Diario quotidiano del 9 gennaio 2017: tantissimi gli aggiornamenti del periodo…tra i tanti: auto aziendali, tariffe Aci aggiornate

Pubblicato il 9 gennaio 2017



1) Distributori automatici di beni e servizi: ulteriori chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate
2) Disponibile la bozza del “Modello Redditi 2017 Sp”, sostituisce il “Modello Unico Sp 2017”
3) Credito imposta investimenti al Sud per i totem digitali
4) Credito di imposta in ricerca e sviluppo: spese sostenute per “test e prove di laboratorio”
5) Dichiarazione d’intento per gli esportatori abituali: regole per l’uso del nuovo e del vecchio modello
6) OIC pubblica i principi contabili nazionali aggiornati
7) Auto aziendali: tariffe Aci aggiornate in G.U.
8) Bonus per i sistemi di videosorveglianza: decreto in G.U.
9) Ecco i rimborsi erogati dall’Agenzia delle Entrate nel 2016
10) Antiriciclaggio: per i commercialisti invio delle Sos attraverso il C.N.
11) Quote rosa PA: protocollo d’intesa Commercialisti – DPO
12) Dichiarazioni Iva 2017: on line le bozze dei modelli per il periodo d’imposta 2016
13) Gli accordi di consolidamento consentono di giungere alla prededuzione delle perdite
14) Software che assiste i professionisti con le pratiche di aggiornamento catastale
15) Valutazione aziende in crisi: Documento del Cndcec
16) Controlli automatizzati da 36-bis: istituiti nuovi codici tributo
Indice: 1) Distributori automatici di beni e servizi: ulteriori chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 2) Disponibile la bozza del “Modello Redditi 2017 Sp”, sostituisce il “Modello Unico Sp 2017” 3) Credito imposta investimenti al Sud per i totem digitali 4) Credito di imposta in ricerca e sviluppo: spese sostenute per “test e prove di laboratorio” 5) Dichiarazione d’intento per gli esportatori abituali: regole per l’uso del nuovo e del vecchio modello 6) OIC pubblica i principi contabili nazionali aggiornati 7) Auto aziendali: tariffe Aci aggiornate in G.U. 8) Bonus per i sistemi di videosorveglianza: decreto in G.U. 9) Ecco i rimborsi erogati dall’Agenzia delle Entrate nel 2016 10) Antiriciclaggio: per i commercialisti invio delle Sos attraverso il CN 11) Quote rosa PA: protocollo d’intesa Commercialisti – DPO 12) Dichiarazioni Iva 2017: on line le bozze dei modelli per il periodo d’imposta 2016 13) Gli accordi di consolidamento consentono di giungere alla prededuzione delle perdite 14) Software che assiste i professionisti con le pratiche di aggiornamento catastale 15) Valutazione aziende in crisi: Documento del Cndcec 16) Controlli automatizzati da 36-bis: istituiti nuovi codici tributo *** 1) Distributori automatici di beni e servizi: ulteriori chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate I distributori automatici di biglietti di trasporto e sosta sono esclusi dall’obbligo di memorizzazione elettronica e invio telematico dei corrispettivi previsto dal Dlgs 127/2015 (come modificato dal Dl n. 193/2016), poiché non erogano alcun servizio ma soltanto un attestato di pagamento con valore fiscale. È questo il principale chiarimento della risoluzione n. 116/E del 21 dicembre 2016, con cui l’Agenzia delle Entrate ha fornito anche ulteriori indicazioni sulle caratteristiche tecniche di cui devono essere dotate le vending machine e chiarisce che per i gestori di distributori privi delle caratteristiche descritte nel provvedimento del 30 giugno 2016 il 1° aprile 2017 non scatterà alcun obbligo, salvo nuovi provvedimenti del direttore. Evoluzione dei distributori, non solo bibite e snack In base al Dl n. 193/2016, dal 1° aprile 2017 i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici sono tenuti alla memorizzazione elettronica e alla trasmissione telematica dei corrispettivi. L’Agenzia chiarisce che non sono distributori automatici, ad esempio, i tradizionali distributori meccanici di palline contenenti piccoli giochi per bambini, privi di allacciamento elettrico e di una scheda elettronica che memorizza le somme incassate. Allo stesso modo sono esclusi dall’obbligo di memorizzazione e trasmissione gli apparecchi che non erogano beni o servizi ma solo l’attestazione (nel caso avente valore di certificazione fiscale) di servizi resi in altro modo, come avviene, ad esempio, per i pedaggi autostradali e le biglietterie automatiche per il trasporto e la sosta. Il documento delle Entrate segue il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 giugno scorso, con il quale sono state definite le regole tecniche per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi derivanti dall’utilizzo delle vending machine nell’ambito dell’attività commerciale dei gestori. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 240 del 21 dicembre 2016) ****** 2) Disponibile la bozza del “Modello Redditi 2017 Sp”, sostituisce il “Modello Unico Sp 2017” Modello Redditi 2017 Società di persone, pubblicata la bozza con le novità che tiene conto della scomparsa del Modello unificato, causa obbligo di presentare le dichiarazioni annuali fiscali separatamente. Altra novità: C’è più tempo per la dichiarazione integrativa a favore. Disponibile, a partire dal 5 gennaio 2017, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, la bozza di dichiarazione Redditi SP (scompare, quindi, la dicitura “Modello Unico”) da utilizzare per il periodo d’imposta 2016 con le relative istruzioni. Fanno il loro ingresso nel nuovo modello l’agevolazione Branch exemption, il bonus domotica e un’imposta sostitutiva in caso di assegnazione o cessione dei beni ai soci. A partire da quest’anno il nome del modello è stato modificato in Redditi SP 2017 poiché la dichiarazione Iva non può più essere presentata in forma unificata insieme alla dichiarazione dei redditi. Come cambia la disciplina dei costi “black list” Tra le novità viene prevista l’abrogazione della disciplina di indeducibilità parziale per le spese e gli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata. Nei quadri di determinazione del reddito d’impresa (quadro RF e quadro RG), pertanto, sono stati eliminati i righi relativi a queste spese e a questi componenti negativi. Agevolazione Branch exemption Da quest’anno le società di persone possono optare per l’esenzione degli utili e delle perdite attribuibili a tutte le proprie stabili organizzazioni all’estero. Per le stabili organizzazioni già esistenti occorre indicare in dichiarazione i redditi e le perdite attribuibili a ciascuna di esse nei cinque periodi d’imposta antecedenti a quello in cui l’opzione ha avuto effetto. Bonus domotica Sono detraibili nella misura del 65% le spese sostenute dalla società, da imputare ai soci, per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento, di produzione di acqua calda, di climatizzazione delle unità abitative, volti ad aumentare la consapevolezza dei consumi energetici da parte degli utenti e a garantire un funzionamento efficiente degli impianti. Assegnazioni o cessioni dei beni ai soci Le società che assegnano o cedono ai soci beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa possono applicare un’imposta sostitutiva dell’Irpef e dell’Irap sulla differenza tra il valore normale dei beni assegnati o, in caso di trasformazione, quello dei beni posseduti all’atto della trasformazione, e il loro costo fiscalmente riconosciuto. Rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni Anche per quest’anno le società di persone possono rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni, risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2015, mediante il versamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap e di eventuali addizionali; questa facoltà è consentita anche ai contribuenti che intendono riallineare i valori dei medesimi beni. È possibile, inoltre, affrancare il saldo attivo di rivalutazione o la riserva da riallineamento. Agevolazione c.d. “ACE” (aiuto alla crescita economica) Sono state recepite le novità introdotte dalla legge di bilancio per il 2017 che hanno modificato le modalità di determinazione