Riparte il tax credit per gli alberghi ed il credito d’imposta per gli investimenti al Sud – Diario quotidiano del 10 febbraio 2017

Pubblicato il 10 febbraio 2017



1) Alberghi: riavviato il tax credit digitalizzazione
2) Ecco in quali è valido l’avviso di accertamento notificato prima dei fatidici 60 giorni
3) Spesomentro da trimestrale passa a semestrale
4) Approvato il decreto con gli incentivi fiscali per il Sud
5) Iri: come gestire il plafond nel caso di perdite
6) Agenzia delle Entrate e Mef presentano i risultati del 2016
7) Entro quando si notifica la cartella esattoriale in casi particolari: intervento della Cassazione
8) Procedure di erogazione delle prestazioni del fondo per le vittime dell’amianto in favore degli eredi
9) Governo: proroga dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità
10) Intervento del Presidente di Assonime al convegno annuale sul fisco
diario-quotidiano-articoli-81) Alberghi: avviso istanze tax credit 2) Ecco in quali è valido l’avviso di accertamento notificato prima dei fatidici 60 giorni 3) Spesomentro da trimestrale passa a semestrale 4) Approvato il decreto con gli incentivi fiscali per il Sud 5) Iri: come gestire il plafond nel caso di perdite 6) Agenzia delle Entrate e Mef presentano i risultati del 2016 7) Entro quando si notifica la cartella esattoriale in casi particolari: intervento della Cassazione 8) Procedure di erogazione delle prestazioni del fondo per le vittime dell’amianto in favore degli eredi 9) Governo: proroga dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità 10) Intervento del Presidente di Assonime al convegno annuale sul fisco ****

1) Alberghi: avviso istanze tax credit

Il Ministero dei beni culturali ha reso noti i termini di presentazione delle istanze relative al 2016 per accedere al credito d’imposta per la digitalizzazione delle strutture ricettive, delle agenzie viaggio e dei tour operator.

Tax credit per la digitalizzazione delle strutture ricettive, agenzie di viaggio e tour operator in relazione al Modello Redditi 2017 (periodo d’imposta 2016).

Il Ministero ha comunicato le seguenti date:

Compilazione dell’istanza dalle ore 10:00 del 9 Febbraio 2017 fino alle ore 16:00 del 23 Febbraio 2017.

Viene poi comunicato che l’ultimo giorno utile alla compilazione della domanda (giovedì 23 febbraio 2017) per Tax credit digitalizzazione non verrà garantito una tempestiva risposta alle e-mail che dovessero pervenire.

Click day dalle ore 10:00 del 27 Febbraio 2017 alle ore 16:00 del 28 Febbraio 2017.

L’istanza deve essere presentata in forma telematica, insieme all’attestazione di effettività delle spese sostenute, tramite il Portale dei Procedimenti https://procedimenti.beniculturali.gov.it/procedimenti/concorsi/pagepubliclogin.aspx Informazioni per problematiche esclusivamente afferenti al procedimento è attiva la seguente casella di posta elettronica: taxcreditdigitalizzazione@beniculturali.it Per problemi riguardanti aspetti tecnico-informatici è attiva la casella di posta elettronica procedimenti@beniculturali.it

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2) Ecco in quali è valido l’avviso di accertamento notificato prima dei fatidici 60 giorni

E’ possibile emettere l’avviso di accertamento anticipato, prima dei fatidici 60 giorni, in relazione all’Irap, preceduto dalla richiesta di documentazione contabile (nel caso di specie, di un questionario).

Lo ha rimarcato la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 3404 del 8 febbraio 2017.

La Suprema Corte ritiene che, in tema di tributi non armonizzati (nel caso di specie, l’Irap), le garanzie fissate nell’art. 12, comma 7, Legge n. 212/2000 (statuto del contribuente) si applicano solo in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente.

Non occorre che l’operazione abbia o meno comportato constatazione di violazioni fiscali (Cass. nn. 15010/14, 9424/14 e 5374/14).

La Corte di legittimità ha, così, respinto il ricorso presentato da una associazione professionale, cui ha applicato il raddoppio del contributo unificato.

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3) Spesomentro da trimestrale passa a semestrale

Prima ancora della riunione del tavolo tecnico convocato al ministero dell'Economia dal viceministro Luigi Casero per discutere con i vertici del Consiglio nazionale e dei sindacati dei commercialisti, è trapelata la notizia che è tramontata l’ipotesi dell’esistenza di uno spesometro trimestrale, difatti l’invio sarà solo semestrale per il 2017.

