (c.d. “incentivo occupazione Sud”) non cumulabile con altri incentivi all’assunzione di natura economica e contributiva.

Lavoratori da assumere

Si tratta di disoccupati che abbiano, alternativamente, un’età:

- compresa tra 16 e 24 anni;

- di almeno 25 anni e siano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi (DM 20 marzo 2013).

Fatta salva l’ipotesi di trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine, i soggetti da assumere non devono aver avuto un rapporto di lavoro negli ultimi 6 mesi con il medesimo datore di lavoro.

Ambito territoriale

La sede di lavoro per la quale viene effettuata l’assunzione deve essere ubicata in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Non rileva, invece, la residenza della persona da assumere.

In caso di modifica del luogo di lavoro fuori dalle regioni indicate l’incentivo non spetta a partire dal mese di paga successivo a quello di trasferimento.

Tipologie contrattuali ammesse

L’incentivo è riconosciuto per le assunzioni a tempo indeterminato, anche in somministrazione. Sono comprese le assunzioni in apprendistato professionalizzante, part-time e derivanti dalla trasformazione di un contratto a termine. L’incentivo è escluso in caso di assunzioni con contratto di lavoro domestico, accessorio e intermittente.

Rientra nell’ambito di applicazione dell’incentivo anche il socio lavoratore di cooperativa, se assunto con contratto di lavoro subordinato.

Misura e fruizione

L’esonero riguarda la contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro (sono quindi esclusi premi e contributi INAIL) nel limite massimo di € 8.060 annui per lavoratore assunto.

L’incentivo deve essere fruito, a pena di decadenza, entro il 28 febbraio 2019.

In caso di part-time il massimale è proporzionalmente ridotto.

Compatibilità con il regime degli aiuti di Stato

L’erogazione dell’incentivo è subordinata alla circostanza che il relativo importo non superi i limiti complessivamente previsti per gli aiuti di Stato (c.d. “de minimis”: Reg. UE 1407/2013).

L’incentivo, tuttavia, è usufruibile in misura superiore a tali limiti in presenza di determinate condizioni (Reg. UE 651/2014):

Età

Condizioni

Tra i 16 e i 24 anni

L’assunzione deve comportare un incremento occupazionale netto della forza lavoro mediamente occupata.

Il calcolo si effettua mensilmente, confrontando il numero di lavoratori dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei 12 mesi precedenti, avuto riguardo alla nozione di “impresa unica”.

L’incentivo è comunque applicabile se l’incremento occupazionale netto non si realizza a seguito di dimissioni volontarie, invalidità, pensionamento per raggiunti limiti d’età, riduzione volontaria dell’orario di lavoro, licenziamento per giusta causa

Almeno 25 anni

L’assunzione deve comportare un incremento occupazionale netto della forza lavoro mediamente occupata.

Il calcolo si effettua mensilmente, confrontando il numero di lavoratori dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei 12 mesi precedenti, avuto riguardo alla nozione di “impresa unica”.

L’incentivo è comunque applicabile se l’incremento occupazionale netto non si realizza a seguito di dimissioni volontarie, invalidità, pensionamento per raggiunti limiti d’età, riduzione volontaria dell’orario di lavoro, licenziamento per giusta causa

In capo al giovane devono essere alternativamente presenti i seguenti requisiti:

- assenza di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi (DM 20 marzo 2013);

- assenza di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o di una qualifica o diploma di istruzione e formazione professionale - completamento della formazione a tempo pieno da non più di 2 anni senza aver ottenuto il primo impiego regolarmente retribuito;

- occupazione in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici dello Stato o occupazione in settori economici in cui sia riscontrato il sopra richiamato differenziale nella misura di almeno il 25%

Procedura

I datori di lavoro inoltrano telematicamente un’istanza preliminare di ammissione all’INPS, indicando i dati relativi all’assunzione effettuata o che intendono effettuare.

L’INPS, operate le dovute verifiche, comunica che è stato prenotato l’incentivo. Entro 7 giorni dal ricevimento di tale comunicazione, il datore di lavoro deve (se ancora non l’ha fatto) effettuare l’assunzione.

L’INPS autorizza il beneficio nei limiti delle risorse disponibili.

Il beneficio può essere fruito esclusivamente tramite conguaglio nelle denunce contributive mensilmente trasmesse all’INPS.

A pena di decadenza, entro 10 giorni dalla ricezione della comunicazione di prenotazione dell’INPS, il datore di lavoro deve comunicare l’avvenuta assunzione, chiedendo la conferma della prenotazione effettuata in suo favore. Il beneficio è autorizzato secondo l’ordine cronologico di presentazione dell’istanza preliminare. Per le assunzioni effettuate prima che sia reso disponibile il modulo telematico dell’istanza preliminare, l’INPS autorizza il beneficio secondo l’ordine cronologico di decorrenza dell’assunzione.

