Ecco le scadenze per il modello 730 del 2017 – Diario quotidiano del 20 gennaio 2017

Pubblicato il 20 gennaio 2017



1) Statistiche sulle dichiarazioni IRES ed IRAP - anno d'imposta 2014
2) Modello 730/2017 precompilato al 24 luglio: ecco tutte le scadenze
3) Dal 23 gennaio 2017 disponibile il nuovo modello dichiarazione di successione
4) Il Fisco non può contestare il costo della manodopera
5) Credito d’imposta al Sud: comunicato in G.U.
6) Condannabile il Commercialista che omette di dichiarare tra i compensi l’importo delle ritenute non versate dal cliente
7) Lettere di compliance “inevase” o “snobbate”: in arrivo la visita della GdF per tremila contribuenti
8) Modello 730 precompilato: ultimo anno di sperimentazione, in evidenza la scadenza del 31 gennaio 2017
9) Modello F24: soppressione e chiusura di codici tributo
10) Trattamenti di integrazione salariale: chiarimenti per l’adeguamento dei sistemi gestionali aziendali
11) Nuovo regime fiscale delle imprese minori
12) Corte Ue: ok al regime del margine sulle cessioni di pezzi di ricambio
2017plus1) Statistiche sulle dichiarazioni IRES ed IRAP - anno d'imposta 2014 2) Modello 730/2017 precompilato al 24 luglio: ecco tutte le scadenze 3) Dal 23 gennaio 2017 disponibile il nuovo modello dichiarazione di successione 4) Il Fisco non può contestare il costo della manodopera 5) Credito d’imposta al Sud: comunicato in G.U. 6) Condannabile il Commercialista che omette di dichiarare tra i compensi l’importo delle ritenute non versate dal cliente 7) Lettere di compliance “inevase” o “snobbate”: in arrivo la visita della GdF per tremila contribuenti 8) Modello 730 precompilato: ultimo anno di sperimentazione, in evidenza la scadenza del 31 gennaio 2017 9) Modello F24: soppressione e chiusura di codici tributo 10) Trattamenti di integrazione salariale: chiarimenti per l’adeguamento dei sistemi gestionali aziendali 11) Nuovo regime fiscale delle imprese minori: circolare della Fondazione studi del CNCL 12) Corte Ue: ok al regime del margine sulle cessioni di pezzi di ricambio ***

1) Statistiche sulle dichiarazioni IRES ed IRAP - anno d'imposta 2014

Il Ministero dell’Economia ha reso disponibili le statistiche sulle dichiarazioni IRES ed IRAP relative all'anno d'imposta 2014 e presentate nel corso degli anni 2015 e 2016.

Statistiche sulle dichiarazioni IRES ed IRAP dell’anno di imposta 2014 Roma, 18 gennaio 2017

Il Dipartimento delle Finanze diffonde le statistiche sulle dichiarazioni IRES (Imposta sul Reddito delle Società) ed IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) relative all'anno d'imposta 2014 e presentate nel corso degli anni 2015 e 2016. Per alcune società di capitali (in certi casi di grandi dimensioni), che non hanno il periodo d’esercizio coincidente con l'anno solare, il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione è stato settembre 2016. Questa pubblicazione, comprendendo anche le statistiche sulle dichiarazioni Ires presentate dai soggetti che utilizzano il modello Unico Enti non commerciali, completa i dati statistici relativi alle dichiarazioni fiscali per l’anno d’imposta 2014.

IRES Il contesto macroeconomico nel 2014 è stato caratterizzato da lieve ripresa del PIL (+1,0% in termini nominali e +0,1% in termini reali).

Nell’anno d’imposta 2014 le dichiarazioni delle società di capitali sono state 1.122.215, con una crescita rispetto all’anno precedente dell’1,6%. L'87,8% delle società di capitali sono società a responsabilità limitata. Si rileva che le società in fallimento, liquidazione o estinte evidenziano una lieve riduzione, passando dal 9,2% dell’anno precedente a circa il 9%; tuttavia si segnala, limitatamente alle società in fallimento, una crescita del 4,8% rispetto al 2013, con una concentrazione nei settori manifatturiero, del commercio e delle costruzioni. Il 61% dei soggetti ha dichiarato un reddito d’impresa rilevante ai fini fiscali, mentre il 33% ha dichiarato una perdita e il 6% ha chiuso l’esercizio in pareggio. I soggetti con reddito sono aumentati del 2,8% rispetto all’anno precedente, mentre sono diminuiti quelli in perdita (-1,6%). Il reddito d’impresa totale dichiarato è risultato in aumento rispetto all’anno precedente (155 miliardi di euro in totale, +4,8%), in particolare dovuto al settore manifatturiero il cui reddito dichiarato è passato da 37,3 miliardi di euro a 42,4 miliardi di euro (+13,5% rispetto al 2013) ed al settore del commercio (da 18,2 miliardi di euro a 20,2 miliardi di euro, pari al+11,2%). Tra gli oneri deducibili ai fini Ires è incluso il totale dell’Irap riferita al costo del personale dipendente e assimilato, per un ammontare di 7,7 miliardi di euro dedotti da oltre 324.000 soggetti (si rammenta che la legge di stabilità per il 2015 ha successivamente operato la totale abolizione dell’Irap sul costo del lavoro). Inoltre, la deduzione parziale dal reddito d’impresa dell’IMU versata per gli immobili strumentali passa dal 30% al 20%. Tale deduzione è stata utilizzata nel 2014 da oltre 167.000 soggetti per un ammontare di 811 milioni di euro, in diminuzione del 26,3% rispetto all’anno precedente.

Nel 2014 le società di capitali hanno dichiarato complessivamente un imponibile di 122,4 miliardi di euro, con un aumento del 3,9% rispetto all’anno precedente. L'imponibile dichiarato dalle società che liquidano l’imposta ordinariamente ha mostrato un aumento del 4,4%, in particolare nel settore manifatturiero (+11,2%) e in quello del commercio (+6,1%). L’imponibile dichiarato dalle società che hanno aderito al regime del “consolidato fiscale” ha mostrato un aumento più contenuto (+3,0 rispetto al 2013), imputabile prevalentemente al settore manifatturiero (+11,5%)

Nel 2014 il 57% delle società di capitali ha dichiarato un’imposta superiore a zero (dato in linea con l’anno precedente), mentre il rimanente 43% non ha dichiarato imposta o è risultata in credito. Le società assoggettate a tassazione ordinaria hanno dichiarato un’imposta netta pari a 21,1 miliardi di euro (+4,4% rispetto al 2013), mentre i gruppi societari, che hanno optato per il regime fiscale del consolidato, hanno dichiarato un’imposta netta di 12,4 miliardi di euro (+3,1% rispetto al 2013). Sono state 842 le società soggette all’addizionale Ires del settore petrolifero e dell’energia elettrica, con aliquota pari al 6,5%, per complessivi 698 milioni di euro di addizionale dichiarata.