dell’agevolazione riconosciuta alle imprese individuali, alle società in nome collettivo ed a quelle in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria, equiparandole a quelle previste per le società di capitali e per gli enti commerciali. Più tempo per inviare la dichiarazione integrativa a favore L’articolo 5 del decreto legge n. 193/2016 ha esteso il termine entro cui il contribuente può presentare la dichiarazione in proprio favore, equiparandola, sotto tale profilo, alla dichiarazione integrativa in favore dell’Amministrazione, ovvero entro i termini stabiliti dall’articolo 43 del DPR n. 600/1973. Nel riquadro “Tipo di dichiarazione” del frontespizio è stata, pertanto, eliminata la casella “Dichiarazione integrativa a favore”, poiché, nel caso di presentazione di una dichiarazione integrativa, non occorre più segnalare se si tratta di integrativa a favore o a sfavore. Il nuovo termine è applicabile anche alle dichiarazioni integrative di annualità pregresse per le quali non siano ancora decorsi i termini di decadenza per l’accertamento con la conseguente eliminazione del prospetto “Errori contabili” del quadro RS. L’articolo 5 del decreto legge n. 193/2016 stabilisce inoltre che nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è presentata la dichiarazione integrativa a favore è indicato il credito derivante dal minor debito o dal maggiore credito risultante dalla dichiarazione integrativa. A tal fine è stato introdotto il nuovo quadro DI. (Agenzia delle entrate, comunicato stampa n. 5 del 5 gennaio 2017) ****** 3) Credito imposta investimenti al Sud per i totem digitali Credito imposta investimenti al Sud anche per totem digitali “fuori sede” Considerati strutture periferiche connesse agli elaboratori principali posti nell’azienda, questa sì, allocata in zona favorita, sono riconosciuti acquisti fiscalmente agevolati Sono agevolabili, ai sensi dell’articolo 1, commi da 98 a 108, della legge 208/2015, gli investimenti in “totem” digitali, anche se installati presso gli esercizi commerciali situati al di fuori delle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 118/E del 22 dicembre 2016, emessa in occasione della risposta all’interpello posto da un contribuente che opera nel campo delle fidelizzazioni con concorsi e operazioni a premio. Per svolgere la propria attività, la società istante, oltre alla strumentazione informatica (elaboratori e server) situata in sede, ha collocato, in comodato presso gli esercizi commerciali che partecipano alla promozione, suoi “pos” (point of sale) e distribuito, tramite gli stessi esercizi, tessere magnetiche o con chip, necessarie alla raccolta punti del cliente finale. L’interpellante intende ora introdurre, negli esercizi commerciali con cui lavora, un nuovo strumento che rappresenta l’evoluzione tecnologica del pos. Il “totem” digitale è, infatti, un terminale informativo multimediale costantemente interconnesso in rete con il sistema aziendale centrale che ne controlla l’operatività, in assenza della quale risulta impossibile il suo funzionamento. Il collegamento telematico costante consente al totem, ubicato presso l’esercizio commerciale, di far transitare, dal punto vendita ai server aziendali, i punti che il consumatore acquisisce in relazione alla spesa effettuata e alla promozione posta in essere dal commerciante. In sostanza, grazie al totem, un consumatore, cliente di un esercizio commerciale che sta mettendo in essere la campagna di fidelizzazione, accostando la tessera punti al totem, si vedrà caricati i punti della stessa, utili per ottenere i premi previsti. Aspetto essenziale della questione posta dall’interpellante è che i totem digitali, beni oggetto d’investimento, vengono posizionati al di fuori della sede aziendale, negli esercizi commerciali che partecipano alla promozione. Come noto, il già citato articolo 1, commi 98-108, della legge 208/2015, ha introdotto un credito d’imposta a favore delle imprese che, a decorrere dal 1° gennaio 2016, e fino al 31 dicembre 2019, effettuano l’acquisizione di beni strumentali nuovi (impianti, macchinari e attrezzature varie), facenti parte di un progetto d’investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo. Detto credito d’imposta compete nella misura massima del: -20% per le piccole imprese -15% per le medie imprese -10% per le grandi imprese. I soggetti che intendono avvalersi dell’agevolazione sono tenuti a effettuare un’apposita comunicazione per la fruizione del credito d’imposta, a decorrere dal 30 giugno 2016, e fino al 31 dicembre 2019, utilizzando il modello approvato con il provvedimento 45080/2016 del direttore dell’Agenzia delle Entrate. Nel caso oggetto dell’interpello, i terminali (totem digitali) verrebbero collocati anche al di fuori delle zone individuate dalla disciplina agevolativa, seppure il sistema centrale (elaboratori) sia installato nella sede sociale dell’istante, quindi, nel territorio individuato dalla normativa quale zona geografica ove effettuare gli investimenti agevolabili. Su questo punto, l’Amministrazione finanziaria ritiene che, anche in conformità a quanto già illustrato per un’analoga agevolazione (cfr risoluzione 9/E del 2002), considerato lo stretto vincolo di connessione funzionale tra totem digitali ed elaboratori posti in sede, l’investimento in totem digitali contribuisce alla crescita della struttura produttiva situata nel territorio agevolato indipendentemente dal luogo in cui gli apparecchi terminali sono installati. I totem digitali, infatti, possono essere considerati come mere diramazioni della struttura produttiva aziendale, a cui sono strettamente correlati, a prescindere dalla presenza fisica degli stessi in azienda. Tenuto conto che la struttura produttiva, nel caso di specie, costituita dagli elaboratori, facente capo all’istante, è situata in una delle zone individuate dalla norma in cui allocare gli investimenti agevolabili, l’Agenzia è dell’avviso che l’investimento prospettato sia da ritenersi agevolabile. Il totem digitale, infatti, così come evidenziato nella citata risoluzione, rappresenta un terminale destinato alla raccolta dei dati relativi alle transazioni commerciali e per il suo funzionamento è inserito in un circuito telematico che lo collega, in modo costante e strettamente funzionale, agli elaboratori posti in azienda. Anche nel caso prospettato, quindi, sono gli elaboratori e i server posti in azienda a gestire e lavorare tutte le informazioni raccolte dal totem, che, non essendo dotato di autonomia propria, risulterebbe inutile in assenza del circuito aziendale a cui è collegato. Si può parlare, pertanto, di strutture periferiche interconnesse agli elaboratori principali posti in azienda. ****** 4) Credito di imposta in ricerca e sviluppo: spese sostenute per “test e prove di laboratorio” Ok a test e prove di laboratorio per il credito d’imposta in R&S I costi sono assimilabili alle esternalizzazioni “extra muros”, lavori di studio commissionati a terzi, per i quali spetta nella misura del 50 per cento delle spese documentabili L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 119/E del 22 dicembre 2016, ha considerato eleggibili al credito di imposta in ricerca e sviluppo - introdotto dall’articolo 3 del Dl 145/2013 (legge di conversione 9/2014) - le spese sostenute per “test e prove di laboratorio”. Il documento di prassi fornisce chiarimenti in merito sia alla corretta qualificazione dell'attività consistente in "test e prove di laboratorio", sia alla classificazione dei relativi costi tra le tipologie indicate dall'articolo 3, comma 6, del predetto decreto legge. Il citato articolo 3 riconosce, infatti, un credito di imposta a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2014 e fino a quello in corso al 31/12/2019. Tale agevolazione spetta nella misura ordinaria del 25% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015. Tuttavia l’agevolazione è elevata al 50% per le spese relative all’assunzione di personale altamente