L’emendamento 14.0.15 al decreto Milleproroghe, presentato dal senatore Francesco Russo e condiviso dal Governo, prevede che la trasmissione degli invii dei dati per lo spesometro sarà semestrale per il 2017 e non trimestrale.

Si prevede in particolare che limitatamente al 2017 le comunicazioni possono essere effettuate per il primo semestre entro il 16 settembre 2017 e per il secondo semestre entro il mese di febbraio 2018.

L’8 febbraio scorso si è svolta la suddetta riunione del tavolo tecnico per tentare di trovare delle soluzioni che possano indurre i professionisti a revocare l'astensione dal lavoro. Nulla di fatto sulla richiesta di concedere la “rimessione nei termini” (lo «scudo» per proteggere i contribuenti da eventuali sanzioni, in caso di ritardi negli adempimenti, causati dallo sciopero proclamato dal 26 febbraio al 6 marzo). E la conferma che il semaforo verde sarà acceso su una correzione (a metà) concernente lo Spesometro: Sarà semestrale l’invio dei dati delle dichiarazioni IVA nel 2017, mentre al momento non sarebbe stata accolta la proposta di fissare una scadenza annuale per il 2018.

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4) Approvato il decreto con gli incentivi fiscali per il Sud

Approvato il decreto per gli interventi sulla coesione sociale e territoriale e il Mezzogiorno.

La Camera ha approvato il disegno di legge di conversione in legge del Decreto legge 29 dicembre 2016, n. 243, recante interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno (C. 4200-A). Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Tra le varie misure, emerge quella contenuta nell’art. 7-quater recante misure in materia di credito d’imposta.

L’articolo 7-quater, inserito nel corso dell’esame parlamentare, modifica in parte la disciplina del credito d’imposta per l'acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle zone assistite ubicate nelle regioni del Mezzogiorno, introdotta dalla legge di stabilità 2016 (articoli 1, commi da 98 a

108, della legge n. 208 del 2015).

In particolare si prevede:

- l’inclusione della Sardegna fra le regioni del Mezzogiorno ammesse alla deroga alla disciplina in tema di aiuti di Stato, in quanto regione ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione (articolo 107, paragrafo 3, lett. a), del TFUE), in luogo della deroga attualmente prevista, ovvero per il caso di aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse (articolo 107, paragrafo 3, lett. c), del TFUE); si evidenzia che tale modifica è compatibile con la decisione C(2016) 5938 final della Commissione europea la quale, su richiesta del Governo italiano, ha incluso l’intera regione Sardegna come “zona a”, con un massimale standard di intensità di aiuto del 25% per le grandi imprese, a decorrere dal 1º gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2020. Si ricorda peraltro che ai sensi della carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020 dell’Italia, approvata con decisione della Commissione del 16 settembre 2014, solo alcune parti della regione Sardegna sono designate come zone ex articolo 107, paragrafo 3, lettera c) (comma 1);

- l’aumento delle aliquote applicate al credito d’imposta sottostante l’acquisto di beni strumentali nuovi: si prevede la misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020, ovvero il 25 per cento per le grandi imprese situate in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna (aree ex 107.3 lett. a) TFUE) e al 10 per cento per le grandi imprese situate in determinati comuni delle regioni Abruzzo e Molise (aree ex 107.3 lett. c) TFUE), individuati dalla Carta degli aiuti e indicati nell’allegato della decisione citata (comma 1). Si ricorda che le intensità massime di aiuto applicabili alle grandi imprese possono essere maggiorate di un massimo di 20 punti percentuali per le piccole imprese o di un massimo di 10 punti percentuali per le imprese di medie dimensioni (paragrafo n. 177 della Carta: maggiorazione delle intensità di aiuto per le PMI).

La norma vigente prevede, invece, una misura massima del 20% per le piccole imprese, del 15% per le medie imprese e del 10% per le grandi imprese;

- l’ammontare massimo di ciascun progetto di investimento, al quale è commisurato il credito d’imposta, è elevato da 1,5 a 3 milioni di euro per le piccole imprese e da 5 a 10 milioni per le medie imprese, mentre rimane a 15 milioni per le grandi imprese; inoltre è soppressa la disposizione che prevede il calcolo del credito d’imposta al netto degli ammortamenti fiscali dedotti nel periodo d’imposta per beni ricadenti nelle categorie corrispondenti a quelle agevolabili (comma 2 e conseguente modifica prevista al comma 4 in caso di riduzione successiva del credito d’imposta);

- è soppresso il divieto di cumulo del credito d’imposta con gli aiuti de minimis e con altri aiuti di Stato che insistano sugli stessi costi, sempre che tale cumulo non porti al superamento dell’intensità o dell’importo di aiuto più elevati consentiti dalla normativa europea (comma 3);

- le suddette modifiche si applicano a decorrere dall’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 243 del 2016 in esame (comma 5).