Aiuto alla Crescita Economica – ACE

Dall’anno d’imposta 2011 è stata introdotta un’importante novità normativa con l’obiettivo di incoraggiare le imprese a finanziarsi attraverso il capitale proprio anziché ricorrere al debito. Si tratta del cosiddetto ACE (Aiuto alla Crescita Economica) che consente la deduzione dal reddito d’impresa del rendimento figurativo del capitale proprio. Il rendimento è stato fissato al 3% nei primi tre anni di applicazione della normativa (2011-2013) mentre per il 2014 il rendimento è passato al 4%. Dalle dichiarazioni Unico 2015 sono risultate oltre 279.000 le società (+7,6% rispetto al 2013) con diritto alla deduzione per incremento di capitale proprio (ACE), per un ammontare totale di 12,3 miliardi di euro (+79,8% rispetto al 2013). Il 45% delle società (oltre 126.000) ha maturato l’Ace in tutti gli anni d’imposta del quadriennio 2011-2014 passando da una deduzione di 1,4 miliardi di euro nel 2011 a 7,7 miliardi di euro nel 2014 (con un incremento di oltre 5 volte). Si riscontra inoltre che il 17% delle società ha maturato il diritto alla deduzione Ace per la prima volta nel 2014 per un ammontare di circa 0,7 miliardi di euro. Complessivamente l’ammontare di deduzione non utilizzata nell’anno e riportabile agli anni successivi è pari a oltre 3,8 miliardi di euro (circa 2 volte il valore del 2013). Dal 2014 è stata introdotta la possibilità di utilizzare l’eccedenza della deduzione come credito d’imposta ai fini Irap; tale opzione è stata utilizzata da oltre 2.600 soggetti per un ammontare di 285,6 milioni di euro. Inoltre, sempre a partire dal 2014, per le società che si quotano in Borsa, per l’esercizio in cui si sono quotate e per i due successivi, è stato previsto un moltiplicatore del 40% da applicarsi all’incremento di capitale proprio; dalle dichiarazioni risultano 215 le società che hanno applicato tale moltiplicatore per un ammontare di 85,1 milioni di euro.

La quota maggiore della deduzione proviene dalle società operanti nei settori delle attività finanziarie ed assicurative (37% pari a 4,6 miliardi di euro) e delle attività manifatturiere (24% pari a 2,9 miliardi di euro). La quota dei soggetti che ha utilizzano l’ACE è stata crescente all’aumentare della classe di ricavo: 16% per i soggetti tra 0 e 50.000 euro, 71% per i soggetti con ricavi oltre i 50 milioni di euro; quest’ultima classe ha detenuto da sola il 49% dell’ammontare complessivo dell’ACE.

La deduzione ha interessato soprattutto le società localizzate nel nord-ovest ed in particolare la Lombardia (37,5% dell’ammontare totale).

Focalizzando l’attenzione sull’importo ACE di cui si è usufruito nel 2014 emerge che 3,9 miliardi di euro sono stati utilizzati dalle società che non partecipano al consolidato fiscale mentre 4,3 miliardi di euro dalle società che partecipano al consolidato (di cui 1 miliardo come eccedenza trasferita alla consolidante nei limiti del reddito imponibile del consolidato).

Analisi della deducibilità degli interessi passivi

Le regole sulla deducibilità degli interessi passivi influiscono sostanzialmente sulla determinazione del reddito imponibile ai fini Ires. In estrema sintesi sono interamente deducibili gli interessi passivi fino all’ammontare corrispondente a quello degli interessi attivi, mentre gli interessi passivi che eccedono quelli attivi sono deducibili nei limiti del 30% del Reddito Operativo Lordo (ROL). Gli interessi passivi di periodo iscritti in bilancio ammontano a 44,9 miliardi di euro (-7,2% rispetto al 2013), mentre quelli afferenti periodi precedenti, e riportabili in quanto non dedotti precedentemente, ammontano a 35,4 miliardi di euro (circa +15,3% rispetto al 2013). La quota di interessi deducibili (comprensiva di quelli dei periodi precedenti) è pari al 41,5% del totale ed ammonta a 10,4 miliardi di euro per la quota deducibile fino all’ammontare degli interessi attivi e a 22,9 miliardi di euro per la restante parte deducibile nei limiti del 30% del ROL.

Analizzando l’impatto della norma per classi di volume d’affari, si rileva che la percentuale degli interessi deducibili raggiunge il 54% nelle società con volume d’affari oltre 25 milioni di euro mentre scende al 16% nella classe da 0 a 200.000 euro.

Conseguentemente la quota di interessi indeducibili (comprensiva di quelli dei periodi precedenti) è pari a circa 47 miliardi di euro, di cui circa 13 miliardi riguardano gli interessi indeducibili di periodo, (pari al 29% degli interessi passivi del periodo), che viene riportata in dichiarazione come variazione in aumento del reddito fiscale.

Una regola che limita la deducibilità degli interessi ad una percentuale del ROL, sul modello di quella vigente in Italia, è stata prevista nel progetto OCSE/G20 “Base Erosion and Profit Shifting”, quale utile strumento per limitare l’evasione e l’elusione fiscale in ambito internazionale.

IRAP Il numero dei soggetti che hanno presentato la dichiarazione relativa all’Imposta Regionale sulle Attività Produttive per l’anno d’imposta 2014 è stato di 4.458.780 (-2,0% rispetto al 2013). La contrazione ha interessato in misura prevalente le persone fisiche (-3,3% rispetto al 2013), a causa della crescente adesione al regime fiscale di vantaggio, che prevede l’esonero dall’IRAP, e le società di persone (-3,1% rispetto al 2013)..

Il totale del valore della produzione dichiarato è ammontato a 609,8 miliardi di euro (-1% rispetto al 2013). Il decremento del valore della produzione dichiarato riguarda in particolare le persone fisiche (-5,1%) e le società di persone (-4,5%) ed è stato influenzato dall’innalzamento dei limiti di calcolo della deduzione forfetaria del costo del lavoro prevista dal D.Lgs. n. 446/97.

La base imponibile totale è risultata pari a 606 miliardi di euro (-2% rispetto al 2013); se si considera la base imponibile dell’attività istituzionale della P.A., costituita dall’ammontare delle retribuzioni corrisposte (pari a 109,6 miliardi di euro), si riscontra un valore pressoché stabile rispetto all’anno precedente (+0,7%).

L’imposta dichiarata per l’anno 2014 è stata pari a 30 miliardi di euro (-1,6% rispetto al 2013), con un valore medio pari a 10.640 euro. La distribuzione territoriale sulla base del luogo in cui è svolta l’attività produttiva ha segnalato che il 55% dell’imposta è prodotta al Nord e il 15% al Sud, in linea con l’andamento dell’anno precedente. Limitatamente al settore privato, il rapporto tra l’imposta netta e la base imponibile su base territoriale ha consentito di stimare il carico IRAP effettivo medio per regione, che ha evidenziato una variabilità dal minimo del 2,5% nella Provincia Autonoma di Trento ad un massimo del 5% in Campania e nel Lazio.