qualificato e per quelle relative a contratti di ricerca cosiddetti extra-muros (contratti stipulati con Università, enti di ricerca ed altre imprese, comprese le start-up innovative). Nel caso esaminato si chiedeva di conoscere se i test e le prove di laboratorio commissionati a terzi potessero essere qualificati come attività di ricerca e sviluppo e, in caso affermativo, a quale tipologia di costi potessero essere assimilati. Trattandosi, per quanto riguarda il primo quesito, di una problematica concernente l’ambito oggettivo di applicazione della misura agevolativa, è stato necessario acquisire il parere del ministero dello Sviluppo economico. Questo si è espresso in senso favorevole al contribuente, riconoscendo che “... i test e le prove di laboratorio delle “mescole e prodotti in gomma” sviluppati dall’interpellante sono parte inscindibile del percorso di ricerca industriale che ha condotto alla realizzazione degli stessi ‘mescole e prodotti in gomma’ e, come essi, dovrebbero probabilmente rientrare tra le attività di ricerca ammissibili ai sensi dell’articolo 3, comma 4, lettera b) del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145”. Per quanto riguarda invece il secondo quesito, ovvero la corretta classificazione dei relativi costi, l’Agenzia ha ritenuto - condividendo l’orientamento espresso dal Mise - che i medesimi rientrino tra i costi eleggibili, ai sensi dell’articolo 3, comma 6, lettera c), del menzionato decreto legge, in quanto riferiti ad attività assimilabili alle esternalizzazioni “extra muros”, ovvero ad attività di ricerca commissionate a terzi, per le quali spetta un credito d’imposta elevato nella misura del 50% delle spese documentabili. ****** 5) Dichiarazione d’intento per gli esportatori abituali: regole per l’uso del nuovo e del vecchio modello Per le dichiarazioni d’intento relative alle operazioni di acquisto da effettuare a partire dal 1° marzo 2017 sarà necessario utilizzare il nuovo modello approvato il 2 dicembre 2016, mentre fino al 28 febbraio 2017 occorre usare quello attualmente vigente. Il vecchio modello di dichiarazione resta tuttavia valido anche per le operazioni di acquisto che saranno effettuate dopo il 1° marzo, a patto che siano stati compilati il campo 1 o il campo 2 e non i campi 3 e 4 (“operazioni comprese nel periodo da”). Se invece questi ultimi sono stati valorizzati con l’indicazione del periodo, la dichiarazione vale solo per le operazioni fino al 28 febbraio e bisognerà presentarne una nuova per gli acquisti successivi a questa data. Attenzione all’importo complessivamente fatturato senza Iva dal soggetto che riceve la dichiarazione, poiché, qualora l’esportatore voglia acquistare senza imposta per un importo superiore, sarà necessario presentare un nuovo modello ad integrazione. Sono i principali chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 120/E del 22 dicembre 2016, in risposta ai dubbi sulla transizione dal vecchio al nuovo modello, sollevati dalle associazioni di categoria. Quando il vecchio modello ha validità Le operazioni di acquisto che avverranno fino al 28 febbraio 2017 devono essere comunicate con la dichiarazione d’intento nella versione attualmente in uso. Il vecchio modello resta inoltre ok per tutto il 2017 a patto che siano stati compilati il campo 1 “una sola operazione per un importo fino ad euro” o il campo 2 “operazioni fino a concorrenza di euro”. Invece, nel caso in cui siano stati compilati i campi 3 e 4 “operazioni comprese nel periodo da”, indicando un periodo che termina oltre il 28 febbraio (ad esempio, dal 01/01/2017 al 31/12/2017), la dichiarazione sarà valida solo per le operazioni che avverranno fino a questa data. Per le operazioni di acquisto a partire dal 1° marzo 2017 occorrerà quindi presentare un’altra dichiarazione d’intento utilizzando il nuovo modello. E sul nuovo modello, attenzione agli importi Particolare attenzione deve essere riservata alla verifica dell’importo complessivamente fatturato senza Iva dal soggetto che riceve la dichiarazione, che non deve mai eccedere quanto indicato nella dichiarazione d’intento (al campo 2 della sezione “dichiarazione”). Se l’esportatore abituale, nello stesso periodo di riferimento, vuole acquistare senza Iva per un importo superiore a quello inserito nella dichiarazione d’intento presentata, ne deve produrre una nuova, indicando esclusivamente l’ulteriore ammontare rispetto a quello precedentemente riportato fino a concorrenza del quale si intende continuare ad utilizzare la facoltà di effettuare acquisti senza Iva. Come presentare il modello Gli esportatori abituali potranno presentare la nuova dichiarazione in via telematica all’Agenzia, utilizzando il software “Dichiarazione d’intento” disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it. ****** 6) OIC pubblica i principi contabili nazionali aggiornati Il 22 dicembre 2016 l’OIC ha pubblicato i Principi contabili, aggiornati a seguito delle novità introdotte dal D.Lgs. 139/2015, che recepisce la Direttiva contabile 34/2013/UE. Con la pubblicazione del Decreto Legislativo 18 agosto 2015, n. 139 sulla Gazzetta Ufficiale del 4 settembre 2015 si è completato l’iter di recepimento della direttiva 34/2013/UE. Tale decreto ha aggiornato la disciplina del codice civile in merito ai bilanci d’esercizio e la disciplina del D.lgs. 127/1991 in tema di bilancio consolidato. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha articolato il recepimento nell’ordinamento nazionale della nuova direttiva contabile in due fasi: i. la prima ha portato alla messa in consultazione nel giugno 2014 di un documento che affrontava le tematiche generali, con un particolare focus sui temi della semplificazione, degli oneri amministrativi a carico delle imprese nonché sulle altre innovazioni di più ampio respiro che si sarebbero potute introdurre per modernizzare il sistema contabile nazionale; ii. la seconda ha portato alla predisposizione di uno schema di articolato che ha tenuto conto dei commenti pervenuti e della collaborazione richiesta al riguardo all’OIC. L’art. 12 del D.lgs. 139/2015 prevede: “1. Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano ai bilanci relativi agli esercizi finanziari aventi inizio a partire da quella data. … 3. L’Organismo italiano di contabilità aggiorna i principi contabili nazionali di cui all’articolo 9-bis, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, sulla base delle disposizioni contenute nel presente decreto”. Alla luce della ristretta tempistica individuata dal citato decreto che ha previsto l’applicazione delle nuove disposizioni ai bilanci relativi agli esercizi aventi inizio a partire dal 1° gennaio 2016 (nella normalità dei casi bilanci chiusi al 31 dicembre 2016), l’OIC ha concentrato la propria attività, prioritariamente, nell’esame degli istituti introdotti dalla nuova legge aventi un impatto innovativo importante rispetto alla previgente disciplina. La scala delle priorità è stata ampiamente discussa con gli stakeholders e in più occasioni l’OIC ha commentato pubblicamente il proprio piano dei lavori. Ci si è quindi concentrati sui principi contabili interessati dall’introduzione del costo ammortizzato per l’iscrizione dei crediti, dei debiti e dei titoli di debito, dalla valutazione al fair value dei derivati, dall’eliminazione dei costi di ricerca e pubblicità tra gli oneri pluriennali capitalizzabili nonché dall’eliminazione della sezione straordinaria del conto economico. Il due process di emanazione dei principi contabili nazionali è stato rigorosamente rispettato mettendo in consultazione tra il mese di marzo 2016 e il mese di luglio 2016 tutte le bozze dei principi, dando priorità agli standards maggiormente impattati dalle novità legislative. Molte sono state le osservazioni raccolte nel periodo di consultazione. Si può affermare che tutti i profili qualificanti la nuova disciplina contabile sono stati oggetto di ulteriore riesame alla luce delle osservazioni ricevute. Come previsto dall’art. 