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5) La notifica della cartella via Pec è nulla

Secondo quanto stabilito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Savona con due sentenze, n. 100/2017 e n. 101/2017 del 10 febbraio 2017, non sono valide le notifiche di atti di cartelle e intimazioni di pagamento a mezzo Pec, se non sottoscritte digitalmente o accompagnate da attestazione di conformità all'originale.

La cartella di pagamento inviata con Pec è, quindi, nulla poiché il pdf allegato all’atto non è stato ritenuto come un valido documento informatico.

L’Agente della riscossione si era limitato a “scannerizzare” la cartella e a trasformare il file in pdf, allegandolo alla Pec. Al pari di una normale fotocopia che potrebbe essere ottenuta in formato cartaceo, che, peraltro, nel processo non viene considerata prova documentale ove sia contestata.

Invece, si può parlare di documento informatico solo ed esclusivamente quando lo stesso sia munito di firma digitale, elemento indefettibile che, in forza del codice dell’amministrazione digitale, assicura al documento stesso i requisiti di “qualità”, di “sicurezza”, di “integrità” e di “immodificabilità”.

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6) Niente Irap per il professionista che si appoggia presso lo studio associato

Il commercialista che lavora in uno studio di 40 mq con beni strumentali di cospicua entità (presso quindi uno studio associato) non è deve versare l’Irap quando i giudici di merito hanno attestato in capo al professionista beni propri nella norma e la mancanza di dipendenti o collaboratori.

Non è stata accolta la censura proposta dall’Agenzia delle Entrate. Infatti, al di là del fatto che l’allegazione in ordine alla presenza di uno studio associato nel quale il contribuente svolge l'attività professionale non emerge né dalla sentenza né dalle controdeduzioni in primo grado e dall'atto di appello quale ritrascritto nel ricorso dalla ricorrente, in quanto in tali ultimi atti di parte si parla solo di “uno studio di 40 mq” e di beni strumentali “di cospicua entità”, il fatto allegato (svolgimento dell’attività in uno studio associato) non risulta di per sé solo rilevante, avendo, in ogni caso, la Commissione accertato, con sufficiente e compiuta motivazione, che il contribuente non si avvaleva, per l’esercizio della libera professione, di beni strumentali superiori al minimo indispensabile, di personale dipendente o di collaboratori. Per questo la Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate.

(Cassazione, ordinanza n. 3685 del 13 febbraio 2017)

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7) Si applica l’Iva nella misura del 5% sulla cessione di erbe aromatiche surgelate

Iva al 5% per le erbe aromatiche surgelate: Alla commercializzazione del basilico, rosmarino, salvia, origano surgelati, anche con l’aggiunta di olio, è applicabile l’aliquota Iva del 5% prevista dal n. 1-bis), della Tabella A, parte II-bis, allegata al D.P.R. n. 633/1972, relativa alle erbe aromatiche fresche.

La tecnica di conservazione a bassa temperatura non altera le caratteristiche dei prodotti in questione: è pertanto applicabile la stessa aliquota fissata per quelli freschi.

Basilico, rosmarino e salvia surgelati; basilico oliato surgelato; origano a rametti o sgranato. Per la loro commercializzazione, nulla osta all’aliquota Iva del 5 per cento. È la conclusione, contenuta nella risoluzione n. 18/E del 14 febbraio 2017, cui giunge l’Agenzia delle Entrate sulla base del parere tecnico delle Dogane in merito alla corretta classificazione dei prodotti.

Rientrano, infatti, a pieno titolo nel capitolo 12 della Tariffa doganale (“Semi e frutti oleosi; semi, sementi e frutti diversi; piante industriali o medicinali; paglie e foraggi”); in particolare, sono collocati nella voce 12.11, che comprende prodotti vegetali freschi o secchi, anche tagliati, frantumati, macinati o polverizzati … e consistenti sia in piante intere sia in parti di piante. Tra le piante (e loro parti) comprese nella voce 12.11 vi sono anche il basilico, l’origano, la salvia e il rosmarino.

(Agenzia entrate, risoluzione n. 18/E del 14 febbraio 2017).

