Il primo storico sciopero dei commercialisti – Diario quotidiano del 16 gennaio 2017

Pubblicato il 16 gennaio 2017



1) IVA: chiarimenti sulla disciplina dei rifornimenti di navi effettuati con intervento di un trader
2) Due per mille ai partiti politici anno d’imposta 2015
3) Licenziamento della lavoratrice madre: intervento della Cassazione
4) Banche insolventi: non tassabili gli indennizzi agli investitori
5) Prima storica astensione dal lavoro da parte dei Commercialisti
6) Sanzioni Iva: “passa” il doppio binario
7) I nuovi regimi contabili dal 2017 (semplificato e ordinario)
8) Società cancellata dal Registro delle Imprese: niente problemi per il Fisco
9) Sentenze tributarie subito esecutive
10) Apertura della cassaforte in mancanza di contestazioni da parte del contribuente
11) Credito di imposta per il Mezzogiorno: decreto definisce le modalità
12) Riduzione dei contributi 2016 in favore delle aziende del settore edile
13) Servizio Estratto Conto Integrato del Casellario Lavoratori Attivi
14) Regime fiscale e contributivo delle trasferte e dei trasfertisti
protesta1) IVA: chiarimenti sulla disciplina dei rifornimenti di navi effettuati con intervento di un trader 2) Due per mille ai partiti politici anno d’imposta 2015 3) Licenziamento della lavoratrice madre: intervento della Cassazione 4) Banche insolventi: non tassabili gli indennizzi agli investitori 5) Primo sciopero (storico) dal lavoro dei Commercialisti 6) Sanzioni Iva: “passa” il doppio binario 7) Ecco i nuovi regimi contabili dal 2017 (semplificato e ordinario) 8) Società cancellata dal Registro delle Imprese: niente problemi per il Fisco 9) Sentenze tributarie subito esecutive 10) Apertura della cassaforte in mancanza di contestazioni da parte del contribuente, no autorizzazione della Procura 11) Credito di imposta per il Mezzogiorno: decreto definisce le modalità 12) Riduzione dei contributi 2016 in favore delle aziende del settore edile 13) Servizio Estratto Conto Integrato del Casellario Lavoratori Attivi: ampliata platea di riferimento 14) Regime fiscale e contributivo delle trasferte e dei trasfertisti *****

1) IVA: chiarimenti sulla disciplina dei rifornimenti di navi effettuati con intervento di un trader

Pubblicata in tema da Assonime la nota del 12 gennaio 2017. L’Agenzia delle Entrate – con la risoluzione n. 1/E del 9 gennaio 2017 – ha fornito importanti chiarimenti sul trattamento IVA applicabile alle operazioni di bunkeraggio (rifornimento di navi) nelle quali la compagnia petrolifera cede il prodotto a un trader il quale contestualmente lo cede all’armatore. La consegna è effettuata dalla compagnia petrolifera direttamente a bordo della nave, su indicazione del trader, suo cliente. In passato, l’Amministrazione finanziaria aveva affermato che le cessioni a favore del trader effettuate con tali modalità costituivano cessioni all’esportazione qualora fossero rispettate alcune condizioni (espletamento delle formalità doganali, uscita della nave dalle acque territoriali entro 48 ore).

Questa soluzione non è stata ritenuta più valida dopo l’entrata in vigore del nuovo codice doganale a decorrere dal 1° maggio 2016, poiché le norme attualmente in vigore dispongono che le merci fornite come provviste di bordo non sono vincolate al regime doganale di esportazione. Piuttosto, l’Agenzia ha ritenuto che entrambe le cessioni – e cioè quella dalla compagnia petrolifera al trader e la cessione effettuata da tale soggetto all’armatore – siano da qualificare, in presenza di determinate circostanze oggettive, come cessioni assimilate all’esportazione a norma dell’art. 8-bis del d.p.r. 633/1972, e cioè della disposizione che prevede la non imponibilità delle cessioni di provviste di bordo a navi adibite alla navigazione in alto mare. Tale soluzione supera l’orientamento precedentemente espresso secondo cui questa qualificazione può essere attribuita solo alle cessioni dirette all’armatore e non anche a quelle effettuate a favore di intermediari. Un fattore decisivo che ha determinato l’accoglimento di tale soluzione è costituito dalla recente sentenza della Corte di Giustizia C-526/13 del 3 settembre 2015, con la quale è stata riconosciuta la non imponibilità delle cessioni in parola qualora il trasferimento dei beni all’intermediario avvenga al più presto in concomitanza del momento in cui l’armatore è stato autorizzato a disporre dei beni stessi.

Questa tesi, in sostanza, consente di effettuare i bunkeraggi senza addebito dell’IVA – ovviamente in presenza dei requisiti richiesti – anche se in base a una norma diversa da quella precedentemente ritenuta operante. La qualificazione della cessione dal trader all’armatore come cessione territorialmente rilevante e non imponibile a norma dell’art. 8-bis, impone, evidentemente, l’obbligo di identificazione del trader non residente e privo di stabile organizzazione in Italia, ove l’armatore, suo cessionario, sia, a sua volta, un soggetto non stabilito in Italia.

Un ulteriore effetto della diversa qualificazione delle cessioni in parola è costituito dalla possibilità di computare le stesse fra quelle che concorrono alla facoltà di acquistare beni e servizi senza applicazione dell’imposta da parte dei c.d. esportatori abituali.