12 dello Statuto, l’OIC ha proceduto a richiedere il 18 novembre 2016 il parere delle Istituzioni e Autorità nazionali interessate alla materia contabile (Ministero dell’Economia e delle Finanze, Banca d’Italia, Consob, Ivass ed Agenzia delle Entrate). I pareri sono stati rilasciati privi di osservazioni e pertanto l’OIC procede alla pubblicazione dei seguenti principi contabili: - OIC 9 Svalutazioni per perdite durevoli di valore delle immobilizzazioni materiali e immateriali - OIC 10 Rendiconto finanziario - OIC 12 Composizione e schemi del bilancio d’esercizio - OIC 13 Rimanenze - OIC 14 Disponibilità liquide - OIC 15 Crediti - OIC 16 Immobilizzazioni materiali - OIC 17 Bilancio consolidato e metodo del patrimonio netto - OIC 18 Ratei e risconti - OIC 19 Debiti - OIC 20 Titoli di debito - OIC 21 Partecipazioni - OIC 23 Lavori in corso su ordinazione - OIC 24 Immobilizzazioni immateriali - OIC 25 Imposte sul reddito - OIC 26 Operazioni, attività e passività in valuta estera - OIC 28 Patrimonio netto - OIC 29 Cambiamenti di principi contabili, cambiamenti di stime contabili, correzione di errori, fatti intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio - OIC 31 Fondi per rischi e oneri e Trattamento di Fine Rapporto - OIC 32 Strumenti finanziari derivati. A seguito dell’aggiornamento dei principi contabili sono stati abrogati l’OIC 22 Conti d’ordine e l’OIC 3 Le informazioni sugli strumenti finanziari da includere nella nota integrativa e nella relazione sulla gestione. Come detto, l’art. 12 del D.lgs. 139/2015 assegna all’OIC il compito di aggiornare i Principi Contabili Nazionali sulla base delle disposizioni contenute nel decreto di recepimento della direttiva, in virtù della funzione riconosciuta dal D.lgs. 38/05 di emanare principi contabili nazionali. La Relazione Illustrativa al Decreto 139/15 ha definito ancora meglio il ruolo attribuito ai principi contabili nazionali quando dispone che ““… ai principi contabili occorrerà fare riferimento per quanto riguarda la necessaria declinazione pratica, ivi compresa la descrizione delle possibili casistiche, di norme di carattere generale che, per loro intrinseca natura e finalità (quali ad esempio quelle relative ai principi della rilevanza e della sostanza economica), recano criteri generali e non una descrizione di dettaglio che, inevitabilmente, non potrebbe essere esaustiva delle diverse fattispecie e dei fatti gestionali a cui sono rivolte”. Conformemente a quanto appena richiamato, l’OIC nel rivedere i singoli standards contabili sulla base delle novità legislative contenute nel D.lgs. 139/15, ha anche provveduto all’immediata declinazione pratica – con riferimento a una serie di fattispecie significative – dei principi generali della rilevanza e della sostanza economica. L’individuazione, in futuro, sulla base delle prassi operative, di eventuali ulteriori fattispecie concrete di applicazione di tali principi generali, potrà comportare l’ampliamento delle esemplificazioni riflesse negli standards contabili ora pubblicati. Inoltre, l’attività di revisione dell’OIC 11 Bilancio d’esercizio, finalità e postulati sarà l’occasione per inquadrare a livello più generale i principi della rilevanza e della sostanza economica. Ciò premesso, l’OIC ritiene utile accompagnare la pubblicazione dei nuovi principi contabili fornendo un quadro d’insieme delle fattispecie con le quali si è provveduto a declinare praticamente il principio della rilevanza di cui all’art. 2423, comma 4 del codice civile e il principio della sostanza economica di cui all’art. 2423-bis, comma 1, numero 1-bis del codice civile. Rilevanza Si riportano alcuni esempi di applicazione del principio della rilevanza contenuti nei diversi standards contabili: - Le disposizioni dell’OIC 19 Debiti in tema di informativa da rendere in nota integrativa sui criteri con cui la società ha dato attuazione al principio generale della rilevanza prevedono che: “Se ad esempio una società tenuta all’applicazione del criterio del costo ammortizzato decide di non utilizzarlo per i debiti con scadenza inferiore ai 12 mesi o di non attualizzare un debito nel caso in cui il tasso di interesse desumibile dalle condizioni contrattuali non sia significativamente diverso dal tasso di interesse di mercato, la società ai sensi di tale previsione normativa deve illustrare in nota integrativa le politiche di bilancio adottate”. Disposizioni analoghe sono contenute nell’OIC 15 Crediti. - Le disposizioni dell’OIC 20 Titoli di debito in tema di informativa da rendere in nota integrativa prevedono che: “Se, ad esempio, una società tenuta all’applicazione del criterio del costo ammortizzato decide di non utilizzarlo per titoli di debito immobilizzati con costi di transazione e ogni altra differenza tra valore iniziale e valore a scadenza di scarso rilievo, la società ai sensi di tale normativa illustra in nota integrativa le politiche contabili adottate”. E ancora: “Se, ad esempio, una società tenuta all’applicazione del criterio del costo ammortizzato decide di non utilizzarlo per i titoli non immobilizzati detenuti in portafoglio per un periodo inferiore ai 12 mesi, la società ai sensi di tale normativa illustra in nota integrativa le politiche contabili adottate”. - Nell’OIC 13 Rimanenze esempi di declinazione pratica del principio di rilevanza da illustrare in nota integrativa, in materia di determinazione del costo delle rimanenze con metodi alternativi al LIFO, FIFO e costo medio ponderato, sono rappresentati da: “l’utilizzo del metodo dei costi standard, del prezzo al dettaglio, oppure del valore costante delle materie prime, sussidiarie e di consumo”. - Nell’OIC 16 Immobilizzazioni Materiali esempi di declinazione pratica del principio di rilevanza da illustrare in nota integrativa, sono rappresentati: “dall’iscrizione in bilancio ad un valore costante delle attrezzature industriali e commerciali, qualora siano costantemente rinnovate e complessivamente di scarsa rilevanza rispetto all’attivo di bilancio e quando non si hanno variazioni sensibili nell’entità, valore e composizione di tali immobilizzazioni materiali, o l’utilizzo ai fini dell’ammortamento della metà dell’aliquota normale per i cespiti acquistati nell’anno, se la quota d’ammortamento così ottenuta non si discosta significativamente dalla quota calcolata a partire dal momento in cui il cespite è disponibile e pronto per l’uso”. Sostanza economica Si riporta un elenco esemplificativo di casi concreti di applicazione del principio della sostanza economica individuati nei diversi standards: - In base alle disposizioni dell’OIC 15 Crediti, in tema di applicazione del criterio del costo ammortizzato in presenza di attualizzazione, è previsto che: “Nel caso dei crediti finanziari, la differenza tra le disponibilità liquide erogate ed il valore attuale dei flussi finanziari futuri, determinato (…) utilizzando il tasso di interesse di mercato, è rilevata tra gli oneri finanziari o tra i proventi finanziari del conto economico al momento della rilevazione iniziale, salvo che la sostanza dell’operazione o del contratto non inducano ad attribuire a tale componente una diversa natura. In tal caso, la società valuta ogni fatto e circostanza che caratterizza il contratto o l’operazione”. Analoghe disposizioni sono previste in materia di debiti finanziari nell’OIC 19 Debiti. Sempre, nell’OIC 15 Crediti e nell’OIC 19 Debiti le disposizioni in tema di rilevazione iniziale dei crediti e debiti originati dalla compravendita di beni fanno riferimento al passaggio sostanziale e non formale del titolo di proprietà assumendo quale parametro di riferimento, per il passaggio sostanziale, il trasferimento dei rischi e benefici. - In base alle disposizioni dell’OIC 32 Strumenti finanziari derivati, nell’ambito della disciplina dei derivati incorporati, il contratto ibrido è definito come un contratto composto da uno strumento finanziario derivato (derivato incorporato) e un contratto primario (contratto non derivato