LE IMPRESE

Con la pubblicazione dei dati delle Società di Capitali è ora possibile, accedendo al sito internet del Dipartimento delle Finanze, avere una visione statistica completa per l’anno d’imposta 2014 delle 3.894.285 imprese italiane: 1.981.103 ditte individuali 790.967 Società di persone 1.122.215 Società di capitali.

(MEF, comunicato n. 12 del 18/01/2017)

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2) Modello 730/2017 precompilato al 24 luglio: ecco tutte le scadenze

Per effetto delle modifiche introdotte con il Dl 193/2016, da quest' anno, ci sarà più tempo, per chi presenta il 730 precompilato in via autonoma avvalendosi del portale dell' agenzia delle entrate.

Le istruzioni al modello 730, infatti, affermano che la scadenza slitta dal 7 al 23 luglio (nel 2017 il termine è il 24 luglio in quanto la scadenza cade di domenica) .

I Caf-dipendenti e i professionisti abilitati (es. Consulenti del lavoro) potranno ottenere il differimento al 23 luglio solo a condizione di aver trasmesso entro il 7 luglio, almeno l’80% dei modelli presi in carico.

Il 730 precompilato deve essere presentato entro:

- il 23 luglio nel caso di presentazione diretta all’Agenzia delle entrate;

- il 7 luglio nel caso di presentazione al sostituto d’imposta oppure al Caf o al professionista

I termini che scadono di sabato o in un giorno festivo sono prorogati al primo giorno feriale successivo.

Presentazione diretta

Se il contribuente intende presentare il 730 precompilato direttamente tramite il sito internet dell’Agenzia delle entrate deve:

- indicare i dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio;

- compilare la scheda per la scelta della destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’Irpef, anche se non esprime alcuna scelta;

- verificare con attenzione che i dati presenti nel 730 precompilato siano corretti e completi.

Presentazione tramite sostituto d’imposta, Caf o professionista abilitato

In alternativa alla presentazione diretta tramite il sito internet, il modello 730 precompilato può essere presentato:

- al proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), se quest’ultimo ha comunicato entro il 15 gennaio di prestare assistenza fiscale;

- a un Caf-dipendenti o a un professionista abilitato (consulente del lavoro, dottore commercialista, ragioniere o perito commerciale).

Il contribuente deve consegnare al sostituto d’imposta, al Caf o al professionista un’apposita delega per l’accesso al proprio modello 730 precompilato.

SCADENZE

CONTRIBUENTE

SOSTITUTO D’IMPOSTA

CAF O PROFESSIONISTA

ENTRO IL 7 MARZO 2017

Invia all’Agenzia delle Entrate le certificazioni

uniche rilasciate.

ENTRO IL 31 MARZO 2017

Riceve dal sostituto d’imposta la Certificazione

Unica dei redditi percepiti e delle ritenute subite.

Consegna al contribuente la Certificazione

Unica dei redditi percepiti e delle ritenute subite.

A PARTIRE

DAL 15 APRILE 2017

Può, tramite i servizi telematici dell’Agenzia

delle Entrate, accedere alla dichiarazione precompilata

ENTRO IL 7 LUGLIO 2017

Presenta al proprio sostituto d’imposta, Caf o

professionista abilitato la dichiarazione Mod.

730 e la busta contenente il Mod. 730-1 per la

scelta della destinazione dell’otto, cinque e

due per mille dell’Irpef.

Riceve dal sostituto d’imposta, Caf o professionista

abilitato copia della dichiarazione Mod.

730 e il prospetto di liquidazione Mod. 730-3.

Rilascia ricevuta dell’avvenuta presentazione

della dichiarazione e della busta da parte del

contribuente.

Trasmette telematicamente all’Agenzia delle

Entrate le dichiarazioni predisposte.

Controlla la regolarità formale della dichiarazione

presentata dai contribuenti, effettua il

calcolo delle imposte, consegna al contribuente

copia della dichiarazione Mod. 730 e il prospetto

di liquidazione Mod. 730-3

Rilascia ricevuta dell’avvenuta presentazione

della dichiarazione e della busta da parte del

contribuente.

Trasmette telematicamente all’Agenzia delle

Entrate le dichiarazioni predisposte.

Verifica la conformità dei dati esposti nella

dichiarazione, effettua il calcolo delle imposte

e consegna al contribuente copia della dichiarazione

Mod. 730 e il prospetto di liquidazione

Mod. 730-3.

ENTRO IL 23 LUGLIO 2017

Presenta telematicamente all’Agenzia delle

Entrate la dichiarazione Mod. 730 e il Mod. 730-

1 per la scelta della destinazione dell’otto, cinque

e due per mille dell’Irpef. Nei giorni successivi

alla presentazione del Mod. 730 riceve ricevuta

telematica dell’avvenuta presentazione.

Trasmette telematicamente all’Agenzia delle

Entrate le dichiarazioni predisposte a condizione

che, alla data del 7 luglio, abbia già trasmesso

l’80 per cento delle dichiarazioni prese

in carico.

A PARTIRE DAL MESE

DI LUGLIO 2017

(Per i pensionati

a partire dal mese

di agosto o di settembre 2017)

Riceve la retribuzione con i rimborsi o con le

trattenute delle somme dovute. In caso di

rateizzazione dei versamenti di saldo e degli

eventuali acconti è trattenuta la prima rata. Le

ulteriori rate, maggiorate dell’interesse dello

0,33 per cento mensile, saranno trattenute

dalle retribuzioni nei mesi successivi.

Se la retribuzione è insufficiente per il pagamento

delle imposte (ovvero degli importi

rateizzati) la parte residua, maggiorata dell’interesse

nella misura dello 0,4 per cento mensile,

sarà trattenuta dalle retribuzioni dei mesi

successivi.

Trattiene le somme dovute per le imposte o

effettua i rimborsi. In caso di rateizzazione dei

versamenti di saldo e degli eventuali acconti

trattiene la prima rata. Le ulteriori rate, maggiorate

dell’interesse dello 0,33 per cento

mensile, le tratterrà dalle retribuzioni nei mesi

successivi.

Se la retribuzione è insufficiente per il pagamento

delle imposte (ovvero degli importi

rateizzati) trattiene la parte residua, maggiorata

dell’interesse nella misura dello 0,4 per

cento mensile, dalle retribuzioni dei mesi successivi.

ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2017

Comunica al sostituto d’imposta di non voler

effettuare il secondo o unico acconto dell'Irpef

o di volerlo effettuare in misura inferiore rispetto

a quello indicato nel Mod. 730-3.

ENTRO IL 25 OTTOBRE 2017

Può presentare al CAF o al professionista abilitato

la dichiarazione 730 integrativa.

A NOVEMBRE 2017

Riceve la retribuzione con le trattenute delle

somme dovute a titolo di acconto per l’Irpef.

Se la retribuzione è insufficiente per il pagamento

delle imposte, la parte residua, maggiorata

dell’interesse nella misura dello 0,4 per

cento mensile, sarà trattenuta dalla retribuzione

del mese di dicembre.

Aggiunge alle ritenute le somme dovute a titolo

di acconto per l’Irpef.