La risoluzione, opportunamente, riconosce che i comportamenti posti in essere dai contribuenti in conformità al precedente indirizzo non sono sanzionabili in considerazione delle obiettive condizioni di incertezza.

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2) Due per mille ai partiti politici anno d’imposta 2015

Sono disponibili i dati relativi alla ripartizione del gettito derivante dal due per mille dell'Irpef attribuito ai partiti politici (dichiarazioni 2016 - redditi 2015)

Lo comunica il Ministero dell’Economia con la nota del 12 gennaio 2017.

Ripartizione del gettito derivante dal due per mille dell'IRPEF

A decorrere dall'anno finanziario 2014, con riferimento al precedente periodo d'imposta, il contribuente ha la possibilità di effettuare la scelta di destinare il due per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche al finanziamento di un partito politico all'atto di presentazione della sua dichiarazione dei redditi. (Ai sensi del D.P.C.M. 28/05/2014, in attuazione del DL 149/2013, art. 12).

Nella tabella seguente vengono riportati il numero delle scelte e gli importi del due per mille, calcolati in proporzione alla base imponibile dei contribuenti che hanno effettuato la scelta.

I valori dell'anno finanziario 2014, anno di istituzione del due per mille, non sono confrontabili con quelli degli anni successivi, in quanto per il 2014 la scelta richiedeva una procedura meno diretta e più complessa per i contribuenti: doveva essere effettuata attraverso un'apposita scheda che non era allegata all'ordinaria modulistica fiscale ma doveva essere prelevata dal sito internet dell'Agenzia delle Entrate.

Dichiarazioni 2016 - redditi 2015

Ripartizione del gettito derivante dal due per mille dell'IRPEF - Dichiarazioni 2016 - redditi 2015

Partiti politici

Scelte valide

% scelte sul numero contribuenti

% sul totale scelte

Totale 2‰ erogato

TOTALE

971.983

2,38%

100,00%

11.763.227

Per memoria: Totale contribuenti (1)

40.770.277

Centro Democratico

16.065

0,04%

1,65%

160.916

Federazione dei verdi

15.217

0,04%

1,57%

167.865

Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale

51.068

0,13%

5,25%

569.865

Italia dei Valori

6.396

0,02%

0,66%

64.910

Lega Nord per l'indipendenza della Padania

129.401

0,32%

13,31%

1.411.007

Movimento Associativo Italiani all'estero

4.311

0,01%

0,44%

43.702

Movimento La Puglia in più

3.493

0,01%

0,36%

32.715

Movimento politico Forza Italia

46.695

0,11%

4,80%

615.761

Nuovo Centrodestra

31.206

0,08%

3,21%

259.629

Partito autonomista Trentino Tirolese

2.824

0,01%

0,29%

32.833

Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

46.399

0,11%

4,77%

459.970

Partito Democratico

491.570

1,21%

50,57%

6.401.481

Partito Liberale Italiano

3.572

0,01%

0,37%

59.157

Partito Socialista Italiano

14.122

0,03%

1,45%

141.381

Popolari per l'Italia

1.733

0,00%

0,18%

24.514

Scelta Civica

8.991

0,02%

0,93%

117.337

Sinistra Ecologia e Libertà

72.235

0,18%

7,43%

838.155

Sudtiroler Volkspartei

14.969

0,04%

1,54%

234.510

Union Valdotaine

4.336

0,01%

0,45%

51.485

Unione di Centro

2.862

0,01%

0,29%

27.743

Unione per il Trentino

4.518

0,01%

0,46%

48.290

(1) Dato provvisorio

Il totale può non corrispondere con la somma dei singoli importi a causa di arrotondamenti.

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3) Licenziamento della lavoratrice madre: intervento della Cassazione

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 475 dell’11 gennaio 2017, ha sancito la nullità del licenziamento intimato ad una lavoratrice nel c.d. “periodo protetto” ordinando la riassunzione.

Il licenziamento in tale periodo è improduttivo di effetti secondo quanto stabilito dall’art. 54 del decreto legislativo n. 151/2001 con la conseguenza che “il rapporto deve ritenersi giuridicamente pendente ed il datore di lavoro inadempiente va condannato a riammettere la lavoratrice in servizio a pagarle tutti i danni derivanti dall’inadempimento in ragione del mancato guadagno“, sul presupposto che il rapporto non si è mai interrotto” (Cass. n. 24349/2010; Cass. n. 18357/2004; Cass. n. 2244/2006).

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4) Banche insolventi: non tassabili gli indennizzi agli investitori

Fondo di solidarietà per gli investitori: Gli indennizzi riconosciuti sono esclusi da tassazione.

Non sono soggetti a imposizione gli indennizzi che risarciscono il valore di acquisto o sottoscrizione di strumenti finanziari emessi dagli istituti di credito oggetto del decreto “Salva banche” (Dl 183/2015).

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 3/E del 12 gennaio 2016 ha chiarito infatti che non è tassabile l’indennizzo erogato dal Fondo di Solidarietà istituito appositamente dalla legge di Stabilità 2016 per gli investitori persone fisiche che, avendo acquistato obbligazioni dalle banche insolventi oggetto dell’intervento dello Stato, sono stati risarciti con un indennizzo erogato in via forfetaria a seguito di un’apposita istanza, oppure a conclusione di una procedura arbitrale. Sotto il profilo fiscale, infatti, si tratta di un reintegro patrimoniale che non ha, conseguentemente, rilevanza ai fini delle imposte.