Si ricorda che la legge di stabilità 2016 (articolo 1, commi da 98 a 108 della legge n. 208 del 2015) ha introdotto un credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle zone assistite ubicate nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo) dal 1° gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2019. La misura del credito d'imposta è pari al 20% per le piccole imprese, del 15% per le medie imprese e del 10% per le grandi imprese (tali misure sono state elevate dalla norma in esame). Alle imprese attive nei settori agricolo, forestale e delle zone rurali e ittico gli aiuti sono concessi nei limiti e alle condizioni previsti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato nei settori medesimi. La norma originaria prevede che l'agevolazione è commisurata alla quota del costo complessivo degli investimenti eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d'imposta relativi alle stesse categorie di beni d'investimento della stessa struttura produttiva, esclusi gli ammortamenti dei beni oggetto dell'investimento agevolato, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro per le piccole imprese (elevata a 3 miilioni dalla norma in esame), di 5 milioni (elevati a 10 milioni dalla norma in esame) per le medie imprese e di 15 milioni per le grandi imprese.

Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate del 24 marzo 2016 è stato approvato il modello, con le relative istruzioni, della comunicazione per la fruizione del credito d'imposta. La comunicazione deve essere presentata all'Agenzia esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite i soggetti incaricati, a partire dal 30 giugno 2016 fino al 31 dicembre 2019. Con la circolare n. 34/E del 3 agosto 2016 l'Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti in merito a soggetti beneficiari, ambito territoriale, investimenti agevolabili, determinazione dell'agevolazione, valorizzazione degli investimenti ed efficacia temporale dell'agevolazione, procedura, utilizzo e rilevanza del credito di imposta, cumulo, rideterminazione del credito e controlli.

Le zone assistite sono, quanto al primo gruppo di regioni, quelle ammissibili alle deroghe agli aiuti di Stato previste dall’articolo 107, par.3, lettera a) del Trattato UE e, quanto al secondo gruppo, quelle ammissibili alle deroghe previste dalla lettera c) del medesimo paragrafo. Tale paragrafo prevede che possono considerarsi compatibili con il mercato interno: a) gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione; c) gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse.

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5) Iri: come gestire il plafond nel caso di perdite  (si veda anche: L’IRI (tassazione al 24% fisso del reddito d’impresa) anche per i soggetti IRPEF – i chiarimenti dopo Telefisco)

La Legge di bilancio 2017 ha introdotto la nuova imposta sul reddito per le imprese in contabilità ordinaria (l’Iri al 24%) applicabile solo su opzione e che, di fatto, alleggerisce la tassazione degli utili che rimangono in azienda. L’applicazione dell’Iri al 24% andrà effettuata in sede di dichiarazione dei redditi e avrà durata quinquennale rinnovabile.

L’Iri al 24% sarà applicata ai redditi lasciati e reinvestiti in azienda, in sostituzione delle aliquote progressive Irpef.

In tal modo imprese e artigiani verranno tassati con l’aliquota unica al 24% come previsto per le società di capitali, soggette al pagamento dell’Ires (aliquota scesa dal 27,50% al 24%).

L’applicazione dell'Iri sostituisce le aliquote progressive Irpef, calcolate sulla base dei redditi aziendali dal 23% al 43%. Tali aliquote progressive non si applicheranno, dunque, alla parte di utili reinvestiti in azienda.

Deducibilità dei prelievi

Nel corso di Telefisco 2017, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che la determinazione della base imponibile Iri avviene nel seguente modo:

- prima si determina il reddito d'impresa secondo le ordinarie disposizioni previste dal capo VI, titolo I del Tuir;

- poi si deducono dal reddito così individuato le somme prelevate nei limiti del plafond Iri.

Il plafond Iri è proprio formato dalla somma degli utili che hanno scontato la tassazione proporzionale al 24% e che se prelevati diventano componenti deducibili per l’impresa (e, quindi, in questo caso soggetti alla tassazione con le citate aliquote progressive).

Perdite

Relativamente alle perdite maturate nei periodi d’imposta in cui è stata applicata l’Iri, queste vengono portate in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi per l’intero importo che trova capienza in essi.