regolato a normali condizioni di mercato) e sono disciplinate le condizioni e le modalità di separazione dello strumento ibrido nelle sue componenti. Nel dettaglio, sebbene il codice civile faccia riferimento esclusivamente a contratti primari di natura finanziaria: “in virtù del principio della sostanza dell’operazione o del contratto, anche nei casi in cui i contratti primari non abbiano natura finanziaria, in via analogica, si applicano le medesime regole di separazione previste per i derivati incorporati in altri strumenti finanziari”. - Nella nuova versione dell’OIC 16 Immobilizzazioni Materiali sono state meglio formulate e chiarite le regole da seguire al momento dell’iscrizione iniziale delle immobilizzazioni materiali, secondo cui le stesse sono rilevate inizialmente alla data in cui avviene il trasferimento dei rischi e dei benefici connessi al bene acquisito, precisando poi che il trasferimento dei rischi e dei benefici avviene di solito quando viene trasferito il titolo di proprietà. In ogni caso il principio stabilisce che “se, in virtù di specifiche clausole contrattuali, non vi sia coincidenza tra la data in cui avviene il trasferimento dei rischi e dei benefici e la data in cui viene trasferito il titolo di proprietà, prevale la data in cui è avvenuto il trasferimento dei rischi e dei benefici” e che comunque “nell’effettuare tale analisi occorre analizzare tutte le clausole contrattuali”. La stessa specificazione è riportata nell’OIC 13 Rimanenze ai fini della rilevazione iniziale delle rimanenze di magazzino. ****** 7) Auto aziendali: tariffe Aci aggiornate in G.U. Aggiornate le tariffe Aci dei costi chilometrici, suddivisi per tipologia di veicolo, ai fini della tassazione nel 2017 del fringe benefit nelle buste paga dei dipendenti. Difatti, sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 298 del 22 dicembre 2016 le tariffe necessarie per calcolare forfettariamente il compenso in natura relativo all’utilizzo personale dei veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti e ad amministratori. Le tabelle devono essere approvate dall’Aci entro il 30 novembre di ciascun anno e comunicate al ministero delle Finanze, il quale le pubblica entro il 31 dicembre, con effetto dal periodo d’imposta successivo. La pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle tariffe applicabili per il 2016 era stata comunicata dalle Entrate il 15 dicembre 2015 (Gazzetta ufficiale n. 291/2015). Per le autovetture, gli autoveicoli per trasporto promiscuo (persone e cose), gli autocaravan, i motocicli e i ciclomotori concessi in uso promiscuo (aziendale e personale), il valore del compenso in natura (per l’uso personale) da assoggettare a Irpef e ad addizionali è pari al 30% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri, calcolato sulla base del costo chilometrico desumibile dalle tabelle Aci, al netto degli ammontari eventualmente trattenuti al dipendente. Il fringe benefit da tassare viene ridotto del totale della fattura emessa dal datore (cioè al lordo dell’Iva), solo se quest’ultima è pagata nell’anno (non è sufficiente la semplice emissione del documento Iva). Se il corrispettivo annuo pagato dal dipendente (comprensivo dell’Iva) è pari o superiore al potenziale compenso in natura, il benefit viene azzerato e non viene assoggettato a contribuzione e a ritenute. Gli autoveicoli in uso promiscuo sono quelli messi a disposizione dal datore di lavoro al dipendente non soltanto per l’attività lavorativa, ma anche per fini personali. In sostanza, il veicolo, intestato a tutti gli effetti al datore di lavoro (azienda o professionista), viene lasciato in libero uso al dipendente anche fuori dall’orario di lavoro. Questo utilizzo personale viene considerato un compenso in natura e va quindi tassato. Per convenzione, si considera che l’auto percorra 15.000 chilometri all’anno e che una parte di questa percorrenza sia riferita a usi personali del dipendente. Questo utilizzo viene valorizzato tramite le tariffe elaborate dell’Aci. Nel cedolino del dipendente l’importo della retribuzione in natura non viene sommato a quello da pagare al lavoratore, ma è considerato ai fini del calcolo delle trattenute fiscali e previdenziali. La tassazione del fringe benefit deve avvenire con frequenza mensile, in quanto i sostituti d’imposta devono operare le ritenuta d’acconto sui compensi in natura in ciascun periodo di paga. Il periodo di paga costituisce un criterio pratico per la commisurazione dell’imposta da prelevare per quanto più possibile in coincidenza col momento di percezione del reddito, in vista della tassazione di conguaglio di fine anno o, se antecedente, di fine rapporto di lavoro. Considerando l’unificazione della base imponibile previdenziale e di quella fiscale apportata dal decreto legislativo n. 314/97, il metodo di valorizzazione della retribuzione in natura previsto dal Tuir si applica anche per determinare l’imponibile previdenziale. ****** 8) Bonus per i sistemi di videosorveglianza: decreto in G.U. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 298 del 22 dicembre 2016 è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia 6 dicembre 2016 che definisce i criteri e le procedure per l’accesso al credito d’imposta ex art. 1, comma 982 della L. 208/2015, e per il suo recupero in caso di illegittimo utilizzo. Si tratta della norma che ha riconosciuto per il 2016 – per le spese sostenute dalle persone fisiche non nell’esercizio di attività di lavoro autonomo o d’impresa ai fini dell’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale o di sistemi di allarme, nonché per quelle connesse ai contratti stipulati con istituti di vigilanza, dirette alla prevenzione di attività criminali – un credito d’imposta ai fini dell’imposta sul reddito nel limite massimo complessivo di 15 milioni di euro. La legge di stabilità 2016 demandava a un decreto del MEF l’individuazione dei criteri e delle procedure per l’accesso all’agevolazione. Il DM 6 dicembre 2016 fissa l’ambito del credito d’imposta, la misura, le modalità di riconoscimento e di fruizione e i dovuti controlli. Innanzitutto, esso spetta alle persone fisiche per le spese prima citate a condizione che siano sostenute in relazione a immobili non utilizzati nell’esercizio dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo. Per le spese sostenute in relazione all’immobile adibito promiscuamente all’esercizio d’impresa o di lavoro autonomo e all’uso personale o familiare del contribuente, il credito d’imposta è ridotto del 50%. Inoltre, il bonus non è cumulabile con altre agevolazioni di natura fiscale aventi ad oggetto le medesime spese. Per il riconoscimento dell’agevolazione, va inoltrata in via telematica un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate, indicano l’importo delle spese agevolabili sostenute nel 2016. Il termine per la presentazione sarà previsto con prossimo provvedimento dell’Amministrazione finanziaria. L’Agenzia delle Entrate, sulla base del rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate e l’ammontare del credito d’imposta complessivamente richiesto, determinerà la percentuale massima del credito d’imposta spettante a ciascun soggetto, che sarà poi comunicata con provvedimento entro il 31 marzo 2017. Il credito d’imposta dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2016 ed è utilizzabile in compensazione dalla data di pubblicazione del provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate sull’individuazione della percentuale di utilizzo del credito d’imposta medesimo. Il modello F24 dovrà essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici offerti dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. In alternativa, le persone fisiche non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo possono utilizzare il credito spettante in diminuzione delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi. L’eventuale ammontare del credito d’imposta non utilizzato potrà essere fruito nei periodi di