L’indennizzo, un reintegro patrimoniale e non reddituale

La legge di Stabilità 2016 ha istituito un Fondo di solidarietà per risarcire, almeno in parte, gli investitori che al 23 novembre 2015 (data di entrata in vigore del Dl 183/2015), erano in possesso di strumenti finanziari subordinati emessi dagli istituti di credito interessati dalla disciplina introdotta dal decreto “Salva banche”. Si tratta di Banca delle Marche S.p.A., Banca popolare dell’Etruria e del Lazio- società cooperativa, Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A. e Cassa di risparmio della provincia di Chieti S.p.A. Successive disposizioni hanno previsto che l’indennizzo fosse accessibile o presentando un’apposita istanza e fosse calcolato forfetariamente sul corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti, oppure a seguito di arbitrato.

La risoluzione tiene conto della risposta fornita all’interrogazione parlamentare n. 3-02923 del 23 giugno 2016, secondo cui l’indennizzo forfettario, non parametrato alla mancata percezione dei proventi derivanti dai medesimi strumenti finanziari ma esclusivamente al corrispettivo pagato in sede di sottoscrizione o acquisto dei titoli, ha natura risarcitoria del danno emergente subito dall'acquirente dei titoli in ragione della violazione degli obblighi di informazione e diligenza previsto dalla normativa finanziaria. Pertanto, in base all’articolo 6, comma 2 del TUIR, l’indennizzo forfetario erogato dal Fondo di solidarietà non è soggetto a tassazione. Lo stesso trattamento si applica anche alle somme erogate attraverso l’attivazione arbitrale, alternativa all’erogazione diretta.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 7 del 12 gennaio 2017)

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5) Primo sciopero (storico) dal lavoro dei Commercialisti

L’astensione, già anticipata nel corso della manifestazione del 14/12/2016, riguarderà le seguenti attività:

- Invio telematico delle dichiarazioni annuali IVA relative all’anno 2016;

- Rappresentanza in seno alle Commissioni tributarie.

L’astensione avrà decorrenza dalle ore 24:00 del giorno 26.02.2017 e terminerà alle ore 24:00 del giorno 06.03.2017.

Durante il periodo di astensione saranno comunque garantite le prestazioni indispensabili di cui all’art. 5 del codice di autoregolamentazione vigente, tra cui, l’apertura dello studio professionale per almeno due ore, la predisposizione e la consegna di buste paga o F24 per pagare tributi e contributi.

E’ stato comunque richiesto un incontro al MEF ed all’Agenzia delle Entrate per illustrare le modalità di effettuazione dell’astensione collettiva e per concordare ulteriori dettagli organizzativi.

Sarà cura delle associazioni di categoria organizzare incontri sul territorio per sensibilizzare ed informare i colleghi sulle corrette modalità di astensione e su come evitare l’applicazione di eventuali sanzioni da parte dell’Agenzia delle entrate, tenuto conto che i clienti andranno comunque tutelati.

(ADC – AIDC – ANC – ANDOC – UNAGRACO – UNGDCEC – UNICO, comunicato stampa congiunto del 12 gennaio 2017)

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6) Sanzioni Iva: “passa” il doppio binario

Ok al doppio binario, penale e amministrativo, per le sanzioni Iva. È quanto deriva da un complesso comunicato diffuso il 12 gennaio 2017 dalla Corte di giustizia europea relativo a conclusioni dell’Avvocato generale. Questo a seguito di tre cause riunite sollevate da giudici italiani e accomunate da identica fattispecie: l’instaurazione di un procedimento penale nei confronti di chi, impresa o persona fisica, è già stato sanzionato dall’amministrazione finanziaria per un’infrazione in materia di omesso versamento Iva.

No alla doppia punizione per l’omesso versamento dell’Iva: il principio del “ne bis in idem”, accolto nell’ordinamento dell’Ue, impedisce di infliggere alla stessa persona la sanzione pecuniaria del 30% dell’imposta non versata, prevista dall’art. 13 del dlgs n. 471/97, e quella della reclusione prevista, quando il debito supera 250 mila euro, dall’art. 10-ter del dlgs n. 74/2000.

Anche la sanzione pecuniaria, sebbene qualificata “amministrativa” dalla legge, ha infatti le caratteristiche della sanzione penale. Il principio non opera, tuttavia, quando i destinatari delle due sanzioni sono soggetti diversi, ossia la società responsabile della sanzione “amministrativa” e il rappresentante legale al quale è imputabile il reato.

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7) Ecco i nuovi regimi contabili dal 2017 (semplificato e ordinario)

Ecco come cambiano gli adempimenti contabili dal 2017: La legge di Bilancio 2017 (L. 11.12.2016, n. 232 – S.O. n. 57 alla G.U. 21.12.2016, n. 297) è intervenuta sulla scelta della tenuta delle scritture contabili e sulla tassazione delle imprese, modificando sostanzialmente le regole di determinazione del reddito delle imprese.

In relazione al periodo d’imposta 2017 occorre, quindi, verificare la sussistenza e la convenienza ad adottare il regime più consono, verificando i limiti di ricavi per la tenuta della contabilità semplificata (400.000 euro per chi svolge prestazioni di servizi; 700.000 euro per chi svolge altre attività).