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8) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: risoluzione Entrate

Ok al credito d’imposta R&S sui brevetti acquisiti da società fallita purché siano funzionali e connessi ad un’attività rientrante nell’ambito della ricerca agevolabile. Niente da fare, invece, per i marchi d’impresa e i disegni.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 19/E del 14 febbraio 2017, ha fornito alcuni chiarimenti sull’ammissibilità di costi sostenuti da un’impresa per l’acquisto di un lotto che comprende brevetti, marchi e disegni, derivanti dal fallimento di un’altra società, ai fini del riconoscimento del credito d’imposta in ricerca e sviluppo, di cui all'articolo 3, Dl 145/2013.

Sono stati individuati anche i corretti criteri per quantificare il valore dei singoli beni immateriali ricompresi nei lotti di acquisto. La norma citata riconosce un credito di imposta alle imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019 (si precisa, al riguardo, che il regime agevolativo è stato di recente modificato dalla legge di bilancio 2017 e che le modifiche introdotte hanno efficacia dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016).

Nel caso di specie, la società interpellante ha dichiarato di aver svolto nell'esercizio 2015 e di continuare a svolgere attività di ricerca e sviluppo, in relazione alla quale ha sostenuto, sempre nel 2015, vari costi, tra i quali quelli per l'acquisto in lotto di numerosi marchi, brevetti e disegni derivanti dal fallimento di un'altra società.

Nel merito, l'istante ha chiesto di conoscere:

- se l'acquisizione di brevetti (per invenzione e per modelli di utilità), marchi e disegni rientri nella definizione di "privative industriali", richiamata dal comma 6, lettera d), dell'articolo 3;

- in caso affermativo, se il relativo costo sia da considerare eleggibile all'agevolazione, considerato che tali beni immateriali sono stati acquistati da una società sottoposta a procedura fallimentare;

- come valorizzare il costo dei singoli beni, tenuto conto che i documenti di acquisto riportano solo il costo complessivo e non quello unitario dei medesimi beni;

- se, da ultimo, ai fini del calcolo della media degli investimenti, debba considerare o meno gli eventuali costi, inerenti alle citate privative industriali, sostenuti dalla società cedente.

Con riferimento al primo quesito, il documento di prassi, sulla base del parere espresso dal competente ministero dello Sviluppo economico, ha delineato il perimetro oggettivo della ricerca agevolabile, rammentando che l'ammissibilità dei costi al credito d'imposta è soggetta a una duplice condizione: i costi devono essere inerenti alla ricerca e sostenuti durante lo svolgimento delle attività di R&S.

Assodato il rispetto dei suddetti vincoli, la risoluzione ritiene ammissibili all'agevolazione soltanto i costi riferiti a "brevetti per invenzione e brevetti per modelli di utilità", in conformità con la norma di riferimento (il comma 6 dell'articolo 3, infatti, recita che il credito d'imposta è riconosciuto esclusivamente per le "privative industriali relative a un'invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una varietà vegetale") e come confermato con la circolare 5/2016, paragrafo 2.2.4 (dove rinvia alla tipologia sostanziale di privativa descritta dal Dlgs 30/2005 - Codice della proprietà industriale).

Quanto al secondo dubbio interpretativo, la risoluzione, condividendo ancora il parere reso dal Mise, ha ritenuto ammissibili i costi sostenuti per l'acquisizione di privative da soggetti terzi e, quindi, anche da una procedura fallimentare di altra società. Ciò anche nel presupposto che né la norma di riferimento né la circolare 5/2016 prescrivono nulla al riguardo.

Rispetto al terzo quesito, concernente la corretta valorizzazione delle singole privative industriali, l'Agenzia conferma che il credito d'imposta si applica sulle spese effettivamente sostenute e non su valori forfettari medi, calcolati dividendo il costo complessivo sostenuto dall'istante per il numero dei singoli beni immateriali. Tra l'altro, questa metodologia non consentirebbe alla società di assolvere gli obblighi documentali imposti dall'articolo 7, comma 5, del Dm 27 maggio 2015 (decreto attuativo). Tale documentazione dovrà essere idonea a dimostrare, in sede di controllo, l'ammissibilità, l'effettività e l'inerenza delle spese sostenute.

La soluzione suggerita dall'Agenzia consiste, quindi, nell'adottare un criterio di ripartizione della spesa fondato sull'incidenza percentuale del valore normale del singolo bene rispetto al valore normale complessivo del lotto di beni acquistato. A tal fine, è opportuno che l'interpellante predisponga una relazione di stima del valore normale dei singoli beni a supporto dei costi indicati per ciascun bene immateriale. Per semplificare il metodo di calcolo proposto, il documento di prassi espone uno schema numerico esemplificativo.

