La corretta applicazione dell’IVA sulla stufa a pellet

di Massimo Pipino

Pubblicato il 23 gennaio 2017



con questa FAQ rispondiamo al quesito di un lettore: come classificare correttamente , ai fini IVA, un intervento consistente nella posa in opera di una stufa a pellet e di pannelli fotovoltaici in un immobile residenziale?

faq-ctPer dare una risposta compiuta al quesito che ci è stato posto occorre innanzitutto individuare con certezza quale sia la tipologia dell’intervento secondo quanto viene disposto dall’articolo 3, comma 1, del D.P.R. n. 380 del 2001, altrimenti noto come “Testo Unico dell’Edilizia”. La norma in parola così recita:

Articolo 3 (L) - Definizioni degli interventi edilizi

1. Ai fini del presente testo unico si intendono per

a) "interventi di manutenzione ordinaria", gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;

b) "interventi di manutenzione straordinaria", le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso. Nell'ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l'originaria destinazione d'uso;(lettera così modificata dall'articolo 17, comma 1, lettera a) della Legge n. 164 del 2014)

c) "interventi di restauro e di risanamento conservativo", gli interventi edilizi rivolti a conservare l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano destinazioni d'uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio;

d) "interventi di ristrutturazione edilizia", gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l’eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica nonché quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza. Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell'edificio preesistente” (lettera così modificata dal Decreto Legislativo n. 301 del 2002, poi dall'articolo 30, comma 1, lettera a) della Legge n. 98 del 2013.

Da una accurata lettura del testo è possibile dedurre che l’intervento di cui in epigrafe può essere rubricato come manutenzione straordinaria rientrando in quanto indicato dall’articolo 3, comma 1, lettera b) del citato D.P.R. n. 380/2001.

Una volta individuata la tipologia di intervento resta da chiarire quale sia il regime IVA cui l’intervento è sottoposto. In proposito è necessario fare riferimento all’articolo 7, comma 1, lettera b) della Legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Legge Finanziaria per l’anno 2000) che ha fissato al 10%, per l’anno 2000 (l’agevolazione è stata prorogata successivamente fino a tutto il 2009), l’aliquota IVA applicabile alle fatturazioni derivanti da contratti d’appalto finalizzati alla realizzazione di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su immobili a prevalente destinazione abitativa. Mentre la Legge n. 203 del 22 dicembre 2008 (Legge Finanziaria per il 2009) ha disposto a regime che l’aliquota IVA applicabile alle prestazioni relative alla realizzazione, su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, degli interventi di recupero di cui alle lettere a), b), c) e d) della Legge n. 457 del 5 agosto 1978, così come recepita dal D.P.R. n. 380/2001, e cioè rispettivamente di interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, sia quella agevolata con aliquota del 10%. La norma fa espressamente salve le disposizioni più favorevoli già previste, in materia di IVA, per gli interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia - lettere c) e d) della Legge n. 457/1978 - per i quali si continua ad applicare l’aliquota IVA del 10% per interventi effettuati su qualsiasi tipo di immobile.

La portata innovativa della norma riguarda in sostanza gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria effettuati su immobili a prevalente destinazione abitativa ai quali si applica a regime l’aliquota IVA del 10% anziché del 22%. L’agevolazione riguarda la prestazione di servizi complessivamente intesa, per cui si estende anche alle materie prime, ai semilavorati e agli altri beni necessari per i lavori a condizione che tali “beni” non costituiscano una parte “significativa” del valore delle cessioni effettuate nel quadro dell’intervento. Per i beni che invece costituiscono una parte significativa del detto valore l’aliquota ridotta si applica fino a concorrenza della differenza tra il valore complessivo dell’intervento di recupero e quello dei medesimi beni. Tali beni, identificati tassativamente dal decreto del 29 dicembre 1999 del Ministero delle Finanze e dalla circolare del Ministero delle Finanze n. 247/E del 29 dicembre 1999, sono:

- ascensori e montacarichi;

- infissi esterni ed interni;

- caldaie;

- videocitofoni;

- apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria;

- sanitari e rubinetteria da bagno;

- impianti di sicurezza.

Pertanto, per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, quali quelli citati in epigrafe, l’aliquota del 10% si applica:

1) sull’intero valore della prestazione se i beni “significativi” (come sopra individuati) non superano il 50% del valore complessivo della prestazione

(Esempio. Valore complessivo delle prestazioni 100. Valore dei beni significativi 30. L’IVA al 10% si applica sull’intero valore della prestazione: 100)

2) se l’importo dei beni significativi supera il 50% del valore complessivo della prestazione l’IVA al 10% si applicherà:

  • sia sull’importo della prestazione al netto del valore dei beni significativi (esempio: 100 valore complessivo della prestazione – 60 valore dei beni significativi = 40 valore netto della prestazione);

  • sia su una quota del valore dei beni significativi pari al valore della prestazione netta come sopra determinata (cioè su 40);

  • solo sul residuo (20) verrà applicata l’aliquota ordinaria.

In conclusione:

A) valore complessivo della prestazione 100

B) valore dei beni significativi 60

C) valore netto della prestazione (A-B)100 – 60 = 40

D) quota parte beni significativi uguale al valore netto della prestazione (=C) 40 IVA aliquota ridotta 10% su 80 ( C+D)

IVA aliquota ordinaria (22%) su 20 (A-C-D)

Qualora nell’intervento vengano utilizzati beni significativi in fattura deve distintamente essere indicato:

  • il corrispettivo del servizio al netto del valore di detti beni;

  • la parte del valore dei beni stessi cui è applicabile l’aliquota ridotta del 10%;

  • l’eventuale parte soggetta ad aliquota ordinaria.