Regimi contabili per il 2017

- ordinario (per obbligo o per opzione, con regime per competenza) - con o senza opzione per l'IRI - Imposta sul Reddito d'Impresa

- semplificato (con regime per cassa)

- forfetario

Regime ordinario: è ora possibile l'opzione per la tassazione separata IRI al 24%

Scatta dal 2017 la facoltà di tassazione separata al 24% sugli utili prodotti da imprese individuali e società di persone in contabilità ordinaria. La legge di Bilancio 2017 consente ai soggetti Irpef l’opzione per la nuova imposta sul reddito d’impresa (IRI) che graverà, con aliquota pari a quella dell’Ires, sul reddito trattenuto in azienda. Gli utili distribuiti ai soci verranno tassati in via ordinaria nel modello Unico e la società potrà sottrarre il relativo importo dall’imponibile.

Diventa così legge il regime opzionale di tassazione proporzionale IRI degli utili delle imprese Irpef. Il nuovo articolo 55-bis del Tuir, introdotto dal comma 547 della legge di Bilancio 2017, stabilisce che le imprese individuali e le società di persone (Snc e Sas) in contabilità ordinaria (per obbligo o per scelta) possono optare per la tassazione separata del reddito, con aliquota pari a quella dell’Ires. Aliquota che, dal 2017, scende al 24%. Viene dunque sospesa, per la durata del regime, la tassazione per trasparenza prevista dall’articolo 5 del Tuir.

Il calcolo dell’imponibile da assoggettare alla nuova IRI del 24%, si effettua partendo dal risultato di conto economico ed apportando le variazioni previste dal Tuir per le imprese soggette ad Irpef. Dal reddito così determinato si deducono le somme erogate ai soci mediante utili o riserve di utili formatisi in periodo IRI (cd. prelevamenti), nei limiti di un plafond che è pari agli imponibili IRI (calcolati in via progressiva), al netto delle perdite riportabili a nuovo. Le somme prelevate e dedotte dalla società concorrono poi a formare il reddito dei soci ordinariamente.

Il regime è come detto opzionale, ha durata per cinque esercizi ed è rinnovabile (non è previsto il rinnovo tacito). L’opzione si effettua a consuntivo cioè nella dichiarazione riferita all’anno da cui parte il regime (per il quinquennio 2017-2021, opzione in “Redditi” 2018, ex Unico 2018 - acronimo ormai superato a seguito dell’abolizione del modello unico dichiarativo).

La distribuzione degli utili formatisi ante regime IRI (e tassati per trasparenza), che si considera effettuata prioritariamente, non genera alcun impatto sulla società (nessuna deduzione) e sui soci (nessuna tassazione). I redditi tassati IRI e non ancora prelevati al momento dell’uscita vengono tassati integralmente all’atto della distribuzione.

Lo stesso regime è anche attivabile per le Srl con non più di dieci soci persone fisiche, che sono ammesse alla trasparenza prevista dall’articolo 116 del Tuir.

Regime semplificato con tassazione per cassa

La legge di Bilancio 2017 (articolo 1, commi 17-23) ha introdotto un nuovo criterio di cassa per la determinazione del reddito d’impresa e della base imponibile dell’Irap delle imprese in contabilità semplificata. Tale regime sarà quello “naturale” per le imprese minori che non si avvalgono del regime forfettario, le quali, se non intendono adottarlo, possono optare per quello di contabilità ordinaria (nel quale occorre permanere per almeno tre anni). Non sono stati modificati i requisiti per fruire del regime di contabilità semplificata, che si estende di anno in anno se non sono stati superati i limiti stabiliti. Il criterio di cassa, che si applica anche per i versamenti effettuati e i corrispettivi ricevuti a titolo di acconto, è sostanzialmente analogo a quello degli esercenti arti e professioni.

Il monitoraggio dei flussi finanziari imposto dal nuovo regime di cassa per le imprese minori può risultare difficoltoso per i contribuenti di modeste dimensioni che possono, però, scegliere di considerare quale data di incasso o pagamento quella di registrazione dei documenti ai fini dell’Iva.

Il reddito d’impresa sarà pari alla differenza tra l’ammontare dei ricavi e proventi percepiti meno le spese “sostenute” nel periodo stesso. La differenza va aumentata del valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare e dei proventi immobiliari. Continuano ad assumere rilevanza, con le regole precedenti, le plusvalenze e le sopravvenienze attive, le minusvalenze e le sopravvenienze passive, gli ammortamenti, gli accantonamenti di quiescenza e previdenza, le perdite di beni strumentali e su crediti e le deduzioni forfetarie per particolari categorie di attività, nonché le regole per determinare il costo dei beni e i componenti in valuta.

Non concorreranno, invece, a formare il reddito le variazioni delle rimanenze ma nel primo anno di applicazione del nuovo regime (2017) vanno dedotte le rimanenze finali dell’anno precedente. Criteri analoghi si applicano anche ai fini della tassazione Irap.

L’annotazione dei ricavi avviene annotando cronologicamente, per ciascun incasso, l’importo riscosso; analoghe indicazioni vanno fornite, in un diverso registro, per ciascuna spesa sostenuta. Gli altri componenti di reddito devono essere annotati entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. In alternativa è possibile optare (per almeno tre anni) per fare coincidere la data di incasso o pagamento con quella di registrazione ai fini Iva.

Regime forfetario

La Legge di Stabilità per il 2016, aveva modificato a decorrere dal 2016, i regimi minori, modificando il regime forfetario, introdotto dalla precedente Legge n. 190/2014, con l’intenzione di “assorbire” i principali regimi fiscali agevolati a favore delle nuove iniziative produttive e per i contribuenti di minori dimensioni. Con la Legge n. 190/2014 è stata disposta, da una parte, l’introduzione di un nuovo regime fiscale, e dall’altra l’abrogazione del regime dei Minimi, degli ex Minimi e delle nuove iniziative produttive.