Quanto, infine, all'ultimo quesito, la risoluzione precisa che gli investimenti sostenuti dalla società fallita per la realizzazione dei brevetti in esame "non possono essere imputati, ai fini del calcolo della media di riferimento …(alla società istante), in quanto le posizioni soggettive … non si trasferiscono in caso di operazioni fiscalmente realizzative e la cessione in questione - coinvolgendo una procedura fallimentare - avviene tra parti indipendenti".

Ne consegue che i costi sostenuti dalla società cedente non entreranno a far parte del calcolo della media degli investimenti previsto per determinare la misura del credito d'imposta in R&S.

(Agenzia entrate, risoluzione n. 19/E del 14 febbraio 2017).

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9) Fisco: al via lo spesometro semestrale per il 2017

Fisco: spesometro semestrale per il 2017 e via libera allo sblocco della tassa di sbarco.

L’attesa diluizione temporale del nuovo spesometro ottiene il via libera dalla commissione Affari costituzionali del Senato. Due soli invii per il 2017 e prima scadenza spostata dal 25 luglio al 18 settembre (la nuova data fissata è il 16 settembre, che però cade di sabato e quindi il termine slitta al lunedì successivo), mentre il secondo adempimento andrà effettuato entro fine febbraio 2018. Sono gli effetti dell’emendamento presentato da Francesco Russo (Pd) al Dl Milleproroghe che di fatto traduce in realtà normativa una delle richieste di semplificazione avanzate dai sindacati dei commercialisti al Governo per evitare lo sciopero. Un ritocco che, però, non riguarda le comunicazioni relative alle liquidazioni Iva: le trasmissioni all’agenzia delle Entrate restano, infatti,

trimestrali. Anche perché sarebbe stato molto oneroso spostarle (e quindi sarebbe stato necessario trovare delle coperture) dato che il decreto fiscale collegato alla manovra ha cifrato nuove entrate per 2,11 miliardi di euro già nel 2017.

Più tempo per i concorsi per dirigenti alle Entrate

Un altro emendamento in tema fiscale proposto sempre da Francesco Russo (Pd) approvato dalla commissione Affari costituzionali sposta al 31 dicembre 2017 il termine per la conclusione dei concorsi da dirigente all’agenzia delle Entrate. Nel complesso si tratta di due selezioni bandite (rispettivamente da 403 e 175 posti), che però sono finite sotto il fuoco di fila di ricorsi incrociati presso la giustizia amministrativa. E dopo la sospensiva si è in attesa della pronuncia di merito che stabilisca la sorte dei concorsi banditi.

Sbloccata la tassa di sbarco nelle isole minori

Torna la tassa di sbarco nelle isole minori, che era stata congelata per tutto il 2016. L’emendamento cheha come primo firmatario RaffaeleRanucci (Pd) ha incassato l’ok della commissione diPalazzo Madama. La tassa di sbarco non può superare i 2,50 euro ed è in alternativa all'imposta di soggiorno.

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10) Antiriciclaggio: tavolo di confronto al MEF

Si terrà oggi 15 febbraio 2017 alle ore 10.00 presso la sede del Ministero dell'Economia e delle Finanze l'incontro tra la Presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del lavoro, Marina Calderone, ed il Vice Ministro dell'Economia, Luigi Casero, per discutere della proposta di estendere anche agli adempimenti in materia di lavoro previsti dalla Legge n. 12/79 gli oneri di adeguata verifica della clientela e di registrazione in materia di antiriciclaggio.

Il Consiglio nazionale presenterà al Mef una nota operativa che illustri la normativa vigente e la ratio per cui gli adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui alla L. n. 12/1979 sono esclusi dagli obblighi di adeguata verifica. Questi adempimenti, infatti, sono svolti per adempiere specifici obblighi imposti dalla legge e, per questo, sono già soggetti a vincoli documentali e/o di registrazione attraverso i quali accertare l’esistenza di eventuali attività di riciclaggio e/o di finanziamento al terrorismo.

Il testo del decreto legislativo di recepimento della Direttiva comunitaria 2015/849, invece, così come predisposto non contempla tra le sue disposizioni una norma che stabilisca l’esenzione dagli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione in relazione allo svolgimento della mera attività di redazione e/o di trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di lavoro. Per questo, durante l'incontro con il Vice Ministro, la Presidente ribadirà che l’eliminazione dell’esenzione, prospettata dall’attuale Legislatore, reca un grave danno all’operare quotidiano di tutti gli operatori del diritto del lavoro e della previdenza sociale, con un aggravio di oneri sproporzionato e superfluo rispetto a quelli che sono i principi posti e le finalità perseguite dalla normativa antiriciclaggio.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 14 febbraio 2017)

Vincenzo D’Andò