imposta successivi senza alcun limite temporale. ****** 9) I rimborsi erogati dall’Agenzia delle Entrate nel 2016 L’Agenzia rimborsa famiglie e imprese, nel 2016 restituiti 14,3 miliardi di euro. Oltre 500 milioni erogati ai contribuenti senza datore di lavoro. Negli ultimi due mesi inviati circa 11mila sms per comunicare l’accredito. Oltre 2 milioni e 700mila rimborsi erogati complessivamente a famiglie e aziende nel corso del 2016, per un importo complessivo di circa 14,3 miliardi di euro. Di questi, più di 500 milioni di euro sono stati erogati a 681mila contribuenti senza sostituto di imposta che hanno presentato il modello 730 entro luglio: in questo modo anche chi era senza datore di lavoro ha ricevuto comunque il rimborso in tempi brevi, direttamente dalle Entrate. Proprio per avvisarli dell’avvenuto accredito, negli ultimi due mesi l’Agenzia ha inviato circa 11mila sms a coloro che avevano fornito il proprio numero di cellulare nell’area riservata del sito delle Entrate per ricevere le comunicazioni del Fisco. Nella tabella seguente sono riportati gli importi restituiti dall’Agenzia alla collettività nel corso dell’anno che sta per chiudersi. TIPOLOGIA Numero Importo erogato IRPEF 2.229.092 € 1.575.328.572,08 IRES 9.144 € 743.139.290,72 II.DD. Derivanti dalla deducibilità IRAP 372.049 € 1.161.210.808,40 IVA 65.880 € 10.719.037.432,81 II.II. 51.721 € 162.209.800,85 ALTRE IMPOSTE 11.970 € 1.297.739,91 TOTALE 2.739.856 € 14.362.223.644,77 Iva e imposte dirette – Nel settore dell’Iva, oltre 65mila imprese, artigiani e professionisti hanno ricevuto rimborsi per 10,7 miliardi di euro nel 2016. Nel complesso, invece, i rimborsi erogati a famiglie e imprese per Irpef e Ires durante l’anno hanno raggiunto quota 3,4 miliardi. Con riferimento alle famiglie l’Agenzia ha erogato più di 2,2 milioni di rimborsi, per un totale di circa 1,5 miliardi di euro. Per le imprese, oltre ai rimborsi Iva, vanno aggiunti sia i circa 9mila rimborsi per oltre 700 milioni di euro di imposte dirette sia i 372mila rimborsi per oltre 1 miliardo di imposte dirette derivanti dalla deducibilità Irap. 730 senza sostituto e con elementi di incoerenza – Per quanto riguarda i modelli 730 con rimborsi superiori a 4mila euro che presentavano elementi di incoerenza, l’Agenzia ha già erogato la somma di 41 milioni di euro a 8.500 contribuenti. Altri 31 milioni di euro verranno invece erogati entro il 22 gennaio 2017 (come previsto dalla Legge di Stabilità 2016). Imposte minori, ottimi risultati - Per le altre imposte (registro, concessioni governative e altre) nel corso del 2016 sono stati erogati quasi 63mila rimborsi per un importo complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro. (Agenzia delle entrate, comunicato n.242 del 23 dicembre 2016) ****** 10) Antiriciclaggio: per i commercialisti invio delle Sos attraverso il CN Protocollo d’intesa CNDCEC – UIF. Un software garantirà l’anonimato del segnalante- Il Presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti e degli Esperti contabili (CNDCEC), Gerardo Longobardi, e il Direttore generale dell’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia (UIF), Claudio Clemente, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa in virtù del quale i commercialisti potranno adempiere all’obbligo di segnalazione di operazioni sospette previsto dalla normativa antiriciclaggio anche attraverso il Consiglio Nazionale. L’art. 43 del d.lgs. 231/2001, nel disciplinare le modalità di segnalazione da parte dei professionisti, prevede infatti che questi ultimi possano trasmettere la segnalazione direttamente alla UIF o ai rispettivi ordini professionali. Gli ordini professionali che possono ricevere la segnalazione di operazione sospetta dai propri iscritti sono individuati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della Giustizia. Tale decreto interministeriale, che per quanto riguarda la categoria dei Commercialisti è stato emanato il 4 maggio 2012, demandava ad un protocollo tra la UIF e il CNDCEC la disciplina delle modalità di trasmissione in via telematica delle segnalazioni di operazioni sospette. Il protocollo siglato oggi prevede che Il Consiglio riceva dai commercialisti e dagli esperti contabili le segnalazioni di operazioni sospette ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. n. 231/2007 e provveda a trasmetterle senza ritardo, in via telematica, alla UIF. Il Consiglio trasmetterà il testo integrale della segnalazione, escludendone l’indicazione del nominativo del commercialista o dell’esperto contabile segnalante, adottando adeguate misure per assicurare la massima riservatezza dell'identità dei commercialisti e degli esperti contabili che effettuano la segnalazione. Inoltre, i presidi di sicurezza adottati non consentono al Consiglio di conoscere il contenuto della segnalazione. Ed è proprio la garanzia della riservatezza del segnalante il punto al quale il Consiglio ha dedicato la maggiore attenzione, sviluppando a tal fine un software in grado di assicurare la ricezione di segnalazioni in forma anonima. Più precisamente, il commercialista compilerà la segnalazione e invierà un file cifrato al CNDCEC, utilizzando un software che consentirà di criptare i dati del segnalante e della segnalazione. A sua volta, il CNDCEC provvederà a caricare il file contenente la segnalazione nella piattaforma predisposta dalla UIF, ricevendo da quest’ultima una ricevuta di accettazione o scarto, in formato PDF, contenente il protocollo rilasciato da UIF e l’ID univoco della segnalazione. Tale ricevuta, che verrà inoltrata automaticamente dal sistema di messaggistica della procedura ad una casella di posta elettronica all’uopo predisposta dal CNDCEC, consentirà al software di associare all’ID univoco della segnalazione il protocollo comunicato da UIF, cui farà riferimento per le eventuali comunicazioni successive (ad es. integrazioni e/o seguiti). Grande soddisfazione è stata espressa dal Presidente dei commercialisti Gerardo Longobardi e dal Consigliere Attilio Liga per il raggiungimento di questo importante obiettivo dell’area di delega. “Si è realizzato – affermano - lo scopo di fornire agli iscritti uno strumento telematico di immediato accesso e di agevole utilizzo, dotato di adeguati livelli di sicurezza, in grado di assicurare la riservatezza dei segnalanti conformemente a quanto previsto dalla normativa di riferimento. Al contempo, il CNDCEC si è dotato di uno strumento che in ogni caso avrebbe dovuto predisporre nei prossimi mesi: la bozza di decreto attuativo della quarta direttiva comunitaria, attualmente in pubblica consultazione, prevede infatti espressamente che gli “organismi di autoregolamentazione” (tra i quali rientrano gli ordini professionali) ricevano le segnalazioni di operazioni sospette da parte dei propri iscritti, per il successivo inoltro alla UIF". (CNDCEC, nota del 23 dicembre 2016) ****** 11) Quote rosa PA: protocollo d’intesa Commercialisti – DPO L’accordo punta a favorire l’inserimento di professioniste iscritte all’Albo nelle posizioni di vertice delle controllate da Pubbliche amministrazioni. Favorire l’incontro tra domanda e offerta di professioniste da inserire nelle posizioni di vertice di società controllate da Pubbliche Amministrazioni ed enti pubblici. E’ l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto dal Consiglio nazionale dei commercialisti e dal Dipartimento delle Pari opportunità (DPO) della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In virtù dell’accordo, la Presidenza del Consiglio dei Ministri si impegna ad assicurare l’accessibilità alla Banca dati delle professioniste per le Pubbliche Amministrazioni, denominata Pro-Rete PA, affinché le iscritte al Consiglio nazionale dei commercialisti possano inserire il proprio curriculum mettendo competenze e professionalità a disposizione della PA. Il Governo si attiverà anche per promuovere lo strumento della Banca dati presso le Pubbliche Amministrazioni e le società sotto il controllo di Pubbliche