Le nuove regole dal 2016 per il forfetario sono più vantaggiose rispetto a quelle precedenti, con una totale incorporazione del regime dei minimi che non sarà più applicato fino a 35 anni di età.

Il reddito si determina applicando ai ricavi o compensi percepiti una percentuale di redditività che forfetizza i componenti negativi e che varia a seconda dell’attività; nessuna rilevanza assumono quindi i costi e le spese effettivamente sostenute, eccetto i contributi previdenziali che sono gli unici elementi deducibili dal reddito. Al reddito così determinato si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef, delle relative addizionali e dell’Irap in misura pari al 15% che scende al 5% per i primi cinque anni di attività.

Per i particolari del regime forfettario si veda nel diario quotidiano del 13 gennaio 2017.

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8) Società cancellata dal Registro delle Imprese: niente problemi per il Fisco

Anche dopo che la società si è cancellata dal Registro delle Imprese, l’Amministrazione finanziaria può “attaccare” i soci succeduti alla società estinta.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Firenze con la sentenza n. 2194/13 del 14/12/2016.

Qualora all’estinzione della società, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio (Cass., SSUU, n. 6070, 6071 e 6072 del 12.03.2013). Sulla base del suindicato principio della Corte di Cassazione, la CTR di Firenze ha respinto l'appello dell'ex socio unico e dell'ex amministratore unico di una società volontariamente cancellatasi dal Registro delle imprese e interessata da alcuni accertamenti fiscali effettuati negli anni in cui risultava ancora operativa.

Secondo i giudici toscani la cancellazione dal registro delle imprese comporta l’estinzione della società ma non l’inibizione per l'Ufficio finanziario di poter accertare la posizione fiscale del contribuente esistente al tempo dei fatti e di notificarla ai vecchi soci ed al liquidatore.

Con riferimento alla norma di cui all'articolo 2495 c.c., secondo la quale, dopo la cancellazione della società, i creditori non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, occorre precisare che anche per i residui attivi non liquidali al momento della cancellazione, così come per i debiti non soddisfatti, si verifica un fenomeno successorio per cui i diritti e i beni si trasferiscono del pari ai soci in regime di contitolarità con esclusione quindi dell'ipotesi di un patrimonio assimilabile alla figura dell'eredità giacente, (Tribunale Napoli 24 settembre 2015).

Pertanto i giudici concludono che la cancellazione dal registro delle imprese comporta l'estinzione della società ma non comporta per questo l'inibizione per l'Ufficio finanziario di poter accertare la posizione fiscale del soggetto contribuente, esistente al tempo dei fatti, che ha perpetrato l'evasione fiscale e, notificare l'avviso di accertamento relativo alla società, notificandolo ai vecchi soci ed al liquidatore in virtù del verificarsi di quel "fenomeno successorio " ricordato nelle citate sentenze.

Nulla osta pertanto alla possibilità per l'Amministrazione Finanziaria di rettificare la dichiarazione dei redditi relativa ad anni di imposta in cui la società era operante ed accertare l'eventuale debito tributario della società cancellata rimasto potenzialmente sospeso, atto propedeutico alla possibilità di procedere nei confronti dei soci, dei liquidatori o degli amministratori al fine di esigere i crediti dell'Erario non soddisfatti dalla società liquidata ed estinta (Cass. Civ. Sez. V. 20-12-2012; n. 23577).

Nel caso di specie, la Commissione tributaria ritiene che l'Ufficio, sulla base degli elementi raccolti, in base all'inesattezza e veridicità delle scritture contabili della società, dei documenti raccolti e degli elementi indicati nella dichiarazione dei redditi, abbia correttamente applicato l'accertamento analitico-induttivo ex art. 39, comma 1 lett. d) del DPR 600/73 ad evidente dimostrazione che siano state effettuate vendite inferiori al costo senza che parte contribuente, per dimostrare l'inattendibilità del risultato ottenuto, abbia prodotto elementi concreti in contrario, così come previsto dall'art. 2697 del c.c. che di fronte alle concrete contestazioni pone a carico della parte contribuente l'onere di provare il suo corretto operato.

Dall'esame dei prezzi di cessione dichiarati dalla società e il loro confronto con la valutazione del costo di ogni singola unità abitativa contenuta nel giudizio peritale ha evidenziato un forte squilibrio tra i ricavi dichiarati (Euro 2.530.000,00) e il totale costo di costruzione (Euro 2.761.000,00). Riconfermando la sentenza dei primi giudici si pongono a carico dei contribuenti le spese del presente grado di giudizio.

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9) Sentenze tributarie subito esecutive

Sull’immediata esecutività delle sentenze tributarie si pronuncia la Comm. Trib. Reg. per la Lombardia con la sentenza n. 6725/27 del 13/12/2016.

La provvisoria esecutività delle sentenze, prevista dall'art. 69 del D.Lgs. 546/92, come modificato dal D.Lgs. 156/2015, deve ritenersi pienamente operante in tutti quei casi in cui il giudice non possa o non voglia imporre alcuna garanzia a carico del privato. Lo dicono i giudici della CTR lombarda secondo i quali la mancata emanazione di un decreto ministeriale, previsto nell'art. 12 del citato decreto n. 156/2015, volto a disciplinare i contenuti delle "garanzie" da imporre alla parte privata per le condanne di importo superiore a € 10.000, non impedisca la immediata esecutività delle sentenze, a maggior ragione quando, come nel caso di specie, le garanzie non sono nemmeno dovute.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

All'odierna pubblica udienza sono comparsi difensori delle parti, Come da verbale d'udienza.