A tal fine, l’Agenzia delle entrate precisa che le suddette perdite che riducono la base imponibile non devono essere sottratte anche dal plafond Iri.

Questo poiché, afferma l’Agenzia, l’art. 55-bis, comma 1 del Tuir prevede che il plafond deve essere calcolato al netto delle perdite residue riportabili a nuovo.

Il dubbio esposto riguardava il modo in cui il plafond si modificasse nel caso in cui le perdite venissero utilizzate in compensazione con l’utile.

Plafond Iri

Dunque, l’Agenzia delle entrate ha ora precisato (risposta n. 18 di Telefisco 2017) che il plafond Iri va determinato computando in aumento i redditi assoggettati a tassazione separata al 24% e in diminuzione le perdite residue non ancora utilizzate. Ma, anche nel caso in cui tali perdite siano utilizzate, le stesse non dovranno, comunque, più essere portate in diminuzione del plafond Iri.

Plafond IRI diverso dall’imponibile IRI

L’Agenzia delle entrate per spiegare meglio come si calcola il plafond Iri, riporta il seguente esempio:

- esercizio T1: reddito 1.000; prelievi 700; imponibile 300; plafond 300;

- esercizio T2: reddito 100; prelievi 400; perdita 300 riportabile a nuovo; plafond zero (300-300);

- esercizio T3: reddito 500; prelievi 150; imponibile 350 meno perdite 300 = 50 (imponibile Iri); il plafond Iri è, invece, pari a 350 (300+50).

Insomma, si è reso il sistema troppo complesso.

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6) Agenzia delle Entrate e Mef presentano i risultati del 2016

Record assoluto per il recupero dell’evasione: 19 i miliardi incassati. Aumentano i versamenti spontanei grazie alla promozione della compliance.

Terzo anno consecutivo da record per l’Agenzia delle Entrate, che nel 2016 registra un nuovo primato nel recupero dell’evasione. Lo scorso anno, infatti, sono stati riportati nelle casse dello Stato 19 miliardi, la somma più alta mai incassata dalle Entrate grazie alle attività di controllo e di promozione della compliance. Di questi, infatti, circa 500 milioni derivano dalla promozione del dialogo preventivo con il cittadino, che l’Agenzia ha inaugurato negli ultimi anni per dare ai contribuenti la possibilità di rimediare per tempo agli errori commessi, pagando sanzioni ridotte, ed evitare così l’accertamento vero e proprio, sulla base di un nuovo rapporto all’insegna di fiducia e trasparenza reciproca.

Buone notizie anche sul fronte dei rimborsi: nel 2016 gli uffici delle Entrate hanno erogato alle famiglie e alle imprese 2 milioni e 740mila rimborsi, per un totale di oltre 14 miliardi di euro.

Cresce intanto l’utilizzo dei servizi online, con oltre 6 milioni di utenti registrati, e il numero delle dichiarazioni precompilate gestite in autonomia dai cittadini: nel 2016 2,1 milioni sono state inviate direttamente via web dai contribuenti.

Sono solo alcuni dei risultati raggiunti dall’Amministrazione finanziaria presentati questa mattina dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze alla presenza del ministro, Pier Carlo Padoan, del viceministro Luigi Casero, e dei rappresentanti dell’Amministrazione finanziaria.

Recuperati 19 mld di evasione: è record - Dopo il successo dei due anni precedenti (14,2 mld nel 2014 e 14,9 mld nel 2015), il 2016 conferma al rialzo il trend di crescita nel recupero dell’evasione, con oltre 19 miliardi di euro incassati (+28%).

Di questi, 10,5 miliardi derivano da attività di controllo sostanziale, in crescita del 36% rispetto al 2015; 8 miliardi sono frutto di attività di liquidazione; circa 500 milioni, infine, derivano da versamenti spontanei a seguito della ricezione degli alert dell’Agenzia, le cosiddette lettere di compliance. Oltre 222mila contribuenti, infatti, informati per tempo della presenza di un’incongruenza nella loro posizione fiscale, hanno scelto di rimediare autonomamente agli errori, senza incappare in un accertamento.

La voluntary disclosure frutta 4,1 mld

In particolare, 4,1 miliardi sono riferibili alla procedura di collaborazione volontaria, che diventano 4,3 se si considerano anche i recuperi del 2015. Un risultato che è andato oltre le previsioni, grazie alla certosina attività di controllo portata avanti dai funzionari dell’Agenzia sulle oltre 129mila richieste di adesione arrivate, che è scaturita in 344mila atti di accertamento e 124mila atti di irrogazione di sanzioni.