Se la retribuzione è insufficiente per il pagamento

delle imposte trattiene la parte residua,

maggiorata dell’interesse nella misura dello

0,4 per cento mensile, dalla retribuzione del

mese di dicembre.

ENTRO IL 10 NOVEMBRE 2017

Riceve dal Caf o dal professionista abilitato

copia della dichiarazione Mod. 730 integrativo

e il prospetto di liquidazione Mod. 730-3 integrativo.

Verifica la conformità dei dati esposti nella

dichiarazione integrativa, effettua il calcolo

delle imposte e consegna al contribuente

copia della dichiarazione Mod. 730 integrativo

e il prospetto di liquidazione Mod. 730-3 integrativo;

comunica al sostituto il risultato finale

della dichiarazione.

Trasmette telematicamente all’Agenzia delle

Entrate le dichiarazioni integrative.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 18 gennaio 2017)

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3) Dal 23 gennaio 2017 disponibile il nuovo modello dichiarazione di successione

Dal 23 gennaio 2017 è possibile presentare, esclusivamente in via telematica, la dichiarazione di successione utilizzando l’apposito nuovo modello reperibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

L’invio può essere effettuato:

- direttamente dal dichiarante se abilitato ai servizi telematici,

- tramite intermediario abilitato;

- presso l’ufficio dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente per il successivo inoltro telematico.

Il nuovo modello consente di effettuare direttamente anche le volture catastali per gli immobili caduti in successione senza ulteriori adempimenti e richiede l’indicazione di un conto corrente su cui addebitare le relative imposte autoliquidate.

Per gli immobili situati nei territori ove vige il sistema del Libro Fondiario e per quelli gravati da oneri reali, nei casi di trust e di eredità giacente/eredità amministrata, le domande di volture catastali sono presentate utilizzando le precedenti modalità.

In ogni caso, fino al 31 dicembre 2017 è possibile utilizzare il precedente modello cartaceo; anche oltre questa data, i residenti all’estero che non possono utilizzare l’invio telematico, devono presentare il vecchio modello in formato cartaceo tramite raccomandata o altro mezzo equivalente dal quale risulti con certezza la data di spedizione all’ufficio competente.

Disposizioni particolari sono dettate per l’acquisizione informatica dei documenti da allegare alla dichiarazione, in particolare con riguardo alle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà.

Il software di compilazione sarà disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate dal 23 gennaio 2017.

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4) Il Fisco non può contestare il costo della manodopera

Bocciata la presunzione dei costi in assenza di schede tecniche. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 1119 del 18 gennaio 2017, ha stabilito che é nullo l’accertamento induttivo emesso dall’Ufficio erariale per l’incompletezza delle fatture. L’Amministrazione finanziaria non può infatti contestare il costo della manodopera o presumerlo in relazione al settore di attività anche in assenza di schede tecniche di lavorazione e listini prezzi. E’ stato, così, respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. In particolare, l’Agenzia aveva emesso l’atto impositivo sulla base dell’oggettiva incompletezza delle fatture indicate nell’avviso impugnato e valorizzando l’omessa consegna da parte del contribuente delle schede tecniche di lavorazione e listini prezzi. Dunque, secondo la Corte Suprema, i fatti accertati dall'ufficio non possono costituire premessa di un ragionamento presuntivo poiché non valutabili univocamente: L’accertamento analitico-induttivo, con il quale il fisco provvede alla rettifica dei singoli componenti del reddito, anche se di rilevante importo, è consentito sia pure in presenza di una contabilità regolare. Ma occorrono gravi indizi a carico del contribuente. Cosa che non si è verificata nel caso sottoposto all’esame della Cassazione. L’ufficio, non può, quindi, esprimere alcuna valutazione, come ha fatto in questo caso sui costi di manodopera, ma deve partire da un dato certo e oggettivo.

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5) Credito d’imposta al Sud: comunicato in G.U.

Via libera al credito d’imposta per il Mezzogiorno. Pubblicato nella G.U. un comunicato.

Con il decreto del direttore generale per gli incentivi alle imprese 4 gennaio 2017, il Ministero dello sviluppo economico ha definito le modalità per la valutazione di eleggibilità dei progetti d’investimento all’utilizzo delle risorse Pon e di comunicazione del provvedimento di utilizzo delle risorse, nonché degli adempimenti successivi alla sottoscrizione del provvedimento e degli ulteriori obblighi per le imprese beneficiarie. Il tutto in attuazione del dm 29 luglio 2016. Il comunicato che dà notizia dell’avvenuta pubblicazione è riportato sulla Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18 gennaio 2017.

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO: COMUNICATO

Modalità e termini per l'utilizzo delle risorse del Programma operativo nazionale «Imprese e competitivita'» 2014-2020 FESR per la funzione del credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni del Mezzogiorno.

In attuazione del decreto ministeriale 29 luglio 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 225 del 26 settembre 2016, è stato adottato il decreto del direttore generale per gli incentivi alle imprese indicato in epigrafe, recante la definizione delle modalità per la valutazione di eleggibilità dei progetti d'investimento all'utilizzo delle risorse PON e di comunicazione del provvedimento di utilizzo delle risorse, nonchè degli adempimenti successivi alla sottoscrizione del provvedimento e degli ulteriori obblighi per le imprese beneficiarie. Ai sensi dell'art. 32 della legge n. 69/2009, il testo integrale del decreto è consultabile nel sito del Ministero dello sviluppo economico www.mise.gov.it

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6) Condannabile il Commercialista che omette di dichiarare tra i compensi l’importo delle ritenute non versate dal cliente

Condannabile il Commercialista che non dichiara tra i compensi l’importo delle ritenute non versate dal cliente (sostituto d’imposta).

Secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 2256 del 18 gennaio 2017, rischia una condanna penale il commercialista che non inserisce tra le poste attive della dichiarazione la ritenuta d’imposta non versata dal cliente. Ciò perché, ai fini della punibilità per dichiarazione infedele nella soglia del tributo evaso rientra anche tale ritenuta non pagata dal sostituto d'imposta. È stata così resa definitiva la condanna a carico di un professionista che non aveva indicato nell’attivo della dichiarazione la ritenuta fiscale non versata dal cliente.

Con una complessa motivazione la sezione penale della Corte suprema ha concluso che in caso di mancato versamento della ritenuta d’acconto da parte del sostituto di imposta e sempre che sia stata superata la relativa soglia di punibilità quantitativa e percentuale, integra il reato di infedele dichiarazione previsto dall’art. 4 D.lgs. n. 74 del 2000, la condotta del sostituito che indica nella dichiarazione fiscale elementi attivi per un ammontare inferiore a quelli effettivi, non inserendo tra i componenti positivi gli importi della ritenuta d’acconto operata dal sostituto d'imposta e da questi non versata, costituendo tali poste elementi attivi del reddito che concorrono alla determinazione dell’imposta evasa.