Udita la relazione del relatore, le parti presenti confermano quanto esplicitato dallo stesso e si rimettono ciascuno al proprio scritto difensivo concludendo per le opposte ragioni ivi indicate.

La causa prosegue nel segreto della camera di consiglio.

FATTO, DIRITTO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La società ha presentato - tardlvamente - la dichiarazione Iva relativa al periodo d'imposta 2009, dalla quale scaturiva un credito iva di Euro 2.878,00.

Nella dichiarazione Iva relativa al successivo anno 2010, la contribuente riportando tale credito, presentava la dichiarazione con un credito iva di Euro 7.018,00.

Su indicazione del funzionario dell'agenzia delle entrate - ufficio di Tirano - e richiamando la circolare 34/E del 06/08/12, la contribuente veniva a conoscenza che il credito derivante da una dichiarazione "omessa" - quale era quella relativa all'anno 2009, perchè presentata oltre 90 gg. dalla scadenza del termine per la presentazione

- non poteva essere compensato (ovvero aggiunto) a quello relativo all'annualità successiva, per cui presentava dichiarazione integrativa, eliminando il riporto del credito del 2009, che evidenziava quindi un minor credito di Euro 4.140,00.

Nel contempo l'agenzia, non trovando il credito relativo alla dichiarazione del 2009, provvedeva ad emettere preavviso di irregolarità, che successivamente veniva annullato atteso che l'importo indicato - di fatto - non era mai stato recuperato, confermando la regolarità della dichiarazione integrativa presentata.

In data 24/01/2013 con prot. 3395 la società presentata domanda di rimborso iva relativamente all'anno 2009 per Euro 2.878,00 che l'agenzia rigettava in quanto domanda presentata oltre il termine decadenziale dei due anni.

Tanto premesso la Commissione rileva che la normativa richiamata dall'agenzia riguarda i c.d. "versamenti diretti" a cui non può farsi risalire il credito vantato dalla società e richiesto a rimborso.

La Cassazione, con sentenza 4316/15, ha affermato che l'obiettivo riscontro documentale del credito IVA - nonostante l'omessa presentazione della dichiarazione iva, non priva il contribuente dall'ottenere il rimborso del credito stesso nell'ordinario termine di prescrizione decennale.

Nessuno ha messo in dubbio la bontà del credito stesso e l'agenzia aveva (ed ha) il potere di accertare - prima del ricorso al Giudice - l'esistenza del credito mediante il controllo della documentazione contabile (registri iva vendite ed acquisti, verifica fatture ricevute, ecc.): nel caso in esame il credito si deve presumere certo, liquido ed esigibile sia perchè evidenziato nella dichiarazione (di scienza) presentata, ancorchè tardivamente, dalla società, sia perchè tale credito è stato ritenuto "mancante" dalla dichiarazione precedente, per cui prima richiesto e poi annullato ed ancora, sia perchè la richiesta presentata esplicitamente richiedeva detto importo: da tutte queste attività l'agenzia avrebbe potuto iniziare un controllo più che legittimo. Il fatto che non lo abbia fatto determina la conferma dell'importo indicato nell'istanza.

Ne consegue che, in riforma della sentenza impugnata, l'appello deve essere accolto, con la conclusione che l'agenzia delle entrate deve pagare l'importo di Euro 2.878,00 quale iva relativa all'anno 2009, oltre agli interessi maturati dalla data della richiesta a quella di effettivo rimborso.

Le sentenze tributarie sono provvisoriamente esecutive ai sensi dell'Art. 69 del D. Lgs. n. 546/92, come novellato dal D. Lgs. n. 156/2015, in attuazione dell'art. 10, c. 1, L. 11 marzo 2014, n. 23, che ha delegato il Governo ad introdurre "la previsione dell'immediata esecutorietà, estesa a tutte le parti in causa, delle sentenze delle commissioni tributarie". Questo giudice è ben a conoscenza della norma transitoria del citato decreto n. 156/15 secondo la quale la modifica all'art. 69 entrerebbe in vigore solo dopo l'emanazione di un decreto ministeriale volto a disciplinare i contenuti delle "garanzie" da imporre alla parte privata. Ad avviso del Collegio la norma potrebbe esporsi a più di una censura costituzionale. E' innanzitutto irragionevole che la previsione di esecutività possa essere subordinata all'emanazione di un decreto relativo alle "garanzie" quando esse non sono dovute. In ogni caso va detto che la legge delega non prevedeva che a fronte dell'esecutività si dovesse imporre una garanzia; tantomeno quindi potrebbe ammettersi che la ).revisione di esecutività chiaramente espressa nella legge sia indefinitamente posticipata dal legislatore delegato al fine di disciplinare tale aspetto marginale, che ben il giudice può regolamentare caso per caso. Inoltre, il fatto che il legislatore delegato - senza imporre limiti di tempo - abbia subordinato, l'effettiva entrata in vigore della norma

all'emanazione di un provvedimento regolamentare la cui iniziativa è lasciata in mano

al dicastero dell'Economia e delle Finanze (che, in sostanza, è una delle parti del processo) solleva ulteriori ombre di incostituzionalità sull'art. 12, c. 2, del D. Lgs. n. 156/2015.