I controlli sui grandi contribuenti

Nel 2016 l’Agenzia delle Entrate ha controllato il 40,3% dei grandi contribuenti, il 15,3% delle imprese di medie dimensioni e l’1,4% delle imprese di piccole dimensioni e lavoratori autonomi. I controlli sulle persone fisiche sono stati, invece, oltre 280mila.

14 miliardi di rimborsi a famiglie e imprese

Una decisa spinta sull’acceleratore è stata data all’erogazione dei rimborsi: grazie alla velocizzazione dei processi e all’impegno degli uffici, l’Agenzia delle Entrate è riuscita a erogare 2 milioni e 740mila rimborsi a famiglie e imprese, per un importo totale pari a oltre 14 miliardi di euro. Di questi, 586 milioni di euro sono stati erogati a 730mila contribuenti senza sostituto di imposta che hanno presentato il modello 730 entro luglio: in questo modo anche chi era senza datore di lavoro ha ricevuto comunque i soldi in tempi brevi. Anche i rimborsi Iva hanno subito una notevole accelerazione: ad oggi, infatti, sono state concluse positivamente tutte le istanze presentate fino al 31 luglio 2016.

Dichiarazione precompilata: oltre 2 milioni di italiani la inviano da soli

Nel suo secondo anno di sperimentazione, la dichiarazione precompilata si è arricchita di nuovi dati e si è allargata anche al modello Unico. Nel 2016 2,1 milioni di dichiarazioni sono state inviate direttamente online dai contribuenti, senza rivolgersi al Caf o a un intermediario, con un incremento del 50% rispetto al 2015. Un dato destinato ad aumentare, grazie all’introduzione di nuove informazioni relative a spese deducibili e detraibili, come le spese sanitarie relative ai farmaci da banco e alle prestazioni erogate da ottici, parafarmacie e psicologi, che saranno presenti nella dichiarazione 2017.

Servizi digitali, tra innovazione ed efficienza

L’impegno dell’Agenzia delle Entrate si è concentrato, inoltre, nell’offerta di servizi sempre più a misura di contribuente, abbattendo le distanze grazie all’uso di nuovi strumenti di dialogo. Nel 2016 sono stati erogati complessivamente oltre 13 milioni e 600mila servizi. Di questi, oltre 10 milioni sono stati resi ai cittadini direttamente presso gli uffici e più di 2 milioni al telefono. Tramite Civis, il servizio di assistenza online sulle comunicazioni di irregolarità relative agli avvisi telematici e alle cartelle di pagamento, sono state fornite risposte a circa 994mila istanze, nella maggior parte dei casi entro 3 giorni.

L’utilizzo del web è stato fondamentale anche per snellire i procedimenti burocratici. Lo scorso anno, per esempio, oltre 1 milione di registrazioni di contratti di locazione (il 61% del totale) sono state effettuate senza andare in ufficio: erano l’11% nel 2010. Inoltre, gli utenti registrati ai servizi telematici dell’Agenzia hanno raggiunto quota 6 milioni, con 23 milioni di accessi al proprio “cassetto fiscale”. Sul fronte dei versamenti, infine, l’Agenzia ha gestito 200 milioni di modelli F24 in un anno, per un controvalore di 587 miliardi di euro.

-20% di ricorsi e fisco vittorioso 7 volte su 10

L’anno appena trascorso ha segnato un’ulteriore riduzione dei ricorsi tributari in primo grado. I contribuenti che si sono rivolti alla Commissione tributaria provinciale sono stati, infatti, 85mila, a fronte dei 107mila ricorrenti del 2015, in calo del 20%. Anche le controversie hanno fatto registrare buoni risultati: nel 2016, 7 su 10 si sono definitivamente chiuse in modo favorevole o parzialmente favorevole all’Agenzia, grazie anche alla lungimiranza degli uffici che hanno puntato alla sostenibilità sostanziale della pretesa, evitando di resistere in giudizio per questioni meramente formali. Circa 60mila giudizi tributari, inoltre, sono stati evitati grazie all’istituto della mediazione.

Il fisco consulente di imprese e cittadini

Sul fronte dell’interpretazione normativa, nel 2016 sono stati presentati 11.781 interpelli e 538 consulenze giuridiche. L’Agenzia ha risposto puntualmente a tutte in modo rapido, anticipando spesso la scadenza prevista dalla legge. Per gli interpelli ordinari, ad esempio, le Entrate hanno fornito una risposta entro 80 giorni a circa 3mila istanze, anziché nel termine standard di 90.