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7) Lettere di compliance “inevase” o “snobbate”: in arrivo la visita della GdF per tremila contribuenti

Mancata compliance: Sono tremila quei contribuenti che a fronte alle lettere di compliance, con cui l’Agenzia delle entrate li invitava a mettersi in regola ravvedendosi, riceveranno nelle prossime settimane la visita della Guardia di finanza.

A rendere noto il numero della prima lista di controlli selettivi dei contribuenti “irriducibili” è stato il comandante generale della Guardia di finanza Giorgio Toschi, rispondendo il 18 gennaio 2017 alle domande dei deputati in Commissione di vigilanza dell’Anagrafe tributaria. In particolare, è stato risposto sul quesito formulato in cui si chiedeva aggiornamenti sulla campagna delle comunicazioni inviate ai contribuenti dall’agenzia. «Gli elenchi», sottolinea Toschi, «di posizioni corrispondenti a quei contribuenti che non hanno aderito agli inviti dell’amministrazione finanziaria a regolarizzare la propria posizione saranno condivisi fra il corpo e l’Agenzia e oggetto, dapprima, di un ulteriore affinamento, mediante un attento incrocio con le risultanze delle diverse banche dati in uso alle due istituzioni in modo da suddividere le posizioni inadempienti in diverse fasce di irregolarità».

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8) Modello 730 precompilato: ultimo anno di sperimentazione, in evidenza la scadenza del 31 gennaio 2017

Terzo e ultimo anno di sperimentazione per il 730 precompilato: Entro il 31 gennaio, infatti, confluiranno nelle banche dati del Fisco anche le spese per i farmaci da banco, per gli occhiali e le lenti a contatto, per le cure veterinarie e molte altre. E, per la fine di febbraio, è in agenda una nuova tornata di invii, che riguarda i dati relativi a ristrutturazioni, riqualificazione e acquisto di mobili per le parti comuni degli edifici e i rimborsi di spese universitarie. Tassello dopo tassello, durante i primi due anni di vita della precompilata, il Fisco ha gestito centinaia di milioni di dati.

Nel dettaglio, quest’anno sono chiamati a trasmettere i dati delle spese sanitarie sostenute dai contribuenti nel corso del 2016 anche gli iscritti agli albi professionali degli psicologi, degli infermieri, delle ostetriche/i e dei tecnici sanitari di radiologia medica, gli ottici, le parafarmacie e, in generale, gli esercenti l’attività di distribuzione al pubblico di farmaci. Sono, inoltre, tenuti alla trasmissione telematica dei dati al Sistema tessera sanitaria i veterinari iscritti all’albo. A questi ultimi, è richiesto di inviare le spese sostenute dalle persone fisiche per animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva. Entrano nella precompilata 2017 anche i medicinali per uso veterinario, come previsto dal decreto Mef pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 dicembre scorso.

Prossimi appuntamenti sono, quindi, il 31 gennaio, data entro cui devono essere trasmessi telematicamente al Fisco i dati delle spese sanitarie e veterinarie, e il 28 febbraio, la scadenza per l’invio, da parte degli amministratori di condominio, dei dati relativi agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici, oltre che di quelli inerenti gli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo delle parti comuni degli immobili oggetto di ristrutturazione. Analoga scadenza, a fine febbraio, per i soggetti che nel 2016 hanno erogato rimborsi di spese universitarie, come gli enti per il diritto allo studio.

L’obbligo riguarda anche i «minimi» e i «forfetari».

Il 31 gennaio 2017 rappresenta il termine ultimo per trasmettere al Sistema tessera sanitaria (c.d. Sistema TS) i dati relativi alle spese sanitarie e veterinarie, sostenute da parte delle persone fisiche nell’anno 2016. Tale adempimento, infatti, è stato istituito al fine di comunicare i dati necessari alla precompilazione delle dichiarazioni dei redditi (modelli 730 e Redditi PF).

Ai fini della predisposizione della dichiarazione “precompilata”, entro il prossimo 31 gennaio, i soggetti che erogano prestazioni sanitarie (medici, odontoiatri, psicologi, farmacie, cliniche private, ecc.) sono tenuti a comunicare al Sistema Tessera Sanitaria i dati relativi alle spese mediche sostenute dai contribuenti nell’anno 2016.

Tali soggetti, analogamente allo scorso anno, possono provvedere direttamente all’invio dei dati oppure “delegare” l’associazione di categoria o un soggetto terzo abilitato come intermediario fiscale. Si ricorda che sul sito internet del sistema TS sono disponibili le risposte alle domande più frequenti (FAQ) sull’invio dei dati.

Ambito soggettivo

Sono tenuti alla comunicazione dei dati relativi alle prestazioni sanitarie i seguenti soggetti:

- farmacie pubbliche e private;

- Asl, aziende ospedaliere, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e policlinici universitari, presidi di specialistica ambulatoriale, strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari;

- iscritti all’albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri;

- strutture autorizzate all’erogazione dei servizi sanitari ma non accreditate al SSN;

- strutture autorizzate alla vendita al dettaglio dei medicinali veterinari (D.M. 2.8.2016);

- esercizi commerciali che svolgono l’attività di distribuzione al pubblico di farmaci (cd. “parafarmacie”) ai quali è stato assegnato dal Ministero della salute il codice identificativo univoco;

- gli iscritti ai seguenti albi professionali: veterinari (l’invio riguarda solo le spese sostenute da persone fisiche per animali detenuti a scopo di compagnia o pratica sportiva), psicologi, infermieri, ostetriche ed ostetrici, tecnici sanitari di radiologia medica;

- gli esercenti l’arte sanitaria ausiliaria di ottico.

Dati da inviare

L’adempimento riguarda i dati dei documenti di spesa (scontrini, fatture, ricevute) rilevanti per la detrazione delle spese sanitarie del contribuente. In particolare, vanno inviate tutte le fatture relative a prestazioni sanitarie, certificative, a carattere peritale, rilasciate a persone fisiche.

Modalità di invio dei dati

Analogamente allo scorso anno, la trasmissione dei dati al Sistema TS può essere effettuata direttamente dall’interessato (a tal fine è sufficiente essere in possesso delle “credenziali” di accesso al sito internet di STS) ovvero mediante un soggetto delegato (associazione di categoria/intermediario abilitato). In quest’ultimo caso, per conferire la “delega” il soggetto obbligato deve collegarsi all’area riservata del Sistema TS attraverso le credenziali in suo possesso e con la funzione di “Gestione deleghe” indicare il soggetto terzo che intende delegare. Verificata l’idoneità del “delegato”, il Sistema TS invia all’indirizzo pec di questi un “link” per il perfezionamento del processo di delega. Il soggetto terzo in qualità di delegato garantisce il rispetto degli standard previsti e riceve dal Sistema TS la notifica di abilitazione alla trasmissione dei dati di spesa sanitaria.

Per i “nuovi” soggetti tenuti all’adempimento a partire dal 2016 (ottici, veterinari, strutture sanitarie autorizzate non accreditate, parafarmacie, psicologi, ecc.) il Sistema TS ha reso disponibile sul proprio sito internet il link “Registrazione per la richiesta delle credenziali del sistema TS”.