Amministrazioni, con l’obiettivo di valorizzare le professionalità femminili iscritte all’Ordine. Dal canto suo, il Consiglio nazionale dei commercialisti effettuerà la transizione della sua banca dati (quasi 2400 nominativi), già oggi esistente sul portale dell’Ente, direttamente nel sistema del Dipartimento Pari Opportunità. Gli obblighi di ‘equilibrio di genere’ negli organi di amministrazione e di controllo delle società controllate dalle Pubbliche Amministrazioni e delle società quotate nei mercati regolamentati erano stati introdotti dalla legge n. 120 del 2011 (c.d. ‘Golfo-Mosca’) e il D.P.R. n. 251 del 2012. Secondo i dati in possesso del DPO, l’attuazione della legge n. 120/2011 ha significativamente innalzato la presenza di donne al vertice delle controllate pubbliche e prodotto modifiche qualitative nei board. Sussiste comunque un numero non trascurabile di società controllate da Pubbliche Amministrazioni che, rinnovando gli organi sociali, ha scelto di passare dal modello del consiglio di amministrazione a quello dell’amministratore unico e tra questi solo circa il 5% è donna. La Banca dati delle professioniste per le Pubbliche Amministrazioni Pro-Rete PA è stata costituita dal DPO anche per invertire questa tendenza. Il protocollo d’intesa nasce inoltre in considerazione del fatto che gli Ordini professionali rappresentano, in ragione delle competenze e conoscenze specialistiche proprie delle iscritte - garantite anche da percorsi di formazione e aggiornamento continuo -, un importante bacino potenzialmente idoneo alla copertura di posizioni di vertice di società controllate da Pubbliche Amministrazioni e di enti pubblici. D’altro canto, il Consiglio nazionale dei commercialisti ha da tempo istituito una Commissione di studio per le Parità di Genere che ha promosso negli scorsi anni la creazione, sul sito del Consiglio nazionale, della sezione dedicata all'inserimento dei curricula da parte delle commercialiste interessate agli incarichi previsti dalla citata Legge 120 del 2011 - cui le aziende possono accedere liberamente per la ricerca delle professionalità richieste – che ora, in virtù del protocollo d’intesa, sarà trasferito sul sistema dati del DPO. (CNDCEC, nota del 23 dicembre 2016) ****** 12) Dichiarazioni Iva 2017: on line le bozze dei modelli per il periodo d’imposta 2016 Dal 23 dicembre 2016 sono consultabili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate www.agenziaentrate.it le bozze dei modelli dichiarativi Iva/2017, Iva Base/2017 e del Modello Iva 74-bis con le relative istruzioni. I modelli recepiscono le novità normative relative alla disciplina dell’Iva. Di seguito le principali novità. Termini e modalità di presentazione Da quest’anno la dichiarazione Iva non può più essere presentata in forma unificata insieme alla dichiarazione dei redditi. Inoltre, solo per il 2017, il termine di presentazione è fissato al 28 febbraio. Versamenti e integrative a favore Sebbene la dichiarazione Iva non possa più essere compresa nella dichiarazione dei redditi, è stata mantenuta la possibilità di versare il saldo annuale Iva entro il termine previsto per il versamento del saldo delle imposte dovute con riferimento alla dichiarazione dei redditi, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al termine di scadenza ordinario fissato al 16 marzo. E’ stato istituito, inoltre, il nuovo quadro VN per indicare il credito derivante dal minor debito o dal maggior credito scaturito dalle dichiarazioni integrative presentate ai sensi del Dpr n. 322 del 1998. Nuove percentuali di compensazione per i produttori agricoli Nei quadri VE e VF sono stati inseriti i righi per esporre le operazioni soggette alle percentuali di compensazioni di nuova istituzione (decreto interministeriale del 26 gennaio 2016). Regimi opzionali Nella sezione 3 del quadro VO, rigo VO33, è stata introdotta la casella per comunicare la revoca dell’opzione per il regime ordinario dell’Iva, esercitata relativamente al 2015, da parte dei soggetti che si sono avvalsi per il 2016 del regime forfetario disciplinato dall’art. 1 della legge n. 190 del 2014. Nella stessa sezione, rigo VO34, sono state introdotte tre nuove caselle: la prima per comunicare l’opzione per il regime ordinario, a partire dal 2016, da parte dei soggetti che negli anni precedenti si sono avvalsi del regime fiscale di vantaggio di cui all’art. 27, commi 1 e 2, del Dl n. 98 del 2011; la seconda per comunicare la revoca dell’opzione per il regime ordinario da parte dei soggetti che nel 2014, in presenza dei requisiti di accesso al regime di vantaggio, non si sono avvalsi di questo regime e accedono, dal 2016, al regime forfetario di cui all’art. 1 della legge n. 190 del 2014; la terza per comunicare la revoca dell’opzione per l’adesione dal 2015 al regime di vantaggio da parte dei soggetti che accedono, dal 2016, al regime forfetario disciplinato dall’art. 1 della legge n. 190 del 2014. Dove trovare le bozze Le bozze dei modelli sono disponibili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, seguendo questo percorso: Home - Strumenti - Modelli - Modelli in bozza. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 243 del 23 dicembre 2016) ****** 13) Gli accordi di consolidamento consentono di giungere alla prededuzione delle perdite Gli accordi di consolidamento consentono di giungere alla prededuzione delle perdite non ancora utilizzate. Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate nella risoluzione n. 121/E del 27 dicembre 2016, con la quale ha risposto all’istanza di interpello formulata da una società che ha esercitato l’opzione per il consolidato nazionale con le proprie controllate sin dal 2004. Di regola, a ciascuna delle società aderenti alla tassazione di gruppo non spetta il diritto alla prededuzione delle perdite trasferite al consolidato e non ancora utilizzate La disciplina relativa alla determinazione del reddito complessivo di periodo della fiscal unit, sul piano letterale, non consente di riconoscere alle società aderenti al regime della tassazione di gruppo il diritto a prededurre le perdite fiscali già trasferite e non ancora utilizzate, nel caso in cui, in un successivo periodo d’imposta, si trovassero a “passare” un imponibile positivo. Ciononostante, attraverso opportuni accordi di consolidamento, la consolidante e le consolidate possono autonomamente individuare, nel rispetto dei limiti normativi esistenti, criteri di utilizzo delle perdite che consentano di giungere allo stesso risultato. Adesso, per superare i conflitti di interesse – tra i partecipanti alla consolidata e le diverse società aderenti – conseguenti all’applicazione letterale delle disposizioni contenute nell’articolo 122 del Tuir, prospetta l’intenzione, in vista del rinnovo dell’opzione per il triennio 2016-2018, di proporre un particolare accordo di consolidamento. Fermo restando che dalla ricostruzione letterale della disciplina normativa emerge l’impossibilità di riconoscere la prededuzione delle perdite trasferite in passato alla fiscal unit e non ancora utilizzate, sussiste tuttavia l’opportunità di giungere allo stesso risultato avvalendosi di ulteriori disposizioni che disciplinano l’attribuzione delle perdite residue in caso di interruzione anticipata del consolidato o mancato rinnovo dell’opzione per il regime della tassazione di gruppo. Infatti, accanto alla regola generale secondo cui le perdite fiscali riportate a nuovo risultanti dalla dichiarazione del consolidato permangono nell’esclusiva disponibilità della società o ente consolidante (articolo 124, comma 4, del Tuir), è previsto che i soggetti interessati possano stabilire criteri di ripartizione diversi, purché nel rispetto dei limiti individuati dallo stesso articolo 124, comma 4, e dall’articolo 13, comma 8, del Dm 9 giugno 2004, e già evidenziati nella circolare 53/2004: - le perdite possono essere imputate esclusivamente alle società che le hanno prodotte e nei cui confronti l’opzione perde efficacia, al termine del