Infine, con riguardo all’interpello sui nuovi investimenti, hanno raggiunto quota 16 gli investitori che hanno rappresentato all’Agenzia il piano di investimento in fase di progettazione e l’interesse ad avvalersi del nuovo istituto. Le istanze già presentate sono 6 (di cui 3 relative a investitori stranieri), per un valore complessivo di 3,87 miliardi di euro e ricadute occupazionali per circa 75.000 posizioni lavorative.

Il catasto dice addio alla carta

Per quanto riguarda i servizi catastali e ipotecari, il 2016 può essere sicuramente ricordato come l’anno che ha mandato in pensione la carta in favore del digitale. Oltre alla trasmissione degli atti di aggiornamento delle banche dati, che viaggiano ormai telematicamente, anche l’archiviazione è stata digitalizzata, con notevoli vantaggi in termini di trasparenza, efficienza e spending review. In particolare, lo scorso anno sono stati presentati online oltre 1,36 milioni di atti di aggiornamento del catasto fabbricati, oltre 300mila del catasto terreni, più di 3,1 milioni di formalità ipotecarie e quasi 369mila cancellazioni ipotecarie semplificate.

Inoltre si è proseguito nella digitalizzazione e informatizzazione dei dati e nello sviluppo di nuovi progetti, come il SIT, il Sistema Integrato del Territorio, che rappresenta un’evoluzione dell’attuale sistema catastale e cartografico, e l’Anagrafe dei Titolari, che permetterà di definire la corretta identificazione degli intestatari degli immobili, migliorando notevolmente la qualità dei dati attraverso una piena integrazione dei sistemi informativi.

Fatturazione elettronica

Parallelamente alle attività di natura strettamente fiscale, l’Agenzia è stata impegnata anche in altri processi di innovazione nella Pa, come la fatturazione elettronica. Dall’avvio del servizio, nel giugno 2014, le fatture scambiate elettronicamente con la Pa sono giunte a 56 milioni: una crescita esponenziale che vede interessati in prima fila 23mila amministrazioni e 895mila fornitori.

In vista dell’estensione della fatturazione elettronica anche tra privati, dal 1 luglio 2016 le Entrate hanno reso disponibile il servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione delle e-fatture, fruibile attraverso l’interfaccia “Fatture e Corrispettivi”.

Canone tv: 2,1 mld incassati ed evasione giù

Un’altra attività che ha molto impegnato l’Agenzia lo scorso anno è stata la riscossione del canone tv tramite addebito in bolletta. Grazie alla nuova modalità di pagamento, sono stati incassati circa 2,1 miliardi di euro, con un extragettito, rispetto agli anni precedenti, di 500 milioni, nonostante l’importo del canone sia sceso da 113,50 a 100 euro annui.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 33 del 9 febbraio 2017)

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7) Entro quando si notifica la cartella esattoriale in casi particolari: intervento della Cassazione

Sbaglia il giudice di merito (nel caso di specie, la CTR) se accomuna in una unica valutazione situazioni soggette a regimi notificatori diversi: solo per le somme dovute dal sostituto d’imposta il termine per la notifica della cartella di pagamento scade il quarto anno, mentre, invece, per quelle dovute in base a dichiarazione il termine é di tre anni.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3347 del 08 febbraio 2017, che ha proceduto all’annullamento per tardività della notifica la cartella di pagamento emessa dall’Agenzia delle entrate, a seguito della liquidazione effettuata ai sensi dell’art. 36 bis D.P.R. n. 600 del 1973 per il periodo di imposta 2005 (per omessi versamenti di ritenute di cui al modello 770s/06 e altre ingenti somme di cui al modello UNICO 2006, per il periodo di imposta 2005, a titolo di interessi e sanzioni per tardivo versamento di Irap ed Iva).

Viceversa, la Commissione Tributaria Regionale di Roma aveva accolto l’appello proposto dal concessionario della riscossione, ritenendo che la notifica della cartella esattoriale fosse avvenuta nei termini posti dall'art. 25, primo comma, D.P.R. n. 602/1973.