Opposizione alla trasmissione dei dati

Ciascun soggetto che sostiene la spesa può opporsi a rendere disponibili all’Agenzia delle Entrate i dati delle spese sanitarie/rimborsi relativi all’anno precedente. In particolare, l’opposizione può essere manifestata mediate le seguenti modalità:

- Al momento in cui la spesa viene certificata, non va comunicato a chi emette lo “scontrino parlante” il codice fiscale riportato sulla tessera sanitaria ovvero, in caso di fattura/ricevuta fiscale, va richiesta l’apposizione di specifica “annotazione” sul documento fiscale. Al riguardo, l’erogatore deve annotare sia sulla propria copia sia sull’originale della fattura da consegnare al cliente, la frase: “Il paziente si oppone alla trasmissione al Sistema TS ai sensi dell’articolo 3 del DM. 31.7.2015”.

- con l’accesso all’area riservata del sito web del Sistema TS tramite tessera sanitaria TS-CNS o le credenziali Fisconline; in tal caso l’opposizione può essere effettuata, dal 01.02 al 28.2.2017, in relazione ad ogni singola voce di spesa sostenuta nel 2016;

- mediante apposito modello da inviare all’Agenzia delle entrate entro il prossimo 31.1.2017.

Sanzioni

In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione telematica dei dati si è esposti alla sanzione di € 100 per ogni comunicazione (massimo di € 50.000, senza possibilità di avvalersi, in caso di violazioni plurime, del cumulo giuridico)

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9) Modello F24: soppressione e chiusura di codici tributo

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 5/E del 19 gennaio 2017, a decorrere dal 1° febbraio 2017 sopprime la causale contributo “TAFS” utilizzata per il versamento, tramite modello F24, del contributo ordinario pari allo 0,50% previsto ai sensi dell’articolo 1-ter, comma 2, della legge 3 dicembre 2004, n. 291, per il finanziamento delle prestazioni erogate dal “Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale del settore aereo.”

La medesima Agenzia, con la risoluzione n. 6/E del 19 gennaio 2017, comunica, con decorrenza 1° febbraio 2017, la chiusura a credito del codice tributo “3895” - Credito d’imposta di cui all’articolo 3 della legge regionale 28 novembre 2007, n. 12 - Regione Campania. Pertanto, l’operatività del suddetto codice tributo è limitata alla modalità di utilizzo “a debito”.

Infine, le Entrate, con la risoluzione n. 7/E del 19 gennaio 2017, sopprime, a partire dal 1° febbraio 2017, il codice tributo “8120” istituito con la risoluzione n. 35/E del 3 aprile 2014 per il versamento tramite i modelli “F24 versamenti con elementi identificativi” e “F24 Enti pubblici” della sanzione per omessa presentazione della dichiarazione di cessazione di attività, di cui all’articolo 35, comma 15-quinquies, del DPR 26 ottobre 1972, n. 633.

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10) Trattamenti di integrazione salariale: chiarimenti per l’adeguamento dei sistemi gestionali aziendali

L’INPS, con la circolare n. 9 del 19 gennaio 2017, a completamento del processo di attuazione del D.Lgs. n. 148/2015, vengono fornite le istruzioni per favorire l’adeguamento dei sistemi gestionali aziendali finalizzate a supportare il nuovo assetto informativo che deriva dalle innovazioni introdotte con la riforma dei trattamenti di integrazione salariale. In particolare vengono analizzati gli adempimenti connessi all’associazione di ogni lavoratore con l’unità produttiva di riferimento, i criteri per individuare i trattamenti soggetti alla nuova disciplina, la metodologia di calcolo della contribuzione addizionale nonché le modalità di gestione del trattamento di fine rapporto in relazione alle diverse tipologie di cassa integrazione. In questo quadro vengono fornite le indicazioni tecniche necessarie per operare l’adeguamento dei sistemi informativi che supportano la formazione della dichiarazione contributiva UniEmens.

Da ultimo, allo scopo di attenuare l’impatto dei cambiamenti introdotti sull’operatività del ciclo produttivo aziendale, vengono adottate disposizioni volte a consentire, attraverso opportune metodologie basate sulla semplificazione degli adempimenti informativi, la regolarizzazione del versamento della contribuzione addizionale relativa ai trattamenti CIG, soggetti alla nuova disciplina, autorizzati a partire dalla riforma dell’istituto.

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11) Nuovo regime fiscale delle imprese minori: circolare della Fondazione studi del CNCL

Il regime di cassa per le imprese minori si potrà applicare anche alle società professionali (STP), che in questo modo potranno godere dell’analogo calcolo del reddito dei professionisti che esercitano attività in forma individuale o associata.

Viene auspicata una modifica legislativa sul riporto delle perdite negli anni successivi, in atto vietato per i contribuenti in contabilità semplificata. Questo risolverebbe il problema degli imprenditori alle prese con rilevanti rimanenze di magazzino che rischia di falsare le risultanze del conto economico annuale. In particolare, del primo anno di applicazione del neo regime per cassa.

La circolare n. 1 del 19 gennaio 2017 della Fondazione Studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro illustra i passaggi di regime, i criteri di calcolo ed i riflessi sulle società professionali.

Con la Legge di Bilancio 2017 cambia il criterio di determinazione del reddito delle imprese minori. Si passa, infatti, dal regime di competenza al regime di cassa. Ad assumere rilievo saranno, di conseguenza, gli incassi dei ricavi e degli altri componenti positivi di reddito così come il sostenimento dei costi. Si tratta di una svolta epocale dato che il reddito d’impresa, salvo casi residuali (es. soggetti minimi e forfetari), finora veniva calcolato con il criterio di competenza. I soggetti coinvolti in questo nuovo regime saranno numerosi poiché tra le imprese minori rientrano gli imprenditori individuali e le società di persone con ricavi fino 400.000 euro per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi e fino a 700.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attività.

Una novità che permetterà di non pagare più le imposte sui crediti non incassati, ma che al tempo stesso rappresenterà un problema per le imprese con un valore di magazzino rilevante a fine 2016, che potrebbe comportare una perdita nel 2017 non riportabile negli anni successivi.

Regime per cassa dal 2017

Dal 2017, anche alle imprese minori si applica il principio di cassa già previsto per i titolari di lavoro autonomo e che comporta la rilevanza della manifestazione finanziaria dei ricavi conseguiti e dei costi sostenuti dalle imprese, a prescindere dalla competenza economica. Gli effetti della nuova disciplina sono positivi nella misura in cui le imprese non sopportino più i rischi di dover versare le imposte sui ricavi non riscossi. Fino al periodo di imposta 2016, invece, era prevista esclusivamente la possibilità di portare in diminuzione dal reddito le perdite su crediti ma, salvo casi residuali, se risultavano da elementi certi e precisi (art. 101 comma 5 TUIR). I ricavi non incassati, infatti, concorreranno a determinare il reddito solo al momento dell’effettivo pagamento del corrispettivo. Tuttavia, dall’altro lato, ci sono ripercussioni negative soprattutto per quanto concerne l’irrilevanza delle rimanenze finali e di conseguenza delle esistenze iniziali.