triennio o per sopravvenute cause interruttive; - l’importo massimo imputabile alla società uscente non può eccedere l’importo delle perdite dalla stessa trasferite al consolidato, al netto degli utilizzi fatti dalla consolidante per determinare il reddito complessivo globale: - le perdite attribuite devono essere della stessa qualità delle perdite originariamente trasferite. Inoltre, nella seconda sezione del quadro OP del modello Unico Sc, nella colonna 7 riservata all’indicazione del criterio utilizzato per l’eventuale attribuzione delle perdite fiscali residue nelle ipotesi di interruzione anticipata della tassazione di gruppo, andrà riportato il codice “3” per segnalare l’attribuzione alle società che hanno prodotto le perdite secondo modalità diverse dalle precedenti, cioè l’attribuzione alla società o ente consolidante (codice “1”) e l’attribuzione proporzionale alle società che hanno prodotto le perdite (codice “2”). Infine, occorre predisporre, per esigenze di controllo, un’adeguata documentazione da cui sia possibile evincere l’ordine di utilizzo delle perdite all’interno della fiscal unit, consentendo di individuare la titolarità delle perdite residue in caso di loro riattribuzione a seguito di interruzione anticipata o mancato rinnovo del consolidato. ****** 14) Software che assiste i professionisti con le pratiche di aggiornamento catastale Arrivato sul sito delle Entrate la “Scrivania del Territorio”, il software che assiste i professionisti con le pratiche di aggiornamento catastale. Debutta sul sito delle Entrate la “Scrivania del Territorio”, la piattaforma che facilita il lavoro dei professionisti nelle attività di compilazione e controllo degli atti di aggiornamento delle banche dati catastale e ipotecaria dell’Agenzia. Il nuovo software rende operative le proposte dall’Agenzia, nell’ambito dell’Agenda della Semplificazione e rientra tra le innovazioni operative previste nel nuovo Sistema Integrato del Territorio (Sit), un’evoluzione dell’attuale sistema catastale e cartografico che consentirà una gestione integrata delle informazioni relative al patrimonio immobiliare italiano. Cos’è la “Scrivania del Territorio” La “Scrivania del Territorio” è un ambiente di lavoro che rende disponibile, in un’unica interfaccia, direttamente dal proprio pc, una serie di servizi per lo scambio di informazioni con le banche dati catastale e ipotecaria dell’Agenzia delle Entrate, con l’obiettivo di semplificare le attività del professionista e stimolarne la compliance. Grazie al programma, infatti, gli utenti non dovranno scaricare archivi di supporto dal sito istituzionale delle Entrate per la compilazione delle dichiarazioni. In particolare, la “Scrivania del Territorio” permetterà agli utenti di effettuare l’autenticazione ai servizi telematici dell’Agenzia, rendendo disponibili le informazioni necessarie per compilare i documenti di aggiornamento catastale, consentendone la compilazione e la trasmissione online attraverso il portale Sister. Un software in evoluzione Questo nuovo strumento, a disposizione di tutti i professionisti, verrà gradualmente implementato, tra l’altro, con le nuove versioni dei seguenti software, che permetteranno di dialogare con la scrivania: - Unimod, per la compilazione del Modello Unico da inviare per l’aggiornamento del registro e delle titolarità del sistema di pubblicità immobiliare e catastale; - Docfa, per l’aggiornamento delle unità immobiliari del Catasto dei Fabbricati; - Docte, per l’aggiornamento delle qualità colturali delle particelle terreni; - Pregeo, per la predisposizione degli atti geometrici di aggiornamento della cartografia; - Voltura e istanza titolarità, per l’aggiornamento delle intestazioni e dei diritti iscritti in catasto. Come scaricare l’applicazione La “Scrivania del Territorio” è disponibile per il download gratuito direttamente dalla home page sito delle Entrate, nella sezione Servizi catastali e ipotecari online. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 244 del 27 dicembre 2016) ****** 15) Valutazione aziende in crisi: documento del Cndcec Valutazione aziende in crisi: Documento Cndcec – Sidrea. Uno strumento di agevole consultazione per gli iscritti all’Albo. Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) ha licenziato insieme alla Società Italiana dei Docenti di Ragioneria e di Economia Aziendale (SIDREA) il documento “Linee guida per la valutazione di aziende in crisi”. Il contributo è volto a supportare l’attività professionale degli iscritti all’albo e, in generale, l’espletamento degli incarichi di valutazione delle aziende in crisi, qualora questa sia reversibile o irreversibile. In questa prospettiva, il contributo rappresenta uno strumento di agevole consultazione laddove sia, per esempio, richiesta una valutazione d’azienda per supportare decisioni in merito all’opportunità di proseguire l’attività anziché di liquidare oppure per gestire la crisi e le relative procedure concorsuali. A tale proposito, Gerardo Longobardi, presidente del CNDCEC, e Luciano Marchi, presidente di SIDREA, affermano che “il documento prodotto costituisce un prezioso esempio di connubio tra prassi operativa e mondo accademico. Tale sforzo mira a coniugare prospettive diverse, entrambe volte a tutelare le parti coinvolte e definire presupposti adeguati per lo svolgimento degli incarichi”. Le valutazioni di aziende in crisi, peraltro, sono inserite in contesti evidentemente delicati. Raffaele Marcello e Giovanni Liberatore, delegati alla materia per gli organi esecutivi dei due enti, evidenziano che “il percorso che porta alla valutazione d’azienda in situazione di crisi deve essere particolarmente attento e rigoroso a partire dalla individuazione della situazione di crisi sino alla identificazione della base documentale e informativa per arrivare alla scelta del criterio valutativo e alla determinazione del valore. Il contributo ripercorre le fasi del processo, cercando di analizzare gli elementi maggiormente ricorrenti e caratterizzanti la situazione di crisi”. (Consiglio nazionale dei commercialisti, nota del 27 dicembre 2016) ****** 16) Controlli automatizzati da 36-bis: istituiti nuovi codici tributo Devono essere utilizzati per il versamento delle somme dovute da chi riceve la comunicazione dall’Agenzia delle Entrate e intende farsi carico solo in parte degli importi richiesti Cinque nuovi codici tributo sono stati istituiti, con la risoluzione n. 122/E del 27 dicembre 2016, per consentire al destinatario di una comunicazione di irregolarità emessa a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi (articolo 36-bis, Dpr 600/1973), di non pagare per intero quanto indicato nell’avviso ricevuto in relazione all’imposta sostitutiva sul nuovo regime forfetario per professionisti e imprese “di ridotte dimensioni” (articolo 1, comma 64, legge 190/2014). Per agevolare i contribuenti, nella tabella che segue, in corrispondenza dei codici tributo di nuova istituzione, è riportato quello di riferimento utilizzato per il versamento spontaneo. Imposta sostitutiva sul regime forfetario Versamenti parziali a seguito di comunicazione da controllo automatizzato della dichiarazione Versamento spontaneo 901C - acconto prima rata, acconto seconda rata o unica soluzione (interessi) 1790 1791 902C - acconto prima rata, acconto seconda rata o unica soluzione (sanzioni) 903C - saldo (imposta) 1792 904C - saldo (interessi) 905C - saldo (sanzioni) Il contribuente destinatario della comunicazione, se intende versare soltanto una quota dell'importo complessivamente richiesto, non può utilizzare l'F24 precompilato allegato alla stessa comunicazione, ma ne deve predisporre uno nuovo, in cui i codici ora istituiti vanno indicati nella sezione "Erario", esclusivamente in corrispondenza delle somme evidenziate nella colonna “importi a debito versati”. Inoltre, negli specifici campi, devono essere riportati il codice atto e l'anno di riferimento, da reperire all'interno della comunicazione. Vincenzo D’Andò