Invece, il contribuente (società) osservava:

- relativamente alle somme richieste a titolo di omessi versamenti di ritenute modello 770/s si era formato il giudicato, essendo stata l'impugnazione limitata alle somme dovute a seguito del controllo sul modello UNICO 2006;

- quanto alle somme dovute a titolo di sanzioni e interessi per omesso o ritardato versamento di imposte, la disposizione di legge invocata dalla ricorrente non era applicabile in quanto riferita espressamente alla riscossione di Iva e imposte sui redditi; l'iscrizione a ruolo era stata eseguita entro i cinque anni dall'accertamento e dal controllo, ex art. 36 bis d.P.R. n. 600 del 1973, e notificata nei termini.

La tesi della società è stata accolta dalla Cassazione che ha spiegato i tempi di notifica:

Come correttamente rileva la difesa del contribuente, la legge n. 156/2005, pubblicata sulla G.U. del 9 agosto 2005 ed entrata in vigore il giorno successivo ha stabilito che "art. 1 ((5-bis. Al fine di garantire l'interesse del contribuente alla conoscenza, in termini certi, della pretesa tributaria derivante dalla liquidazione delle dichiarazioni e di assicurare l'interesse pubblico alla riscossione dei crediti tributari, la notifica delle relative cartelle di pagamento è effettuata, a pena di decadenza:

[...]

((a) del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero a quello di scadenza del versamento dell'unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell'anno in cui la dichiarazione è presentata, per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione prevista dall'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 [...].

Trattandosi di norma di carattere generale applicabile a tutti i rapporti pendenti, il termine per la notifica scadeva il 31 dicembre 2009. La notifica effettuata il 27 maggio 2010 era tardiva.

Sul punto, infondata è la tesi di (...) secondo cui trattandosi di somme dovute a titolo di sanzioni e interessi per omesso o ritardato versamento di imposte doveva applicarsi il termine di cui all'art. 36 bis d.P.R. n. 600 del 1973 e non la legge n. 156/2005, in quanto riferita espressamente alla riscossione di Iva e imposte sui redditi. L'art. 17 del D. Lgs, n. 472 del 1997, contenente le disposizioni generali in materia di sanzioni tributarie, prevede che per l'irrogazione delle sanzioni collegate al tributo si osservano le disposizioni, in quanto compatibili, che regolano il procedimento di accertamento del tributo medesimo, e consente l'irrogazione senza iscrizione a ruolo e senza previa contestazione. Il collegamento tra sanzioni e tributi esclude che vi siano ragioni per differenziare i termini previsti per la notifica delle relative cartelle di pagamento, con la conclusione che sia per il tributo che per la sanzione il termine è lo stesso.

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8) Procedure di erogazione delle prestazioni del fondo per le vittime dell’amianto in favore degli eredi

L’Inail, con la circolare n. 7 del 9 febbraio 2017, fornisce le modalità operative circa le procedure e le modalità di erogazione delle prestazioni del Fondo per le vittime dell’amianto in favore degli eredi di coloro che sono deceduti a seguito di patologie asbesto-correlate per esposizione all’amianto, nell’esecuzione delle operazioni portuali nei porti nei quali hanno trovato applicazione le disposizioni di cui alla legge 27 marzo 1992, n. 257.

Mod.191 – Istanza prestazione fondo vittime dell’amianto per patologie asbesto-correlate a favore degli eredi.

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9) Governo: proroga dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità

il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, in data 9 febbraio 2017, il DPCM 5 dicembre 2016 di proroga dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, istituito presso il Ministero del lavoro.

L’Osservatorio viene prorogato di ulteriori 3 anni a decorrere dal 22 ottobre 2016

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Cassazione: maternità e licenziamento per rifiuto al trasferimento

Con la sentenza n. 3052/2017, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’illegittimità di un licenziamento per mancata disponibilità al trasferimento, intimato ad una lavoratrice da poco rientrata da periodo di assenza da lavoro per maternità.

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10) Intervento del Presidente di Assonime al convegno annuale sul fisco

Il 9 febbraio 2017 intervento del Presidente di Assonime Maurizio Sella al Convegno annuale sul fisco Assonime-Assolombarda

Nell’ultimo anno molte misure hanno modificato le linee portanti del sistema tributario italiano nella giusta direzione, ma vi sono ancora ritardi nella definizione di istituti importanti, non tutti i risultati sono stati pienamente centrati e il disegno globale risente tuttora di ripensamenti e contraddizioni”. Lo ha detto il presidente di ASSONIME, Maurizio Sella, intervenendo oggi a Milano al convegno annuale di Assolombarda e Assonime.