Occorre quindi dare alla norma una lettura costituzionalmente orientata e ritenere che la provvisoria esecutività delle sentenze, già chiaramente imposta dalla legge delega, debba senz'altro già ritenersi pienamente operante in tutti quei casi in cui il giudice non intenda (oppure non possa ovvero non voglia) imporre alcuna garanzia a carico della parte privata.

::ranto premesso, il Collegio con la presente sentenza - provvisoriamente esecutiva - condanna l'Amministrazione al rimborso di Euro 2.878,00 senza necessità di imporre alcuna garanzia a carico del contribuente poiché il rimborso risulta minore di (10.000,00).

Per quanto sopra ne consegue che, in riforma della sentenza impugnata, l'appello deve essere accolto, con la conclusione che l'agenzia delle entrate deve pagare l'importo di Euro 2.878,00 quale iva relativa all'anno 2009, oltre agli interessi maturati dalla data della richiesta a quella di effettivo rimborso.

La soccombenza determina il pagamento delle spese di giustizia del giudizio, che la commissione liquida - tenendo conto del D.M. 55/2014 - a favore del contribuente ed a carico dell'Agenzia delle entrate - in complessive Euro 2.800,00 (duemilaottocento/00) oltre ad oneri accessori (15% spese generali, 4% cpa; 22% iva) di legge.

Ed infine, visto il lcomma dell'art. 69 del Dpr 546/92 come modificato dal D. Lgs. 156/2015 dichiara la presente sentenza immediatamente esecutiva.

La Commissione,

P. Q. M.

l'appello e per l'effetto,della sentenza impugnata, ordina all'Agenzia appellata di provvedere al RIMBORSO, a favore dell'appellante, della somma di Euro 2.878,00 (duemilaottocentosettantaotto/00) oltre ad interessi di legge decorrenti dalla data di richiesta del rimborso.

Spese del grado secondo soccombenza.

Sentenza immediatamente esecutiva.

Così deciso in Milano, il 18 novembre 2016

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10) Apertura della cassaforte in mancanza di contestazioni da parte del contribuente, no autorizzazione della Procura

L’apertura della cassaforte senza contestazioni da parte del contribuente non necessita di autorizzazione della Procura.

La Direzione Provinciale dell'Agenzia dell'Entrate di Pesaro e Urbino emetteva un avviso di accertamento nei confronti di una società sulla base di documentazione extra-contabile rinvenuta in una cassaforte. Secondo la contribuente, dal momento che l'apertura della cassaforte era avvenuta senza l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica o dell'autorità giudiziaria più vicina, il provvedimento emesso era illegittimo per violazione dell'art. 52 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n.633. Dopo che la CTP di Pesaro aveva respinto il ricorso argomentando che, come risulta dal PVC, il contribuente non aveva espresso alcun dissenso all'apertura della cassaforte, la società proponeva appello presso la CTR di Ancona. I giudici marchigiani, nel confermare l'esito del primo grado, citano sul punto il recente orientamento della Suprema Corte (Cass. Civ., Sez. Trib., 18 febbraio 2015, n. 3204) secondo la quale l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica è richiesta soltanto nel caso di "apertura coattiva", restando invece esclusa nel caso in cui il contribuente abbia assistito a tale apertura senza formulare alcuna contestazione specifica in sede di dichiarazione resa a chiusura della verifica.

(Sentenza del 15/9/2016 n. 564/01 - Comm. Trib. Reg. per le Marche)

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11) Credito di imposta per il Mezzogiorno: decreto definisce le modalità

Con decreto direttoriale 4 gennaio 2017 sono state definite le modalità che consentono alle Pmi delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo l'utilizzo delle risorse del Pon Imprese e Competitività 2014-2020 per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive.

Possono accedere alla valutazione di ammissibilità al Pon i progetti d’investimento che hanno già ricevuto dall’Agenzia delle Entrate l’autorizzazione a fruire del credito d’imposta e che siano:

- non ultimati al momento della presentazione della Comunicazione trasmessa all’Agenzia delle Entrate

- di importo complessivo almeno pari a euro 500.000,00

- riconducibili agli ambiti applicativi di specializzazione intelligente

- caratterizzati dalla presenza di immobilizzazioni innovative

Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno -“Imprese e competitività” 2014-2020 Fers

La legge di stabilità 2016 ha istituito a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019, un credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo).

Il Programma operativo nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 Fers contribuisce all’intervento del credito di imposta rendendo disponibili da un minimo di 136 milioni di euro ad un massimo di 306 milioni di euro.

Con decreto ministeriale 29 luglio 2016 sono state assegnate, in fase di prima applicazione, risorse per un importo pari a 163 milioni di euro a valere sull’Asse III – “Competitività Pmi” del Pon, di cui 123 milioni destinati alle regioni “meno sviluppate” (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e 40 milioni destinati alle regioni “in transizione” (Abruzzo, Molise e Sardegna)

Lo strumento è operativo dal 30 giugno 2016. Le imprese che intendono fruire del credito d’imposta devono presentare una comunicazione in via telematica all’ Agenzia delle Entrate (provvedimento Agenzia Entrate del 24 marzo 2016). Soggetti beneficiari

Possono beneficiare del credito d’imposta Pon le piccole e medie imprese che hanno ricevuto da parte dell’Agenzia delle Entrate l’autorizzazione alla fruizione del credito di imposta in relazione a progetti di investimento riguardanti l’acquisizione di beni strumentali nuovi e rispondenti agli specifici criteri di ammissibilità definiti dallo stesso articolo e relativi a:

- ammontare minimo dell’investimento (500 mila euro)

- esclusione delle sole attività economiche del settore agricoltura, silvicoltura e pesca

- localizzazione nelle regioni meno sviluppate o in quelle in transizione

- riconducibilità degli investimenti agli ambiti applicativi della Strategia nazionale di specializzazione intelligente

I progetti di investimento delle pmi del Mezzogiorno che soddisfano i predetti criteri di ammissibilità sono sottoposti ad apposita istruttoria da parte della Direzione generale per gli incentivi alle imprese, che ne valuta la cofinanziabilità con le risorse del Pon IC.