La Fondazione studi analizza nel dettaglio le novità in vigore dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016 (nella gran parte dei casi, dal 2017).

Innanzitutto, viene modificato l’articolo 66 del TUIR, rubricato imprese minori.

Il comma 1 viene interamente sostituito con la conseguenza che ora il reddito è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei ricavi di cui all’articolo 85 e degli altri proventi di cui all’articolo 89 percepiti nel periodo d’imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività d’impresa. La differenza è aumentata dei ricavi di cui all’articolo 57, dei proventi di cui all’articolo 90, comma 1, delle plusvalenze realizzate ai sensi dell’articolo 86 e delle sopravvenienze attive di cui all’articolo 88 e diminuita delle minusvalenze e sopravvenienze passive di cui all’articolo 101.

Inoltre, vengono eliminati nel comma 3 i riferimenti all’articolo 109 commi 1 e 2 del TUIR, che stabilivano il principio di competenza economica, con la conseguenza che ad assumere rilievo ai fini della determinazione del reddito era il momento di percezione dei ricavi e degli altri componenti positivi e quello di sostenimento delle spese e degli altri componenti negativi, in luogo della formazione nell'esercizio di competenza come invece prevedeva la previgente norma.

La differenza così determinata è aumentata dei ricavi per auto consumo dell’imprenditore calcolati al valore normale (art. 57 TUIR), dei proventi immobiliari di cui all’articolo 90, comma 1, delle plusvalenze realizzate ai sensi dell’articolo 86 e delle sopravvenienze attive di cui all’articolo 88 e diminuita delle minusvalenze e sopravvenienze passive di cui all’articolo 101.

Non assumono più rilievo le rimanenze finali e le esistenze iniziali che fino al periodo di imposta 2016 incidevano, rispettivamente, in aumento le prime ed in diminuzione le seconde.

A tal fine, l’articolo 1, comma 18, della legge di Bilancio 2017, prevede che il reddito del periodo d’imposta in cui si applicano le disposizioni dell’articolo 66 del DPR 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal comma 17 del presente articolo, è ridotto dell’importo delle rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza.

In buona sostanza, considerato che nel periodo di imposta 2016 rilevano in aumento le rimanenze finali in quanto si applica ancora il principio di competenza, il reddito del 2017 deve essere diminuito in misura corrispondente.

Soffermandoci su tale aspetto, le conseguenze molto rilevanti per le imprese con un importo significativo di giacenze finali che non riusciranno a razionalizzare le scorte di magazzino entro la fine del 2017.

Infatti, tali imprese verosimilmente conseguiranno una perdita d’esercizio che salvo i casi in cui potrà trovare utilizzo in diminuzione dagli altri redditi conseguiti ai sensi dell’articolo 8 del TUIR, verrà perduta poiché non potrà essere riportata nei periodi di imposta successivi.

Va ricordato che dal 2008, dopo le modifiche apportate dalla Legge n. 244/2007, non è più previsto il riporto delle perdite dai redditi dei periodi di imposta successivi, anche se ora viene auspicato che su questo punto si giunga ad una modifica della legge.

Quello che emerge da un esempio che viene proposto è che verosimilmente il periodo di imposta 2017 farà conseguire per molte imprese in contabilità semplificate un risultato negativo e tali contribuenti rischiano di dover versare più imposte nei periodi successivi non avendo la possibilità di riportare la perdita d’esercizio non scomputata nel periodo di imposta 2017.

Inoltre, gli effetti del reddito negativo del periodo 2017 si ripercuoteranno anche ai fini delle referenze bancarie poiché le imprese si troveranno a documentare redditi negativi, utile per l’ISEE e tutti gli altri casi in cui viene preso a riferimento il reddito ai fini fiscali.

Ma c’è di più, visto che anche confrontando le imposte a debito, probabilmente il regime di cassa per le imprese con rimanenze significative risulterà non conveniente anche se questo aspetto negativo si potrebbe verificare nel primo anno di passaggio al nuovo regime.

Pertanto, è necessario andare a valutare, caso per caso, se all’azienda non convenga optare per il regime di competenza, e quindi impegnandosi per il triennio alla tenuta della contabilità ordinaria, piuttosto che rientrare nel regime naturale di cassa ed azzerare, in pratica, il valore delle rimanenze che come abbiamo visto incide sostanzialmente sulla situazione reddituale e sulle imposte.

PASSAGGI DI REGIME

La regolamentazione del passaggio da contabilità semplificata a ordinaria e viceversa è disciplinata dall’articolo 1, comma 19 della Legge n. 232/2016.

E’ previsto che in tali ipotesi i ricavi, i compensi e le spese che hanno già concorso alla formazione del reddito, in base alle regole del regime di determinazione del reddito d’impresa adottato, non assumono rilevanza nella determinazione del reddito degli anni successivi.

Analoga considerazione riguarda, per il periodo di imposta 2016, il trattamento dei componenti positivi e negativi che abbiano già concorso a determinare il reddito secondo il principio di competenza e che siano conseguiti o sostenuti nel 2017 o nei periodi di imposta successivi.

SCELTA DEL REGIME CONTABILE

I contribuenti che riterranno di svincolarsi dall’applicazione del regime di cui all’articolo 66 del TUIR avranno quale unica alternativa quella di optare per il regime di contabilità ordinaria.

Non è infatti consentita l’applicabilità del regime delle imprese minori ed il mantenimento del principio di competenza.

L’unico regime applicabile per le imprese minori è quello di cassa, salvo la possibilità di applicare un criterio di determinazione del reddito sulla base della data di registrazione in contabilità dei documenti.

Si tenga conto che se il contribuente decide di optare per il regime ordinario, ai sensi dell’articolo 18 comma 8 del D.P.R. n. 600 del 1973, l’opzione ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale è esercitata l’opzione e fino a quando non è revocata e, in ogni caso, per il periodo stesso e per i due successivi.

I RIFLESSI PER LE SOCIETÀ PROFESSIONALI

Le modifiche assumeranno rilievo anche per i professionisti per gli effetti che avranno sulle società professionali (costituite non sotto forma di società di capitali) di cui all’articolo 10 della Legge 183/2011 e dal Decreto del Ministero della Giustizia n. 34 dell’8 febbraio 2013 adottato in attuazione della medesima.

Ricordiamo, infatti, che l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tali società non costituiscono un genere autonomo con causa propria, ma appartengono alle società tipiche disciplinate dai titoli V e VI del libro V del codice civile e, pertanto, sono soggette integralmente alla disciplina legale del modello societario prescelto.

Per conseguenza, anche ad esse si applicano le previsioni del TUIR in materia di classificazione dei redditi ed in particolare che ai sensi del comma 3 dell’articolo 6 i redditi delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l'oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi.

Pertanto, ai fini della qualificazione del reddito prodotto dalle STP, non assume alcuna rilevanza, pertanto, l'esercizio dell'attività professionale, risultando a tal fine determinante il fatto di operare in una veste giuridica societaria (Consulenza giuridica n. 954-55/2014 16 ottobre 2014 della Direzione Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate).