La locuzione utilizzata dalla norma “fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata” ricomprende:

  • singole unità immobiliari a destinazione abitativa ( categorie catastali da A1 ad A11, escluso A10), a prescindere dall’effettivo utilizzo, e relative pertinenze;

  • interi fabbricati con più del 50% della superficie dei piani sopra terra destinati ad abitazione privata (non è necessario che ricorra l’altra condizione richiesta dalla legge n. 408 del 1949 – c.d. Tupini - ossia che la superficie destinata a negozi non ecceda il 25% della superficie dei piani sopra terra).

Con la circolare del 7 aprile 2000, n.71/E del Ministero delle Finanze sono state fornite fornite ulteriori precisazioni sull’applicazione dell’articolo 1, comma 1, lettera b) della Legge 23 dicembre 1999, n.488. Con riferimento agli immobili che fruiscono dell’agevolazione si precisa che la riduzione di aliquota si applica:

  • agli interventi eseguiti su immobili accatastati come abitazioni (da A/1 a A/11, con esclusione degli A/10) anche nell’ipotesi in cui l’edificio sia a prevalente destinazione non abitativa ;

  • agli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici a prevalente destinazione abitativa, intendendosi per tali quelli nei quali oltre il 50% della superficie sopra terra sia destinata ad uso abitativo privato. Restano esclusi gli interventi eseguiti su unità immobiliari a destinazione non abitativa ancorché facenti parte di edifici a prevalente destinazione abitativa;

  • agli interventi di manutenzione ordinaria (e straordinaria) eseguiti su edifici di edilizia residenziale pubblica a prevalente destinazione abitativa. Infatti, il riferimento agli edifici "a prevalente destinazione abitativa privata" non è riferito alla natura pubblica o privata del possessore dell’immobile, ma alla circostanza che questo venga adibito a dimora di soggetti privati;

  • agli interventi di manutenzione ordinaria (e straordinaria) eseguiti su edifici assimilati alle case di abitazione non di lusso che costituiscono stabili residenze per collettività (orfanotrofi, ospizi, brefotrofi, conventi) ;

  • agli interventi eseguiti sulle pertinenze delle abitazioni anche se le stesse sono situate in un edificio non a prevalente destinazione abitativa.

Per quel che concerne la tipologia di interventi agevolati viene precisato che tra gli interventi di manutenzione ordinaria rientrano anche le piccole riparazioni eseguite sul fabbricato e sui relativi impianti tecnologici e le prestazioni di manutenzione obbligatoria per gli impianti elevatori e di riscaldamento.

In ordine alle operazioni agevolate, la circolare precisa che l’agevolazione si applica non solo per i contratti di appalto ma anche per i contratti d’opera o altri accordi negoziali.

Non rientrano, invece, nell’agevolazione le prestazioni professionali (es. spese di progettazione e per consulenza e perizie tecniche). Tenuto conto, poi, che l’agevolazione introdotta a partire dal 2000 dall’articolo 7 della Legge 488/99 si applica solo nei confronti dei consumatori finali della prestazione, la circolare n.71/E precisa che il beneficio della riduzione dell’IVA al 10% non si applica alle operazioni che configurano fasi intermedie nella realizzazione dell’intervento, cioè alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi rese nei confronti dell’appaltatore o del prestatore d’opera (es. subappalto). Tali beni e servizi verranno assoggettati all’aliquota del 10% nella successiva fase del riaddebito al committente, in quanto confluiranno nel corrispettivo complessivo dell’intervento di recupero agevolato.

In considerazione, poi, della ratio dell’agevolazione, l’Amministrazione finanziaria precisa che l’aliquota IVA ridotta compete anche nell’ipotesi in cui l’intervento di recupero si realizzi mediante cessione con posa in opera di un bene, in quanto l’apporto della manodopera assume un particolare rilievo ai fini della qualificazione dell’operazione.

Per quanto attiene ai beni significativi individuati nel decreto del Ministero delle finanze 29 dicembre 1999, il limite di applicabilità della riduzione dell’IVA al 10% (sino a concorrenza del valore della manodopera e degli altri materiali non significativi) non si riferisce anche alle singole parti o pezzi staccati che li compongono (es. bruciatori di una caldaia), sempreché tali componenti vengano forniti nell’ambito di una prestazione di servizi avente ad oggetto un intervento di recupero agevolato.

Sempre in ordine ai beni significativi, viene precisato che, agli effetti dell’IVA, il corrispondente valore è costituito dall’ammontare dei corrispettivi dovuti al cedente o al prestatore secondo le condizioni contrattuali (articolo 13 del D.P.R. n. 633/72). La circolare ministeriale si sofferma anche sulle modalità di fatturazione degli interventi agevolati, precisando che il prestatore che realizza l’intervento di recupero agevolato deve indicare in fattura oltre al servizio oggetto della prestazione anche il valore dei beni significativi. I suddetti dati devono essere evidenziati in fattura anche nel caso in cui dal calcolo risulti che l’intero valore del bene significativo deve essere assoggettato all’aliquota ridotta. In caso di pagamento di acconti, se la realizzazione dell’intervento di recupero comporta anche la fornitura di beni significativi, l’importo di tali beni dovrà essere indicato in ciascuna fattura di acconto nella quota percentuale corrispondente alla parte di corrispettivo pagata.

Da quanto sino ad ora esposto risulta evidente che in riferimento agli interventi citati in epigrafe l’aliquota IVA applicabile alle fatture derivanti da contratti d’appalto finalizzati all’esecuzione dei citati interventi di manutenzione ordinaria sarà quella agevolata del 10% prevista dall’articolo 7, comma 1, lettera b) della Legge 23 dicembre 1999, n. 488 e succ.modif. tenendo conto dell’incidenza dei beni significativi forniti.

23 Gennaio 2017

Massimo Pipino