Tra gli elementi più positivi dell’evoluzione in corso, Sella ha indicato gli interventi normativi in tema di certezza del diritto e l’introduzione dell’istituto della cooperative compliance, che tuttavia “rimane ancora di incerta attrattività per le imprese come emerge dal limitato numero di soggetti che allo stato attuale vi hanno aderito “. Passi in avanti - ha proseguito il Presidente di ASSONIME - sono stati anche compiuti per la più razionale sistemazione degli interpelli preventivi, per la ridefinizione del ruling internazionale, per l’ampliamento dei termini per il ravvedimento operoso e per la rettifica degli errori commessi dal contribuente.

Anche la riforma del sistema sanzionatorio penale, che ha portato alla depenalizzazione dell’evasione cosiddetta interpretativa, rappresenta un passaggio importante che ora attende di essere correttamente recepito nelle prassi applicative. Resta invece ancora aperto il tema della notitia criminis: al riguardo sembra infatti che gli uffici fiscali continuino a trasmettere notizie di reato anche riguardo a scostamenti di imponibile che, pur superando le soglie quantitative previste dalla norma, traggono origine proprio dalle fattispecie depenalizzate. “Oltre ad appesantire il carico di lavoro delle procure - ha sottolineato Sella - ciò continua a produrre ingenti danni reputazionali per le imprese coinvolte”. Altro elemento di incertezza è connesso alla recente introduzione del reato di autoriciclaggio, esteso anche a reati presupposti di origine fiscale. Di questa fattispecie non è ancora chiaro il perimetro applicativo, con particolare riguardo ai reati tributari caratterizzati da un illegittimo risparmio di imposta poi “re-immesso” nell’attività di impresa. ASSONIME ha espresso pieno apprezzamento per la riduzione al 24% dell’aliquota Ires, il potenziamento del welfare aziendale e del credito d’imposta per la ricerca e sviluppo, l’introduzione della disciplina del gruppo Iva, la cui entrata in vigore è stata però nuovamente posticipata al 2018; risulta invece irragionevole, sotto un profilo sistematico, il passo indietro compiuto, per motivi di gettito, sul regime Iva delle perdite su crediti. In tema di procedure concorsuali, il Presidente Sella ha colto l’occasione per rilevare, più in generale, che la durata media di tali procedure risulta, nel nostro Paese, di gran lunga superiore a quella esistente negli altri Paesi e ciò comporta “un accrescimento dei crediti incagliati che permangono nei patrimoni dei creditori, ponendoli di conseguenza in una situazione di profonda disparità rispetto agli altri competitor europei”.

Un capitolo a parte riguarda le imprese a vocazione internazionale e, più in generale, le sfide che il processo di globalizzazione e l’economia digitale stanno portando ai tradizionali istituti dell’ordinamento tributario. Sella pur apprezzando le misure in materia di interpello, branch exemption, patent box e l’eliminazione dei limiti alla deducibilità dei costi black list, ha sottolineato tuttavia che permangono aree di incertezza, soprattutto sui temi della CFC, dell’esterovestizione, delle stabili organizzazioni occulte, del beneficiario effettivo e dei prezzi di trasferimento.

Il presidente si è infine soffermato sui problemi che nascono dalla moderna organizzazione del gruppo multinazionale, non più formato da una pluralità di imprese autonome collocate in territori diversi ma costituito come un unico imprenditore transnazionale che, sotto una regia unitaria, distribuisce le diverse fasi dell’attività (ricerca, produzione, commercializzazione e vendita) in base a logiche di mercato e anche a criteri di convenienza fiscale. In particolare, questa organizzazione, ormai tipica di tutti i settori industriali e del tutto legittima sul piano giuridico ed economico, ha tuttavia anche favorito lo sviluppo di pianificazioni fiscali aggressive volte a segregare il reddito imponibile in Paesi a bassa fiscalità, dissociandolo dalle sue fonti produttive. Sella ha ricordato i progetti di cui si discute a livello di Unione europea e di OCSE per fronteggiare il fenomeno, in un processo tutt’altro che semplice da realizzare anche perché si salda al tema di fondo rappresentato dall’affermazione inarrestabile dell’economia digitale, che si sta espandendo in tutti i comparti dell’economia tradizionale.

Il commercio che si sviluppa nella rete – ha sottolineato il presidente di ASSONIME – crea redditi apolidi e può perciò mettere in crisi il tradizionale sistema di tassazione delle imprese di qualsiasi Stato; si tratta di sviluppi che possono portare a ridiscutere le modalità di determinazione del reddito d’impresa, prospettandone il collegamento a fattori più facilmente individuabili da parte degli Stati che subiscono la penetrazione di queste imprese.

Vincenzo D’Andò