Tale interpretazione ha frenato la scelta delle società professionali proprio perché in tale ipotesi i professionisti non potevano determinare il reddito applicando il regime di cassa previsto per i lavoratori autonomi.

Le modifiche all’articolo 66 del TUIR, fermo restando la classificazione del reddito di impresa anche per le società professionali, consentono la determinazione del reddito per le società di persone applicando il principio di cassa.

ACCESSO AL REGIME E CONTABILITÀ

Il regime delle imprese minori di cui all’articolo 66 del TUIR è un regime naturale ed è applicabile, secondo quanto previsto dall’articolo 18 del D.P.R. n. 600/1973, ai soggetti di seguito indicati, con ricavi percepiti in un anno intero, ovvero conseguiti nell’ultimo anno di applicazione dei criteri previsti dall’articolo 109, comma 2, del TUIR, non abbiano superato l’ammontare di 400.000 euro per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi, ovvero di 700.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attività:

- imprenditori individuali;

- società in nome collettivo;

- società in accomandita semplice;

- società ad esse equiparate.

Tale regime si applica anche nei periodi di imposta successivi se i predetti limiti non vengono superati.

Il citato articolo 18 del D.P.R. n. 600/1973 è stato sostituito dall’art. 1, comma 22 della Legge n. 232/2016 e prevede, rispetto alla versione previgente, il riferimento al principio di cassa anche ai fini della verifica dei limiti di accesso al regime per le imprese minori.

Il comma 11 del medesimo art. 18 prevede, infatti, che si assumono come ricavi conseguiti nel periodo d’imposta le somme incassate registrate nei registri contabili previsti.

Nel caso di inizio di attività nel corso dell’anno, se il contribuente presume di percepire ricavi per un ammontare, ragguagliato ad un anno, non superiore ai limiti previsti, possono, per il primo anno, tenere la contabilità semplificata.

Per quanto concerne la tenuta della contabilità, ferme restando l’esonero dalla tenuta delle scritture previste dal codice civile, è previsto che le imprese devono annotare cronologicamente:

- in un apposito registro i ricavi percepiti e gli altri componenti positivi di reddito;

- in un altro registro con riferimento alla data di pagamento, le spese sostenute e gli altri componenti negativi di reddito nell’esercizio.

In tali registri per ciascun incasso e spesa occorre indicare i dati previsti al comma 2 del citato articolo 18.

Sono validi ai fini dell’obbligo i registri tenuti ai fini IVA a condizione che vengano iscritte separate annotazioni delle operazioni non soggette a registrazione IVA.

In tal caso, se l’incasso o il pagamento non sia avvenuto nell’anno di registrazione, nei registri deve essere riportato l’importo complessivo dei mancati incassi o pagamenti con indicazione delle fatture cui le operazioni si riferiscono.

Al momento in cui vengono incassati o pagati, i ricavi percepiti e i costi sostenuti devono essere annotati separatamente nei registri stessi, indicando il documento contabile già registrato ai fini IVA.

CRITERIO DELLA REGISTRAZIONE

Il comma 5 dell’art. 18 prevede che i contribuenti possono optare, con vincolo per almeno un triennio, per la tenuta dei registri IVA senza annotazione degli incassi e pagamenti, fermo restando l’obbligo della separata annotazione delle operazioni non soggette a registrazione ai fini IVA.

In tal caso, si presume che la data di registrazione dei documenti nei registri IVA coincida con quella in cui è intervenuto il relativo incasso o pagamento.

PROVVEDIMENTO ATTUATIVO

L’articolo 1, comma 23 della Legge di Bilancio 2017 prevede che possono essere adottate disposizioni attuative con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

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12) Corte Ue: ok al regime del margine sulle cessioni di pezzi di ricambio

I pezzi usati delle auto, smontati dai demolitori e rivenduti come ricambi, costituiscono a tutti gli effetti “beni d’occasione”. Per conseguenza, rientrano nell’applicazione del regime del margine. Inoltre, i titolari di diritti di riproduzione non effettuano alcuna prestazione di servizi, rilevante ai fini Iva, nei confronti dei produttori di apparecchi di registrazione e riproduzione, dai quali le società di gestione collettiva dei diritti d’autore riscuotono canoni sulla vendita di tali apparecchi. Sono queste le conclusioni a cui è pervenuta il 18 gennaio 2017 la Corte di Giustizia con due diverse sentenze relative rispettivamente alle cause C-471/15 e C-37/16, fornendo dei chiarimenti puntuali riguardo le due macro-aree di operazioni imponibili ai fini Iva: cessioni di beni e prestazioni di servizi.

La controversia esaminata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea vede protagonisti un’impresa di riciclaggio di automobili, la cui attività principale consiste nella commercializzazione di pezzi usati di automobili, e l’Amministrazione fiscale danese in ordine all’applicabilità del regime d’imposizione del margine alla vendita di pezzi provenienti da autoveicoli fuori uso destinati a essere venduti come pezzi di ricambio.

L’acquisto da parte di tale impresa di veicoli fuori uso viene effettuato presso privati e compagnie di assicurazione. Né i privati né le compagnie di assicurazione dichiarano l’Iva sulle vendite realizzate. Nella sua decisione il giudice ha precisato cha la questione sottoposta alla Corte Ue riguarda soltanto la qualificazione dei pezzi usati provenienti da veicoli che la stessa impresa ha acquistato da privati.

La demolizione di un veicolo fuori uso dà diritto a un contributo di rottamazione versato dal ministero dell’Ambiente all’ultimo proprietario del veicolo iscritto nel registro nazionale dei veicoli. La finalità di tale regime è quella di incentivare i proprietari a garantire che il veicolo venga rottamato in modo ecocompatibile. La riscossione del contributo di rottamazione spetta ai proprietari di tali veicoli, e non più all’impresa.

I pezzi provenienti da autoveicoli fuori uso devono essere considerati “beni d’occasione” ai sensi dell’articolo 311, paragrafo 1, punto 1, della direttiva 2006/112, con la conseguenza che le cessioni di tali pezzi effettuate da soggetti passivi-rivenditori sono assoggettate all’applicazione del regime del margine, coerentemente con quanto disposto dall’articolo 313, paragrafo 1, di tale direttiva.

A tal riguardo, per quanto attiene al regime del margine, la Corte Ue osserva che, ai sensi dell’articolo 315, secondo comma, della direttiva 2006/112, il margine del soggetto passivo-rivenditore è pari alla differenza tra il prezzo di vendita chiesto dal soggetto passivo-rivenditore per il bene e il prezzo di acquisto. La mancata applicazione di tale regime ai pezzi di ricambio prelevati su autoveicoli fuori uso acquistati da privati sarebbe contrario all’obiettivo del regime speciale del margine, il quale è finalizzato ad evitare la doppia imposizione e le distorsioni di concorrenza tra soggetti passivi nel settore dei beni d’occasione.

Vincenzo D’Andò