Con decreto direttoriale 4 gennaio 2017 sono stati definiti le modalità per la valutazione di eleggibilità dei progetti d’investimento all’utilizzo delle risorse Pon e di comunicazione del provvedimento di utilizzo delle risorse, nonché degli adempimenti successivi alla sottoscrizione del provvedimento e degli ulteriori obblighi per le imprese beneficiarie.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 13 gennaio 2017)

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12) Riduzione dei contributi 2016 in favore delle aziende del settore edile

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha pubblicato, il 12 gennaio 2017, il Decreto Direttoriale Lavoro/Economia 10 novembre 2016, con la Determinazione della riduzione dei contributi previdenziali ed assistenziali in favore dei datori di lavoro del settore edile, ai sensi dell’art. 29, commi 2 e 5, del decreto-legge n.244/1995, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 341/1995, per l’anno 2016.

La riduzione è confermata, per l’anno 2016, nella misura del 11,50%.

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13) Servizio Estratto Conto Integrato del Casellario Lavoratori Attivi: ampliata platea di riferimento

L’Estratto Conto Integrato del Casellario Lavoratori Attivi (ECI) riassume la posizione contributiva del cittadino e contiene, in ordine temporale, tutti i periodi previdenziali riconosciuti dagli enti e dalle gestioni presso cui, nel corso della vita lavorativa, è stato iscritto.

La circolare n. 4 dell’11 gennaio 2017 fornisce indicazioni per l’accesso all'Estratto Conto Integrato con il Casellario Lavoratori Attivi, per gli assicurati iscritti a più gestioni previdenziali a seguito dell'ampliamento della platea di riferimento dovuto alla sistemazione della posizione assicurativa degli iscritti alle gestioni pensionistiche dei dipendenti pubblici (Casse non Stato).

In particolare, con la sistemazione della Cassa Enti Locali e della Cassa Sanitari, moltissimi medici appartenenti alla gestione dipendenti pubblici possono ora disporre di un conto consolidato. I codici fiscali di medici iscritti Enpam, sono stati inviati all’Ente tramite PEC, per l’abilitazione alla consultazione dell’ECI in cooperazione applicativa tramite servizio fornito anche dal portale Enpam.

(Inps, nota del 13 gennaio 2017)

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14) Regime fiscale e contributivo delle trasferte e dei trasfertisti

Le agevolazioni fiscali per i trasfertisti sono fruibili a patto che si rispettino tre condizioni. Nel contratto o nella lettera di assunzione non deve essere indicata la sede di lavoro; l'attività lavorativa deve richiedere la continua mobilità del dipendente e l’indennità di trasfertista o la maggiorazione di retribuzione deve essere corrisposta in modo continuativo, a prescindere dalla trasferta.

La contemporaneità di questi requisiti trova conferma nella legge 225/2016 di conversione del decreto fiscale, a differenza di quanto affermato in precedenza dalla giurisprudenza. La Corte di Cassazione, infatti, con la sentenza n.396 del 13 gennaio 2012, aveva sostenuto che era sufficiente dimostrare la continua mobilità del lavoratore anche nei casi in cui veniva indicata la sede di lavoro nel contratto o nella lettera di assunzione, o non si trattava di erogazioni continuative.

Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro è intervenuta sull’argomento con un recente approfondimento soffermandosi sui tre requisiti, frutto di una norma di interpretazione autentica, precisando che le novità sono sostanzialmente due. La prima riguarda la modalità di riconoscimento della maggiorazione, in quanto la norma di interpretazione autentica riduce il campo di applicazione passando da una modalità libera (fissa o variabile), ad una modalità più rigida (solo fissa senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta). La seconda novità, invece, sta nel fatto che la norma impone che i tre requisiti siano coesistenti. In mancanza di uno di questi si dovrebbe riconoscere il trattamento previsto per la trasferta dal comma 5, articolo 51 del Dpr 917/1986. Secondo gli esperti, però, il datore di lavoro deve applicare anche le condizioni stabilite dal comma 5, affinché si possa godere del regime agevolato fiscale e contributivo, altrimenti si dovranno versare oneri previdenziali e assicurativi aggiuntivi.

Se in passato un lavoratore svolgeva la propria prestazione in luoghi sempre variabili, ma all’interno di un solo comune, l’azienda poteva qualificarlo “trasfertista” e beneficiare delle fasce di esenzione nella misura del 50%; alla luce del nuovo quadro normativo, invece, la mancanza di uno dei requisiti indicati (ad esempio, la sede di lavoro nel contratto), non consentirebbe l’utilizzo delle fasce di esenzione previste dal comma 5 con conseguente assoggettamento integrale delle somme al prelievo fiscale e contributivo.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 13 gennaio 2017)

Vincenzo D’Andò